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domenica 23 ottobre 2011
15 OTTOBRE: UNA FERITA APERTA
15 OTTOBRE: UNA FERITA APERTA
di Stefano Santarelli
La manifestazione degli Indignati, diretta espressione di un movimento internazionale che contesta le scelte di austerità e di tagli alle spese sociali che il grande capitale finanziario vuole imporre alle popolazioni del pianeta, ha prodotto il 15 ottobre a Roma un corteo numeroso e partecipato (probabilmente dalle 250/300 mila persone) come non si vedeva da anni.
Oltretutto le problematiche degli Indignati si intrecciano strettamente con le particolarità della situazione italiana dove si assiste alla crisi di una democrazia borghese malata che non riesce ad espellere dalla guida del paese neanche una figura, ormai anche per lei, totalmente screditata e controproducente come quella di Berlusconi.
Ma una esigua minoranza ha trasformato questa giornata in un vero e proprio incubo espropriando questo movimento del diritto di potere scendere in piazza e di potere gridare le proprie ragioni trasformando così questa manifestazione in un assurdo gioco di guerra con azioni stupidamente violente e con effetti politici totalmente deleteri.
Un metodo politicamente inaccettabile perché compiuto sulla testa di migliaia di manifestanti e che è stato deciso solo da poche centinaia di persone. Un settore questo certamente molto organizzato, molto determinato, ma che non può essere definito come veramente rappresentativo del movimento o di una sua parte e che ha deciso unilateralmente di avviare uno scontro fisico completamente fine a se stesso mettendo in pericolo tutti gli altri manifestanti.
Questa ferita inferta alla manifestazione degli Indignati rischia di essere mortale non solo per lo sviluppo del movimento, ma anche per la stessa sinistra nel suo complesso ed il primo effetto del clima che si è venuto a creare è il divieto per la FIOM di svolgere il sua corteo nazionale che era previsto per il 21. Ed è inutile ricordare che la FIOM ed i lavoratori metalmeccanici rappresentano la punta più avanzata della nostra classe.
Bisogna altresì segnalare la sottovalutazione oggettivamente criminale che il comitato promotore ha avuto nei confronti di questo corteo non preoccupandosi di creare alcun sistema di controllo come un servizio d’ordine per la difesa delle più che prevedibili infiltrazioni di questi Black bloc.
Un vuoto di direzione da parte del comitato promotore che non è stato solo organizzativo, ma anche politico.
Molti manifestanti hanno tentato spontaneamente e coraggiosamente di espellere questa ala violenta, ma con nessun risultato. Infatti non si poteva certamente pretendere da pacifici dimostranti che questi potessero neutralizzare centinaia di uomini armati e ben organizzati i quali si sono mossi come veri parassiti – azzeccatissima questa definizione di Bernocchi- che si nascondevano dentro il corteo.
Come d’altra parte bisogna anche denunciare il ruolo della polizia che si è solo preoccupata di difendere i palazzi del potere permettendo così la violenza incontrollata dei Black bloc in tutto il tragitto del corteo e a San Giovanni dove si doveva concludere la manifestazione ha caricato con i blindati i manifestanti che si erano nel frattempo lì radunati con lo scopo di dare la mazzata definitiva a questa manifestazione.
Sinteticamente questo è quanto è accaduto nella giornata del 15 ottobre.
Ma è necessario a questo punto porre alcune brevi considerazioni.
Negli scontri avvenuti a San Giovanni si sono visti giovani che, di fronte ai pericolosi caroselli che i blindati della polizia hanno attuato contro i manifestanti non hanno avuto nessun timore ad affrontare lo scontro fisico. Provocando per un po’ di tempo una alleanza, non prevista ed inedita, tra i Black bloc e questa ala giovanile.
Infatti è emerso, anche in questa circostanza, il problema di fondo di un malessere giovanile che li porta oggi non solo a protestare perché non vogliono accollarsi il debito delle generazioni precedenti, ma che denunciano il fatto che i debiti e le ricchezze in Italia non sono distribuiti equamente.
Questi giovani a cui è chiuso il mercato del lavoro e che non hanno nessun futuro di fronte a loro vedono la concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi i quali oltretutto si guardano bene dal pagare le tasse, caratteristica questa fondamentalmente italiana, al contrario dei loro genitori che sono lavoratori dipendenti o pensionati e che si trovano obbligati a mantenerli.
Un settore giovanile che non è rappresentato in nessuna maniera dalle forze politiche e sindacali della sinistra.
Ed è questo il problema principale che la sinistra tutta deve porsi.
Ma bisogna essere estremamente chiari: la sinistra ed il movimento degli Indignati devono condannare senza nessuna esitazione i Black bloc ed i loro metodi. Essi non sono altro che vari gruppetti caratterizzati da un estremismo inutile e dannoso che non ha un minimo di progettualità rivoluzionaria con la totale assenza di una visione classista.
Non si può non essere preoccupati di un certo giustificazionismo che in alcuni settori di sinistra emerge nei confronti di tali gruppi. Ed è emblematico l’editoriale di Valentino Parlato apparso sul Manifesto il giorno dopo la manifestazione:
“A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero stati, ma nell'attuale contesto, con gli indici di disoccupazione giovanile ai vertici storici, era inevitabile che ci fossero. Aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati.”
Sono le parole che solo un intellettuale che non ha nessun rapporto con la classe dei lavoratori poteva dire.
I fatti di Roma non possono permettere nessun tipo di ambiguità e di giustificazionismo nei confronti di questo settore che si è posto con tali atti vandalici fuori dal movimento e dalla sinistra (semmai ne avessero mai fatto parte).
Non ci troviamo di fronte a “compagni che sbagliano”, ma a nemici di classe e come tali devono essere trattati.
20 ottobre 2011
http://bentornatabandierarossa.blogspot.com/
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Santarelli Stefano
martedì 18 ottobre 2011
CHI LOTTA PUO’ PERDERE CHI NON LOTTA HA GIA’ PERSO di Antonio Pagliarone
CHI LOTTA PUO’ PERDERE CHI NON LOTTA HA GIA’ PERSO
(una scritta sui muri di Roma 15 Ottobre 2011)
Ovvero: Sull’uso sistematico e razionale della violenza
di Antonio Pagliarone
La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non
è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con
tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia.
La Rivoluzione è un atto di violenza.
Mao Zedong
Era previsto. Tutti sapevano che la manifestazione del 15 Ottobre sarebbe sfociata in scontri di piazza soprattutto gli “indignati” (che dovrebbero essere incazzati) una parte dei quali applaudiva la polizia per incitarla a reprimere quegli odiosi Black Block che stavano devastando la città. Strani questi Black Block, all’inizio erano poche centinaia ma in Piazza S Giovanni si sono viste migliaia di persone aggredire i blindati della polizia che facevano caroselli come quelli visti molti anni fa quando avevo la stessa età dei “giovani teppisti”. Eppure la Grecia è poco lontana, tutti hanno visto i ripetuti scontri di Piazza dei giovani ateniesi ormai ridotti alla fame- per loro il precariato è diventato un sogno. Cosa credete… che i giovani italiani prima o poi non avrebbero capito che per loro non c’è più un futuro in una economia ormai devastata da una speculazione senza fine? Erano pochi, in verità sono sempre stati pochi, ma pochi cosa vuol dire? Ma erano decisi e sprezzanti, avevano vinto la paura innestata da quel maledetto G8 di Genova dieci anni fa. A sentirli parlare i giovani “teppisti” avevano gli accenti più disparati delle regioni italiane eppure sono riusciti a produrre quella “geometrica potenza” tanto cara agli estremisti del passato. Attenzione qualche migliaio di giovani duri non esprimono l’apertura di una fase “rivoluzionaria” ma il fatto che in più di 900 città del pianeta si mobilitassero masse considerevoli di persone che spesso non hanno avuto a che fare con lo spettacolo del gruppuscolarismo del passato, con le gravi responsabilità di aver introdotto le ideologie dell’800 trascinatesi fino alla fine del millennio, o con la miseria dei partiti istituzionali che blaterano di lavoro e di lavoratori, è cosa di non poco conto. Il crollo del sistema economico, che i lavoratori stessi hanno contribuito a sostenere fino ad ora ha generato, come sempre, una spaccatura tra le generazioni ma questa volta credo che la rottura sia insanabile in quanto non esistono più le risorse per poter integrare questi nuovi strati sociali da decenni posti ai margini della società. Allora la reazione è conseguente, solo un imbecille non poteva prevederla oppure un politico criminale esaltato dal suo protagonismo e illuso di essere divenuto un intoccabile. Come al solito le Cassandre cominceranno a pontificare sullo spontaneismo, sulla jaquerie e quant’altro.. poiché manca, secondo loro, quel pugno di “rivoluzionari di professione”, riuniti allo Smolny, pronti a prendere le redini del movimento rivoluzionario. Costoro sono paragonabili proprio a quei “responsabili” democratici che intendono governare la protesta indirizzandola verso i binari del parlamentarismo così prenderanno i loro voti e potranno falciare ulteriormente lo stato sociale con il convinto appoggio di tutte le organizzazioni sindacali. A voglia ad innalzare cartelli contro la politica ed i politicanti, al momento opportuno la massa degli “indignados” andranno a Canossa e voteranno “ob torto collo” per coloro che completeranno l’opera di devastazione in atto. Come al solito il ricatto è “scegliere il male minore” senza rendersi conto che quello minore potrebbe essere fatale quanto quello maggiore.
Fenomeni di rivolta più o meno di massa saranno inevitabili nel prossimo futuro ed avranno una cadenza scandita dagli andamenti dello spread e dai comovimenti di Borsa. Il problema che molti non hanno sottolineato è che si sono già verificati comportamenti violenti da parte di “normali” lavoratori in lotta qua e là sul pianeta, persino nel paese di Pulcinella. La bruttissima abitudine degli intellettuali di sinistra nel dare importanza solo a coloro che sono in grado di prevedere il futuro, come delle vecchie mammane che vanno dalle maghe a farsi leggere le carte, ha ridotto il dibattito e l’analisi della situazione ad una mera ripetizione di luoghi comuni che ormai comuni non sono nemmeno più. Il capitalismo è morto ma non sappiamo come sostituirlo e allora tutti cercano di trovare una “soluzione”; persino i sedicenti marxisti che aspettano come la manna la Rivoluzione purificatrice senza capire che purtroppo soluzioni non se ne vedono. I governi con i loro politicanti navigano a vista ed ogni tipo di intervento porta sempre ad un danno maggiore. La cura della malattia non fa che accelerarne il decorso e allora sarebbe il caso di cominciare a pensare seriamente e con coraggio, dote veramente rara di questi tempi, ad un nuovo sistema economico e sociale superiore al capitalismo che ci aiuterà ad essere pronti al momento opportuno, non come quegli intellettuali chiusi nello Smolny che discutevano di politica quando fuori le masse si scontravano con le guardie zariste.
Oggi i lavoratori e soprattutto i giovani senza lavoro non hanno creato ancora delle forme organizzative efficaci in grado di mostrarci la direzione che un movimento ha intrapreso ma sento che si stiano ripristinando quei rapporti sociali “comunisti” che una volta si manifestavano all’interno delle fabbriche ma che oggi finalmente possono svilupparsi all’intera società. Per poter dare vita a possibili manifestazioni di rapporti sociali di tipo nuovo occorre che coloro che sono più impegnati nel combattere questo sistema irrimediabilmente malato si muovano indirizzando gli strali verso i responsabili di tale sfacelo. I manifestanti di New York non si sono scontrati con la polizia –nonostante ciò sono centinaia gli arrestati in tutte le città degli Stati Uniti - ma si sono concentrati presso Wall Street simbolo della finanza internazionale indicando ai lavoratori americani ciò che rappresenta una minaccia per il loro futuro. Non bisogna andare a manifestare nel centro delle città, nelle strade dello shopping, o di fronte ai Palazzi della politica ma nei quartieri di quei proletari che ogni giorno subiscono pesantemente i provvedimenti dei governi. E’ qui che si possono stabilire quei nuovi rapporti che possono portare ad una riproduzione allargata dei comportamenti cosiddetti “antagonisti” secondo il linguaggio dei militanti. In effetti qualunque fosse stato l’esito del 15 Ottobre sarebbe stato inevitabilmente digerito dal sistema politico. Se la manifestazione avesse avuto un decorso pacifico il governo si sarebbe vantato di garantire democraticamente ogni tipo di opposizione e sicuramente ci sarebbe stato qualche trombone pronto ad appoggiare la contestazione. Gli scontri hanno dato il pretesto di screditare il corteo ponendolo in secondo piano accusando i facinorosi di essere o provocatori, con l’immancabile infiltrato, o addirittura sovversivi pericolosi tanto da giustificare una legislazione di emergenza (non è che si siano spaventati troppo?). In ogni caso l’esito del 15 Ottobre sarebbe stato gestito dal sistema politico in maniera adeguata. Ma forse tutto questo casino ci prepara a qualcosa di diverso così per concludere vorrei riportare una considerazione molto attuale di Ken Knabb, un situazionista americano:
“ Una situazione radicale è un risveglio collettivo… In tali situazioni le persone si aprono sempre più a nuove prospettive, sono sempre più pronte a mettere in discussione le assunzioni precedenti, sono più celeri nel comprendere il conservatorismo comune… Le persone imparano molto di più sulla società in una settimana che in anni di “studi accademici” o dalla “coscienza sempre crescente” propagandata dai sinistri… Tutto sembra possibile – ed è possibile molto di più. Gli individui ricordano a mala pena ciò che abitualmente esaltavano nei “ giorni passati” … il consumo passivo viene rimpiazzato dalla comunicazione attiva. Strane persone animano accese discussioni agli angoli delle strade, dibattiti continui, nuovi individui prendono il posto di coloro che sono impegnati in altre attività o che cercano di dormire per qualche ora, benché siano di solito troppo eccitati per dormire a lungo. Mentre alcuni soccombono ai demagoghi, altri insistono con le loro proposte e prendono le loro iniziative. Gli spettatori vengono ingoiati in questo vortice e subiscono in maniera sorprendente rapidi cambiamenti … Le situazioni radicali sono rari momenti nei quali possono avvenire dei cambiamenti effettivamente qualitativi Contrariamente dall’essere anomale, esse rivelano quanto siamo continuamente repressi in maniera anomala; esse rendono la nostra vita “normale” come fosse sonnambulismo”.
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ROMA 15 OTTOBRE 2011
lunedì 17 ottobre 2011
SEMPRE PIÙ INDIGNATI
Le scene di autentica guerra che hanno contraddistinto la manifestazione degli indignati rendono quasi superfluo ogni commento. Erano anni che Roma non ospitava un corteo così numeroso e partecipato, caratterizzato dal pacifismo dei dimostranti venuti da tutta Italia.
Ma questo nuovo movimento probabilmente è stato spazzato via sul nascere. La rabbia e la protesta impotente dei manifestanti contro la violenza bestiale dei Black bloc ne è stata la triste conferma.
L’intero centro romano è stato teatro di scene di guerriglia senza precedenti: Chiese saccheggiate, vetrine infrante, edifici dati alle fiamme, la storica Piazza di San Giovanni protagonista delle manifestazioni sindacali e politiche della sinistra profanata da una cieca violenza.
Non si può non denunciare la sottovalutazione oggettivamente criminale che il comitato organizzativo (Cobas, Arci, Cgil, Sel, ecc.) ha avuto nei confronti di questa manifestazione. Non si possono portare migliaia e migliaia di persone in piazza senza uno straccio di servizio d’ordine lasciando tutti i pacifici manifestanti e la città di Roma in ostaggio di poche centinaia di teppisti.
Come non si può non denunciare la latitanza della polizia che si è soltanto limitata ad impedire al corteo di deviare verso i palazzi della “politica” rimanendo totalmente assente durante la manifestazione e lasciando quindi campo libero ai Black bloc.
La mancanza di una direzione politica ed organizzativa di questa manifestazione ha provocato quasi sicuramente la morte prematura di questo movimento. Un’altra pagina dell’impotenza della sinistra italiana di fronte alla grave crisi politica ed economica che attanaglia il nostro Paese.
16 ottobre 2011
La Redazione di "Bentornata Bandiera Rossa!"
dal sito http://bentornatabandierarossa.blogspot.com/
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ROMA 15 OTTOBRE 2011
giovedì 29 settembre 2011
15 OTTOBRE: RIVENDICARE IL DIRITTO A MANIFESTARE SOTTO I PALAZZI DEL POTERE
15 OTTOBRE: RIVENDICARE IL DIRITTO A MANIFESTARE SOTTO I PALAZZI DEL POTERE
di Marco Ferrando
Per il 15 Ottobre si annuncia, com'è noto, una grande manifestazione di massa a Roma, nel quadro della giornata di mobilitazione europea promossa dagli indignati spagnoli contro le politiche dominanti. E' una scadenza di grande importanza, come dimostra l'ampio spettro di soggetti coinvolti e l'attenzione che sta richiamando ovunque. Tutti i soggetti di fatto promotori della manifestazione, incluso il PCL, sono dunque impegnati a garantire il massimo successo di partecipazione popolare all'iniziativa e il suo massimo impatto politico.
Al tempo stesso, nel pieno rispetto del coordinamento unitario promotore che si è costituito, riterrei sbagliata ogni rinuncia pregiudiziale a rivendicare il diritto della manifestazione a dirigersi verso i palazzi del potere: Palazzo Chigi e Montecitorio. Una proposta già avanzata dal PCL in sede di coordinamento, che voglio qui riprendere e argomentare.
IN TUTTA EUROPA SI MANIFESTA DAVANTI ALLE SEDI DEL POTERE
In tutta Europa- tanto più in questa fase- le grandi manifestazioni di massa si dirigono verso le sedi del Governo e del Parlamento. Così ad Atene in piazza Syntagma, così a Madrid, così a Londra.. Ed è naturale: perchè “il popolo” manifesta contro “il potere”. Perchè questa scelta esalta la contrapposizione politica diretta alle rappresentanze degli industriali e dei banchieri, ai loro luoghi istituzionali, ai loro partiti ( di governo e di “opposizione”). Chiedo: perchè in Italia dovrebbe essere diversamente? E soprattutto: perchè dovremmo noi rassegnarci a questa “diversità”? Proprio la giornata europea di mobilitazione contro i governi non dovrebbe costituire il momento ideale per rivendicare anche in Italia il diritto riconosciuto e praticato nel resto d'Europa? Continuare a subire una lesione della stessa democrazia borghese, nel momento stesso in cui rivendichiamo “una democrazia reale” e alternativa sarebbe – mi pare- una contraddizione singolare.
IN ITALIA GOVERNO E PARLAMENTO SCUDO DELLA PEGGIORE REAZIONE
Per di più in Italia abbiamo di fronte il governo più reazionario d'Europa ( se si fa eccezione per l'Ungheria), il Parlamento più corrotto e addomesticato della UE, tra i più alti livelli di condivisione bipartisan delle scelte di fondo della BCE e dell'Unione, sotto la benedizione congiunta di Bankitalia e della Presidenza della Repubblica. Perchè dunque proprio in Italia si dovrebbe rinunciare a manifestare sotto i palazzi del potere?
E' una rinuncia tanto più incomprensibile in questo momento politico. La frattura tra potere politico-istituzionale e senso comune popolare non è mai stata così profonda. Il governo Berlusconi è in caduta libera di consensi. Il suo blocco sociale è in disfacimento. Il Parlamento è un simulacro di complicità e di impotenza, come rivelano i salvataggi spudorati dei più corrotti faccendieri di regime( Milanese). Manifestare oggi sotto Palazzo Chigi e Montecitorio avrebbe dunque un significato politico e simbolico maggiore che in tante altre situazioni ordinarie. Non sarebbe un gesto “ideologico” e minoritario, ma un atto di profonda sintonia col più vasto sentimento popolare ( che non va abbandonato al populismo qualunquista o reazionario). Perchè allora non rivendicare apertamente questo diritto?
I POTERI FORTI VOGLIONO UN RICAMBIO POLITICO “ORDINATO”. PER QUESTO DIFENDONO LA SACRALITA' DELLE ISTITUZIONI
L'argomento ( apparentemente “di sinistra”) secondo cui la manifestazione del 15 non è “contro Berlusconi” ma contro tutte le politiche dominanti in Europa; che “non siamo ansiosi di rovesciare Berlusconi per favorire un governo Montezemolo( o simili)”; che DUNQUE è secondario e “provinciale” dirigersi su Palazzo Chigi e Parlamento, mischia confusamente giuste premesse e conclusioni sbagliate.
Il rovesciamento di massa del “proprio” governo è oggi come ieri-in ogni Paese- non solo il più grande contributo alla propagazione internazionale della ribellione sociale, ma anche un bastone tra le ruote di ogni progetto di alternanza borghese. I poteri forti che stanno lavorando a rimpiazzare Berlusconi con un più diretto governo dei banchieri hanno bisogno di un quadro di pace sociale e di ordine pubblico. Di ritessere la concertazione con la Cgil ( ben ricambiati). Di disporre di una scacchiera sgombra da ogni irruzione di massa. Il loro terrore è che la crisi del berlusconismo e della seconda Repubblica possa trascinare con sé ripresa di conflitto e “disordine” di piazza.. Da qui il cantico della “solidarietà nazionale” attorno alle “Istituzioni”, propagato da tutta la stampa borghese e recitato solennemente da Napolitano. Da qui anche.. la difesa della “sacralità” del Parlamento, di Piazza Montecitorio, di Piazza Colonna, di tutti i luoghi istituzionali. Sino alle grida isteriche e bipartisan di fronte alla più piccola e innocua manifestazione di protesta davanti al Palazzo come è recentemente avvenuto.
UNA MANIFESTAZIONE STRAORDINARIA PER LA RIVOLTA SOCIALE
Per queste stesse ragioni una grande manifestazione di massa davanti a Governo e Parlamento, non è solo un diritto democratico, ma un atto politico che collide con tutta la logica dell'alternanza e dei poteri forti. Perchè è un atto che allude -fosse pure simbolicamente- alla prospettiva della rivolta sociale: l'unico fattore capace di rovesciare Berlusconi dal versante delle ragioni dei lavoratori e non dei banchieri, di spostare i reali rapporti di forza, di aprire la via ad un'alternativa vera.
Il punto vero è se vogliamo PROVARE a investire la manifestazione del 15 Ottobre in una prospettiva di reale ribellione di massa, nel cuore della crisi italiana ed europea, oppure se la concepiamo PREGIUDIZIALMENTE come una ordinaria manifestazione di propaganda: naturalmente importante, naturalmente di massa, ma destinata di fatto a lasciare le cose come stanno, al pari di tutte le tradizionali manifestazioni d'autunno. Questo è il bivio.
LIBERARSI DA UNA PREGIUDIZIALE RINUNCIATARIA
L'obiezione secondo cui non ha senso chiedere di dirigersi su Palazzo Chigi perchè “tanto non ce lo concedono”, ” rischiamo di aizzare estremismi e avventurismi” “non ci sono i rapporti di forza” ecc., riflette una psicologia politica rinunciataria. Se gli oppressi dovessero rivendicare solo ciò che “viene loro concesso” la storia umana avrebbe fatto pochi passi in avanti. Rivendicare l'”impossibile” è da sempre la condizione decisiva per ottenere “possibili” conquiste: così è stato per il diritto di sciopero, così è stato per il diritto di votare e manifestare. I rapporti di forza si modificano con la lotta politica e di massa, a partire dalla rivendicazione di ciò che è giusto. Non con la rinuncia a rivendicare ciò che è giusto nel nome “dei rapporti di forza”. E ciò è tanto più vero, concretamente, qui e ora: di fronte a un governo reazionario,profondamente indebolito, attraversato da una furiosa guerra per bande, sempre più odiato o detestato dalla maggioranza dei lavoratori e del popolo. Rivendicare pubblicamente il diritto a manifestare sotto i palazzi del potere, fare del prevedibile rifiuto del governo un caso di scandalo pubblico, potrebbe essere di per sé un volano di preparazione della manifestazione di massa contro un governo che “rifiuta ciò che si concede nel resto d'Europa”. Peraltro proprio il rifiuto pregiudiziale a rivendicare pubblicamente questo diritto,a premere per la sua affermazione, a preparare organizzativamente e unitariamente la gestione di piazza di questa rivendicazione, rischia questo sì di lasciare spazio a iniziative avventuriste “fai da te”, magari in ordine sparso, estranee ad una logica di massa, a scapito dell'impatto politico del 15 ottobre.
PREGIUDIZI COSTITUZIONALI E SPIRITO DI ROUTINE
In realtà le resistenze di alcuni settori a rivendicare un diritto democratico così elementare mi pare abbia un sottofondo politico, che sovrappone due elementi diversi.
Su un versante, agisce la lunga tradizione, tipicamente italiana, della mitologia costituzionale, che ha attraversato l'intero dopoguerra, e che ha seminato una cultura reverenziale verso le “istituzioni” dello Stato, maggiore che in altri Paesi (per cui ad esempio la Presidenza della Repubblica è largamente venerata nella stessa ”sinistra radicale” anche quando sorregge l'odiato Berlusconi e chiede misure più severe i lavoratori).
Su un altro versante, anche in ambiti di “estrema sinistra”, opera uno spirito di routine, che fa della contestazione del potere uno spazio di propria caratterizzazione più che un investimento nella prospettiva di rivoluzione: per cui spesso il problema centrale di una manifestazione, al di là delle parole d'ordine formali, non è il suo investimento nell'azione di massa e nel suo sviluppo, ma solo la conquista di uno spazio d'immagine a livello mediatico e di una buona critica di opinione della stampa “democratica”. Utile magari in qualche caso per negoziare a futura memoria un accordo col centrosinistra, in altri casi a strappare solo lo scampolo di una benevola intervista. Ma sempre in un ottica segnata dall'interesse autoconservativo di un piccolo o grande “ceto politico”, non dall'interesse generale di una prospettiva di emancipazione e liberazione.
Questo retroterra culturale, sempre distorto, rischia di diventare tanto più conservatore nei momenti straordinari della vita politica e sociale : quando non si tratta di vivere di routine, ma di assumersi le proprie responsabilità di fronte a snodi politici di fondo. La crisi della seconda Repubblica e la “catastrofe” italiana, dentro la più grande crisi dell'Europa capitalista, è esattamente uno di questi momenti.
IN CONCLUSIONE
Parteciperemo dunque col massimo impegno alla manifestazione del 15 Ottobre, nel rispetto del suo spirito unitario e delle scelte che il coordinamento promotore - di cui siamo parte- farà. Ma senza rinunciare al nostro punto di vista. Senza rinunciare a proporre la massima combinazione di unità e radicalità. Senza rinunciare a lavorare perchè ogni manifestazione di questo autunno sia investita nella prospettiva di una sollevazione di massa per una svolta vera. Fuori e contro ogni forma di conservatorismo, e di ogni logica rinunciataria.
26 Settembre 2011
dal sito http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c1:o57:e1
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