Diari di Cineclub

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martedì 16 dicembre 2014

MALATTIA OLIMPICA






LA MALATTIA DELLE GRANDI OPERE
di Paolo Berdini



Di fronte alla crisi eco­no­mica che viviamo, non c’è serio osser­va­tore eco­no­mico che non affermi che le risorse pub­bli­che devono essere uti­liz­zate con poli­ti­che di medio e lungo periodo. Non ser­vono medi­cine estem­po­ra­nee, spe­cie se hanno dimo­strato il fallimento.

La cul­tura delle grandi opere inau­gu­rata da Ber­lu­sconi e Tre­monti nel 2001 con la Legge obiet­tivo ha vuo­tato le casse dello Stato e non ha dato una seria pro­spet­tiva di svi­luppo al paese.

Un fiume di soldi affi­dato al fame­lico car­tello delle grandi imprese — coo­pe­ra­tive com­prese — che non ha fatto aumen­tare di un mil­li­me­tro l’efficienza com­ples­siva del sistema infra­strut­tu­rale e ha depre­dato le casse dello Stato.

A que­sto mador­nale errore di pro­spet­tiva si è aggiunto il malaf­fare ali­men­tato dalla man­canza di regole e di con­trolli. Dall’affidamento dei lavori ogni ruolo dello Stato scom­pare: Corte dei Conti ed auto­rità degli appalti con­ti­nuano a denun­ciare che le grandi opere ven­gono aggiu­di­cate sulla base di pro­getti ini­ziali impre­cisi e vaghi. Ci pen­sano poi un serie inter­mi­na­bile di varianti in corso d’opera (26 solo per la metro­po­li­tana «C» di Roma), arbi­trati per valu­tare gli ine­vi­ta­bili con­ten­ziosi e finan­ziare studi legali amici. Gli scan­dali del Mose di Vene­zia, dell’Expo di Milano, di Infra­strut­ture lom­barde, dell’attraversamento fer­ro­via­rio di Firenze, sono tutte vicende che si col­lo­cano in que­sto qua­dro. Ma pro­prio il caso della metro «C» di Roma apre la terza — tra­gica — con­se­guenza della cul­tura delle grandi opere e della scom­parsa del ruolo dello Stato: l’intreccio tra imprese e mala­vita. Nell’inchiesta romana è emerso, come era stato da tempo denun­ciato da Report, che imprese in mano alla mala­vita par­te­ci­pa­vano all’appalto.

lunedì 15 dicembre 2014

IL PD E LO SCANDALO ROMANO di Aldo Giannuli.







IL PD E LO SCANDALO ROMANO
di Aldo Giannuli



Con le dimissioni di Rita Cutini, la giunta Marino perde il suo quinto assessore. Per la verità, questa uscita non c’entra con lo scandalo “Carminati”, quanto con la rivolta di Tor Sapienza che non avrebbe saputo prevenire e gestire. Ma fa lo stesso: è l’ennesima conferma dello stato miserando della giunta che, paradossalmente, resiste allo scioglimento, dopo l’ininterrotta serie di fallimenti di questo anno e mezzo, proprio in virtù di quello scandalo, dato che dimettersi suonerebbe come una ammissione di responsabilità.

Ed il Pd ha scelto la linea della resistenza ad oltranza perché sostiene che questo è uno scandalo che colpisce solo a destra: si tratta del “sistema Alemanno” con cui il Pd non c’entra. Un ragionamento fatto contro ogni evidenza: il coinvolgimento di qualche assessore? E’ solo una mela marcia. Il ruolo di Buzzi? Un “imbucato” casualmente fotografato con un ministro, alle feste entra tanta gente. “La parlamentare Pd in rapporti con il giro? Errori, ne possiamo far tutti. Le telefonate in cui Carminati dice di essersi comperato quattro assessori della giunta Marino? Ci risiamo: mele marcie che sono state subito tolte da cesto.

Poi, però, non si capisce perché il Pd romano sia stato commissariato e messo in via di azzeramento. Eppure, se il partito era marcio al punto da doverlo “radere al suolo” (parole del commissario Orfini), come questo discorso non investa anche la giunta è un mistero.

martedì 9 dicembre 2014

MAFIA CAPITALE: LA COOP 29 GIUGNO PUNTA DI UN ICEBERG di Fabrizio Burattini




MAFIA CAPITALE: 
LA COOP 29 GIUGNO PUNTA DI UN ICEBERG
di Fabrizio Burattini




La vicenda portata alla luce dall’inchiesta della Procura di Roma sul malaffare della capitale sta scuotendo il mondo politico cittadino e nazionale. Sembra che tutti cadano dalle nuvole.

Certo, solo chi possiede poteri e strumenti di indagine può accertare la dimensione e la gravità dei fatti prodottisi nella vita civile della metropoli, le specifiche responsabilità personali di ciascuna dei coinvolti, ma si può tranquillamente affermare che esistevano già tutti gli elementi per capire che nel sottobosco del comune più grande d’Italia, cioè di una delle più grandi stazioni appaltanti del paese più corrotto d’Europa, di uno dei principali centri di spesa del paese, si verificavano fatti che avrebbero dovuto insospettire e mettere in allarme chiunque fosse stato effettivamente mosso dalla preoccupazione di tutelare l’interesse pubblico.

Il semplice fatto che la più importante cooperativa fornitrice di servizi per conto del comune di Roma e di numerosi altri enti pubblici, la “29 giugno”, sovvenzionasse lautamente tutte le forze politiche romane, dall’estrema destra fino a SEL e a Rifondazione, non può essere tranquillamente spiegato affermando che queste cifre sarebbero state versate legittimamente e nel pieno rispetto delle regole di bilancio. Anzi, questa “trasparenza” dovrebbe costituire un’aggravante.

sabato 6 dicembre 2014

I FASCIO-MAFIOSI A ROMA: IL VERO VOLTO DI QUESTO SISTEMA MARCIO! di Gabriele D'Angeli







I FASCIO-MAFIOSI A ROMA:
IL VERO VOLTO DI QUESTO SISTEMA MARCIO!
di Gabriele D'Angeli 


" La mafia era, ed è, un'altra cosa: un "sistema" che in Sicilia contiene e muove interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese: e non sorge e si sviluppa nel "vuoto" dello Stato (cioè quando lo stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma "dentro" lo Stato. La mafia insomma non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non "imprende" ma soltanto "sfrutta".

Rileggendo questa parole di Sciascia, in prefazione a Il giorno della civetta, si potrebbe sorridere amaramente mettendo a confronto questa descrizione del sistema mafioso negli anni ’60 e ‘70 con l’attuale rete mafiosa che di fatto oggi è presente su tutto il territorio nazionale, dal profondo sud della Sicilia e della Calabria fino alle regioni del Nord come la Lombardia, passando, naturalmente per la Capitale, perché il sistema mafioso non è più parallelo allo stato (e forse non lo è mai stato veramente) ma di fatto ne è parte integrante, a tutti i livelli.

La cronaca di questi giorni parla di decine di arresti, iscrizione al registro degli indagati e perquisizioni a Roma a carico di politici di entrambe gli schieramenti, imprenditori, esponenti della finanza e addirittura delle forze dell’ordine.
Le indagini stanno rivelando una fitta rete di affari illeciti nella Capitale fatti di estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, riciclaggio. In una parola: mafia.
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