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martedì 24 luglio 2018

PIU' DEMOCRAZIA E COERENZA PER RISORGIMENTO SOCIALISTA





A tutti i membri del comitato promotore del movimento politico Risorgimento Socialista 



 Cari compagne/i, 

 la situazione politica generale emersa alla luce delle elezioni del 4 marzo 2018 ha visto l’affermarsi in Italia di un inedito scenario in cui per la prima volta la sinistra politica è uscita completamente dalla scena, divenendo un soggetto del tutto auto-referenziale ed irrilevante nella società reale. 

 Le ragioni profonde di questa disfatta vengono da lontano e derivano da una inettitudine strutturale dei gruppi dirigenti della sinistra italiana a comprendere adeguatamente le cause della crisi del modello della globalizzazione neo-liberista e dalla assoluta mancanza, nella sinistra odierna, della capacità di elaborare una proposta politica realmente adeguata alle esigenze dei ceti produttivi e delle classi popolari del nostro Paese, a cominciare dai lavoratori, dai precari, dai disoccupati, dai giovani. 

L’enorme consenso elettorale tributato, anche dalle classi lavoratrici del nostro Paese, alla Lega e al Movimento 5 stelle, è la conseguenza inevitabile dell’assenza sulla scena di alcun soggetto politico a carattere autenticamente popolare, socialista ed anti-liberista. 

 In tempi recenti, tanti di noi avevano riposto speranze in RISORGIMENTO SOCIALISTA quale potenziale soggetto aggregativo che potesse dare finalmente una risposta al diffuso bisogno di un gran numero di attivisti e militanti desiderosi di ritrovarsi in una casa comune al cui interno dare sfogo al proprio desiderio di partecipazione e di impegno civile per aiutare il nostro Paese ad uscire da una crisi sociale devastante prodotta dal modello neo-liberista e finanz-capitalista e restituire così una rappresentanza politica a tanta gente da tempo rimasta priva di punti di riferimento. 

Siamo spiacenti di dovere rilevare, nostro malgrado, come in questi due anni RISORGIMENTO SOCIALISTA non abbia saputo esprimere appieno le sue potenzialità e non sia ancora riuscito a dotarsi di strumenti politico-organizzativi adeguati alla costruzione di un moderno partito del socialismo del XXI° secolo. 

Ad oggi, risaltano evidenti alcuni fattori decisivi che rendono la proposta politica di RISORGIMENTO SOCIALISTA ancora non sufficientemente credibile e poco attrattiva per molti potenziali attivisti realmente interessati ad un percorso di rinascita del socialismo italiano. 

In primo luogo, non può non lasciare alquanto perplessi il notare l’estrema versatilità e volatilità dei diversi percorsi e delle multiformi iniziative politiche intraprese da RISORGIMENTO SOCIALISTA nel suo pur breve periodo di vita. 

In soli due anni, abbiamo notato che RISORGIMENTO SOCIALISTA si è dapprima schierato su posizioni contigue a quelle di Stefano Fassina agli albori del processo di costruzione di Sinistra Italiana, per poi spostarsi in una collocazione momentanea nel campo del patriottismo costituzionale (con la breve esperienza della C.L.N.), non prima di avere sostenuto - senza nessuna consultazione con i compagni e limitandosi soltanto ad un sondaggio (peraltro parziale) su Facebook - la grillina Virginia Raggi al ballottaggio delle elezioni romane. 

Più di recente, abbiamo assistito con non poca sorpresa alla collocazione di RISORGIMENTO SOCIALISTA all’interno di una discutibile operazione elettoralistica a carattere demagogico-velleitario denominata POTERE AL POPOLO, egemonizzata dalla sinistra ultra-radicale e da quella filo-globalista dei centri sociali: una collocazione, quest’ultima, che molti di noi hanno ritenuto errata ed innaturale per un movimento politico che intenda richiamarsi alla migliore storia del socialismo italiano. 

In secondo luogo, stupisce non poco tutti noi il notare, a circa due anni dalla nascita ufficiale di RISORGIMENTO SOCIALISTA, l’inesistenza di veri organismi di democrazia interna insediati su base elettiva e chiamati a svolgere una direzione politica plurale del movimento, sia in ambito locale che – soprattutto - nazionale, al di là di nomi altisonanti (Esecutivo Nazionale, Direzione Nazionale, ecc.) spesso utilizzati nella comunicazione all’esterno ma che non corrispondono a reali strutture di democrazia interna. 

Quest’ultimo elemento di per sé – ed in mancanza di novità che tutti auspicheremmo di vedere al più presto – costituirà ancora a lungo un inesorabile fattore di impedimento a che RISORGIMENTO SOCIALISTA si affermi e sia percepito come un vero partito maturo, la cui vita interna possa fondarsi sulla libera dialettica delle posizioni, come nella migliore tradizione del socialismo democratico. 

 In terzo luogo, dobbiamo altresì notare che non si è finora messo in moto alcun progetto di costruzione di Risorgimento Socialista come forza politica a carattere organizzato ed autonomo se non nella forma virtuale ed illusoria di Facebook dove si assiste ad una vera e propria inflazione di gruppi e pagine apparentemente espressione di RS ma a cui non corrisponde nessun processo reale di aggregazione politica e sociale nel nostro Paese. 

Sul punto, non possiamo esimerci dal dire che una vera organizzazione politica si costruisce sui territori, partecipando alle lotte sociali, dentro i posti di lavoro e non certamente sui tasti di un computer. 

Alla luce di tanto, atteso che tanti di noi continuano ancora oggi ad avvertire con forza una diffusa esigenza di dare vita ad un vero partito del socialismo italiano del XXI° secolo, interpretando in tal modo il bisogno di rappresentanza politica da parte di settori significativi della società, rivolgiamo un accorato appello al comitato promotore di RISORGIMENTO SOCIALISTA affinché all'interno del movimento politico, di cui alcuni dei seguenti firmatari sono stati tra i promotori e fondatori, si apra una seria e onesta discussione finalizzata ad affrontare alla radice la questione della sua democrazia interna e della necessaria dotazione di organismi stabili e pluralistici, insediati unicamente su base elettiva e non più su discutibili metodi di cooptazione arbitraria. 

Ricordando a noi tutti il celebre ammonimento di Rosa Luxemburg, secondo cui “la libertà è sempre libertà di dissentire”, auspichiamo vivamente che il presente appello non cada nel vuoto e possa contribuire positivamente ad avviare un percorso di serio rilancio della cultura del socialismo italiano, di cui il nostro Paese ha oggi più che mai bisogno. 

 Viva il Socialismo! 

 Roma, 23 luglio 2018. 

 Primi firmatari: 

Giuseppe Angiuli 

Giandomenico Basile 

Maura Brugnoli 

Carlo Felici 

Federica Francesconi 

Amedeo Maddaluno 

Ottavio Marta 

Angelo Milano

Giuliana Nerla 

Stefano Santarelli 

Teresio Spalla 

Paolo Zacchia

martedì 8 dicembre 2015

APPELLO PER IL RISORGIMENTO SOCIALISTA







APPELLO PER IL RISORGIMENTO SOCIALISTA



Un appuntamento di una certa importanza per la sinistra italiana si è consumato qualche giorno fa, con l’assemblea di Risorgimento Socialista che, a quanto pare, scioglie definitivamente il nodo gordiano del rapporto con un PSI oramai definitivamente digerito dentro il metabolismo neocentrista del PD. E’ una ottima notizia.

Così come è una ottima notizia che si ricostituisca un punto di riferimento per il pensiero del socialismo di sinistra in Italia. Sappiamo bene tutti quale sia l’analisi della situazione attuale. La verticalizzazione degli assetti di potere economico impressa dalla fase finanziaria del capitalismo, cavalcando sull’onda di una globalizzazione che ha spossessato i popoli europei della stessa capacità di governare i loro interessi, ha generato una deriva neoliberista senza frontiere e senza politica, realizzando le indicazioni di Von Hayek sull’Europa. Un’Europa oramai irrimediabilmente lontana dal progetto di Ventotene, in cui la moneta unica è servita da grimaldello per imporre agli Stati membri una strada forzata di imitazione delle politiche economiche ordoliberiste del Paese leader. La gestione di questo processo di incrudimento delle diseguaglianze e di impoverimento di strati crescenti della società richiede una progressiva cancellazione degli spazi della democrazia rappresentativa , facendo crescere un leaderismo plebiscitario e plebeista, privo di meccanismi di intermediazione, più simile al caudillismo che alla democrazia.

martedì 31 marzo 2015

IL NODO GORDIANO DEI SOCIALISTI ITALIANI di Stefano Santarelli




IL NODO GORDIANO DEI SOCIALISTI ITALIANI
di Stefano Santarelli



Domenica 29 marzo si è tenuta l’Assemblea costituente del socialismo italiano, una assise molto attesa nel mondo socialista proprio perché frutto di un lavoro comune tra varie associazioni sia interne che esterne al Partito Socialista Italiano, una iniziativa estremamente interessante che verrà ripetuta tra tre mesi, il 27 giugno.
Indiscutibilmente ancora oggi il socialismo italiano non ha superato lo choc dello scandalo di tangentopoli del 1992 che provocò la decimazione del suo gruppo dirigente ed il suo tracollo elettorale che causò una diaspora che continua tutt'oggi. La sua successiva storia infatti si caratterizza per la disperata ricerca della sopravvivenza della sua gloriosa eredità storica.

Ma per sopravvivere invece di puntare ad una rifondazione autonoma e al conseguente rilancio di una prospettiva socialista per il nostro paese i socialisti hanno cercato invece in questi ultimi vent'anni tutta una serie di scorciatoie tramite varie alleanze politiche che non si sono rivelate fruttuose. Così nel 1995 si alleano con l'Alleanza Democratica di Mario Segni, nel 2005 con i Radicali nella lista “La Rosa nel pugno” ma con risultati francamente deludenti. Mentre nel 2008 nelle elezioni politiche i socialisti diretti da Enrico Boselli si presentarono da soli ottenendo un flop elettorale non raggiungendo neanche l'1% dei voti e senza ovviamente nessun eletto. Nel 2009 con la nuova segreteria di Riccardo Nencini insieme ai Verdi, a Sinistra Democratica e al Movimento per la Sinistra di Nichi Vendola presentano la lista “Sinistra e Libertà” alle elezioni europee che ottiene un incoraggiante 3,13% dei voti, ma senza nessun eletto.

Nel 2010 il PSI presenta alle elezioni regionali il suo simbolo in tre regioni (Lazio, Basilicata e Lombardia) mentre in altre quattro (Puglia, Veneto, Campania e Calabria) si presenta con SEL e in Toscana ed Emilia-Romagna i suoi candidati si trovano nella lista del Partito Democratico. Come si può vedere in questa tornata elettorale la linea (o meglio le linee) del PSI sono veramente oscillanti per non dire altro. Riesce comunque ad eleggere 14 consiglieri regionali, la metà dei quali nelle liste di SEL.
Nelle elezioni politiche del 2013 il PD inserisce nelle sue liste alcuni dirigenti socialisti, tra cui il segretario Nencini, che verranno eletti e che daranno la fiducia prima al Governo Letta per poi entrare direttamente nel successivo Governo Renzi.

martedì 15 gennaio 2013

Lega dei Socialisti: 2 lettere di dimissioni




LEGA DEI SOCIALISTI: DUE LETTERE DI DIMISSIONI



Al segretario della LdS
Franco Bartolomei



CONSIDERANDO il fatto che non hai risposto al documento “MOZIONE PER UN PARTITO DEL LAVORO” che ti ho presentato insieme ai compagni Riccardo Achilli, Antonio di Pasquale e Norberto Fragiacomo il 7 ottobre del 2012.

CONSIDERANDO il fatto che non hai risposto, come evidentemente è tuo costume, al documento “LETTERA APERTA ALLA LEGA DEI SOCIALISTI” del 28 novembre 2012 che chiamava alla costituzione di una Frazione dentro la LdS a firma dei compagni Riccardo Achilli, Giuseppe Angiuli, Antonio di Pasquale e Norberto Fragiacomo.

CONSIDERANDO che hai cambiato la linea politica votata negli ultimi due Direttivi Nazionali della Lega dei Socialisti e che hanno portato all’adesione il 27 ottobre alla manifestazione nazionale del “NO MONTI DAY” svoltasi a Roma portando oggi la LdS invece ad allinearsi acriticamente con il triciclo (PD-PSI-SEL). Un cambiamento di prospettiva politica di ben 180° non discusso in nessun organismo di direzione della LdS.

CONSIDERANDO la tua candidatura, di cui non hai informato i compagni della LdS e né tantomeno discusso con loro, nella lista del PSI-PER ZINGARETTI contraddicendo tutte le decisioni del Direttivo Romano che si erano espresse contro Zingaretti. Ti ricordo che a giugno 2012 siamo stati i primi a sostenere l’eventuale candidatura di Medici al comune di Roma in alternativa proprio a quella di Zingaretti.

CONSIDERANDO la mancanza della convocazione da mesi ormai di qualsiasi organismo di Direzione della LdS (Direttivo Nazionale, Direttivo Romano, ecc.) e la mancanza dei dati relativi al tesseramento alla LdS lanciato ufficialmente anch'esso da vari mesi.

CONSIDERANDO quindi la lampante violazione dei più elementari criteri democratici all’interno della LdS che hanno fatto anche cancellare un semplice post di critica nella pagina FB della Sinistra Socialista-LdS il che per quanto mi riguarda è l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso.

RASSEGNO LE MIE DIMISSIONI dalla Lega dei Socialisti e dagli organismi di direzione a cui sono stato eletto.

Umanamente ti rimprovero di avere cambiato la prospettiva con cui mi hai reclutato prospettandomi la volontà di costruire una Syriza o un Front de Gauche italiano e che oggi ti vedono al fianco di uno dei più classici rappresentanti della Casta burocratica come Zingaretti. E sempre umanamente ti rimprovero la tua mancanza di coraggio politico che ti hanno impedito di sostenere questo progetto.


Saluti socialisti e libertari
Stefano Santarelli
14 gennaio 2013


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Preso atto delle scelte politiche ed elettorali assunte dal segretario della LdS in sede di sua veste di dirigente del PSI, completamente antitetiche rispetto alla linea politica ufficialmente adottata dalla LdS nei suoi documenti congressuali, nelle conclusioni delle sue riunioni direttive e nelle prese di posizione dei suoi dirigenti, riscontrando che alle nostre (ed in specie anche mie) richieste di chiarimento politico di tale radicale contraddizione nelle sedi appropriate non è stata data alcuna risposta da parte di un segretario completamente scomparso oramai da più di un mese, mentre tali richieste, avanzate peraltro in modo corretto, hanno dato luogo soltanto ad un dibattito sempre più inacidito, e sempre meno centrato sui temi di sostanza politica, fra componenti della Direzione Nazionale, mi trovo nella doverosa situazione di rassegnare le mie dimissioni dal Direttivo Nazionale della Lega dei Socialisti.


Distinti saluti,
Riccardo Achilli.


14 gennaio 2013


mercoledì 28 novembre 2012

LETTERA APERTA ALLA LEGA DEI SOCIALISTI





LETTERA APERTA ALLA LEGA DEI SOCIALISTI



Care compagne e cari compagni,

il precipitare degli eventi economici e politici nel nostro Paese rende le prossime elezioni politiche un vero e proprio spartiacque storico, per il Paese ed ovviamente per la sinistra. Si schiera un centrosinistra, con probabilità di governare ma, a prescindere dalla legge elettorale che sarà utilizzata, certamente con la necessità di un appoggio perlomeno esterno dei centristi, peraltro esplicitamente invitati a partecipare dalla Carta di Intenti del principale azionista di tale coalizione, ovvero il Pd. Tale schieramento accetta esplicitamente, come da Carta di Intenti Comune firmata da tutti i partecipanti alle primarie, Vendola compreso, l'attuale impostazione neo-liberista e monetarista dettata dalla Trojka (Commissione europea, FMI, BCE) in nome e per conto del capitale finanziario globale e dei suoi interessi. Impostazione che di fatto azzera qualsiasi margine di discrezionalità di politica economica, poiché impone il pareggio di bilancio, ed il ritmo di riduzione di un ventesimo di debito pubblico ogni anno per i prossimi vent'anni. Cioè, approssimativamente ed in termini grezzi, manovre finanziarie restrittive dell'ordine di 40-50 miliardi ogni anno per il prossimo ventennio.

Tale impostazione, fatta propria dal centrosinistra, si coniuga perfettamente con una pesante ristrutturazione sociale, volta a smantellare tutti i sistemi di protezione sociale e di tutela della nobiltà del lavoro, conquistati con il sangue di oltre un secolo di lotte sociali dei nostri padri, dei nostri nonni. Ci consegnerà, alla fine, non una fantomatica ripresa “dentro di noi”, ma uno scenario sudamericano di povertà diffusa, ceti medi immiseriti, enormi ingiustizie distributive e di eguaglianza sostanziale, centri urbani fatiscenti circondati da bidonvilles, autoritarismi oligarchici di aristocrazie tecnocratiche chiuse, che salderanno interessi economici, finanziari, ecclesiastici e malavitosi ai danni del popolo, crescente repressione politica.

Tale impostazione è imposta a tutti i soci del centrosinistra, quale che sia la loro visione ideologica originaria, da un partito democratico che nasce come piattaforma interclassista con l'ambizione di esaurire la dinamica sociale in un compromesso che lo collochi al centro di un ipotetico, ed inesistente, equilibrio di forze di una società sempre più diseguale, polarizzata e tesa, come risultato delle politiche montiane dallo stesso Partito Democratico sostenute, dall'inizio alla fine della apocalittica esperienza del Governo tecnico.

Contrariamente a quanto teorizzano alcuni compagni, una polarizzazione di sinistra interna al centrosinistra, costituita cioè da SEL, dal PDCI, dal PSI, da Salvi-Patta e dai Verdi, non ha alcuna possibilità di influenzare e muovere l'asse politico del centrosinistra. Sia per motivi numerici, perché il bacino elettorale dei soggetti del Triciclo a sinistra del PD non è minimamente comparabile con quello del PD, sia perché l'aver stipulato la Carta Comune di Intenti collocherà tali soggetti nello stesso dilemma che ha distrutto Rifondazione comunista e la Sinistra Arcobaleno, ovvero l'incudine di essere accusati di non rispettare i patti ed essere inaffidabili, finendo per riconsegnare la prossima legislatura ad un governo tecnico di larga coalizione, e il martello di seguire gli indirizzi della Trojka marchiati a fuoco nel programma del centrosinistra. Esattamente come il proverbiale asino di Buridano, tale dilemma distruggerà i partiti del triciclo a sinistra del PD, intrappolati fra l'impossibilità di uscire dalla coalizione, e consegnare di conseguenza il governo ad una nuova tornata di Tecnici, e l'impossibilità di sostenere un programma di continuità con il montismo, tranne alcuni piccoli cuscinetti solidaristici, purché non onerosi per la finanza pubblica, quindi sostanzialmente inefficaci. Il futuro dei partiti più a sinistra dello schieramento di centrosinistra è del tutto analogo a quanto avvenuto a RC nel 1997 o alla Sinistra Arcobaleno, a meno che non accettino di diventare meri satelliti del PD.

E chi crede che tali partiti possano rappresentare un incubatore di unità a sinistra ignora, da un lato, l'influenza che le ambizioni carrieristiche ed il personalismo dei singoli leader ed esponenti (i cosiddetti Forchettoni Rossi di Massari) possono avere sulla capacità di manovra di tali partiti, e dall'altro la perdita di bacino elettorale che sarà conseguente alla loro partecipazione ad un governo non dissimile sostanzialmente da quello di Monti. E che già si appalesa nella fine del processo espansivo della SEL, il cui consenso elettorale mostra segni di stabilizzazione, se non di regresso.

Infatti i risultati elettorali delle primarie del PD che si sono svolte questa domenica (25 novembre) hanno segnato una pesante sconfitta di Vendola. Infatti SeL non è riuscita ad intercettare i voti di protesta esterni (quelli del Movimento 5 Stelle, della sinistra del Pd e tantomeno del Pdci, Verdi o Rifondazione o chi ormai ha scleto la strada dell’astensionismo) e soltanto un terzo del suo elettorato si è presentato al voto. Questo dimostra che il progetto politico di SeL di riuscire ad influenzare il centrosinistra dall’interno è fallito prima ancora di iniziare.

D'altro canto, lo scontento sociale viene raccolto quasi esclusivamente da un movimento, come quello di Grillo, incapace di fare il salto da una sorta di supermarket della frustrazione e della rabbia, in direzione di una forza politica in grado di realizzare una sintesi politico-programmatica capace di influenzare l'asse politico in una direzione compatibile con gli interessi di classe. La crescita di Grillo non è frutto di un destino cinico e baro, o di oscure manovre di palazzo, ma è principalmente favorita dall'assenza di una sinistra in grado di rimanere in contatto con il suo popolo, piuttosto che con il Palazzo e le conseguenti manovre elettorali e di coalizione.

La sinistra, se vuole sopravvivere anche in chiave riformista, deve stare con il popolo, con i lavoratori, i precari ed i disoccupati, non coltivare alchimie di coalizione e di tipo parlamentarista. Dobbiamo dare risposte alla richiesta di crescita, lavoro, sviluppo! E non le daremo stando dentro il centrosinistra genuflesso al fiscal compact!

A maggior ragione quando una nuova generazione di giovani a cui non viene più garantito un futuro scende in piazza accolta dallo Stato con pesantissime cariche di polizia e lacrimogeni ad altezza d’uomo, infatti a Roma nelle recenti manifestazioni studentesche è stato dispiegato un apparato repressivo impressionante. E dobbiamo altresì considerare che tutta una serie di lavoratori specialmente immigrati e precari non dispongono di nessun diritto sindacale e vengono completamente sfruttati da questo Stato.

Per quanto sopra, e considerata la gravità del momento attuale, che non consente più né ambiguità politiche né confusioni organizzative a chi vuole opporsi alla tragica deriva del nostro Paese, come Bandiera Rossa, componente a pieno titolo della Lega dei Socialisti, che ha partecipato attivamente all'elaborazione programmatica ed alla strutturazione organizzativa del movimento, chiediamo:

ñ che si chiarisca in modo definitivo che la Lega dei Socialisti, in questa fase di medio periodo contraddistinta dalle elezioni politiche 2013, non parteciperà in alcun modo alla coalizione di centro-sinistra costruita attorno al baricentro del PD;

ñ che il processo riaggregativo della sinistra socialista, di cui giustamente la Lega dei Socialisti si fa portabandiera, sia il primo passo per un più ampio processo di aggregazione unitaria della sinistra contraria all'impostazione neoliberista e monetarista delle politiche economiche e sociali condotte in Italia ed in tutta Europa;

ñ che si persegua in modo trasparente l'obiettivo di continuare a essere parte integrante di quella sinistra che è scesa in piazza il 27 ottobre nel “No Monti day”, senza indugi, senza pregiudizi negativi sui principali esponenti di tale raggruppamento, lavorando attivamente, da dentro tale schieramento, per evitare derive verso il centrosinistra;
     
  ñ l'esperienza storica della sinistra degli ultimi 15 anni dimostra che il tatticismo elettoralistico e di geometrie di coalizione è la malattia infantile, ed anche mortale, del socialismo. La recentissima rude sconfitta di Vendola è soltanto l'ultimo episodio di una sinistra che, privilegiando il dibattito sulle alleanze, le coalizioni e le percentuali, e trascurando il confronto con la società sulle questioni reali, che interessano il cittadino, si è autodistrutta. Chiediamo quindi di posticipare il dibattito sul posizionamento della LDS rispetto alle alleanze ed alle coalizioni a quando il quadro politico sarà più stabilizzato, per concentrare tutte le nostre energie sulla costruzione di un programma politico tramite il più ampio e sistematico confronto con la società civile;

ñ che si stabiliscano statutariamente le regole di funzionamento degli organismi politici ed organizzativi interni alla Lega, garantendo la democrazia interna ed una direzione quanto più possibile collegiale;

ñ che si conoscano i dati reali del tesseramento, a livello nazionale e per regione;

ñ che eventi importanti per la Lega dei Socialisti, quali quello del Primo dicembre, dove incomprensibilmente è mancato un punto sulla politica estera, così come anche proposte programmatiche provenienti da militanti o dirigenti del movimento, vengano preliminarmente discussi maggiormente, su base democratica e trasparente.


Tutti questi motivi ci costringono a costituirci come Bandiera Rossa - Frazione pubblica della Lega dei Socialisti


giovedì 29 Novembre

                                                         Riccardo Achilli
                                                         Giuseppe Angiuli
                                                         Antonio Di Pasquale
                                                         Norberto Fragiacomo
                                                         Stefano Santarelli

martedì 30 ottobre 2012

UN APPUNTAMENTO DA NON MANCARE di Franco Bartolomei




UN APPUNTAMENTO DA NON MANCARE
di Franco Bartolomei


Pubblichiamo la presentazione di Franco Bartolomei, Segretario della Lega dei Socialisti e membro della Segreteria Nazionale del Partito Socialista Italiano, della Conferenza Nazionale organizzata dalla Sinistra Socialista e dalla LdS che si terrà a Roma il 1 Dicembre.
Ricordiamo che la Lega dei Socialisti ha partecipato il 27 ottobre alla Manifestazione Nazionale del NO MONTI DAY a Roma costituendo l'unica presenza socialista a questa manifestazione.  


Noi della Lega dei Socialisti e della Sinistra Socialista siamo Socialisti convinti che la crisi delle economie dei paesi sviluppati abbia ormai assunto i caratteri di una vera e propria crisi di sistema, in grado di minare la fiducia collettiva in un futuro caratterizzato dai livelli di garanzie sociali finora conosciuti, e di minacciare la stessa tenuta democratica delle società occidentali.
Riteniamo che le forze Socialiste di tutta Europa di fronte all'esaurimento definitivo delle idee-forza liberiste attorno a cui l’occidente ha consolidato gli equilibri di potere che hanno guidato i processi economici, finanziari e sociali, responsabili della crisi, devono a nostro parere necessariamente rivedere la propria impostazione culturale e programmatica, non più adeguata alla profondità della crisi che sta coinvolgendo il capitalismo finanziario a livello globale.

La Lega dei Socialisti si è costituita quindi per lavorare ad una ristrutturazione di tutta la Sinistra Italiana, anche allargando di molto se necessario lo stesso positivo processo in atto, sopratutto tra i Socialisti Francesi, di rifondazione a sinistra del Socialismo Europeo, che possa costruire una nuova sintesi tra le grandi e tradizionali identità storiche della Sinistra europea e le nuove realtà di movimento che sovente negli ultimi 15 anni hanno assunto spesso una funzione di supplenza politica di fronte alla confusione ed alla subalternita' ai poteri forti che la sinistra ufficiale ha purtroppo interpretato, sulla base di una debolezza di analisi e di interpretazione dei processi che si andavano consolidando a partire dalla fine degli anni '80.
La Lega dei Socialisti ritiene al contrario, e da qui le ragioni del nostro progetto all'ordine del giorno della assemblea nazionale dei 1° Dicembre che debba essere recuperata appieno, anche e sopratutto dalla cosiddetta sinistra "di governo", una concezione dell'azione della Sinistra nuovamente proiettata a perseguire una trasformazione strutturale degli assetti economici e sociali che possa consentire di individuare un diverso modello di sviluppo, diversi parametri di riferimento della qualità della vita della società, e nuove regole di controllo sociale delle variabili economiche.

Il 1° dicembre vogliamo quindi discutere insieme a tutti i Socialisti un progetto per la costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra, autonomo ed alternativo, in grado di dare rappresentanza ad un nuovo grande blocco sociale interessato ad una trasformazione democratica e socialista dei rapporti sociali, ed ai movimenti reali che nella società ne costituiscono una anticipazione, in grado di riunificare, attorno ad un progetto di alternativa al modello di sviluppo liberista e finanziario che ha portato al collasso le economie sviluppate e sta minacciando alle radici la nostra democrazia, tutte le forze della sinistra che intendono opporsi al programma politico di cui e' espressione il Governo Monti, e, più in generale, vogliono contrastare le politiche recessive, padronali, e monetariste che attuano i dettami delle tecnostrutture economiche e finanziarie che gestiscono i mercati e gli equilibri economici dell'economia globalizzata.






venerdì 12 ottobre 2012

“LA BATTAGLIA PER ROMA”



                             Federazione provinciale di Roma


“LA BATTAGLIA PER ROMA”.

DOCUMENTO APPROVATO ALL'UNANIMITA' DAL DIRETTIVO DI FEDERAZIONE

1) Analisi

La situazione in cui va ad operare la federazione provinciale romana della Lega dei Socialisti è particolarmente drammatica. Sullo sfondo della vita politica vi è un intreccio trasversale tra poteri economici ed amministrazioni pubbliche, in cui il referente politico-amministrativo è interscambiabile.
La disponibilità della politica ai bisogni dei “poteri forti” è sempre la stessa, sia nel centro destra che nel centro sinistra, tanto dal punto di vista di Alemanno quanto da quello della sottile linea rossa che parte da Rutelli, passa per la coppia Morassut-Veltroni e terminerà con il futuro candidato sindaco del centrosinistra, che, gioco forza, riproporrà lo schema della centralità del Pd e della sua impostazione neo centrista.
Anche se siamo in una delle più grandi città d’Europa, i “poteri forti” non hanno nulla a che vedere con la grande finanza internazionale, ma hanno, invece, una storia antica, che condiziona Roma da prima della nascita di Cristo. Fin dalla Roma repubblicana, infatti, i costruttori di immobili hanno fatto lobby contro le sia pur minime normative che la repubblica cercava di imporgli. Dalle insulae siamo arrivati agli appartamenti, alle quadrifamiliari e ai villini a schiera, ma la tendenza dei costruttori a voler condurre la volontà generale verso il loro interesse particolare, non è mutata.

2) Il ventre molle della politica. Il Pd ed i suoi replicanti

Oggi individuiamo nel Pd romano (ieri nella vecchia Dc), il ventre molle della politica locale. Non più utilizzabile lo schieramento di destra perché ritenuto perdente, i democrats possono vantare una storia fatta di dialogo e di affidabilità sulle questioni urbanistiche, rendendosi pienamente disponibili. Con questo vantano anche una capacità di mistificazione, particolarmente chiara con Veltroni, capace di distogliere e far distogliere lo sguardo, uno sguardo che poteva creare imbarazzo, dalle periferie prese d’assalto. La red carpet policy, l’ossessione veltroniana per i grandi eventi e per il centro storico poneva sotto i riflettori ciò che non poteva essere toccato, dando di Roma un’immagine (falsa) di stabilità urbanistica.

Il Pd ha già dato, nella fase 1993 – 2008, piena prova di affidabilità uniformandosi alle scelte di modello dei poteri forti anche sul terreno delle privatizzazioni delle aziende pubbliche, come nei casi emblematici di Acea, azienda agricola Maccarese e della centrale del latte di Roma. Si è pienamente distinto, inoltre, nel campo delle esternalizzazioni di pubbliche funzioni dell’ente locale a società private (o parapubbliche), caratterizzate dalla creazione di rapporti di lavoro dipendente sottratti a procedure concorsuali di assunzione. Rapporti di lavoro, questi, aventi natura precaria e dequalificante.

La giunta Alemanno ha proseguito nella linea di disinteresse per le periferie, rendendosi anch’essa affidabile agli occhi dei poteri forti. Non ha dato seguito alla politica del tappeto rosso per semplice incapacità intellettuale e culturale. Priva di strategie diversive ha mostrato, con netta evidenza, la sua rapacità e la sua inettitudine amministrativa.

Il Pd, in quanto centrale nello schema ulivista, si pone come centro di gravità attorno al quale iniziano a ruotare gli altri attori del centrosinistra; al loro interno, trasversalmente, si ripetono gli atteggiamenti di subalternità e le dichiarazioni di affidabilità. Sono di certo i democrats, quindi, il famoso “ventre molle”, ma il loro esempio informa e fa conformare pienamente gli alleati della futura coalizione.

3) La nascita dell’area metropolitana. L’affare diventa globale.

Il comune di Roma, a breve, verrà gravato di enormi responsabilità. Sarà il pilastro della nascente area metropolitana. In questa ottica i poteri forti della capitale si congiungeranno con quelli della provincia. L’espansione edilizia della periferia romana si sommerà a quella degli altri centri urbani; una necessità abitativa a Guidonia rischia di diventare il pretesto di una devastazione ambientale ad Anzio: l’affare diventerà globale. A quello edilizio si sommeranno altri due grandi “poteri forti”, estremamente temibili , responsabili di enormi danni ambientali e sociali, e fino ad oggi relegati in provincia: la produzione energetica (Civitavecchia) e la portualità (Civitavecchia e Fiumicino). Questo senza contare i mostruosi interessi che ruotano intorno alla gestione dei rifiuti.

4) Il ruolo della Lega dei Socialisti

Roma e la sua area metropolitana hanno bisogno di essere difese. La Lega dei Socialisti pone il problema politico del senso del centrosinistra. Un centro sinistra che dialoga con troppo fervore con i costruttori, con Enel Produzione, con le aziende dei porti, con i monnezzari, sacrifica la qualità della vita dei cittadini: i nostri centri urbani, ad esempio, sono saturi di nuove abitazioni. Appartamenti drammaticamente vuoti perché gli acquirenti finali non hanno la possibilità di comprarli. Continuare a costruire in questa situazione, spesso in barba ad ogni razionalità urbanistica, vuol dire solo dare il “la” ad una bassa speculazione edilizia in cui “il mattone” è a garanzia di prestiti bancari che vanno a sostituire il denaro che, invece, dovrebbe provenire dalle vendite. E’ un’economia malata, quella dell’edilizia nella provincia di Roma, che, oltre ad essere
molto traballante e perennemente a rischio di crisi, ingurgita terreni edificabili e non, riducendo i polmoni verdi, peggiorando il traffico, non tenendo conto della banale e necessaria equazione tra nuove abitazioni e servizi, ignorando platealmente il problema dei rifiuti. Più che nuove case, nella migliore delle ipotesi si creano ghetti e si vanno ad imbarbarire sia i livelli vitali, che i rapporti sociali, che la dialettica tra abitanti ed istituzioni.

La Lega dei Socialisti di Roma e provincia pone invece la qualità della vita dei cittadini al centro della propria proposta amministrativa ed una rinnovata “autonomia della politica” come base della propria riflessione etica e civile.

Qualità della vita dei cittadini vuol dire che la pianificazione urbanistica ed i piani di sviluppo economico debbano porre al centro del proprio ragionamento gli abitanti e non le necessità delle lobbies. Il nostro territorio (sia Roma che la nascente area metropolitana) dovrà distinguersi per il perfetto equilibrio tra sviluppo economico e salvaguardia, tutela e rilancio dell’ambiente. Dovrà altresì evidenziarsi come baluardo della difesa e del progresso dei diritti individuali e collettivi. Dovrà porsi come luogo d’eccellenza per quel che riguarda l’inserimento lavorativo dei giovani, le pari opportunità, la cultura, le politiche per il turismo. Con questo l’amministrazione del nostro territorio dovrà dare risposte urgenti ed efficienti per quel che riguarda la mobilità, il traffico, la sicurezza, la legalità.
Lo scopo di tutto questo lavoro sarà quello di offrire servizi sempre migliori al cittadino. Solo nell’ottica del servizio, infatti, la pubblica amministrazione ha ragione d’essere.

“Autonomia della politica” vuol dire rendere i centri decisionali autonomi dalle lobbies e dai poteri forti. Non solo edilizia, porti, energia e rifiuti; Roma e provincia sono pervase da molte altre aggregazioni di interessi particolari, meno visibili, ma particolarmente invasive. Il suo ruolo di capitale, con la conseguente centralizzazione dei punti decisionali, rende la città particolarmente vulnerabile. In particolare vanno espunti gli interessi, oltre al mattone, toccano in profondità la sanità, la scuola, l’assistenza, i servizi. Questo senza assecondare, anzi contrastando con forza, le innumerevoli ingerenze di ordine “morale” su questioni come fine vita, aborto, disabilità, diritti civili.
In sostanza la politica deve recuperare la sua capacità di progettazione del futuro, elevarsi dalle contingenze, dagli intrecci di vile interesse e recuperare la sua grandezza. Una grandezza che deve mostrarsi pienamente nel progetto e nella realizzazione di un mondo migliore, fatto su misura non per gli interessi particolari, per gli uomini e per le donne che lo dovranno abitare.

5) Proposte operative

Per costruire, sulla base di queste riflessioni, coerenti azioni politiche ed amministrative, la federazione di Roma e provincia della Lega dei Socialisti si muoverà sulle seguenti direttrici:

- La Lega dei Socialisti favorirà la creazione, a sinistra, di uno schieramento alternativo che sia in grado di produrre, come candidati alla carica di sindaco ed ai consigli comunali e di
municipio, persone di provata moralità politica e di conclamata estraneità all’universo degli interessi particolari, che si pongano come alternativa ai candidati dello schieramento organico al PD.

- Coerentemente a questo, come logica conseguenza dell’azione maieutica da svolgersi nella sinistra non Pd, la Lega dei Socialisti sarà presente con propri candidati (riservandosi di presentare, secondo possibilità, una propria lista) all’interno delle aggregazioni civiche a sostegno del candidato sindaco, partecipando pienamente, al pari degli altri soggetti coinvolti, ad ogni livello della battaglia elettorale.

- La Lega, inoltre, sarà presente, con propri rappresentanti, all’interno del comitato elettorale del candidato sindaco, avendo cura di partecipare alla stesura del programma di governo ed inserendo, quindi, i nostri desiderata nell’agenda, condizionando attivamente le scelte programmatiche, ed eventualmente amministrative, della coalizione di riferimento.

- Nell’ottica dell’impegno elettorale romano, dell’avvento dell’area metropolitana e di un eventuale impegno di carattere regionale e nazionale, la federazione romana della Lega dei Socialisti curerà la nascita, sui territori dei municipi di Roma e dei comuni della provincia, di strutture di riferimento stabili, capaci di autonoma progettualità amministrativa sul territorio di riferimento.

- Per dare coerenza e stabilità all’azione politica, si richiede al direttivo della federazione di indicare, attraverso democratica discussione e votazione, una segreteria composta da un numero di membri sufficiente a portare avanti le azioni positive volte a tradurre in prassi le deliberazioni contenute nel presente documento.


Roma, 24 settembre 2012


Firmato:

Mario Michele PASCALE
Desiree COCCHI
Antonio DI PASQUALE
Stefano FERRARI
Stefano SANTARELLI
Manuel SANTORO
Pierluigi SERNAGLIA


dal sito  http://legadeisocialisti.wordpress.com/


martedì 9 ottobre 2012

MOZIONE PER UN PARTITO DEL LAVORO di Riccardo Achilli, Antonio di Pasquale, Norberto Fragiacomo, Stefano Santarelli



Pubblichiamo questo  contributo di Riccardo Achilli, Antonio di Pasquale, Norberto Fragiacomo e Stefano Santarelli per gli STATI GENERALI PER L'ALTERNATIVA SOCIALISTA del 24 novembre 2012 organizzata da:
SOCIALISMO E SINISTRA/SINISTRA SOCIALISTA/LEGA DEI SOCIALISTI


MOZIONE PER UN PARTITO DEL LAVORO
di Riccardo Achilli, Antonio di Pasquale, Norberto Fragiacomo, Stefano Santarelli




1- Contesto generale


L’Italia, come del resto l'intero capitalismo occidentale, è alle prese con una crisi di paradigma, dalla quale è evidente oramai che non si può uscire con i normali rimedi, di stampo liberista, che hanno creato i presupposti per la crisi stessa, e nemmeno con un keynesianesimo ibridato, nel quale viene sdoganata soltanto la spesa pubblica in grado di generare effetti sui fattori di competitività dal lato dell'offerta, poiché è chiaro che tali effetti si genererebbero, al più, nel medio e lungo periodo, quando, per dirla con Keynes, “saremo tutti morti”.
La profondità della crisi da sovrapproduzione innescata dal declino di tutte le componenti di domanda aggregata, e quindi non soltanto dagli investimenti, ma anche dai consumi privati e pubblici (questi ultimi fatti scendere artificiosamente con le operazioni di spending review) è il prodotto di una contraddizione interna al capitalismo finanziarizzato e terziarizzato, che può essere sanata soltanto con un modello economico e sociale diverso.
E' evidente che il disegno di ristrutturazione sociale di impronta liberista in atto in Europa, che prelude ad una redistribuzione globale della ricchezza, non potrà far ripartire la crescita globale, se le stesse locomotive di tale crescita (Stati Uniti, Germania, economie BRICS) rallentano perché non possono più esportare su mercati europei impoveriti, ed hanno al contempo limiti strutturali allo sviluppo del loro mercato interno (l'enorme disavanzo di bilancio nel caso degli USA, le contraddizioni di un modello di crescita basato sul costo del lavoro basso e i problemi di contenimento dell'immigrazione interna di popolazione rurale nel caso della Cina, ad esempio). Così come è evidente che gli spread sui debiti sovrani dell'area-euro non potranno ridursi (se non nell'immediato, per effetti di fiducia di breve respiro) con acquisti di titoli a breve termine, che spostano la speculazione sul medio-lungo termine, in condizioni in cui gli stessi meccanismi di rimborso del debito pubblico per i Paesi PIIGS, previsti dal fiscal compact, non sono considerati credibili dagli stessi mercati, perché innescano effetti recessivi con impatti endogeni di peggioramento degli stessi debiti pubblici. Né suggestioni di quantitative easing, in una condizione in cui i mercati monetari europei si trovano all'interno di una trappola della liquidità, possono avere effetti reali di tipo strutturale, se non si torna a lavorare sull'allargamento della base produttiva ed occupazionale delle nostra economie.
In un contesto macroeconomico così grave, per la prima volta nella storia in un modo così evidente, la politica si ritrova in una posizione di subordinazione assoluta alle esigenze del capitale finanziario, esigenze che hanno creato di fatto la crisi che viviamo, e che determinano quella stessa inefficace ricetta liberista di risposta alla crisi che la aggrava ulteriormente. Tale subordinazione è frutto di numerosi fattori, alcuni interni agli stessi meccanismi di rappresentanza dei sistemi democratici liberali, altri derivanti da una cultura, abbracciata anche da una sinistra alla ricerca di presunte patenti di “modernità”, in cui lo Stato, e quindi la politica, deve al massimo operare come regolatore, per correggere alcuni fallimenti di mercato nel processo walrasiano di raggiungimento di un ipotetico equilibrio ideale di lungo periodo di piena occupazione e di massimizzazione dei redditi da parte dei mercati lasciati liberi di. La storia del capitalismo si è incaricata di dimostrare come tale approccio sia fallace, nella misura in cui l'equilibrio di piena occupazione “ideale” dei mercati lasciati liberi di operare non esiste.
In un quadro globale di impotenza della politica, la politica italiana è particolarmente succube agli interessi economici del capitale finanziario, perché lo stesso sistema istituzionale e dei corpi intermedi di rappresentanza è totalmente delegittimato agli occhi dei cittadini, dopo il disastro della seconda Repubblica e di vent'anni di berlusconismo, ed il sostanziale rifiuto (dettato anche da opportunismo) da parte di ampi strati della sinistra ad esercitare il suo ruolo di proposizione di un diverso sistema economico e sociale. In ragione di tale peculiare debolezza della politica italiana, l'attacco di Monti è stato veramente a tutto campo e rischia di distruggere anche quel poco di stato sociale che è rimasto, nella misura in cui dietro una presunta “uscita dalla crisi” del debito si è nascosta una operazione di ristrutturazione liberista della società italiana e dei modi di produzione del nostro capitalismo, perseguita da decenni dalla nostra borghesia, anche tramite governi di centro-sinistra (ricordiamo chi promulgò la legge Treu, quali governi fossero dietro la privatizzazione di tutti gli asset strategici della nostra economia). In tale fase, una borghesia nazionale storicamente incapace di svolgere il suo ruolo innovatore si è saldata, in una perfetta logica compradora degna di uno Stato post-coloniale africano, con gli interessi del capitale finanziario globale, trovando in Mario Monti (figura peraltro mediocre intellettualmente e politicamente) il garante di tale saldatura. Garante peraltro pressoché insostituibile per gli interessi borghesi anche per il prossimo futuro post-elezioni del 2013, il che misura la pochezza di tale classe nella realtà italiana attuale.Il governo Monti e la sua nefasta politica, nata come soluzione di emergenza, rischia infatti di essere invece una soluzione permanente per la borghesia italiana. Non a caso il PD e l’UDC hanno appoggiato tutti i provvedimenti di macelleria sociale del Governo Monti (ivi compreso il vincolo costituzionale al pareggio di bilancio, rispetto al quale, in vigenza del precedente governo Berlusconi, Bersani si era dichiarato contrario).









2 – E la sinistra?


Di fronte a questo attacco, la sinistra (senza parlare del PD che non ne fa più parte, altro sono però i suoi militanti ed elettori) non è stata in grado di proporre una seria alternativa, costringendo un sindacato come la FIOM ad essere, per un certo periodo, il solo ed unico punto di riferimento per la sinistra politica italiana (e sicuramente occuperà ancora un ruolo politico, perché la discesa in campo della Marano in Sicilia è un laboratorio in tal senso, e perché lo stesso Airaudo ha annunciato un impegno politico maggiore da parte della FIOM).
D'altra parte, si intravedono i primi segnali di riscatto da parte dei lavoratori, nella mobilitazione per tenere insieme diritti del lavoro e dell'ambiente, prefigurando un nuovo modello economico e sociale, nel caso dell'llva, ma anche nell'eroica resistenza di minatori sardi del Carbosulcis, e nella vertenza Alcoa. Così come i segnali di reazione del mondo giovanile, cui abbiamo assistito in questi giorni, in difesa della scuola pubblica e dei diritti, sono molto incoraggianti, ed hanno scatenato una reazione repressiva di dimensioni spropositate, indicando nervosismo fra le fila del Governo.
Tuttavia, l'assenza di una sinistra politica e sindacale credibile e con sufficiente radicamento di classe impedisce che tali episodi generino una generalizzata fase di lotta di classe, estesa all'intero mondo del lavoro ed alla società nel suo insieme, mentre la segmentazione esistente sul mercato del lavoro, che la cosiddetta riforma-Fornero non elimina, ostacolano la pur necessaria lotta unitaria di tutti i lavoratori, divisi anche per linee generazionali da una fasulla politica a favore dell'occupazione giovanile perseguita dai “tecnici”, e accompagnata dalla falsa idea secondo cui il modestissimo tasso di occupazione giovanile, fra i piu' bassi d'Europa, sia da attribuirsi agli egoismi dei pensionati o dei lavoratori ultracinquantenni
Purtroppo l'atteggiamento criminale dei Black Bloc che si è verificato il 15 ottobre 2011 alla manifestazione degli Indignados che poteva essere un iniziale punto di partenza ha lasciato ilsegno.
Oltretutto va segnalato che questi criminali (perché di criminali si tratta) che hanno impedito il pacifico sviluppo di questo corteo affinché i partecipanti potessero gridare le proprie ragioni, hanno trasformato questa manifestazione in un assurdo gioco di guerra con azioni stupidamente violente e con effetti politici totalmente devastanti e non sono stati neanche in grado di mobilitarsi per difendere i “compagni” arrestati, facendo rimpiangere in questo la vecchia Autonomia operaia.
La situazione è incerta: non sappiamo nemmeno se voteremo con l’attuale legge elettorale, il famigerato porcellum, che è riuscito a portare in Parlamento non degli eletti dal popolo ma dei mediocri e sconosciuti personaggi nominati da segreterie di partiti che al contrario di quelli della cosiddetta I Repubblica sono spesso completamente inesistenti nella vita civile e nei territori. Ilporcellum è talmente inviso dagli italiani che non è stato difficile per i comitati referendari raccogliere il milione di firme per la sua abrogazione, firme che la Corte Costituzionale si è ben guardata da avallare dichiarando questo referendum inammissibile. Le proposte di una nuova legge elettorale portate dal PD, dall’UDC e del PDL rischiano di fare rimpiangere il porcellum , il che non era facile.
Intendiamoci: oggi una riforma elettorale appare agli occhi dei cittadini una questione completamente secondaria visto che i loro problemi principali derivano dal lavoro, dal reddito, dalle pensioni, dai servizi, ecc. Ma la riforma elettorale è un passaggio essenziale per lo sviluppo della lotta politica, anche se nel frangente attuale non può considerarsi l'unico elemento in gioco: abili maneggi sulle regole della legge elettorale, e gerrymandering dei collegi e delle circoscrizioni, sono infatti mirati proprio a riprodurre il sistema di potere, sempre piu' oligarchico, che risponde agli interessi del capitale finanziario (e la riforma elettorale in corso è a ciò mirata). Per cui, oggi, non si può non ribadire con fermezza l'esigenza di estendere forme di democrazia diretta e dal basso, e di partecipazione popolare e dei lavoratori alle scelte economiche ed aziendali.
In questo contesto, e con l'approssimarsi delle elezioni, è in corso nella sinistra italiana un profondo dibattito, che ruota attorno all'aspetto delle alleanze, tutto sommato sovrastrutturale rispetto all'evidenza che (come anche sottolineato onestamente da Romano Prodi) dalle prossime elezioni di aprile 2013 uscirà un governo di sostanziale continuità con il montismo, anche quando non fosse di larga coalizione. Lo stesso Presidente Napolitano ha dichiarato che si farà garante della continuità delle politiche di rigore imposte dai trattati europei anche dopo la fine del suo mandato, evidentemente operando sulla scelta del suo successore, che avrà un ruolo di influenza, più o meno diretta, sull'indirizzo politico del futuro Governo.
In una simile situazione, la scommessa, pur se onesta e per molti versi coraggiosa, della SEL, del Partito del Lavoro, del PDCI e dei Verdi, ovvero quella di riuscire ad influenzare da sinistra la coalizione che Bersani sta costruendo, appare come il tentativo del nuotatore di invertire la corrente del fiume in cui è immerso. Si tratta di una questione di rapporti di forza: qualunque sarà il sistema elettorale con cui si andrà a votare, i numeri elettorali di cui è accreditata l’attuale coalizione di centrosinistra non le consentiranno di avere una maggioranza sufficientemente stabile da governare senza l’appoggio (magari soltanto esterno) dei centristi. Ma anche se tale eventualità non si verificasse, è chiaro che in un centrosinistra di Governo dove, come dice Bersani, le decisioni controverse verranno risolte a maggioranza dei gruppi parlamentari delle diverse forze, una sinistra che conta elettoralmente circa il 13-14% non potrebbe contrastare, nemmeno presentandosi unita, decisioni prese da un PD che vale il 27-28%. Una polarità costituita da Fassina-SEL-Pdci-Pl, dentro una simile coalizione, e nelle summenzionate condizioni di contesto, non avrebbe la forza sufficiente per influenzare la linea politica del Governo.
Va anche considerato che alle primarie di coalizione, cui Vendola affida una parte rilevante delle possibilità di rilancio della SEL dentro il centrosinistra, egli potrebbe anche non conseguire un risultato significativo, nella misura in cui al voto parteciperebbero anche gli elettori centristi, ed inoltre Renzi, da destra, potrebbe calamitare un elettorato deluso dall’attuale dirigenza del PD, che in teoria avrebbe potuto rientrare nell’area di influenza del candidato della SEL. Alcuni sondaggi parlano infatti di eliminazione di Vendola al primo turno.
D'altra parte, il centrosinistra di Governo lascia scoperta un'ampia fascia di elettorato di sinistra, ben piu' larga delle percentuali elettorali riconosciute a partiti come Rc, Sinistra Critica, il PCL, ecc., ma che include anche un elettorato deluso, che si divide fra l'astensionismo e l'adesione al Movimento 5 Stelle, che appare agli occhi di molti italiani come unica alternativa, ma che non solo non ha un progetto politico, ma non ha neanche una classe dirigente degna di questo nome e desta preoccupazioni relative al suo tasso di democraticità interna. Basti solo pensare a quello che sta succedendo al Comune di Parma dove sono riusciti ad eleggere addirittura il Sindaco.
Ma la crisi politica è tale che non è da escludere per questa lista un grande successo elettorale che ne farebbe in ogni caso il terzo partito italiano. D’altronde il M5S sta dando voce agli oppositori del sistema e ai cittadini più preoccupati. Sono avvantaggiati dall’assenza di una Syriza italiana, di cui occupano lo spazio; saranno verosimilmente corteggiati, nei prossimi mesi, da forze sindacali, movimenti e persino partiti di opposizione, ma è difficile che vengano a patti: perderebbero consenso, e lo sanno. Hanno un merito: riabituano gli italiani all’idea di un’opposizione “di sistema”. Ma non si può nascondere che grazie a questa legge elettorale si possono portare in parlamento personaggi discutibili come quelli portati dall’Italia dei Valori basti pensare ai vari Razzi, Scilipoti e De Gregorio e di cui Di Pietro, se fosse una persona onesta, dovrebbe chiedere scusa al suo elettorato.





3 – Una proposta per la LDS: verso il partito del lavoro


Dentro questa crisi di sistema economico e politico, il socialismo italiano è nella sua fase storica di piu' grande debolezza. Il punto non è di fare un Congresso che anche se si svolgesse sarebbe completamente inutile e che tra l'altro la Sinistra Socialista nel suo complesso perderebbe. Il punto è quello di rendere autonoma la Lds dall’attuale PSI. Cui prodest rimanere dentro il PSI? Per avere un simbolo elettorale, tra i tanti che ha il PSI e che le giovani generazioni non conoscono? Un nome oltretutto anche sputtanato e non certo per colpa dei sinceri militanti socialisti come noi. Per i soldi, che non ci sono. O per le pochi sedi che forse e sottolineo forse, potremo prendere?
NO! Bisogna costruire GRADUALMENTE, MA RAPIDAMENTE, un'organizzazione socialista indipendente, guardando non ad un impossibile rilancio del PSI, ma alla possibilità di portare via la componente migliore della sua dirigenza e dei suoi militanti. Non è più il tempo di tatticismi politici è questa situazione che ce lo impone. Capiamo i dubbi che possono avere molti compagni, ma purtroppo non è più il momento dei dubbi. La scelta del gruppo dirigente del PSI di aderire senza alcuno spirito critico al centrosinistra bersaniano, in prospettiva, probabilmente, di una confluenza dentro il corpo del PD, magari passando tramite una lista elettorale unica (anche se ciò non è necessario ad una futura annessione) priverebbe il socialismo italiano di qualsiasi rappresentanza politica, sia pur minimale. E d'altra parte è evidente che l'assoluta volontà di Nencini di appoggiare Bersani alle primarie, e di non candidare alcun esponente del PSI, è l'anticamera della fusione per incorporazione, che lascerebbe l'Italia priva di una sua tradizione socialista autonoma.
In un certo senso la strada verso l'autonomia della LDS è un salto al buio, ma non vi sono purtroppo alternative. Ed in questo contesto, come soggetti politici autonomi dal PSI, dobbiamo contribuire ed avviare tutta una serie di trattative con la parte della sinistra che ha scelto di rimanere fuori dal centrosinistra, guardando anche all'elettorato ed agli spezzoni di dirigenza di sinistra che sono presenti in partiti piccolo-borghesi come l'Idv, oppure nel M5S.
Nello specifico, riteniamo che l'esperimento siciliano di aggregazione fra SEL, IDV, FDS, Verdi, con il contributo in prima linea della FIOM, per il sostegno a Giovanna Marano, sia un laboratorio di ciò che potrebbe essere la nuova sinistra italiana in futuro, ovvero un partito del lavoro con un collegamento forte con l'unico sindacato realmente combattivo rimasto, e quindi con un forte radicamento di classe, in grado di presentare una piattaforma alternativa ad un debole riformismo a copertura di una sostanziale continuità montista, come propone il PD. E tale laboratorio, crediamo, si estenderà anche a livello nazionale (un primo segnale in tal senso è la foto del Palazzaccio) quando si manifesteranno inevitabilmente le contraddizioni interne al centrosinistra, fra il PD, ed in particolare le sue componenti centriste, e la sinistra, e quindi quest'ultima dovrà cercare una alternativa al “riformismo montista” di Governo, pena una nuova catastrofe elettorale analoga a quella della Sinistra Arcobaleno (che pagò proprio la partecipazione, inefficace, al Governo dell'Unione di Prodi ed alle sue politiche moderate). Le dinamiche in atto, crediamo quindi, porteranno inevitabilmente verso la stabilizzazione di una aggregazione SEL/IDV/FDS/Verdi, con la sponda della FIOM, cioè verso qualcosa che potremmo battezzare “partito del lavoro”. D'altra parte, poiché la politica italiana tende quasi sempre a seguire, seppur con ritardo, ciò che succede all'estero,sarà inevitabile che anche da noi arrivino esperienze di aggregazione della sinistra politico/sindacale simili ad Izquierda Unida, o al Front de Gauche, oppure a Syriza (seppur con le rilevanti differenze che caratterizzano queste tre formazioni unitarie della sinistra socialista ed antiliberista).
Proponiamo allora a Valdo Spini, come illustre esponente della migliore tradizione del socialismo, immediatamente dopo l'esito delle primarie, di farsi facilitatore e soggetto promotore di un percorso di approdo della sinistra socialista, ivi compresa la LDS, verso tale partito del lavoro. La componente socialista sarebbe fondamentale per dare a tale soggetto la concretezza programmatica per potersi presentare credibilmente ad una società che, come detto in precedenza, manifesta segnali di crescente radicalizzazione e mobilitazione di piazza, ma non trova sponda politica idonea. Sarebbe altresì fondamentale per attribuire a tale soggetto i valori di libertà, eguaglianza, europeismo, di cui il socialismo è portatore.
Chiediamo immediatamente e formalmente a Valdo Spini la disponibilità a lavorare in tale direzione, e, se non fosse disponibile, cerchiamo un altro esponente socialista con l'autorevolezza per traghettare la sinistra socialista verso il futuro partito del lavoro, ovviamente lavorando anche con le altre forze che lo comporranno (SEL, FIOM, IDV, FDS) per accelerarne il percorso costitutivo. E nel frattempo, chiediamo anche a soggetti come l'NPA ed ALBA di partecipare al progetto. Naturalmente, è ovvio che gran parte dell'attuale dirigenza e struttura del PSI, stanti le posizioni adottate, non abbia niente da dare ad una simile soluzione. Per questo l'autonomia dal PSI è fondamentale, in tempi relativamente rapidi.
Nell'immediato della campagna elettorale, si chiede alla LDS di operare per favorire la costituzione del nucleo del futuro partito del lavoro già dentro il centrosinistra, lavorando per facilitare una aggregazione dei soggetti politici a sinistra del PD e che intendono partecipare al centrosinistra, basata su un programma alternativo ed autonomo a quello del PD, da porre come condizione negoziale per la partecipazione alla coalizione di centrosinistra, nella convinzione che la politica più sana ponga, come requisito fondamentale per la formazione di una coalizione, una convergenza programmatica reale, che però non può essere lasciata ad un confronto “uno ad uno” fra PD ed ogni singola forza della sinistra, ma che deve trovare una prima convergenza fra i partiti della coalizione diversi dal PD, per presentarsi uniti al negoziato programmatico con il partito elettoralmente più importante della coalizione.
Costruire un partito del lavoro senza nessuna primogenitura essendo consapevoli che non vi saranno poltrone da occupare per rilanciare la sinistra in Italia e quindi costituire un punto di riferimento. Bisogna pensare (e muoversi) già adesso per costruire il partito di una sinistra unitaria italiana imperniato sui migliori valori del socialismo italiano. Il nostro movimento politico dovrà guardare alle esigenze di un vasto popolo di sinistra oggi disperso in molti partiti (non tutti di sinistra), anteponendo il programma delle cose da fare alle identità ed alle pur legittime appartenenze ideologiche. Un programma che deve dare risposte concrete e realistiche ad esigenze concrete, pur senza rinunciare ad obiettivi strategici di lungo periodo.
Rispetto alle scelte di collocazione europea, in coerenza con l’adesione piena al disegno europeista che ci contraddistingue come socialisti, ed in prospettiva di una auspicabile sempre maggiore integrazione politica europea, riteniamo che un partito del lavoro, che si dovesse costituire dopo l'attuale tornata elettorale, mantenga e rispetti le singole adesioni dei partecipanti ai vari partiti europei, ma abbiamo però anche il dovere di contribuire ad una svolta a sinistra delle politiche del partito socialista europeo, lavorando per mantenere una linea di dialogo e collaborazione fra GUE (Groupe Gauche Unitaire Européenne) e PES (Partito Socialista Europeo), anche solo rispetto a singole e specifiche iniziative.
Per questo è importante che alla nostra assemblea (Socialismo e Sinistra- Sinistra Socialista-Lega dei Socialisti) per la costruzione di una alternativa socialista e di sinistra nel nostro paese, prevista alla fine di novembre, ci sia la massima partecipazione non solo dei nostri compagni, ma anche e soprattutto quella dei compagni di altre forze e realtà della sinistra con cui potere iniziare ad affrontare un dialogo ed un confronto.
E' anche fondamentale che dalla nostra assemblea esca finalmente un lavoro per un programma, imperniato su linee antiliberiste e di concretezza, e che questo programma sia il frutto di un intenso lavoro a tutti i livelli della Lds, coinvolgendo anche i militanti di base, anche mediante appositi gruppi di lavoro ampiamente partecipati e trasparenti.

mercoledì 27 giugno 2012

RICOMINCIAMO DA CAPO? di Manuel Santoro



RICOMINCIAMO DA CAPO?
MESSAGGIO AL GRUPPO DI VOLPEDO
di Manuel Santoro



A 120 anni dalla nascita del Partito del Lavoratori italiani, PSI dal 1895, è arrivato il momento di ripensare ad una soggettività socialista, aperta, organizzata e strutturata, che contribuisca al ripensamento della sinistra italiana. Una soggettivita’ socialista che, nel senso piu’ democratico e trasparente, coinvolga tutte quelle forze, quelle soggettivita’ e quei filoni ideali del socialismo italiano interessate a riprendere il ragionamento di uno “stare insieme”, di una lotta comune, con l’obiettivo di creare, anche in Italia, un punto di riferimento per i deboli nelle societa’.

Le ragioni di questa posizione sono molteplici. Iniziando dallo stato disarmante in cui versa il socialismo italiano. L’erede “ufficiale” del socialismo italiano, il PSI, aleggia con percentuali leggere verso una alleanza moderata e conservatrice riproponendo la linea cuscinetto di Fiuggi tra PD e UDC. Ormai del tutto scomparso dall’orizzonte della sinistra italiana e, quindi, del tutto insufficiente ad una azione propositiva di rilancio del socialismo in Italia, il Partito Socialista Italiano si avvia lentamente alla conclusione di un processo di moderatizzazione neo-centrista il quale non prevede analisi profonde dei processi economici e sociali, ne tantomeno, ricette seriamente riformiste e di sistema. Chi, nei decenni, e’ uscito oppure e’ stato allontanato dal PSI, e’ oggi in altri soggetti politici, associazioni, gruppi vari, piccoli o grandi, noti o meno noti, oppure si e’ dato a vita privata.

Certo, nella scena politica del centrosinistra giganteggia il Partito Democratico il quale, con la sua ambiguita’ fondativa di essere di centro e di sinistra, e con la sua forza di attrazione delle forze limitrofe molto spesso assecondanti per fini ellettoralistici, svuota la potenziale progettualita’ di una diretta concorrente alla sua sinistra. Una alternativa di sinistra e socialista.

L’effetto di una futura alleanza, ad oggi probabile, tra PD, UDC e PSI sara’ quello di fare chiarezza; primo passo per una ripresa del cammino socialista. Se anche SeL dovesse unirsi al cartello (ma potrebbe anche non farlo e decidere finalmente di sposare il socialismo), allora lo spazio politico per riorganizzare il socialismo diventerebbe enorme e palpabile. Si creerebbe uno spazio largo in cui cominciare a lavorare ad una costituente socialista, ricomponendo, come esposto nella lettera invito al convegno, i filoni ideali del socialismo italiano.

Compagni, io penso che il socialismo in Italia, in Europa, nelle societa’ del mondo, sia vivo nelle idee e nei valori. E’, invece, la sua pratica, la sua organizzazione in soggettivita’ a non essere ancora germogliata. Vaghiamo, ancora, alla ricerca di un punto di approdo, spesso offerto da altri per altri fini, senza renderci conto che esso è nella nostra opera di costruzione politica ed organizzativa. Il socialismo brucia ancora nella militanza di tantissime donne ed uomini e non va vanificato. Se manca, come penso, il coraggio di sfidare il futuro, per il bene di tutti, nella costruzione di un soggetto politico socialista, affrontiamo la sfida. Penso che sia ormai diventata primaria la necessita' di riprendere il cammino dell'unita' dei socialisti all'interno di un ragionamento che ci conduca ad un ripensamento della sinistra italiana, la quale dovrà essere socialista.

Unità come una più compiuta rifondazione del socialismo.

27 giugno 2012

ANNIVERSARIO FONDAZIONE DEL PARTITO DEI LAVORATORI

GENOVA SALA SIVORI - SABATO 30 GIUGNO 2012

Manuel Santoro
Partito Socialista Italiano
Direttivo nazionale Lega dei Socialisti

lunedì 14 maggio 2012

Tesi politiche della LEGA DEI SOCIALISTI



Tesi politiche della LEGA DEI SOCIALISTI
documento del direttivo nazionale del 21/4/2012.




1 - Crisi di sistema e crisi delle società occidentali


La crisi di sistema del modello economico neo-liberista, iniziata ad esplodere a partire dal 2007, è ormai giunta, a causa dell’evolversi a catena dei cortocircuiti dei processi di finanziarizzazione e terziarizzazione delle economie avanzate, ad un punto di maturazione tale da compromettere la stessa tenuta, nel medio periodo, dei tessuti produttivi delle economie occidentali di fronte alle capacità di espansione globale dei nuovi grandi produttori emergenti .
Il modello di sviluppo attuale, vittima degli squilibri finanziari che ne hanno rappresentato uno dei fondamentali elementi propulsivi, si dimostra non più in condizione di garantire quei livelli di crescita necessari al mantenimento dell'equilibrio sociale su cui l'occidente democratico ha costruito il suo modello di società.
L'illusorio tentativo di rianimarlo, a cui stanno lavorando le classi dirigenti economiche e finanziarie responsabili della crisi, rischia di generare nelle società occidentali una crisi irreversibile dei propri modelli di garanzia sociale e della loro stessa articolazione democratica.
La Lega dei Socialisti ritiene che questa situazione drammatica costringa tutta la sinistra ad affrontare, con urgenza, la grande questione della trasformazione strutturale di un sistema di rapporti economici finanziari e sociali che distrugge la ricchezza sociale ed espropria il valore del lavoro e della vita degli individui, pensando di riattivare un processo di crescita attraverso nuovi processi di flessibilità nei processi produttivi, ed una compressione sistematica dei redditi da lavoro dipendente, quali condizioni indispensabili a sostenere un processo di crescita compatibile con il mantenimento della centralità decisionale del sistema finanziario, salvaguardata dalla garanzia della alta redditività dell'investimento finanziario, fondato sull'azzeramento delle residue politiche di intervento pubblico degli stati sovrani.
Questa nuova consapevolezza diffusa dei limiti di un sistema economico integrato a livello sovranazionale, in cui l'elemento finanziario agisce ormai in contrasto con gli interessi, reali e concreti, delle comunità dei produttori, dei lavoratori e degli stessi imprenditori, può infatti costituire la base sociale di un nuovo grande patto democratico, nei popoli e tra i popoli, verso un nuovo modello di rapporti economici e sociali, in cui l'economia reale, la qualità concreta dei rapporti interpersonali, sociali e produttivi, i parametri di valutazione della ricchezza sociale effettivamente goduta dai cittadini, la riqualificazione dei consumi all'interno di un più generale processo di maturazione culturale delle società sviluppate, e sopratutto la centralità dei meccanismi e dei sistemi redistributivi della ricchezza socialmente prodotta, anche come protezione sistemica al calo tendenziale dei tassi quantitativi della crescita, possono tornare ad essere le pietre angolari di un progetto di rinascita democratica della società.
Per la sinistra la soluzione alla crisi del sistema non deve quindi essere la concentrazione delle politiche economiche sulla sterilizzazione del debito sovrano, che porterebbe alla impossibilità di realizzare qualsiasi possibile intervento pubblico sui rapporti economici in grado di riprogrammare le scelte complessive di modello, ma la individuazione di un nuovo modello di sviluppo fondato su diversi criteri valutativi della crescita economica, che salvi l'equilibrio sociale attraverso il mantenimento di alti livelli redistributivi della ricchezza sociale diversamente prodotta, e valutata in base a differenti parametri di riferimento sociale a fronte di una restrizione tendenziale di una crescita fondata sui tradizionali parametri quantitativi.

Un nuovo modello di rapporto tra pubblico e privato, e tra sovranità, statuale o sovrastatuale, e finanza e mercati, che deve nascere dalla eliminazione di tutte le nuove norme costituzionali (vedi art. 81), o comunitarie (fiscal compact) introdotte a garanzia forzosa di un pareggio di bilancio degli stati che non distinguono tra spesa corrente e spesa per investimenti, che hanno solo la finalità di azzerare i poteri di intervento pubblico in economia e di generare una assoluta dipendenza dell’investimento produttivo dal sistema creditizio privato, ed in ultima analisi dagli organismi finanziari e bancari globali, che in qualità di tecnostrutture libere da condizionamenti statuali ne organizzano a livello superiore gli indirizzi di azione e la supervisione funzionale.

Un nuovo modello di sviluppo da realizzare nel quadro di una piena assunzione di poteri esecutivi e legislativi da parte degli organi di rappresentanza democratica della Unione Europea, le cui linee portanti possono fin da ora essere delineate, fondato sull’inversione delle regole che hanno governato le economie dei paesi sviluppati negli ultimi 20 anni, e sulla riforma radicale della struttura dei modelli sociali costruiti sulle compatibilità con un mercato pienamente sovrano funzionalizzato alla garanzia assoluta del profitto nell’investimento finanziario, assunto ad elemento centrale del processo di creazione della ricchezza sociale, strutturalmente destinato, direttamente o attraverso l’indebitamento diffuso dei consumatori, al sostegno della domanda, in sostituzione della crescita progressiva e tendenziale del reddito del lavoro che costituiva l’elemento centrale del precedente modello keynesiano.

In contesti sociali sempre più impoveriti e inquieti, potrebbero verificarsi derive antidemocratiche, oligarchiche e tecnocratiche, di cui già si avvertono i primi sintomi, come ad esempio in Italia con il governo dei tecnici, o una disperata recrudescenza di fenomeni terroristici .

Ma è, più in generale, in tutta Europa che si avverte lo scollamento fra le popolazioni e la tecnocrazia dell'Unione Europea, rappresentata dalla Commissione (organo non elettivo ma che di fatto detiene, oltre al potere esecutivo, anche quello di iniziativa legislativa) e della Bce, supportate dal capitale finanziario responsabile della crisi. Il sogno socialista novecentesco di un’Europa dei popoli rischia di diventare l’incubo di una euro-burocrazia neomonetarista, asservita agli interessi della finanza, con una rinascita degli antagonismi nazionali.
La politica, quindi, deve riacquisire dignità, coraggio e solidarietà per rompere le catene del degrado sociale ed umano del nostro presente e futuro, e proporre una alternativa di modello economico e di sistema sociale che sia punto di incontro, da una parte, ed opportunità politica, dall’altra.
Una alternativa che sia socialista, nel senso più nobile del termine, ed abbracci tutti coloro che hanno la determinazione di ricostruire Il socialismo e la sinistra in Italia ed in Europa.

2 - Un nuovo progetto sociale ed economico per il governo della sinistra

La Lega dei Socialisti vuole lavorare per un nuovo modello di societa' da costruire attraverso UNA POLITICA DI RIFORME DI STRUTTURA, concertata a livello europeo dalle forze del Socialismo Democratico e dalle altre forze della sinistra, fondata innanzitutto sul recupero di una sovranità delle istituzioni governative, europee o statuali, sul governo complessivo dell’indirizzo dei processi monetari comunitari, in grado di consentire, o il recupero di autonomia monetaria e fiscale delle autorità statuali in un quadro di rinnovata ed ampia libera contrattualità con gli istituti di controllo monetari sopranazionali e comunitari, all’interno di una logica espansiva delle capacità produttive dei paesi aderenti al sistema, o l’assunzione a livello comunitario del debito degli stati, con la liberazione delle economie nazionali dal peso di interessi determinati dal mercato dei capitali privati e dalle valutazioni speculative delle agenzie di rating e la contemporanea attribuzione al nuovo governo comunitario del compito di riprogrammare e attuare uno sviluppo omogeneo di tutta la realtà economica e produttiva europea in forma integrata e compatibile con le possibilità e le specifiche particolarità di tutte le aree omogenee che ad essa appartengono.
Una trasformazione strutturale del modello liberista che dalla riappropriazione delle politiche fiscali e monetarie passi alla costruzione, a livello comunitario e dei singoli stati, di un sistema istituzionale di programmazione dello sviluppo, intergrato e rappresentativo, di natura politica e non solo tecnica, dotato di poteri vincolanti per realizzare i piani generali di una programmazione comunitaria degli indirizzi produttivi , articolati in piani regionali contrattati con i singoli stati nazionali, vincolanti per gli operatori economici privati e le istituzioni finanziarie del credito, le cui scelte generali di investimento debbono essere oggetto di verifiche in ordine alle loro compatibilità di piano.

Un sistema di programmazione democratica degli indirizzi economici e delle conseguenti forme sociali, in grado di introdurre criteri di ridistribuzione interna delle risorse in ragione della loro finalizzazione alle scelte economiche programmate attraverso una riappropriazione sociale dei giudizi di valore sulla qualità dei processi di sviluppo economico, attraverso la realizzazione di nuove forme istituzionali di controllo delle scelte degli operatori e di verifica delle variabili economiche, orientate a garantire gli interessi generali della comunità civile.

Un nuovo modello di sviluppo che riassegnando ai poteri statuali, espressione della sovranità popolare democraticamente espressa, il diritto- dovere di dettare le regole dei rapporti economici e la selezione delle priorità sociali, attraverso il recupero di una politica di programmazione europea delle scelte economiche che qualifichi diversamente gli obiettivi della crescita economica, valutandone la congruità secondo nuovi parametri informati a criteri di qualità sociale dello sviluppo (es.: il QUARS), non più ancorati rigidamente ad indistinti criteri esclusivamente quantitativi connessi meccanicamente al tradizionale parametro del prodotto interno lordo (PIL).

Un modello economico che inverta il processo di privatizzazioni che ha caratterizzato l’esperienza neo-liberista, realizzando:

1) La RIPUBBLICIZZAZIONE DI TUTTE LE RETI ED INFRASTRUTTURE DI INTERESSE COLLETTIVO, I CUI INTROITI, FRUTTO DI UNA NATURALE TARIFFAZIONE DI TIPO MONOPOLISTA, DEBBONO TORNARE AD ESSERE UNA ENTRATA PUBBLICA, diretta a sostenere PROVVEDIMENTI DI SPESA di intervento pubblico in economia FINALIZZATI A SCELTE ECONOMICHE, SOCIALI e PRODUTTIVE DI INTERESSE PUBBLICO, assunte e coordinate in base alle soluzioni individuate dagli istituti di PROGRAMMAZIONE.

2) La NAZIONALIZZAZIONE di tutti gli istituti di credito coperti a garanzia, in quantità di molto eccedente i mezzi propri, dai fondi statuali, conferiti a copertura delle insolvenze accumulate in conseguenza della crisi dei derivati esplosa nel 2007/2008, e dai quantitave easing comunitari, in conseguenza delle speculazioni sui Bond nazionali comunitari realizzate nel periodo 2010/2011. parallela ad una riaffermazione del ruolo statuale delle Banche Centrali, come fulcro delle politiche monetarie Statuali ed Europee, le quali devono essere ristrutturate e riformate secondo moduli giuridici a partecipazione totalmente pubblica.

3) la RIFORMA, a livello sovranazionale, dei CONTRATTI FINANZIARI, attraverso l’adozione di una convenzione mondiale, che porti all’abolizione, in tutte le piazze finanziarie mondiali, dei contratti borsistici meramente aleatori, privi di utilità economica, e dei contratti lucrativi aventi causa nella perdita di valore di imprese non in condizioni di dissesto; il DIVIETO di CUMULO DI FUNZIONI tra banche di investimento finanziario e banche di credito produttivo e gestione di risparmio privato; la FISSAZIONE di RIGIDI PARAMETRI MASSIMI di grandezza delle banche private.

4) Un generale processo di REINDUSTRIALIZZAZIONE, ecocompatibile ,dei paesi europei, finalizzato anche ad un potenziamento della domanda interna , programmato ed assistito tecnicamente e finanziariamente a livello comunitario , ed attuato anche attraverso il rientro progressivo delle delocalizzazione di impianti produttivi effettuate a fine di profitto nei paesi caratterizzati da bassi costi del lavoro e privi di garanzie normative del lavoro dipendente.
Un processo di riqualificazione e riposizionamento sul territorio dei sistemi industriali ,e produttivi ,da realizzare al fine di ricostruire livelli occupazionali , riconsolidare la domanda interna attraverso la ricostruzione di monte salari, e recuperare una piu’ complessiva rifocalizzazione sulla base produttiva reale da parte di economie , tuttora ricche di formidabili conoscenze industriali , sospinte nell’ultimo ventennio dai modelli di finanziarizzazione a spostare risorse impressionanti dai redditi reali del lavoro ad un monte profitti , non reinvestito per l’allargamento della base produttiva, o in innovazione tecnica dei sistemi , ma impiegato in maggior parte in speculazione finanziaria o immobiliare, o al piu’ diretto ad incrementare fenomeni di terziarizzazione delle economie occidentatali fondato su una induzione/omologazione sociale verso una crescita delle propensioni ai consumi in campi di esperienza della vita delle persone precedentemente non oggetto di attivita’ commerciale ed imprenditoriale

Questo processo di ricostruzione delle strutture produttiva deve essere accompagnato dalla trasformazione del ruolo degli organismi internazionali di cooperazione economica (es. l’OMC o l' OCSE), fInalizzata a creare condizioni tendenziali di equilibrio sui diritti del lavoro e dei lavoratori contemporanee alla garanzia del diritto al libero scambio di merci e servizi, utile a riequilibrare le condizioni di competizione internazionale attraverso una elevazione dei diritti sociali nei paesi emergenti che porti alla riconversione de facto dei processi di delocalizzazione delle produzioni.

Un generale processo di RIACCULTURAZIONE che investa tutti i campi dell’universo culturale delle società europee, ed in particolare della nostra, come premessa di una più generale riconversione dei modelli di consumo e di riqualificazione della domanda sociale, finalizzata a considerare l’investimento sui livelli culturali del paese come una scelta di priorità all’interno di un più generale disegno di riaggregazione sociale, in cui la capillarizzazione della vita culturale, la diffusione dei saperi e l’accesso ai processi formativi, come vero e proprio diritto pubblico soggettivo, possano concretamente rappresentare fattori determinanti di una ricostruzione qualitativa del tessuto civile del paese, ed una opportunità di creazione di nuova ricchezza sociale, reale e pulita, fondata sulla tutela delle capacità creative degli individui. Un processo generale di riacculturazione dell’intero sistema paese necessario a riacquisire una complessiva capacità di innovazione sociale, tecnologica e produttiva, necessaria ad evitare che il nostro sistema produttivo, confinato prevalentemente a gamme di produzioni di bassa qualità e ridotto valore aggiunto, rimanga prigioniero delle logiche soffocanti di un confronto con nuovi produttori mondiali che poggiano la propria estrema competitività su un quadro di arretratezza sociale di fondo, in cui la contrazione dei costi del lavoro e la mancanza di garanzie segnano livelli incompatibili con un normale sviluppo democratico. Un modello di sviluppo che consideri l’attività culturale, diffusa ed autoprodotta in modo autonomo, o associato, da operatori liberi ed indipendenti , come una attività sociale da riconoscere, promuovere, e garantire, pone le basi di un nuovo elemento strutturale di creazione di reddito, che in un paese sviluppato, in cui la soddisfazione dei bisogni secondari rappresenta una enorme voce di consumo dei cittadini, andrebbe a coinvolgere un numero di attori di notevole entità, attraverso attività svolte con forme, tempi e modi di lavoro pressoché liberamente autoregolati, secondo moduli settoriali di flessibilità lavorativa socialmente accettabili in quanto strettamente inseriti in una logica di apprendistato finalizzata alla diretta acquisizione di competenze su cui costruire nel futuro una propria iniziativa autonoma.

La Lega dei Socialisti vuole, quindi, lavorare ad un nuovo progetto sociale della sinistra che affermi :

il LAVORO, inteso come asse centrale dell’ essere sociale, in tutte le diverse forme in cui concretamente si esplica nella economia reale ed in cui concorre alla creazione di valore nei processi produttivi ed organizzativi, d’impresa o autonomi, ed in tutte le sue differenti rappresentanze sociali ed articolazioni produttive, come l’ elemento strutturale di riferimento di un nuova aggregazione maggioritaria di interessi e di valori che identifica un nuovo modello di sviluppo alternativo, in cui il rispetto del rapporto reale tra crescita della ricchezza sociale prodotta e crescita del reddito dei lavoratori e dei cittadini evolva da imprescindibile esigenza di giustizia sociale a fattore essenziale dello stesso equilibrio dei processi di crescita e fattore di certezza della solidità di una economia che torna a valorizzare ed incentivare i processi produttivi reali.

Un nuovo sistema di crescita della economia reale in cui LA REDISTRIBUZIONE DEI REDDITI e DELLA RICCHEZZA SOCIALE, intese su un piano di valore come elementi di garanzia reale della qualità di base della convivenza civile, e della qualità sociale dei processi di produzione della ricchezza, divengono elementi strutturali di un modello sociale che rovescia una interpretazione della flessibilità come strumento di compressione dei costi del lavoro finalizzato al recupero di profitti in gran parte sottratti al reinvestimento diretto nel circuito produttivo, o non utilizzati per innovazione e ricerca finalizzata al rafforzamento della capacità produttiva.

Un nuovo modello di sviluppo che considera quindi LA GIUSTIZIA SOCIALE l’elemento di qualificazione morale e civile assoluta dei parametri del sistema di vita associata, ed assume a valore di riferimento la garanzia di uguali diritti ed opportunità per tutti, senza discriminazione alcuna, dal diritto all’istruzione all’assistenza sanitaria, ad un equo trattamento fiscale, all’assistenza sociale in rapporto ai bisogni dei singoli, all’accesso alla cultura ed ai processi formativi diffusi, ed alla fruizione di tutti i diritti sociali connessi con una concezione sostanziale della democrazia.

Un progetto di rafforzamento della DEMOCRAZIA, come regola suprema e fondante di tutti i processi istituzionali, decisionali, gestionali, amministrativi, esecutivi e giudiziali, e quale metodo di impostazione e regolazione dei processi sociali di interesse generale, attraverso la difesa della Costituzione e dei suoi principi fondamentali, e la affermazione assoluta dei principi di legalità, di libertà, di partecipazione, di integrazione, di solidarietà e di eguaglianza.

Il compito dei socialisti, diviene quindi sempre più, la costruzione di una nuova sinistra impegnata a lavorare ad un modello alternativo di sviluppo fondato sulla priorità degli interessi generali delle comunità dei produttori e dei consumatori, in grado di svincolare la vita delle società dal totale assorbimento nelle logiche di mercato raggiunto nell’attuale fase di finanziarizzazione integrale della economia, ed in grado, su un piano globale di rappresentare un potenziale alternativo sistema di riferimento per gli stessi paesi emergenti e per il resto del mondo in via di sviluppo, e la base strutturale economica su cui fondare un nuovo sistema di relazioni internazionali, in cui i processi di integrazione economica e commerciale vengano governati da istituzioni, anche sovranazionali, legittimate esclusivamente delle sovranità democratiche dei popoli e degli stati.

Per la Lega dei Socialisti diviene quindi fondamentale lavorare per nuovo sistema di rapporti tra i popoli e gli stati in cui LA PACE e LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, divengano sistema vincolante e regola prima di riferimento delle relazioni internazionali, garantite da una riforma democratica degli Organismi di Rappresentanza delle Nazioni Unite, finalizzata a consolidare e difendere i diritti umani in tutti gli stati aderenti , garantire il diritto di autodeterminazione dei popoli e tutelare la sovranita' degli stati-nazione ,e degli altri Organismi Sovranazionali di natura economica, finanziaria, sociale e commerciale, che ne rafforzi il carattere multipolare ed affermi e garantisca nei loro processi decisonali la piena rappresentatività delle comunità sociali e nazionali che ne costituiscono la base di legittimazione, potenziandone ed estendendone i compiti fino a garantire, oltre al corretto svolgimento delle relazioni politiche internazionale, anche l’espressione di una superiore capacità di governo e di controllo degli stessi processi economici globali, con efficacia vincolante rispetto alle funzioni ed ai compiti delle stesse tecnostrutture finanziarie e monetarie sovranazionali, che allo stato costituiscono il nocciolo decisionale delle attuali istituzioni economiche sovranazionali, che agiscono e condizionano le politiche nazionali con logica propria fuori da ogni vincolo di mandato , o di semplice rappresentanza, con i paesi ad esse aderenti.

3 - Limiti della sinistra italiana, socialismo democratico e sinistra europea

La Lega dei Socialisti ritiene che nella sinistra italiana si riscontrano due particolari debolezze di fondo, costituite dal permanere della confusione sulla reale identità del PD, connessa al suo abbandono, ormai strutturale, di qualsiasi velleità di riformismo di sinistra, direttamente derivato dal ruolo ricoperto nella II repubblica e riconfermato dalla sua subordinazione al governo Monti, e l’estrema debolezza della capacità di proposta dei partiti di sinistra alternativi al PD, unita ad una loro frammentazione rispondente più a inutili logiche di difesa di posizione che all’esigenza di ricostruire un rapporto organico con la società sulla base di una chiarezza di programmi.

La Lega dei Socialisti ritiene che questo stato di cose costituisca un gravissimo limite della sinistra italiana, fortunatamente in via di superamento in tutta la sinistra europea che va ricostruendo una maggiore ampiezza delle sue capacità di rappresentanza , messe a rischio dalla dissoluzione sociale prodotta dalla crisi, riorganizzandosi attorno a due entità distinte, destinate a collaborare attorno a programmi comuni, costituite dalle grandi maggioritarie tradizionali forze socialdemocratiche e dalle nuove consistenti formazioni socialiste di sinistra, che ricollocano la vecchia sinistra radicale su un nuovo terreno di rapporti politici unitari.

Per questo, anche in Europa, ci schieriamo con forza affinché le forze socialiste tradizionali legate al PSE ed all'Internazionale Socialista, grandi forze sempre centrali e decisive dello schieramento di progresso, non si chiudano al rapporto con esperienze e sensibilità diverse e nuove (dai partiti raccolti attorno al gruppo GUE/NGL, ormai quasi tutti diretti da compagni provenienti dalle file delle sinistre socialiste europee, ai Verdi, fino ai più ampi settori progressisti), e sopratutto prendano in considerazione quello che è un elemento nuovo della società europea: il sentimento di rivolta generazionale di quei giovani cresciuti con la speranza (o l'illusione) di un impiego nel terziario avanzato e nel settore dei servizi, oggi schiacciati dalla crisi verso prospettive di disoccupazione e precariato spaventose.

Questi giovani, che vivono in prima persona il fallimento della grande illusione neo-liberista di una società di mercato in cui la garanzia di una ampia e progressiva mobilità sociale, costruita alimentando i processi di crescita con la leva finanziaria, avrebbe dovuto costituire la grande contropartita della compressione degli spazi di potere e di ripartizione della ricchezza del lavoro dipendente, costituiscono la base sociale ed elettorale di nuovi movimenti che esprimono insofferenza e voglia di cambiamento, come i grillini italiani o i Pirati nordici, seppure con le dovute grosse differenze, e vanno coinvolti, con le loro istanze, nella realizzazione di un nuovo progetto di ricostruzione democratica delle nostre società.

In tal senso riteniamo che il Manifesto di Parigi e il Manifesto per l'Alternativa Socialista Europea, che hanno spianato la strada alla vittoria del compagno Hollande, costituiscano i primi passi per ridefinire una forte identità riformatrice delle forze del socialismo europeo, aperto a tutte le altre forze della sinistra europea.

In Italia, ancor più che nel resto d'Europa, la sinistra deve avere un punto di riferimento socialista nuovo e forte, al momento mancante, sopratutto di fronte ad un Partito Democratico che rifiutando una chiara identità socialista continua a scaricare sull'intera sinistra tutti i suoi limiti di rappresentatività e la sua subalternità culturale, ed a volte esplicitamente politica, ad un insieme di poteri ed interessi economici, finanziari ed internazionali , tradizionalmente estranei all'area di rappresentanza della sinistra, la cui legittimazione per il PD continua a costituire tuttora elemento ineludibile delle proprie necessità politiche.

Di fatto, fra i grandi paesi europei, l’Italia è l’unico a non avere un partito di sinistra unitario, in grado di fare sintesi fra il marxismo, il socialismo democratico, l’ecosocialismo, il libertarismo e le dottrine del socialismo del XXI Secolo, e che dia uno sbocco politico ai movimenti sociali ed alle forme di aggregazione spontaneistica della società civile.

Questa assenza, costituisce un elemento di gravissimo indebolimento delle possibilità di difesa delle classi subalterne, e di logoramento di tutto il nostro sistema democratico.

C’è una enorme domanda di sinistra insoddisfatta all’interno dell’elettorato, e che può essere calcolata non soltanto aggregando il consenso attribuito a partiti come SEL , la FdS o il PSI, ma che si rivolge anche a soggetti politici che non sono di sinistra, ma sanno gestire bene la fase comunicativa con tali frange di elettorato (si pensi ad IdV o al Movimento 5 Stelle, che pur essendo lontani da una visione ed una tradizione di sinistra, catalizzano voti di elettori di sinistra, o alle componenti di elettorato ex-DS presenti ancora nel PD) oppure che, in assenza di riferimenti politici validi, si rifugia in un astensionismo in forte crescita, che oramai supera il 30% dell’elettorato, e che secondo i principali studi demoscopici è composto perlopiù da elettori con orientamento politico a sinistra.

La Lega dei Socialisti, convinta che il logoramento e la sfiducia verso il sistema politico non riguardi solo lo schieramento conservatore, vuole intervenire con il proprio progetto su questo terreno di crisi delle rappresentanze e di perdita di credibilità della politica come veicolo della domanda sociale, per evitare che la sinistra italiana, in assenza di un progetto per la ridefinizione di una sua forte identità come forza di cambiamento reale della società, venga inghiottita dalla crisi di questo sistema politico e dalla sua inevitabile ristrutturazione.

4 - La Lega dei Socialisti ed il suo progetto per la ricostruzione della sinistra italiana

E’ in questo quadro generale di analisi della crisi e di individuazione delle linee portanti di un modello alternativo dello sviluppo, che la Lega dei Socialisti, consapevole dei limiti della iniziativa politica del PSI, duramente critica del ruolo e della natura del Partito Democratico, preoccupata per la fragilità delle attuali alternative politiche che ad esso tentano di contrapporsi , vuole esercitare un ruolo importante di attrazione, coesione e sintesi di tutte le anime del socialismo italiano fuori dal solco neo-liberista, e, di conseguenza, proporsi in prospettiva, qualora fosse necessario, anche come autentico soggetto politico autonomo socialista, portatore di una alternativa di modello economico, e di una concezione diversa dei processi di crescita della ricchezza e di sviluppo dei rapporti sociali.

La Lega dei Socialisti è un soggetto strutturato a livello nazionale, organizzato sulla base di leghe regionali e cittadine, che ha il compito di sviluppare l'azione di promozione politica necessaria ad aggregare tutti i socialisti, attualmente dispersi in diverse forze della sinistra, che condividono l'idea di superare la pretesa di autosufficienza del socialismo italiano, per rifondare la sinistra attraverso la costruzione di una nuova forza socialista e democratica che abbia come cardini di riferimento, come deciso al congresso del giugno 2011, i seguenti punti:

La ricostruzione nella sinistra di una prassi politica fondata sulla rappresentanza democratica degli interessi reali dei cittadini come vincolo ineludibile della propria legittimazione sostanziale, e su una interpretazione critica dei processi sociali, economici, e culturali in atto, necessaria a definire un nuovo progetto programmatico che traduca in proposta politica concreta una visione alternativa dello sviluppo economico e dei suoi nuovi modelli culturali e sociali di riferimento, che renda concreto, a partire dalla nostra realtà nazionale, un processo ineludibile di rifondazione a sinistra di tutto il socialismo democratico europeo.

La necessità di tradurre in un progetto politico conseguente la constatazione che la crisi delle economie dei paesi sviluppati abbia assunto i caratteri di una crisi di sistema, tale da incrinare la fiducia collettiva in un futuro caratterizzato dai livelli di garanzia sociale finora conosciuti, e possa quindi rendere possibile il superamento definitivo di quella egemonia delle idee-forza liberiste, neoconservatrici e tecnocratiche, attorno a cui l'Occidente ha consolidato gli equilibri di potere responsabili dei processi economici, finanziari e sociali oggi entrati in crisi, sul cui altare, nella fase storica trascorsa, la socialdemocrazia europea e l'Ulivo italiano, di cui il PDS-DS-PD rappresenta la forza chiave, ha purtroppo, per acquiescenza, sostanziale logorato la propria credibilità.

La convinzione che la sinistra italiana debba quindi necessariamente ripensare la propria impostazione culturale e programmatica rispetto alla profondità della crisi che sta coinvolgendo il capitalismo a livello globale, recuperando appieno una concezione del riformismo socialista fondata sulla affermazione della superiorità del momento della decisione politica rispetto alla centralità degli interessi del mercato, nuovamente proiettata a perseguire una trasformazione strutturale degli assetti economici e sociali, ed in grado di individuare un diverso modello di sviluppo, diversi parametri di riferimento della qualità della vita della società, e nuove regole di controllo sociale delle variabili economiche.

L'idea che il superamento della autosufficienza del socialismo italiano passi conseguentemente attraverso una ristrutturazione di tutta la sinistra, in cui il pensiero e l'esperienza storica, culturale , e politica , del Socialismo Italiano assuma in termini unitari una nuova centralità a sinistra, essendo evidente che la straordinarietà della crisi implica il superamento della distinzione tra coloro che provengono dalle file del socialismo europeo e chi si è finora riconosciuto in esperienze politiche nominalmente più radicali, che possa consentire alla sinistra di recuperare la propria piena autonomia politica, fuori dai condizionamenti e dalle necessità di legittimazione esterna da parte di forza estranee alla sua area sociale di riferimento.

Sulla base di questi punti fermi di riferimento la Lega dei Socialisti intende dialogare e lavorare con tutte le organizzazioni politiche della sinistra storica che continuano a voler mantenere la loro alter natività al PD, e vuole porsi come soggetto costituente di un nuova forza della sinistra italiana, di ispirazione e caratteri chiaramente socialisti, all'interno della quale i socialisti sappiano essere nelle condizioni di FAR VALERE, COME AUTENTICO VALORE AGGIUNTO, la propria IDENTITA' RIFORMATRICE COME ELEMENTO DECISIVO DELLA EVOLUZIONE di tutta la SINISTRA verso una concezione della propria azione politica in cui il governo dei processi economici rappresenta la soluzione naturale della propria opera di ricostruzione della rappresentanza sociale delle classi subalterne, ed il lavoro di individuazione di un programma alternativo di modello diviene l'asse portante della propria proposta politica alternativa, e la garanzia sostanziale della ripresa di una piena autonomia politica e culturale della sinistra italiana, al pari delle migliori esperienze del socialismo democratico, e nel solco della elaborazione teorica compiuta nel tempo dalle sinistre socialiste europee.


In questo processo di ristrutturazione , ricostruzione e riunificazione della sinistra la Lega dei Socialisti ritiene propri iniziali interlocutori naturali il PSI, SEL e la stessa FdS, qualora il suo progetto di superamento unitario della identità comunista venga mantenuto, i grandi movimenti per la legalità, la pace, i diritti civili e sociali, il rinnovamento della politica, la critica della globalizzazione finanziaria , e naturalmente il sindacato, ed è naturalmente aperto alle forze che, all'interno del PD, condividono e si battono per un suo esplicito approdo al socialismo europeo e lavorano per l'abbandono di una politica di unità nazionale, finalizzata, nell'immediato, al sostegno del governo Monti ed in prospettiva elettorale ad un accordo di Grosse Koalition.
Una sinistra nuova di questa natura, costruita con la nostra determinante partecipazione, in grado di ottenere un buon risultato, avrebbe la possibilità concreta di produrre un ripensamento complessivo della natura e delle scelte del PD verso un programma comune della sinistra, che potrebbe sostenere i progetti innovativi per un nuovo ben più equilibrato modello di crescita, una ricostruzione democratica dello stato e della sua sovranità sui processi sociali, e per la riprogrammazione di una vera politica industriale, propri di una vera sinistra socialista di governo di rango europeo, in grado di rispondere alla crisi di sistema in atto con un modello di sviluppo alternativo.

In questo senso vogliamo lavorare alla costruzione di una nuova forza politica della sinistra che sia parte sostanziale della storia del movimento socialista europeo ed internazionale, al di là di appartenenze formali che in Italia sono rese impossibili dalla ambiguità della scelta identitaria della forza di riferimento centrale del PSE costituita dal PD, convinti della necessità di liberare la sinistra italiana dalle contraddizioni e dei limiti del PD, e della sua tendenza costante a scaricare le sue difficoltà di rappresentanza elettorale e sociale sulla rappresentatività del sistema politico.


La Lega dei Socialisti ha, quindi, la necessità di essere un soggetto politico che abbia dignità di interlocutore nel quadro politico, per poter lavorare alla nascita di un nuovo, grande, soggetto della sinistra che abbia una forte identità socialista e sia portatore di una alternativa di modello, sociale ed economico, alla crisi di sistema che sta travolgendo le nostre democrazie.

La Lega dei Socialisti lavora, in questo senso, come realtà di cerniera e proposta, ad un progetto di fondamentale importanza per la sinistra italiana, fondato sulla necessità di ricostruire una unità tra i socialisti di sinistra, come condizione necessaria per affrontare un percorso di riunificazione a sinistra nel solco del processo di rifondazione e ridefinizione degli obiettivi in atto in atto nel socialismo democratico in tutta Europa.

In tale contesto, le compagne e i compagni socialisti che operano in questa prospettiva e ne fanno parte, hanno piena dignità indipendentemente dalla eventuale adesione a questo o quel partito.


La Lega dei Socialisti avvierà il percorso di adesione dei singoli attraverso una campagna nazionale di tesseramento, necessaria a consolidare la propria identità associativa ed a reperire i necessari mezzi di autofinanziamento.


La Commissione per il Documento politico: Camagni Pierluigi ( Presidente ), Santoro Manuel , Trovato Paolo, Santarelli Stefano , Ferro Michele , Ricciuto Enrico , Manfredi Mangano.Franco Bartolomei (Segretario nazionale ), Augusto da Rin( Vice Segretario Nazionale)



14 Maggio 2012
 
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