Diari di Cineclub

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domenica 18 ottobre 2015

"INCUBO" di Anne Blaisdell





"INCUBO" di Anne Blaisdell  
di Omar Lastrucci



Per il secondo mese consecutivo mi riesce di commentare un Giallo Mondadori mentre è ancora fresco di stampa a far bella mostra di se nelle edicole; non vi abituate troppo bene, perché non so se riuscirò a tenere il ritmo per molto.

Lo attendevo con piacere questo “Nightmare” , perché questo romanzo, a leggerne la sinossi, mi pareva rientrasse a pieno in quel genere del “Female suspense” di cui ho parlato nel numero scorso. E così è stato, ma solo parzialmente, come solo parzialmente il libro mi è piaciuto.
Parliamo appunto del riassunto in quarta di copertina; se non lo avete già letto non fatelo, perché in esso in pratica si svela tutto quello che poi sarà il romanzo, nel bene e nel male.

Partiamo dai pregi; è senz’altro un romanzo scritto (e tradotto) molto bene; l’autrice sapeva bene come si costruisce una trama intrigante e avvolgente, e come gestire la suspense in modo egregio.

Si parte piano, con una ragazza, la giovane Americana Patricia Carroll, allegramente a zonzo senza meta per il Galles, per puro piacere turistico. Durante il viaggio Pat soccorre un bello sconosciuto rimasto in panne, che si rivela essere uno scrittore di successo che in mezz’ora si innamora cotto della bella e disinibita ragazza. I due progettano di incontrarsi di li a qualche giorno a Newcastle, perché lei vuole prima terminare il tour del Galles che ha intrapreso e soprattutto deve rendere visita all’anziana zia del suo ex-promesso sposo Stephen, morto tragicamente un anno prima. Una visita di circostanza noiosa che la giovane vuole fare più che altro per un vago e recondito senso di colpa, ma quando raggiungerà la sinistra magione dell’anziana Mrs. Trefoile, inizierà per lei il “Nightmare” del titolo, un incubo angosciante che travolge la sventurata Pat e mette a dura prova i nervi di noi lettori.

domenica 13 settembre 2015

LE REGINE DEL SUSPENSE: VIAGGIO NELLA NARRATIVA DEL BRIVIDO AL FEMMINILE





LE REGINE DEL SUSPENSE: VIAGGIO NELLA NARRATIVA DEL BRIVIDO AL FEMMINILE
di Omar Lastrucci





E' esistita un'epoca che oggi inizia ad essere meno ricordata di quanto meriti e che forse non sarà mai mitica come la Londra di Sherlock Holmes o le metropoli USA durante l'epoca del proibizionismo e dei gangsters, ma che per il sottoscritto esercita un fascino irresistibile; parlo dell'America degli anni cinquanta, quella dell'ultima epoca veramente felice prima del Vietnam, con i Drive-in e i Drugstore, con automobili chiassose lungo statali interminabili, con i grandi magazzini dove lavorano commesse graziose ed emancipate dalla vita sentimentale e sessuale libera: l'America che si può vedere in "Psycho" di Alfred Hitchcock, capolavoro anche come testimonianza di un'epoca, oppure in tanti episodi di "Ai confini della realtà" o "Alfred Hitchcock Presenta" ; piccole città linde e operose, gente appagata e felice (all'apparenza, ovviamente) in quegli anni fatati di Boom economico, che qualche anno dopo raggiunse anche l'Italia.

Erano anni di grande fermento anche per la narrativa poliziesca; dopo gli esordi ultra-deduttivi fedelissimi alla scuola Inglese di Van Dine, Queen e Carr, il giallo Americano cominciò a prendere coscienza delle potenzialità offerte da un tale variopinto Background culturale, e a iniziare a volare con le proprie ali; prima Hammett, poi Chandler, senza dimenticare l'importantissimo apporto di Erle Stanley Gardner, resero il poliziesco made in U.S.A. mitico e inconfondibile quanto il Rock'n roll e gli Hot dog.

sabato 15 agosto 2015

"PERRY MASON E LE ZAMPE DI VELLUTO" DI ERLE STANLEY GARDNER.





"PERRY MASON E LE ZAMPE DI VELLUTO" DI ERLE STANLEY GARDNER
di Omar Lastrucci



Se fino ad adesso ho ignorato l’universo di Perry Mason è stato un poco per pigrizia, e un poco per una fisiologica propensione verso altri tipi di poliziesco. Non che non avessi mai letto niente, ma lo avevo lasciato ai margini, come se l’opera di Gardner fosse di minore importanza rispetto a quella di altri giallisti. Sbagliavo.

Dunque, Gardner. Uno degli autori più prolifici, anche più, pensate, di Edgar Wallace, sempre citato tra gli autori più fecondi anche se in realtà i suoi romanzi polizieschi sono “solo” 92, senz’altro meno degli oltre 120 di Garner; solo i Perry Mason sono 82, più i 29 con Donald Lam (scritti da Gardner con lo pseudonimo di A.A. Fair) e altri titoli, come “La morte nella manica” o “Depone la morte” senza personaggi fissi.

Un autore che è senz’altro una delle “bandiere” del Giallo Mondadori; nella collana sono stati pubblicati tutti i suoi romanzi fin dagli anni trenta, quando alcuni dei primi libri con Mason uscirono tra le palmine. Ma l’esplosione dell’autore nel nostro paese si ebbe dal dopoguerra in poi; il primissimo numero dei GM del dopoguerra fu appunto un Gardner, ovvero “Perry Mason e l’avversario leale”, ristampato varie volte nei classici, di cui l’ultima nel 2013. Negli anni cinquanta e sessanta, fioccavano i Gardner come se piovesse, testi quasi inscindibili dalle magnifiche copertine di Jacono, che dava perlopiù risalto alle molte bellissime donne, di ogni indole e estrazione sociale, che richiedevano i servigi del noto avvocato. E nelle ristampe nei classici del giallo, anch’essi inaugurati con un Mason (Perry Mason e il pugno nell’occhio, 1966) Gardner è stato uno degli autori più ristampati, e anche adesso la redazione odierna li sta rieditando a ritmi sostenuti (ne è uscito uno lo scorso dicembre e ne uscirà un altro a marzo!), e l’autore continua quindi a essere attuale e apprezzato, nonostante sia penalizzato da traduzioni mutilate e di mediocre fattura; se si escludono le Palmine tradotte con criterio, i libri di Gardner sono stati piuttosto maltrattati, e purtroppo mai ritradotti nel corso degli anni (a parte un’iniziativa della Hobby e Work, che presentò in edicola una ventina di Mason con una traduzioni nuove di zecca, ma piuttosto piatte e anonime).

domenica 9 agosto 2015

NERO WOLFE: "I QUATTRO CANTONI"




"I QUATTRO CANTONI" DI REX STOUT
di Omar Lastrucci



L’americano Rex Stout non è tra gli autori più considerati dai puristi del mistery, in quanto i suoi intrecci non sono niente di mirabolante; tutto vero, ma coloro che quando leggono polizieschi non cercano solo un plot mirabolante, non possono fare a meno di amarlo. Perché forse, anzi no sicuramente, Stout era la più grande penna della storia del poliziesco,era prima eccelso scrittore e poi rappresentante di un genere.

Era, in questo, come Simenon, un Simenon più allegro, glamour e infinitamente più disincantato (Maigret in fondo è un eroe romantico...), con delle sequenze che sono dei veri capolavori di umorismo al vetriolo, su tutti i battibecchi tra il titanico e granitico Nero Wolfe e l’assistente Archie Goodwin, una vera e propria coppia di fatto del romanzo poliziesco, che appunto ci regala perle di vita di coppia come nessun Arcibaldo e Petronilla o Blondie e Dagwood hanno fatto mai.

Tutti i romanzi con Wolfe sono di piacevolissima lettura, e si casca più o meno sempre sul morbido. Ma ci sono delle occasioni in cui, oltre a una penna in stato di grazia, viene presentato anche un enigma di tutto rispetto, sia nello svolgimento che nella soluzione. Sono i casi del “La traccia del serpente”, “La lega degli uomini spaventati”, “La scatola rossa” e sicuramente questo “I quattro cantoni”, astruso titolo italiano di “Prisoner’s base”.

sabato 8 agosto 2015

NERO WOLFE: “CHAMPAGNE PER UNO”




UN INCANTEVOLE ROMANZO DI REX STOUT: “CHAMPAGNE PER UNO”
di Omar Lastrucci


Forse una delle lacune di questo blog (un poco di sana autocritica non fa mai male) è l’aver trascurato il giallo americano, che per molti è sinonimo di Hard-boiled, di mitra in azione e belle pupe discinte; vero in parte, ma ovviamente c’è molto di più.

Il giallo Inglese è quello che amo, ma riconosco che negli Stati Uniti si è andati oltre, spaziando tra i sottogeneri; l’America in fondo era troppo grande e variopinta per limitarsi al delitto nella casa di campagna, per cui dopo un inizio sugli stilemi dei grandi autori britannici il giallo made in USA ha spiccato il volo per suo conto, producendo non solo gli scrittori pulp o hard-boiled ma anche dei geni isolati, che sono andati per conto loro creando un genere a se stante. Due nomi su tutti, Cornell Woolrich (autore che ho amato alla follia da giovane e adesso sto colpevolmente trascurando... devo rimediare) e ovviamente Rex Stout.

domenica 2 agosto 2015

"UNO STRANO CLIENTE" DI FREDRIC BROWN




"UNO STRANO CLIENTE" 
DI FREDRIC BROWN
di Omar Lastrucci



Bene, non vedevo l’ora di parlare di Fredric Brown. Chi era?

Un maledetto genio della letteratura, poeta degli assurdi universi, cantore dei vagabondi nello spazio, uno che può far passare la voglia di scrivere agli aspiranti scrittori, che potrebbero sentirsi a disagio per manifesta e palese inferiorità; maestro del racconto folgorante, ed emblema di tutto un modo di concepire la letteratura fantastica Americana, quella delle riviste che ospitavano racconti Fantascientifici, Horror, Thriller e Pulp, dove si fecero le ossa e spesso rimasero assoluti titani come Robert Bloch, Ray Bradbury, Richard Matheson, poeti dei racconti a un cent la parola, che dovevano intrattenere un pubblico di bassa cultura avido di emozioni ma che finirono per segnare e plasmare un’epoca, quella della grande fantascienza, di serie capolavoro come “Ai confini della realtà”, della potenza della fantasia.
La favolosa, irripetibile America degli anni cinquanta, dalla quale tutti discendiamo un po’. Tutto ciò che adesso vediamo al cinema e in tv viene dall’opera di questi incredibili, talvolta patetici e assurdi, maestri infaticabili della penna, Salgari d’oltreoceano che fabbricavano storie meravigliose ora oggetto di culto e ospitate in collane per intenditori; forse la critica è sempre snob verso questa gente, ma il pubblico no, il pubblico li ha capiti fin da subito, e i loro figli, nipoti e pronipoti continuano ad amarli come grandi classici inattaccabili dal tempo e dalle mode.
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