Diari di Cineclub

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venerdì 15 aprile 2016

IL FUNZIONARIO FIOM "LICENZIATO" CHE HA TOLTO IL SONNO A LANDINI di Antonio Sciotto




IL FUNZIONARIO FIOM "LICENZIATO" CHE HA TOLTO IL SONNO A LANDINI 
di Antonio Sciotto



Il caso. La segreteria ritira l'aspettativa di Sergio Bellavita e lo rimanda al suo posto di lavoro: «Ha rotto l’unità del nostro sindacato e lo ha denigrato». La replica: «Al Congresso tutti pluralisti e adesso stop al dissenso?». Il contrasto è nato e si è sviluppato nelle fabbriche della Fca



«Ho subìto un ricatto da parte di Landini, un ricatto politico. E poiché non mi sono piegato sono stato licenziato dalla Fiom». «Bellavita non rappresenta più l’unitarietà della Fiom, quindi in maniera libera e trasparente la segreteria ha considerato conclusa la sua aspettativa sindacale. Per rispetto a tanti lavoratori che hanno perso il posto non usi il termine “licenziamento”: tornerà al suo posto di lavoro, all’azienda da cui era in distacco». In queste due accuse reciproche la bufera che sta attraversando la Fiom.

Sergio Bellavita, funzionario nazionale dell’organizzazione dei metalmeccanici ed esponente dell’area di minoranza in Cgil Il sindacato è un’altra cosa è stato destituito dal suo ruolo (ma non dal Comitato centrale e dalla Direzione Fiom) a causa di un contrasto con la segreteria che la squadra di Maurizio Landini ha giudicato insanabile. Bellavita, che è anche (e resta) componente del Direttivo Cgil, è l’erede di Giorgio Cremaschi alla guida dell’area di minoranza: lo scontro è finito su tutti i giornali forse perché in qualche modo ricorda il conflitto che per diverso tempo ha visto contrapporsi lo stesso Landini a Susanna Camusso.

martedì 9 settembre 2014

LA SOCIALDEMOCRAZIA IN CAMICIA BIANCA CHE CI PORTA ALLA GUERRA! di Sergio Bellavita






LA SOCIALDEMOCRAZIA IN CAMICIA BIANCA CHE CI PORTA ALLA GUERRA!
di Sergio Bellavita




Impressiona la pletora di camicie bianche sul palco della festa dell'Unità di Bologna. Il volto nuova della socialdemocrazia Europea è il bianco lindo di camicie inamidate, di giovani leaders che non hanno mai indossato i panni della critica sociale, che non sono mai stati attraversati da tensioni ideali. L'omologazione ad un modello che finge un carattere popolare ma che ha assunto la rottamazione come strumento per l'affermazione del superamento del conflitto capitale lavoro, di ogni aspirazione che parli di uguaglianza, democrazia, progresso sociale.

Renzi è il loro leader naturale, come i manager d'azienda esalta il merito individuale, il talento e la qualità. Non è un caso che nei quartieri bene delle grandi città Renzi abbia spopolato alle ultime europee. È persino banale ricordarlo ma questa società non è fatta di liberi ed eguali, il merito, il talento e la qualità sono il senso comune regalato a piene mani per ottenebrare la profonda ingiustizia che attraversa il paese, per nascondere sotto il tappetino di una retorica idiota il precipitare della condizione di chi lavora, dei milioni di giovani a cui non è data alcuna speranza per il futuro ne un presente. Come se Marchionne e un lavoratore della Lucchini di Piombino, o una lavoratrice di Eataly, o di un Mac Donald's fossero appunto sullo stesso piano, nelle stesse condizioni, con le stesse possibilità. Questi più o meno giovani in camicia bianca, questa socialdemocrazia linda sta portando l'Europa ad una nuova guerra.

A cento anni da quella che è passata alla storia come la grande guerra, tragedia e fallimento della socialdemocrazia che votò i debiti di guerra e aprì le porte al fascismo e al nazismo, nel cuore del vecchio continente si è aperta la guerra d'Ucraina che rischia di divenire rapidamente conflitto globale con conseguenze drammatiche.

I giovani in camicia bianca, gli stessi che hanno assunto la guerra del capitale in ogni singolo paese nella competizione tra uomini e nel darwinismo sociale, protettori assoluti del regime tecnocratico dell'Unione Europea hanno indossato l'elmetto insieme agli Usa e sciaguratamente stanno andando al riarmo ed ad una nuova espansione militare della Nato a est per contendere all'imperialismo della "grande Russia" di Putin la sua storica influenza.

Paul Krugman, l'economista liberal statunitense, tempo fa ebbe a dire che le guerre in Iraq e Afghanistan pesavano poco rispetto al Pil mondiale (1,2%), non erano state cioè sufficienti a risollevare l'economia capitalista dalla sua crisi più grave. La guerra è quindi un'opzione sempre più tragicamente verosimile.

Lottare contro la guerra e i loro artefici, in primo luogo Usa e Unione Europea significa non accettare di indossare l'elmetto, significa disertare la guerra del tutti contro tutti che ci stanno imponendo con la crisi economica. Il patto del tortellino che la socialdemocrazia Europea ha stretto a Bologna alla festa dell'Unità ci porta alla guerra.

Fermiamoli! Anche per questo serve lo sciopero generale.



8 settembre 2014



dal sito http://megachip.globalist.it/



domenica 13 luglio 2014

CGIL: E' CRISI CONCLAMATA di Sergio Bellavita




CGIL: E' CRISI CONCLAMATA
di Sergio Bellavita



Non poteva esserci conferma più autorevole della gravità della crisi della Cgil di quella che Susanna Camusso ha espresso nel direttivo nazionale del 10 luglio. In un clima surrealmente preferiale a dispetto della sempre più dura condizione sociale, la sua denuncia del mancato avvio della campagna di assemblee unitarie su fisco e previdenza e del sempre più insostenibile scarto tra le decisioni che si assumono e la loro concreta attuazione e' una dichiarazione esplicita dello stato di crisi dell'organizzazione.
Non ci interessa analizzare le ragioni tattiche o meno che hanno spinto Susanna Camusso a porre, cosa del tutto irrituale, la questione all'insieme del gruppo dirigente. La sua relazione introduttiva e' stata esente da qualsivoglia autocritica sulle scelte politiche di fondo di questi anni e sulla politica contrattuale che si persegue. Anzi. Non siamo davanti quindi al tentativo di avviare la ridefinizione della strategia della Cgil.

Quello che ci interessa sottolineare e' che a pochi mesi dalla conclusione del suo congresso la Cgil e' impegnata in una discussione che testimonia lo stato di paralisi totale in cui si trova, con la segretaria generale che punta il dito e si interroga sulla stanchezza dei gruppi dirigenti, sul pluralismo che sabota le decisioni sino a immaginare una crescente ritrosia degli apparati a affrontare il giudizio dei lavoratori, specie sulle pensioni.

In questo quadro il fiacco tentativo di trovare legittimazione presso il governo con l'iniziativa unitaria su previdenza e fisco e' naufragata prima ancora di partire. Le assemblee non si stanno facendo e già oggi i temi dell'iniziativa sono dettati e stravolti dall'incalzare del governo. La Cgil appare orfana di quel collateralismo con politica e istituzioni e senza la legittimazione della concertazione che per anni gli hanno consentito di sopravvivere al caro prezzo tuttavia della progressiva perdita del proprio insediamento sociale ed a un prezzo ancora più alto per i lavoratori.
Oggi non riesce a praticare nessuna linea, ne quella vertenziale quanto mai necessaria, ma nemmeno quella nostalgica della concertazione approvata al congresso. In sostanza la Cgil appare in un vicolo cieco e con un futuro sempre più incerto.


L'autore è il Portavoce de  "Il sindacato è un'altra cosa"




martedì 22 ottobre 2013

CGIL-CISL-UIL: 4 ORE DI SCIOPERO di Sergio Bellavita




CGIL-CISL-UIL: 4 ORE DI SCIOPERO
di Sergio Bellavita 
(Rete 28 Aprile-Opposizione Cgil)




I vertici di Cgil Cisl Uil hanno deciso i termini della mobilitazione sulla legge di stabilità del Governo Letta.
Sciopero di 4 ore a disposizione di iniziative territoriali più una serie di incontri con i gruppi parlamentari. Tutto bene quindi? Finalmente si è rotto il tappo della complicità con le politiche di massacro sociale dei governi dell'austerità? No, purtroppo.

Non è solo per l'estremo ritardo con cui si costruisce la mobilitazione o l'inadeguatezza delle 4 ore rispetto alla pesantezza della manovra economica. Le richieste di Cgil Cisl Uil di modifica alla legge di stabilità non mettono in discussione le compatibilità determinate dal rispetto del fiscal compact e dal rientro del debito imposto dall'Unione Europea. Senza la rottura di quelle compatibilità e di quei limiti nessuna politica di segno diverso può essere messa in campo. E questo è noto a tutte le organizzazioni sindacali. La stessa richiesta di riduzione del cuneo fiscale a favore dei lavoratori, in assenza di una contemporanea massiccia ripresa dell'intervento pubblico in economia e nel sociale, si risolverebbe con la progressiva liquidazione dello stato sociale. Forse non è un caso che Cgil Cisl Uil, attraverso la bilateralità, tentino di costruire il cosidetto welfare contrattuale a livello aziendale: sanità, malattia, previdenza, ammortizzatori sociali ecc ecc.

Per queste ragioni lo sciopero generale di novembre pare rappresentare più una forma di pressione per emendare la legge di stabilità che l'avvio di una vertenza del mondo del lavoro che davvero parli alla condizione delle classi popolari.

Ora più che mai, per la durezza dello scontro, è necessario invece ricostruire senso ed efficacia delle lotte. Non è più accettabile, come accaduto sulla cancellazione delle pensioni, che si organizzino mobilitazioni come puro atto testimoniale, come espressione di un dissenso che non mette in discussione il Governo, i suoi equilibri o peggio come forma di accompagnamento critico alle politiche del governo.

Le manifestazioni del 18 e del 19 ottobre sono state molto più di un disgelo, hanno dimostrato che esiste una vastissima disponibilità al conflitto, alla mobilitazione. Scioperare si può e si deve. La Cgil rompa davvero con ogni ambiguità, complicità e timore che negli ultimi anni hanno impedito una reale difesa del mondo del lavoro dagli attacchi dei governi e del padronato. Questo è un presupposto indispensabile per dare concretezza,efficacia e credibilità ai sacrifici che chiediamo ai lavoratori ed alle lavoratrici.



dal sito Sinistra Anticapitalista


mercoledì 5 dicembre 2012

LETTERA APERTA A MAURIZIO LANDINI





LETTERA APERTA A MAURIZIO LANDINI
di  Sergio Bellavita

SERVE UN COMITATO CENTRALE FIOM SULL'ILVA


 Al segretario generale Fiom Maurizio Landini

Caro Maurizio ti scrivo in merito alla vicenda Ilva di Taranto.
In primo luogo perché ritengo grave che la compagna Susanna Camusso abbia dato un sostanziale via libera ad un decreto legge che, per non incappare in una palese incostituzionalità e per aggirare il conflitto di attribuzioni con la magistratura, ha realizzato un condono scandaloso a tutte le aziende con oltre 200 addetti.
Tale posizione, se fosse confermata, assumendo la primazia del profitto sull'uomo, cancellerebbe d'un sol colpo ogni credibilità all'iniziativa sindacale sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Non mi è chiaro invece l'orientamento che tu hai definito sulla vicenda, anche se mi è sembrato molto prudente nelle prime dichiarazioni, forse perché espresse prima che fosse reso pubblico il testo del decreto e pertanto prima di apprezzare la gravissima decisione di estendere gli effetti a tutte le imprese sopra la soglia dei 200 addetti. Tuttavia oggi quel testo è pubblico e impone, per la gravità assoluta delle scelte lì operate dal Governo, l'assunzione di una posizione formale dell'organizzazione.

Per 36 mesi Ilva, come tante altre aziende, potrà uccidere e inquinare bellamente godendo della piena e totale impunità, anzi potrà farlo con l'avallo delle massime istituzioni e cariche dello Stato. Il diritto alla salute è derubricato come incompatibile con il libero dispiegarsi dell'economia d'impresa.
Per queste ragioni ritengo che sia nostro dovere assumere un giudizio negativo, come organizzazione, sul decreto legge “salvaRiva” ed è necessario che sia il massimo organismo dirigente della Fiom a discuterne.
Senza escludere un atto concreto, da parte nostra, di denuncia dell'illegittimità costituzionale in quanto il decreto legge appare palesemente lesivo del diritto alla salute e delle prerogative della magistratura.

Ritengo infine necessario che sull'Ilva e sulla Fiom di Taranto vi sia un'informativa dettagliata al prossimo Comitato Centrale.
Molti compagni e compagne chiedono giustamente di comprendere le ragioni dei provvedimenti che hanno colpito diversi dirigenti della Fiom locale. Un percorso da istruire, nelle forme e nelle modalità che riterrai opportune, ma di cui necessita l'insieme del gruppo dirigente dell'organizzazione.

 In attesa di un tuo riscontro.

 Un abbraccio
 Roma,  04 dicembre 2012
 Sergio Bellavita


dal sito  http://antoniomoscato.altervista.org/index.php


giovedì 7 giugno 2012

A DIFESA DELL'ART.18 LA FIOM PROCLAMI SCIOPERO GENERALE! di Sergio Bellavita




A DIFESA DELL'ART.18 LA FIOM PROCLAMI SCIOPERO GENERALE!
ASSEDIARE I PALAZZI, NON ENTRARCI!
di Sergio Bellavita



Ancora un appello di Sergio Bellavita, della segreteria nazionale FIOM, perché il suo sindacato si assuma la responsabilità di organizzare lo sciopero generale e l’assedio delle due camere che devono approvare definitivamente la sostanziale cancellazione dell’articolo 18. Sarebbe tanto più necessario in un momento in cui il parlamento è sempre più screditato: non solo approva qualunque proposta indecente del governo Monti-Fornero, ma non esita neppure a negare l’autorizzazione all’arresto di un miserabile trafficante di voti e di milioni come Sergio De Gregori, con una larghissima maggioranza, quindi con l’apporto di decine di senatori del PD che hanno scelto di fare i “franchi tiratori” in nome di una squallida solidarietà di categoria. Bellavita conclude polemicamente che organizzare il presidio permanente dei palazzi, significa anche rifiutare di interloquire, come nell'iniziativa di sabato 9 proposta da Landini, con partiti di governo come il PD, al cospetto del quale il moderato Hollande è un temibile sovversivo.

Antonio Moscato 7/6/12

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Sarà necessario aprire una riflessione profonda su quanto sta accadendo in questi ultimi mesi sul terreno sociale. Sarà necessario e impellente farlo per chi si pone il problema di verificare, fuori dalla retorica di piazza o mediatica, l'adeguatezza o meno della risposta che è in campo rispetto alla inaudita gravità dell'attacco che viene portato da padroni governo e dai loro complici. Dobbiamo purtroppo constatare che stiamo procedendo a passo spedito verso la sconfitta sociale più cocente dal dopoguerra ad oggi e senza nessuna vera resistenza organizzata.

Al di là dei tempi della dinamica parlamentare, da qui a poche settimane lo screditato e mai cosi poco amato parlamento italiano approverà la sostanziale cancellazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori, rendendo praticamente libero il licenziamento per instaurare, grazie al drammatico combinato disposto con la crisi e i suoi effetti, la paura nelle fabbriche, negli uffici.

Prima della necessaria riflessione vorrei però si facesse di tutto per tentare di bloccare il Parlamento.

L'agenda dell'opposizione sociale è clamorosamente scarna di impegni. Sono programmati presidi davanti al parlamento venerdì 8, la Fiom sostiene iniziative il 13 e il 14. Il 22 giugno il variegato mondo del sindacalismo di base ha proclamato sciopero ed è un fatto positivo sebbene non sia lo sciopero generale di cui abbiamo un disperato bisogno. Oggi solo la Fiom, grazie allo straordinario consenso che in questi due anni si è accumulato potrebbe rappresentare il perno su cui costruire un vasto fronte sociale. La proclamazione dello sciopero generale dei metalmeccanici avrebbe il pregio di aggregare tutte le soggettività resistenti. Produrrebbe nuove pressioni verso un gruppo dirigente cgil appagato dalla finta modifica sull'art. 18.

Lo sciopero Fiom rimetterebbe al centro della discussione del paese l'art. 18, mentre oggi è del tutto evidente che in campo ci sono solo le pressioni di segno opposto, da Confindustria a settori politici. Lo sciopero Fiom potrebbe essere il volano per quella mobilitazione generale, prolungata che è resa necessaria dalla dimensione dello scontro. Ma il segretario generale Landini ha detto no, prima in segreteria poi all'assemblea dei delegati Fiom, ad una nuova proclamazione di sciopero della sola Fiom dopo quello dello scorso 9 marzo. Capisco la necessità di chiedere conto ad una Cgil che proclama 16 ore di sciopero per non farle, ma se non lottiamo ora, prima che il parlamento cancelli l'art. 18,quando lo faremo?

Se non ora quando?

Dobbiamo proclamare sciopero generale e da subito organizzare il presidio permanente dei palazzi, evitando di interloquire, come nell'iniziativa di sabato 9, con partiti di governo come il PD, al cospetto del quale il moderato Hollande è un temibile sovversivo. I palazzi vanno presidiati, non bisogna entrarci.


7 giugno 2012



dal sito http://antoniomoscato.altervista.org/



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