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lunedì 28 settembre 2015

LA VICENDA DI SYRIZA, IL FALLIMENTO DEL PARLAMENTARISMO E LA NECESSARIA RIVOLUZIONE COPERNICANA di Michele Nobile





LA VICENDA DI SYRIZA, IL FALLIMENTO DEL PARLAMENTARISMO E LA NECESSARIA RIVOLUZIONE COPERNICANA
di Michele Nobile




Sarà la coincidenza del mese, ma molti commenti sui risultati dell'ultima elezione in Grecia mi hanno fatto scattare un'associazione con l'originale lezione che Enrico Berlinguer trasse dalla tragedia del golpe cileno. Ragionando a partire dal colpo di Stato in Cile, tra settembre e ottobre del 1973 il segretario del Pci mise a punto la linea del «compromesso storico», in effetti già delineata da un anno a quella parte e che altro non era se non una versione aggiornata della strategia togliattiana dell'«avanzata dell'Italia verso il socialismo nella democrazia e nella pace». Come è noto, la lezione che Berlinguer traeva dalla terribile tragedia cilena consisteva nella asserita necessità, per i comunisti italiani, di giungere a un «nuovo grande "compromesso storico" tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano». Non si trattava, dunque, di alimentare e concentrare le possibilità di radicalizzazione politica ancora esistenti nella società italiana, ma di piegare la forza contrattuale del movimento operaio all'alleanza con la piccola e media borghesia e con il padronato; non si trattava di colpire la Democrazia cristiana, allora nel momento di massima crisi, ma di riabilitarla come «forza popolare» costituzionale e con essa collaborare strettamente.

Implicitamente, Berlinguer affermava che per la «via democratica al socialismo» non era sufficiente, in termini istituzionali, neanche conseguire il 51% dei suffragi.
La tragedia cilena costituiva una conferma, di portata mondiale, dei limiti insuperabili della via elettorale e parlamentare al socialismo; eppure Berlinguer ne trasse la lezione opposta, rovesciando le ragioni che avevano permesso la riuscita del golpe, viste non nel moderatismo di Unidad Popular e nell'illusione di Allende della fedeltà alla Costituzione di Pinochet e dei militari, ma in un eccesso di radicalità, nella frattura con un partito «popolare» come la Democrazia cristiana.
Questo travisamento della realtà aveva però una sua logica: di fronte a un fatto che smentisce un'ipotesi, o si abbandona l'ipotesi o si deve reinterpretare il fatto. Un partito politico (o un'area politica) che fonda la propria esistenza e il proprio apparato di professionisti della politica e di rappresentanti istituzionali su una strategia più che decennale, non può abbandonarla se non mutandosi in qualcosa d'altro. Piuttosto, l'abilità della direzione politica consiste nel riuscire a forzare il fatto nel proprio quadro strategico e mentale, magari richiamandosi alla tradizione, a sua volta inventata o reinterpretata. Da quel compromesso storico scaturì, in capo a pochi anni, la repressione dell'ultimo grande movimento anticapitalistico di massa in Europa, quello giovanile e studentesco del 1977; i licenziamenti di massa della Fiat e il rilancio su ampia scala della controffensiva padronale; la messa ai margini del Pci e, in ultimo, l'inizio della sua trasformazione in quello che infine è diventato il Pd di Renzi. Eppure, ancor oggi Enrico Berlinguer è un'icona di un certo «comunismo italiano»: lo stesso che ora continua a schierarsi, comunque, a fianco di Tsipras.
Fatte le debite proporzioni e tenendo conto dei contesti diversissimi, la vicenda greca ha, per la sinistra europea, lo stesso valore di lezione negativa che ebbe l'esperienza di Unidad Popular tanto tempo fa. Tuttavia, ancora una volta, c'è chi si ostina a derivarne la lezione sbagliata, a chiudere gli occhi davanti all'evidenza. Un'evidenza che è atroce e definitiva.

Innanzitutto, ma questo è il minimo, si chiudono gli occhi di fronte ai numeri dei risultati elettorali. Sicché Norma Rangeri scrive sul Manifesto (22 settembre):

sabato 5 settembre 2015

GRECIA: LA SINISTRA IGNORA LE CONSEGUENZE DELLA RESA DI TSIPRAS di Yorgos Mitralias





GRECIA: LA SINISTRA IGNORA LE CONSEGUENZE DELLA RESA DI TSIPRAS
di Yorgos Mitralias



In Grecia la sinistra sembra ignorare la portata storica della capitolazione di Tsipras: Syriza è un partito ogm e l’estrema sinistra continua a frammentarsi




Ciò che è più spaventoso della situazione greca è che tutti i leader della sinistra hanno dato l’impressione di non raggiungere né la portata né la profondità del disastro già compiuto dalla capitolazione del governo Tsipras verso i creditori del paese. In effetti, la campagna continua con le sue invettive e i suoi sgambetti seguendo le tradizioni consolidate, nessuno fa riferimento a questo disastro, e in particolare alle sue conseguenze a medio e lungo termine. E peggio, nessuno fa alcun riferimento a compiti concreti ed urgenti che questo disastro richiede alla sinistra greca e ai militanti.

Eppure è impossibile che ciò passi inosservato nell’attuale grigiore del paesaggio greco perché assolutamente ovvio. Da un lato, l’emorragia di cui sta soffrendo Syriza “geneticamente modificata” supera già i peggiori timori dei promotori della sua ‘normalizzazione’. Giorno dopo giorno, centinaia di funzionari, parlamentari, membri dell’ufficio politico del Comitato Centrale, della direzione giovanile, la sua frazione sindacale e di altri organi del partito vanno via sbattendo la porta, denunciando con forza il “tradimento” del governo Tsipras.

Se la stragrande maggioranza di coloro che sbattono la porta aderisce a Unità Popolare, partito di recente formazione, non è lo stesso per le migliaia e migliaia di “anonimi” che vanno via in punta piedi, completamente disorientati, delusi, o anche arrabbiati. Il risultato di tutto questo è già sotto i nostri occhi: Syriza crolla nei sondaggi e fa risorgere la tradizionale destra di Nuova Democrazia che mira già a contendere la vittoria con una Syriza prematuramente invecchiata e screditata.

martedì 1 settembre 2015

GRECIA:SYRIZA COME L'SPD DI CENTO ANNI FA di Yorgos Mitralias






GRECIA:SYRIZA COME L'SPD DI CENTO ANNI FA
di Yorgos Mitralias


La provocazione di un giornalista greco: il rischio che Syriza si comporti come i social-democratici tedeschi al tempo della Repubblica di Weimar



Il 13 luglio 2015, il giorno nero della Grecia, può richiamare un solo precedente storico: il 4 agosto 1914, quando il Partito social-democratico tedesco, nel Reichstag di Berlino, scrisse l’inizio della tragedia del 20° secolo, una tragedia le cui conseguenze vengono sentite ancora oggi.

E ancora oggi, come allora, l’intera catastrofe è stata preceduta da decine, se non centinaia, di giuramenti di fedeltà ai valori del socialismo e di implacabile opposizione al ricatto di destra, capitale e borghesia. “Mai più guerra”, ci promisero allora; “Non sarò mai un altro Papademos”, ci hanno detto ieri [Papademos è stato il banchiere e primo ministro provvisorio che ha sostituito Papandreou nel 2011].

Ma, ahimè, i nostri fini burocrati hanno presto ceduto alle pressioni; all’epoca votarono per i crediti di guerra, mentre acconsentono alla trasformazione della Grecia in una “debt colony” – affermando di nuovo, naturalmente, che loro hanno “evitato il peggio”, e promettendo comunque di tornare presto sulla retta via.

Certamente, sappiamo che lo svolgimento degli eventi è diverso. Non solo non sono tornati al passato socialista, ma si sono distanziati progressivamente dalle loro radici, per superare il Rubicone e trasformarsi in fedeli manager del sistema capitalista e delle sue barbarie.

lunedì 24 agosto 2015

LA LEZIONE GRECA: IL FALLIMENTO DEL RIFORMISMO di Alan Woods





LA LEZIONE GRECA: IL FALLIMENTO DEL RIFORMISMO
di Alan Woods



Il Primo Ministro greco Alexis Tsipras ha appena annunciato le proprie dimissioni. Ha perso la maggioranza in Parlamento e Syriza si è spaccata, col leader della sinistra di Syriza Lafazanis che ha lanciato un nuovo partito, Unità Popolare.
In un discorso televisivo la scorsa notte Tsipras ha dichiarato che il governo di Syriza avrebbe rassegnato le proprie dimissioni e convocato nuove elezioni. Ha dichiarato anche che altre battaglie attendono il popolo greco, ma che la Grecia ora si impegna ad "onorare" gli impegni presi con l'ultimo pacchetto del cosiddetto salvataggio. Cosa significa?

Tale pacchetto, parliamo di 86 miliardi di euro – 96,3 miliardi di dollari- impone condizioni durissime sottoforma di un nuovo insieme di "riforme" dettate dalla Troika. Dopo un tempestoso dibattito in Parlamento, il governo ha accettato un enorme aumento delle tasse, privatizzazioni massiccie e tagli brutali alla spesa pubblica. Questo significa il totale abbandono di tutto ciò che Tsipras aveva promesso al popolo greco quando era stato eletto il 25 gennaio. Tutti in Grecia sanno cosa vogliono dire queste politiche: ulteriori tagli, ulteriore abbassamento del tenore di vita, ulteriore disoccupazione, ulteriore disperazione. E per cosa? Dopo cinque anni di tagli selvaggi, il debito greco è cresciuto dal 125% al 185% del Pil e ormai sfiora il 200%: un successo davvero strabiliante! E di tutti i soldi destinati al salvataggio della Grecia solo il 10% è finito effettivamente in Grecia. Il resto è andato direttamente nei forzieri delle banche tedesche e delle altre banche europee.

È chiaro anche ad un cieco che la Grecia non potrà mai ripagare questo debito enorme. In privato (e persino in pubblico) gli economisti borghesi lo ammettono. Ciononostante continuano a spremere il popolo greco e spingerlo oltre qualsiasi limite di resistenza umana. Non possono essere imposti ancora sacrifici senza il rischio di provocare un'esplosione sociale.
La radicalizzazione delle masse si è mostrata chiaramente nel Referendum di luglio, quando il popolo greco ha votato in massa per respingere il nuovo pacchetto di salvataggio basato su ulteriori misure d'austerità. Ma pur avendo mobilitato le masse e ottenuto una larga vittoria, i dirigenti di Syriza hanno immediatamente alzato la bandiera bianca della resa e ceduto a tutte le richieste dei creditori europei.

Questa vergognosa capitolazione ha provocato un'ondata di delusione e di dimissioni dal partito nelle ultime settimane. Il sentimento iniziale di shock e disorientamento si è trasformato in rabbia non appena la dura realtà delle nuove politiche è diventata chiara agli occhi della gente. Questo è quello che c'è dietro la spaccatura di Syriza e la convocazione di nuove elezioni da parte di Tsipras.

domenica 23 agosto 2015

LE SCELTE DI TSIPRAS E LE CONTRADDIZIONI DELLA SINISTRA ITALIANA di Franco Turigliatto





LE SCELTE DI TSIPRAS E LE CONTRADDIZIONI DELLA SINISTRA ITALIANA
di Franco Turigliatto




La scelta di Tsipras e del suo ristretto gruppo dirigente e di governo che in tutti questi mesi ha dettato il percorso di Syriza al di là degli organismi dirigenti e della storia di questa organizzazione, di andare in tempi molto brevi alle elezioni anticipate corrisponde a logiche politiche e a necessità del tutto precise. [vedi, la crisi greca e il melodramma della sinistra italiana]


La gestione del terzo memorandum

Questo gruppo ha infatti firmato a luglio un terzo durissimo memorandum imposto dai governi europei e dalla troika; quella firma significa che Tsipras e i suoi sostenitori si impegnano a gestire un’ulteriore fase delle politiche di austerità sotto un controllo diretto ed ancor più stringente delle autorità istituzionali europee e degli stessi creditori (a partire dalla Troika che torna ad Atene in pompa magna e con maggiori poteri ancora). Significa che i contenuti di quell’accordo devono essere portati avanti utilizzando tutti gli strumenti politici e sociali necessari per realizzarli.

Per un’organizzazione nata per combattere l’austerità e vittoriosa all’elezioni avendo contrastato i precedenti due memorandum politicamente e nelle lotte, questo significa una mutazione profonda, un cambiamento radicale che uno dei dirigenti della piattaforama di Sinistra, Ntavanellos, ha definito giustamente la mutazione “memorandaria” di Syriza (intervista ad Ntavanellos]

E’ quello che sta realizzando l’attuale gruppo centrale di Tsipras per trasformare la vecchia organizzazione in uno strumento utile a gestire l’atto terzo delle politiche di austerità su un corpo sociale già massacrato dai precedenti memorandum.

martedì 18 agosto 2015

GRECIA, GLEZOS BACCHETTA SYRIZA: "TORNATE IN VOI" di Carlo Perigli






GRECIA, GLEZOS BACCHETTA SYRIZA: 
"TORNATE IN VOI"
 di Carlo Perigli



L’eroe della resistenza Manolis Glezos ha lanciato un appello alla leadership del partito. “Il piano di salvataggio ci renderà schiavi per decenni”



Un’ammonizione, non la prima, che lascia presagire come la spaccatura di Syriza, acuita dalla decisione di Tsipras di tirare avanti verso il terzo pacchetto di aiuti nonostante lo svilupparsi di una forte opposizione interna al partito, rischi di compromettere il futuro della sinistra greca. Così Manolis Glezos, partigiano ed ex parlamentare europeo, ha lanciato un appello alla leadership del partito affinché “torni in sè”, per rendersi conto che il piano, ormai ad un passo dall’attivazione, non farà altro che “legare mani e piedi il popolo greco, rendendolo schiavo per anni“.

Una preoccupazione che riguarda la vita interna del partito, considerato che Syriza, dati i voti contrari incassati all’approvazione del memorandum, rischia di non passare al primo voto di fiducia che gli verrà posto davanti. “Non permettiamo che la sinistra diventi una parentesi di 7 mesi“, ha ammonito Glezos, consapevole delle difficoltà che una rottura definitiva all’interno di Syriza e una caduta del governo comporterebbe per il futuro della sinistra greca.

venerdì 31 luglio 2015

LA CRISI GRECA E IL MELODRAMMA DELLA SINISTRA ITALIANA di Francesco Locantore



         



LA CRISI GRECA E IL MELODRAMMA DELLA SINISTRA ITALIANA
di Francesco Locantore




Quello che sta accadendo in Grecia in queste settimane è un passaggio storico cruciale per lo sviluppo della lotta di classe in Europa ed avrà conseguenze drammatiche sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici, una accelerazione della Storia che ha posto le forze della sinistra di classe di fronte a decisioni fondamentali per il futuro.

Il governo di Tsipras, come è noto, dopo aver chiamato i cittadini il 5 luglio ad una consultazione popolare che ha respinto con il 62% dei NO un’ipotesi di accordo con le istituzioni europee sfavorevole ai greci, ha fatto approvare in parlamento lo scorso 11 luglio una proposta di accordo che ricalcava sostanzialmente quella bocciata dalla consultazione popolare. Il 13 luglio l’Eurogruppo non ha accettato questa proposta ed ha messo il governo greco con le spalle al muro, ponendo come sola alternativa ad una uscita “concordata” della Grecia dall’Euro, l’accettazione di un Memorandum ancora più duro dei due precedenti sotto i governi di Samaras e Papademos. Il terzo Memorandum accettato da Tsipras impone infatti alla Grecia una serie di condizioni stringenti da attuare in pochi giorni come precondizione necessaria alla ripresa dei negoziati con l’Eurogruppo. Queste misure fanno tabula rasa dei diritti che sono sopravvissuti ai primi due Memorandum, impongono il taglio delle pensioni, l’aumento della tassazione indiretta con ovvi effetti regressivi, un pesante programma di privatizzazioni, agevolano i licenziamenti collettivi e gli sfratti per morosità, impongono una controriforma della contrattazione. Come se non bastasse, le clausole di salvaguardia impongono il taglio lineare automatico della spesa pubblica in caso di sforamento dagli obiettivi di avanzo primario del bilancio. Tutto ciò si abbatterà su un’economia già fortemente in crisi, con un tasso di disoccupazione ufficiale di circa il 26%.

mercoledì 22 luglio 2015

I DILEMMI DI SYRIZA SONO ANCHE I NOSTRI di Etienne Balibar, Sandro Mezzadra, Frieder Otto Wolf





I DILEMMI DI SYRIZA SONO ANCHE I NOSTRI
di Etienne Balibar, Sandro Mezzadra, Frieder Otto Wolf





Tsipras ha detto la verità dicendo che l’accordo con l'Unione europea è pessimo. Per questo bisogna continuare a battersi




Gli «accordi» del 13 luglio a Bru­xel­les tra l’unione euro­pea e la Gre­cia segnano la fine di un’epoca? Sì, ma cer­ta­mente non nel senso indi­cato dal comu­ni­cato con­clu­sivo del «ver­tice». In effetti gli «accordi» sono fon­da­men­tal­mente inap­pli­ca­bili e tut­ta­via costi­tui­scono una for­za­tura altret­tanto vio­lenta, e ancor più con­flit­tuale, di quanto è già avve­nuto negli ultimi cin­que anni. Si è par­lato di dik­tat e que­sta dram­ma­tiz­za­zione è basata su fatti concreti.

Le pro­po­ste con le quali Ale­xis Tsi­pras è arri­vato a Bru­xel­les erano in con­trad­di­zione con il risul­tato del refe­ren­dum, ma face­vano ancora parte di un pro­getto sul quale aveva l’iniziativa per potere spe­rare di svi­lup­pare una poli­tica nell’interesse del suo popolo. I suoi «inter­lo­cu­tori» si sono impe­gnati a far fal­lire que­sto ten­ta­tivo. Il risul­tato è un anti-piano senza alcuna razio­na­lità eco­no­mica, che asso­mi­glia a un salasso e a un sac­cheg­gio dell’economia nazionale.

Peg­gio ancora, le misure di «messa sotto tutela» isti­tui­scono un pro­tet­to­rato nell’Unione Europea.

lunedì 20 luglio 2015

UNA "SANTA ALLEANZA" CONTRO SYRIZA di Antonio Moscato





UNA "SANTA ALLEANZA" CONTRO SYRIZA
di Antonio Moscato




Continua sulla grande stampa borghese il linciaggio dell’opposizione interna a Syriza, definita in genere come “minoranza”, mentre è evidente che la svolta brusca decisa da Tsipras senza consultare gli organi statutari ha spinto all’opposizione una parte dei suoi sostenitori nell’ultimo congresso. A volte la campagna oltrepassa ogni limite di decenza. È il caso del “Messaggero” che ha dedicato il 17 u.s. una pagina intera a denigrare Varoufakis, che peraltro non rappresenta l’ampia sinistra di Syriza. Viene presentato come uno “che sgomma con le sue moto di grossa cilindrata, le donne bionde e le terrazze sul Partenone”, ed è contrapposto a un ruolo di deus ex machina di Tsipras, che incautamente “promuove a titolare delle Finanze e negoziatore con l’UE quel professorino di Austin, sempre in fuga da paesi dove irrompeva al governo la destra”. Non basta: Marco Ventura definisce “europeo quasi classico Alexis, americano acquisito Yanis”. Quasi quasi gli scappava scritto “amerikano”…

Ma non basta ancora: c’è anche “l’elemento personale”:

“Varoufakis, mitologicamente assimilabile a Narciso per i comportamenti eccessivi, e un egocentrismo gigionesco che non si tiene anche (anzi, soprattutto) nel momento in cui entra nelle segrete stanze del potere, ha rubato la scena e a volte il timone al suo ultimo mentore, Tsipras. E lo tradisce come già aveva tradito il leader del Pasok, Papandreu”.

sabato 18 luglio 2015

GRECIA. "LA COSA PIU' IMPORTANTE: FIN DAL PRIMO GIORNO LA RESISTENZA SI E' ESPRESSA IN SYRIZA"





GRECIA.
"LA COSA PIU' IMPORTANTE: FIN DAL PRIMO GIORNO LA RESISTENZA SI E' ESPRESSA IN SYRIZA"



Colloquio con Antonis Ntavanellos, membro della direzione di Syrza, nonché dirigente di Dea Sinistra Operaia Internazionale (DEA) greca, una delle principali organizzazioni che animano la Piattaforma di Sinistra di Syriza




L’accordo-diktat è stato votato all’alba del 16 luglio al Parlamento greco: 229 sì, 64 no. In altri termini, l’accordo è stato votato grazie ai voti dei deputati del Pasok, di To Potami e di Nuova Democrazia che non hanno esitato ad attaccare violentemente il governo Tsipras.
Il voto del gruppo parlamentare di Syriza è così suddiviso: su 149 deputati, 110 hanno votato sì, 32 hanno votato no, compresi tre ministri, due di questi sono Panagiotis Lafazanis e Dimitris Stratoulis. Ricordiamo che l’11 luglio, solo Ioanna Gaitani ed Elena Psarrou, di Red Network [Rete Rossa] (DEA e APO) avevano votato no. Bisogna aggiungere 6 presenti (astensione) e 1 assente (Kevala Alexandra Tsanaka) . Tra i no si possono notare: Stathis Leoutsakos, Thanasis Petrakos, Yanis Varoufakis (ex-ministro delle Finanze), Zoe Konstantopoulou (presidente del Parlamento), Aglaia Kyritsi, Costas Quiet, Nadia Valavani (vice-ministro delle Finanze, dimissionaria dal suo posto il 15 luglio), Costas Lapavitsas, Ioanna Gaitani, Elena Psarrou, Eugenia Ouzounidou, Kodela Dimitris, Zisis Zannas, Eleni Sotiriou, etc. Verso le 5 del mattino (16 luglio), il portavoce del governo ha rilasciato la seguente dichiarazione: «La Vouli ha compiuto il primo passo a favore di questo accordo, votando misure difficili. Il voto segna però una grave divisione nell’unità del gruppo parlamentare di Syriza. Trentadue deputati hanno deciso di non sostenere il governo della sinistra, contro la sua scelta di evitare il rischio di un fallimento. Una priorità decisiva per il primo ministro e per il governo consiste nell’applicare l’accordo nel prossimo periodo».
(Redazione A l’Encontre; il colloquio che pubblichiamo di seguito si è svolto prima del voto al Parlamento)

mercoledì 15 luglio 2015

ATENE ORA: UNA SITUAZIONE ESPLOSIVA!





La maggioranza di Syriza rifiuta l’accordo

Ultime notizie dalla Grecia (dal profilo facebook di Stathis Kouvelakis, nostra traduzione):


ATENE ORA: UNA SITUAZIONE ESPLOSIVA!

MANIFESTAZIONE DI MASSA STASERA DAVANTI AL PARLAMENTO!


La maggioranza dei membri del Comitato Centrale di Syriza respinge l’accordo!

Di seguito trovate la dichiarazione votata a maggioranza dai membri del Comitato Centrale di Syriza

Dichiarazione di 109 (su 201) membri del Comitato Centrale di Syriza

martedì 14 luglio 2015

GRECIA: LE CONSEGUENZE DELL'ACCORDO SULLA SINISTRA ITALIANA ED EUROPEA di Andrea Martini






GRECIA:
LE CONSEGUENZE DELL'ACCORDO SULLA SINISTRA ITALIANA ED EUROPEA
di Andrea Martini



L’accordo raggiunto nella mattinata del 13 luglio all’Eurosummit, nonostante tutti i tentativi di difesa d’ufficio, costituisce una vera e propria capitolazione del governo Tsipras nei confronti dell’aggressore europeo. Tutta la vicenda conferma, se mai ce ne fosse stata la necessità, il grado di violenza e di protervia di cui sono capaci le classi dominanti europee. L’umiliazione è ancora maggiore proprio perché giunge a una sola settimana di distanza dalla esaltante vittoria del referendum nel quale il No al memorandum aveva trionfato con il 62% dei consensi. Un successo cancellato e oltraggiato da un diktat perfino peggiore dell’ipotesi respinta dal referendum.

E questo accordo non raggiunge neanche l’obiettivo (che Tsipras aveva utilizzato per convincere il parlamento a affidargli il mandato di un ulteriore negoziato) di allentare la morsa del debito sulla Grecia. Debito che non viene tagliato, né ristrutturato, né diluito nel tempo.

Il taglio alle pensioni, l’aumento della tassazione indiretta (che grava in modo inversamente proporzionale ai redditi), il pesante programma di privatizzazioni, il via libera ai licenziamenti collettivi, la controriforma della contrattazione, le vessatorie “clausole di salvaguardia” che, in caso di sforamento degli obiettivi di avanzo primario, imporranno “in automatico” misure ancora più socialmente draconiane, rischiano di porre la parola fine alle speranze accese in Grecia e in Europa dalla vittoria di Syriza del 25 gennaio.

lunedì 13 luglio 2015

LE VERE RAGIONI DEL NO DI BERLINO ALLE OFFERTE DI ACCORDO DI ATENE di Yanis Varoufakis






LE VERE RAGIONI DEL NO DI BERLINO ALLE OFFERTE DI ACCORDO DI ATENE
di Yanis Varoufakis



Yanis Varoufakis si è dimesso da ministro del governo greco. Ora è ancora più libero di dire la verità. Come ha sempre fatto. Nel suo blog ha introdotto così il suo articolo pubblicato sul quotidiano inglese The Guardian:



Il Vertice UE di domani porrà il suo sigillo sul destino della Grecia nell’Eurozona. Mentre scrivo queste righe, Euclid Tsakalotos, mio ​​grande amico, compagno e successore come Ministro greco delle Finanze si sta dirigendo verso una riunione dell’Eurogruppo che determinerà se sia possibile raggiungere un ultimo accordo per superare la trincea tra la Grecia ed i nostri creditori e se questo accordo contiene il grado di riduzione del debito che potrebbe rendere l’economia greca praticabile all’interno dell’Area Euro.
Euclid sta portando con sé un ben congegnato e moderato piano di ristrutturazione del debito che è senza dubbio nell’interesse sia della Grecia ei suoi creditori. (I cui dettagli ho intenzione di pubblicare qui Lunedi, una volta che la polvere delle polemiche si sarà posata).

Se queste proposte di ristrutturazione del debito saranno considerate modeste, come il ministro delle finanze tedesco ha prefigurato, il vertice di UE di domenica deciderà tra sbattere fuori dalla zona euro la grecia ora o trattenerla per un po’, in uno stato di profonda indigenza, fino a che non sarà lei a uscire in futuro.
La domanda è: perché il ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schäuble, sta resistendo a una possibblità di ristrutturare il debito reciprocamente vantaggiosa? Il seguente articolo appena pubblicato oggi [10 luglio 2015 ndr] su The Guardian offre la mia risposta.

Leggiamola:

lunedì 29 giugno 2015

IL POPOLO GRECO HA UN BISOGNO VITALE DEL SOSTEGNO INTERNAZIONALE di Stathis Kouvelakis






IL POPOLO GRECO HA UN BISOGNO VITALE DEL SOSTEGNO INTERNAZIONALE
di Stathis Kouvelakis




Grecia: Tsipras indice un referendum sull’ultimatum della Troika: unità popolare per il NO! e una rottura completa.




La svolta che speravamo, e che avevamo cominciato a dubitare che arrivasse, è arrivata. La disastrosa parodia di «negoziati », la spirale di ritirate e concessioni è stata fermata.

La svolta ha preso forma attorno a una parola semplice e ovvia, che ha la chiarezza di una mannaia: no all’ultimatum della Troika, la decisione spetta al popolo.

sabato 30 maggio 2015

PERCHE' NON CI POSSONO ESSERE UNA SYRIZA O UN PODEMOS ITALIANI di Leonardo Bianchi





PERCHE' NON CI POSSONO ESSERE UNA SYRIZA O UN PODEMOS ITALIANI
di Leonardo Bianchi




Similmente a quanto era accaduto dopo la vittoria di Syriza alle ultime elezioni politiche in Grecia, anche il risultato delle amministrative in Spagna—che ha visto l'affermazione di diverse liste appoggiate da Podemos e registrato la crisi, forse irreversibile, del bipartitismo spagnolo—è stata un'occasione per la politica italiana di intestarsi in ogni modo possibile le vittorie altrui.

A partire da Matteo Renzi fino ad arrivare a Matteo Salvini, le reazioni si sono concentrate sul fatto che "l'Europa deve cambiare" e che il voto spagnolo è "una boccata d'ossigeno per l'Europa dei popoli," oltre al fatto che in molti credono di essere diventati Pablo Iglesias e si sono sentiti in dovere di fare tweet del genere.

Al di là di imbarazzanti prese di posizione, l'ascesa di queste formazioni della nuova sinistra europea evidenzia ancora di più l'assenza di equivalenti credibili in Italia. E infatti, le domande che aleggiano sulla scena politica non possono che essere queste: che fine ha fatto la sinistra radicale? Davvero i modelli di Syriza e Podemos sono replicabili nel nostro paese?

venerdì 6 marzo 2015

SYRIZA E PODEMOS: LA STRADA VERSO IL POTERE DEL POPOLO? di Eric Toussaint







SYRIZA E PODEMOS:
LA STRADA VERSO IL POTERE DEL POPOLO?
di Eric Toussaint



L’esperienza dimostra che i movimenti di sinistra possono arrivare al governo ma di certo non a conquistare il potere. La democrazia, vale a dire l’esercizio del potere per il popolo e da parte del popolo, richiede ben di più. Oggi il problema si pone in Grecia con Syriza, in futuro si porrà in Spagna con Podemos, se vincerà le elezioni generali alla fine di quest’anno. Lo stesso problema si è posto anche in Venezuela, a partire dalle elezioni generali vinte da Hugo Chávez nel 1998, in Bolivia con la vittoria elettorale di Evo Morales nel 2005, in Ecuador con quella di Rafael Correa nel dicembre 2006, o anche, qualche decennio prima, con l’elezione di Salvador Allende in Cile nel 1970.[1]

La questione si porrà per qualsiasi movimento di sinistra arrivi al governo in una società capitalista. Se una coalizione elettorale o un partito di sinistra arriva al governo, non ottiene il potere reale, perché il potere economico (che dipende dal possesso e dal controllo dei gruppi finanziari e industriali, dei grandi mezzi di comunicazione privati, del grande commercio, ecc.) resta nelle mani della classe capitalista, vale a dire dell’1% più ricco, che anzi è, spesso, anche meno dell’1% della popolazione. Inoltre, questa classe controlla lo Stato, il potere giudiziario, i ministeri dell’Economia e delle Finanze, la Banca centrale, ecc. In Grecia e in Spagna, come in Ecuador, Bolivia, Venezuela o Cile,[2] un governo deciso ad operare trasformazioni strutturali effettive dovrà scontrarsi con il potere economico per indebolire e poi eliminare il controllo della classe capitalista sui principali mezzi di produzione, sui servizi, sulle comunicazioni e sull’apparato dello Stato.

Proviamo a fare una comparazione storica: Nel 1789, grazie alla Rivoluzione Francese, la borghesia ha preso il potere politico in Francia, ma aveva già il potere economico. Prima di conquistare il potere politico, i capitalisti francesi erano i creditori del re di Francia e i proprietari delle principali fonti del potere economico (la banca, il commercio, le manifatture e parte delle terre). Dopo la conquista del potere politico, estromisero dallo Stato i rappresentanti delle vecchie classi dominanti (nobiltà e clero), sottomettendole o fondendosi con esse. Lo Stato si trasformò in una ben lubrificata macchina al servizio dell’accumulazione del capitale e dei profitti delle classi dominanti.

sabato 14 febbraio 2015

GRECIA: UN GIOCO COMPLESSO di Jacques Sapir





GRECIA: UN GIOCO COMPLESSO
di Jacques Sapir



Jacques Sapir analizza la strategia della partita che si sta giocando tra la Grecia e l’Euroestablishment alla luce della teoria dei giochi, di cui il Ministro Varoufakis è un esperto: si starebbe giocando al “gioco del pollo”, in cui vince chi tiene duro e non molla, ma se nessuno dei due molla alla fine si sfascia tutto (e considerando che in questa seconda ipotesi a sfasciarsi sarebbe la gabbia dell’euro, non ci sembra l’ipotesi più peregrina)



Syriza ha vinto le elezioni greche del 25 gennaio. E’ passato un po’ di tempo, e possiamo quindi cominciare a farci un’idea degli eventi. Dopo una settimana di stupore per un governo che applica il suo programma (e che mantiene le sue promesse), dopo aver preso atto dei primi atti politici della squadra di Alexis Tsipras (e del suo nuovo ministero delle Finanze), dopo aver relegato la “Troika”, ossia l’alleanza di FMI, Banca centrale europea e Commissione europea, nell’angolo degli strumenti obsoleti [1], conviene ora interrogarsi sulla strategia di Syriza.

giovedì 12 febbraio 2015

CRISI GRECA: LA POSTA IN GIOCO NON E' SOLO IL DEBITO di Guido Viale





CRISI GRECA: 
LA POSTA IN GIOCO NON E' SOLO IL DEBITO
di Guido Viale 



Tsipras: La mobilitazione a favore del governo greco può e deve coinvolgere l’Europa intera



A due set­ti­mane dalla vit­to­ria elet­to­rale di Syriza i ter­mini dello scon­tro tra il nuovo Governo greco e l’Unione Euro­pea si deli­neano con chia­rezza. Non è solo scon­tro tra dot­trine e poli­ti­che eco­no­mi­che diverse: una favo­re­vole alla spesa pub­blica, l’altra attac­cata all’austerity. E meno che mai un con­fronto tra euro sì ed euro no. In que­sta vicenda l’economia ha ceduto il posto alla poli­tica; anzi, a un puro rap­porto di forze.

Non è nem­meno, anche se così ci avvi­ci­niamo al nucleo del con­ten­dere, un con­fronto tra una poli­tica che mette al cen­tro le per­sone e una poli­tica incen­trata sul denaro. In gioco c’è l’accettazione o il rifiuto del domi­nio incon­tra­stato di chi ha il denaro su chi denaro non ne ha: quel domi­nio che Marx chiama Capi­tale, ben sapendo che esso è un rap­porto sociale, le cui poste sono la ripar­ti­zione del red­dito tra salari e pro­fitti (nelle loro varie forme), modi e tempi del lavoro, accesso ai ser­vizi sociali, appro­pria­zione di tutto l’esistente: risorse natu­rali, vita asso­ciata, ser­vizi pub­blici, sapere, genoma, salute.

Il pro­blema non è se la Gre­cia resti­tuirà o no il debito che i suoi gover­nanti hanno con­tratto per suo conto, come cer­cano di farci cre­dere gli apo­lo­geti della finanza, spie­gan­doci che a pagare per i Greci rischiamo di essere noi. È chiaro che quel debito «i Greci» non lo paghe­ranno mai: non hanno il denaro per farlo ora; non lo avranno nem­meno in futuro; per almeno una gene­ra­zione. Lo sanno tutti. Ma a chi tiene i cor­doni della borsa que­sto non inte­ressa: basta che quel debito sia regi­strato nelle scrit­ture con­ta­bili e che tutti — cre­di­tori e debi­tori – si inchi­nino di fronte al suo potere. Per­ché è con quelle scrit­ture con­ta­bili che gli «gnomi» della finanza pos­sono man­dare in rovina, in 24 ore, un intero popolo per diverse gene­ra­zioni. Se e fin­ché quel potere verrà loro rico­no­sciuto. Ma disco­no­scerlo non è facile. E mette paura. Soprat­tutto se a disco­no­scerlo si rimane da soli.

mercoledì 11 febbraio 2015

IN GRECIA IL BRACCIO DI FERRO E' INIZIATO di Michel Husson






IN GRECIA IL BRACCIO DI FERRO E' INIZIATO
di Michel Husson




La Banca centrale europea (BCE) ha preso una decisione di una brutalità inaudita: a partire dall’11 febbraio, non accetterà più i titoli pubblici greci in contropartita delle liquidità accordate alle banche greche [1]. È una dichiarazione di guerra aperta contro il governo Tsipras : o questo rinuncia alla sua politica, o le banche greche falliscono. La BCE sceglie in tal modo una strategia del caos dalle conseguenze assolutamente imprevedibili.



Super Mario: la fine delle illusioni

La nomina di Mario Draghi alla testa della BCE era in sé stessa una provocazione. Ci si ricorda che l’ingresso della Grecia nella zona euro, nel 2001, è stata resa possibile grazie alla manipolazione dei suoi conti, effettuata sotto l’egida della banca Goldman Sachs. Questa aveva consigliato al governo greco di utilizzare prodotti derivati per ridurre l’ampiezza del suo deficit di bilancio. In seguito, l’inganno è stato riconosciuto e i conti corretti. Ma Mario Draghi ha esercitato dal 2002 al 2005 le funzioni di vice presidente per l’Europa di Goldman Sachs e, a questo titolo, è difficile credere che non fosse al corrente di quelle manipolazioni, né dei 300 milioni di dollari che avevano procurato alla sua banca. Dopo essere subentrato a Jean-Paul Trichet alla testa della BCE, quest’ultimo aveva opposto un silenzio pesante e rivelatore [2] alla domanda di un giornalista sul passato di Draghi alla Goldman Sachs.

martedì 10 febbraio 2015

RISTRUTTURARE IL DEBITO, SOSTENERE TSIPRAS di Aldo Giannuli





RISTRUTTURARE IL DEBITO, SOSTENERE TSIPRAS
di Aldo Giannuli



Come era prevedibilissimo (e previsto) il governo Tsipras ha posto il problema della ristrutturazione del debito greco, andandosi a scontrare frontalmente con la Ue e con Berlino. Si apre così uno scontro che non riguarda solo la Grecia ma tutti i paesi indebitati di Europa, fra cui l’Italia ed investe i destini stessi dell’unione.

Partiamo da una constatazione: come dice Rogoff, l’esperienza storica dimostra che, quando il debito di un paese supera il 90% del suo Pil, esso diventa inesigibile e si va fatalmente verso il default. C’è chi ha contestato questa affermazione, sostenendo che ci sono casi storici che dimostrano il contrario.

Può darsi e non ci interessa entrare nella discussione sulla soglia oltre la quale il debito non è più ripagabile, ci basta sostenere che questa soglia esiste e non può essere molto maggiore del 90%. E il dato è empiricamente verificabile: immaginiamo che un paese abbia un debito pari al 100% del suo Pil, questo significa che, anche ad interessi modici al limite dell’irreale, poniamo un 5 o 6% (che, per un paese con quella soglia di rischio, è semplicemente impensabile), il Pil deve crescere al ritmo del 5-6% ogni anno, solo per pagare il debito e senza intaccare il capitale. Non si capisce poi come possa crescere ed a quei livelli, senza poter investire nulla della crescita registrata. Quel paese non ce la farebbe neanche vendendo il proprio patrimonio, che, in quelle condizioni, sarebbe solo svenduto. Ed anche se esso portasse i salari a quote bassissime, per ricavare risorse da investire, non ce la farebbe lo stesso perché, intanto, questo farebbe crollare il mercato interno con effetti immediatamente depressivi su pil e gettito fiscale.
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