Diari di Cineclub

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Rivista Cinematografica online e gratuita

lunedì 11 marzo 2019

VENEZUELA: I 30 GIORNI NEI QUALI JUAN GUAIDO' NON E' ANDATO DA NESSUNA PARTE di Gennaro Carotenuto





VENEZUELA: 
I 30 GIORNI NEI QUALI JUAN GUAIDO' NON E' ANDATO DA NESSUNA PARTE
di Gennaro Carotenuto


Escludendo l’intervento militare in Venezuela, la riunione del gruppo di Lima (il consesso dei governi latinoamericani di destra, riuniti ieri a Bogotá) ha chiuso nella sostanza la parabola del tentativo di Juan Guaidó come presidente autoproclamato del Venezuela e allo stesso tempo evitato la regionalizzazione della crisi. Proviamo a mettere insieme elementi di analisi sugli ultimi 30 giorni e in particolare sull'ultimo lungo fine settimana al confine tra Colombia e Venezuela.

La guerra si allontana dai Caraibi?

sabato 9 marzo 2019

VENEZUELA: LO STALLO di Antonio Moscato





VENEZUELA: LO STALLO
di Antonio Moscato



Se era il risultato di una accurata preparazione da parte degli organi speciali del più grande Stato imperialista, faceva proprio pena, e non solo per l’inconsistenza di Gaidó, che i sostenitori di Maduro presentano come il risultato di un lungo addestramento da parte dei suoi mandanti imperialisti, ma che è risultato per ora un fantoccio inconsistente, con un bilancio di fallimenti notevole. 
Incapace di valutare le forze in campo, pronto ad esaltarsi per poche dozzine di militari e poliziotti risultati disposti a disertare, Gaidó ha sprecato il mese che gli era concesso dalla costituzione per svolgere il compito di preparare elezioni in quanto presidente ad interim, sia pur autoproclamato, e si è illuso di poter usare le misere donazioni statunitensi ed europee come esca per mobilitare sotto le sue bandiere milioni di malcontenti. 
Incapace di far altro che aspettare un più consistente aiuto esterno, si è accorto che il Venezuela era l’ultimo pensiero dei governi europei, che non si sognavano minimamente di dare un seguito al grottesco ultimatum delle elezioni da convocare in una settimana, e che gli Stati Uniti non avevano voglia di impegnarsi in un’azione militare in compagnia soltanto della poco rispettabile Colombia di Duque e del Cile del pinochettista Piñera, dato che perfino l’esercito brasiliano rifiutava di partecipare a un’impresa dall'esito imprevedibile.

venerdì 8 marzo 2019

PAPILLON di Stefano Santarelli





PAPILLON
di Stefano Santarelli



“Qui la regola è il silenzio assoluto.
Noi non diamo a intendere che riabilitiamo la gente.
Non siamo preti, siamo delle macchine.
Mediante le macchine gli animali vivi sono
trasformati in roba commestibile,
noi trasformiamo gli uomini pericolosi
in esseri innocui e lo facciamo spezzandoli.”




Nel 1968 l'editore francese Robert Laffont riceve per posta un manoscritto costituito da due quaderni di formato scolastico, ma nonostante il metodo certamente non usuale per una casa editrice Laffont legge comunque questi due quaderni scritti fittamente a mano in un francese contagiato da molti vocaboli ispanici in cui si racconta la storia di un prigioniero e delle sue evasioni e ne rimane affascinato. 
Tre settimane dopo a Parigi si presenta nella sede della casa editrice uno strano individuo con cittadinanza venezuelana che consegna altri undici quaderni: quest'uomo è Henri Charrière un ex galeotto condannato per un omicidio all'ergastolo e ai lavori forzati nel carcere della Caienna da cui dopo innumerevoli traversie è riuscito ad evadere.
Robert Laffont si convince di pubblicare il romanzo autobiografico di Charrière che denuncia le atroci e disumane condizioni in cui erano costretti a vivere i forzati nei vari penitenziari della Guyana francese e lo intitola “Papillon” dal tatuaggio di una farfalla che l'autore ha tatuato sul petto, ma anche perché una farfalla non può restare chiusa in una gabbia ed in pochi giorni si ritrova tra le mani un successo editoriale con pochi precedenti: 2.5 milioni di copie vendute nella sola Francia ed oltre 10 milioni all'estero e oltretutto in Francia Papillon batte un record riuscendo a vendere in un solo mese ben 120.000 copie.

venerdì 22 febbraio 2019

RIFIUTI A ROMA, DIETRO AL FALLIMENTO DI RAGGI UN MODELLO TUTTO DA RIPENSARE





RIFIUTI A ROMA, 
DIETRO AL  FALLIMENTO DI RAGGI UN MODELLO TUTTO DA RIPENSARE
di Bruno Buonomo



La bocciatura del bilancio Ama

Gli ultimi giorni sono di nuovo segnati dall'ennesima crisi della gestione dei rifiuti urbani nella città di Roma che ha avuto il suo apice nella bocciatura del bilancio della partecipata e le dimissioni dell’Assessora Montanari.

Una crisi che non solo mette in discussione il sistema rifiuti nel suo complesso ma che rischia di aprire la strada al fallimento dell’azienda e aprire nuove frontiere di privatizzazioni, il tutto sulle spalle della città e degli 8000 lavoratrici e lavoratori dell’AMA che hanno già pagato, nel rinnovo del contratto nazionale, con l’aumento dell’orario di lavoro.

Si dimostra ancora una volta il fallimento della giunta capitolina nella gestione di un settore particolarmente nevralgico, per questo abbiamo crediamo necessaria una analisi di sistema che ha il fine di costruire un dibattito pubblico.

mercoledì 20 febbraio 2019

L'ALTRA AMERICA DI WOODY GUTHRIE






Daniele Biacchessi, "L’Altra America di Woody Guthrie"
Milano, Jaca book, 2018, pp. 158, più Dvd, € 20.00.




Del giornalista, scrittore e performer milanese Daniele Biacchessi conosciamo l’ormai più che decennale pubblicazione di lavori storici e d’inchiesta sulla memoria, legata principalmente alle stragi e agli eccidi nazifascisti avvenuti durante la Seconda guerra mondiale o nell'Italia repubblicana. A questi, se ne sono associati altri di tenore internazionale, con particolare riferimento all'America Latina, ai colpi di stato di Cile e Argentina, che fili neri collegano indubbiamente al nostro “passato” fascista. Accanto a questo filone, che ha finito per costituire la cifra di Biacchessi, si è negli anni recenti affiancata la biografia. Il primo lavoro è stato quello sulla Medaglia d’oro Giovanni Pesce, che comunque andava ad inserirsi nella battaglia contro il revisionismo strumentale.
Questa sortita rappresenta quindi quasi uno slancio, un distacco nella trattazione rispetto alla produzione tradizionale dell’autore che, facendo tesoro della sua lunga esperienza di cronista musicale, si dedica alla biografia d’un artista. Un aspetto che conferisce alla pubblicazione un carattere inedito, per l’Italia se non assoluto, quasi: si tratta d’un musicista e scrittore che, fuori dagli addetti ai lavori, è da noi conosciuto più per esser stato ispiratore di altri.
Guthrie è, infatti, una delle personalità che hanno avuto funzione, si dice, seminale. La canzone, nella fattispecie di genere folk, che abbiamo detto impegnata, conscious, engagé, è da lui che viene, arrivata a noi prevalentemente con l’interfaccia di Bob Dylan, di fianco al cantautorato francese.

L’Altra America di Woody GuthrieIl titolo è già sostanza, per una monografia che già gode di diverse recensioni d’encomio anche Oltreoceano, nonché della prefazione di Marino Severini dei Gang. 
Guthrie, nato in Oklahoma nel 123° anniversario della Rivoluzione francese, è innanzitutto testimone di quel passaggio in cui gli Stati Uniti diventano definitivamente per tutto il mondo, appunto, l’America, tra la Prima guerra mondiale e la Crisi, anch'essa mondiale, del Ventinove. In mezzo, significativamente, il caso di Sacco e Vanzetti.
Egli si trova perciò a narrare, cantare e suonare, con chitarra, armonica a bocca e poco altro, quell'umanità lavoratrice, bianca, nera o ispanica che fosse, catapultata sulle strade o colpita duramente da una Crisi che minava i dogmi dell’infallibilità capitalista. Da qui la fascinazione per il comunismo, quello americano, che in quei frangenti viveva la sua entusiasmante quanto breve parabola, cui Guthrie aderisce, se con la tessera o meno, è tema affrontato in questo lavoro.
Un’altra America che nel Secondo dopoguerra finirà sul banco degli imputati, accusata di essere antiamericana. Eppure, i testi di Guthrie, le atmosfere restituite dalla sua musica, sono quanto mai americani, statunitensi. Del resto, This land is your land, con la frontiera, la polvere, i treni in corsa, l’umanità speranzosa che li gremisce: This train is bound for glory.
Con la Guerra, Woody Guthrie sente l’urgenza d’una lotta antifascista senza sosta. La sua chitarra è un’arma, con su il celebre adesivo This machine kills fascists, Questa macchina ammazza fascisti. Arriva a prender parte agli eventi bellici, sino a seguire la Marina militare in Europa, Italia compresa. Per esortare gli Alleati nella guerra contro il nazifascismo scrive brani brevi e taglienti, come Tear the fascists down, All you fascists bound to lose, e, in seguito, la celebrativa Miss Pavlichenko.
Nel Dopoguerra Guthrie, come tanti altri artisti e intellettuali di simpatie progressiste, finisce ovviamente al setaccio del maccartismo, attenzionato dall'Fbi. Qui sono, a riguardo, citati e pubblicati documenti inediti.
Guthrie morirà a New York, il 3 ottobre 1967, spento lentamente da una rarissima malattia, detta di Huntington, mentre il mondo, nell'imminenza del Sessantotto, è in subbuglio, anche per via delle idee di cu Guthrie era stato indubbiamente portatore e divulgatore. E sull'eredità si concentrano gli ultimi capitoli del libro.
Come è ormai tradizione, i cartacei di Biacchessi recano in allegato il dvd contenente un filmato che si avvale della grafica di Giulio Peranzoni, con la tecnica detta dell’air painting: le immagini che prendono forma mentre la voce narrante ne parla. Qui l’effetto è particolarmente suggestivo, con l’aggiunta di esecuzioni di cover a tributo.
Venendo al presente, verrebbe da dire che la vita, individuale e collettiva, non è che un lungo, continuo ritorno. Se per festeggiare l’insediamento di Obama, il 18 gennaio 2009, Pete Seeger e Bruce Springsteen eseguivano This land is your land, lasciando intendere in qualche modo che quelle pulsioni stessero per fare ingresso nelle stanze del potere, il seguito ha dimostrato l’ingenuità di certe illusioni. Con Donald Trump, la cui famiglia ha avuto modo, non a caso, di essere raccontata da Guthrie, si è assistito ad un aperto ritorno ai climi di intolleranza e razzismo del passato, mai sopiti.
In un recente episodio del cartone dei Simpson, gli autori fanno dire ad un ospite della casa di riposo, rivolto a Nonno Simpson che negava la propria anzianità: “Tu sei vecchio, hai vissuto tanto da vedere i tuoi pregiudizi tornare di moda”. Così è negli Stati Uniti come a casa nostra.


Silvio Antonini

18 Febbraio 2019

dal sito Il pane e le rose





CINA E STATI UNITI: IMPERIALISMI A CONFRONTO di Michele Nobile







CINA E STATI UNITI: 
IMPERIALISMI A CONFRONTO
di Michele Nobile



I discorsi in merito all'ascesa della Repubblica popolare cinese (Rpc) sono troppo spesso viziati da astratti schemi storici e da pregiudizi ideologici, da generalizzazioni basate sulla cronaca o su dichiarazioni ufficiali e propositi propagandistici. È per questo motivo che ho preferito evitare un discorso generico ed esaminare in modo puntuale le vicende storiche e lo scenario politico contemporaneo del Mar cinese meridionale, l’area del mondo che meglio si presta verificare l’idea di una possibile transizione dell’egemonia regionale (e in prospettiva mondiale) dagli Stati Uniti alla Cina e all'analisi della coerenza dei diversi aspetti della politica estera della Rpc. E non mi stancherò di ripetere che qui il termine egemonia è inteso nell'unico modo (gramsciano) che ne giustifica l’uso specifico: non come mero dominio e prevalenza della potenza ma come unione di forza e consenso, con enfasi sul consenso e la capacità di costruire alleanze, sia tra i governi e le classi dominanti di Stati diversi sia, almeno in certa misura, all'interno dei singoli Stati.
Quindi, tenendo ferma l’analisi regionale, in questo articolo cerco di trarre delle conclusioni più ampie, anche attraverso la comparazione delle varie dimensioni della politica estera della Rpc e degli Stati Uniti.

giovedì 24 gennaio 2019

LETTERA APERTA A GIORGIO CREMASCHI di Antonio Moscato







LETTERA APERTA A GIORGIO CREMASCHI
di Antonio Moscato


Caro Cremaschi,

il tono con cui affermi che sul Venezuela si debba “dichiarare da che parte si sta” dando per scontato che chi non accetta di stare con chi pretende di incarnare la rivoluzione bolivariana starebbe “coi golpisti reazionari sostenuti da Usa e UE”, senza sfumature (“O di qua o di là – dici - e chi sta di là è un nemico”), ricorda quello con cui Breznev e i suoi vassalli europei pretendevano di rappresentare “l’unico socialismo possibile” e respingevano nel “campo nemico” chiunque avesse dubbi o si richiamasse al progetto originario.

domenica 13 gennaio 2019

QUALE FUTURO PER TEX, EROE SENZA TEMPO? di TERESIO SPALLA






QUALE FUTURO PER TEX, EROE SENZA TEMPO? 
di Teresio Spalla


Si chiudono le celebrazioni per il settantennale e si aprono nuove stagioni. Ma quali?
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Sta per finire l’anno in cui Tex ha compiuto settant'anni e mai il termine celebrativo ha avuto un senso come oggi per tutte le manifestazioni che si sono tenute: articoli su quotidiani e rotocalchi solitamente ignari dell’esistenza del fumetto; il varo di nuove collane su di lui oppure, tramite il suo longevo successo, nate come nuove pubblicazioni della Sergio Bonelli Editore; gadget di abbigliamento, tazzine decorate, stelle di latta invisibili dalla mia infanzia, giochi da tavolo e di ruolo.
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Addirittura è stata annunciata la ricostruzione del suo ambiente tipico in un parco a tema in formato naturale nei pressi di Padova; e poi dichiarazioni di filosofi, sociologi, impensabili e illustri ammiratori; quindi una moltitudine di libri di narrativa e non, ristampe e nuove edizioni, edite dalla Sbe e da altri editori accorti.
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Sarebbe inutile prendersela per la banalità degli articolisti, i quali, per cavalcare l’evento su richiesta, hanno riprodotto le solite informazioni, generiche e risapute da decenni, senza dire niente di più.
Tranne pochi, molto pochi tra i tanti, che non si sono lasciati irretire nel loro affetto come nei loro dubbi.
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giovedì 10 gennaio 2019

NATALE CON VALENTINA di Teresio Spalla





NATALE CON VALENTINA 
di Teresio Spalla



Il 24 dicembre, se n’è andata, a 87 anni, Grazia Nidasio, la più grande autrice donna e italiana di fumetti, letteratura, divulgazione per bambini e ragazzi, del Ventesimo Secolo.
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La scomparsa, alla vigilia di Natale, di Grazia Nidasio, a un’età in cui oggi c’è chi corre la cavallina (e ne avrebbe fatti 88 a febbraio) ha suscitato un pacato clamore e copiose lacrime tra i fumettisti e tra gli appassionati, soprattutto le appassionate dei suoi personaggi femminili che apparvero su Il Corriere dei Piccoli e Il Corriere dei Ragazzi dagli anni Cinquanta alla fine dei Settanta.
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Così, non così quanto delle ultime stupidate di Asia Argento o delle mai ultime efferatezze di Salvini, se ne sono anche occupati i giornali.
Credo, per quel poco che la conoscevo, che ne sarebbe stata contenta, ma col disappunto e la malinconia di chi, da molti anni, si sentiva ormai una donna del passato, di un passato irrecuperabile.
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lunedì 7 gennaio 2019

RISCOPRIRE IL DOVERE DELLA DISOBBEDIENZA di Antonio Moscato




RISCOPRIRE IL DOVERE DELLA DISOBBEDIENZA  
di Antonio Moscato




Un dibattito spesso assurdo si è acceso sul gesto di disobbedienza del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, a cui si è unito subito quello di Napoli Luigi De Magistris e poi successivamente molti altri, tra cui diversi del PD (a partire da quello renziano di Firenze, Dario Nardella) che hanno cercato di raccogliere qualche briciola di consenso pur formulando la loro adesione in modo così ambiguo da svuotarla di quasi ogni significato. Il peggio è stato offerto dalle molte interviste a magistrati, e a membri o ex presidenti della Corte Costituzionale, che anche nel caso di perplessità sulle scandalose misure volute dal governo gialloverde per gettare nella clandestinità moltissimi immigrati hanno confermato di essere ancor più ostili a qualsiasi forma di disobbedienza civile a una qualunque legge, anche se infame. Casomai secondo loro si tratta di aspettare i tempi lunghissimi della Consulta, peraltro abilissima nell'anguilleggiare, tanto più che è confortata dall'ambiguità sistematica dei pronunciamenti dell’attuale presidente della repubblica e di tutti i suoi predecessori...
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