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giovedì 3 settembre 2015

L'EUROGRUPPO E' L'ANTITESI DELLA DEMOCRAZIA di Yanis Varoufakis




L'EUROGRUPPO E' L'ANTITESI DELLA DEMOCRAZIA
di Yanis Varoufakis



In un articolo apparso ieri su Project-Sindycate, Yanis Varoufakis analizza il deficit politico e democratico che caratterizza l'eurogruppo



Così come Macbeth, i politici tendono a commettere nuovi peccati per coprire i propri vecchi misfatti. E i sistemi politici dimostrano il loro valore a seconda della rapidità con cui pongono fine agli errori politici seriali, che si rafforzano a vicenda, dei loro funzionari. Giudicata secondo questo standard, l’eurozona, comprendente 19 democrazie consolidate, non riesce a stare al passo con la più grande economia non democratica del mondo.

Dopo l’inizio della recessione che seguì la crisi finanziaria globale del 2008, i responsabili politici della Cina hanno speso sette anni per sostenere la domanda calante delle esportazioni nette del proprio paese mediante una bolla di investimenti interni, gonfiata dall’aggressiva vendita di terreni dei governi locali. E, quando quest’estate si è arrivati alla resa dei conti, i leader cinesi hanno speso 200 milioni di dollari di riserve in valuta estera permettere al Vecchio re [in riferimento a Macbeth] di contenere il declino dei titoli di borsa.

Rispetto all’Unione Europea, comunque, gli sforzi fatti dal governo cinese per correggere i suoi errori – permettendo eventualmente ai tassi di interesse e ai valori borsistici di oscillare – sembra un esempio di rapidità ed efficienza. In effetti, il fallimentare “programma di risanamento del bilancio e di riforma” greco, e il modo in cui i leader dell’Unione Europea si sono avvinghiati ad esso, nonostante gli ultimi cinque anni dimostrino che il programma non può avere successo, è sintomatico del fallimento più ampio di una governance europea, con profonde radici storiche.

giovedì 16 luglio 2015

VAROUFAKIS: LA NOSTRA BATTAGLIA PER SALVARE LA GRECIA





VAROUFAKIS: 
LA NOSTRA BATTAGLIA PER SALVARE LA GRECIA


"Non ho mai creduto che avremmo dovuto adottare subito una nuova moneta. La mia idea, come ho detto al governo, era che se avessero osato far chiudere le banche, che ritenevo fosse una mossa aggressiva di incredibile potenza, allora avremmo dovuto rispondere aggressivamente ma senza varcare la linea di non ritorno. Avremmo dovuto emettere i nostri “pagherò”, oppure annunciare almeno che avremmo stampato la nostra liquidità denominata in euro; avremmo dovuto “tagliare” i titoli di stato greci del 2012 in possesso della BCE, oppure annunciare che l’avremmo fatto".
Abbiamo tradotto l'intervista rivelatoria di Harry Lambert a Yanis Varoufakis, apparsa sul New Statesmen prima dell’accordo tra Tsipras e l’Eurogruppo.


L' intellettuale dissidente



Pubblichiamo per intero l’intervista di Harry Lambert a Yanis Varoufakis, apparsa sul New Statesmen il 13/07/2015, avvenuta dunque, prima dell’accordo tra Tsipras e l’Eurogruppo, ma di enorme interesse per la ricostruzione delle trattative falsate dalla malafede dei rappresentanti delle “istituzioni”. Ma perché Tsipras e anche Varoufakis hanno accettato la sceneggiata senza denunciarla ai greci, per ben cinque mesi? Le 17 ore finali senza interruzione servivano non a chiarire gli obiettivi, ma a spezzare la resistenza fisica e morale di Tsipras. E mancava un piano alternativo, che aveva cominciato a essere discusso solo al ministero, tra 5 tecnici, senza avvertire i greci che le trattative erano inutili, perché la controparte barava. Ne riparleremo. (Antonio Moscato - 16/7/15)


Harry Lambert: Come si sente?

Yanis Varoufakis: In cima al mondo – non devo più vivere ad un ritmo frenetico, assolutamente inumano, semplicemente inverosimile. Ho dormito due ore a notte per cinque mesi. Sono sollevato: non devo più sostenere l’incredibile pressione di chi deve negoziare per una posizione che trovo difficile da difendere, anche se sono riuscito a far sì che la controparte si adeguasse, se capisce quello che voglio dire.

HL: Come è stato? Ha trovato il modo di divertirsi in tutto ciò?

lunedì 13 luglio 2015

LE VERE RAGIONI DEL NO DI BERLINO ALLE OFFERTE DI ACCORDO DI ATENE di Yanis Varoufakis






LE VERE RAGIONI DEL NO DI BERLINO ALLE OFFERTE DI ACCORDO DI ATENE
di Yanis Varoufakis



Yanis Varoufakis si è dimesso da ministro del governo greco. Ora è ancora più libero di dire la verità. Come ha sempre fatto. Nel suo blog ha introdotto così il suo articolo pubblicato sul quotidiano inglese The Guardian:



Il Vertice UE di domani porrà il suo sigillo sul destino della Grecia nell’Eurozona. Mentre scrivo queste righe, Euclid Tsakalotos, mio ​​grande amico, compagno e successore come Ministro greco delle Finanze si sta dirigendo verso una riunione dell’Eurogruppo che determinerà se sia possibile raggiungere un ultimo accordo per superare la trincea tra la Grecia ed i nostri creditori e se questo accordo contiene il grado di riduzione del debito che potrebbe rendere l’economia greca praticabile all’interno dell’Area Euro.
Euclid sta portando con sé un ben congegnato e moderato piano di ristrutturazione del debito che è senza dubbio nell’interesse sia della Grecia ei suoi creditori. (I cui dettagli ho intenzione di pubblicare qui Lunedi, una volta che la polvere delle polemiche si sarà posata).

Se queste proposte di ristrutturazione del debito saranno considerate modeste, come il ministro delle finanze tedesco ha prefigurato, il vertice di UE di domenica deciderà tra sbattere fuori dalla zona euro la grecia ora o trattenerla per un po’, in uno stato di profonda indigenza, fino a che non sarà lei a uscire in futuro.
La domanda è: perché il ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schäuble, sta resistendo a una possibblità di ristrutturare il debito reciprocamente vantaggiosa? Il seguente articolo appena pubblicato oggi [10 luglio 2015 ndr] su The Guardian offre la mia risposta.

Leggiamola:
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