SYRIZA E PODEMOS:
LA STRADA VERSO IL POTERE DEL POPOLO?
di Eric Toussaint
L’esperienza dimostra che i movimenti di sinistra possono arrivare al governo ma di certo non a conquistare il potere. La democrazia, vale a dire l’esercizio del potere per il popolo e da parte del popolo, richiede ben di più. Oggi il problema si pone in Grecia con Syriza, in futuro si porrà in Spagna con Podemos, se vincerà le elezioni generali alla fine di quest’anno. Lo stesso problema si è posto anche in Venezuela, a partire dalle elezioni generali vinte da Hugo Chávez nel 1998, in Bolivia con la vittoria elettorale di Evo Morales nel 2005, in Ecuador con quella di Rafael Correa nel dicembre 2006, o anche, qualche decennio prima, con l’elezione di Salvador Allende in Cile nel 1970.
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La questione si porrà per qualsiasi movimento di sinistra arrivi al governo in una società capitalista. Se una coalizione elettorale o un partito di sinistra arriva al governo, non ottiene il potere reale, perché il potere economico (che dipende dal possesso e dal controllo dei gruppi finanziari e industriali, dei grandi mezzi di comunicazione privati, del grande commercio, ecc.) resta nelle mani della classe capitalista, vale a dire dell’1% più ricco, che anzi è, spesso, anche meno dell’1% della popolazione. Inoltre, questa classe controlla lo Stato, il potere giudiziario, i ministeri dell’Economia e delle Finanze, la Banca centrale, ecc. In Grecia e in Spagna, come in Ecuador, Bolivia, Venezuela o Cile,
[2] un governo deciso ad operare trasformazioni strutturali effettive dovrà scontrarsi con il potere economico per indebolire e poi eliminare il controllo della classe capitalista sui principali mezzi di produzione, sui servizi, sulle comunicazioni e sull’apparato dello Stato.
Proviamo a fare una comparazione storica: Nel 1789, grazie alla
Rivoluzione Francese, la borghesia ha preso il potere politico in Francia, ma aveva già il potere economico. Prima di conquistare il potere politico, i capitalisti francesi erano i creditori del re di Francia e i proprietari delle principali fonti del potere economico (la banca, il commercio, le manifatture e parte delle terre). Dopo la conquista del potere politico, estromisero dallo Stato i rappresentanti delle vecchie classi dominanti (nobiltà e clero), sottomettendole o fondendosi con esse. Lo Stato si trasformò in una ben lubrificata macchina al servizio dell’accumulazione del capitale e dei profitti delle classi dominanti.