IL SIGNORE DELLA SVASTICA,
OVVERO IL SOGNO DI FERRO DI NORMAN SPINRAD E ADOLF HITLER
di Umberto Rossi
Guardate, con questi titoli delle traduzioni uno diventa matto. Cerco di sgarbugliare questa ingarbugliata faccenda, perché il succo di questo strano, stranissimo, e geniale romanzo, uscito in America nel 1972, sta proprio nel gioco dei titoli.
Allora, torniamo ai primi anni settanta. Norman Spinrad, allora trentaduenne, fa uscire The Iron Dream. Questo stava scritto sulla copertina. In realtà, se aprite un'edizione di lingua inglese del romanzo, vi comincia subito a girare la testa, perché dopo la pagina col titolo e il nome di Spinrad trovate un pistolotto pubblicitario che qui traduco:
Fatevi trasportare da Adolf Hitler fino alla Terra di un futuro remoto, dove solo feric jaggar e la sua potente arma, il Comandante d'Acciaio, si frappongono tra i resti della vera umanità e l'annientamento per mano dei nefandi Dominatori e delle orde di mutanti senza intelletto che controllano completamente.
Un attimo... Adolf Hitler? Che avrebbe scritto cosa? Giri pagina e alla pagina dopo trovi il solito Profilo dell'autore. E quel che racconta è un po' strano. Anzi parecchio:
Adolf Hitler nacque in Austria il 20 aprile 1889. Da giovane emigrò in Germania e si arruolò nell'esercito tedesco durante la Grande guerra. Dopo il conflitto, si dedicò per breve tempo alla politica a Monaco prima di emigrare a New York nel 1919...
E se giri ancora la pagina, ti appare questo frontespizio:
IL SIGNORE
DELLA SVASTICA
un romanzo
di fantascienza
di
Adolf Hitler
Allora, chiariamo l'arcano: nella sua edizione originale The Iron Dream contiene il romanzo The Lord of the Swastika, di Adolf Hitler, e poi una postfazione scritta da un tal Homer Whipple nel 1959. Nell'edizione italiana, però, hanno tirato fuori il titolo del romanzo di Hitler e così facendo hanno attribuito il suo romanzo a Spinrad, cosa che quest'ultimo s'era guardato bene dal fare. Tenuto conto che la prima edizione italiana, risalente al 1976, venne pubblicata da Longanesi, una casa editrice che buttava leggermente a destra, non riesco a non pensare che si voleva la svastica in copertina per attirare lettori di una certa convinzione politica, che avrebbero apprezzato lo scritto del Führer. Come diceva sempre Zio Giulio, a pensà male se fa peccato, ma eccetera eccetera.

