Diari di Cineclub

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sabato 4 gennaio 2020

NICOLETTA DOSIO: GRAZIA NO GRAZIE. MEGLIO UN'AMNISTIA SOCIALE di Checchino Antonini






NICOLETTA DOSIO:
GRAZIA NO GRAZIE.
MEGLIO UN'AMNISTIA SOCIALE
di Checchino Antonini 



Nicoletta Dosio: «No a provvedimenti di clemenza che riguardino soltanto la mia persona». 
L’11 gennaio corteo nazionale a Torino


Dove erano tutti i campioni di coerenza, a iniziare da Di Maio, quando un governo 5 stelle ha dato il via libera a Tap, Tav e Terzo Valico? 
E’ questa domanda che dovrebbe campeggiare nelle cronache politiche compiaciute, o disperate, per lo sgretolamento del gruppo parlamentare appartenente al partito proprietario di Casaleggio e Grillo. 
E’ questa domanda che dovrebbe aleggiare in tutti quei settori della sinistra sociale, politica e sindacale, raggrumata o sparpagliata, dura o morbida, ma attirati a vario titolo dalle sirene del nuovo che avanza e/o del voto utile, al punto da riversarsi in massa nel voto a cinque stelle, o rifugiarsi nel sogno di un Pd capace di discontinuità. 
Zingaretti, a poche ore dalla conquista del Nazareno, era il 4 marzo scorso, fece il debutto in società fianco a fianco delle madamin Yes Tav, Cgil compresa. 
La premessa è utile perché l’arresto di Nicoletta Dosio mette movimenti sociali, troppo spesso disarticolati e autoreferenziali, di fronte all'ennesimo salto di qualità delle strategie della repressione. 
E, mentre le “sardine” – versione fine decennio del nuovo che avanza – sono mute come i pesci, appunto, e si preparano a tirare la volata a un Pd emiliano mai sazio di asfalto e cemento, da Torino arriva la convocazione di un corteo per l’11 gennaio per la libertà della 73enne incarcerata che, intanto, dalle Vallette fa arrivare il suo «No a richieste di grazia o a provvedimenti di clemenza che riguardino soltanto la mia persona». 
Piuttosto si parli di «amnistia sociale», fa sapere la militante comunista e No Tav, che riguardi i reati connessi ai comportamenti (come le occupazioni abusive di alloggi) dettati dall'aggravamento della povertà prodotto dalla crisi economica negli ultimi anni. 
Tra chi aveva parlato dell’ipotesi di una grazia per la Dosio ci sono stati, nei giorni scorsi, i Giuristi Democratici e Paolo Cento (Sinistra Democratica-Leu). Una petizione era stata lanciata anche sulla piattaforma change.org. 
«Chi invoca la “grazia” per Nicoletta sappiamo che lo fa spinto dalle migliori ragioni – aveva detto da subito il movimento No Tav – dalla speranza che il potere possa finalmente riconoscere un errore, grande come queste montagne, e da qui partire per chiudere una vicenda che pare senza tempo. 
Chi scrive pensa che però non sia questa la strada giusta, la grazia non la vuole Nicoletta, e non la chiederà per se stessa, perché non il punto non è risolvere la sua situazione attuale, ma quella di riconoscere come in tutti questi anni procura, questura e tribunali abbiano giocato una partita politica, delegati dallo stato. 
Noi vogliamo che si dica che il Tav è un’opera inutile, devastante e che tutti vengano liberati e la valle venga smilitarizzata. Non è pretendere troppo, ma il giusto. Libertà per tutti e tutte, siamo solo all'inizio di questa lotta».

giovedì 21 settembre 2017

REFERENDUM, MADRID ATTACCA BARCELLONA. INDIGNAZIONE DI MASSA di Checchino Antonini




REFERENDUM, MADRID ATTACCA BARCELLONA. 
INDIGNAZIONE DI MASSA
di Checchino Antonini



Catalogna, 14 arresti, occupazioni di edifici pubblici da parte della guardia civil e sequestro di materiali per il referendum. Decine di migliaia in strada contro la repressione



Catalogna: la situazione precipita. Arresti, occupazioni di edifici pubblici da parte della guardia civil e sequestro di schede e materiali per il referendum. Intanto in serata si apprende che la polizia dello Stato spagno ha anche occultato le informazioni sul terrorismo ai Mossos d’Esquadra, la polizia catalana.

Migliaia di cittadini sono scesi in strada denunciando le azioni dello Stato. Di tutte le età. Di tutte le posizioni. Si sono concentrati lì dov’era la presenza della Guardia Civil. Lo hanno fatto pacificamente nonostante la tensione. Lanciando garofani nell’aria. Sorridendo. Mostrando le schede elettorali incriminate. Gridando “voteremo, voteremo!”. Una massiccia insurrezione di disobbedienza attiva che difficilmente avrà un punto di ritorno. Le grida di disobbedienza e la richiesta di uno sciopero generale risuonano ora nelle strade di Barcellona e nei comuni di Catalogna. Chi è in piazza trova molti volti familiari. E una grande maggioranza non è indipendentista. Non prima di questo 20 settembre. «L’aria che si respira è di rottura totale», scrive un attore catalano, Marc Almodóvar su El Salto. «Quando parlo di rottura, intendo per esempio il modo in cui la Guardia Civile è stata accolta. Le auto della polizia militare sono state verniciate irrimediabilmente, piene di adesivi e ornate di bandiere… Se uno si aspetta una rivoluzione pura, naturalmente non lo è. Ma il martello dello Stato spagnolo sembra aver appena risvegliato la gente addormentata». Noleggiate tre navi da crociera per ospitare la polizia spedita a reprimere i catalani. Poliziotti dannosi anche come i turisti. A Barcellona è attiva anche una campagna #stopcruceros come quella No Grandi Navi di Venezia.

giovedì 31 dicembre 2015

NON PIOVE, GOVERNO LADRO. LO SMOG E RENZI UCCIDONO di Checchino Antonini





NON PIOVE, GOVERNO LADRO. 
LO SMOG E RENZI UCCIDONO
di Checchino Antonini



Clima ancora mite, laghi evaporati, nebbie e polveri sottili, raccolti a rischio. Cosa fare per non respirare troppo smog. La politica blatera. Legambiente segnala buone pratiche




Il ministro Galletti parla di situazione eccezionale di questi giorni, ma non dice, volutamente, che l’Italia nel 2015, si trova in emergenza smog già da marzo-aprile per il superamento di limiti di legge delle polveri sottili. Una emergenza che dura da anni al punto che l’Ue ha condannato l’Italia per violazione delle direttive europee sull’aria e nel 2014 ha avviato un’analoga procedura d’infrazione. Ma solo oggi il ministro di Renzi scopre l’eccezionalità dell’emergenza ambientale e sanitaria e ci informa che ha destinato 5 milioni di euro per il trasporto pubblico ai comuni: 150mila euro per ciascuno dei 33 comuni che hanno superato i limiti nel 2014 mentre, dal 2011 al 2015, sono stati tagliati i fondi per il trasporto pubblico per il 20% e i cittadini che non usano mai i mezzi pubblici sono il 45% a fronte di un dato europeo del 25%.

Realistico sarebbe iniziare a pensare al trasporto pubblico gratis nelle grandi città. Come aveva proposto Repubblica Romana nel 2013, nella sua breve corsa per il Campidoglio. Lo sbigliettamento, infatti, incide solo per il 30% sul bilancio e si può ripianare, come oggi ripianiamo le perdite derivante da cattiva gestione. Bisognerebbe investire sulle corsie preferenziali, veniva detto, e su una revisione capillare del servizio, tentando di velocizzarlo. Abbiamo l’esempio di Helsinki, di Tallin, di Lione e per un periodo anche di Parigi, mentre a Londra i residenti già godono di forti agevolazioni. E’ un processo che dovrà avvenire gradualmente: si sarebbe potuti partire con l’abbassare i biglietti e avviare i lavori di adeguamento utilizzando i fondi impegnati per altre cose. Ma i romani hanno scelto Marino con la farsa della pedonalizzalizzazione di 800 metri dei Fori Imperiali e la tragedia della spinta alla privatizzazione dell’Atac.

Lo smog tiene banco, finalmente, nel dibattito pubblico e nell’agenda media. Ecco le previsioni meteo, un decalogo di cose da non fare e da fare per limitare i danni, alcuni esempi di buone pratiche.

domenica 15 novembre 2015

PARIGI COME KOBANE: LA GUERRA E' LA LORO, I MORTI SONO NOSTRI di Checchino Antonini



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PARIGI COME KOBANE: 
LA GUERRA E' LA LORO, I MORTI SONO NOSTRI
di Checchino Antonini



Dopo la strage di Parigi. Perché l’unità nazionale, invocata da Hollande e Le Pen (e quelli come loro) è l’altra faccia del terrore. Contro ogni fascismo barbuto o in felpa



Se i parigini, se tutti noi, pensassimo che stiamo vivendo lo stesso panico, la medesima angoscia e il lutto incolmabile di chi abita a Bagdad, Gaza, nel Rojava, a Tripoli, Kabul, Belgrado, vive e muore da anni come target di una guerra santa al contrario. Se fosse chiaro a tutti che la mattanza di Parigi è il rinculo drammatico della guerra globale, dei raid aerei, dell’azione dei contractor e delle truppe regolari della santa alleanza occidentale. Se fosse chiaro a tutti che ad armare i gesti folli di chi si lascia esplodere in uno stadio è anche la pressione delle multinazionali, degli apparati militari-industriali, sulle oligarchie politiche, da questa e da quella riva del Mediterraneo. La barbarie imperialista e islamista si alimentano a vicenda trascinandoci in uno stato di emergenza dove l’unità nazionale, proclamata da chi conduce quella barbarie, è la formula magica per legare le vittime ai carnefici, per limitare l’agibilità degli spazi pubblici, per soffiare ancora sul fuoco della guerra globale.
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