Diari di Cineclub

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Rivista Cinematografica online e gratuita

domenica 7 settembre 2014

LA GUERRA DI PETRO di Andrea Ferrario





LA GUERRA DI PETRO
di Andrea Ferrario




Una ricostruzione degli sviluppi militari in Ucraina dall’operazione russa in Crimea e nell’Ucraina orientale fino a oggi, con una particolare attenzione per la fallimentare strategia di Poroshenko e dei vertici militari ucraini. Le conseguenze della disfatta sono in questi giorni oggetto di svariati commenti degli osservatori, di cui presentiamo una selezione nella seconda parte di questo articolo.


La scelta fatta dal presidente ucraino Petro Poroshenko poco dopo la sua entrata in carica di percorrere la via di un’azione militare a tutto campo in risposta alle azioni dei separatisti del Donbass si è rivelata un completo disastro, sia sul piano dei combattimenti sia su quello politico e umanitario. Prima di passare nei prossimi giorni ad analizzare altri aspetti del conflitto in Ucraina, che sta vivendo evidentemente un suo momento cruciale, tra le altre cose con la firma ieri di una tregua tra Kiev e le “repubbliche popolari”, ci sembra utile ripercorrere l’evoluzione nel tempo dell’opzione militare percorsa da Kiev in seguito

Marzo: la Crimea e l’impreparazione dell’esercito ucraino

Dopo la fine di Maidan (22 febbraio) e la fuga in Russia di Yanukovich la situazione in Ucraina ha dovuto fare i conti pressoché immediatamente con l’opzione militare. Solo quattro giorni dopo tale data, cioè nella notte tra il 26 e il 27 febbraio, la Russia è intervenuta militarmente in Crimea attraverso gli “omini verdi” (soldati e mezzi militari di Mosca senza insegne, come poi confermato dallo stesso Putin che allora invece negava ogni coinvolgimento della Russia). Con un referendum organizzato in fretta e furia e senza alcun controllo democratico, la Crimea è stata poi annessa da Mosca in un paio di settimane, il 16 marzo. Allora non vi era stata alcuna reazione da parte dell’esercito ucraino, che non aveva opposto resistenza e si era in pratica ritirato dalla regione nel giro di pochi giorni. Sono circolate svariate interpretazioni dietrologiche di questo comportamento di Kiev, mai comunque supportate da seri indizi. Rimane il fatto che il governo ucraino non era assolutamente in grado di rispondere all’inattesa e perfettamente organizzata azione di Mosca. Da una parte c’era un grande vuoto politico, dovuto alla caduta del regime e alla presenza di un governo insediatosi solo da alcuni giorni. Dall’altra l’esercito ucraino non disponeva certo della capacità di fronteggiare l’operazione russa: il regime di Yanukovich infatti negli anni aveva scelto di rafforzare gli organi repressivi interni (tutti pesantemente infiltrati dalla Russia, in particolare la SBU, i servizi di sicurezza) a scapito dell’esercito – come scrive “Le Monde” del 6 settembre, “solo il 10% degli 800.000 uomini delle forze armate ucraine era pronto al combattimento prima del conflitto [...] e solo 500 uomini erano immediatamente ‘utilizzabili’ nel momento in cui i primi gruppi armati hanno fatto la loro comparsa nell’Est del paese”. Infine, l’Ucraina non ha ricevuto alcun sostegno concreto da parte dell’Occidente a livello militare o diplomatico.

sabato 6 settembre 2014

PUBBLICO IMPIEGO: ORA SAPPIAMO CHI E' RENZI di Alberto Burgio




PUBBLICO IMPIEGO: ORA SAPPIAMO CHI E' RENZI 
 di Alberto Burgio 



Si dice che con­ti­nui la luna di miele tra il governo e il paese. Renzi se ne vanta, con quella vanità gon­fia di vuoto che Musil defi­niva biblica. Fosse vero, si ripro­por­rebbe un clas­sico pro­blema. Sa que­sto popolo giu­di­care? O forse ama essere irriso, deriso, abbin­do­lato? Era meglio per­sino Monti (ci si passi l’iperbole), il nostro can­cel­lier Morte (parola del Finan­cial Times, che ebbe modo di assi­mi­larlo al rigo­ri­sta che spianò la strada a Hitler). In pochi mesi Monti rase al suolo la parte più indi­fesa del paese, ma almeno non vestiva panni altrui. Renzi non fa pra­ti­ca­mente altro che infi­noc­chiare il pros­simo, con quella sua fac­cia di bronzo da bam­bino viziato e prepotente.

Le balle più odiose riguar­dano ovvia­mente la ridu­zione delle tasse (gli 80 euro per i quali si ribloc­cano i salari del pub­blico impiego). Non­ché la difesa di ceti medi e lavoro dipen­dente. In realtà il governo col­pi­sce duro entrambi.

Nei diritti (è vero, l’art. 18 è un sim­bolo: poi c’è la sostanza, come dimo­stra que­sta novità del mana­ger sco­la­stico che arbi­trerà le car­riere dei col­le­ghi a pro­pria discre­zione). Nelle tutele (per­sino l’Ocse segnala che la «riforma» Poletti esa­gera con la pre­ca­rietà). Nei già esan­gui red­diti. Tor­nano i tagli lineari, ver­go­gnosi in sé, e tanto più per­ché val­gono a soste­nere l’indifferenza tra biso­gni essen­ziali (la salute, la for­ma­zione, la vita stessa) e spre­chi veri, a comin­ciare dalla scan­da­losa spesa mili­tare. E torna – per la quinta volta – il blocco degli scatti nelle retri­bu­zioni dei dipen­denti pub­blici. Non una por­che­ria: un vero e pro­prio furto.

Hanno lor signori idea di che signi­fi­chi di que­sti tempi in Ita­lia per milioni di fami­glie, spe­cie al Sud, per­dere mille euro l’anno? Certo, per chi ne gua­da­gna quin­di­ci­mila al mese o più, è una baz­ze­cola. Per molti invece è un dramma, come dimo­stra quel 5% di fami­glie (l’anno scorso era appena l’1%) costrette a inde­bi­tarsi con ban­che e finan­zia­rie per com­prare libri e cor­redo sco­la­stico. Anche di quella che con­ti­nua a chia­marsi scuola dell’obbligo.

Il peg­gio è la moti­va­zione for­nita cini­ca­mente dalla mini­stra Madia. «Non ci sono risorse». Il che può tra­dursi in un solo modo: «Per que­sto governo sono intan­gi­bili ren­dite e patri­moni, pur in larga misura accu­mu­lati con l’illegalità» (leggi: elu­sione ed eva­sione fiscale).

Ora final­mente chie­dia­moci: che razza di governo è mai que­sto? Chie­dia­mo­celo senza guar­dare alle eti­chette, badando alle cose che fa e pro­getta, dalla poli­tica eco­no­mica alle scelte inter­na­zio­nali, dalla con­tro­ri­forma del lavoro a quella della Costituzione. Chie­dia­mo­celo noi. Ma se lo chie­dano prima di tutti seria­mente sin­da­cati e poli­tici. La Cgil minac­cia mobi­li­ta­zioni in difesa del pub­blico impiego. Vedremo. Parte del Pd mugu­gna e medita di dar bat­ta­glia sull’art. 81 della Costi­tu­zione. Vedremo. Ma all’una e all’altra sug­ge­riamo di guar­darsi final­mente dall’errore che ci ha por­tati a que­sto stato.

Non c’è più tempo per trac­cheg­giare. Ne va della loro resi­dua cre­di­bi­lità, ma soprat­tutto della vita di milioni di persone.


 5 settembre 2014

da "il manifesto"

La vignetta è del Maestro Mauro Biani



venerdì 5 settembre 2014

LA BUONA SCUOLA LIBERISTA DI RENZI di Francesco Locantore




LA BUONA SCUOLA LIBERISTA DI RENZI
di Francesco Locantore 


Dopo gli annunci estivi del sottosegretario Reggi, della ministra Giannini e dello stesso Renzi, è stato reso pubblico il rapporto del governo Renzi intitolato “La buona scuola”, con una serie di idee guida per una riforma organica, nonostante il governo abbia deciso di non chiamarla così, della scuola italiana.

Il rapporto consta di ben 136 pagine, è diviso in sei capitoli ed è corredato da un allegato in cui si sintetizzano le dodici proposte che sintetizziamo in due blocchi: (1) reclutamento degli insegnanti, avanzamenti di carriera e gestione dell’organico; (2) intervento sui programmi di studio e alternanza scuola-lavoro.

giovedì 4 settembre 2014

SULLA SITUAZIONE IN UCRAINA: DUE ARTICOLI DI ALDO GIANNULI




UCRAINA: ATTENTI CHE QUI RISCHIAMO GROSSO
di Aldo Giannuli



Siamo allo showdown della partita ucraina, il momento in cui tutti buttano giù le carte e si vede chi ha il punto più alto. Putin ha deciso di andare giù duro e tagliare ogni esitazione, entra con i carri armati a sostegno della Repubblica del Donetsk. Va da sé che tornare indietro sarebbe molto difficile e potrebbe costargli un crollo di consensi senza pari, sino al punto di doversi dimettere. La Ue, dal canto suo, avendo appena firmato un atto di associazione dell’Ucraina, perderebbe la faccia lasciando mano libera ai russi. Adesso, poi, capiamo il senso della nomina della Mogherini: tanto poi ad esprimere veramente la posizione Ue è Tutsk che già parla di guerra e non confinata alla sola Ucraina. E nessuno si è sentito in dovere di dissentire o almeno rettificare, mentre la Mogherini piange. Si limita a piangere. Ma più di tutti, è la Nato che ha da temere una solenne sconfitta politica se i russi riescono a smembrare l’Ucraina senza colpo ferire: tutti i paesi di recente adesione (Polonia, baltici, Bulgaria, Ungheria e Romania) dedurrebbero che non c’è da fare affidamento sulla Nato nei confronti dei russi.

Certo: l’Ucraina non è un paese Nato e l’alleanza formalmente non sarebbe tenuta ad intervenire per sostenerlo, ma, nei fatti, un mancato intervento suonerebbe come una ritirata per evitare il confronto, con i russi che, a quel punto, potrebbero ritenersi autorizzati a moltiplicare i propri appetiti. E molti richiamano il precedente georgiano del 2008 che sarebbe alla base dell’attuale aggressività russa.

Poco importa quanto queste valutazioni siano fondate, quel che conta è che i partner orientali della Nato ne siano convinti. Dunque, nessuno può fare un passo indietro senza effetti a catena sulla propria credibilità internazionale (e di conseguenza con effetti catastrofici anche all’interno).

lunedì 1 settembre 2014

IL GOVERNO RENZI ALLA DURA PROVA DELLA REALTÀ di Chiara Carratù





IL GOVERNO RENZI ALLA DURA PROVA DELLA REALTÀ
di Chiara Carratù



Non di sola propaganda può vivere il governo Renzi! E nei fatti lo dimostra la decisione di non presentare nel Consiglio dei Ministri programmato per il 29 agosto le linee guida sulla scuola che tanta attesa avevano creato nei giorni scorsi. La decisione di “non mettere troppa carne al fuoco” può essere spiegata solo guardando alla realtà della crisi economica e alle enormi difficoltà che il governo sta incontrando in questa fase nel portare a termini i compiti assegnati dall’Europa. Infatti, la notizia principale della giornata odierna è che l’economia italiana è ufficialmente in recessione e che i prezzi in agosto segnano un calo dello 0,1% : il nostro paese è in deflazione e questo non avveniva dal 1959. A questo bisogna aggiungere il dato drammatico fornito dall’Istat sulla disoccupazione attestata allo 12,6% con una perdita di altri 35.000 posti lavoro nel solo mese di luglio. La disoccupazione giovanile è al 42,9% in calo dello 0,8%, dato dovuto probabilmente ai lavori stagionali tipici del periodo estivo. Sui media, la decisione di Renzi di presentare solo la riforma della giustizia e le misure presenti nello “Sblocca Italia” passa in secondo piano. La versione ufficiale dello slittamento del pacchetto scuola descrive un premier accorto a che questa riforma non appaia calata dall’alto ma che sia frutto di un processo democratico di partecipazione aperto al mondo della scuola (come è stato già fatto per la riforma della pubblica amministrazione) per il quale sarebbe necessario un tempo indefinito riprendendo quanto dichiarato dallo stesso Renzi in un tweet in cui scrive che “Le proposte sulla scuola saranno discusse dalle famiglie, studenti insegnanti per molti mesi”.

domenica 31 agosto 2014

ROMA - 1 SETTEMBRE: ASSEMBLEA DEI LAVORATORI DELLA SCUOLA




Roma, 1 settembre: assemblea dei lavoratori della scuola


Considerato che la riforma della scuola sarà presentata mercoledì 3 settembre,

(A darne conferma il Primo Ministro Matteo Renzi che assicura essere pronta e che il rinvio è dovuto soltanto ad una questione comunicativa: Troppa carne sul fuoco oggi al Consiglio dei Ministri la riforma sarà presentata mercoledì. La notizia è stata data dall'agenzia ASkCA)

Riteniamo che:

UNITI POSSIAMO LOTTARE CONTRO I PIANI DEL GOVERNO

DIVISI ABBIAMO GIÀ PERSO

Con questa convinzione ci riuniremo in assemblea lunedì 1 settembre, riproponendoci di imparare dagli errori passati. Negli ultimi anni gli elementi e i motivi di divisione ci hanno impedito di trovare momenti unificanti di lotta nonostante la gran parte della categoria disapprovava le misure di politica scolastica che i diversi governi hanno realizzato. La nostra categoria si è trovata così frammentata e divisa ed ogni singolo spezzone ha cercato di resistere ma in modo isolato e, a volte, con modalità che di fatto hanno contribuito a ulteriori divisioni.

Crediamo che dobbiamo imparare dai nostri errori ed evitare di ripeterli. L'invito all'unità non è perciò solo di ordine morale: solo una forte, duratura e consapevole opposizione può fermare i cambiamenti che il governo vuole imporre alla scuola e che avranno pesanti conseguenze sul personale, sugli studenti, sulle famiglie.


Alle proposte di divisione rispondiamo con le nostre proposte

1) aumenti per tutte/i di 200 euro contro ogni riproposizione di riconoscimenti economici “ai più bravi”

2) difesa del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro contro l'individualizzazione dei diritti

3) miglioramento delle condizioni di lavoro contro l'aumento dell'orario ed il peggioramento dell'offerta formativa

4) immissione in ruolo dei precari su tutti i posti disponibili contro il tentativo di espulsione di migliaia di lavoratori e lavoratrici

Per questo invitiamo tutte/i all'incontro che preparerà l'Assemblea cittadina da tenere entro la metà di settembre e le ulteriori forme di mobilitazione



LUNEDÌ 1 SETTEMBRE

PRESSO IL CIELO SOPRA L'ESQUILINO ALLE ORE 17

via Galilei 57 – fermata Manzoni metro A
Autoconvocati scuola - Precari Uniti contro i tagli

Fonte



La vignetta è del Maestro Mauro Biani






giovedì 28 agosto 2014

TRIESTE: ASCESA E CRISI DELL'INDIPENDENTISMO di Davide Fiorini




TRIESTE: ASCESA E CRISI DELLINDIPENDENTISMO
di Davide Fiorini 



A Trieste da alcuni anni assistiamo alla ribalta nel panorama politico cittadino del Movimento Trieste Libera (MTL).
Il MTL è un movimento che rivendica l’attualità storica del Territorio Libero di Trieste (TLT), entità territoriale nata dopo la fine del secondo conflitto mondiale posta sotto la giurisdizione delle autorità alleate e delle Nazioni Unite.
Secondo gli indipendentisti i trattati (Londra 1954, Osimo 1975) che sanciscono il passaggio della Zona A all’Italia e della Zona B alla ugoslavia sono da ritenersi nulli. Conseguenza di ciò, con sessant’anni di ritardo, Trieste è ancora da considerarsi territorio libero, e l’amministrazione italiana un amministrazione illegittima.
Oggi il MTL vive però una crisi profonda ce ne ha determinato la scissione in due organizzazioni distinte: il Movimento Trieste Libera che rimane legato alla sua figura di spicco Roberto Giurastante, e il Territorio Libero.
La scissione, che si è consumata con toni parecchio accesi e ha attirato l’attenzione della stampa locale, riflette spinte centrifughe e giochi di potere che i marxisti di questa città devono tenere d’occhio con attenzione.

martedì 26 agosto 2014

IL MADE IN ITALY CHE SPARA IN MEDIORIENTE di Stefano Pasta





IL MADE IN ITALY CHE SPARA
IN MEDIORIENTE
di Stefano Pasta



Nel 2013 abbiamo spedito in giro per il mondo armamenti per oltre due miliardi di euro. Ai primi posti fra i nostri clienti l’Arabia Saudita, l’Algeria, ma persino Egitto e Israele. Com’è possibile che vendiamo armi a Paesi in conflitto? Se lo chiedono le associazioni pacifiste. E non solo loro.


Mentre il Parlamento decide di rifornire i curdi iracheni di mitragliatrici e razzi anticarro per fermare l’avanzata del Califfato, in Medio Oriente si spara da tempo con armi made in Italy.

La conferma arriva dalla “Relazione sulle esportazioni di sistemi militari” inviata dal Governo alle Camere a inizio agosto: nel 2013, abbiamo spedito in giro per il mondo armamenti per oltre due miliardi di euro (2.751.006.957), con un calo del 7,7% rispetto al record ventennale del 2012.

C’è invece una buona notizia: i permessi rilasciati dal Governo nel 2013, cioè per ordini di armi che verranno consegnate negli anni successivi, sono diminuiti del 48,5%, fermandosi a “soli” 2.149.307.240 euro.

E dove esportiamo? Primeggia il Medio Oriente in fiamme, con un record di consegne nel 2013 per 888 milioni di euro. Il primo acquirente è l’Arabia Saudita, cioè un Paese non certo democratico ma che soprattutto molti accusano di armare miliziani nelle varie crisi in corso in modo per nulla trasparente. Agli sceicchi vendiamo caccia Eurofighter, missili Iris-Ti e un ampio arsenale di bombe per 300 milioni.

lunedì 25 agosto 2014

IPOCRISIE SENZA LIMITI di Antonio Moscato



IPOCRISIE SENZA LIMITI
di Antonio Moscato




Renzi finge di non sapere cosa preparano i suoi ministri ai pensionati, e fa un viaggio di propaganda di poche ore in Iraq per sponsorizzare una nuova “impresa umanitaria”. Su queste non si risparmia mai, e per queste ci si addestra, anche facendo volare i Tornado a bassissima quota. A volte cadono.

Pochi hanno fatto i conti su quanto costano questi addestramenti. Anche se il caso ha limitato i danni (immaginate se gli aerei caduti sulle pendici dei Monti della Laga si fossero urtati pochi secondi prima, durante il sorvolo di zone popolatissime di Ascoli Piceno), vale la pena di calcolare quanto hanno sottratto a legittimi bisogni dei cittadini i due aerei bruciati mentre simulavano la guerra (come quelli statunitensi del Cermis). Quante pensioni negate a chi ne aveva diritto si sarebbero potute pagare anche solo con il “normale” consumo quotidiano di carburante? E quanto costerà ai cittadini che pagano le tasse l’indennizzo per le famiglie dei “quattro eroi”, caduti mentre “servivano la Patria”?

Parlo soprattutto di pensioni, perché nelle schermaglie tra ministri e sottosegretari appare chiaro che il prossimo bersaglio saranno queste: si è cominciato a parlare di “pensioni d’oro” ma è risultato che per essere redditizia la rapina deve “abbassare l’asticella” fino ai 2.000 euro, cioè fino a pensioni più o meno corrispondenti a quanto versato in contributi in base alle leggi in vigore. E ai fessi che credono che il governo e i suoi mandanti si fermerebbero qui, va ricordato che le sentenze della Corte Costituzionale sulla necessità di un trattamento uguale per tutti possono essere stravolte facilmente fino a chiedere un “contributo di solidarietà” anche a chi sta al di sotto di quel livello, perfino alle pensioni minime. Come se i pensionati, come i lavoratori dipendenti, non avessero “già dato”, dato che sono gli unici contribuenti che anche se volessero non possono evadere il fisco. È incredibile, ma tra le righe delle dichiarazioni di tanti ministri e sottosegretari con passato di burocrati sindacali CGIL o CISL o UIL si lascia capire che l’obiettivo è ridurre tutte le pensioni. Non gli armamenti costosi, inutili e pericolosi per i cittadini.

domenica 24 agosto 2014

ISIS E GUERRA IN IRAQ: I 30 PUNTI DI WU MING




ISIS E GUERRA IN IRAQ: 
i 30 punti di Wu Ming


In 30 punti, l'opinione di Wu Ming su ISIS e guerra in IRAQ . Per chi condivide e per chi no e per chi vuole capire, almeno un pò.

1) Un mese fa il PKK  (Partiya Karkerén Kurdistan - Partito dei lavoratori curdo) ha scompigliato le previsioni sulla guerra in Nord Iraq / Sud Kurdistan. Oggi è la principale forza anti-IS sul campo.
1b) Per semplicità diciamo "PKK", includendo anche la sua forza "cugina" siriana, che ha già liberato dall'IS il Kurdistan occidentale.

2) Di questo ruolo del PKK, intorno a cui ruota gran parte delle decisioni prese in questi giorni da USA e UE, parlano tutti i media globali.

3) Una delle chiavi per capire la situazione è proprio quel che è successo nel Kurdistan "siriano", oggi zona libera del Rojava.

4) Da quasi 2 anni la guerriglia curda siriana (YPG) infligge pesanti sconfitte all'ISIS/IS, lo stesso accade da circa un mese in Iraq.

5) Ora, provate a cercare sui siti dei giornali italiani, periodo ultimi 30 giorni, queste parole: PKK, YPG, Rojava.

6) Il PKK è una forza di massa laica, socialista libertaria, femminista. In Medio Oriente. E guida una resistenza popolare all'ISIS.

7) Ci sono altre resistenze all'ISIS, episodi di rivolta e di risposta armata anche da parte di popolazioni arabe sunnite.

8) Correttamente, le forze menzionate considerano l'ISIS il mostro di Frankenstein della guerra di Bush e della politica americana in M.O.

9) Di questo protagonismo i nostri media non parlano. Nello scenario spettrale che dipingono, solo ISIS, gruppi filo-USA e armi USA/UE.

10) C'è gente che fino a ieri l'ISIS manco sapeva cos'era e oggi dice che senza gli USA avanzerà la barbarie, quei popoli sono spacciati ecc

11) Di contro, c'è gente che non ha certo aspettato le cazzate lavacoscienza dei nostrani leoni da tastiera per sfidare (e battere) l'ISIS.

12) Mentre PKK e compagni fermavano l'ISIS e salvavano civili, USA/UE le tenevano (tuttora le tengono) nella lista dei gruppi "terroristi".

13) Dal giorno stesso in cui PKK e YPG son intervenuti in Nord Iraq, diffondiamo notizie e analisi sulla situazione e sulla guerra all'ISIS.

14) PKK e YPG sono interv22)enuti quando i Peshmerga curdi filo-USA si sono sbandati a Sengal e altrove di fronte all'avanzata ISIS.

15) L'ISIS era in Nord Iraq da settimane, faceva stragi, stuprava, decapitava, occupava città che poi PKK e YPG hanno liberato.

16) Mentre l'ISIS faceva tutto questo, Obama era fermo come un paracarro. Appena PKK e YPG hanno "sconfinato", ha annunciato bombardamenti.

17) Ribadiamolo: di tutto questo i giornali italiani hanno scritto poco o - più spesso - niente. La controprova è facile, fate la ricerca.

18) Dopo la morte di Foley, c'è il ricatto morale: o con gli USA o con l'ISIS! Come se gli uni non avessero colpa dell'esistenza dell'altro.

19) Come se non esistessero forze che da tempo sconfiggono sul campo l'ISIS in totale autonomia, nel disinteresse dei nostri "falchi".

20) Per inciso, molti combattenti in prima linea sono donne. Cosa che fa sclerare una forza ultra-misogina come l'IS/ISIS.

21) Ogni volta che gli USA sono intervenuti in M.O. hanno prodotto mostri sempre peggiori, ormai lo dicono molti analisti americani.

22) Se qualcuno ancora pensa che saranno gli USA a togliere le castagne dal fuoco e riparare la situazione in Iraq, è illuso o in malafede

23) Dall'altra parte (ma solo in apparenza) ci sono gli idioti che hanno scambiato l'IS/ISIS per una resistenza antimperialista.

24) L'ISIS è una forza d'invasione multinazionale che ha un progetto non di "liberazione" ma di conquista. Sono predoni capitalisti.

25) L'ISIS, fin dal nome, è un progetto coloniale e imperialista. "Sub-imperialista", se preferite. Non c'è liberazione nel Califfato.

26) L'ISIS è una forza nata grazie a potenze reazionarie (regionali e globali), e aspira allo status di potenza reazionaria.

27) L'«antimperialismo degli imbecilli» si basa sul pensiero bidimensionale: «Il nemico del mio nemico è mio amico».

28) Ma non sempre il nemico del mio nemico è "davvero" suo nemico, e a prescindere da questo, spesso è a pari modo "mio" nemico.

29) Pensare che per andare contro gli USA si possa essere un po' più "teneri" con l'ISIS è un'aberrazione, chi lo pensa è un nemico, punto.

30) Di contro, chi dice che l'unico modo di essere contro l'ISIS sia appoggiare nuovi interventi USA, o ignora i fatti, o sta truffando.







23 agosto 2014



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