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venerdì 6 febbraio 2015

IN TUTTA L'EUROPA, ANNULLARE IL DEBITO, FARLA FINITA CON L'AUSTERITA'! di Henri Wilno






IN TUTTA L'EUROPA, ANNULLARE IL DEBITO, FARLA FINITA CON L'AUSTERITA'!
di Henri Wilno




I debiti pubblici sono un cancro che rode l’economia europea per il profitto delle banche. «Bisogna pagare il debito» è la parola d’ordine dei governi e delle istituzioni europee fin dall’inizio della crisi. La vittoria di Syriza dà un colpo a questa logica mortifera.




I debiti degli Stati sono andati alle stelle per due ragioni.
Prima le politiche fiscali, che hanno ridotto massicciamente le imposte dei ricchi e delle imprese. Con modalità diverse, tutti i paesi dell’Unione europea hanno messo in atto queste politiche e ingaggiato tra loro una corsa al ribasso fiscale. Salvo, quando i deficit crescevano, aumentare le imposte che gravano sui redditi più bassi, come l’IVA…
La seconda causa di aumento del debito sono stati gli aiuti forniti alle banche e alle imprese nel corso della crisi: il debito privato è diventato un debito pubblico.

Perché pagare i debiti delle classi dominanti?

In nome del debito, le spese sociali sono state compresse in tutta l’Unione europea, e alcuni paesi sono stati messi sotto tutela per controllare la loro politica di bilancio. Tra questi, in primo luogo è stata la Grecia, messa sotto il giogo di una «troika» composta di rappresentanti del Fondo monetario internazionale (FMI), della Commissione europea e della Banca centrale europea (BCE). Affinché i creditori incassino il loro «dovuto», la società deve pagare. Infine, la debolezza della crescita accentuata dall’austerità, rafforza il peso del debito relativamente alla ricchezza prodotta ogni anno (il PIL, prodotto interno lordo).

Le classi dominanti dei paesi coinvolti vi vedono anche l’occasione di fare passare in nome del debito riforme dei sistemi di protezione sociale, del codice del lavoro, ecc. Ora, questo debito viene da politiche richieste, o ispirate, da quelle stesse classi dominanti, politiche dalle quali hanno tratto profitto. Inoltre, il debito è andato alle stelle anche perché i trattati europei proibiscono alla BCE di dare anticipi agli Stati, cosa che prima si praticava normalmente. Gli Stati hanno dunque dovuto trovare risorse sui mercati finanziari che, ovviamente, hanno preteso tassi d’interesse più elevati di quelli che prendevano le banche centrali.

Questo debito può dunque essere considerato illegittimo: perché le classi popolari dovrebbero pagare? E nel caso della Grecia si è infine aggiunta la corruzione degli alti funzionari e dei dirigenti politici dei partiti al potere prima di Syriza, corruzione della quale hanno approfittato le imprese europee per ottenere nuovi spazi di mercato.

Contro lo strangolamento della Grecia

Il debito deve essere annullato. Bisogna finirla con questo pretesto per l’austerità e la rottamazione delle garanzie sociali. La vittoria di Syriza rilancia questa rivendicazione. I governi europei cercano di istigare gli altri popoli contro la Grecia, spiegando che l’annullamento del debito greco costerebbe centinaia di euro a ciascun cittadino europeo… Pura menzogna: il debito greco potrebbe essere preso a suo carico dalla BCE. Questa iscriverebbe nei conti dei detentori attuali del debito (non necessariamente di tutti: questo dipende dalla parte di debito che sarebbe totalmente annullata) la somma in euro corrispondente al valore dei loro titoli. Poco tempo fa, la BCE ha annunciato che avrebbe versato più di 1.000 miliardi di euro alle banche: blocchi (o riduca) questa operazione inutile e acquisti la parte non annullata del debito greco!

Il governo di Syriza non chiede l’annullamento totale del debito, attualmente rivendica una conferenza europea per discutere un annullamento parziale e prende in considerazione un “audit”, una verifica dei conti. Per questo, si basa sul precedente costituito dall’annullamento, nel 1953, di una grande parte del debito tedesco. Il governo greco non ha nemmeno deciso una moratoria (arresto dei pagamenti) per incitare i suoi partners ad accelerare le cose. Ma la volontà di concertazione di Tsipras, che ha moderato le rivendicazioni più radicali del programma iniziale di Syriza sulle banche e sul debito, non impedisce le fughe di capitali e non scalfisce l’intransigenza della maggior parte degli Stati europei, a cominciare dalla Francia, con le rimostranze di Hollande e Macron che invocano «il rispetto degli impegni»…

In tutta l’Europa dovrebbe cominciare una campagna contro lo strangolamento della Grecia. Le istituzioni europee e i governi nazionali devono esserne l’obiettivo, la controparte. In tutta l’Europa, come nella grande manifestazione di Podemos a Madrid sabato scorso, bisogna rilanciare l’azione per l’annullamento del debito e contro l’austerità.


4 febbraio 2015


dai siti l’Anticapitaliste e  Sinistra Anticapitalista








venerdì 23 maggio 2014

COSTRUZIONE EUROPEA: LE LORO MENZOGNE DISTRUGGONO L’IDEALE EUROPEO di Henri Wilno




COSTRUZIONE EUROPEA: LE LORO MENZOGNE DISTRUGGONO L’IDEALE EUROPEO
di Henri Wilno



Riprendiamo dal sito dell’ NPA francese  questo articolo che demistifica e denuncia le falsità e la propaganda delle classi dominanti europee sulla “loro costruzione“ dell’Europa.
Victor Hugo nel 1849 faceva appello alla costruzione di una “fraternità europea” delle nazioni. Le politiche capitalistiche allontanano sempre di più l’Europa reale da questo ideale, anche se, a ciascuna tappa della costruzione europea, i dirigenti hanno promesso “un futuro radioso”.


L’Unione Europea è nata dopo la Seconda Guerra Mondiale con una duplice base: l’aspirazione dei popoli di porre fine alle guerre in Europa, ma anche (e soprattutto, per i dirigenti europei e degli Stati Uniti) di ricostruire il più in fretta possibile l’Europa capitalista.

A ciascuna tappa, i dirigenti hanno propagandato le loro decisioni con due slogan: “L’Europa è la pace”, “Più Europa, significa, maggiore prosperità”. Con l’espressione “Più Europa” si doveva però intendere il rafforzamento della “Loro Europa”.

L’Atto unico europeo del 1986 ha rappresentato una tappa decisiva: fondava ormai l’Unione Europea sulla libera circolazione delle merci e dei capitali. Per sostenere l’Atto Unico la Commissione Europea (presieduta dal “socialista” Jacques Delors) presentò previsioni economiche mirabolanti sugli effetti che questo avrebbe garantito. Queste previsioni non si sono concretizzate per nulla…

Stesso scenario con la creazione dell’euro attraverso il Trattato di Maastricht. L’Euro avrebbe protetto gli europei dagli choc esterni e favorito la crescita e quindi l’occupazione. Avrebbe fatto dell’Europa una grande potenza monetaria, ecc. A ciascuna tappa importante, lo scenario si ripete: la scelta sarebbe tra l’Europa e il caos e la regressione. In un intervento recente, Hollande (il presidente “socialista” della Francia ndr.) è arrivato addirittura a dire che: “Uscire dall’Europa, sarebbe uscire dalla storia”!

L’Euro non ha mantenuto alcuna delle sue promesse

Il problema è che l’Unione Europea attuale, modellata dalla destra e dai “socialisti”, offre sempre più un volto respingente per “quelli che sono in basso”. L’Euro non ha mantenuto nessuna delle sue promesse: non ha protetto né dalla crisi, né dalla disoccupazione di massa, né dalla concorrenza tra le economie capitaliste. Al contrario, è il pretesto con cui vengono imposti una austerità di bilancio senza precedenti e un attacco generalizzato contro i diritti sociali. Pensioni, salario minimo, protezione sociale, sistema dei contratti collettivi: ormai la Commissione (con il sostegno del Consiglio Europeo, dove siedono gli Stati membri) si occupa di tutto, andando al di là delle stesse competenze di bilancio che le attribuiscono il TSCG (il Trattato sulla Stabilità, sul Coordinamento e sulla Governance nell’unione economica e monetaria del 2012).

Esiste una diseguaglianza crescente tra gli Stati membri: certi (Grecia, Portogallo, Spagna, Cipro, Irlanda) sono ormai sotto tutela e non è in discussione la loro sottomissione agli ordini della Troika (Banca Centrale Europea, Commissione Europea, Fondo Monetario internazionale). In questi paesi non solo l’austerità domina completamente, ma c’è una sistematica rimessa in discussione dei contratti collettivi e delle regole del contratto di lavoro. (Questa condizione caratterizza ormai anche l’Italia, ndr.)

Ogni misura è rivolta a far si che il lavoro salariato sia privato di qualsiasi protezione collettiva. Quanto sta succedendo in questi paesi prefigura quanto succederà in tutti gli altri, se i lavoratori non prenderanno in mano il loro destino.

Contro le menzogne degli affossatori dell’Europa

E’ ormai evidente l’enorme distanza tra i discorsi dei governi e l’Europa reale quella a cui sono confrontati i lavoratori, i piccoli agricoltori, i pensionati, i disoccupati. Le menzogne degli attuali governi, di “sinistra” o di destra, affossano l’idea di Europa agli occhi di “quelli che sono in basso”.

Per esempio in Francia il Partito socialista fa campagna per le europee con la parola d’ordine “l’austerità in Europa è un errore”. Ma chi si crede di prendere in giro? Nessun governo della sinistra socialdemocratica (con Mitterand, Jospin o Hollande) ha voluto battere i pugni sul tavolo e portare avanti un’altra politica.

Non inganniamoci sui responsabili: non si tratta di denunciare “l’Europa tedesca”, ma le menzogne continue dei proprietari dell’Europa del capitale e di avanzare un’altra politica: in rottura totale con i trattati dell’Unione Europea, ma nella logica della solidarietà internazionale dei lavoratori e dei popoli.


22 maggio 2014


dal sito Sinistra Anticapitalista




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