Diari di Cineclub

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giovedì 10 maggio 2012

SUBITO LA CASA DELLA SINISTRA di Pier Luigi Camagni



SUBITO LA CASA DELLA SINISTRA
di Pier Luigi Camagni


Non di una casa dei riformisti, alludendo ad una sinistra molto molto moderata che guarda al centro , hanno bisogno i socialisti – e non solo loro -, ma di una casa della sinistra. Di tutta la sinistra a sinistra del PD.
Del resto, l'idea di una casa dei riformisti laici, socialisti, liberali e cattolico democratici, sarebbe strumentale solo al progetto politico del PD che anche oggi, con un'intervista del Messaggero a Massimo D'Alema, ribadisce il convincimento della necessità di un'alleanza progressisti-moderati – di fatto PD, UdC, allargata, nel caso, a Vendola – per il governo del 2013.

Ma il dato elettorale non dice assolutamente questo. E' vero che il PD resta il partito su cui meno si abbattono le macerie che hanno sconvolto il panorama politico italiano, ma anche il PD perde in termine di voti e di percentuali. Se si votasse ora, probabilmente, sarebbe forse il primo partito in Italia, ma un parito comunque del 17-18%. E quei "moderati" a cui vorrebbe allearsi, sono stati, per stessa ammissione del loro leader, Casini, travolti dalle macerie.

Chi vince - e le esternazioni minimizzanti di Napolitano mi sembrano, francamente, andare ben oltre il ruolo che dovrebbe avere il Presidente della Repubblica – non è solo Grillo, ma le tante, tantissime, liste civiche. Con una battuta, ma che però non è tale, l'altro giorno facevo notare che il partito che vince le elezioni sono gli "altri" (ricordando come vengono indicati negli schemi televisivi dei risultati elettorali le tante formazioni non nazionali).

E non è vero neppure che, come ha affermato Bersani, simili indicazioni ci vengono anche dal voto francese. Non è vero che Hollande ha vinto perché si è accordato con Bayrou. Il centro, in Francia come in Italia, si dimostra essere assolutamente inconsistente. Bayrou, che peraltro sosteneva Hollande solo a titolo personale, è passato dal 18% delle presidenziali 2007 al 9% del 22 aprile scorso, così come l'UdC è ben al di sotto dell'ultimo risultato elettorale.

L'indicazione francese, e, sono certo, lo vedremo ancora meglio con le legislative di giugno, è ben diversa. Hollande, per portare avanti il proprio programma fortemente di sinistra e socialista, ha necessità di una forte maggioranza anche parlamentare e questa maggioranza passa attraverso un accordo con la sinistra cosiddetta radicale. Del resto, segnali in tal senso - oltre che dal grande senso di responsabilità di Mélenchon, candidato del Front de Gauche, che, da subito e senza pretendere nulla in cambio, ha appoggiato il candidato socialista al secondo turno – sono venuti già durante la campagna elettorale per il secondo turno, quando Benoît Hamon, portavoce del PS, si dichiarava favorevole ad un accordo con il Front de Gauche per le elezioni legislative, affermando: «La riuscita dell'esperienza di sinistra, che va a iniziare dopo il 6 maggio, dipende dall'unità della sinistra

E' quanto dice anche l'amico e compagno Franco Bartolomei, segretario nazionale della Lega dei Socialisti, che dichiara:
«Alla luce del quadro elettorale scaturito dalle amministrative, il solo campo dei possibili rapporti politici per i socialisti è, come sostiene da tempo la Lega dei Socialisti, quello, vastissimo e variegato, con le forze esistenti a sinistra del PD e ad esso alternative. Rispetto alle quali siamo e dobbiamo far valere, come autentico valore aggiunto, la nostra identità riformatrice come elemento decisivo della loro evoluzione politica verso una sinistra di governo. Se una sinistra nuova, in grado di coniugare rappresentanza sociale e progettualità di governo, costruita con la partecipazione della Lega dei Socialisti, ottenesse un buon risultato, avremmo la possibilità concreta di produrre una sterzata del PD verso un programma comune , che potrebbe sostenere i progetti innovativi per la crescita e la riprogrammazione di una vera politica industriale, propri di una sinistra socialdemocratica di governo di rango europeo, in grado di rispondere alla crisi di sistema in atto con un vero modello di sviluppo alternativo al capitalismo finanziario ed alle autocrazie monetarie. Se, diversamente, a sinistra del PD non si crea una massa critica, spendibile sul terreno delle alleanze, saremo sempre comunque prigionieri delle contraddizioni e dei limiti del PD stesso, e della sua tendenza costante a scaricare le sue difficoltà di rappresentanza elettorale e sociale sulla rappresentatività del sistema politico. Alla lunga saremmo inghiottiti dalla crisi di questo sistema politico e dalla sua inevitabile ristrutturazione. »

Occorre quindi, e da subito, porre mano ad un'ampia casa della sinistra che non si faccia ingannare dal solito trabocchetto della sinistra radicale, cattiva, e della sinistra riformista, buona. Trabocchetto con cui, in Italia ed in Europa, hanno campato le destre negli ultimi trent'anni.
Il solo discrimine, se mai, e ho avuto occasione di affermarlo anche all'ultima direzione nazionale della Lega dei Socialisti, è tra sinistra che vuole essere forza di governo e chi, più insensatamente e sterilmente, vorrebbe essere solo opposizione. Ma questo differenza è ben evidenziata anche nelle affermazioni di Franco Bartolomei.

Sarebbe auspicabile che questa volontà possa diventare anche la strada da percorrere per la sinistra a livello europeo – e, in questo senso, ripongo speranze in Hollande – perché, sia chiaro, dalla crisi usciremo solo se sapremo affrontarla insieme a livello continentale.

In tal senso, come ho già più volte affermato, è necessario lavorare ad un superamento della divisione tra PSE e GUE a livello europeo. Il permanere di tale divisione non farebbe che favorire i partiti socialisti e socialdemocratici ancora tentati da derive neoliberiste o da große Koalition come l'SPD tedesca, dando forza, anche a livello europeo, al progetto neo-centrista del PD e consentendogli di portare l'anomalia italiana, dell'assenza di una grande forza socialista e di sinistra che si contrapponga alle destre, anche in Europa.

9 maggio 2012

dal sito  www.plcamagni.it


venerdì 27 aprile 2012

UN SALUTO A PUGNO CHIUSO di Pier Luigi Camagni




UN SALUTO A PUGNO CHIUSO
di Pier Luigi Camagni


Chi saluta il risultato del primo turno delle presidenziali francesi a pugno chiuso, con il tradizionale saluto della sinistra? Marine Le Pen, la candidata dell'estrema destra populista!
Un caso? Forse, anzi, sicuramente, non intendendo che sia voluto. Ma quanto è accaduto ieri in Francia, deve porre, innanzitutto a sinistra – sinistra che speriamo con tutte le forze risulti vincente al ballottaggio del 6 maggio prossimo -, delle domande di fondo.

Un primo dato da considerare è quello dell'astensione. Il 19% rappresenta una percentuale molto bassa. Comunque molto ma molto più bassa di quella che ci si aspettava, a dimostrazione che, come già mi era capitato di affermare, il candidato del Front de Gauche – ma il discorso vale anche altri – non ha sottratto voti a Hollande ma, invece, ha riportato al voto, con chiare posizioni di sinistra, una larga fetta di elettorato che diversamente, con tutta probabilità, non sarebbe andata a votare.

Il secondo dato è l'inesistenza, soprattutto in un sistema a doppio turno come quello francese, del presunto centro. Bayrou crolla dal 18 al 9%. Solo in Italia pare che il centro debba essere l'ago assoluto della bilancia, ma è un centro molto ma molto più vicino alla destra che non vero e proprio asse di equilibrio.

Occorre precisare che anche il candidato socialista Hollande aveva ed ha un forte programma di sinistra, sicuramente molto ma molto più a sinistra, se vogliamo tracciare un paragone con l'Italia, da quello proposto dal PD. Resta il fatto che il candidato socialista con il 28% dei consensi resta molto al di sotto delle percentuali che i socialisti ottenevano nel ventennio tra l'81 e il 2002 quando la Francia, come gran parte dell'Europa, aveva presidente e governi socialisti e di sinistra.
Sempre tracciando un paragone con il nostro paese, è l'analoga situazione che ha visto il PD, in passato PDS, passare dal 21% dei voti delle elezioni del '96 al 16% del 2001 e al 26% delle europee 2009 perdendo, però, bel il 7% rispetto alle politiche dell'anno precedente.
E' il segno evidente di come le sinistre "moderate" abbiano, via via in questi anni, perso capacità di interloquire con il loro elettorato di riferimento e lasciano vaste praterie alla loro sinistra preda dell'astensionismo, ma anche di destre populiste.
E' il caso della Francia dove, non ci si illuda, la candidata del Front National non raccoglie solo il voto della destra tradizionale, quella agricola, ricca e borghese delle campagne, tanto per intenderci, ma anche larghe fasce del voto proletario e sotto-proletario che in passato, magari, votava per il Partito Comunista, ma anche dell'Italia, dove molto del voto operaio e non solo, invece di orientarsi verso i partiti della sinistra, preferisce la Lega o Grillo o populisti e giustizialisti vari.
Del resto, non dimentichiamolo, ancora in questi giorni, mi è capitato di vedere difendere con più passione l'art. 18 Cota, presidente leghista del Piemonte, o Storace, leader della Destra, che non molti del PD. O, ancora, non ho visto il PD opporsi all'approvazione delle modifiche all'art. 81 della Costituzione, ma Lega ed IdV.
Hollande, ora, può ancora vincere – e, lo ripeto, me lo auguro con tutte le forze, perché davvero il cambiamento della Francia può rappresentare il cambiamento per l'Europa – ma il risultato mostra chiaramente che può vincere solo se la sinistra sa presentarsi unita.
Melenchon, candidato del Front de Gauche, ha già apertamente e responsabilmente – con buona pace di tutti coloro che parlano dell'irresponsabilità della sinistra massimalista - dichiarato il proprio appoggio ad Hollande, così come altri candidati della sinistra ecologista e trozkista.
L'invito all'unità della sinistra per tornare a vincere è il segnale che ci viene da tutta Europa, dove, ad esempio, l'SPD vince nelle elezioni dei Land solo in coalizione con i Verdi e/o la Linke, o dal più recente caso dell'Andalusia, dove il PSOE, pur sconfitto alle elezioni dal PPE, conserva il governo della regione grazie alla presenza di Izquierda Unida.

Ciò a cui la sinistra non deve cedere è il vecchio trucco delle destre di dividerla con il giochetto della sinistra riformista, buona, e della sinistra massimalista, cattiva. Questo trucco ha portato la sinistra alla sconfitta in tutta Europa. Non solo, l'ha gettata nell'incapacità di individuare un modello alternativo di sviluppo sociale ed economico che possa rappresentare il progetto politico su cui costruire un blocco sociale ed elettorale maggioritario tra gli elettori.

Per la Lega dei Socialisti, che proprio lo scorso sabato ha visto una grande partecipazione di compagne e compagni da tutta Italia per il direttivo nazionale, direttivo che ha visto anche la presenza ed il contributo di Alfonso Gianni di SEL, Giorgio Mele in rappresentanza della FdS e Vincenzo Vita, senatore del PD, non può che essere la riconferma di un progetto che ci vede impegnati dalla nascita, e cioè, come dice l'amico e compagno Franco Bartolomei, segretario nazionale, «proseguire convinta nel suo cammino verso la ricostruzione di una nuova forza socialista nella sinistra che riunifichi tutte le forze che ancora si richiamano alla sinistra storica ed alle sue due grandi tradizioni socialista e comunista, per costruire una massa critica in grado di accelerare un processo di ristrutturazione complessiva della sinistra, ormai ineludibile.» In questo senso, aprendo i lavori del direttivo, ho riproposto, come già in altri convegni e dibattiti, l'idea di un superamento, al Parlamento europeo, della divisione tra gruppo del PSE e della GUE.

23 Aprile 2012


dal sito http://www.plcamagni.it/blogdipier/


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