Diari di Cineclub

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domenica 17 maggio 2015

IT di Stephen King





IT di Stephen King
di Marc Welder



"In una ridente e sonnolenta cittadina americana, un gruppo di ragazzini, esplorando per gioco le fogne, risveglia da un sonno primordiale una creatura informe e mostruosa: IT. E quando, molti anni dopo, IT ricomincia a chiedere il suo tributo di sangue, gli stessi ragazzini, ormai adulti, abbandonano famiglia e lavoro per tornare a combatterla. E l'incubo ricomincia... Un viaggio illuminante lungo l'oscuro corridoio che conduce dagli sconcertanti misteri dell'infanzia a quelli della maturità."




Se questo romanzo è annoverato tra i capolavori di King un motivo ci sarà e, se devo essere sincero, io per primo (in origine diffidente a causa della mole demoralizzante) non ho potuto fare altro che riconoscerne la grandezza. Attraverso il punto di vista del narratore onnisciente e l'alternanza di due periodi temporali (1957–58 e 1984–85), King racconta il forte legame di un gruppo di sette piccoli amici disadattati che compongono il Club dei Perdenti e che si ritroveranno da adulti ancora uniti contro le forze del male già sconfitte in gioventù. Con una buona base di traumi infantili, fobie e memorie dimenticate rievocate da orrori indicibili, veniamo circondati pagina dopo pagina da Derry, immaginaria cittadina del New England dalle ingannevoli apparenze, che nasconde antichi segreti inenarrabili di lovecraftiana memoria. L'ambiente viene così arricchito da un nugolo di flashback e reso vivido come solo King sa rendere, fino a divenire palpabile e indissolubile dal fantastico proiettandoci nell'orrore.

domenica 12 aprile 2015

STEPHEN KING E I DEMONI DI UN "MAD DOCTOR" di Andrea Colombo




STEPHEN KING E I DEMONI DI UN "MAD DOCTOR"
di Andrea Colombo



Ste­phen King non è il più pro­li­fico scrit­tore ame­ri­cano, titolo che spetta pro­ba­bil­mente a Joyce Carol Oates, ma fa cer­ta­mente parte del gruppo di testa, con Jef­frey Dea­ver, Joe Lan­sdale e pochis­simi altri. Negli ultimi due anni il ses­san­tot­tenne ragazzo del Maine ha pub­bli­cato, senza con­tare i rac­conti, quat­tro libri e un quinto, Fin­der Kee­pers, secondo volume della tri­lo­gia inau­gu­rata con Mr. Mer­ce­des, ari­verà in giu­gno. Con autori tanto flu­viali, ogni uscita è in realtà un’incognita. Capita che libri molto attesi come Doc­tor Sleep, il seguito di Shi­ning, si rive­lino delu­denti men­tre romanzi in appa­renza secon­dari, come Joy­land, sor­pren­dano per la loro sma­gliante perfezione.

Revi­val (Sperling & Kupfer, pp. 469, euro 19.90) è stato giu­sta­mente accolto dalla cri­tica ame­ri­cana come uno dei migliori romanzi di King e il più cupo tra quelli recenti, ma anche come una spe­cie di «ritorno alle ori­gini», il che è invece vero solo in parte. È vero che qui lo scrit­tore del Maine rende espli­cito omag­gio ad alcuni dei suoi mae­stri, in par­ti­co­lare Mary Shel­ley, H. P. Love­craft e il meno cono­sciuto capo­scuola inglese Arthur Machen e che la loro influenza, spe­cial­mente quella di Love­craft, si avver­tiva nei suoi primi romanzi più che in quelli recenti. Ma le somi­glianze si fer­mano qui: Revi­val è in realtà infi­ni­ta­mente più com­plesso dei primi lavori, ecce­zio­nali per forza nar­ra­tiva ma a modo loro ingenui.
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