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mercoledì 29 luglio 2015

CONTRO SOCIALISMO RIVOLUZIONARIO: UN'ALTRA RECENSIONE AL LIBRO CURATO DA STEFANO SANTARELLI





La Guida Suprema della Repubblica Islamica dell'Iran tra gli alti quadri del sepah-e pasdaran-e enghelab-e eslam



CONTRO SOCIALISMO RIVOLUZIONARIO:
UN'ALTRA RECENSIONE AL LIBRO CURATO DA STEFANO SANTARELLI


Socialismo Rivoluzionario è un gruppo settario endogamico di cui abbiamo già trattato.
A suo tempo recensimmo un libretto che ne ricostruiva la storia e che permetteva di farsi un'idea del come mai, nella realtà residuale e prodigiosamente litigiosa rappresentata dalla politica militante, Socialismo Rivoluzionario ed i suoi attivisti riescano a quadrare il circolo attirando su di sé concordi ed aperte attestazioni di disprezzo.
Il blog di Giorgio Franchi pubblica nel novembre 2014 una recensione dello stesso testo che riportiamo per intero. L'immagine in alto invece viene dal repertorio iconografico che più contraria Socialismo Rivoluzionario ed i suoi iscritti.
Pardon, le sue iscritte ed i suoi iscritti, sempre così attente ed attenti alle vittime e ai vittimi.
Praticamente un omaggio dovuto.

25 Novembre 2014

dal sito Io non sto con Oriana

mercoledì 16 novembre 2011

DIETRO LA NON-POLITICA.
Quando il "Socialismo Rivoluzionario" vive di apparati, espulsioni e culto della personalità

Mi permetto di farmi un pò di pubblicità, ma ho ricevuto solo adesso questa bella recensione che coglie pienamente lo spirito con cui io insieme ad altri compagni abbiamo scritto questo libro dedicato ad una organizzazione che rappresenta in modo emblematico tutte le  dinamiche perverse che sono caratteristiche delle sette politico-religiose.
                                                                 Stefano Santarelli


Dietro la non politica - Quando il Socialismo Rivoluzionario vive di apparati, espulsioni e culto della personalità è una raccolta di materiale di vari autori, vario genere e varia provenienza che ricostruisce, attraverso la raccolta di documenti, aneddoti, confutazioni e lettere, la storia non agiografica di un movimento politico della penisola italiana strutturato da oltre trent'anni attorno alla figura del suo fondatore. Di Lega Socialista Rivoluzionaria, poi Socialismo Rivoluzionario ed infine Utopia Socialista, Stefano Santarelli ricostruisce storia, evoluzione politica, organizzazione e dinamiche interne. In questa sede il testo viene considerato interessante perché buon esempio di illustrazione del funzionamento di quelle che si presentano come organizzazioni politiche -o religiose- e che in realtà sono contraddistinte da un funzionamento settario e da dinamiche interne tra i cui scopi il mantenimento dell'organizzazione stessa supera di gran lunga tutti gli altri, in primis l'efficacia di eventuali azioni sul piano della politica reale e della società. Santarelli e gli altri autori del volume da lui coordinato fanno nomi e cognomi, ricostruiscono vicende vissute in prima persona, riportano documenti e scritti da archivi personali e controbattono ad iniziative editoriali dell'organizzazione oggetto del volume evidenziandone limiti, omissioni e distorsioni.

Molti degli autori del libro hanno, o hanno avuto, rapporti personali o percorsi politici in comune con il fondatore, e leader indiscusso, di Utopia Socialista; la loro narrazione non riuscirebbe ad attrarre l'interesse di un pubblico più vasto dei militanti di una corrente più che minoritaria della sinistra politica, se il loro esempio non fosse generalizzabile a realtà apparentemente lontanissime ed inconciliabili con essa, caratterizzate comunque da dinamiche settarie suscettibili di danneggiare in modo potenzialmente devastante le esistenze di quanti si trovino irretiti da movimenti e gruppi le cui istanze esplicitamente propagandate confliggono in modo stridente con la realtà dei fatti, e con le dinamiche interne ai gruppi stessi.

I capitoli del libro riflettono un'eterogeneità di contributi che nulla toglie al lavoro critico -e in fin dei conti demolitivo- dell'operato dell'organizzazione presa in esame, fin dall'introduzione indicata come caso di movimento giunto più volte ad un passo dall'autodistruzione a causa dell'insanabile difformità tra ideali dichiarati e pratica politica. Gli AA. identificano in questa difformità uno delle caratteristiche più distruttive, oltre che inefficaci, dei movimenti politici. Accanto ad analisi teoriche e a ricostruzioni storiche, il volume raccoglie interventi in cui le produzioni editoriali, prima ed ancora che le iniziative politiche, realizzate da Socialismo Rivoluzionario / Utopia Socialista sono recensite e trattate con una sufficienza irta di invettive sarcastiche. In qualche caso il lavoro confutatorio degli autori scoperchia calderoni di autentiche bassezze a cui i chiamati in causa hanno reagito, secondo quanto è dato leggere nel libro stesso e sul web, in modo impacciato ed assolutamente privo di efficacia.

Del contributo conclusivo, esplicitamente dedicato all'analisi delle dinamiche settarie e meno degli altri incentrato sul caso specifico, si riportano qui le righe iniziali.

"Alcuni anni fa, a Verona, alcuni giovani affìssero dei volantini che imitavano con geniale ironia lo stile di Socialismo Rivoluzionario, all’epoca impegnato in una campagna contro i serbi della Bosnia.
I volantini erano firmati con il pugno chiuso di Sr, ma accanto si leggevano le parole "La mano nera" e la dicitura. "ciclostilato in proprio, Waco Texas" - erano i giorni del drammatico assedio alla fattoria della setta di David Koresh.
SR rispose con un adirato comunicato stampa, in cui denunciava le "provocazioni staliniste", nonché vari complotti e manovre di nemici costretti a tramare nell’ombra.
Il volantino satirico non aveva solo motivazioni politiche. Nel piccolo ambiente della sinistra giovanile di una città molto di destra, SR si era fatto notare subito. I pochi giovani che ne facevano parte - facilmente identificabili grazie alla keffiyah di ordinanza - dovevano mantenere un Commissario Politico (credo che portasse questo titolo all’epoca) venuto da fuori, che si lamentava perché il frigorifero non gli veniva riempito con la dovuta frequenza. Soprattutto, il Commissario Politico vegliava sulle amicizie e gli amori dei seguaci. Che potevano esistere fuori dal gruppo solo per provati motivi di proselitismo..."

Stefano Santarelli (a cura di) - Dietro la non-politica... - Quando il Socialismo Rivoluzionario vive di apparati, espulsioni e culto della personalità.- Massari Editore, 2009. 288 pp.

dal sito   http://www.iononstoconoriana.com/libri/38-libri/640-stefano-santarelli-dietro-la-non-politica-quando-il-socialismo-rivoluzionario-vive-di-apparati-espulsioni-e-culto-della-personalita.html

lunedì 11 luglio 2011


UNO STRANO CASO DI PSICOPATOLOGIA POLITICA:
IL PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO

di Stefano Zecchinelli




1. Che la rivoluzione anticoloniale portata nel 1949 a buon fine da Mao Zedong sia stata un avvenimento importante e progressivo è cosa certa per chi sostiene posizioni antimperialiste. Cosa ben diversa è la mitizzazione degli avvenimenti storici, la creazione di un passato eroico da venerare e proteggere contro possibili contaminazioni.
Questo è il caso di una piccola setta che, in questo brevissimo intervento, voglio prendere in esame: il PMLI (Partito marxista-leninista italiano).
La riflessione che sicuramente non sarà lunga è mirata a focalizzare un esempio di psicopatologia politica prodotta (e non potrebbe essere altrimenti!) dai dispositivi totalizzanti della attuale società capitalistica.
Prima di affrontare "il caso" PMLI confermo la riflessione, fatta in un suo recente intervento, di Marino Badiale, il quale spiega come molte persone approdano all’anticapitalismo dopo aver provato sulla propria pelle, gli effetti manipolatori del "nuovo" capitalismo assoluto.
Non è una cosa da poco, perché una persona provata psicologicamente, da una parte è fortemente ostile alla distopia liberista, ma dall’altra ha forti problemi ad integrarsi in una comunità politica e quindi a svolgere lavoro collettivo. Le sette, come il gruppo che voglio esaminare (od anche Lotta Comunista e Socialismo Rivoluzionario (1), sostituiscono la collaborazione fra compagni e quindi anche il confronto con il legame di fratellanza, propedeutico alla subordinazione acritica e al culto del capo.
Ma andiamo a vedere più nello specifico il Partito marxista-leninista italiano.

2. Il PMLI viene fondato a Firenze, da Giovanni Scuderi, il 9 aprile 1977. I militanti aderirono nel 1967 al Partito comunista d’Italia, e due anni dopo fondarono l’Organizzazione comunista bolscevica Italiana marxista-leninista.
Il riferimento teorico di questo partito è il "marxismo-leninismo pensiero di Mao" considerato il punto più altro di elaborazione teorica m-l (vie nazionali al socialismo). Qui bisogna aprire una parentesi: una cosa è stato il maoismo politico che ha dato vita a sette folcloristiche come il PMLI (o Linea Rossa, fino a Lotta e Unità), un’altra il maoismo teorico che ha trovato in Europa i suoi massimi esponenti in Charles Bettelheim e Gianfranco La Grassa.
Il maoismo teorico ha avuto il grande merito di capire che il processo storico segue un percorso multilineare e quindi lo studio del marxismo cinese non può prescindere dallo studio dei modi di produzione asiatici; non c’è che dire, basta questo per mettere le bandiere sulla inutilità delle sette m-l, un mix di folclore politico e dottrinale.

3. Il PMLI rifiuta il trotskismo, il revisionismo di Cruscev, Deng e Hoxha, considera Gramsci il precursore del togliattismo e parla di una inesistente Rosa Luxemburg pacifista. Non male, ma andiamo per ordine.
Sicuramente il partito di Scuderi accoglie la tesi di Mao sul revisionismo emerso nel XX Congresso del PCUS, quindi il progressivo ripristino del capitalismo in Urss fino al social-imperialismo di Breznev. Deng ha deviato la via "socialista" del "Grande Timoniere" e ci siamo, mentre Hoxha, che nel ’79 rompe con la Cina, diventa, assurdamente un trotskista.
Nel 1975 "i nostri" (riferito al PMLI) stringono rapporti con il Partito comunista della Cambogia e dopo l’invasione della Cambogia fatta dal Vientnam, Dario Granito dirigente PMLI, si reca nella zona controllata dai Khmer Rossi; un simpatico pellegrinaggio.
Poco importa che Pol Pot fosse finanziato dalla CIA, contro un paese (il Vietnam) appoggiato dall’Urss; c’era il social-imperialismo sovietico e un marxista doveva dare priorità alla lotta contro questo (come no, miei cari!).
Nel 1979 dopo la rivoluzione iraniana, "i nostri"  la festeggiarono come rivolta antimperialista e ancora oggi nelle "Tesi per il quinto Congresso nazionale del PMLI" si legge:

"La Repubblica islamica dell’Iran tiene testa all’arroganza ed ai progetti dell’imperialismo americano e dei Sionisti di Tel Aviv e tra l’altro difende il proprio diritto allo sviluppo nucleare civile strumentalmente attaccato dai due paesi con l’avvallo della UE"

Un po’ più sotto troviamo questa gustosa affermazione:

" Un movimento di liberazione nazionale può allearsi tatticamente anche col diavolo, interno e esterno al proprio paese, pur di realizzare la liberazione del suo popolo e del suo paese".

Direi che un marxista subito capisce che la categoria di social-imperialismo è un "non-senso". L’Urss era un paese estremamente conservatore per ciò che riguardava le sue capacità di espansione, ed avendo al potere una "nuova classe" (Gilas) di burocrati  non si capisce come poteva emulare, in quanto a pericolosità, l’imperialismo americano caratterizzato dal primato del capitale privato finanziario.
Un marxista capisce ciò, ovviamente non dei preti che come tutti gli aderenti ad una religione devono cercare il nemico assoluto. Il PMLI lo trova ad occhi chiusi perché la fede è un balzo nel vuoto nel social-imperialismo e nel trotskismo.
Scuderi non ha cura del massacro che i militanti del Tudeh (Partito comunista iraniano) hanno subito da parte delle teocrazie islamiche: l’Urss era un paese imperialistico (avrebbero, come minimo, dovuto presentare delle analisi), e l’Iran del pretume nero, un baluardo dell’antimperialismo.
L’eroico capo del Tudeh, Noudeddin Kianouri, muore nelle carceri iraniane con le gambe segate, ma per ‘’i nostri’’ era una spia dell’imperialismo sovietico. Ecco dove conducono tutte le religioni, triste destino dei loro adepti!
Per ciò che riguarda il trotskismo la cosa è a dir poco tragicomica. Si legge nel loro sito e sul loro giornale ‘Il "Bolscevico" del pericolo trotskista rappresentato da Cossutta, da Bertinotti, dai CARC, da storici come Canfora e Losurdo. Insomma chi più ne ha più ne metta, nel loro pentolone c’è sempre posto.
Dobbiamo sempre procedere con un metodo di analisi simile a quello che occorre per capire le sette religiose. Da una parte ci sono "l’invincibile pensiero di Mao Zedong" e i "cinque maestri" quindi il bene ("invincibile" come per il cristiano Dio è la verità assoluta), dall’altra chi storicamente ha rappresentato una alternativa di cambiamento sociale quindi il revisionismo, la "deviazione", e usando un linguaggio mistico "il male".
La prassi commemorativa, le parate, le celebrazioni, sono il loro piatto forte. Il militante politico per superare lo stato di cose presente analizza criticamente il suo passato cercando di non ripetere gli errori fatti dai compagni che l’hanno preceduto; chi aderisce ad una setta (come il PMLI e Lotta Comunista), invece, si preoccupa di conservare il passato, imbalsamarlo, con la paura di essere schiacciato dal terribile mondo in cui viviamo.
Ci sono due modi di reagire alle vittorie del neocapitalismo: il primo è quello di adattarsi, cedere all’opportunismo tattico, per poi mascherare la propria adesione a ciò che si era criticato con costrutti teorici deprimenti; il secondo è quello di crearsi un mondo parallelo (come osserva giustamente Costanzo Preve) e rotolare tranquillamente accanto all’inferno attuale.
Per carità, ci possono anche essere convergenze e il lavoro nei sindacati reazionari di Lotta Comunista ne è una prova, ma, non essendo questa una critica attribuibile al PMLI, preferisco fermarmi qua.
Le sette sovrappongo il legame di fratellanza alla collaborazione, e il culto del capo alla democrazia di partito. I compagni diventano dei fratelli (come in Socialismo Rivoluzionario) e il capo, non solo, una sorta di grande (ed infallibile) maestro, ma anche un padre severo, a cui non si può disubbidire.
Nello Statuto del partito leggiamo:

" I membri del Partito devono praticare il marxismo e non il revisionismo, sostenere l'unità e non la scissione, essere sinceri e onesti e non ricorrere agli intrighi e ai complotti, debbono osare andare contro corrente, praticare la critica e l'autocritica, essere modesti e avveduti, condurre una vita semplice e rivoluzionaria, formare una cosa sola col Partito, essere in ogni momento col Partito e del Partito" (Capitolo 1 Il Partito).

Ed ancora:

" La denuncia degli errori e la critica dei difetti devono avere lo scopo di ``imparare dagli errori passati per evitare quelli futuri e curare la malattia per salvare il paziente'', occorre saper distinguere fra i due differenti tipi di contraddizione, quelle in seno al popolo e quelle tra il nemico e noi. Non bisogna colpire con violenza e sconsideratamente i compagni che non nascondono la malattia, desiderano curarsi e correggersi e non persistono negli errori. La critica deve essere aperta e leale ed avere lo scopo di unire e non di dividere, tutte le misure disciplinari vanno adottate solo dopo approfondito esame e con una precisa motivazione" (Capitolo 5 Misure disciplinari).

Il marxismo ora è una "pratica" (ed io che parlavo di metodo marxista), vita monacale (e ci sta!), pericolo di contaminazioni esterne.
Il partito in questo caso è un guscio; l’unità fra compagni è sacrale e la ‘’pratica’’ del marxismo una sorta di rito religioso per esorcizzare la selezione del mercato.
L’individuo è spersonalizzato sia davanti al capo/maestro e sia davanti al passato dominato da grandi eroi invincibili e quindi irripetibili; insomma, molto brevemente, direi che si tratta di masochismo politico.
Mi stupisce il gusto con cui questi individui si auto annullano quasi si fanno vittime sacrificali davanti ad una catastrofe imminente. Slogan e celebrazioni, toni austeri e promesse di vittorie future. È questa la caratterista del PMLI: il fascino di una promessa che passa attraverso la mummificazione del passato.

Concludo questo articolo, che spero faccia seguire ulteriore riflessioni soprattutto fra i lettori, con una citazione del "male":

" Per questi sterili profeti non c'è nessun bisogno di un ponte, sotto forma di rivendicazioni transitorie, perché non hanno nessuna intenzione di passare sull'altra sponda. Segnano il passo, si accontentano di ripetere le stesse vuote astrazioni. Gli avvenimenti politici sono per loro l'occasione per fare dei commenti, non per agire. Siccome, al pari dei confusionisti e dei facitori di miracoli di ogni genere, subiscono ad ogni momento ceffoni dalla realtà, i settari vivono in un permanente stato di irritazione, lagnandosi di continuo del "sistema" e dei suoi "metodi" e abbandonandosi a piccoli intrighi. Nei loro ambienti impongono di solito un regime dispotico. La prostrazione politica del settarismo non fa che accompagnare, come un'ombra, la prostrazione dell'opportunismo senza aprire prospettive rivoluzionarie"
(Leon Trotsky "Contro il settarismo" da "Il Programma di Transizione").

E che la pace sia con loro! Amen!

P.S. ''Il male'' ovviamente è il meraviglioso capo dell'Armata Rossa Leon Trotsky!

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Note:

 (1) Consiglio sicuramente il libro curato dal compagno Stefano Santarelli su Socialismo Rivoluzionario, altra setta: ''Dietro la non-politica. Quando il ''socialismo rivoluzionario'' vive di apparati, espulsione e culto della personalità'' - Ed. MASSARI - 2009


dal sito  http://bentornatabandierarossa.blogspot.com/

venerdì 15 ottobre 2010

SOCIALISMO RIVOLUZIONARIO ALLE ELEZIONI


SOCIALISMO RIVOLUZIONARIO ALLE ELEZIONI

Quando la politica era buona (se fatta da loro)

di Gino Potrino



Pubblico questo interessante articolo di Gino Potrino sulla partecipazione elettorale di Socialismo Rivoluzionario nel 1999 quando rubò il nome COBAS per la sua lista. Questo articolo sarebbe dovuto apparire nel libro da me curato "Dietro la non-politica" nella collana di Utopia Rossa-Massari Editore.   
                                 Stefano Santarelli
                              
                                    

Chi oggi abbia una conoscenza anche solo superficiale di Socialismo rivoluzionario o chi, desideroso di farsi un’idea di questa organizzazione, dia un’occhiata alle varie pubblicazioni prodotte, non può non rimanere colpito dalle dichiarazioni, fatte in tutte le salse, di orgogliosa e irriducibile “estraneità alla politica”. Ma tralasciando il fatto che Sr è un partito rigidamente gerarchizzato con un solido miniapparato burocratico che più politico non si può, anche sul tradizionale terreno elettorale, che più sembra lontano dagli interessi di questa organizzazione, la pretesa distanza dalla politica non è sempre stata tale,
Basta ritornare indietro di poco più di una decina d’anni, alla vigilia delle elezioni amministrative dell’aprile ‘97. Nell’imminenza di quella consultazione elettorale, sull’organo di stampa di Sr si poteva leggere:

“C’è un’esigenza che è posta sul tappeto. Rompere il monopolio elettorale di questa finta sinistra totalmente sottomessa al sistema e dare voce alle esigenze di chi sta in basso. Proponiamo per questo la conformazìone di liste dei lavoratori, degli immigrati, dei giovani, delle donne definite dal basso, che esprimano anche sul terreno elettorale l’opposizione di sinistra a Prodi e alle destre, che siano un megafono delle lotte e dell’autorganizzazione.

Sappiamo che i “tempi sono stretti”, ma ci rivolgiamo alle avanguardie sociali, alle forze dell’autorganizzazione, alle comunità e alle associazioni immigrate, agli organismi giovanili e delle donne, alla sinistra diffusa per discutere pubblicamente questa proposta e verificarne la concretizzazione in ogni situazione.” (1)

E ancora : “Quelle che non potranno trovare espressione nella kermesse elettorale saranno le esigenze dei lavoratori, dei disoccupati, dei giovani, degli immigrati e delle donne. Non potranno trovarla nella sinistra dominata sempre più sottomessa al quadro esistente. Per dare voce a questa esigenza Socialismo rivoluzionario ha proposto la conformazione di liste dal basso, per dare visibilità all’opposizione di sinistra a Prodi e alle destre. I tempi ristretti non hanno permesso che questa scelta potesse realizzarsi. ( … ) Laddove è stato possibile raggiungere degli accordi elettorali che rendessero visibile una battaglia chiara per la costruzione dell’opposizione di sinistra a Prodi, come nel Sulcis, sosterremo candidati indipendenti di Sr nelle liste di Rifondazione comunista che si presenterà, in questo caso particolare, contrapposta al centrodestra e al centrosinistra. In tutte le altre situazioni, a partire da Milano e Torino, daremo indicazione di astensione (scheda bianca o nulla).” (2)

Non solo la partecipazione alle elezioni veniva considerata utile per dare uno sbocco “politico” alle lotte sociali e sindacali e per costruire un’opposizione di sinistra a Prodi, ma addirittura si perseguiva, e a quanto pare si realizzava, la costruzione di liste con la tanto vituperata Rifondazione Comunista che allora, lo ricordiamo, faceva parte della maggioranza parlamentare su cui si reggeva il governo Prodi.
Non è dato sapere nei particolari dove queste liste “con candidati indipendenti di Sr” siano state presentate, né con quali risultati: la stampa di partito è piuttosto reticente al riguardo. Comunque, con tutta evidenza Sr considerava funzionale al perseguimento dei propri obiettivi (rafforzamento del partito e costruzione di un blocco di opposizione a sinistra in cui Sr avesse un ruolo di primo piano) anche la partecipazione alle competizioni elettorali.
L’occasione più ghiotta si presentava però alle elezioni Europee del 13 giugno 1999, che cadevano nel clima di tensione provocato dall’aggressione della Nato alla Serbia a cui partecipava anche l’Italia del governo D’Alema.
La lista nasceva su impulso dei militanti dello Slai Cobas di Pomigliano D’Arco raccolti intorno a Mara Malavenda, eletta alla Camera dei deputati nel 1996 come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista. Alla nascita del primo governo Prodi si era rifiutata di votare la fiducia ed era stata perciò espulsa dal gruppo parlamentare di Rifondazione, aderendo al gruppo misto sotto la sigla “Cobas per l’autorganizzazione”. E’ con tale sigla che si costituiva la lista che si presentava alle elezioni. Sulla base di un appello apparso su «Il Manifesto» (3), si formava un comitato promotore che presentava un testo come base di discussione e di adesione. All’appello aderivano - oltre ai militanti dello Slai Cobas di Pomigliano D’Arco e di varie parti d’Italia (4) - gli iscritti di Sr, presenti anche nell’Associazione “3 febbraio” e nella Lab (Libera associazione di base, sindacatino-cinghia di trasmissione di Sr in quel periodo federato con la Cnl) (5).
La presentazione della lista provocava il duro attacco della Confederazione Cobas, costituitasi proprio in quel periodo dall’aggregazione degli storici Cobas della scuola e del Coordinamento Nazionale Cobas, che rimproverava a Mara Malavenda l’utilizzo elettorale della sigla Cobas e l’aver coinvolto nell’operazione appunto Sr, considerata assolutamente estranea a quella che si può definire “area Cobas”:

"(…) oggi siamo di fronte ad un evento del tutto nuovo e altamente negativo, che ci impone una rivendicazione di forma e di sostanza sul nome COBAS. Un gruppo della Fiat di Pomigliano d'Arco, guidato dalla deputata Mara Malavenda, e il gruppo politico Socialismo Rivoluzionario, vorrebbero proditoriamente impadronirsi della sigla COBAS, "piazzandola" sul mercato elettorale, presentando alle elezioni europee una lista denominata, appunto, COBAS per l'autorganizzazione. La promotrice, Mara Malavenda, è stata eletta alle scorse elezioni politiche nelle liste di Rifondazione Comunista. Ora Malavenda e Socialismo Rivoluzionario puntano al Parlamento europeo: il guaio è che il passaporto viene richiesto alla sigla COBAS, cercando di usurpare il prestigio ed i meriti acquisiti in questi anni dalle lotte dell'area COBAS e delle sue strutture organizzate. Appare grottesca (vista l'assoluta inconsistenza di adesioni al progetto) la pretesa del gruppo Malavenda e di Socialismo Rivoluzionario (gruppo, quest'ultimo, che niente ha mai avuto a che spartire con i COBAS) di usare la pura e semplice notorietà della sigla per rimediare uno 0,7-0,8%, che basterebbe per ottenere un seggio europeo, ma "fotograferebbe" i COBAS ad un livello di nanismo politico e sindacale ridicolmente sottodimensionato rispetto alla forza sindacale, politica e sociale dell'area COBAS.
Invitiamo, dunque, il gruppo promotore della cosiddetta lista "COBAS per l'autorganizzazione" a desistere da questa inaccettabile operazione; e in caso contrario, raccomandiamo a tutti gli iscritti e simpatizzanti COBAS di non cadere nell'inganno, lavorando o votando per una lista che non ha nulla a che vedere con i COBAS." (6)

Il progetto della lista andava comunque avanti e in risposta alle critiche, Altrasinistra, il mensile di Sr, pubblicava un’intervista a Mara Malavenda che alla domanda dell’intervistatrice su cosa pensasse della polemica innescata dalla Confederazione Cobas così rispondeva:

“C’è stato chi si è piccato dì questa lista come Cobas, mi riferisco alla Confederazione. Questo si inquadra in una situazione che si può comprendere ma certamente non condividere. Penso che con questi compagni abbiamo discusso fin dal primo momento di questa proposta e non avevamo avuto la sensazione che non fossero d’accordo. E oggi sono proprio loro a ufficializzare con la Confederazione un modello di un tutt’uno con quello che noi abbiamo sempre inteso come attività politica e sindacale non separata e non divisa perché i problemi dei lavoratori non finiscono con la timbratura del cartellino, anche perché la politica è quella leva che ti dà la possibilità di cambiare le cose. Pensiamo che sia importante avere un’impostazione che dia la possibilità attraverso la non delega di poter intervenire sia a livello politico che a livello sindacale. Mi pare che questa dovrebbe anche essere l’impostazione della Confederazione che è nata credo con questo obiettivo. Avevamo cominciato insieme un percorso che partiva dalla ripulsa di quel sindacato di mestiere che abbiamo subìto per tanti anni. È così che sono nati i Comitati di base. Quindi non si capisce perché oggi si debba fare una discussione sulla primogenitura della sigla quando siamo nati sulle stesse esigenze e lo stesso obiettivo di rompere il monopolio sindacale. Mi sembra strano che invece di discutere nel merito si discuta sulla parola, quando loro stessi sanno, perché ne abbiamo parlato fin dal primo momento, che si (in)tendeva usare questa sigla che d’altra parte ho usato fin da quando sono stata messa fuori da Rifondazione comunista per distinguermi da gruppo misto (ricordiamo che nel gruppo misto c’è gente come Cito, Sgarbi ecc, e non intendevo essere mescolata con queste espressioni politiche estranee e lontane alla nostra organizzazione). Quindi Cobas per l’autorganizzazione esisteva fin dal maggio del ‘96, utilizzarlo oggi ci dava la possibilità di non raccogliere le 160.000 firme necessarie per la presentazione della lista. Quindi una sigla che non è nata oggi e non è nata per accedere al finanziamento pubblico, come qualcuno ha voluto dire, ma è nata molto prima, esattamente quando ho messo piede in Parlamento e ho rifiutato di dare la fiducia a Prodi.” (7)

Si presentavano le liste, ma in base a una circolare del Ministero dell’Interno sui requisiti richiesti, quella dei “Cobas per l’autorganizzazione” veniva esclusa da quattro delle cinque circoscrizioni elettorali ed era presente solo nella circoscrizione dell’Italia centrale (Toscana, Lazio, Marche e Umbria). Sr candidava, tra gli altri, Elena Baragli, Renato Scarola e Federico Stolfi, in qualità di dirigenti di Socialismo rivoluzionario, Antonella Pelillo dell’ Associazione nazionale antirazzista “3 Febbraio” ed Edo Gusmaroli, ex dirigente di SdB ed allora dirigente della Lab. Le critiche della Confederazione Cobas venivano sbrigativamente liquidate come “inutili settarismi e risibili rivendicazioni dell’etichetta Cobas.” (8)
Il 13 giugno il risultato sarà molto deludente, 4.432 voti sui 6.146.119 della circoscrizione 3, per un modestissimo 0,07% su base circoscrizionale. Durissimo, con buona ragione, era il commento post-elezioni della Confederazione Cobas:

“(…) Ora che il danno all’immagine dei Cobas è stato fatto e che la credibilità dello Slai-Cobas di Pomigliano d’Arco è compromessa, invitiamo questa struttura, da cui non è venuta ancora neanche un’autocritica, a riprendere a contrastare i disegni padronali e governativi, piuttosto che dedicarsi a manicomiali giochi d’azzardo; ad ogni buon conto la diffidiamo fin d’ora dal reiterare l’uso della sigla Cobas per qualsiasi ulteriore prurito elettoralistico.
Quanto al gruppetto di Socialismo Rivoluzionario, il tentativo di mascherarsi dietro il nome Cobas non ha ingannato gli/le elettori/trici che lo hanno severamente punito. Questi "socialisti rivoluzionari" sono stati travolti dal ridicolo (che purtroppo si è riverberato sulla sigla Cobas): la tanto strombazzata, "potente" macchina organizzativa ha garantito ai due membri del loro massimo organo dirigente presenti in lista, ad esempio a Roma, ben 30 e 7 preferenze, rispettivamente!" (9)

Il commento di Sr era invece di segno opposto, improntato all’ottimismo per gli sviluppi futuri:

“La lista «Cobas per l’autorganizzazione» ha ricevuto un risultato apprezzabile, con i circa 5.000 voti, considerando il boicottaggio ad opera del governo D’Alema e della magistratura e l’oscuramento nei media, e inoltre considerando il fatto che non è stato possibile fare una vera campagna elettorale essendo presente in una sola circoscrizione. Ma il risultato positivo risiede soprattutto nel fatto stesso di aver presentato una lista dell’autorganizzazione e della sinistra alternativa che si è differenziata dal resto della politica borghese con un carattere antielettoralista e antiparlamentarista rifiutandone la logica e i meccanismi, che ha segnato un discrimine netto nella lotta contro la guerra della Nato e di Milosevic e che ha permesso di costruire rapporti di collaborazione tra settori dell’autorganizzazione e della sinistra alternativa, come quello principale costruito tra Sr, l’Associazione antirazzista «3 Febbraio» e lo Slai Cobas di Pomigliano, la cui importanza va molto oltre le elezioni. Un terreno su cui come Socialismo rivoluzionario vogliamo proporre un sensibile avanzamento per unire le realtà che si vogliono distinguere dalla sinistra di stato e della finta opposizione.” (10)

Si interrompeva lì, invece – e non poteva essere altrimenti - il percorso comune di Sr con lo Slai Cobas, troppo grandi le differenze tra l’area del sindacalismo di base e un partito che sul mondo dell’autorganizzazione aveva solo malcelate pretese di eterodirezione. (11)
Progressivamente, dal lessico di Sr sparivano i riferimenti alle lotte di classe e al movimento operaio, e “il nuovo partito della sinistra che Sr stava già costruendo” si indirizzerà sempre di più verso un umanesimo astratto e declamatorio e verso una “costruzione in amicizia fuori dal sistema”, risultato delle elaborazioni teoriche del Dario Renzi-pensiero. Le scorribande sul terreno elettoralistico, in piena teorizzazione della non-politica, avranno un ulteriore episodio alle elezioni del 2006, quando Sr invitava a votare qualunque partito dell’alleanza di centrosinistra per battere le destre, accettando così in pieno la molto politica teoria del meno peggio, cavallo di battaglia della sinistra cosiddetta “radicale” per ramazzare consensi tra gli indecisi.

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NOTE

1 Il 27 aprile alle amministrative: liste dal basso fuori e contro il Palazzo! Altrasinistra n. 3 - marzo 1997.

2 Il loro 27 aprile, il nostro Primo Maggio. Altrasinistra n. 4 - aprile 1997.

3 Per una lista dell’autorganizzazione e della sinistra alternativa, antagonista e di classe. Altrasinistra n. 29 - maggio 1999.

4 Anch’io, militante dello Slai Cobas, avevo dato il mio appoggio a Mara Malavenda, pur essendo già allora molto critico sulla partecipazione alle consultazioni elettorali e su SR. Non avevo avuto niente da ridire, invece, sulla questione dell’uso elettorale del nome, ma oggi posso tranquillamente affermare che la Confederazione Cobas aveva pienamente ragione.

5 Il mondo del sindacalismo di base era stato scosso, negli anni precedenti, da forti conflitti interni. Già nel 1996 lo Slai Cobas aveva subito una scissione ad opera di militanti facenti riferimento a Bandiera Rossa (l’attuale Sinistra Critica), area interna al PRC, che accusavano il gruppo dirigente di voler costituire un sindacato-partito. La presenza sindacale di Sr si concentrava principalmente nel Sindacato di Base. Qui lo scontro divampava in seguito al tentativo di costituire un patto federativo tra le forze raggruppate nell’Arca (Usi, Unicobas, SdB e Cnl) e Cobas per il raggiungimento della maggiore rappresentatività e quindi per l’ottenimento della piena agibilità sindacale nel pubblico impiego. Sulla questione si trovavano su posizioni opposte da un lato i Cobas assieme a Usi e Unicobas, e dall’altro SdB e Cnl che li accusano di aver congegnato il patto in modo da avere il monopolio della rappresentatività. Nel coordinamento nazionale del 6 giugno 1997 SdB si spaccava; la frazione guidata da Journo e Gusmaroli, iscritti a Sr e provenienti dalla Lab – unificatasi con SdB un paio di anni prima - contestava la bozza di patto federativo e si scontrava con il segretario Bettenzoli, che presentava una mozione per l’accettazione del patto federativo e per l’unificazione con Unicobas. Tra scontri procedurali e votazioni contestate, la frazione Journo-Gusmaroli – sconfitta – abbandonava il coordinamento e usciva di fatto da SdB accusando la dirigenza di lavorare al depotenziamento del sindacalismo di base per conto del PRC al governo, ma veniva a sua volta accusata di mire egemoniche da una dichiarazione firmata, tra gli altri, dai dirigenti di SdB Beppe Bettenzoli, Francesco Casarolli e Franco Vendico che denunciavano “atti compiuti da tredici membri del coordinamento nazionale che si configurano come un’azione di tipo organizzato predeterminati da un’organizzazione insediatasi nel sindacato con riferimento al partito denominato Socialismo rivoluzionario ” (Altra sinistra n. 7/8 - luglio/agosto 1997).

6 Elezioni europee. diffidate delle imitazioni dal sito htpp://www.Cobas-scuola.it /archivio fino al 2001/eleeuro.zip

7  Lista Cobas, novità a sinistra - Altrasinistra n°30 giugno 1999

8 Sostieni l'unica lista della sinistra alternativa -Altrasinistra n°30 giugno 1999

9 "A proposito della lista "Cobas per l'Autoorganizzazione" dal sito htpp://www.ecn.org/sk/Speaker.Korner,net (archivio/italia/1999/06 giugno/it.260699.htm

10 Vuoto europeo -Altrasinistra n°31-luglio/agosto 1999

11 Emblematica a questo proposito è la dura lettera firmata da alcuni dirigenti dell'Associazione "3 febbraio"
che lamentavano la volontà egemonica di Sr nei confronti dell'A3F e rivendicavano l'indipendenza di quest'ultima da qualunque tutela esterna (Altrasinistra n°51-giugno 2001)


martedì 28 settembre 2010

UNA RICOSTRUZIONE STORICA DISONESTA


UNA RICOSTRUZIONE STORICA DISONESTA
          
 di Stefano Santarelli



Il recente libro pubblicato da Socialismo rivoluzionario “Profilo storico di in impegno originale-cronologia dalla Lsr a Sr” (255 pag.) é un tentativo di risposta al testo che ho curato per la collana Utopia rossa “Dietro la non-politica” - (Massari editore).
Bisogna però sottolineare che “Dietro la non-politica” non viene assolutamente citato, cosa questa quanto meno originale visto che il testo di Sr nasce come risposta e come polemica proprio per questo libro.
Anche se il testo di Sr è rivolto più che altro ad una circolazione interna per gli aderenti e simpatizzanti di questa organizzazione non può non rispondere alle leggi della critica storiografica.

Veniamo perciò al testo.

E' scritto da 5 autori (Vincenzo Sommella-Piero Neri-Antonella Savio-Giulia Caruso-Renato Scarola) con una introduzione della Savio ed una mielosa intervista conclusiva a Dario Renzi, alias De Sanctis, che come al solito appare come “non rivista dall'autore”. Una strana caratteristica che già ho notato nelle sue interviste su “La Comune” e nel suo libro “Costruire fuori dal sistema”.
E' un testo dove le falsificazioni storiche e le omissioni regnano sovrane e nel corso di questo articolo, per ragioni di spazio, ne citerò soltanto alcune.
Prima di tutto nella bibliografia sono presenti solo i loro testi, la loro verità ufficiale, insomma in puro stile nordcoreano.
Non si cita nemmeno il testo di Yurii Colombo “Il trotskismo internazionale: il caso italiano” dove un intero capitolo era dedicato alla Lega socialista rivoluzionaria e che costituiva, prima della pubblicazione di “Dietro la non-politica” il primo ed unico serio studio su questa organizzazione.
Nel libro oltretutto manca l'indice dei nomi che costituisce in un libro di storia uno strumento di consultazione assolutamente indispensabile.
E visto che stiamo parlando di un opera “storica” non si può non segnalare un aspetto metodologico molto discutibile vale a dire proprio i nomi dei protagonisti.
Infatti nel testo alcuni personaggi appaiono con i loro veri nomi (Sara Morace, Carla Longobardo, ecc.) altri con i soliti pseudonimi (Dario Renzi, Piero Neri, ecc.) e altri con l'iniziale solo del cognome (Paolone D. per Paolo D'Aversa, Massimo V. per Massimo Verde, ecc.).
Il che ovviamente è scorretto dal punto di vista storiografico e non aiuta certamente il lettore nel comprendere bene di chi si sta parlando.

E' veniamo quindi ad alcune non-verità.

* Vincenzo Sommella afferma a pag.28 “... Paolone D. e Pino I. (…) lasceranno per motivi diversi, l'impegno con la Lsr” ora è vero che lo scomparso Paolo D'Aversa abbandonerà ben presto il progetto della Lsr –e conoscendolo non credo che avrebbe condiviso l’attuale percorso di Sr- ma Pino Iaria invece, come ho già scritto, venne espulso dopo un vergognoso processo inquisitorio (il caso Pino) e la sua fu la prima espulsione di un compagno dalla Lsr.

* Riguardo a tutto il primo capitolo in cui si parla della nascita della corrente di Dario De Sanctis e della sua separazione dalla Tmr/Fmr fondata da Massari e da alcuni compagni dell’attuale Utopia rossa avrei voluto lasciare la parola a Massari stesso che quella fase conosce in prima persona. Ma Massari mi ha detto che è praticamente impossibile una polemica con tutte le falsità o anche solo imprecisioni contenute in quel capitolo perché Vincenzo Sommella, pur essendo stato vicino a Dario in quell’epoca, non sa nulla di ciò che Dario faceva e diceva negli incontro con la Tmr, nell’incontro internazionale delle Terze tendenze a Francoforte, nelle riunioni della Tmr romana cui spesso partecipava. A qualsiasi obiezione Sommella potrebbe rispondere che lui non c’era e quindi non sapeva. E’ evidente, quindi, che Dario De Sanctis non ha voluto scrivere in prima persona la storia di quella separazione perché, proprio perché sa tutto, temeva d’essere smentito da Massari che invece la storia di quella rottura l’ha raccontata per iscritto più e più volte. E così continua il silenzio: De Sanctis non scrisse nulla all’epoca per spiegare la rottura con la Tmr e su quel tema continua a non scrivere oggi. Più in malafede di così non si potrebbe.


* Piero Neri continua imperterrito a sostenere che il 1982 è “l'anno della separazione della Lega dalla corrente di Moreno” per contraddirsi poche righe dopo e non vedo come poteva essere altrimenti visto che la Lsr è stata per tutti gli anni '80 la più importante, insieme a quella portoghese, sezione europea della Lil o Lit (Liga internacional de los trabajadores).
Un rapporto che con alti e bassi durerà fino al 1993 come sono stati costretti a riconoscere sia pure a malincuore. Anzi, come si afferma in questo testo, anche quando non sono più una sezione della Lit ci sarà una ripresa di rapporti, nel 1999 che non avrà però successo.
Ma il massimo della sua amnesia riguarda la crisi del 1983 -la più grave crisi di questa organizzazione- dove venne espulso un terzo del CC con la scomparsa della sezione napoletana e la scissione di quella milanese.
Infatti in nemmeno una paginetta liquida questa crisi parlando “di una fase specialmente difficile e critica che scuote la Lsr” peccato che Piero Neri non illumini il lettore in cosa consisteva questa fase difficile e critica. Parla di “precedenti divergenze circoscritte e dissapori (che) avevano portato alcuni dirigenti del Comitato centrale di Roma (Bernard Rossi, Linda Spadari, Giancarlo Sarti) a rompere con la Lsr”.
Piero Neri oltre a non ricordarsi i veri cognomi di questi compagni si è dimenticato di parlare dell'entrismo nel Psi, un aspetto questo che non poteva essere tralasciato in un testo storico e cosa più grave si è dimenticato che questi compagni, come anche Pino Iaria, non avevano rotto con la Lsr, ma ne erano stati espulsi e Bernard e Linda a causa dello loro scelta di sposarsi con rito religioso.
Lo so che sono cose di cui non si può essere fieri ed orgogliosi specialmente per chi oggi propugna la fratellanza universale. Ma purtroppo questi sono i fatti come avevo già illustrato nel mio libro riportando bollettini interni e verbali del CC che il prode Piero Neri non è in grado di smentire.
Il nostro eroe tra l'altro afferma che “erano stati espulsi per attitudini sleali (Antonio Riccardi); più tardi, caso unico nel suo genere, Gennaro Genta veniva espulso per compartamenti inaccettabili, sopratutto nei confronti delle compagne”.
Finalmente si riconosce che almeno due compagni sono stati espulsi in quel drammatico 1983, peccato che non dica di quali attitudini sleali si è macchiato Antonio Risi e dopo più di trenta anni gradirei conoscere di quali comportamenti inaccettabili nei confronti delle compagne si è macchiato il Prof. Gennaro Auletta.

Stop con le non-verità e affrontiamo alcune amnesie di cui soffre questo testo.

* Vincenzo Sommella a pag.27 “Nel dicembre 1973 il gruppo napoletano si costituisce come Gruppo rivoluzione permanente (…) Il congresso approva le Tesi internazionali e le Tesi Nazionali che esprimono una forte critica alle analisi della maggioranza della Quarta internazionale e una piena adesione al trotskismo ortodosso.” scordandosi di citare tra i compagni presenti l'invitato Roberto Massari e l'approvazione delle “Controtesi” elaborata dalla Tendenza marxista rivoluzionaria allora, di fronte a questa amnesia, siamo costretti a prendere come testimone non un personaggio qualunque, ma proprio il Profeta Dario Renzi (alias De Sanctis) “Massari partecipò da invitato alla conferenza che tenemmo nel dicembre del 1973, quando cambiammo nome costituendoci come Gruppo rivoluzione permanente (Grp) sulla base di un nostro testo organico ed adottando le “Controtesi” della Tendenza marxista rivoluzionaria (Tmr).
(D.Renzi -Fuga da New York- 17/3/2009 - UTOPIA SOCIALISTA n°20)

* Piero Neri riporta tutti i membri del Comitato centrale eletti nel 1° e 2° Congresso della Lsr, ma poi sorvola su quelli eletti nel 3° e 4°Congresso. Questa dimenticanza non è casuale poiché, per esempio tra gli eletti nel 3°Congresso non compare un importante dirigente come Vito Bisceglie, recentemente scomparso. Vito Bisceglie, futuro membro del CC della Fiom-Cgil, membro della Direzione Nazionale di Rifondazione comunista e poi tra i fondatori del Pcl è ovviamente una figura scomoda per i pretesi storici di Sr.
In “Dietro la non-politica” ho già spiegato le conseguenze nefaste dell'emarginazione del più importante dirigente operaio trotskista per il futuro del lavoro sindacale della Lsr/Sr.

* Viene totalmente dimenticata l'altra esperienza elettorale di Sr quando si presentò nel 1999 alle elezioni amministrative rubando il nome COBAS.

* Ma cerchiamo di andare a tempi più recenti dove le amnesie sono meno giustificate, Renato Scarola a pag.169 parlando del coordinamento StopRazzismo cita il Pdac, il Pdci, l'Unicobas, l'Ass.3 febbraio, ma si scorda di Utopia Rossa che insieme a queste organizzazione è stata tra i fondatori di StopRazzismo, pur avendo poi rifiutato di continuare a farne parte. Evidentemente una presenza scomoda e sgradita per Sr. Il testo di critica e di separazione è comunque leggibile nel volume da me curato e qui già ricordato.

* Con tutte queste amnesie non posso lamentarmi se il mio nome non compare mai: né per il passato della mia militanza nella Lsr, né per il presente come curatore di un libro critico - in fondo sono, come si è visto, in buona compagnia.
Ma certamente è inspiegabile che in un testo dedicato alla storia della Lsr/Sr venga omesso il lavoro negli ospedali romani dei primi anni '80 che viene invece ricordato anche nel già citato studio di Colombo: “La Lsr sperimenta un intervento sindacale e politico tra i lavoratori ospedalieri, settore notoriamente radicalizzato, e dove gli Autonomi dei Volsci hanno conosciuto una certa fortuna.”
Un lavoro che porta la Lsr ad intervenire in 4 Ospedali romani, con 9 militanti (nel libro ne avevo dimenticati 3, si invecchia...) e nell'elezioni del maggio del 1980 la Lsr a Roma si presenta con quattro lavoratori ospedalieri tra cui ovviamente io. Purtroppo questo intervento tra i lavoratori ospedalieri, come ho già scritto, non potè non risentire del caso dei compagni torinesi, in primis Vito Bisceglie.
Sul mio “piccolo” lavoro antirazzista rimando al mio testo.
Tra l'altro si dimentica che il V Congresso della Lsr mi tributò l'onore di aprirsi con la mia espulsione.

Ma lasciamo perdere queste numerose ed inspiegabili amnesie e vediamo le ambiguità presenti in questo testo. A pag. 56 si parla della pubblicazione del libro di Nahuel Moreno, “La dittatura rivoluzionaria del proletariato”, che tra l'altro è il primo libro pubblicato dalla Lsr/Sr.
Piero Neri sostiene che “Dario Renzi, pur sostenendo globalmente il testo di Moreno, propone nella riunione (internazionale della Frazione bolscevica) un emendamento sostanziale che precisa come l'aspetto sovietico (cioè la dimensione consiliare) della “dittatura rivoluzionaria” sia decisivo per il potere rivoluzionario; l'osservazione è assunta da Moreno e introdotta nel testo come si segnala nell'introduzione alla sua versione finale”.
In questo libro Moreno, ricordiamolo, difende l'eccidio di Kronstadt e la concezione vetero-leninista del partito. Un testo che è in piena antitesi con la pretesa svolta luxemburghista che caratterizza attualmente Sr. Dico pretesa perché Rosa Luxemburg viene trasformata da Sr in una innocua Madre Teresa di Calcutta e non nella grande comunista rivoluzionaria che fu veramente. (Sulla strumentalizzazione della Luxemburg rimando al testo di Michele Nobile “Giù le mani da Rosa Luxemburg!” presente in “Dietro la non-politica”).
Ma ritornando al libro di Moreno questo non è un testo obiettivamente emendabile: possibile che dopo trenta anni il Profeta Dario Renzi/De Sanctis, il quale difese e sponsorizzò questo testo, non abbia oggi l’onestà di dire che fece una scelta politica e teorica che non condivide più?
Sarebbe una cosa più dignitosa invece di fare arrampicare sugli specchi il povero Piero Neri.

Non entrerò su alcuni problemi prettamente politici tipo la manifestazione a San Giovanni dopo l'assassinio di Moro (che vide sfilare le bandiere del Pci, e della Dc ed in questo abbraccio di vera solidarietà nazionale le bandiere della Lsr facevano bella mostra) e a riguardo della quale ancora oggi Piero Neri non ha dubbi. Ma d'altronde è l’unico -insieme alla Lit- che sia convinto che la Brigata Simon Bolivar abbia diretto la rivoluzione nicaraguense.

Concludendo: Il metodo di questo libro non è riconducibile a nessuna seria impostazione storiografica, ma metodologicamente è simile alla storiografia stalinista che giungeva a cancellare l'immagine di Trotsky dalla foto dove stava insieme a Lenin, o che presentava i bolscevico-leninisti come spie naziste.
E' il metodo della falsificazione, della rimozione, della calunnia.
Prendo atto che non hanno risposto a nessuna delle contestazioni mosse nel ”Dietro la non-politica” e alla sfida che ho lanciato loro :“ Se il Renzi/De Sanctis o qualche suo “epigono” vogliono confutare la mia ricostruzione storica di quell'anno (1983) -che ritengo decisivo per creare le premesse di ciò che è diventato l'attuale Socialismo rivoluzionario- sono a loro completa disposizione con il mio archivio e tutti i materiali in mio possesso”.  E che io rilancio con più forza di prima.
Le bugie, come insegna Collodi, hanno le gambe corte. Ed il fatto che Sr rifiuti un serio confronto politico-storiografico ne è una prova lampante. Infatti Sr con il suo testo ha dimostrato di non essere in grado di confutare, contestare, correggere il mio libro.
Se questo gruppo dirigente non avesse costruito una setta in questi decenni, se fosse stato un forza politica presente e vitale nella società italiana avrebbe, dopo trenta anni, fatto ammenda dei propri errori.
Ma il socialismo non è l'obiettivo del Profeta Dario Renzi/De Sanctis o di Piero Neri.
Il loro vero obiettivo sono le campagne di autofinanziamento con le lquali ottengono cifre veramente impressionanti. Nel libro vengono fornite le cifre raccolte anno per anno, dalle quali si ricavano le somme seguente: oltre 5 miliardi e 348 milioni di lire (2.762.000 di euro attuali, ma non di allora) dal 1990 al 2001. E 2.276.000 di euro dal 2002 al 2009. Per una somma totale tra il 1990 e il 2009 di 5.038.000 euro attuali, che si presume includa anche gli interessi e gli investimenti (indispensabili per una simile quantità di denaro liquido). Insomma, si tratta di una cifra che non rientra nelle possibilità materiali di nessuna organizzazione politica al mondo, di così modeste dimensioni e con un pubblico fondamentalmente giovanile o adolescenziale, per giunta in anni di grave crisi economica. Prima o poi si dovrà conoscere la spiegazione reale per un simile massiccio afflusso di denaro la cui entità è fornita dagli stessi autori del libro. Fino ad allora tutte le illazioni sono possibili, ivi compresa l’impressione che i soldi e solo i soldi siano il loro unico obiettivo, i quali hanno lo scopo di mantenere l’enorme apparato di funzionari che a sua volta organizza le raccolte annuali di fondi: appare quindi come un’impresa burocratico-finanziaria fine a se stessa.

Come ha sostenuto Miguel Martinez nel suo saggio pubblicato in “Dietro la non-politica”:

“ Socialismo rivoluzionario - (…) rientra perfettamente nel modello di setta-azienda diretta da un sommo Capo e gestita da funzionari - è uscito dall'ambito dell'estrema sinistra, producendo un marchio nuovo, l'Umanesimo socialista: Con tale logo non ha più bisogno di parlare di conflitti (di classe o non, poco importa).”
Una organizzazione quindi non più riconducibile a un gruppo politico, ma invece riconducibile a sette pseudoreligiose come Scientology.

Al lettore che volesse conoscere ed approfondire la vera storia di Sr e le sue prospettive politiche non resta che consultare proprio “Dietro la non-politica” (Massari Editore).

mercoledì 7 luglio 2010

Un esempio di paranoia politica (Socialismo rivoluzionario)














UN ESEMPIO DI PARANOIA POLITICA  (Socialismo rivoluzionario)


Continua la serie di "schede" di psicopatologia politica, avviata a dicembre del 2008. La scheda attuale fa seguito a quella sul complottismo paranoide, inviata lo scorso mese di giugno, e ne fornisce un'esemplificazione pratica.

La lettera che qui riproduciamo è stata scritta come reazione al libro pubblicato prima dell'estate nella collana "Utopia rossa". Un libro di polemica storico-politica nei confronti del gruppo Socialismo rivoluzionario, il cui titolo è: DIETRO LA NON-POLITICA.... Sottotitolo: Quando il «socialismo rivoluzionario» vive di apparati, espulsioni e culto della personalità. A cura di Stefano Santarelli, con testi di Yurii Colombo, Miguel Martínez, Antonella Marazzi, Roberto Massari, Michele Nobile, Dario Renzi e altri. Massari editore, pagine 288, euro 12.

Qui presentiamo il comunicato (interno) che la segreteria nazionale di Socialismo rivoluzionario ha inviato ai propri iscritti fin da luglio, per metterli in guardia e invitarli a non comprare il libro in questione. Si tratta quindi di una documentazione molto utile per descrivere concretamente i tipici disturbi della personalità che animano in generale capi, capetti e apparati dei tanti micropartitini che vediamo nascere e morire su scala ormai industriale nel presente contesto politico italiano e non solo.

Essendo stato scritto dalla direzione di Sr appositamente per il proprio apparato periferico, il comunicato offre per l'appunto una preziosa testimonianza clinica, diretta e molto sincera, di una delle forme più comuni in cui può manifestarsi la psicopatologia politica di tipo complottistico e/o paranoide.

Prima di procedere alla lettura del materiale "clinico", tuttavia, suggerisco di leggere le seguenti brevi righe, tratte dalla ben più ampia definizione della Personalità paranoica presente nel 3° vol. del Dizionario di psicologia curato da Umberto Galimberti. Da notare come, nella loro schematicità, esse offrano comunque una griglia pressoché coincidente con i sintomi di disturbi paranoici che il lettore può facilmente evincere dal comunicato della direzione di Sr (ma anche dal comportamente “politico“ più generale del gruppo, quale è stato ricostruito con ampia documentazione nel libro di Santarelli). Galimberti si riferisce ovviamente alla dinamica psicopatologica del singolo, ma nulla impedisce di estendere le sue definizioni al collettivo che intorno al paranoico si costituisce (così aprendo, tuttavia, ulteriori dinamiche di cui ci occuperemo in altra occasione parlando, per es., del ricorso maniacale ai meccanismi della scissione organizzativa come comune strumento di fuga da situazioni psicopatologiche particolarmente dolorose o comunque insopportabili).

Citazioni da U. Galimberti (i grassetti sono nostri):


"Un tipo di personalità caratterizzata dalla tendenza pervasiva e immotivata, comparsa entro la prima età adulta e presente in una varietà di contesti, a interpretare le azioni delle persone come deliberatamente umilianti o minacciose (...). La personalità paranoica presenta tratti di diffidenza, sospettosità, riservatezza, timore dell'aggressività altrui, rigidità con impossibilità di mettere in discussione le proprie persuasioni e con ipersuscettibilità alle critiche, alta concezione di sé con ostinazione e intolleranza verso gli altri, e modalità fanatiche di vita (...). Tra le cause supposte alla base della personalità paranoica sono state indicate in ambito psicodinamico la struttura profondamente narcisistica che induce il paranoico a utilizzare abitualmente meccanismi di negazione e proiezione (...). I temi delilranti possono essere a sfondo persecutorio dove i persecutori sono individuati in gruppi ben precisi identificabili nella società o nei famigliari, di gelosia con ricerca minuziosa delle prove, di rivendicazione per torti presunti o realmente subìti, di avvelenamento che comporta una vigilanza assoluta su ogni cosa, di erotomania per la convinzione di essere segretamente amato da qualcuno solitamente importante, mistico-riformista con conseguente fondazione di sette o di movimenti politici religiosi (...). Questi temi deliranti sono caratterizzati da interpretazioni abnormi della realtà, sorrette da una consequenzialità molto rigorosa e da un'intensa partecipazione affettiva."

Infine, siamo costretti a cogliere l'occasione per fare alcune precisazioni sulle accuse ingiuste che il comunicato rivolge al curatore Stefano Santarelli.

1) La lettera personale scritta da Dario cui si accenna di seguito non è stata inclusa nel libro perché, non essendo mai stata resa pubblica in precedenza, non si sarebbe potuta riprodurre senza l'autorizzazione dell'interessato.

2) Gli interventi di responsabili di Sr inclusi nel libro erano già stati resi tutti pubblici sulla loro rivista (come viene riconosciuto anche nel comunicato, addirittura una riga dopo l'accusa di scorrettezza al riguardo). Il curatore, quindi, non ha violato alcuna norma editoriale nel ripubblicarli avvalendosi del "diritto di antologia" riconosciuto dal Codice.

3) Non è vero che in copertina si citino membri di Sr come autori o coautori del libro, perché l'unico autore che compare è il curatore Santarelli. Si può leggere qui all'inizio, invece, la dicitura con cui sono stati indicati, in altra parte della copertina, i nomi di chi nel libro compare con testi relativamente lunghi o significativi, come si usa normalmente per tutte le antologie. Nessuna confusione è possibile.

4) Affermare che il nome di Dario Renzi sia stato incluso in tale lista di nomi perché ciò aiuterebbe a "vendere il libro" è un ulteriore esempio di megalomania paranoide e culto del capo, senza alcun riscontro nella realtà del commercio librario italiano.

5) La riproduzione del comunicato è qui fedele all'originale, ma abbiamo indicato in grassetto tutte le espressioni di valenza puramente offensiva che abbondano nel testo (così come nei testi precedenti scritti da Sr in polemica con noi e già inclusi nel libro).


A voler sorridere, si dovrebbe dire che nell'utilizzo di questo linguaggio offensivo si riscontra una ben strana concezione dell'"umanesimo" e dell'amore per il prossimo cui la direzione politica e l'apparato di Sr dichiarano di ispirarsi. Ma in realtà anche queste oscillazioni così brusche dal generico sdilinquimento sentimentale all'improvvisa virulenza verbale sono ulteriori manifestazioni della sindrome psicopatologica qui descritta.

Roberto Massari

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Lettera de La Comune
dalla Segreteria nazionale ai compagni e alle compagne di Socialismo rivoluzionario (8 luglio 2009)


Nota informativa della Segreteria nazionale di Sr


COME RISPONDIAMO ALL'INIMICIZIA VERSO SR


1. Informiamo tutta Sr del fatto che è appena uscito un libro ignobile che ha come unica finalità portare un volgare attacco ad Sr ed alle sue persone secondo il tipico metodo borghese della calunnia e dell'insulto, della menzogna e della trivialità.

2. A questa operazione infame si sono dedicati componenti o collaboratori della Associazione politica Utopia rossa (R. Massari, A. Marazzi, M. Nobile, S. Santarelli, Y. Colombo, tali Miguel Martinez, Pietro Serpolla, E. Valls) ed è infatti pubblicato dalla loro editrice Erre emme edizioni. Il testo, che si intitola "Dietro la non-politica. Quando il 'Socialismo rivoluzionario' vive di apparati, espulsioni e culto della personalità" è una netta espressione dell'ossessione e dell'ostilità che tale Associazione cova nei confronti. Gli autori, miserabili desperados della politica resistenziale, in realtà descrivono il loro mondo intriso di tutte le peggiori categorie e logiche borghesi, perciò così furiosamente astiosi verso i rivoluzionari. In questo senso si qualifica come un'operazione banalmente reazionaria.

3. Come è noto, con tale Associazione abbiamo chiaramente ed unilateralmente interrotto ogni rapporto per la totale assenza di pronunciamenti di contenuto, la mancanza elementare di rispetto ed una palese inimiciza da parte loro nei nostri confronti. Prendemmo cioè atto (nella Dna del 28/29 marzo 2009) non solo che non poteva sussistere alcun rapporto con loro ma che si qualificavano come estranei ostili (si vedano i testi a tale proposito pubblicati in Utopia Socialista n. 20). Oggi, arrivando a scrivere e pubblicare un simile libro, confermano ed aggravano la loro postura nei nostri confronti: è una inedita (letteralmente) espressione di ostilità, di cui prendiamo atto e da cui traiamo alcune conseguenze.

4. Poiché non si tratta di una polemica politica con le nostre idee e posizioni, ma unicamente di una vergognosa sequenza di volgarità, menzogne ed offese, non intendiamo in alcun modo rispondere su tale terreno. La scelta già operata dopo la nostra rottura, di fronte ad altri loro scritti via-internet o per posta, si conferma e si ribadisce: rispondiamo con un glaciale silenzio al bieco gossip politico. Per noi sono sul serio altre le priorità.

5. Anche questa vicenda, in sé davvero poca cosa, sollecita comunque a riconoscere che Sr ha dei nemici, al di là della risibilità dell'attacco contro di noi e della palese esiguità ed inconsistenza di chi lo muove. Non sono certo questi i principali tantomeno i nostri più temibili nemici, basti pensare all'impegno persecutorio degli apparati repressivi statali contro un nostro dirigente come Antonio P. e quindi contro tutta Sr, ma ciò rimanda sempre di più a sapere attivamente chi siamo e che cosa suscitiamo: Sr, per il suo progetto e la sua natura, per la sua diversità e la sua crescita, così come attrae tanta amicizia provoca anche tanta inimicizia.

6. Noi non risponderemo in questo caso scendendo su un terreno così distante dal nostro: all'aggressività frustrata vuota di contenuti già espressa con tale libro o che eventualmente incontreremo risponderemo con fermezza, senza lasciare alcuno spazio. Difendere le nostre idee e le nostre persone è parte integrante della nostra costruzione fuori dal sistema, una riaffermazione della nostra diversità.

7. In questo quadro è comunque significativo che i curatori di questo libro hanno cercato di coinvolgere nella sua fattura nostri ex compagni e/o dirigenti che si sono rifiutati di farlo e si sono premurati di farcelo sapere. Chi ci attacca con tanta volgarità dimostra di non avere alcun progetto se non quello di aggregarsi nell'inimicizia e nell'invidia nei nostri confronti, ma non trova facilmente sponda tra chi è passato nelle nostre fila, anche quando ne sia uscito con divergenze forti.

8. Ci preme infine che i compagni/e di Sr siano al corrente delle seguenti avvertenze ed indicazioni: a) - Il libro reca in copertina fra i nomi degli autori quello di Renzi, e nel sommario ancora il nome di Dario e di Francesca Fabeni, Piero Neri, Vincenzo Sommella. E' un'operazione truffaldina, volta a presentare questi nostri dirigenti come se fossero co-autori/autrici del libro, ed è evidentemente un meschino escamotage per venderlo. Non è mai stata ovviamente data alcuna autorizzazione da parte nostra e ciò dice della totale disonestà dei curatori del libro. Gli scritti dei nostri dirigenti che compaiono in questo libro sono già stati pubblicati sulla rivista Utopia Socialista. Forniremo centralmente di una copia del libro ogni sede per tutti coloro che fossero interessati, ma diamo chiara indicazione di non acquistarlo: nemmeno un centesimo alla ben misera causa di questi squallidi nemici.

b) - Poiché nel libro viene pubblicata anche una delirante lettera personale che R. Massari e A. Marazzi inviarono alcuni mesi fa a Dario R., senza però significativamente pubblicarne la dura risposta, forniamo una copia della stessa, con l'autorizzazione di Dario, perché sia conosciuta da tutte/i compagni/e di Sr.


La Segreteria Nazionale di Socialismo Rivoluzionario



Firenze 8 luglio 2009




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