DUNE di FRANK HERBERT
di Sandro Pergameno
Dalla Le Guin a Frank Herbert, in un ideale passaggio di testimone tra due autori fondamentali nella storia della fantascienza. Ecco una mia recente introduzione alla ristampa di Fanucci di quello che è forse il classico più classico di tutto il genere fantascientifico.
Fino all’uscita di Dune, nell’ormai lontano 1964, nessun autore di fantascienza era riuscito a realizzare l’impresa compiuta da Frank Herbert, e cioè la creazione, fin nei minimi dettagli, di un ecosistema e di un universo completo e complesso. L’impero galattico di Asimov con la sua capitale Trantor, megalopoli/pianeta al centro dell’universo civilizzato, non è altri che un’immagine schematica e ampliata su scala cosmica della comunità terrestre dell’epoca, mentre le civiltà extraterrestri immaginate da Alfred Elton Van Vogt e Robert Heinlein nei loro romanzi di incontri/scontri tra uomo e alieni sono solo abbozzate e molto grezze, per non parlare dei simpatici mondi alieni di Clifford Simak, che per sua natura prediligeva la dimensione intimistica e pastorale, quanto mai distante, narrativamente parlando, dall’impressionante cosmo di Herbert.
La storia di Paul Atreides, figlio del duca Leto, e del desertico pianeta Dune (o Arrakis, come è chiamato dai suoi abitanti) spiccano nell’ambito della letteratura fantascientifica della sua epoca (e anche di quelle successive) per la complessità e compiutezza narrativa. Herbert utilizza infatti con somma maestria i canoni classici di ogni tradizione letteraria e di quella fantastico/fantascientifica in particolare, riprendendo strutture come la “quest”, il rituale della maturazione giovanile e di iniziazione all’età adulta, il melodramma e i complotti machiavellici per la conquista del potere.
