Diari di Cineclub

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Rivista Cinematografica online e gratuita

giovedì 19 marzo 2015

COALIZIONE SOCIALE: SENZA LOTTA NON C'E' PROGETTO di Alessandro Giardiello





COALIZIONE SOCIALE: SENZA LOTTA NON C'E' PROGETTO
di Alessandro Giardiello 



Molti a sinistra si interrogano sul reale contenuto della “Coalizione sociale” di Maurizio Landini.
Nella lettera rivolta agli altri soggetti, riportata dal Corriere della Sera del 13 marzo, il segretario della Fiom scrive: “dovremmo trovare il modo di dare forma e forza ad un progetto innovativo, individuando punti di programma condivisi (…) Le politiche della Commissione (europea) e della troika anche in Italia stanno mettendo in discussione la democrazia, il lavoro e i suoi diritti, l’istruzione e la formazione, la salute, i beni comuni e la cultura, la giustizia”. Di qui l’esigenza di “coalizzarsi insieme per una domanda di giustizia sociale sempre più inascoltata e senza rappresentanza. La coalizione sociale dovrà essere indipendente e autonoma: significa che per camminare dovrà potersi reggere sulle proprie gambe e pensare collettivamente con la propria testa”.

lunedì 16 marzo 2015

SETTANT'ANNI FA FINIVA LA SECONDA GUERRA MONDIALE di Diego Giachetti





SETTANT'ANNI FA FINIVA LA SECONDA GUERRA MONDIALE
di Diego Giachetti



La guerra mondiale che si concludeva settant’anni fa era, per dirla col titolo del libro di Antonio Moscato sulla Prima guerra mondiale, intitolato La madre di tutte le guerre (Edizioni La.Co.Ri. 2014), una filiazione di quel tragico evento. La Prima guerra mondiale lungi dall’essere, come la propaganda dell’epoca la descriveva per giustificarla, la guerra che avrebbe posto fine a tutte le guerre, non conquistò affatto un mondo di pace. Appena due decenni dopo la sua fine, scoppiò la Seconda. Quella guerra, come si capirà dopo, aveva aperto il “secolo breve” novecentesco e gli anni trascorsi tra il 1914 e il 1945 furono teatro di una nuova “guerra dei trent’anni” in Europa, conclusasi con la fine del secondo conflitto mondiale. La Prima guerra mondiale infatti, per come si concluse, per i trattati di pace che i vincitori imposero ai vinti, per la crisi sociale e politica che lasciò sul campo sia nei paesi vinti che vincitori, sfociata in Russia nella rivoluzione bolscevica, consegnò uno scenario instabile in tutta Europa. Si generarono rivoluzioni e controrivoluzioni. La controrivoluzione prima fascista e poi nazista trionfò in Italia, in Germania e successivamente in Spagna. Il breve ventennio che separò le due guerre non fu affatto pacifico e, anche sotto l’impulso della crisi economica e finanziaria del capitalismo del 1929, fomentò le ragioni dell’esplosione di un nuovo conflitto mondiale, quello che si concluse nel 1945.

Ernest Mandel, prima in un saggio del 1976 sui trotskisti e la Resistenza nella Seconda guerra mondiale (http://www.ernestmandel.org/fr/ecrits/txt/2005/les_trotskystes_et_la_resistance.htm) e poi in un suo libro sul significato di quella guerra (The Mening of the Second World War, London, Verso, 1986) indica le variabili che la caratterizzarono, suscitate dalla guerra stessa. Fu una guerra tra potenze imperialiste; fu una guerra di difesa da parte dei paesi soggetti alla volontà espansionistica dei paesi imperialisti; nelle colonie africane e asiatiche la guerra suscitò una guerra per l’indipendenza e la liberazione nazionale; dal 1941, con l’attacco all’Unione Sovietica, si aprì un fronte di guerra tra imperialismo tedesco e italiano e uno stato operaio; nell’Europa occupata dai tedeschi e dagli italiani si manifestò la guerra di Resistenza.

mercoledì 11 marzo 2015

UNA COSTITUZIONE DI MINORANZA di Massimo Villone







UNA COSTITUZIONE DI MINORANZA
di Massimo Villone




Un brutto giorno per la Repub­blica. Come era nelle pre­vi­sioni, la Camera approva la riforma costi­tu­zio­nale Boschi-Renzi, già votata in Senato. 357 sì, 125 no, 7 aste­nuti, che alla Camera non con­tano. Movi­mento 5 Stelle fuori dall’Aula. Numeri certo favo­re­voli a Renzi. Ma è facile vedere, richia­mando il con­senso ai sog­getti poli­tici real­mente espresso nel voto del 2013, che una Camera depu­rata dalla droga del pre­mio di mag­gio­ranza dichia­rato ille­git­timo con la sen­tenza 1/2014 della Corte costi­tu­zio­nale oggi avrebbe boc­ciato la pro­po­sta. Non è la Costi­tu­zione della Repub­blica. È la costi­tu­zione del Pd con escre­scenze. Una costi­tu­zione di minoranza.

Que­sto con­ferma tutte le cri­ti­che sulla man­canza di legit­ti­ma­zione a rifor­mare la Costi­tu­zione di un par­la­mento ful­mi­nato nel suo fon­da­mento elet­to­rale. E dun­que non abbiamo affatto un paese più sem­plice e giu­sto, come esulta Mat­teo Renzi. Invece, abbiamo in pro­spet­tiva una Costi­tu­zione che non riflette la realtà del paese.

Il voto della Camera ci con­se­gna quel che sarà, molto pro­ba­bil­mente, il testo defi­ni­tivo della riforma. Si richiede un nuovo pas­sag­gio in Senato per chiu­dere con l’approvazione di un iden­tico testo la fase della prima deli­be­ra­zione richie­sta dall’art. 138 della Costi­tu­zione. Ma è ragio­ne­vole pre­ve­dere che Renzi alzerà bar­ri­cate con­tro ogni ulte­riore modi­fica, che potrebbe del resto toc­care solo le parti ora emen­date dalla Camera.

lunedì 9 marzo 2015

TRA LEOPOLDA E SEDUZIONE: APPUNTI SU UN PROFILO DI MATTEO RENZI di Adriano Voltolin






TRA LEOPOLDA E SEDUZIONE: 
APPUNTI SU UN PROFILO DI MATTEO RENZI
di Adriano Voltolin



Una lettura psicoanalitica di un fenomeno oppure di un personaggio non ha la pretesa di dare una lettura vera di quanto preso in esame, ma solo l’ambizione di poter contribuire, assieme ad altri vertici osservativi, ad una interpretazione più completa di quanto viene preso in osservazione. Nello studio di un analista una persona porta se stessa in molti modi, tra i quali, l’opinione che esprime di se stessa, ha una notevole importanza sintomatica: vale di più ciò che non sa di sé e che emerge, per dirla con un famoso analista francese, come qualcosa che zoppica, che fa ostacolo e che marca un tratto della sua personalità.

Prendendo in esame la figura dell’attuale Presidente del Consiglio dei ministri, alcuni tratti del suo carattere emergono prepotentemente nelle sue interviste sulla stampa o in televisione.

Certamente appare disinvolto, a suo agio col pubblico, pronto alla battuta salace che è sempre ben congegnata, sufficientemente risoluto, pronto ad ascoltare e prontissimo nel controbattere le opinioni altrui. Il suo abbigliamento appare quello di un uomo che rispetta le convenzioni, ma che anche le evade con noncuranza sia elegante che volutamente involontaria.

La sua disinvoltura risulta sempre evidente e persino un po’ ostentata. In queste note prenderemo in considerazione quattro aspetti della personalità di Matteo Renzi che appaiono palesi ad un qualsiasi persona che legga i giornali o veda i telegiornali.

domenica 8 marzo 2015

MANDRAKE E L'UOMO MASCHERATO di Stefano Santarelli






MANDRAKE E L'UOMO MASCHERATO:
UN BREVE OMAGGIO A LEE FALK
di Stefano Santarelli



E' l'11 giugno del 1934 un giovane sceneggiatore americano di appena 23 anni, Lee Falk, ha il cuore gonfio di gioia: è riuscito a fare pubblicare nel New York Journal la prima striscia delle avventure di un personaggio che diventerà leggendario nella storia del fumetto: Mandrake, il mago.
Questo personaggio si ricollega ai fumetti avventurosi che negli anni '30 vedevano protagonisti Buck Rogers e Tarzan, Dick Tracy e Flash Gordon con storie che spaziavano dal poliziesco alla fantascienza, dall'avventura esotica allo spionaggio. In quegli anni i fumetti venivano pubblicati prevalentemente nelle strisce giornaliere che apparivano sui quotidiani e di solito in una striscia vi erano quattro vignette (talvolta tre) che finiva annunciando la vignetta successiva. L'abilità dello sceneggiatore era di far sì che la storia narrata fosse comprensibile al lettore distratto o che avesse perso qualche puntata ed in questo Lee Falk si rivelerà un vero maestro, le sue strisce infatti hanno la caratteristica di non essere mai ripetitive.
Queste strisce erano pensate in origine per un pubblico adulto che coincideva con i lettori di un giornale ed avevano abbandonato l'originario carattere umoristico (da cui il termine inglese comics) ed erano come nel caso delle storie di Falk dei veri e proprio romanzi a fumetti che si inseriscono a pieno diritto nei contemporanei racconti a puntate che apparivano sui pulp magazine.

sabato 7 marzo 2015

JOBS ACT, “THE DAY AFTER” – CHE SUCCEDE A SINISTRA E NEL SINDACATO? di Franco Turigliatto






JOBS ACT, “THE DAY AFTER” – CHE SUCCEDE A SINISTRA E NEL SINDACATO?
di Franco Turigliatto



C’è grande effervescenza nelle aree della sinistra, quella sociale e sindacale, ma anche quella politica, quasi una baraonda di proposte, di incroci, di suggestioni, che al di là dei lodevoli intenti esprimono anche molte confusioni e nascondono qualche cattiva coscienza.

Dietro infatti c’è una grave rimozione: la rinuncia ad un’analisi lucida, ad un bilancio obbiettivo di quanto è avvenuto negli ultimi mesi nel paese, cioè della nuova gravissima sconfitta subita dalla classe lavoratrice, quindi dall’organizzazione sindacale e pertanto anche, di riflesso, dalle forze della sinistra.

Non rimuovere la disfatta del Jobs Act

In realtà questa sconfitta non viene completamente negata, ma è solo allusa e banalizzata al fine di nascondere le responsabilità dei gruppi dirigenti della CGIL (sul ruolo filopadronale delle altre Confederazioni non vale la pena di soffermarsi) e della stessa FIOM che è pur sempre un punto di riferimento a sinistra per significativi settori sociali.

E’ noto quanto avvenuto: un’accelerazione a tutto campo dell’attacco del governo al mondo e ai diritti del lavoro espresso in particolare con la legge delega sul Jobs Act, un movimento di resistenza e di lotta che si è attivato nel corso dell’autunno segnato da grandi mobilitazioni e da scioperi riusciti a cui, però, dopo la giornata del 12 dicembre, la direzione della CGIL non ha dato alcuna continuità, lasciando via libera all’azione di Renzi che ha cancellato lo Statuto dei Lavoratori.

venerdì 6 marzo 2015

SYRIZA E PODEMOS: LA STRADA VERSO IL POTERE DEL POPOLO? di Eric Toussaint







SYRIZA E PODEMOS:
LA STRADA VERSO IL POTERE DEL POPOLO?
di Eric Toussaint



L’esperienza dimostra che i movimenti di sinistra possono arrivare al governo ma di certo non a conquistare il potere. La democrazia, vale a dire l’esercizio del potere per il popolo e da parte del popolo, richiede ben di più. Oggi il problema si pone in Grecia con Syriza, in futuro si porrà in Spagna con Podemos, se vincerà le elezioni generali alla fine di quest’anno. Lo stesso problema si è posto anche in Venezuela, a partire dalle elezioni generali vinte da Hugo Chávez nel 1998, in Bolivia con la vittoria elettorale di Evo Morales nel 2005, in Ecuador con quella di Rafael Correa nel dicembre 2006, o anche, qualche decennio prima, con l’elezione di Salvador Allende in Cile nel 1970.[1]

La questione si porrà per qualsiasi movimento di sinistra arrivi al governo in una società capitalista. Se una coalizione elettorale o un partito di sinistra arriva al governo, non ottiene il potere reale, perché il potere economico (che dipende dal possesso e dal controllo dei gruppi finanziari e industriali, dei grandi mezzi di comunicazione privati, del grande commercio, ecc.) resta nelle mani della classe capitalista, vale a dire dell’1% più ricco, che anzi è, spesso, anche meno dell’1% della popolazione. Inoltre, questa classe controlla lo Stato, il potere giudiziario, i ministeri dell’Economia e delle Finanze, la Banca centrale, ecc. In Grecia e in Spagna, come in Ecuador, Bolivia, Venezuela o Cile,[2] un governo deciso ad operare trasformazioni strutturali effettive dovrà scontrarsi con il potere economico per indebolire e poi eliminare il controllo della classe capitalista sui principali mezzi di produzione, sui servizi, sulle comunicazioni e sull’apparato dello Stato.

Proviamo a fare una comparazione storica: Nel 1789, grazie alla Rivoluzione Francese, la borghesia ha preso il potere politico in Francia, ma aveva già il potere economico. Prima di conquistare il potere politico, i capitalisti francesi erano i creditori del re di Francia e i proprietari delle principali fonti del potere economico (la banca, il commercio, le manifatture e parte delle terre). Dopo la conquista del potere politico, estromisero dallo Stato i rappresentanti delle vecchie classi dominanti (nobiltà e clero), sottomettendole o fondendosi con esse. Lo Stato si trasformò in una ben lubrificata macchina al servizio dell’accumulazione del capitale e dei profitti delle classi dominanti.

giovedì 5 marzo 2015

LA CONTROFFENSIVA DEL CAVALIERE di Aldo Giannuli




LA CONTROFFENSIVA DEL CAVALIERE
di Aldo Giannuli


Che il Cavaliere non abbia un lungo futuro politico è cosa su cui è facile convenire: il partito si sta disfacendo, il cielo sui tribunali è tornato carico di nubi minacciose, la Lega lo snobba, il feeling con l’elettorato è definitivamente compromesso. Questo ha spinto diversi a pensare che anche lui se ne stia facendo una ragione e che la vendita di parte del pacchetto Mediaset sia un modo per “far cassa” e magari andare all’estero, prima che i giudici lo trattengano in patria.

Magari l’idea della “gita all’estero” gli sta effettivamente passando per la testa (un accenno lo ha fatto anche lui tornando a citare Antigua), anche perché, in caso di condanna stavolta sarebbe proprio grigia, non potendosi ripetere la farsa dei lavori sociali. Certo, in galera non andrebbe per l’età, sarebbero gli arresti domiciliari, che però non sono una cosa tanto dolce: non puoi muoverti da casa ed, anche se la casa ha un parco quanto la Valtellina, non è facile da sopportare, poi non puoi telefonare o ricevere telefonate se non con permessi specifici, non puoi ricevere chi vuoi se non con permesso del giudice di sorveglianza volta per volta e, in queste condizioni, non puoi nemmeno darti al tuo sport preferito. Soprattutto se è uno sport di massa..

Insomma, la “gita” può essere nelle intenzioni, così come è possibile che si stia convincendo anche lui che l’avventura politica ormai è proprio conclusa. Sin qui ci siamo, quello che non mi convince è che tutto questo coincida con un suo disarmo.

mercoledì 4 marzo 2015

I PROFUGHI AUMENTERANNO di Guido Viale






I PROFUGHI AUMENTERANNO
di Guido Viale




Come era prevedibile – ma non previsto dall’establishment italiano ed europeo – la situazione dei profughi generata dai conflitti nei paesi del Medio Oriente, del Mediterraneo e dell’Africa subsahariana è diventata esplosiva. Giorno dopo giorno i flussi in arrivo aumentano e non sono destinati a fermarsi. Ci sono più di sei milioni di profughi che non potranno restare a lungo in paesi devastati da bombe ed esposti a continue incursioni da parte di eserciti e milizie ogni volta diversi. Poi ci sono anche quelli che fuggono da paesi devastati non solo dalle guerre, ma anche da un’estrazione incontrollata di risorse naturali.

Si è giustamente rivendicata l’istituzione di “corridoi umanitari” per permettere a tutte queste persone di raggiungere i paesi europei senza affrontare un viaggio che li espone a rischi mortali, che provocano vere e proprie stragi, e a costi enormi, frutto dei risparmi di una vita o di una grande famiglia, che vanno ad alimentare le casse di scafisti e bande armate. Dopo l’istituzione di un sistema di sorveglianza delle coste come Triton, che ha il solo scopo di respingere e dissuadere coloro che tentano, o sono ormai anche costretti ad affrontare la traversata del Mediterraneo – in sostituzione di Mare Nostrum, che aveva lo scopo di salvarli – la risposta dell’Europa è quella di intercettare almeno una parte di quei flussi prima che raggiungano i paesi – soprattutto la Libia – da cui imbarcarsi. Niente viene detto su quale possa essere il destino delle persone in fuga che verranno fermate e internate con questo sistema. Ma è chiaro, quale che ne sia l’esito, che si tratta solo di una goccia nel mare dei profughi che premono e premeranno alle frontiere della fortezza Europa. Che sono milioni.

lunedì 2 marzo 2015

FASSINA E LA GRECIA di Antonio Moscato





FASSINA E LA GRECIA
di Antonio Moscato




Il dibattito su Syriza prosegue e raggiunge perfino la letargica sinistra del PD. Ad esempio Stefano Fassina è intervenuto qualche giorno fa con un articolo abbastanza onesto nel ricostruire la posizione di Syriza. Tuttavia le dava alcuni suggerimenti sul da fare, senza porsi nessun serio interrogativo sulle ragioni per cui Syriza si è trovata così isolata nelle trattative.

La tesi di Fassina è che “nell’eurozona non vi sono le condizioni politiche per la radicale correzione di rotta nella politica economica necessaria alla ripresa e al miglioramento delle condizioni del lavoro e, quindi, alla sopravvivenza della moneta unica. È evidente che la Grecia per salvarsi deve lasciare l’euro e svalutare. Rimanere prigionieri della moneta unica, pilastro del mercantilismo liberista, per Syriza vorrebbe dire consumare rapidamente il capitale politico di fiducia ricevuto il 25 gennaio scorso.” È l’unica volta che nomina il capitale… Ed è assurdo che veda il nemico della Grecia e dei popoli europei nella moneta unica, anziché nel capitalismo.
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