Diari di Cineclub

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Rivista Cinematografica online e gratuita

mercoledì 11 settembre 2013

LA TRAGICA CONCLUSIONE DELL’ ESPERIENZA DI UNIDAD POPULAR IN CILE di Diego Giachetti




LA TRAGICA CONCLUSIONE DELL’ ESPERIENZA DI UNIDAD POPULAR IN CILE
di Diego Giachetti



Porque esta vez no se trata
de cambiar un Presidente
sera el pueblo quien construya
un Chile bien diferente!…

Echaremos fuera al yanki
y su lenguaje siniestro
con la Unidad Popular
ahora somos Gobierno

Inti-Illimani
Cancion del poder popular



La mattina dell’ 11 settembre 1973 reparti della marina cilena si sollevano a Valparaiso e occupano la città. Contemporaneamente nella capitale soldati e mezzi militari circondano il palazzo presidenziale della Moneda chiedendo le immediate dimissioni del Presidente Salvador Allende. La richiesta è firmata dal generale Pinochet, comandante in capo dell’esercito, dall’ammiraglio Merino, dal generale Guzman Leigh e dal comandante del corpo dei carabineros Mendoza. Dal palazzo, Allende risponde dichiarandosi “pronto a resistere con tutti i mezzi, anche a costo della vita, in modo che ciò possa costituire una lezione nella storia ignominiosa di coloro che hanno la forza ma non la ragione”.
Verso mezzogiorno le truppe golpiste sferrano l’attacco finale al palazzo con bombardamenti aerei e cannoneggiamento. Poco dopo viene mostrato il corpo di Allende morto suicida, secondo i generali, caduto combattendo secondo altre fonti. Nel frattempo soldati e carabineros circondano e perquisiscono a Santiago tutte le sedi dei partiti democratici, dei giornali, le banche e le fabbriche. Sacche di resistenza si stanno organizzando in alcuni quartieri proletari della città. Nel primo pomeriggio la giunta militare rilascia un proclama nel quale si afferma che le forze armate e la polizia sono unite per lottare “per la liberalizzazione del paese dal giogo marxista”. Viene proclamato il coprifuoco in tutto il paese, vengono messi fuori legge il Partito Comunista, il Partito Socialista e tutte le organizzazioni rivoluzionarie. Ventisette giornali vengono soppressi, non compariranno più nelle edicole.
L’indomani, il 12 settembre, nelle vie di Santiago e in quelle di quasi tutte le maggiori città si segnalano scontri tra gruppi di resistenti e le truppe golpiste che procedono ai rastrellamenti. La giunta militare trasmette di continuo bandi e proclami invitanti a cedere le armi, a fare opera di delazione nei confronti dei dirigenti delle organizzazioni di sinistra e del sindacato. Nel bando numero 32 si dichiara esplicitamente che “sono passabili di fucilazione coloro che si renderanno comunque colpevoli di propaganda sovversiva”. Le esecuzioni sommarie da parte dell’esercito e dei carabineros si succedono per le strade.
Il 13 settembre si forma il nuovo governo composta da militari e due civili. Il parlamento viene sciolto; la DC cilena, in un suo comunicato, inneggia ai generali quali “salvatori della patria”. Dopo aver ricordato la tradizionale fiducia nelle istituzioni, dimostrata delle forze armate cilene, nel comunicato si afferma che l’esercito si è assunto il compito di governare il paese onde “evitare grandi pericoli di distruzione e di totalitarismo”; per questa ragione “meritano la cooperazione di tutti i settori”, al fine di contribuire al ristabilimento della “normalità… della pace e dell’unità tra i cileni”.
Notizie sulla sanguinosa repressione in corso e sulla resistenza alla giunta militare cominciano a trapelare su alcuni giornali argentini. Si apprende così che i minatori delle miniere di Chuquicamata e di El Teniente hanno bloccato gli impianti e resistono con le armi all’esercito. Anche nelle città di Los Andes, Conception, Arica, Las Cuevas la resistenza è sostenuta. A Santiago, dopo una lunga resistenza, costata centoventiquattro morti e oltre seicento arresti, i militari occupano l’università tecnica. Anche la fabbrica Suma dopo una battaglia di viarie ore cade in mano all’esercito lasciando sul terreno i corpi di cinquanta lavoratori e centinaia di feriti. A questo punto la repressione assume sempre più le caratteristiche di un vero e proprio massacro indiscriminato che colpisce non solo i militanti di sinistra, ma le loro famiglie, i parenti i conoscenti e tutti quelli che si trovano nelle vicinanze del luogo dove il compagno o la compagna vengono individuati. I giornali dell’epoca, nei loro resoconti, riferiscono di interi palazzi fatti saltare con la dinamite e di quartieri bombardati a tappeto.

sabato 7 settembre 2013

LA GRANDE IMPOSTURA di Giorgio Riolo




LA GRANDE IMPOSTURA: IL BUON SAMARITANO E IL GRANDE NEMICO DEL GENERE UMANO
di Giorgio Riolo



Il prossimo 11 settembre saranno trascorsi 40 anni dal golpe in Cile contro il legittimo e democraticamente eletto governo di Salvador Allende. Oltre a Pinochet e ai criminali militari cileni, il grande fratello norteamericano aveva manovrato, organizzato e guidato il crimine, macchiandosi di sangue dalla testa ai piedi, al pari degli esecutori. La definizione del Che, contenuta nel Mensaje a la Tricontinental, secondo cui gli Usa erano e sono il grande nemico del genere umano era ampiamente fondato.
Il paese che ha utilizzato, unico nel mondo fino a oggi, le bombe atomiche su civili inermi (bambini, donne, uomini. A proposito di bambini, vedi "Lavori in corso" n.332, in  www.puntorosso.it, il bel intervento di Angelo D’Orsi). En passant, ricordiamo che il Giappone era già piegato e di lì a poco si sarebbe arreso. Le bombe furono impiegate per sancire definitivamente la egemonia Usa e, dopo due massacri di massa o guerre mondiali, quale successione all’egemonia britannica, con la Germania come contendente sconfitta. Le bombe furono impiegate per aprire nei fatti la “guerra fredda”, come monito grave all’Urss e al campo socialista (tra i quali i comunisti cinesi che, dopo la sconfitta del Giappone, avrebbero conteso la Cina con il Kuomintang, sostenuto dagli Usa).
Il Paese che ha usato il napalm, l’agente Orange (2 milioni di morti in Vietnam e cancri e malattie fino a oggi) e il fosforo bianco a tonnellate su inermi. Il paese che si arroga il diritto di decidere chi è buono e chi è cattivo (dicendo, per bocca di Henry Kissinger, che anche se uno è figlio di puttana, è assolto perché “è il nostro figlio di puttana”). Il paese che deve sempre cercare una ipocrita giustificazione “umanitaria” per azioni imperiali già decise o prospettate per i propri fini, dal punto di vista economico, politico o militare. Questo paese adesso ha deciso che non può tollerare che le armi chimiche siano usate da Assad. Qualora veramente i governativi siriani le abbiano usate.
Ricordo ancora una volta, se ce ne fosse bisogno. Nel lontano 1964, l’allora potente cardinale americano Spellman disse che gli americani erano i “buoni samaritani” del mondo e che in Vietnam gli Usa stavano difendendo la civiltà occidentale.
Molto c’è da dire. Ma una cosa sola occorre ricordarla. Gli Usa si servirono di quei campioni della democrazia e della civiltà quali erano i tagliagole mujahidin e l’internazionale islamica confluita lì (algerini, Bin Laden ecc.) in Afghanistan per poi ritrovarseli contro, come novelli apprendisti stregoni che non sanno più come fare per fermare i mostri che hanno evocato o creato. Così i “terroristi”, di varie specie e di varie formazioni combattenti in Siria, anch’essi campioni di democrazia e di civiltà, sono stati armati e foraggiati dai paesi del Golfo (i figli di puttana, ma nostri figli di puttana, questa volta non solo degli Usa ma anche di tutta Europa e Occidente) e, foss’anche indirettamente, dall’Occidente, con le tante armi finite nelle loro mani. Una ragione in più per rendere più complessa e problematica la realtà delle cosiddette “primavere arabe”. Vedi, sempre nell’intervento di d’Orsi, la lettera del cittadino arabo al Financial Times.
Naturalmente giornali e media, partiti politici, “americani” italiani sono arruolati. Vediamo quanto tempo regge il non intervento italiano. Nessuna parola, va da sé, del sicuro e garantito uso delle basi americane in Italia per i fini di cui sopra. Ma questo è l’atlantismo-servilismo congenito. Bipartisan ovviamente.



6 settembre 2013


da LAVORO & POLITICA






giovedì 5 settembre 2013

GLI STATI UNITI TEMONO UN COLLASSO DELLO STATO SIRIANO




GLI STATI UNITI TEMONO UN COLLASSO DELLO STATO SIRIANO

Intervista con Gilbert Achcar a cura di Jean - Pierre Perrin*



Come spiegare l' uso di armi chimiche da parte di un regime da tempo ormai sotto i riflettori ?

Dopo l'uso di armi chimiche nel mese di giugno , Barack Obama ha fatto un gesto , motivato dalle sue dichiarazioni secondo le quali il loro uso avrebbe costituito il superamento della " linea rossa". Aveva infatti dato il via libera alla fornitura di armi ai ribelli. E questo fatto ha permesso ai ribelli di segnare una importante avanzata dal punto di vista militare. Tutto questo ha messo in grande difficoltà il regime. E la periferia di Damasco [dove sono avvenuti gli attacchi con le armi chimiche, ndr] è un punto fondamentale per sconfiggere l'avversario . Saddam Hussein, trovatosi nella stessa difficile situazione, aveva proceduto allo stesso modo...

Ma il gas è stato utilizzato proprio mentre gli ispettori dell'ONU si trovavano a Damasco ...

È l'argomento del regime, il solo che sentiamo ripetere . Invece, il momento era ideale per l'uso delle armi chimiche: avrebbe potuto sostenere che non era assolutamente logico ricorrervi in queste condizioni. Inoltre, ha impedito agli ispettori di effettuare il loro lavoro in tempo utile... Con delle semplici visite lampo sui luoghi, come avrebbero potuto trovare prove flagranti ? Se i governi occidentali erano alla ricerca di prove che permettessero un intervento in Siria , beh, un tale modo di procedere appare perlomeno sospetto. Ma è chiaro a tutti che essi sono riluttanti ad intervenire .

Un attacco occidentale può cambiare la dinamica del conflitto ?

Tutto dipende dagli obiettivi . Se gli Stati Uniti distruggessero la flotta aerea a terra , il regime sarebbe notevolmente indebolito. Per gli altri obiettivi - i posti di comando, i missili... il governo ha avuto il tempo di spostare tutto.

Obama favorisce per la Siria la cosiddetta " opzione yemenita " ( il presidente Saleh è stato sostituito dal suo vice-presidente ) . Può funzionare anche in Siria?

Non credo. In effetti, gli Stati Uniti temono un crollo dello Stato siriano , che creerebbe una situazione analoga a quella in Iraq . Un vero e proprio incubo . Da qui la loro idea di trovare un compromesso tra il regime e l'opposizione. Cogliamo il tentativo di attuare questa politica nelle visite effettuate da John Kerry [ il Segretario di Stato americano , ndr ] in Russia . Se ci si trovasse veramente di fronte a relazioni antagonistiche tra Mosca e Washington , non vi sarebbero stati rapporti di questo tipo. Questo è il motivo per cui Obama ha per molto tempo scartato l'idea di armare l'opposizione.

Washington ha cambiato politica alla luce dell'offensiva condotta dal regime con il sostegno di Hezbollah e di fronte ai toni trionfalistici di Bachar al Assad . Ha fatto loro capire che l'opzione " soluzione negoziata " era finita se non ci fosse stata una fornitura di armi all'opposizione, con l'obiettivo di ripristinare almeno un certo equilibrio . E questo poiché Washington pensa che se il regime non vedrà aumentare le proprie difficoltà , continuerà a rimane sordo a qualsiasi appello e non si deciderà a negoziare. Per rendere immaginabile una soluzione alla crisi, appare dapprima necessario provocare una rottura all'interno del sistema . Ora , adottando il punto di vista di Washington , cioè privilegiare un accordo , che è in linea con l'idea di una rottura in seno allo Stato siriano, appare chiara la necessità di armare i ribelli. Obama non ha voluto farlo , temendo che, una volta armata, l'opposizione non si sarebbe fermata a metà strada. Conseguenza di tutto questo: il regime è ancora lì e, con l'aiuto dei suoi alleati , è stato in grado di marcare dei punti. Inoltre, è stata avanzata come scusante la minaccia di Al Qaeda non consegnare armi : ed è successo proprio il contrario . La politica di Obama dunque si è rivelata essere catastrofica . Non certo più intelligente di quella di Bush!


* Intervista apparsa nel quotidiano francese Libération del 31 agosto 2013. Gilbert Achcar è professore presso la Scuola di Studi Orientali e Africani di Londra . È autore del recente volume Le peuple veut: une exploration radicale du soulèvement arabe (editions Actes Sud ) . La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di Solidarietà del Cantone Ticino.


dal sito Movimento operaio



sabato 24 agosto 2013

PERCHE’ IL DL SUL FEMMINICIDIO NON MI PIACE di Loredana Lipperini










PERCHE’ IL DL SUL FEMMINICIDIO NON MI PIACE
di Loredana Lipperini


No, non mi piace. Parlo del  decreto legge sul femminicidio così come è stato raccontato. Premetto che non ho avuto modo di studiarlo nei dettagli, e che la sensazione che ho è che la ex ministra Idem avesse un’idea molto diversa (altrimenti, perché convocare le associazioni che si battono contro la violenza, giusto qualche settimana prima di essere messa alla gogna e costretta a farsi da parte?).

Non mi piace perché è un decreto repressivo. E molte di noi hanno detto e ripetuto che nessuna repressione e nessun giro di vite porterà a risultati se non si insiste sulla prevenzione. Scuola. Formazione degli educatori. Libri di testo delle elementari. Educazione al genere, all’affettività, alla sessualità. Da subito. Di questo non si parla.

mercoledì 21 agosto 2013

PRESIDENZIALISMO VIA VIOLANTUM? di Leonardo Mazzei




PRESIDENZIALISMO VIA VIOLANTUM?
di Leonardo Mazzei


13 agosto. Che quello di Letta fosse un "governicchio", noi, lo avevamo detto subito. La sola cosa che frena i berluscones dal farlo cadere subito è la minaccia del reuccio Napolitano di dimettersi. Quest'ultimo esige che prima di votare si faccia almeno la nuova legge elettorale. Ma quale legge? Leonardo Mazzei, specialista in materia, spiega perché la proposta Violante potrebbe mettere d'accordo Pd e Pdl.



Un sistema ispano-franco-tedesco: ovvero il Super-porcellum presidenzialista di lorsignori.

Riuscirà il governo Letta ad arrivare all'autunno? La cosa non è certa, viste le fibrillazioni del campo berlusconiano. E tuttavia non è neppure impossibile, considerato il pressing quirinalizio e la volontà dei «poteri forti», così ben leggibile nell'offensiva mediatica sul bene supremo della «stabilità».
Sia chiaro, quello presieduto dal Nipote dello Zio è e rimarrà un governicchio, un esecutivo destinato a rinviare le scelte di fondo, votato per sua natura alla logica del «comprare tempo». Dalla sua questo governicchio ha però un'arma. Si chiama legge elettorale. Per essere usata essa ha bisogno di una sola condizione: l'accordo oligarchico e bipartisan di una casta ormai delegittimata in termini di consenso.

In altre parole, l'accordo ha da essere conveniente tanto per il Pd quanto per il Pdl. Ma, soprattutto, esso dovrà risultare confacente agli interessi sistemici delle oligarchie dominanti, protese più che mai a far man bassa dei salari, delle pensioni, dei diritti del popolo lavoratore. Tanto meglio, poi, se si troverà un sistema elettorale spacciabile per più democratico. Così quello stesso popolo verrebbe ad un tempo impoverito e turlupinato.
E' a questo che si sta lavorando. E' per questo che chiedono tempo. Due gli argomenti usati: che la legge attuale, il Porcellum, potrebbe venir dichiarata incostituzionale; che «se si andasse a votare con questa legge non vi sarebbe alcuna certezza di governabilità» (così Luciano Violante sul Corriere del 10 agosto).

Ovviamente a lorsignori sta a cuore solo il secondo argomento, mentre il primo serve unicamente ad attrarre il consenso dei gonzi. Un consenso reso forte da un senso comune costruito ad arte in questi anni, teso a presentare il Porcellum come il male assoluto, esaltando al tempo stesso la sua cornice - il bipolarismo - addirittura come il bene assoluto da preservare.

La realtà è ben diversa. Il Porcellum, al pari del precedente Mattarellum e di quanto si va ora preparando (sembra che possa essere la volta del Violantum), è sostanzialmente una delle tante variabili possibili in un sistema maggioritario. Nello specifico rimando a quanto già scritto diverse volte in passato (vedi, ad esempio, Ma di quale democrazia vanno parlando?). Quello che qui interessa è che si comprenda che lo scopo del lavorio sulla legge elettorale non è finalizzato a renderla più democratica, ma esattamente al suo contrario. Lo scopo è infatti quello di arrivare ad una legge ancor più oligarchica ed antidemocratica. E bene ha fatto Grillo a parlare di un Super-Porcellum in preparazione.
Il fatto è che, dal punto di vista sistemico, la legge calderoliana non regge più. Ed è per questo che la Corte Costituzionale, da sempre ben sensibile e prona alle esigenze del blocco dominante, potrebbe infine svegliarsi dal letargo che da sempre ne caratterizza l'attività. Il Porcellum non regge più per una ragione semplice, semplice: il bipolarismo è finito. E, dunque, una legge disegnata su misura per un sistema bipolare non funziona più, perlomeno non in termini di «governabilità».

martedì 20 agosto 2013

SOLO SOTTO LE STELLE di Stefano Santarelli




SOLO SOTTO LE STELLE
di Stefano Santarelli



Abbiamo già scritto in queste pagine del grande scrittore e sceneggiatore Dalton Trumbo ( Dalton Trumbo:un comunista ad Hollywood) e della sua drammatica storia che durante il maccartismo lo condusse in carcere e a cui dopo, per potere continuare a lavorare, fu obbligato a nascondere la sua vera identità al mondo dorato di Hollywood pur vincendo due meritatissimi Oscar.
Fu Kirk Douglas, produttore e vero regista di Spartacus, a rivelare finalmente che Dalton Trumbo era il vero sceneggiatore di questo kolossal facendo poi reinserire ufficialmente la sua firma in questo film e contribuendo così in maniera decisiva a farlo riammettere ad Hollywood.
Come quindi si può facilmente comprendere Kirk Douglas è molto più di un semplice attore ed il cinema deve molto a questo grande uomo.
Come attore le sue interpretazioni sono semplicemente eccezionali oltre che di una straordinaria complessità basti pensare al pittore Vincent Van Gogh di “Brama di vivere” o al tormentato Doc Holliday di “Sfida all’O.K. Corral”.
Un attore dotato di una personalità magnetica e di una duttilità difficilmente eguagliabile, in grado di interpretare convincentemente personaggi apertamente simpatici come il Ned Land di “20.000 leghe sotto i mari” o personaggi ambigui o decisamente odiosi come il protagonista del bellissimo film di Billy Wilder “L’asso nella manica” o di “Prima vittoria” di Otto Preminger.
Ma non è solo un grande attore, che tra l’altro è stato solo premiato con un Oscar alla carriera. Ma come produttore è stato il vero ideatore dei due film di Stanley Kubrik : il capolavoro antimilitarista “Orizzonti di gloria”, per anni censurato nella “democratica” Francia ed il kolossal “Spartacus” di netta impronta socialista che come ricorda lo stesso attore, lo impegnò per ben tre anni della sua vita: “più di quanti ne avesse passati l’autentico Spartaco a far la guerra contro l’Impero Romano”.

sabato 17 agosto 2013

IL TESORO DELLA SIERRA MADRE di Stefano Santarelli




IL TESORO DELLA SIERRA MADRE
di Stefano Santarelli



Nella sterminata produzione cinematografica hollywoodiana vi è un film che può vantare uno strano e fino ad oggi impareggiabile record: è l’unica opera in cui un padre ed un figlio hanno vinto entrambi un Oscar per lo stesso film. Ci stiamo riferendo, ed il lettore più informato se n’è già accorto, al “Tesoro della Sierra Madre” che nel 1948 permise al giovane John Huston di vincere il Premio Oscar per la Regia e la migliore sceneggiatura e al padre, Walter, quello come migliore attore non protagonista.
Tratto da un romanzo di un misterioso ed enigmatico autore, B. Traven la cui identità non era nota neanche al suo editore, pubblicato in tedesco negli anni ’20, costituisce una spietata denuncia al materialismo e al capitalismo. Questo sconosciuto autore riteneva che se la gente non avesse avuto proprietà e non avesse avuto illusorie ambizioni non vi sarebbero state guerre ed il capitalismo sarebbe stato sconfitto. Inoltre in questo romanzo viene duramente contestata l’oppressione degli indiani da parte degli spagnoli ed è duramente critico sul ruolo della Chiesa cattolica in questa ingiustizia. Esso narra la storia di due avventurieri che nel Messico rivoluzionario coinvolgono un anziano cercatore d’oro in una caccia a questo metallo prezioso, ma quando verrà trovata una ricca vena d’oro nonostante il duro lavoro per estrarlo alla fine prevarranno l’avidità, il tradimento ed il furto e di questo tesoro non rimarrà più nulla.
Ma chiunque sia stato l’autore, questo romanzo venne pubblicato negli Stati Uniti nel 1935 e richiamò l’attenzione di un giovane sceneggiatore e regista della “Warner Brothers”: John Huston, il quale nel 1941 aveva diretto e scritto la sceneggiatura di un capolavoro del cinema noir “Il mistero del falco” tratto dal celebre romanzo di Dashiell Hammett il quale già era stato portato sullo schermo nel 1931 e 1936 , peraltro senza successo.
In questo film il giovanissimo Huston con un budget molto limitato che lo obbliga a girare questa pellicola tutta in interni, realizza questo leggendario film grazie anche all’eccezionale interpretazione di Humphrey Bogart, il quale diventerà il suo attore preferito.
Huston fece di tutto per assicurarsi i diritti del romanzo di Traven volendo fare del “Tesoro della Sierra Madre” una continuazione ideale del celebre film tratto dal romanzo di Hammett.
Il romanzo di Traven era già stato scartato dai dirigenti della Warner Brothers in quanto era troppo triste. Non vi sono intrecci amorosi, non vi sono ruoli femminili e non vi è neppure un lieto fine. Oltretutto sia nel romanzo come nel film vi è un’atmosfera impregnata da una profonda malinconia. Insomma tutte caratteristiche negative per un film degli anni ’40/50.

martedì 13 agosto 2013

PSIUP: UN PARTITO CHE AVREBBE POTUTO ESSERE STABILE di Franco Astengo



PSIUP: UN PARTITO CHE AVREBBE POTUTO ESSERE STABILE 

di Franco Astengo





Psiup: un partito provvisorio” , il volume scritto da Aldo Agosti ed uscito recentemente per Laterza ha suscitato, un po’ inaspettatamente, un dibattito abbastanza vivace, forse riservato ad antichi “cultori della materia”, ma non privo di interesse sia per riferimenti “storici” sia al riguardo di comparazioni, non banali, relativi all’attualità riferita alla vera e propria “evaporazione” del sistema dei partiti.


In questo senso, però, dobbiamo davvero considerarci i reduci di un altro mondo, ma cercando anche di ritrovare la capacità di produrre indispensabili punti di riflessione.
Non ripercorro qui la parabola dei “socialproletari” (ho ancora nelle orecchie la voce tonante di un vecchio compagno meridionale : “Noi socialproletari”..) illustrata ampiamente nel libro (il terzo mi pare che esca su questa vicenda politica: dopo quello antico di Silvano Miniati esiste anche un testo di Baiardo che compara l’esperienza ligure con quella nazionale).
Mi permetto soltanto due annotazioni, riassunte proprio in veste di chiosa:

lunedì 5 agosto 2013

LA CONDANNA DI BERLUSCONI: QUALI SCENARI SI APRONO, COSA SI POTREBBE FARE




LA CONDANNA DI BERLUSCONI:
QUALI SCENARI SI APRONO, COSA SI POTREBBE FARE


La condanna definitiva di Silvio Berlusconi a quattro anni di carcere per frode fiscale esprime inequivocabilmente alcune cose.
La prima, la natura della destra italiana e del blocco sociale che l'appoggia: fatto di evasori fiscali, mantenuti da lavoratori che le tasse sono obbligati a pagarle sempre più pesanti e insopportabili; fatta dalle mafie del Mezzogiorno, profondamente penetrate ormai nel tessuto economico anche del resto dell'Italia; fatta da fascisti e fascistoidi.
La seconda cosa, non ci piace dirlo ma è così, mostra tutta l'insensatezza della decisione del PD di fare un governo con la destra anziché, fallito il tentativo di Bersani, andare a elezioni anticipate, piacesse o non piacesse al Presidente della Repubblica.
La terza cosa, il carattere insensato e falso di tutti i discorsi fatti a favore della formazione e del mantenimento del governo Letta: la necessità di un governo di “larghe intese” per affrontare la crisi economica ed evitare nuovi attacchi speculativi contro i titoli di stato del nostro paese, l'ottenimento di finanziamenti dall'Europa e di concessioni in sede di politica economica dalla Germania, la realizzazione di misure per la ripresa produttiva e l'occupazione giovanile, ecc. Napolitano e i dirigenti del PD non sapevano dei processi a Berlusconi in dirittura d'arrivo? Non sapevano che tipo di destra è quella italiana? Si aspettavano che la Corte di Cassazione assolvesse Berlusconi?
La quarta cosa è l'inconsistenza, dietro alla retorica vuota di Napolitano, di quella specie di campagna Palmolive che ci sorbiamo tutti i giorni: dall'Europa e dalla Germania non abbiamo ottenuto nulla, le misure per la ripresa e l'occupazione sono inconsistenti, a settembre rischiamo un pesante peggioramento della situazione dell'occupazione, e per di più, ammesso per un momento che alcune cose utili il governo le stia facendo davvero, l'affidamento di Napolitano e PD a una destra delinquenziale le sta buttando per aria.

Il problema che nuovamente emerge è l'inconsistenza del PD. Non è solo questione delle sue risse interne di potere: è questione anche della mancanza di volontà (addirittura, per quanto riguarda  una parte di questo partito, di ostilità) a che vengano prese le misure necessarie per affrontare crisi, disoccupazione, recessione, tasse esose. I mezzi finanziari per queste misure ci sono, ma si tengono nascosti, non se ne parla. Abbiamo documentato, per esempio, in precedenti prese di posizione come Cassa Depositi e Prestiti, una banca controllata dallo stato, disponga di risorse finanziarie per 430-450 miliardi, metà circa dei quali spendibili da subito.

Nella baraonda politica che in questo momento impazza sembra che sia in corso un cambiamento di posizione da parte del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Esso propone al PD alcune cose: un governo PD-M5S che rifaccia la legge elettorale, finanzi le piccole e medie imprese,  avvii provvedimenti di integrazione al reddito per chi non riesce ad arrivare alla fine del mese. I finanziamenti verrebbero dal mancato acquisto degli aerei da combattimento F35, dalla cessazione della buffonata insensata dell'Expo (già lottizzato dagli imprenditori e dalla miriade di imprese edili lombarde legate alla ndrangheta), dalla cessazione della costruzione della TAV in Val di Susa (riguardante una linea ferroviaria sulla quale non viaggia nessuno). Poi, a ottobre, si vada a votare.
Non siamo mai stati estimatori del M5S, che a nostro avviso dopo le elezioni si è comportato in maniera irresponsabile, impedendo la formazione di un governo di sinistra capeggiato da Bersani.
Non è detto che il suo cambiamento di posizione sia avvenuto solo per farsi un po' di propaganda.
Ma è dovere del PD, se vuole tentare di saldarsi alle richieste popolari, di andare a vedere le carte del M5S. Così come sarebbe necessario che il Presidente della Repubblica si limitasse a fare il Presidente della Repubblica, anziché imporre alla politica e al paese orientamenti dannosi.


pubblicato da "Lavoro & Politica"


venerdì 2 agosto 2013

BUON VIAGGIO SU MARTE





BUON VIAGGIO SU MARTE



1 agosto. Apprendiamo che dopo una lacerante battaglia interna le due frazioni di Sinistra Critica (culminata nel pasticciato 3° Congresso del settembre 2012 che registrò il sostanziale pareggio tra le due mozioni contrapposte) hanno deciso di separarsi consensualmente. L'organizzazione di nome Sinistra Critica quindi non c'è più. Il gruppo, erede del ceppo storico eterodosso ma maggioritario del trotskismo italiano, nacque nella primavera del 2007, dopo che la direzione di Rifondazione cacciò dal partito il senatore Franco Turigliatto. Per la cronaca: il Prc era al tempo parte integrante del governo Prodi 2.
Sono quindi nate due organizzazioni: Sinistra Anticapitalista, che raggruppa i militanti di più vecchia data come Franco Turigliatto, e che sono oggi parte integrante di ROSS@, mentre l'altra frazione, anagraficamente più giovane, e Solidarietà Internazionalista.

Perché le due componenti hanno deciso di separarsi? Quali i dirimenti punti divisori? Non è facile per noi indicarli con precisione.

Proviamo a sentire cosa dicono di questa scissione i protagonisti nella loro dichiarazione congiunta :
«Ma il collettivo militante che questa organizzazione ha rappresentato non si ritira dalle battaglie politiche e sociali: dalle sue “ceneri” nascono altre storie, anzi già operano iniziative e attività articolate e complesse. I suoi e le sue militanti daranno vita, infatti, a progetti diversi, uno che propone una organizzazione politica più che mai orientata a un forte radicamento di classe, l’altro intenzionato a intraprendere, in un’ottica di classe, la strada della promiscuità tra “politico” e “sociale” che cominceranno a vivere pubblicamente nelle prossime settimane e nel mese di settembre».
Ci avete capito qualcosa? Ne dubitiamo.

Proviamo a comprendere di più. Il 30 luglio i "vecchi", quelli che hanno dato vita a Sinistra Anticapitalista, così si esprimono:
«La divergenza fondamentale, che ha poi portato all’impossibilità della convivenza dei due progetti, ha riguardato la possibilità e l’auspicabilità di costruire una organizzazione politica rivoluzionaria, radicata nella classe lavoratrice e con la maggiore proiezione pubblica possibile della propria proposta politica complessiva, tesa alla ricomposizione delle forze anticapitaliste del movimento operaio. Di qui il nostro impegno nell’esperienza in costruzione di Ross@».
L'enigma è avvolto nelle nebbie. Ci azzardiamo a tradurre per i malcapitati che leggessero questo articolo, questo indigesto politichese. Non ci sono divergenze di tipo teorico o di principio, ma di posizionamento politico e sociale. I "vecchi", dopo avere disperatamente tentato, in vista delle elezioni di febbraio 2013 di star dentro al processo di ALBA (Cambiare si può), una volta fallito il sodalizio, si sono buttati a pesce nella iniziativa di ROSS@ (dei cui limiti abbiamo parlato qui). Fedeli custodi del dogma per cui la classe degli operai e solo essa ha in sé la capacità di traghettare la società dal capitalismo al socialismo, i "vecchi" vedono in ROSS@ l'ultima spiaggia per tenere accesa la loro fiaccola. I "giovani" ritengono invece prioritario intercettare e sposare i moderni fenomeni della società civile occidentale: i movimenti dei diritti civili, da quelli delle minoranze (lesbiche e gay) a quelli per i beni comuni, preferendo pratiche stile "centri sociali" a quelle in stile partitista.

Non aspettatevi quindi di trovare, nei documenti delle due frazioni, differenze sul tema se uscire dall'Unione europea o dall'euro. Dio ce ne scampi! Tutte e due le componenti, per Bacco! sono "internazionaliste", ovvero bollano come "nazionalismo reazionario" ogni discorso sulla necessità di riconquistare la sovranità nazionale, per quanto declinato, come facciamo noi, in chiave democratica e socialista.

Che dire dunque? Buon viaggio su Marte.


dal sito http://sollevazione.blogspot.it/






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