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giovedì 18 aprile 2019

MASSIMO BORDIN: UNA TRACCIA INDELEBILE di Antonio Moscato





MASSIMO BORDIN: 
UNA TRACCIA INDELEBILE
di Antonio Moscato


Non ero un ascoltatore abituale di Radio Radicale, per molte ragioni tra cui la mia scarsa attenzione al dibattito politico italiano, ma anche un forte fastidio per lo stile di Marco Pannella, che avevo conosciuto nel lontano 1956 e di cui avevo sperimentato già negli anni Sessanta le molte ambiguità nei confronti della contiguità della “Nuova Repubblica” di Randolfo Pacciardi (che anticipava per molti aspetti il progetto di Licio Gelli) con vari settori del peggior neofascismo romano. Avevo saputo poi della forte tensione personale che aveva contrapposto Massimo Bordin a Pannella, senza che questa mi incoraggiasse ad approfondire le ragioni del contrasto, tanto più che il mio giudizio fortemente critico sul leader indiscusso si estendeva all’intero partito. Ma con mia sorpresa ogni volta che lo avevo incontrato in qualche assemblea Massimo Bordin era venuto a salutarmi cordialmente. Solo ora ho capito perché: a differenza di altri compagni che avevano scelto altre strade in vari periodi, non era “un pentito”, non disprezzava l’esperienza fatta in passato nella stessa organizzazione, e in qualche modo la rivendicava. Se ne era accorto Luigi Manconi che ne parla in un lungo articolo apparso oggi sul “manifesto”, che colloca “il suo incontro con il giornalismo radiofonico” a quando “Radio Città Futura si trasferì nei locali di via dei Marsi, dove si trovava la sede italiana della Quarta Internazionale.”

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