Diari di Cineclub

Diari di Cineclub
Rivista Cinematografica online e gratuita
Visualizzazione post con etichetta CINA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CINA. Mostra tutti i post

sabato 30 marzo 2019

CINA: LA TEMPESTA CHE SI AVVICINA di Alessandro Giardiello







CINA: LA TEMPESTA CHE SI AVVICINA
di Alessandro Giardiello



“Quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà.”


Questa celebre frase pronunciata da Napoleone, ha avuto diversi riscontri nella storia.
In particolare negli ultimi vent'anni la Cina è diventata una potenza economica di primaria importanza che oggettivamente minaccia la leadership mondiale degli Stati Uniti. Abbiamo già trattato la questione in altri testi. (vedi “La Cina è vicina a dominare il mondo?” su Falcemartello n°8).
Ma la novità è che per la prima volta Pechino rischia di non essere più un argine della recessione mondiale (come lo è stata dagli anni ’90 fino ad ora) ma al contrario di diventarne una delle cause scatenanti.
La domanda da porci infatti è: “come sta entrando la Cina nella recessione mondiale, che è alle porte?”. Ma soprattutto “come ne uscirà?”

mercoledì 20 febbraio 2019

CINA E STATI UNITI: IMPERIALISMI A CONFRONTO di Michele Nobile







CINA E STATI UNITI: 
IMPERIALISMI A CONFRONTO
di Michele Nobile



I discorsi in merito all'ascesa della Repubblica popolare cinese (Rpc) sono troppo spesso viziati da astratti schemi storici e da pregiudizi ideologici, da generalizzazioni basate sulla cronaca o su dichiarazioni ufficiali e propositi propagandistici. È per questo motivo che ho preferito evitare un discorso generico ed esaminare in modo puntuale le vicende storiche e lo scenario politico contemporaneo del Mar cinese meridionale, l’area del mondo che meglio si presta verificare l’idea di una possibile transizione dell’egemonia regionale (e in prospettiva mondiale) dagli Stati Uniti alla Cina e all'analisi della coerenza dei diversi aspetti della politica estera della Rpc. E non mi stancherò di ripetere che qui il termine egemonia è inteso nell'unico modo (gramsciano) che ne giustifica l’uso specifico: non come mero dominio e prevalenza della potenza ma come unione di forza e consenso, con enfasi sul consenso e la capacità di costruire alleanze, sia tra i governi e le classi dominanti di Stati diversi sia, almeno in certa misura, all'interno dei singoli Stati.
Quindi, tenendo ferma l’analisi regionale, in questo articolo cerco di trarre delle conclusioni più ampie, anche attraverso la comparazione delle varie dimensioni della politica estera della Rpc e degli Stati Uniti.

lunedì 17 dicembre 2018

IL CASO HUAWAI, TRA GUERRA COMMERCIALE, TECNOLOGICA ED INTELLIGENCE di Aldo Giannuli







IL CASO HUAWAI, 
TRA GUERRA COMMERCIALE, TECNOLOGICA ED INTELLIGENCE
di Aldo Giannuli


Nel caso Huawei confluiscono aspetti di diverso ordine che si incastrano fra loro: commerciale, tecnologico, geopolitico e di intelligence. In primo luogo c’è la guerra commerciale fra Usa e Cina per la conquista di quote di mercato. Come si sa Trump ha dato il via alla guerra commerciale con la Cina (e con l’Europa) per sostenere l’industria automobilistica americana e mantenere le promesse elettorali agli stati del rust belt che gli avevano consegnato la vittoria nel 2016.

Poi nel summit di Buenos Aires, era venuta fuori una tregua dei 90 giorni nell'applicazione dei dazi doganali, ma in quella stessa serata, era partito il mandato d’arresto per Meng Wanzhou, direttrice finanziaria del gruppo, prontamente eseguito dallo zelante suddito canadese cui era immediatamente rivolta la domanda di estradizione. Come dire che l’accordo era momentaneo e limitato, solo una momentanea tregua su un singolo tratto del fronte, mentre la guerra proseguiva (e con rinnovato slancio) in altra parte di esso.

Gli Usa non accettano l’idea di essere scalzati dalla Cina in settori decisivi sia sul piano commerciale che strategico e sono pronti ad una guerra senza limiti per impedire che ciò accada.

In secondo luogo c’è la delicatissima partita per il dominio tecnologico. In questi trenta anni, la Cina è enormemente cresciuta grazie ad esasperate pratiche di reverse engeneering ma anche grazie ad accordi commerciali con le aziende occidentali che decidevano di delocalizzare nel loro paese e che prevedevano l’obbligo cella condivisione dei segreti tecnologici.

lunedì 23 ottobre 2017

CINA, IL 19° CONGRESSO DEL P.C.C. : UN'ASSISE DAGLI SBOCCHI IMPREVEDIBILI di Aldo Bronzo






CINA, IL 19° CONGRESSO DEL P.C.C. : 
UN'ASSISE DAGLI SBOCCHI IMPREVEDIBILI
di Aldo Bronzo



Il contesto in cui si colloca il 19° Congresso del P.C.C. non è scevro da contraddizioni e da problematiche di cui la direzione raggruppatasi attorno alla figura carismatica e accentratrice di Xi Jinping deve pur tentare di dare una risposta.

Infatti, dopo i successi fatti registrare dalla “riforma” denghista sino al 2008, i meccanismi che avevano garantito quello sviluppo si sono parzialmente inceppati: in sostanza meno capitali dall’estero e meno sbocchi alle merci cinesi sui mercati internazionali. Ne conseguì una inevitabile tendenza al ristagno che fu contrastata dall’allora leader in carica Hu Jintao con una politica di “stimoli”, cioè con opera pubbliche pari a 580 miliardi di $ che, se arrestarono il tendenziale declino, stimolarono un debito pubblico spaventoso, pari a 3,4 miliardi di $.

sabato 6 agosto 2016

SE REGIMI POCO PRESENTABILI COMPRANO LA RISPETTABILITA' COL CALCIO di Fulvio Scaglione




 SE REGIMI POCO PRESENTABILI COMPRANO LA RISPETTABILITA' COL CALCIO
di Fulvio Scaglione


 

La Cina in Africa compra terre fertili, da noi calciatori. Perché noi ci stiamo? Per i soldi, ovviamente. Poi, certo, nel tempo libero ci raccontiamo che per la democrazia siamo disposti a tutto, per i diritti umani violati qua e là perdiamo il sonno e per la pace daremmo anche un braccio. Ma questo è un altro discorso. E certo non riguarda chi può pagarci bene.



Puff! Via anche il Milan, passato da Silvio Berlusconi&friends alla Sino-European Investment Management Chanxing che, per averlo, ha sborsato 740 milioni. Poco prima anche l’Inter, passando per l’indonesiano Thorir, era finita a un gruppo cinese, il Suning, un colosso dell’elettronica e degli elettrodomestici di consumo, 1.600 negozi in 700 città e interessi forti nel calcio cinese dopo l’acquisto dello Jangsu Football Club. Suning ha speso per l’Inter le solite centinaia di milioni di euro, ma che volete che sia per un gruppo che nel solo 2015 h ricavato dalle vendite 17,6 miliardi e che ha speso 2,3 miliardi (cinque volte quanto speso per l’Inter) per ottenere l’1,1% delle azioni di Ali Baba, il colosso cinese dell’e-commerce?

In certo senso bisognerebbe far festa. Inter e Milan passano di mano proprio come hanno fatto altri simboli della milanesità. Il quartiere Porta Nuova, per esempio, quello del grattacielo Bosco Verticale e di piazza Gae Aulenti, venticinque palazzi firmati da architetti di grido, l’area che è vanto e orgoglio della “capitale morale”: nel 2015 è diventato un investimento al 100% del Qatar. Questo dimostra che Milano è diventata un posto che conta, un posto dove chi ha contante vuole insediarsi.

martedì 11 agosto 2015

LA CINA E LA SUA PRIMA CRISI CAPITALISTA di Alejandro Nadal






LA CINA E LA SUA PRIMA CRISI CAPITALISTA
di Alejandro Nadal


Il tasso di crescita dell’economia in Cina è stato oggetto di ammirazione nel mondo intero. Si aveva l’impressione che il capitalismo fosse arrivato in Cina per dimostrare tutte le sue virtù e allorquando si indicavano i difetti la maggior parte delle persone preferiva ignorarli. Oggi l’economia cinese si sta incamminando verso la crisi, la sua prima crisi capitalista di carattere macroeconomico.

I dati ufficiali in Cina mostrano che il tasso di crescita medio durante il periodo 1991-2014 è stato del 10%. Si sa che le statistiche del governo cinese sono state manipolate in maniera significativa, tuttavia, anche corrette, queste cifre dimostrano un andamento spettacolare. Tuttavia, dopo il 2010 l’economia cinese ha subito un rallentamento del 35% e nel 2014 ha registrato il tasso di crescita più basso dal 2011.
Quando l’economia cresca al ritmo di due cifre, non ci si deve stupire se compaiono drastiche distorsioni. Non facciamo qui riferimento a quelle distorsioni che gli economisti classici vogliono vedere nel sistema dei prezzi generati dall’intervento del governo nella vita economica. Questi economisti hanno sostenuto una maggiore liberalizzazione del mercato sostenendo che la “economia socialista” in Cina comporta una grave distorsione dei prezzi e degli incentivi. Essi attribuiscono, dunque, i problemi dell’economia cinese all’intervento del governo piuttosto che all’instabilità intrinseca delle economie capitaliste. Così dimenticano che oggi il Partito comunista cinese è l’amministratore di una delle più selvagge economie capitaliste della storia.
Noi, al contrario, ci riferiamo alle distorsioni strutturali che oggi colpiscono soprattutto i settori degli immobili e finanziari.

lunedì 6 ottobre 2014

IL GRANDE RALLENTAMENTO DELLO SVILUPPO CINESE di Vincent Kolo





IL GRANDE RALLENTAMENTO  DELLO SVILUPPO CINESE
di Vincent Kolo




I segnali che la gigantesca bolla immobiliare è alla fine smentiscono i dati ottimistici di Pechino sul PIL

Il grande rallentamento

Il 16 luglio il governo cinese ha pubblicato i suoi dati sul PIL per il secondo trimestre, facendo tirare ai mercati finanziari globali un sospiro di sollievo in quanto è stata annunciata una crescita del 7,5%. Tuttavia questa cifra (i dati di Pechino sul PIL sono notoriamente soggetti a manipolazioni) non segnala che la seconda economia più grande del mondo si e ‘stabilizzata’. Questa è stata ‘una ripresa, sulla carta’ – ha osservato Keith Bradsher – corrispondente da Pechino per il New York Times (16 luglio 2014). Come la relazione Bradsher sottolinea, ‘inchieste indipendenti di imprese in tutta la Cina mostrano che, in un settore dopo l’altro, vendite e fiducia stanno peggiorando ancora’.

L’aumento statistico, da una crescita del 7,4% su base annua nel primo trimestre, è stato conseguito principalmente con l’aiuto di un altro ‘mini incentivo’. Come le misure analoghe lo scorso anno, ciò è stato fatto passare in maniera furtiva dal premier Li Keqiang e dai suoi esperti di economia, che ufficialmente aderiscono alla linea: ‘basta incentivi!’ Le ultime misure di Li comprendono spese supplementari per l’edilizia abitativa pubblica e le costruzioni ferroviarie – il 32% in più nel mese di giugno rispetto all’anno precedente – e un pacchetto di tagli fiscali e di misure di credito più flessibile (riserva obbligatoria inferiore per alcune banche minori) per promuovere il settore delle piccole imprese.

lunedì 23 gennaio 2012

LA CINA PUO' SALVARE IL CAPITALISMO?




LA CINA PUO' SALVARE IL CAPITALISMO?
di Sander




In tutto il mondo, gli stati capitalistici adottano delle misure d'austerità per rallentare la crescita del debito pubblico. Ma dal momento che frena il consumo, questa politica non è in grado di sostenere la crescita necessaria all'accumulazione del capitale.
Da dove può venire allora lo stimolo per mantenere la macchina in funzione? Per mancanza di alternative, lo sguardo si volge verso l’est. Sembra infatti che la storia - suprema ironia - abbia scelto la Cina "comunista" per il ruolo di salvatore del capitalismo mondiale.



Quale crisi?

PI (Perspective Internationaliste) individua nella crisi attuale non solamente un evento ciclico nel processo d’accumulazione del capitale ma la manifestazione dell’obsolescenza delle fondamenta stesse del modo di produzione capitalistico, cioè a dire, della forma valore. La quale costringe il capitalista a misurare la ricchezza in termini di lavoro astratto quando, invece, la creazione di ricchezza reale dipende sempre meno dalla quantità di tempo di lavoro fornito, e sempre più dalle applicazioni produttive della conoscenza.
La previsione di Marx (nei 'Grundrisse'), che individuava in questa contraddizione fondamentale i limiti storici del capitalismo, trova oggi la sua piena realizzazione. Fondare sulla legge del valore le decisioni su cosa, come, quanto, dove e per chi produrre è diventato assurdo. Questa assurdità si manifesta nella coesistenza di una sovrapproduzione diffusa e di un’estrema povertà, nell’incapacità crescente del capitale di sfruttare l'aumento della forza lavoro disponibile –il cui effetto è la rapida espulsione di manodopera dalla produzione- mentre il denaro ricerca una sicurezza illusoria nelle bolle finanziarie.
Print Friendly and PDFPrintPrint Friendly and PDFPDF