Diari di Cineclub

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venerdì 6 luglio 2018

LA DIGNITA' E' UNA VERA LOTTA CONTRO LA PRECARIETA' E IL GOVERNO REAZIONARIO DELLE DESTRE, PER RICONQUISTARE I DIRITTI DEL LAVORO di Franco Turigliatto





LA DIGNITA' E' UNA VERA LOTTA CONTRO LA PRECARIETA' E IL GOVERNO REAZIONARIO DELLE DESTRE, PER RICONQUISTARE I DIRITTI DEL LAVORO
di Franco Turigliatto



Bisogna avere ben chiaro che cosa sia il presunto decreto “sulla dignità dei lavoratori e delle imprese”: una pura rappresentazione scenica di propaganda del governo – da non sottovalutare – per apparire con un volto sociale amichevole verso i lavoratori, una foglia di fico, soprattutto per Di Maio, per coprire la natura profondamente reazionaria di un esecutivo in cui lo sceriffo xenofobo Salvini la fa da padrone, marginalizzando il M5S che, per la sua intrinseca natura interclassista, non può che subordinarsi alla egemonia dell’alleato di estrema destra che sta avvelenando il comune senso politico, umano e civile di larghi settori di massa.

Realtà e finzione

Già, perché il decreto presentato pomposamente e falsamente come lo strumento che dovrebbe affossare la precarietà e il famigerato Jobs Act di Renzi presenta solo piccole modifiche del tutto interne alla logica della legge del passato governo, quindi del tutto inefficaci ed ininfluenti sulla condizione di subalternità e di oppressione dei lavoratori. E’ il classico caso in cui si usano dei pannicelli caldi per combattere la polmonite, anche perché in realtà, come ha subito precisato il primo ministro Conte, il governo non è in nessun modo contro le imprese. Di Maio ha specificato che nella legge finanziaria di autunno saranno adottate nuove misure a vantaggio delle imprese, attraverso, ancora una volta, la riduzione del costo del lavoro per i padroni: “…però io so benissimo che il nostro intervento non potrà prescindere dall’abbassamento del costo del lavoro“. Il governo inoltre si appresta a rilanciare in agricoltura una delle peggiori forme di lavoro precario, i famigerati voucher.

domenica 24 settembre 2017

LISTONE GUAZZABUGLIO O ALTERNATIVA DI CLASSE? di Franco Turigliatto







LISTONE GUAZZABUGLIO O ALTERNATIVA DI CLASSE?
di Franco Turigliatto



Tutto il dibattito politico appare ormai proteso verso lo scontro elettorale della prossima primavera con le tre forze maggiori, Pd, Partiti delle destre e M5S a sgomitare tra loro per arrivare nelle migliori condizioni, sviluppando una vergognosa campagna reazionaria sulla pelle dei migranti e attivando la divisione dei lavoratori. Sono tre forze del tutto interne alle logiche del sistema capitalista che si candidano a gestire il liberismo e gli affari della borghesia, come più volte abbiamo avuto modo di raccontare.

A sinistra si sta delineando, a partire dalla “grande coalizione” realizzata in Sicilia (vedi link con dichiarazione) non una reale progetto alternativo, radicale nei soggetti che lo dovrebbe comporre e nei contenuti programmatici, ma un informe aggregato (a cui ancora una volta Rifondazione si è subordinata) egemonizzato da forze che hanno gestito in prima persona le politiche borghesi dell’austerità: un disastro che se si materializzasse anche su scala nazionale priverebbe del tutto la classe lavoratrice di un minimo strumento di riferimento di classe, antiliberista e anticapitalista.

giovedì 8 giugno 2017

I NODI DELLA CRISI ITALIANA E LA SINISTRA ALTERNATIVA [2/2] di Franco Turigliatto





I NODI DELLA CRISI ITALIANA E LA SINISTRA ALTERNATIVA  [2/2]
di Franco Turigliatto


I nodi politici e sociali della crisi italiana richiamati nella prima parte di questo articolo chiamano in causa gli orientamenti e l’operato delle forze della sinistra radicale, caratterizzata da una grande frammentazione e frustrata da una serie di difficoltà ed insuccessi elettorali.

Precisiamo subito che sono causa delle sue difficoltà sia elementi oggettivi, le pesanti sconfitte subite dalla classe lavoratrice, sia elementi soggettivi collegati alle scelte politiche di cui la vicenda più significativa è stata quella del PRC, che aveva rappresentano agli inizi del secolo un riferimento alternativo per larghi strati popolari.

sabato 3 giugno 2017

I NODI DELLA CRISI ITALIANA E LA SINISTRA ALTERNATIVA[1/2] di Franco Turigliatto




I NODI DELLA CRISI ITALIANA E LA SINISTRA ALTERNATIVA[1/2]
di Franco Turigliatto



Nell’ultima settimana di maggio molti nodi economici e politici della crisi italiana hanno conosciuto una forte accelerazione chiamando il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori e la sinistra di alternativa ad affrontarli in una ottica coerentemente anticapitalista.

L’Ilva e la crisi occupazionale

Il primo è costituito dalla vicenda della vendita dell’Ilva dove i progetti delle diverse cordate che si contendono l’acquisto della grande azienda siderurgica prevedono migliaia e migliaia di licenziamenti senza per altro che ci sia una seria proposta di risanamento ambientale di quel territorio. I lavoratori dell’Ilva sono tornati a scioperare rifiutando un futuro senza lavoro e le incerte e perdenti elemosine degli ammortizzatori sociali. L’Ilva fa seguito alla crisi Alitalia e alle innumerevoli ristrutturazioni di tante piccole e medie aziende che mostrano tutta la drammaticità della situazione occupazionale nel nostro paese, rappresentata anche dagli ultimi dati dell’Istat. Il tasso di disoccupazione è stabile intorno all’11,1% (ma crescono gli inattivi, che non cercano più un lavoro), quello dei giovani è 34%; l’unica occupazione che cresce un poco è quella precaria (il 67% dei nuovi occupati), coinvolgendo soprattutto, per effetto della riforma Fornero, gli over 50 anni e solo parzialmente i lavoratori tra i 15 e 34 anni, mentre la fascia che tendenzialmente dovrebbe essere la più produttiva (34-49 anni) subisce un vistoso crollo (-122.000 occupati). Renzi continua a vantare i successi del Jobs Act, ma l’unica certezza sono i 18 miliardi regalati alle aziende in tre anni con il contratto a tutele crescenti. Con la fine degli sgravi contributivi sono crollate drasticamente le nuove assunzioni.

sabato 13 maggio 2017

LA VELENOSA PALUDE ITALIANA di Franco Turigliatto





LA VELENOSA PALUDE ITALIANA
di Franco Turigliatto


Il governo che segue è sempre peggiore di quello che l’ha preceduto. Si può invertire questa legge non scritta del liberismo? Non possiamo finire nella ridotta della scelta tra Macron e Le Pen, ma neanche in quella tra Renzi e Grillo, con Salvini a raccoglierne i marci frutti


Le vicende dell’ultimo decennio hanno messo in luce in Italia, ma anche in Europa, una nuova implacabile legge politica: il governo che segue è ancora peggiore di quello che l’ha preceduto, sempre più antioperaio, liberista, guerrafondaio e liberticida. Sono gli imperativi della concorrenza capitalista e delle politiche liberiste che, da un governo all’altro, moltiplicano gli attacchi delle classi dominanti alle condizioni di vita e ai diritti delle classi popolari.

Vale per la Francia e per l’Inghilterra e vale per il nostro paese che ha subito dopo i disastri di Berlusconi, la mannaia di Monti e Fornero, le ingiustizie di Letta e poi le prepotenze di Renzi. Chi si illudeva che dopo la dura sconfitta del 4 dicembre con l’affermazione nelle urne della difesa dei diritti democratici scritti nella Costituzione, le cose potessero cambiare, si sbagliava di grosso. Il governo Gentiloni in pochi mesi ha messo in atto misure che approfondiscono ancora l’opera del suo predecessore spaziando sui terreni più diversi: i decreti legislativi della buona scuola hanno ulteriormente peggiorato la condizione degli insegnanti e la destrutturazione della scuola pubblica, i regali alle banche sono stati moltiplicati per dieci, le spese militari sono ulteriormente lievitate e così il ruolo militare dell’Italia nella congrega imperialista in giro per il mondo; il decreto Minniti costituisce un vergognoso attacco alla già terribile condizione dei migranti, trasforma i sindaci in podestà/sceriffi per cacciare dal “decoro” delle città i poveri più derelitti quasi che “l’indecorosità” non stia nelle politiche della borghesia che hanno allargato a dismisura l’area della povertà (nove milioni di persone nel nostro paese); lo stato si dota di ulteriori strumenti preventivi e repressivi per stroncare sul nascere le lotte e le mobilitazioni dei lavoratori. E non bisogna dimenticare il rifiuto di un serio intervento pubblico per affrontare la crisi dell’Alitalia in funzione degli interessi dei lavoratori e della collettività e non delle logiche del mercato.

Gentiloni ha potuto fare tutto questo in silenzio e in tranquillità. Se Renzi operava attraverso le slides ingannevoli e la propaganda gridata, la scelta del suo successore, ben correlata con le indicazioni della borghesia e l’opportuna e discreta copertura mediatica, è quella di apparire moderato, quasi non fosse operativo, quando invece inanella una dopo l’altra le peggiori ingiustizie.
L’ultima è naturalmente la legge sul porto d’armi e sulla cosiddetta legittima difesa, con cui si vuole importare in Italia la barbarie dei cittadini armati con le drammatiche conseguenze testimoniate dalle vicende degli Stati Uniti.

venerdì 16 ottobre 2015

LA CONTRORIFORMA ISTITUZIONALE di Franco Turigliatto







LA CONTRORIFORMA ISTITUZIONALE
di Franco Turigliatto




Il Senato ha votato la propria autodissoluzione e stravolto completamente gli assi portanti della Costituzione del 1948, così come era negli auspici non solo di Renzi e del suo partito, ma delle forze padronali che da tempo pretendono istituzioni segnate da una democrazia sempre più formale, svuotata di contenuti reali e dominata dal potere degli esecutivi, fedeli esecutori delle scelte liberiste di questa fase di crisi del capitalismo.

La Costituzione del ’48 non era la costituzione dei consigli di fabbrica, dell’autogestione e della democrazia diretta; era una costituzione pur sempre borghese, che in ultima analisi garantiva la proprietà e il sistema capitalista; ma era anche una costituzione che, per la tragedia subita con il fascismo e la guerra e la forza della Resistenza e della classe operaia e dei suoi partiti, era stata costruita su una base di forti strumenti democratici e di garanzia. Era caratterizzata da una grande divisione dei poteri dello stato e dal loro equilibrio, da meccanismi elettivi proporzionali che garantivano una ampia rappresentanza politica delle classi subalterne, dal bicameralismo perfetto per impedire le forzature legislative e i colpi di mano maggioritari prevedendo un ampia discussione delle leggi e ricercando la condivisione tra i vari settori della classe borghese e compromessi parziali con le rappresentanze della classe lavoratrice.

venerdì 9 ottobre 2015

VERSO L'ASSALTO FINALE DI PADRONI E GOVERNO. COSTRUIRE LE BARRICATE di Franco Turigliatto





VERSO L'ASSALTO FINALE DI PADRONI E GOVERNO.
COSTRUIRE LE BARRICATE
di Franco Turigliatto




E’ partito l’assalto finale alla classe lavoratrice e ai diritti del lavoro: chi pensava che i capitalisti potessero accontentarsi del Jobs Act e dei tanti regali che hanno avuto nel corso degli anni, si sbagliava di grosso. Aveva dimenticato le dure regole della lotta di classe: la borghesia, di fronte alla crisi economica e alla crisi storica del movimento operaio, sceglie di non fare prigionieri. Aveva dimenticato anche l’elementare principio che se dai un dito ai padroni questi si prendono la mano, poi il braccio e tutto quello che serve loro per aumentare a dismisura lo sfruttamento del lavoro.

Siamo di fronte a un vero e proprio complotto contro la classe lavoratrice, orchestrato in modo congiunto e concordato tra governo e Confindustria.

Renzi muove tre pedine in contemporanea: punta a colpire il diritto di sciopero, già limitato da molte norme nel settore pubblico, con una sua drastica limitazione e togliendone la titolarità ai lavoratori, per “lasciarlo” solo nelle mani degli apparati burocratici sindacali, sulla base di una loro presunta soglia di rappresentatività; lavora per stabilire per legge un nuovo sistema di contrattazione col pretesto che Confindustria e direzioni sindacali hanno difficoltà a trovare un accordo; fa balenare l’introduzione del salario minimo per legge (per altro a un livello infimo) come misura democratica e sociale di fronte al dilagare dei salari di fame indotti dalle varie forme del lavoro precario, nero e grigio. Ma anche qui, il suo obiettivo di fondo è quello di far saltare l’ultima trincea dei lavoratori, cioè il contratto nazionale di lavoro.

domenica 23 agosto 2015

LE SCELTE DI TSIPRAS E LE CONTRADDIZIONI DELLA SINISTRA ITALIANA di Franco Turigliatto





LE SCELTE DI TSIPRAS E LE CONTRADDIZIONI DELLA SINISTRA ITALIANA
di Franco Turigliatto




La scelta di Tsipras e del suo ristretto gruppo dirigente e di governo che in tutti questi mesi ha dettato il percorso di Syriza al di là degli organismi dirigenti e della storia di questa organizzazione, di andare in tempi molto brevi alle elezioni anticipate corrisponde a logiche politiche e a necessità del tutto precise. [vedi, la crisi greca e il melodramma della sinistra italiana]


La gestione del terzo memorandum

Questo gruppo ha infatti firmato a luglio un terzo durissimo memorandum imposto dai governi europei e dalla troika; quella firma significa che Tsipras e i suoi sostenitori si impegnano a gestire un’ulteriore fase delle politiche di austerità sotto un controllo diretto ed ancor più stringente delle autorità istituzionali europee e degli stessi creditori (a partire dalla Troika che torna ad Atene in pompa magna e con maggiori poteri ancora). Significa che i contenuti di quell’accordo devono essere portati avanti utilizzando tutti gli strumenti politici e sociali necessari per realizzarli.

Per un’organizzazione nata per combattere l’austerità e vittoriosa all’elezioni avendo contrastato i precedenti due memorandum politicamente e nelle lotte, questo significa una mutazione profonda, un cambiamento radicale che uno dei dirigenti della piattaforama di Sinistra, Ntavanellos, ha definito giustamente la mutazione “memorandaria” di Syriza (intervista ad Ntavanellos]

E’ quello che sta realizzando l’attuale gruppo centrale di Tsipras per trasformare la vecchia organizzazione in uno strumento utile a gestire l’atto terzo delle politiche di austerità su un corpo sociale già massacrato dai precedenti memorandum.

lunedì 29 giugno 2015

SINISTRA, SINISTRA EX-PD, E NOI di Franco Turigliatto





SINISTRA, SINISTRA EX-PD, E NOI
di Franco Turigliatto



Con l’assemblea fondativa di “Possibile” il movimento di Pippo Civati, a cui hanno partecipato i principali dirigenti di Sel, Rifondazione e Lista Tsipras, e la successiva uscita dal PD dell’ex viceministro dell’economia Stefano Fassina, che ha poi annunciato per il 4 luglio un incontro nazionale con lo stesso Civati e con Cofferati, siamo entrati in una nuova fase politica dei rapporti tra forze della sinistra.

Lo spazio a sinistra del PD

I percorsi sono ancora confusi e tanto più le strategie politiche, ma l’obiettivo comune, variamente dichiarato, è di produrre un processo ricompositivo che sfoci nella formazione di un nuovo soggetto politico in grado di costituire una proposta credibile a sinistra del PD per una vasta area elettorale, compresa quella che si esprime nell’astensione.

Il corso impresso al PD da Renzi e l’accelerazione delle politiche liberiste e dell’attacco ai diritti dei lavoratori portati avanti dal governo, espressi in particolare nel Jobs Act e nella controriforma della scuola, hanno infatti creato uno spazio politico potenziale alla sinistra di questo partito. La gestione interna del PD, con l’emarginazione di una serie di esponenti che pure non avevano avuto particolari problemi ad avallare le scelte liberiste dei governi precedenti e a non opporsi alle misure dello stesso governo Renzi, sta producendo una serie di rotture che possono coniugarsi con l’affannosa ricerca delle forze sparse della sinistra (Sel, Rifondazione, ecc.) di recuperare il tempo perduto, con l’obiettivo di replicare in Italia quanto si è prodotto in Grecia con Syriza e in Spagna con Podemos, cioè un big bang elettorale e politico.

martedì 2 giugno 2015

ELEZIONI REGIONALI: UNA PRIMA VALUTAZIONE di Franco Turigliatto





ELEZIONI REGIONALI: 
UNA PRIMA VALUTAZIONE
di Franco Turigliatto



Abbastanza semplici e chiari gli elementi di fondo che emergono da questa tornata elettorale delle 7 regioni che sono andate al voto coinvolgendo oltre 23 milioni di elettrici ed elettori. Mentre scriviamo non sono ancora noti i risultati delle comunali, dove c’è stata un affluenza maggiore al voto; vedremo se essi propongono qualche elemento di diversità.

Il dato principale ed estremamente significativo è l’ulteriore crollo della partecipazione al voto (53,90%), ben 10 punti in meno rispetto alle precedenti regionali di 5 anni fa. Quasi un elettore su due non è andato al seggio a testimonianza di una società delusa, ma soprattutto disorientata, provata dalla crisi e dalla politica di austerità gestita da tutti e due i principali schieramenti elettorali, lasciata senza speranza e senza punti di riferimento non solo politici, ma anche sociali. Questa situazione naturalmente non impressiona le forze capitaliste, che considerano normale, perfino auspicabile, questa dinamica elettorale “all’americana”, dalla quale essi ricavano indubbi vantaggi.

Non può non fare impressione che la partecipazione maggiore al voto ci sia stata in Veneto (57,15%), seguito dall’Umbria (55,42%), mentre due altre regioni ex rosse, la Toscana (48,28%) e le Marche (49,78%) sono addirittura sotto il 50% (la Liguria appena supera quella barra), espressione dell’enorme disorientamento anche di quello che una volta era il cosiddetto “popolo delle sinistre”.

giovedì 7 maggio 2015

IL PRIMO MAGGIO A MILANO E NEL PAESE: UNA RIFLESSIONE NECESSARIA di Franco Turigliatto




IL PRIMO MAGGIO A MILANO E NEL PAESE: 
UNA RIFLESSIONE NECESSARIA
di Franco Turigliatto


Per la prima volta, dopo oltre 40 anni, i lavoratori hanno partecipato alle manifestazioni del primo maggio senza lo Statuto dei lavoratori cancellato dal governo Renzi e dal Jobs Act. Le conseguenze fortemente negative di questa controriforma dei diritti del lavoro per la costruzione delle organizzazioni sindacali e dell’attività dei lavoratori in tutti i luoghi di lavoro non sono ancora dispiegate appieno e quindi non sono ancora del tutto chiare all’insieme della classe lavoratrice; nondimeno nelle inquietudini delle lavoratrici e dei lavoratori, nelle loro domande sulla situazione economica sempre più difficile, è percepibile la consapevolezza di questa ulteriore sconfitta. Così come sono sempre più forti gli interrogativi su che cosa stia facendo il governo Renzi con la sua propaganda e le sue bugie.

sabato 7 marzo 2015

JOBS ACT, “THE DAY AFTER” – CHE SUCCEDE A SINISTRA E NEL SINDACATO? di Franco Turigliatto






JOBS ACT, “THE DAY AFTER” – CHE SUCCEDE A SINISTRA E NEL SINDACATO?
di Franco Turigliatto



C’è grande effervescenza nelle aree della sinistra, quella sociale e sindacale, ma anche quella politica, quasi una baraonda di proposte, di incroci, di suggestioni, che al di là dei lodevoli intenti esprimono anche molte confusioni e nascondono qualche cattiva coscienza.

Dietro infatti c’è una grave rimozione: la rinuncia ad un’analisi lucida, ad un bilancio obbiettivo di quanto è avvenuto negli ultimi mesi nel paese, cioè della nuova gravissima sconfitta subita dalla classe lavoratrice, quindi dall’organizzazione sindacale e pertanto anche, di riflesso, dalle forze della sinistra.

Non rimuovere la disfatta del Jobs Act

In realtà questa sconfitta non viene completamente negata, ma è solo allusa e banalizzata al fine di nascondere le responsabilità dei gruppi dirigenti della CGIL (sul ruolo filopadronale delle altre Confederazioni non vale la pena di soffermarsi) e della stessa FIOM che è pur sempre un punto di riferimento a sinistra per significativi settori sociali.

E’ noto quanto avvenuto: un’accelerazione a tutto campo dell’attacco del governo al mondo e ai diritti del lavoro espresso in particolare con la legge delega sul Jobs Act, un movimento di resistenza e di lotta che si è attivato nel corso dell’autunno segnato da grandi mobilitazioni e da scioperi riusciti a cui, però, dopo la giornata del 12 dicembre, la direzione della CGIL non ha dato alcuna continuità, lasciando via libera all’azione di Renzi che ha cancellato lo Statuto dei Lavoratori.

lunedì 23 febbraio 2015

UNA RIFLESSIONE SU RIFONDAZIONE A CONFRONTO CON SYRIZA di Franco Turigliatto






UNA RIFLESSIONE SU RIFONDAZIONE A CONFRONTO CON SYRIZA
di Franco Turigliatto



In Italia si discute molto dell’esperienza di Syriza in Grecia e di Podemos nello Stato Spagnolo, dei loro successi politici ed elettorali; sono molti ad auspicare nel nostro paese la costruzione di una aggregazione politica che superi le tante divisioni della sinistra italiana, oggi fortemente minoritaria, per affrontare con una diversa forza lo scontro politico e sociale e rendere credibile una alternativa di sinistra e di classe.

La tesi di questo articolo è che una formazione del genere è già esistita in questo paese e che si chiamava Rifondazione, ma che dopo alterne vicende e potenzialità, il progetto originario nato nei primi anni novanta - costruire un partito di alternativa e una rifondazione del pensiero e della prassi comunista - non si è realizzato.

Il Partito della Rifondazione Comunista (PRC) ha riunito vaste forze, la stragrande maggioranza delle correnti e delle famiglie politiche della sinistra conquistandosi un ruolo centrale per oltre 15 anni nelle vicende politiche e sociali del paese. Bisogna dunque capire quel che Rifondazione è stata, le possibilità che ha avuto in alcune fasi, e quel che l’ha confinata in un ruolo marginale, percepito come una sconfitta drammatica dalle molte decine di migliaia di militanti che si erano impegnati in questa organizzazione.[1] La sua sconfitta e l’incapacità a realizzare il progetto originario, un partito anticapitalista con influenza di massa, è stata anche una dura sconfitta della classe lavoratrice che ha pagato il venir meno di una alternativa politica a sinistra. Ricostruire un nuovo progetto è necessario e non è impossibile, ma è molto difficile perché quel tentativo è andato in frantumi e dobbiamo superare macerie ingombranti.

domenica 18 gennaio 2015

UNA SINISTRA ALTERNATIVA ALLO SCONTRO TRA BARBARIE di Franco Turigliatto






UNA SINISTRA ALTERNATIVA ALLO SCONTRO TRA BARBARIE
di Franco Turigliatto



Il nuovo anno consegna alle classi lavoratrici una situazione straordinariamente difficile segnata dall’offensiva incessante contro i loro diritti da parte del padronato europeo e dei suoi governi, ma anche da segnali di lotta e di risposta sociale e politica: dalla Grecia alla Spagna, dall’Italia al Belgio.

Contemporaneamente il massacro di Parigi mette in luce la doppia barbarie che stravolge il mondo, quella dei fondamentalismi religiosi, reazionari e fascisti e quella neocoloniale e razzista degli interventi imperialisti delle grandi potenze capitaliste, drammatico tema su cui rimandiamo all’articolo specifico di questo giornale.

Non ci devono essere dubbi per i militanti della sinistra e per quelli che vogliono una società di eguaglianza e di democrazia: siamo in un nuovo periodo storico con la borghesia che vuole riportare indietro di un secolo e più le lancette della storia. Vuole ricostruire una società di estrema polarizzazione di classe, con una ripartizione della ricchezza a totale vantaggio dei ceti possidenti; tutto ciò presuppone il supersfruttamento della forza lavoro e lavoratori demoralizzati che accettano questo potere della classe dominante come fattore “naturale”, rinunciando alla lotta per un futuro diverso.

martedì 30 dicembre 2014

L’INFAMIA DI NATALE di Franco Turigliatto




L’INFAMIA DI NATALE
di Franco Turigliatto



I provvedimenti varati alla vigilia di Natale dal Parlamento e dal governo (l’approvazione della legge di stabilità e il decreto legislativo n. 1 sul Jobs Acts) sono atti infami, espressione della guerra che i padroni conducono contro la classe lavoratrice per distruggere i suoi diritti e per stornare le risorse pubbliche a vantaggio dei profitti e delle rendite finanziarie. Il governo Renzi si conferma, per chi avesse avuto ancora qualche stupida incertezza, di essere un governo di classe, al servizio della classe capitalista, nemico dei lavoratori, della giustizia sociale; non il governo della modernità e del progresso, ma un governo reazionario dei “padroni delle ferriere” che punta a ricostruire il pieno potere della borghesia su una classe lavoratrice frammentata, divisa, impossibilitata a difendere i suoi interessi e quindi suddita.

La legge di stabilità è un enorme regalo deposto dal governo sotto l’albero della Confindustria: riduce drasticamente la tassazione (IRAP) alle imprese, utilizza gli undici miliardi di spesa aggiuntiva in deficit a totale vantaggio della classe padronale, taglia contemporaneamente la spesa pubblica (17 miliardi) con enormi ripercussioni, sulla sanità, sul trasporto pubblico locale, sui servizi sociali.

Ma anche il primo decreto legislativo sul Jobs Act, è un enorme regalo ai padroni e nello stesso tempo un aggressione vile e violenta contro le lavoratrici e i lavoratori.

giovedì 11 dicembre 2014

VERSO LO SCIOPERO DEL 12 DICEMBRE di Franco Turigliatto






VERSO LO SCIOPERO DEL 12 DICEMBRE
di Franco Turigliatto


Renzi è riuscito a far approvare ai due rami del Parlamento la legge della vergogna (Jobs Act) che cancella definitivamente l’articolo 18, dà ai padroni la piena libertà di licenziamento, autorizza il demansionamento e lo spionaggio dei dipendenti per aumentare lo sfruttamento dei lavoratori e garantire i profitti e le rendite finanziarie.

Un Parlamento a disposizione dei sogni di Squinzi

E’ un Parlamento che ha mostrato la sua totale sottomissione alle richieste della Confindustria e ai sogni di Squinzi (e di Marchionne), un organismo servo dei padroni, incapace di rappresentare il paese ed avverso ai bisogni e agli interessi della grande maggioranza dei cittadini. Mentre dentro l’aula del Senato si compiva il misfatto della cancellazione di diritti fondamentali dei lavoratori e si stracciava lo Statuto dei lavoratori del 1970, frutto di tante lotte e segno di civiltà politica e sociale, all’esterno le solerti forze repressive di Renzi/Alfano, provvedevano a caricare e manganellare duramente i manifestanti per non lasciare alcun dubbio sulla natura di classe (quella borghese) di questo governo.

I voti a favore del provvedimento sia alla Camera (316 su 630) che al Senato (166 su 322), dove il governo ha posto la fiducia, non sono stati travolgenti, ma per il governo non ci sono stati particolari problemi perché solo il M5stelle e Sel hanno fatto seriamente la battaglia per respingere il provvedimento. Non lo poteva certo fare Forza Italia che condivide queste misure antioperaie portate avanti dalla “sinistra” che fa la destra e nemmeno la cosiddetta sinistra del PD che si è sciolta come neve al sole.

Una vergogna particolare va rimarcata per quest’ultima: alla Camera si è divisa (qualcuno non ha partecipato al voto, pochissimi hanno votato contro, tanti hanno risposto si all’appello di Renzi); al Senato dove la sinistra PD dispone di numeri assai più favorevoli e decisivi per far saltare il banco, ha votato direttamente la fiducia con pochissime eccezioni (il solo Mineo ha votato contro e qualche altro si è assentato). Questi senatori, è bene rimarcarlo, hanno votato il Jobs Act, cioè la cancellazione dei diritti dei lavoratori, dopo che per settimane si erano sciacquati la bocca sulla difesa dell’articolo 18. Non avevamo molti dubbi sul politicismo e sulla qualità e coerenza politica di questi personaggi, ma il loro ripiegamento totale dovrebbe far riflettere coloro che pensano si possa costruire qualcosa di serio a sinistra con questi soggetti. Più che il dolore per le pene future dei lavoratori prodotte dalla nuova legge, questi parlamentari si sono preoccupati di difendere “il loro posto di lavoro”, timorosi, nel caso di elezione anticipate, di essere esclusi dalla ricandidatura. Anzi, non ci sono dubbi che uno degli argomenti avanzati, per giustificare il loro comportamento sia stato. “ Se votiano no, facciamo cadere il governo, proprio quello che il Renzi potrebbe desiderare per andare a nuove elezioni e costruirsi un plebiscito escludendoci dalle istituzioni. Quindi è meglio che….” Quindi, per costoro, è stato “meglio” partecipare alla distruzione delle tutele e dei diritti della classe lavoratrice.

Tra questi brillano ulteriormente per ipocrisia, i parlamentari già dirigenti della CGIL (hanno partecipato all’organizzazione delle mobilitazioni di 12 anni fa per la difesa dell’articolo 18), che non hanno ritenuto politicamente immorale votare questa legge, per di più in aperto scontro con l’organizzazione sindacale di cui hanno la tessera. Per altro la direzione della CGIL non ha battuto ciglio di fronte a una simile vergogna, né preso provvedimenti nei loro confronti.

lunedì 20 ottobre 2014

NON CI PARLO CON I FASCISTI






NON CI PARLO CON I FASCISTI




Franco Turigliatto, ex senatore e ora dirigente di Sinistra Anticapitalista, è sotto processo perché, nella campagna elettorale del 2008, ha abbandonato lo studio di Porta a Porta per contestare la presenza di Roberto Fiore di Forza Nuova, partito che si richiama esplicitamente ai valori del Ventennio e che si inserisce nell'ondata reazionaria che investe l'Europa, dalla Francia alla Grecia, dall'Ungheria all'Ucraina.

Il leader della formazione di estrema destra non gradì le considerazioni politiche di Turigliatto e del suo partito e il loro richiamo alle norme della Costituzione che impediscono l'apologia del fascismo e la ricostituzione di partiti che si rifacciano a quelle pratiche politiche violente e xenofobe.

Sei anni dopo, con decreto penale richiesto dalla Procura di Roma, un Gip ha condannato la “diffamazione" di Turigliatto, senza nemmeno che Franco abbia saputo di essere stato denunciato, a una pena pecuniaria irricevibile sul piano politico.

Franco si è opposto alla condanna, così il 4 novembre, a Roma, inizierà finalmente il processo pubblico. Noi siamo solidali con Franco Turigliatto e con tutti coloro che, in Italia e in Europa, si battono contro l'aggressività delle formazioni di estrema destra.

L'antifascismo non si processa, è scritto nella Costituzione italiana!



Qui il video di Porta a Porta del 14 marzo 2008
https://www.youtube.com/watch?v=K6KuoCFroT4




MERCOLEDI 22 OTTOBRE ALLE ORE 21 A MILANO

Sala Livio Maitan - via Varchi 3
(atm 90/91/92/82 passante Bovisa)

SERATA DI SOLIDARIETA’ ANTIFASCISTA

Intervengono:

Saverio Ferrari dell’osservatorio sulle nuove destre

Aldo Giannuli docente università statale di Milano

Sarà presente

Franco Turigliatto Sinistra Anticapitalista




sabato 18 ottobre 2014

IL PUZZLE DELLA SINISTRA ITALIANA di Franco Turigliatto





IL PUZZLE DELLA SINISTRA ITALIANA
di Franco Turigliatto


L’autunno che si apre, segnato dalla nuova offensiva padronale del governo Renzi contro il mondo del lavoro, ma anche da alcuni segnali positivi di ripresa del conflitto dei lavoratori e di nuove possibilità di lotta, è il campo su cui si misurano le forze organizzate alla sinistra del PD in termini di proposte politiche e di processi ricompositivi unitari.

La dialettica potrebbe essere così riassunta: come contribuire con l’azione unitaria allo sviluppo delle mobilitazioni dei lavoratori, costruendo nello stesso tempo un processo di convergenza politica per rispondere alla mancanza di una forza credibile di alternativa al sistema capitalista e alla gestione della crisi decisa dai governi europei?

Il fardello del passato

Su questa dialettica pesa come un macigno, in Italia, il convitato di pietra rappresentato dal PD, oggi il principale promotore per conto della classe dominante delle politiche di austerità; gran parte della sinistra non è infatti ancora riuscita a farsi una ragione della natura borghese di questo partito sia in versione Bersani che in versione Renzi e a rompere il vecchio cordone ombelicale.

Eppure la sua frantumazione attuale, la sua scarsa credibilità e il sempre minore radicamento nelle classi lavoratrici è il frutto non solo delle sconfitte sociali, politiche ed ideologiche del mondo del lavoro, e dell’incapacità di collegarsi, all’inizio del secolo, con le nuove generazioni del movimento antiglobalizzazione, ma anche della linea distruttiva operata da Rifondazione con la scelta della collaborazione di classe con un governo borghese, come quello del Prodi 2.

In quello snodo politico cruciale la corrente interna al PRC, Sinistra Critica combattè con forza, e determinazione, non trovando però rispondenza nel partito, una deriva di cui comprendeva tutte le ricadute negative immediate e i grandi pericoli che rappresentava per il futuro.

Se si pone attenzione a ciò dicono e fanno i diversi spezzoni prodotti dalla crisi della vecchia Rifondazione, si ha la netta percezione che nessuno abbia fatto un bilancio serio di quanto avvenuto, della natura strategica e non politica degli errori compiuti in quegli anni dai gruppi dirigenti con effetti distruttivi sul partito e sulle prospettive del movimento dei lavoratori.

In questi anni abbiamo assistito a diversi progetti unitari, qualcuno ideologico, qualcuno passatista (nostalgia dei vecchi tempi del PCI), qualcuno opportunista o elettoralista, spesso con una combinazione di questi diversi aspetti, quasi tutti però rimasti allo stato di enunciazione.

Mi ha sempre colpito che nessuno, come primo elemento, abbia messo l’accento sulla necessità di costruire un fronte comune di resistenza sui contenuti, sulle lotte sociali da sviluppare, sugli obbiettivi di lotta da sostenere insieme ai lavoratori, come precondizione per affrontare la ricomposizione politica, quasi che si possa passare alla matematica superiore, facendo a meno di una buona pratica dell’aritmetica.

Occorre invece misurarsi in primo luogo su questo terreno unitario per favorire le lotte dell’autunno: insieme ai cancelli, nelle piazze, nelle scuole, nei luoghi di lavoro per solidarizzare e aiutare le lavoratrici e i lavoratori a reggere l’urto del padronato.

mercoledì 24 settembre 2014

LA GRANDE ALLEANZA REAZIONARIA di Franco Turigliatto





LA GRANDE ALLEANZA REAZIONARIA
di Franco Turigliatto





Puntuale come un orologio è arrivata l’esternazione del Presidente della Repubblica di pieno sostegno all’azione di Renzi e all’attacco all’articolo 18 e ai diritti del lavoro.

Ancora una volta Napolitano viola apertamente il suo ruolo di garante costituzionale intervenendo a gamba tesa nel dibattito politico e, per di più, su una materia fondamentale e decisiva come quella dei diritti della classe lavoratrice, oggi sottoposta a un’offensiva senza precedenti da parte delle forze padronali. Non ci stupiamo delle prese di posizioni del Presidente che ha agito sempre, in tutti i passaggi politici e sociali decisivi, come supremo garante degli interessi della borghesia italiana nonché difensore e propugnatore delle politiche europee dell’austerità e del fiscal compact. La sua azione, anche se prevedibile, è nondimeno inaccettabile ed indecente; dall’alto del colle si unisce alla grande alleanza reazionaria che vede uniti tutti i partiti della destra, il centro sinistra, le varie forze padronali con la Confindustria di Squinzi in testa, ogni sorta di benpensante conservatore e naturalmente tutti i mass media.

Tutti uniti, tutti insieme per una resa dei conti definitiva con il movimento dei lavoratori, per far valere una sola legge: quella del comando dei padroni nelle aziende e nei luoghi di lavoro e quindi anche nella società. Una sola voce contro il presunto “conservatorismo”, cercando di costruire uno scontro generazionale tra “vecchi” lavoratori e giovani e meno giovani disoccupati e precari per imporre per tutti l’eguaglianza verso il basso, attraverso i bassi salari e la libertà di sfruttamento. Solo che, nonostante la grande campagna mediatica, è proprio la maggioranza dei giovani che pensa che l’articolo 18 sia un’utile tutela; l’esperienza di lavoro precario e di ricatti e prevaricazioni permette loro di capire che questa norma non è un totem desueto, ma uno strumento che, se pure parzialmente, protegge ancora quasi 7 milioni di lavoratori del settore privato.

Nel frattempo i lavoratori, “stupidamente conservatori”, continuano a morire come prima nei luoghi di lavoro, uccisi dal mancato rispetto delle norme, dai ritmi troppi intensi, dalla fatica, dall’arrivare in tempo: un dramma senza fine. Ieri alla Thyssen Krupp e all’Ilva di Taranto e in tante piccole e medie fabbriche, oggi a Rovigo dove 4 operai sono morti avvelenati dalle esalazioni dell’anidride solforosa, domani in tanti altri posti, nella indifferenza, nel cinismo e nell’ipocrisia di facciata.

Ma si sa: questa è la modernità che continua. Questa è la “vita”, questi sono i profitti e gli affari, quelli che vanno difesi e preservati.

Possiamo dire che ci fanno non solo un po’ schifo, ma molto schifo, questi personaggi, che dirigono le aziende capitalistiche o che ne curano gli interessi nei governi e nelle istituzioni? Le forze della sinistra, del movimento dei lavoratori devono raddoppiare gli sforzi per denunciarli, per aiutare le lavoratrici e i lavoratori ad individuarli sempre più come i nemici da combattere e a costruire un movimento che faccia valere i loro diritti e gli obbiettivi di difesa dei salari e dell’occupazione.

L’intervento e il metodo di Napolitano, che il “Fatto quotidiano” ha definito “non da democrazia costituzionale, ma da Libero Stato di Bananas”, non hanno solo l’obiettivo di condizionare l’opinione pubblica, ma anche di mettere nell’angolo l’opposizione interna del PD. Su questa opposizione e sui suoi dirigenti, che in questi anni non hanno esitato a gestire le politiche dell’austerità nei governi delle larghe intese, naturalmente non c’è da farci troppo conto, tanto meno sulla loro determinazione ad agire fino in fondo e sul serio, ma tant’è: “meglio metterli a tacere subito, prima che nel paese possa manifestarsi una vera e ampia opposizione sociale e non lasciare che si determini alcuna crepa nel cammino di Renzi”, deve aver pensato il Presidente della Repubblica.

Ma la sua azione è rivolta anche a condizionare la CGIL, che non è certo decisa ed incisiva, ma che deve in qualche modo tenere conto dei sentimenti di settori ampi di lavoratrici e lavoratori con una iniziativa parziale, e la FIOM, che ha già deciso di anticipare la manifestazione nazionale per cercare di condizionare il dibattito parlamentare sul Jobs Act.

Le difficoltà per riuscire a contrastare il disegno restauratore di Renzi e dello schieramento padronale capitalistico sono grandi, ma tutti i settori politici e sociali di classe e di sinistra debbono nelle prossime settimane impegnare in modo unitario le loro forze per utilizzare tutte le scadenze di lotta e di mobilitazione che sono state prospettare, per favorire al massimo la partecipazione dal basso, per non delegare le scelte politiche alle direzioni sindacali burocratiche, che hanno pesantissime responsabilità su quanto è successo in questi anni e sulla condizione presente dei lavoratori: per costruire le condizioni di una mobilitazione forte e prolungata, cioè di un vero e proprio sciopero generale.

La coalizione reazionaria benedetta dal Presidente della Repubblica può essere battuta solo con una grandissima prova di forza sociale di cui vanno costruite le condizioni organizzative e la credibilità politica.

23 settembre 2014



dal sito Sinistra Anticapitalista


La vignetta è del Maestro Mauro Biani




martedì 16 settembre 2014

L’ASPRO CROCEVIA DELL’AUTUNNO di Franco Turigliatto





L’ASPRO CROCEVIA DELL’AUTUNNO
di Franco Turigliatto


Non ci devono essere illusioni. E’ un autunno durissimo quello che si sta aprendo per le classi popolari e il movimento dei lavoratori nel nostro paese; esso segnerà il futuro perché stiamo entrando in una fase di ulteriore approfondimento delle politiche di austerità. La legge di stabilità che il governo sta discutendo ci farà scendere un altro gradino della scala sociale e dei diritti, verso la condizione del Portogallo, della Spagna e soprattutto della Grecia.

Non è un fatto solo italiano o dell’Europa del Sud. In Francia, il nuovo governo Holland-Valls è direttamente il governo delle banche, un governo ultraliberista che prende, senza tanti infingimenti, 40 miliardi dalla Previdenza sociale per spostarli direttamente nelle tasche dei padroni.

Gli sporchi propositi del governo

Dopo la pioggia di provvedimenti degli scorsi anni (di Berlusconi, Monti e Letta) ormai completamente operativi, che hanno massacrato le condizioni di vita delle classi lavoratrici producendo una situazione sociale drammatica, confermata dai dati dell’Istat, in termini di disoccupazione, povertà, degrado dei servizi, sta per arrivare una nuova tempesta.

Il governo del PD, della Confindustria, della troika europea, che gode quindi nei fatti del sostegno anche della destra di Berlusconi, porta avanti il compito che si è assegnato:
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