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domenica 12 maggio 2013

GIORGIANA MASI, LE PISTOLE E GLI SPARI di Enrico Campofreda




GIORGIANA MASI, LE PISTOLE E GLI SPARI
di Enrico Campofreda



LE PIAZZE NELLA TARDA PRIMAVERA DEL 1977 VENIVANO VIETATE AL ‘MOVIMENTO' E CONSEGUENTEMENTE A TUTTI I "DISTURBATORI", COMPRESI I RADICALI DEI PRIMI REFERENDUM. LA STUDENTESSA DEL LICEO PASTEUR, COLPITA DA UN PROIETTILE DELLA POLIZIA SUL LUNGOFIUME ACCANTO A PONTE GARIBALDI, LASCIÒ SULL'ASFALTO LA SUA GIOVANE DETERMINAZIONE DI VINCERE LA PAURA CON CUI ANDREOTTI E COSSIGA GOVERNAVANO


Fumo e blindati, candelotti e scudi, poi la pistola e la bisaccia. Le tante pistole e gli spari. Questo vedeva chi dopo le prime cariche della polizia nelle romane piazza Navona e san Pantaleo si ritrovava schiacciato a Campo de' Fiori tempestato da lacrimogeni e colpi d'arma da fuoco. Non si doveva manifestare a Roma come a Bologna, le piazze nella tarda primavera del 1977 venivano vietate al ‘Movimento' e conseguentemente a tutti i "disturbatori", compresi i radicali dei primi referendum. Proprio il grande passo civile della vittoria del referendum sul divorzio, prima sconfitta elettorale della Dc, si voleva celebrare quel pomeriggio. Dal ricordo festoso si passò al dramma. Più d'un manifestante venne ferito da colpi sparati da falsi manifestanti che altro non erano che agenti di Ps usati provocatoriamente dal Ministero degli Interni per seminare paura e poi morte. E la morte prese alle spalle Giorgiana Masi, studentessa del liceo Pasteur, colpita da un proiettile sul lungofiume accanto a ponte Garibaldi, dopo che i giovani erano stati spinti da Parione a Trastevere. Un intero pomeriggio in cui migliaia di agenti predisposti dal responsabile degli Interni Cossiga cercarono ripetutamente di uccidere usando - lo testimoniarono un'infinità di passanti - pistole d'ordinanza e non.
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