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sabato 18 aprile 2015

LA STRATEGIA DI UN MASSACRO di Claudio Vercelli




LA STRATEGIA DI UN MASSACRO
di Claudio Vercelli


Genocidio armeno. La ricorrenza della tragedia del 1915 va oltre la riflessione storica rivelando la natura politica di quell’insieme di eventi. E le dinamiche della vicenda rimandano non tanto a letture basate sull’arbitrio, bensì alla «modernità» dell’omicidio di Stato



La ricor­renza del geno­ci­dio del popolo armeno pone a tutt’oggi una serie di inter­ro­ga­tivi la cui natura sopra­vanza la rifles­sione sto­rica e l’esercizio sto­rio­gra­fico per rin­viare, sem­mai, alla natura poli­tica di quel tra­gico insieme di eventi. Quindi, per più aspetti, alla sua attua­lità e moder­nità. Que­stione tanto più aperta se si pensa che un paese come la Tur­chia con­tem­po­ra­nea, la cui fon­da­zione è anche legata a quel mas­sa­cro indi­scri­mi­nato, man­tiene, per sta­tuto poli­tico e insieme di dispo­si­zioni legi­sla­tive, il divieto di rico­no­scere la con­cre­tezza di tali fatti, pra­ti­cando un vero e pro­prio nega­zio­ni­smo di Stato. Per acce­zione comune con il «grande male», Metz Yeghérn, così come è stato defi­nito dalle stesse vit­time, si inten­dono due vicende cro­no­lo­gi­ca­mente distinte ma col­le­gate tra di loro da un’intrinseca con­ti­nuità e consequenzialità.
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