Diari di Cineclub

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venerdì 21 giugno 2013

Io e il Cangaçeiro di Alfredo Mazzucchelli



Io e il Cangaçeiro 
di Alfredo Mazzucchelli

Il cangaçeiro e la sua banda apparvero dal folto della katinga pianta spontanea (1) come una nube di polvere soffiata dal vento dell’estate baiana. Minacciosi all’aspetto, fidando più sulla loro immagine lontana di giustizieri che non sulla patetica realtà del presente mai riscattato dall’ingiustizia e dalla sopraffazione. Piantati sui loro cavalli, armati di tutto punto, con giberne a tracolla, il machete alla cintura e coperture di cuoio a protezione della gambe ed il caratteristico cappello del cangaçou.

Non cé dubbio che la banda faccia una certa impressione. Il capo mi si rivolse con accento deciso ed inquisitorio : pareçe que voçe es ou italiano, certo? Ea, risposi nel mio portoghese da importato, voçe esta quierendo o que?
“Olha, voçe chegou no Brasil, na minha terra, esta tirando pedras para esportar na Italia, y pra nosotros nao decha nada, a pesar do lixo!”

Guarda che qua lavorano un centinaio di tuoi compaesani, noi portiamo lavoro ed investimenti, quindi redditi con i quali poi voi siete in grado di comperare ciò di cui avete bisogno, risposi.

E’ proprio di questo che volevo parlarti, rispose il cangaçeiro, io avrei due nipoti da sistemare, sai, devono farsi una famiglia e tu mi capisci, vero ? Io nel frattempo posso assicurarti tutta la protezione di cui potresti aver bisogno, sai questa è ancora una terra selvaggia ed è sempre bene avere degli amici che dei nemici. Lo stesso parroco del paese si lamenta del fatto che tu, trattenendo i lavoratori in cava a dormire ( e questo data la lontananza della cava dal “povoado” dove risiedevano ) praticamente svuotando la chiesa del paese!

Le cose adesso sono chiare, il cangaçou ed il prete avevano già stabilita una strategia di approccio e quindi, imperialismo a parte, l’accordo era già nelle “cose”. I vecchi cangaçi ancora si stanno rigirando nelle tombe.


1)- Katinga: Rovi spinosi


venerdì 3 maggio 2013

SINDACATI GIALLI DALLA VERGOGNA di Alfredo Mazzucchelli





SINDACATI GIALLI DALLA VERGOGNA
di Alfredo Mazzucchelli



La cosidetta "responsabilità", spacciata tra sindacati ed industriali, ha un nome : consociativismo e richiama tristemente al corporativismo realtà cupamente nota e sostanza del fascismo mussoliniano,oggi facente bella mostra di se di se nella nostra ormai defunta Democrazia.
Adam Smith, che certamente non era un rivoluzionario, sosteneva che non vi può essere comunione di interessi tra l'operaio ed il padrone, altro che un rapporto conflittuale, data l'opposta finalità degli interessi.
Questi sindacati ufficiali ormai sono gialli come la febbre che ha finito per contaminare tutta quanta la società, generando una indifferenza negli sfruttati che nessuna RSU riesce a combattere, relegando nella disperazione tutta una classe di sudditi, proni al volere di un sistema destinato alla sua estinzione causata dalla visibile distruzione dell'ambiente nel quale viviamo.
La società basata sui consumi ha definitivamente inquinato i sogni degli uomini, facendo credere che la fellicità sia sinonimo di consumismo e di spreco continuo. Secondo stime di organizzazioni mondiali il 36% di ciò che si produce viene inesorabilmente gettato nei rifiuti e questo quando un miliardo di persone muore letteralmente di fame nel mondo.
La prospettiva non è affatto tranquillizzante: il giorno che veramente dovesse scoppiare la rabbia e la violenza motivate da profonda disperazione, il mondo si ritroverebbe nuovamente in balia sempre delle solite "mosche cocchiere" e di salvatori delle patrie solamente motivati dalla salvaguardia dei propri privilegi. Tutto ciò accadrebbe a causa dell'ignavia nostra e delle nostre incapacità a proporre alternative unitarie di libertà e giustizia .



domenica 8 maggio 2011


IL GOVERNO, UNO STRUMENTO?
di Alfredo Mazzucchelli


Durante la Resistenza a Carrara il CLN comprendeva anche gli anarchici i quali però entrarono non come tali, bensì "offrendosi" come libertari! Pudore, ipocrisia, mercanti nel tempio? Mah! Forse non si saprà mai, ma il fatto resta. Quel CLN locale emanò una serie di DECRETI che interessavano espropriazioni ed incorporazioni di beni al fine anche di sostenere la lotta dei partigiani. Devi sapere che i decreti dei CLN, per avere valore, dovevano essere approvati alla unanimità.
Dopo la guerra, caduto il governo Parri,buona parte di questi decreti non vennero riconosciuti e questo avvenne in concomitanza del fatto che contemporaneamente gli anarchici non si trovavano più “ dietro
alla scrivania”, ma "dietro la scrivania".
Ci fu anche l'episodio, sempre decretato dal CLN, di raccogliere un prestito "forzoso" ai cittadini abbienti per sostenere le formazioni partigiane, i bisognosi, l'ospedale ed il ricovero per gli anziani. Mio padre (1) fu incaricato dal CLN di procedere. Per prima cosa convocò il direttore della Banca Commerciale e si fece dare l'ammontare liquido dei depositi, per accertarsi su chi dovesse concentrare l'attenzione.
Questo ovviamente in maniera ufficiosa e fino ad adesso notizia inedita ! Poi convocò nella sede distaccata della formazione Gino Lucetti, ai piedi delle montagne, uno per uno i cittadini più abbienti, i quali, senza la minima violenza, tutti acconsentirono a sottoscrivere una somma. Per quanto riguardò invece gli industriali del Marmo, li convocò direttamente nella cava in alta montagna dove risiedeva il comando della formazione partigiana. Tra i convocati ci fu un industriale che protestò asserendo che i soldi Ugo li avrebbe dovuti prendere dai fascisti, e non "da noi" che siamo sempre stati antifascisti!!!
Ugo rispose semplicemente che proprio perché siete antifascisti avete l'obbligo anche morale di sostenere la lotta contro il fascismo, per sostenere i bisogni dei più deboli e di chi combatte armi alla mano il nazi-fascismo. Caso strano anche questo fu possibile perché quegli anarchici stavano dietro a quella scrivania fino all ' altro giorno occupata da Companys. (2)
Caro Paolo, quando Malatesta nel suo articolo che riguarda il regime della proprietà dopo la rivoluzione prospetta differenti soluzioni per arrivare in modo pacifico ad una scelta finale e condivisa, mi dici cosa attua, cosa suggerisce se non l'adozione di un periodo transitorio per arrivare a quello che lui considera in fine il regime economico più giusto che lui ritiene sia il comunismo anarchico?
Il potere, o meglio il Governo, secondo me è uno strumento che, in quanto tale può essere usato in differenti maniere, manca lo prova di cosa gli anarchici avrebbero potuto fare se lo avessero usato, anche solo per vigilare che non venisse usato per reprimere e per costringere altri nelle strettoie di un pensiero unico.
Berti sostiene che ci manca lo teoria della scienza della politica, io ritengo che ci siamo intrappolati in un Dogma, quel dogma che un agnostico come Berneri considerava un limite per l'attualizzazione e la modernizzazione del pensiero anarchico.
Possibilismo e sperimentazione, questo devono garantire gli anarchici  quel giorno che decideranno di prendere il posto di Companys e non quello di imporre la loro morale con lo forza.
A far del male a fin di bene, si arriva solo al male, come l'ancoraggio al dogma produce solo superstizione.
Ovviamente da questa lettera mi aspetto la nascita di un dibattito all'interno del Movimento Anarchico e questo a sostegno della individuazione di strumenti operativi per una attualizzazione dell'anarchismo, oggi più che mai, bisognoso di un proselitismo incisivo e realizzatore.


Lettera indirizzata alla redazione di Arivista – n° 362



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NOTE
(1) – Ugo Mazzucchelli

(2) – Intervista agli anarchici – Nico Berti - Galzerano editore - Companis, allora 1936, Governatore della Catalogna repubblicana.

martedì 12 aprile 2011


          Riflessioni su un nuovo progetto Anticapitalista
                                di Alfredo Mazzucchelli




Caro Stefano,*

quanto segue è l'essenziale che ritengo utile anche per l'avvio di un confronto, se lo ritenete utile potete pubblicarlo sul costruendo Blog.
Uno sguardo al decorso delle nostre società degli ultimi due secoli ci mostra oggi un'ala radicale ed anticapitalista prostrata, confusa e divisa, mentre l'avversario storico ha globalizzato il suo dominio sull'umanità, aggiornando i suoi metodi di intervento e di controllo sulle masse, imparando a trarre profitto dalle sue criticità sopratutto coinvolgendovi settori sempre più ampi.
Grazie al riformismo, al consumismo ed al collaborazionismo parlamentarista che ne ha aumentate le gambe che sorreggono la sua mefitica tavola.
A dispetto delle numerose ed abbondanti analisi prodotte al fine di individuarne i punti deboli, questo sistema di volta in volta ci ha sottoposti a sistemi sempre più aggiornati di sfruttamento, ci ha fatto passare attraverso guerre, genocidi, distruzioni di risorse umane ed ambientali, riuscendo a collocarsi sempre un passo più avanti, fuori della nostra portata. Quando poi, per circostanze del tutto casuali e non determinate dalle nostre volontà e dalle nostre previsioni siamo riusciti a spezzare questo anello che ci stringe la gola, siamo stati tanto tanto superbi e sprezzanti della storia dal voler continuare a gestire la società persistendo con sistemi sovrastrutturali che alla fine ci hanno ricondotto al punto di partenza, ci hanno ricondotto nell'alveo capitalista, alla sconfitta.
Evidentemente quella parte di noi che si è impadronita del potere e che ha sbandato, che ha tradito i sogni e le speranze di miliardi di esseri umani, non può continuare a dire che gli uomini hanno sbagliato ma che la teoria era ed è giusta! Evidentemente sono stati gli uomini che sono stati tratti in inganno da teorizzazioni errate, quindi le cause dei fallimenti vanno ricercate nella testa e non nelle braccia., nelle cause e non negli effetti. E non basta, perchè errato, attribuire ad una teoria la qualifica di scientifico per farla apparire convincente, solo la sperimentazione può attribuirle valore e valenza scientifica e quello che si chiede è anche la libertà di partecipazione. Chi ha ingannato il proletariato togliendogli queste facoltà, privandolo di un suo diritto naturale, non può più costituire punto di riferimento valido, la sua stagione verrà ricordata in quanto sincero rivoluzionario, ma anche in quanto tragico giacobino.
Io sono un volontarista, credo nella necessità di formare tante coscienze quanto ne bastino per dare una spallata finale a questo sistema, altri artifizi o superstizioni non mi appartengono, ma non escludo che possano intervenire, in corso d'opera, fatti e circostanze che possano anticipare l'evento sperato, in questo caso il compito di una avanguardia responsabile dovrà essere quello di vigilare affinchè il processo di autogestione venga salvaguardato e gli sia consentita la massima libertà di sperimentazione( Tutto il potere ai Soviet). Questo è il massimo che da anarchico posso concedere ad un periodo transitorio. Il bolscevico Myasnikov dagli urali ebbe modo di richiamare Lenin e Trotzky sulla necessità di consentire " dai monarchici agli anarchici inclusi" ampia libertà di stampa e sperimentazione, c'era anche Pietrogrado e Kronstadt, oltre alla Ukraina di Machno.
Machno contribuì in maniera più che determinante alla sconfitta delle armate bianche di Denikin ed in cambio ebbe dal comandante della armata rossa, Trotzky, tradimento, repressione, sterminio ed esilio dei suoi militanti. Anni dopo, nelle sue memorie, Alessandra Kollontai ebbe modo di confermare che Lenin aveva promesso a Machno ampia autonomia alla Ukraina in cambio del suo appoggio alla lotta contro i Bianchi. L'appoggio determinante ci fu, ma ne seguì il più vigliacco dei tradimenti, il delirio poi si completò con l'avvento al potere, non casuale, di Stalin, l'"acciaio" del regime.
La libertà è il fine delle nostre azioni e del nostro progetto e la liberazione deve rappresentare il mezzo dell'approssimazione a questo fine.
Lo scoriame di cui sopra va quindi eliminato da un possibile progetto di ricostruzione di una casa che pretende di presentarsi come alternativa per un futuro possibile, altrimenti non vedo futuro.

9 aprile 2011
dal sito  http://bentornatabandierarossa.blogspot.com/

* Zecchinelli

giovedì 7 aprile 2011


                    ARRIVEDERCI BANDIERA ROSSA

                                          di EVGENNIJ EVTUŠENKO


Arrivederci, bandiera rossa –
dal Cremlino scivolata giù
non come ti innalzasti,
agile,
lacera,
fiera,
sotto il nostro esecrare
sul fumante reichstag,
sebbene pure allora,
intorno all’asta, truffa si attuasse.

Arrivederci, bandiera rossa…
eri metà sorella, metà nemica.
Eri in trincea speranza
unanime d’Europa,
ma tu di rosso schermo
recingevi il GULAG
E sciagurati tanti
in tuta da carcerati.

Arrivederci, bandiera rossa.
Riposa tu,
distenditi.
E noi ricorderemo quelli
che dalle tombe
più non si leveranno.
Gl’ingannati hai condotto
al massacro,
alla strage.
Ricorderanno anche te –
ingannata tu stessa.

Arrivederci, bandiera rossa.
Non ci portasti bene.
Grondavi sangue
e te
noi col sangue togliamo
Ecco perché adesso
lacrime non ci sono da detergere,
così brutalmente sferzasti,
con le nappe scarlatte, le pupille.

Arrivederci, bandiera rossa…
il primo passo verso la libertà
lo compimmo d’impulso
sulla nostra bandiera
e su noi stessi,
nella lotta inaspriti.
Che non si calpesti di nuovo
«l’occhialuto» Živago.

Arrivederci, bandiera rossa…
Da te disserra il pugno,
che ti serra di nuovo,
ancora minacciando fratricidio,
quando all’asta
si afferra la marmaglia
o la gente affamata,
confusa dalla retorica.

Arrivederci, bandiera rossa…
Tu fluttui nei sogni,
rimasta una striscia
nel russo tricolore.
Nelle mani dell’azzurrità
e del biancore
forse il colore rosso
del sangue sarà liberato.

Arrivederci, bandiera rossa…
Guarda, nostro tricolore,
che i bari di bandiere
non barino con te!
Possibile anche per te
Sia lo stesso giudizio:
pallottole proprie e altrui
ne hanno la seta divorato?

Arrivederci, bandiera rossa…
Sin dalla nostra infanzia
noi giocavamo ai «rossi»
e i «bianchi» battevamo forte.
Noi, nati nel paese
che più non c’è,
ma in quella Atlantide
noi eravamo,
e noi amavamo.

Arrivederci, bandiera rossa…
Ora, nel gran bazar d’Ismajlovo,
ti smerciano per pochi dollari,
alla meglio.
Io non ho preso il Palazzo d’inverno.
Non ho assaltato il reichstag.
Non sono un «kommunjak».
Ma guardo la mia bandiera e piango.
 

     A PROPOSITO DI EVTUSENKO - RICORDI PERSONALI
                            di Alfredo Mazzucchelli

Un pomeriggio di una estate umida ed afosa dei primi anni novanta sono con mia moglie in cerca di un po’ di aria fresca in località Campocecina a 1300 metri sul mar Tirreno. Il giardino a terrazza è del ristorante. Mano nella mano, semidistesi su sedie a sdraio, con gli occhi socchiusi sotto... un ombrellone parasole, ci godiamo il riposo e la gioia della nostra convivenza. Carrara è prostrata in basso, “dove ronca lo carrarase che di sotto alberga, ed ebbe tra ' bianchi marmi la spelonca per sua dimora; onde a guardar le stelle e 'l mar non li era la veduta tronca”. (Dante)
Carrara è cinta da contrafforti collinari ed alpestri con un unico sbocco verso il mare, ed è umiliata dal devastante spettacolo consumato sulle sue cave di marmo, tributo pagato ad un cieco, irrispettoso e devastante profitto.
Due esseri ancora giovanili dovevano suggerire tenerezza e richiamare attenzione, tanto è che ad un certo momento un altra mano si posa sulla mia,apro gli occhi ed una signora che allora mi dovette apparire assai vecchia ( crudeltà del relativismo! ) mi disse che il suo compagno di viaggio avrebbe avuto piacere di fare la nostra conoscenza attratto come era dal nostro suggestivo quadretto. Lei era la traduttrice italiana delle sue opere Lui era EVGENNIJ EVTUŠENKO.
Dopo qualche preliminare d’obbligo, la conversazione presto si incanalò sul tema che evidentemente stava a cuore ad entrambi: la condizione della Russia del momento, alla luce della caduta del muro di Berlino e del prevedibile smembramento della URSS. Il poeta era ancora membro del parlamento sovietico (o di quel che ne rimaneva) e nutriva aspettative riformatrici, io gli esternai la mia convinzione circa la irreversibilità di quel processo che avrebbe significato la definitiva sconfitta della illusione autoritaria e stalinista.
L’uomo assunse un atteggiamento distaccato e mi disse che comunque lui si sarebbe interessato, da ora in poi, alla storia dei movimenti rivoluzionari russi, quasi a voler prendere le distanze dalle problematiche del momento. Gli parlai allora della machnovicina e che sarebbe stato interessante da parte sua rivalutarne le storia e metterne in giusto rilievo l’importanza dell’azione e del progetto. Si dichiarò entusiasta a tal punto che l’indomani gli dovetti portare dei libri riguardanti l’esperienza di Machno all’albergo di Viareggio dove pernottava. Il compito adesso passò alla traduttrice, anche se, osservai, che anche in russo dovevano esistere delle traduzioni dal francese degli scritti di Machno. Ci lasciammo con scambi di indirizzi e di reciproche considerazioni, ma soprattutto con la sua promessa che sulla machnovicina ne avrebbe scritta l’”epopea”. Ancora sto aspettando.
 
5 aprile 2011
 
 

mercoledì 23 marzo 2011


               LE SFIDE DEL PRESENTE PER IL FUTURO
                                di Alfredo Mazzucchelli




I dibattiti delle ultime settimane su Facebook a proposito di un più esteso e consapevole movimento rivoluzionario, poco hanno riguardato l'organizzazione politica, che dovrebbe prefigurare anch'essa il fine, ma trarre profitto ANCHE dai problemi incontrati nelle esperienze rivoluzionarie trascorse.
La Rivoluzione del Febbraio '17 e la successiva presa del potere da parte del partito bolscevico, dopo il 14 Luglio dell''89, hanno rappresentato senza dubbio gli eventi più straordinari e densi di aspettative di tutto il '900.

Adesso, senza entrare nel merito del pensiero di Marx e successive e varie sue interpretazioni circa la teoria del materialismo storico e dialettico da lui espressa, come tenendo in sospesa la polemica intessuta con gli anarchici, quello che mi interessa è una analisi di alcuni fatti accaduti dall'Ottobre del '17 in avanti, trascurando l'era staliniana per ovvi e scontati motivi.

Lenin con Stato e Rivoluzione detta la tattica e la strategia della rivoluzione. Assalto al palazzo d'inverno, presa del potere mediante il colpo di Stato, amministrazione della società socialista avvalendosi della dittatura del proletariato col fine del comunismo e della estinzione dello Stato. Lenin è molto chiaro e non gli si può certo rimproverare riserva mentale alcuna, tuttavia lo slogan dirompente, coinvolgente, esaltante e dominante di quei mesi reciterà che tutto il potere resterà nelle mani dei Soviet, ma, dopo la presa del potere da parte del partito questa promessa non verrà mantenuta.

Adesso le dotte argomentazioni circa le analisi teoriche saranno anche interessanti ed indice di un impegno rivoluzionario sincero, ma il fatto citato va contro il fine dichiarato, tanto è vero che adottando questo percorso, tutte e quante le rivoluzioni accadute in seguito e sotto la guida della dittatura del proletariato, sono recedute senza eccezioni verso il capitalismo, al punto tale che qualcuno ha anche pensato (e scritto ) che la teoria marxista non fosse altro che una ulteriore stampella offerta al capitalismo e questo a seguito della sua fede riposta nella fine dello stesso a conclusione della sua missione storica.

Il periodo di transizione, necessariamente non significa dittatura del proletariato, ma dovrebbe significare vigilanza da parte dei Soviet, affinché il potere resti effettivamente nelle loro mani ( e non del partito ) finalizzata questa vigilanza alla scomparsa delle classi ed alla estinzione dello Stato, conclusione prevista anche dallo stesso Marx. L'empirismo non significa altro che accettare i risultati della sperimentazione e di ricercarla, per dare infine dignità scientifica alle scelte future. Solo con questo metodo una teoria si trasforma in legge, in verità, comunque sempre relativa al sopraggiungere di nuove contingenze e quindi sempre emendabile.

Le scienze e la natura operano e si manifesta al di fuori dell'etica, non ne tengono conto e non la conoscono. Le scienze danno un decisivo contributo alla difesa dell'uomo contro i cataclismi naturali, le carestie ed al progresso in generale ma la qualità dell'etica prodotta dipende dal tipo d'uso che di quelle scoperte ne viene fatto.

In natura la lotta brutale per la sopravvivenza genera il cosiddetto equilibrio naturale ed ecosistema funzionale alla sua stessa conservazione, conclusione questa che rapportata alla filosofia umana sembra avvalorare ed essere più aderente alla dialettica di Proudhon. Tuttavia queste filosofie dialettiche nulla hanno a che vedere con l’Anarchia ed il Comunismo che, in quanto aspirazioni umane, dipendono solo dalla volontà umana per la loro realizzazione.

A questo punto le nostre energie dovrebbero essere impiegate per l’individuazione dei mezzi più adatti a disfarci di questo sistema, per esempio esplorando con maggior attenzione e partecipazione ad una politica comunalista, unitamente al tema di strettissima e tragica attualità della difesa dell’ecologia naturale attraverso l’applicazione dell’ecologia sociale ( non espansione dei consumi ma espansione delle scelte, (Boockin) ).
Le classi odierne sono ancora due : quella dei dominatori e quella dei dominati, quella dei servi e quella dei padroni.
La minaccia più immediata oggi è costituita dalla progressiva distruzione dell’ambiente naturale che minaccia l’estinzione della specie. Una volta estinta la specie umana il problema della giustizia e della libertà resterà appannaggio di insetti e stercorari.
La favola di cappuccetto rosso, anche se ripetuta più volte, non uccide il lupo.
Scrive Bordiga : “Solo noi mettiamo a base del sentimento socialista le condizioni economiche, invece di pretendere che il socialismo discenda ad occuparsi del problema economico per effetto dell' "istinto mutuato di giustizia" ecc.
Ciò significa che migliorando le condizioni economiche del proletario in un sistema capitalista, la partita per il socialista Bordiga è già belle che perduta, difatti il riformismo è l’arma più efficace per la continuità del capitalismo.

23 marzo 2011
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