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giovedì 23 agosto 2018

SALVINI E IL CORTOCIRCUITO SOVRANISTA A SINISTRA di Gianni Fresu








SALVINI E IL CORTOCIRCUITO SOVRANISTA A SINISTRA
di Gianni Fresu



La nascita del Governo Lega-5 stelle ha definitivamente fatto venire a galla un fenomeno carsico fino a oggi sottovalutato: la migrazione di diversi militanti e ex dirigenti della sinistra di classe in direzione del “sovranismo”. 
Stando alle loro affermazioni, saremmo di fronte a una profonda cesura storica dalla quale non possiamo estraniarci, pena l’irrilevanza nel Paese. In tal senso, si ritiene non solo legittima, ma necessaria un’apertura di credito nei confronti della nuova “coalizione giallo-verde”, perché considerata più avanzata sul piano delle possibili alleanze e meglio collocata nelle scelte di politica internazionale. 

La fibrillazione europea attorno alla nascita del governo sarebbe la prova di tutto ciò, inutile far notare loro che pure l’eventuale ipotesi di un governo guidato da Alba Dorata in Grecia o dal Front National in Francia avrebbe creato lo stesso allarmismo. 
Sembra impossibile l’innamoramento di alcuni ex guardiani dell’ortodossia verso questa alleanza, soprattutto se stiamo ai fatti: in politica estera il governo ha ribadito la centralità della Nato e l’alleanza con gli USA (suggellata dall’apertura di un canale privilegiato con Trump); in politica economica va in direzione di un liberismo sfacciato degno del miglior Monti, solo meno socialmente consapevole, ma per ignoranza; sulla gestione delle emergenze interne, al di là di razzismo e sessismo nemmeno dissimulati, repressione e conservatorismo sono le stelle polari. 

Così, di fronte al dramma dell’emigrazione, si preferisce rispondere con annunci muscolari (degni delle euforiche adunate sotto il balcone di Palazzo Venezia tanto care a una parte del popolo italiano) magari inutili, però buoni a tirar fuori il peggio del peggio della nostra tradizione nazionale per poi lucrarci sopra elettoralmente. Altro che superamento della dialettica destra/sinistra, Salvini è riuscito a mettere a segno una delle più classiche operazioni di tutti i movimenti di origine conservatrice e autoritaria: individuare nel nemico esterno (“i burocrati dell’Unione Europea” e “l’invasione degli immigrati”) il vero problema, la contraddizione che divide e paralizza la propria comunità nazionale. Non, ovviamente, le relazioni sociali, i rapporti di sfruttamento, i privilegi di un quadro tutto a favore del capitale e contro il lavoro. “I nostri imprenditori non sono cattivi, né avidi speculatori propensi all'accumulazione più che all'investimento produttivo, no, loro semplicemente sono vittime dalla dittatura di Bruxelles”. Insomma, Salvini detta l’agenda e tutti gli vanno dietro, compresi tanti compagni oramai più attenti alle questioni geopolitiche e all'interesse nazionale minacciato che al problema sociale. Così ci si può pure permettere di architettare una riforma del sistema fiscale iperliberista, destinata a rendere ancora più macroscopiche e insuperabili le differenze tra ricchi e poveri, che in altri tempi avrebbe portato a uno sciopero generale solo a pensarla.

venerdì 6 luglio 2018

SALVINI REGALA LE TASER ALLE POLIZIE, ARMI A MISURA DI ABUSO IN POLIZIA di Ercole Olmi






SALVINI REGALA LE TASER ALLE POLIZIE, 
ARMI A MISURA DI ABUSO IN POLIZIA
di Ercole Olmi


Salvini firma il decreto per la sperimentazione delle pistole taser, quelle con cui si divertono e uccidono gli agenti Usa. Ma lo sceriffo leghista le chiama armi non letali



«È un’arma – la pistola taser – di dissuasione non letale – ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini – ed il suo utilizzo è un importante deterrente soprattutto per gli operatori della sicurezza che pattugliano le strade e possono trovarsi in situazioni border line. È una misura di deterrenza può risultare più efficace e soprattutto può ridurre i rischi per l’incolumità personale degli agenti. Credo che la pistola elettrica sia un valido supporto, come dimostra l’esperienza di molti paesi avanzati, tra cui gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e la Svizzera».

Se cala il rischio per gli agenti, però, aumenta quello per le persone che incappano nelle attenzioni dei robocop i divisa. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha più volte ripetuto che «apparentemente, queste pistole sembrano avere tutti i vantaggi: facili da usare, efficaci e risolutive in situazioni complicate, tanto nei confronti di persone recalcitranti all’arresto quanto di prigionieri in rivolta o di folle aggressive. In più, portano con sé quella definizione rassicurante di ‘armi meno che letali’ o ‘non letali’. Nel Nordamerica (Usa e Canada), dal 2001, il numero dei morti ‘taserizzati’ è di almeno 864. Nel 90% dei casi, le vittime erano disarmate. Gli studi medici a disposizione sono concordi nel ritenere che l’uso delle Taser abbia avuto conseguenze mortali su soggetti con disturbi cardiaci o le cui funzioni, nel momento in cui erano stati colpiti dalla Taser, erano compromesse da alcool o droga o, ancora, che erano sotto sforzo, ad esempio al termine di una colluttazione o di una corsa. Altro fattore di preoccupazione è la facilità con cui la Taser può rilasciare scariche multiple, che possono danneggiare anche irreversibilmente il cuore o il sistema respiratorio. Prima di mettere a disposizione delle forze di polizia questo tipo di arma andrebbe effettuato uno studio sui rischi di violazioni dei diritti umani a seguito del suo impiego e andrebbe garantita una formazione specifica e approfondita per gli operatori che ne venissero dotati. Ma anche se venissero soddisfatte queste due richieste, il rischio di violazioni dei diritti umani non verrebbe affatto azzerato».
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