L'EURO DEI VINCITORI
di Marco Bertorello
Il nuovo dibattito sul futuro degli assetti economico-istituzionali dell'eurozona avviene dopo aver capitalizzato lo scontro in cui le istanze contro l'austerità e il debito della Grecia sono state seccamente sconfitte. Non è pensabile che il destino dell'Europa reale prescinda da tale scontro. Il terreno in cui ora si sviluppa il confronto è allestito dai vincitori, non dai vinti.
Che l'accordo con il paese ellenico regga non è scontato, già con i governi precedenti a Syriza gli accordi siglati sulla carta spesso restavano lettera morta nella realtà. Ma quest'ultimo accordo, proprio per i suoi protagonisti, ha delineato le regole del gioco, lasciando intendere a tutti fin dove si può arrivare nella contesa con le classi dirigenti europee. In tal senso ha valore preminentemente politico. L'austerità e l'ossessione di bilancio non si discutono, a rischio di rompere con un paese e persino aprire a un periodo di indebolimento generale della area euro.
Come ricorda Martin Wolf, la rottura con un paese implica un obbiettivo sfaldamento del progetto della moneta unica, poiché si aprirebbe una strada che poi ogni paese in difficoltà potrebbe imboccare, rendendo la moneta unica più debole e meno credibile. Dentro questa cornice in questi giorni Schauble ha aperto a un'ipotesi di rafforzamento politico, con un super ministro delle finanze, un parlamento e persino un bilancio dell'eurozona. Segue la disponibilità francese a tale progetto, nonostante proprio i transalpini siano tra i paesi meno propensi a far slittare quote di sovranità verso l'alto e siano piuttosto in affanno a far rispettare le regole attualmente già in vigore.









