Diari di Cineclub

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lunedì 12 novembre 2018

PAP FICTION! QUALCHE LEZIONE DALLA SCISSIONE DI POTERE AL POPOLO di Claudio Bellotti





PAP FICTION!
QUALCHE LEZIONE DALLA SCISSIONE DI POTERE AL POPOLO
di Claudio Bellotti



“La sinistra dovrebbe unirsi, i vari gruppi e partitini dovrebbero mettere da parte le proprie divergenze, smetterla di farsi la guerra e mettersi tutti insieme”. Da un decennio questo ritornello viene ripetuto incessantemente. Questa retorica “unitaria” ha dato luogo negli ultimi dieci anni a diverse aggregazioni. Ricordiamo tra le altre la Sinistra arcobaleno (2008), la Federazione della Sinistra (2009-11), la Lista Ingroia (2013), l'Altra Europa con Tsipras (2014) e, infine Potere al popolo che si è presentata alle ultime elezioni politiche.
Dopo l'1,1 per cento raccolto nelle elezioni del 4 marzo è stato lanciato in pompa magna un “processo costituente” volto a trasformare la lista in un nuovo partito politico, con lo slogan “indietro non si torna”!

Scissione dopo un anno

Tuttavia ad un anno dalla sua nascita e a sette mesi dalle elezioni, Potere al popolo (Pap) si spacca verticalmente tra due fronti contrapposti. Tra recriminazioni, accuse reciproche e irripetibili bassezze via social media, ecco il bilancio.
Il cosiddetto Partito comunista (Pci) se n'era già andato dopo le elezioni; Sinistra anticapitalista ha seguito poco dopo, avendo constatato che il livello di democrazia interna era tale per cui si era rifiutata persino la pubblicazione di un loro contributo sul sito di Pap in quanto “disfattista”.
A seguire la segreteria del Partito della rifondazione comunista, dopo aver fatto di tutto per insabbiare il processo costituente, decide di ritirarsi all'ultimo giorno delle votazioni online che dovrebbero stabilire lo statuto e il percorso fondativo del nuovo partito. Di fatto è scissione, e si profilano carte bollate.
Restano in Pap circa 4mila aderenti che hanno votato online, organizzati prevalentemente attorno alle sigle del centro sociale ex opg di Napoli e al sindacato Usb.
Piuttosto che addentrarci nella lunga lista di colpi bassi e manovre che hanno contraddistinto questo scontro, ci sentiamo di trarne alcune indicazioni politiche.

venerdì 6 luglio 2018

LA PROVA DEL BUDINO - IL GOVERNO GIALLO-VERDE E LA CLASSE LAVORATRICE di Claudio Bellotti






LA PROVA DEL BUDINO - 
IL GOVERNO GIALLO-VERDE E LA CLASSE LAVORATRICE
di Claudio Bellotti




Un vecchio e noto proverbio inglese dice che la prova del budino è mangiarlo. Calza perfettamente anche per l’esperienza che milioni di persone si apprestano a fare del governo giallo-verde.
Per capirne le prospettive non possiamo accontentarci di giudicare gli avvenimenti a partire dalle parole che rivestono i fatti e le azioni dei diversi partiti. Chi, come gran parte dell’intellettualità progressista di area Pd, pensa di poter “smascherare” o addirittura mettere in crisi questo governo denunciando le incoerenze verbali di Salvini o Di Maio perde il suo tempo.

Il voto del 4 marzo

È necessario innanzitutto ribadire che il voto del 4 marzo è stato un voto segnato profondamente dalla condizione sociale. In un certo senso è stato un voto di classe, espresso però in modo passivo, ossia scegliendo (passivamente, appunto) tra gli “strumenti”, i partiti presenti sulla scheda, quelli che meglio si prestavano allo scopo.

Milioni di lavoratori, giovani, precari, poveri, disoccupati hanno detto in modo chiaro e inequivocabile che i partiti che avevano governato fino ad allora non hanno più il diritto di comandare e devono sparire. Pd, Forza Italia e rispettivi alleati sono stati frantumati dal voto quasi unanime di coloro che hanno pagato più pesantemente gli effetti della crisi economica.

È stata la condizione sociale a generare questo risultato: chi ha votato M5S e, in parte, persino la Lega, ha espresso un segnale chiaro: meno precarietà, salari e pensioni decenti, meno diseguaglianze sociali, sostegno a chi non ha lavoro. È stata una protesta rabbiosa e sacrosanta contro le politiche condotte per decenni. Tuttavia questo contenuto sociale del voto si è potuto esprimere solo in una forma politicamente e ideologicamente confusa, mescolando aspetti progressisti con altri pesantemente reazionari. E come poteva essere altrimenti?

Veniamo da anni, decenni lungo i quali i dirigenti della sinistra si sono impegnati allo stremo per screditare come peggio non si poteva qualsiasi prospettiva di cambiamento della società o anche di difesa degli interessi dei lavoratori e dei ceti popolari. Ogni parola è stata trasformata nel suo contrario. La solidarietà non è più l’arma di chi lotta ma la carità predicata da chi ha la pancia piena a chi fatica ad arrivare a fine mese. Chiamano internazionalismo il servilismo verso le istituzioni internazionali del capitale, a partire dall’Ue. Sindacato è diventato, salvo rare eccezioni, sinonimo di svendita dei diritti del lavoro. Nel crollo dei punti di riferimento precedenti, la grande massa ha scelto come ha potuto votando “il cambiamento”.

In queste settimane tuttavia il razzismo pare farla da padrone e l’ascesa di Salvini sembra inarrestabile. Cosa alimenta questa ondata, che non è certo la prima nel nostro paese? La guerra fra poveri non è certo stata inventata da Matteo Salvini, che peraltro non crede a una sola delle parole che dice. La Lega proclama la guerra ai barconi degli immigrati e firma la pace coi motoscafi di lusso degli evasori fiscali e dei ricchi ai quali promette meno tasse.

Questa politica disgustosa, arrogante coi poveri e servile verso i ricchi, non mancherà di suscitare una protesta innanzitutto fra i lavoratori immigrati, ma anche fra i giovani che rifiutano le discriminazioni, le ingiustizie, la repressione.

mercoledì 4 luglio 2018

" DECRETO DIGNITA' ": LA MONTAGNA E IL TOPOLINO




" DECRETO DIGNITA' ":
LA MONTAGNA E IL TOPOLINO


Il vicepremier, ministro del lavoro, dello sviluppo economico e delle politiche sociali nonché leader del primo partito italiano Luigi Di Maio ha promesso dignità. Parola grossa che vuole condensare in un decreto legge in corso di preparazione proprio mentre scriviamo.

Dignità per i lavoratori, i disoccupati, i precari, poveri che in questi dieci anni hanno pagato il prezzo maggiore della crisi del capitalismo. Vediamo ora quale topolino ha partorito questa montagna.

Lotta alla precarietà? Per i contratti a termine rimane il tetto dei 36 mesi (si parlava di ridurlo a 24); si riducono da 5 a 4 (che audacia!) i rinnovi possibil; si introducono causali iper generiche; si allungano i termini per l’impugnazione; si chiede qualche spicciolo in più di contributi alle imprese. Sparisce l’impegno di abolire lo staff leasing.

Jobs Act: Nulla di fatto, tutto rimane come prima su articolo 18 e licenziamenti, sfuma anche l’ipotesi di elevare gli indennizzi per chi viene licenziato senza giusta causa.

Lotta alla povertà? L’idea di un salario minimo legale orario rimane confinata nelle chiacchiere da talk show.
Delocalizzazioni: Si introduce una penale per le grandi imprese (sopra i mille dipendenti) che delocalizzano all’estero nel caso abbiano goduto di contributi pubblici nei 10 anni precedenti. Una multa che certo non impressionerà le multinazionali, sempre ammesso che non venga poi stoppata in sede Ue.

martedì 29 maggio 2018

IL RICATTO DI MATTARELLA NEL NOME DEI "MERCATI"





IL RICATTO DI MATTARELLA NEL NOME DEI "MERCATI"


CRISI SENZA FINE DI UN SISTEMA MARCIO!


Con la rinuncia del primo ministro Conte e con l’incarico a Cottarelli si è consumato un nuovo passaggio nella profonda crisi politica italiana e non solo.

I tatticismi parlamentari non possono spiegare interamente questa svolta a dir poco inattesa. Indubbiamente Salvini si sentiva sempre più stretto nell’alleanza con i 5 Stelle e pensa di poter passare all’incasso con nuove elezioni. Da parte sua Mattarella temeva come il fuoco un governo Lega-M5S che varasse la prossima legge finanziaria ed è riuscito, col suo veto su Paolo Savona come ministro, a resuscitare il “governo neutrale” che aveva già proposto senza esito alcune settimane fa.

Tuttavia questi calcoli appaiono deboli e fondati su dei veri e propri azzardi. Anche i cosiddetti “poteri forti” esprimono più preoccupazione che fiducia negli effetti della mossa di Mattarella. Confindustria si stava già apprestando a gestire un rapporto con l’annunciato governo giallo-verde, rapporto che certo non sarebbe stato idilliaco ma che pragmaticamente i padroni nostrani pensavano di poter ricondurre alla (loro) ragione. Persino il presidente francese Macron, totem dell’ortodossia liberista ed europeista, aveva già fatto una telefonata informale a Conte proponendogli di collaborare sul piano europeo.

martedì 13 marzo 2018

LA BORGHESIA CAMBIA CAVALLO di Alessandro Giardiello




LA BORGHESIA CAMBIA CAVALLO
di Alessandro Giardiello


Le elezioni del 4 marzo consegnano alla classe dominante un quadro politico devastato e per certi aspetti inedito. Dovranno fare di necessità virtù e governare con forze politiche che per anni hanno definito antisistema e che proprio per questo sono uscite trionfatrici dalle urne.
Si è parlato assai di un futuro governo M5S-Lega, lo hanno fatto soprattutto esponenti di centrosinistra, ma è l’ipotesi meno realistica di quelle in campo. Tra di Maio e Salvini c’è una competizione oggettiva per la premiership che non può essere aggirata.
Non a caso le dichiarazioni di entrambi nei primi giorni dopo le elezioni vanno nella direzione di “aprire a sinistra”.
Per quanto il centrodestra sia la coalizione con più parlamentari è anche quella che ha meno chances di trovare una maggioranza in parlamento. Ha un bel dire Brunetta che “ci sarà la coda per entrare nel governo”, non si capisce francamente da dove possano uscire 60 deputati e 25 senatori a inizio legislatura senza un accordo politico con una delle altre forze politiche presenti in Parlamento. Può ll Pd demolito dalle elezioni sostenere (seppure con un appoggio esterno) un governo a guida Salvini? Impensabile.
Sono dunque altre le ipotesi che la classe dominante sta prendendo in considerazione.

mercoledì 7 marzo 2018

UN TERREMOTO POLITICO - PRIMO BILANCIO DEL VOTO DEL 4 MARZO






UN TERREMOTO POLITICO 
PRIMO BILANCIO DEL VOTO DEL 4 MARZO



Il voto del 4 marzo costituisce un nuovo terremoto nella politica italiana, sia pure visto attraverso le lenti deformanti di una campagna elettorale.
Il primo dato fondamentale è il tracollo dei partiti che da anni garantivano la governabilità del capitalismo italiano. Il Pd lascia sul campo oltre 2,5 milioni di voti, Forza Italia 2,7. A questo si aggiunga che nel 2013 la coalizione di Mario Monti, centrista e borghese per eccellenza, aveva raccolto quasi 3,6 milioni di voti.

Quello che i commentatori politici chiamano il “centro”, ossia i partiti che la borghesia considera affidabili, si è letteralmente liquefatto. È impraticabile qualsiasi ipotesi di larghe intese basata su Forza Italia e il Pd.
Il capitale, italiano e internazionale, ha quindi per le mani il problema assai scottante di garantirsi un governo che risponda ai suoi interessi fondamentali, sulla base di un parlamento in cui i numeri non indicano chiare maggioranze. In questo crollo dei partiti che hanno governato per decenni c’è un elemento di profondo odio di classe che dobbiamo saper leggere al di sotto e al di là della demagogia dei 5 Stelle o delle campagne reazionarie della destra.

mercoledì 27 dicembre 2017

LE RAGIONI DELLA LISTA «PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA» di Claudio Bellotti





LE RAGIONI DELLA LISTA «PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA»

di Claudio Bellotti (*)




La prima urgenza è rivendicare esplicitamente il punto di vista di classe, ossia quello che più sistematicamente viene negato e oscurato. La destra ci parla della divisione fra italiani e stranieri; i grillini non vanno oltre lo scontro fra cittadini e “casta”; il bollitissimo Renzi prova a raffigurare lo scontro come lotta finale tra democrazia e oscurantismo, usando a questo scopo le comparsate (certo pericolose) dei gruppi neofascisti. Ebbene, in mezzo a tutte queste divisioni mistificanti vogliamo che ci sia una lista che parte da un assunto chiaro: il mondo si divide ancora, anzi più che mai, in sfruttatori e sfruttati, fra capitale e lavoro.

Anche perché, lo si vede ogni giorno più chiaramente, la risposta capitalistica alla crisi si chiama innanzitutto svalorizzazione della forza lavoro, dal sottosalario dilagante fino alle forme di lavoro gratuito, semigratuito o servile che si allargano sempre di più. La famosa classe operaia che “non esiste più” viene, dalla crisi del 2008, chiamata in tutto il mondo a spremersi sempre di più per sostenere un sistema che sprofonda in contraddizioni insolubili. Lavorare sempre più ore, più anni, più intensamente, per salari sempre più poveri, con diritti sempre più evanescenti: questa è la semplice ricetta del capitale, tutto il resto è solo aria fritta.

venerdì 15 dicembre 2017

IL PROGRAMMA DI "POTERE AL POPOLO" E LE NOSTRE DIVERGENZE







IL PROGRAMMA DI "POTERE AL POPOLO" E LE NOSTRE DIVERGENZE


L’appello “Potere al popolo” lanciato dal Centro sociale “Je so’ pazzo” di Napoli e dall’organizzazione politica a cui fa riferimento, i Clash City Workers, ha diffuso una proposta di programma per una lista alle prossime elezioni politiche.
Da più parti tale proposta viene definita, a seconda degli interlocutori, “anticapitalista”, “di rottura”, addirittura “di transizione al socialismo”. Possiamo comprendere le grandi speranze affidate in questo tentativo di “unità della sinistra” da parte di diversi sinceri militanti, ma purtroppo dobbiamo dire che tali speranze sono malriposte.
Nella proposta di programma, rintracciabile sul sito poterealpopolo.org, non c’è traccia di contenuti anticapitalisti o rivoluzionari. La parola “rivoluzione” non compare, e nemmeno “socialismo”, tantomeno “comunismo”. La proposta complessiva si colloca su un terreno “antiliberista” e riformista fin dai primi capitoli.

domenica 10 settembre 2017

SINISTRA CLASSE RIVOLUZIONE DI FRONTE ALLE ELEZIONI di Alessandro Giardiello





SINISTRA CLASSE RIVOLUZIONE 
DI FRONTE ALLE ELEZIONI
di Alessandro Giardiello


I parlamentari di Mdp che insieme a Pisapia ambiscono a guidare la sinistra nel nostro paese, nei pochi mesi dalla nascita del loro movimento sono riusciti a votare insieme al Pd provvedimenti come:

– il decreto Minniti, che abolisce due gradi di giudizio per una categoria di donne e di uomini evidentemente considerata inferiore come i migranti.

– la reintroduzione dei voucher, uscendo dall’aula del Senato e favorendone l’approvazione.

– 17 miliardi di euro regalati alle banche venete.

Tuttavia secondo il Manifesto l’unità a sinistra è un bene prezioso da tutelare. E noi che pensavamo che il bene da tutelare fossero le condizioni di vita e i diritti delle classi subalterne, demoliti da decenni di politiche di austerità, con la partecipazione attiva dell’intero campo della sinistra riformista (Rifondazione Comunista in primis).

domenica 6 agosto 2017

IL VENEZUELA DOPO LE ELEZIONI PER L'ASSEMBLEA COSTITUTENTE: CONCILIAZIONE E RIVOLUZIONE? di Jorge Martin





IL VENEZUELA DOPO LE ELEZIONI PER L'ASSEMBLEA COSTITUTENTE: 
CONCILIAZIONE E RIVOLUZIONE?
di Jorge Martin


Ancora prima che il Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) annunciasse i risultati delle elezioni per l’Assemblea Costituente che si sono tenute domenica 30 luglio in Venezuela, l’opposizione e l’imperialismo occidentale avevano già dichiarato che si erano verificate frodi di grande portata e che non avrebbero riconosciuto la legittimità dell’Assemblea. Da quel momento, si sono accumulate pressioni su tutti i fronti. Cosa si deve fare?

Queste non erano elezioni normali, bensì una importante battaglia nell’offensiva che l’oligarchia e l’imperialismo occidentale hanno scatenato negli ultimi quattro mesi contro la rivoluzione bolivariana. L’opposizione non solo ha dichiarato che avrebbe boicottato le elezioni, ma ha anche tentato di impedire fisicamente che si votasse. Il 30 luglio [giorno delle elezioni], le barricate impedivano l’afflusso degli elettori ai seggi, ci sono stati episodi di distruzione di materiale elettorale e macchinari, attacchi armati contro i seggi elettorali, compreso l’assassinio di un membro della Guardia Nazionale che proteggeva i seggi a La Grita (Mérida), assalti con esplosivi contro la Guardia Nazionale, ecc. Alla fine della giornata ci sono stati tra i 10 e i 15 morti, compreso un candidato dell’Assemblea Costituente a Bolivar.

giovedì 19 marzo 2015

COALIZIONE SOCIALE: SENZA LOTTA NON C'E' PROGETTO di Alessandro Giardiello





COALIZIONE SOCIALE: SENZA LOTTA NON C'E' PROGETTO
di Alessandro Giardiello 



Molti a sinistra si interrogano sul reale contenuto della “Coalizione sociale” di Maurizio Landini.
Nella lettera rivolta agli altri soggetti, riportata dal Corriere della Sera del 13 marzo, il segretario della Fiom scrive: “dovremmo trovare il modo di dare forma e forza ad un progetto innovativo, individuando punti di programma condivisi (…) Le politiche della Commissione (europea) e della troika anche in Italia stanno mettendo in discussione la democrazia, il lavoro e i suoi diritti, l’istruzione e la formazione, la salute, i beni comuni e la cultura, la giustizia”. Di qui l’esigenza di “coalizzarsi insieme per una domanda di giustizia sociale sempre più inascoltata e senza rappresentanza. La coalizione sociale dovrà essere indipendente e autonoma: significa che per camminare dovrà potersi reggere sulle proprie gambe e pensare collettivamente con la propria testa”.

venerdì 23 gennaio 2015

IL NODO EUROPEO E LE ELEZIONI IN GRECIA di Claudio Bellotti




IL NODO EUROPEO E LE ELEZIONI IN GRECIA
di Claudio Bellotti 




Alla vigilia delle elezioni politiche in Grecia riemergono, irrisolti, tutti i nodi della crisi europea.
Il leader di Syriza Alexis Tsipras, indicato come probabile vincitore, sottolinea come oggi “Syriza non viene più considerata un grave pericolo, come nel 2012, bensì come uno stimolo al cambiamento” (intervento sull’Huffington Post del 6 gennaio).


E in effetti, mentre nelle passate elezioni ci fu contro Syriza una vera e propria campagna di terrorismo psicologico, in Grecia e in Europa, oggi non mancano, anche nei piani nobili, parole di apprezzamento per Tsipras che ha moderato le sue posizioni, non minaccia più l’uscita dall’euro e si è dimostrato persona ragionevole. Qualche settimana fa l’editorialista del Financial Times Wolfgang Münchau si è spinto a dire che le uniche proposte ragionevoli sul problema del debito in Europa sono quelle di Syriza e Podemos, che ne chiedono la rinegoziazione.

Il programma di Syriza

Al tempo stesso Syriza ha approvato il “Programma di Salonicco” con una serie di misure sociali che, ci tiene a sottolineare lo stesso Tsipras, andrà implementato “indipendentemente dal negoziato coi nostri finanziatori” (ossia la Troika) in quanto “efficiente in termini di costi e fiscalmente equilibrato”.

mercoledì 24 dicembre 2014

DOPO IL 12 DICEMBRE,COME PROSEGUIRE LA LOTTA CONTRO IL JOBS ACT di Paolo Grassi





DOPO IL 12 DICEMBRE,COME PROSEGUIRE LA LOTTA CONTRO IL JOBS ACT
di Paolo Grassi



Dopo lo sciopero del‭ ‬12‭ ‬dicembre c'era grande attesa per gli appuntamenti previsti dei principali organismi dirigenti in programma alla fine della scorsa settimana. Il direttivo nazionale della Cgil del‭ ‬17‭ ‬dicembre e il Comitato centrale della Fiom del‭ ‬19‭ ‬erano carichi di aspettative per chi in questi mesi ha promosso la partecipazione alle grandi manifestazioni di questi mesi.

Il buon risultato di partecipazione degli scioperi della Fiom e della Cgil,‭ ‬insieme alla Uil,‭ ‬hanno contribuito ad accrescere l'aspettativa,‭ ‬al di là se realmente abbia aderito allo sciopero il‭ ‬60%‭ ‬dei lavoratori e sono scesi in piazza,‭ ‬nelle‭ ‬54‭ ‬manifestazioni nel paese,‭ ‬oltre‭ ‬1,5‭ ‬milioni di persone‭ (‬dati della Cgil difficili da verificare‭)‬,‭ ‬è indiscutibile che la partecipazione è stata di massa.‭

La relazione della Camusso e il Comitato centrale della Fiom hanno tuttavia lasciato decisamente in sospeso la domanda essenziale:‭ ‬come proseguire‭? ‬Il pacchetto delle proposte licenziate sono ambigue e quanto meno insufficienti a preparare il rilancio della mobilitazione.

sabato 6 dicembre 2014

I FASCIO-MAFIOSI A ROMA: IL VERO VOLTO DI QUESTO SISTEMA MARCIO! di Gabriele D'Angeli







I FASCIO-MAFIOSI A ROMA:
IL VERO VOLTO DI QUESTO SISTEMA MARCIO!
di Gabriele D'Angeli 


" La mafia era, ed è, un'altra cosa: un "sistema" che in Sicilia contiene e muove interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese: e non sorge e si sviluppa nel "vuoto" dello Stato (cioè quando lo stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma "dentro" lo Stato. La mafia insomma non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non "imprende" ma soltanto "sfrutta".

Rileggendo questa parole di Sciascia, in prefazione a Il giorno della civetta, si potrebbe sorridere amaramente mettendo a confronto questa descrizione del sistema mafioso negli anni ’60 e ‘70 con l’attuale rete mafiosa che di fatto oggi è presente su tutto il territorio nazionale, dal profondo sud della Sicilia e della Calabria fino alle regioni del Nord come la Lombardia, passando, naturalmente per la Capitale, perché il sistema mafioso non è più parallelo allo stato (e forse non lo è mai stato veramente) ma di fatto ne è parte integrante, a tutti i livelli.

La cronaca di questi giorni parla di decine di arresti, iscrizione al registro degli indagati e perquisizioni a Roma a carico di politici di entrambe gli schieramenti, imprenditori, esponenti della finanza e addirittura delle forze dell’ordine.
Le indagini stanno rivelando una fitta rete di affari illeciti nella Capitale fatti di estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, riciclaggio. In una parola: mafia.

lunedì 17 novembre 2014

LA FORZA CENTRIFUGA CHE LACERA RIFONDAZIONE COMUNISTA di Claudio Bellotti





LA FORZA CENTRIFUGA CHE LACERA IL PRC
di Claudio Bellotti 


Bilancio del Comitato politico nazionale 15-16 novembre 2014





Il comitato politico nazionale di Rifondazione si è concluso il 16 novembre senza l’approvazione di alcun documento politico finale. Il testo proposto dalla segreteria nazionale, infatti, è stato respinto con 50 voti a favore e 54 contrari.

Il voto finale non sorprenderà chi conosce i rapporti interni a Rifondazione e in particolare il fatto che il segretario Ferrero e la segreteria vennero eletti a gennaio solo grazie a un gioco di posizionamenti dei rappresentanti della terza mozione che permise la trasformazione di una minoranza in maggioranza (sulla vicenda vedi Rifondazione da Ferrero a Ferrero).

È bene chiarire che il voto del 16 novembre è semplicemente una fotografia dello stato del Prc e non rappresenta il coagularsi di una posizione politica alternativa a quella del segretario. A prescindere dalla composizione numerica dei gruppi dirigenti, sono le dinamiche politiche reali a chiarire la situazione.

Nel Prc si confrontano oggi in realtà ben 5 posizioni politiche. Ferrero propone che esso si dissolva sul piano elettorale nel famigerato “nuovo soggetto politico” che dovrebbe nascere da ciò che rimane della Lista Tsipras.

L’area Essere comunisti si è divisa tra una maggioranza guidata da Claudio Grassi che ha fondato l’associazione “Sinistra e Lavoro” che propone la formazione di un nuovo partito di sinistra con una piattaforma che, in sostanza, traduca sul piano politico le posizioni dei gruppi dirigenti della Fiom e della Cgil, coinvolga Sel e possibili fuoriusciti dal Pd. L’altro spezzone (portavoce nel Prc Bruno Steri) ha contribuito a lanciare l’ennesimo appello alla ricostruzione del partito comunista, in collaborazione con il Pdci.

La terza mozione considera possibile la “rifondazione della rifondazione”, ossia che si possa con l’attivismo arrestare il declino del partito.

Infine noi di Sinistra classe rivoluzione difendiamo la prospettiva della costruzione del partito di classe nel nostro paese e la battaglia, in questo processo, per un programma rivoluzionario e per l’organizzazione dei settori più avanzati del movimento operaio nel movimento che abbiamo lanciato lo scorso anno.

giovedì 28 agosto 2014

TRIESTE: ASCESA E CRISI DELL'INDIPENDENTISMO di Davide Fiorini




TRIESTE: ASCESA E CRISI DELLINDIPENDENTISMO
di Davide Fiorini 



A Trieste da alcuni anni assistiamo alla ribalta nel panorama politico cittadino del Movimento Trieste Libera (MTL).
Il MTL è un movimento che rivendica l’attualità storica del Territorio Libero di Trieste (TLT), entità territoriale nata dopo la fine del secondo conflitto mondiale posta sotto la giurisdizione delle autorità alleate e delle Nazioni Unite.
Secondo gli indipendentisti i trattati (Londra 1954, Osimo 1975) che sanciscono il passaggio della Zona A all’Italia e della Zona B alla ugoslavia sono da ritenersi nulli. Conseguenza di ciò, con sessant’anni di ritardo, Trieste è ancora da considerarsi territorio libero, e l’amministrazione italiana un amministrazione illegittima.
Oggi il MTL vive però una crisi profonda ce ne ha determinato la scissione in due organizzazioni distinte: il Movimento Trieste Libera che rimane legato alla sua figura di spicco Roberto Giurastante, e il Territorio Libero.
La scissione, che si è consumata con toni parecchio accesi e ha attirato l’attenzione della stampa locale, riflette spinte centrifughe e giochi di potere che i marxisti di questa città devono tenere d’occhio con attenzione.

lunedì 30 giugno 2014

SPAGNA -PODEMOS: LIMITI E POTENZIALITA' DI UN PARTITO NUOVO di Alessandro Giardiello




SPAGNA -PODEMOS: 
LIMITI E POTENZIALITA' DI UN PARTITO NUOVO
di Alessandro Giardiello


La novità più rilevante delle elezioni europee, per quanto riguarda la sinistra, è senza ombra di dubbio il successo di Podemos, il nuovo movimento politico spagnolo fondato dal professore Pablo Iglesias.

Podemos ha raccolto 1,2 milioni di voti (8,1%), ha mandato cinque deputati al parlamento europeo e si è collocata subito dietro a Izquierda unida che ha raccolto il 10%, un risultato considerato deludente se si considera che all’inizio della campagna elettorale la formazione di Cayo Lara veniva data nei sondaggi tra il 15 e il 17%.

È del tutto evidente che Podemos ha “succhiato” quasi la metà dell’elettorato che Izquierda unida aveva conquistato recentemente nel processo di radicalizzazione che ha attraversato il paese e che ha visto cadere nel totale discredito le due principali forze che hanno governato la Spagna per quasi quarant’anni (Psoe e Pp), che infatti crollano al di sotto del 50%, quando in passato si spartivano il 75-80% dei voti.
Inoltre, per quanto sia passato solo un mese dalle elezioni, già si registra un’ulteriore impennata di Podemos che secondo un’inchiesta pubblicata da El País avrebbe già attuato il sorpasso su Izquierda unida.
Secondo lo stesso sondaggio, un 21% degli elettori del Psoe del 25 maggio scorso non intenderebbero rivotare il Psoe e si starebbero orientando alle formazioni alla sua sinistra, in particolare Podemos.
Questo significa che il Psoe potrebbe passare da un appoggio del 23% di un mese fa a un 18% di oggi, e che il voto congiunto di Izquierda unida e Podemos porterebbe la sinistra spagnola a uno storico sorpasso verso i socialisti. Uno scenario di tipo greco, per certi aspetti anche più avanzato.

mercoledì 8 maggio 2013

SULL'APPELLO "PER UN MOVIMENTO ANTICAPITALISTA E LIBERTARIO"




SULL'APPELLO "PER UN MOVIMENTO ANTICAPITALISTA E LIBERTARIO"

di FalceMartello



Sull'appello "per un movimento anticapitalista e libertario" * abbiamo espresso la nostra opinione in una lettera a Giorgio Cremaschi. La rendiamo disponibile ai nostri lettori.
(8 Maggio 2013)



Caro Giorgio,

ti scriviamo in merito all’appello “Per un movimento politico anticapitalista e libertario” del quale sei uno dei promotori.
Vogliamo innanzitutto dire che intendiamo interloquire con quelli che ci paiono i punti qualificanti da voi segnalati, e in particolare:
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