Diari di Cineclub

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Rivista Cinematografica online e gratuita

domenica 30 ottobre 2016

QUATTRO IPOCRISIE DA SFATARE SUI FATTI DI GORINO di Girolamo De Michele





QUATTRO IPOCRISIE DA SFATARE SUI FATTI DI GORINO
di Girolamo De Michele



Diamo il giusto peso a cose e parole. Si trattava di dare alloggio (cinque stanze su trenta di un ostello) per quattro mesi – cioè per l’inverno, quando l’attività turistica è inesistente – a dodici donne, una delle quali incinta. Di tutte le parole dette per giustificare l’ostilità della comunità di Gorino, le più disumane, e perciò più rappresentative, sono state: “Queste donne avranno pure degli uomini. E noi donne di Gorino siamo per molte ore sole in casa, perché i nostri uomini fanno i pescatori”.

Tradotto: non è possibile che siano donne dotate di capacità di discernimento perché sono cose, di proprietà di migranti maschi, quindi stupratori. In realtà gli uomini di queste donne fuggite dalla Sierra Leone e dalla Nigeria sono detenuti e torturati nelle carceri, oppure ormai cadaveri sulla strada della fuga nel deserto. Ma tant’è: ai presidianti è bastato far balenare questo argomento, accanto all’altro, quello dell’esproprio delle seconde case, cioè della minaccia alla roba, agli sghei – si sente la cadenza gretta nella parlata di questi valligiani che antepongono la roba alla vita umana. E allora la prima ipocrisia da rimuovere è quella del “non siamo razzisti (ma…)”: razzismo e fascismo non sono etichette vuote, ma conseguenze di comportamenti concreti, e quello che è successo a Gorino è razzismo e fascismo.

lunedì 24 ottobre 2016

GERUSALEMME: SULL’UNESCO E RENZI di Cinzia Nachira






GERUSALEMME:
SULL’UNESCO E RENZI
di Cinzia Nachira



Non ho convocato il ministro, si convocano gli ambasciatori degli altri paesi, ho detto solo di aver parlato con il ministro degli Esteri”. Quella italiana è stata una “posizione tradizionale nel senso che tutti gli anni va in automatico un voto di questo genere, non è la prima volta. Ecco, siamo andati in automatico, ce ne siamo accorti tardi. Ma questo non vuol dire che la posizione non vada cambiata, io almeno la penso così – ha continuato – Penso si debba ridiscutere e riflettere: non è certo colpa dell’ambasciatore”, ma di linea politica “e su questo è stato fatto un errore”. Perché “non si può negare quel che è l’origine, la storia di quella meraviglia, quello scrigno che è la città di Gerusalemme”.

Con queste parole riportate dall’ANSA il 21 ottobre il presidente del consiglio italiano, Matteo Renzi, ha commentato la risoluzione dell’UNESCO sulla Spianata delle Moschee di Gerusalemme che tante polemiche ha suscitato. Il dubbio che il primo ministro italiano abbia letto la risoluzione dell’UNESCO è molto forte e fondato. Infatti, dalla dichiarazione di Matteo Renzi nasce una domanda: che significa “siamo andati in automatico”? Probabilmente che risoluzioni di questo genere hanno sempre visto l’astensione dell’Italia, nel tentativo di non far torto a nessuno.

Ma cosa ha provocato tanto scandalo? Basta leggere la risoluzione per comprendere che ancora una volta a far infuriare il governo israeliano è un dato politico e non religioso. Al quinto punto della risoluzione si legge:

Condanna fortemente il fallimento di Israele, potenza occupante, nel cessare i persistenti scavi e lavori in Gerusalemme Est ed in particolare all’interno ed intorno alla città vecchia, e rinnova ad Israele, la potenza occupante, la richiesta di proibire tali lavori in conformità con i propri obblighi disposti da precedenti convenzioni e risoluzioni UNESCO [...]

lunedì 17 ottobre 2016

IRRESPONSABILI GIOCHI DI GUERRA di Antonio Moscato


 




IRRESPONSABILI GIOCHI DI GUERRA
di Antonio Moscato



La “rivelazione” del segretario generale della NATO Jens Stoltenberg sulla partecipazione italiana alla irresponsabile provocazione delle esercitazioni ai confini della Russia non rivelava niente di nuovo, tanto è vero che ne parlava dettagliatamente il numero di settembre di LIMES che era già in edicola (Russia-America, la pace impossibile, 9/2016). Ma in Italia se ne è parlato si e no per un giorno o due, dopo l’intervista di Stoltenberg. I mass media sono già arruolati per creare un clima prebellico, e gran parte dei commentatori si fingono presi dall’indignazione a senso unico, che presenta la Russia come espansionista ed aggressiva.

Anche la notizia (probabilmente non più seria delle boccettine esibite da Colin Powell per “provare” l’esistenza di armi di distruzioni di massa nelle mani di Saddam Hussein) di un attacco di “hacker russi” alla rete informatica del governo statunitense, era vecchia (anch’essa dettagliatamente analizzata da uno scettico articolo dello stesso numero di LIMES) ma è stata accolta non come volgare e rituale propaganda di guerra, ma come vera, e presentata quindi come una irresponsabile provocazione russa da punire adeguatamente. Senza domandarsi ovviamente come è possibile accettare che chi si dice vittima di un attacco sia esentato dal fornire a un organismo sovranazionale indipendente le prove della provenienza e dell’esistenza stessa dell’aggressione. La presunta vittima assume il ruolo di giustiziere, è la legge del Far West proiettata su tutto il mondo. Solo nel 2016, gli Stati Uniti hanno “punito” con i bombardamenti ben sette paesi, naturalmente senza chiamarla guerra.

venerdì 14 ottobre 2016

L'ULTIMA CARTA CONTRO LA BARBARIE Introduzione di Stefano Santarelli






L'ULTIMA CARTA CONTRO LA BARBARIE
Introduzione di Stefano Santarelli





Il saggio di Norberto Fragiacomo “L'ultima carta contro la barbarie” che il lettore ha fra le mani rappresenta una straordinaria anomalia nel quadro di una sinistra italiana che purtroppo si sta caratterizzando per una mediocrità politica e teorica senza precedenti, tradendo cosi la generosità e l'abnegazione dei suoi militanti e degli ideali politici di cui dovrebbe essere espressione.
In questo saggio Fragiacomo ci offre una interessante chiave di lettura sulla attuale crisi del capitalismo sorta a partire dalla cosiddetta finanza creativa di Wall Street nel 2007 con i “mutui spazzatura”. Una crisi totalmente sovrastrutturale che ha portato intere nazioni come la Grecia alle soglie del fallimento colpendo mortalmente tutto il sistema del Welfare europeo - questa crisi fatalmente sta investendo anche il nostro paese colpendo diritti elementari come quello della pensione o di una decente assistenza sanitaria.

venerdì 16 settembre 2016

HANNO AMMAZZATO UN OPERAIO di Claudio Taccioli





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HANNO AMMAZZATO UN OPERAIO 
di Claudio Taccioli


La notizia arriva quando siamo già a Caino nella valle del Garza, nel cupo nord di Brescia.
Siamo venuti per difendere una famiglia proletaria dallo sfratto a cui è stata condannata in quanto colpevole di povertà conclamata.
Ci chiediamo le ragioni di un nome così particolare per un comune della cattolicissima provincia bresciana. Sarà, magari, perché il primo centro di culto cristiano risale al 1039 e si chiama, ancora, Pieve della Mitria. Un evidente richiamo al culto dell’invitto dio Mitra; ben presente in questo straccio di valle, soffocata dalle montagne e dalla cicatrice profonda del Garza.
Ogni analisi finisce quando arrivano le prime informazioni da Piacenza.
Hanno ammazzato un lavoratore durante un picchetto alla GLS. L’hanno schiacciato con un camion che voleva forzare la resistenza operaia.

giovedì 25 agosto 2016

TERREMOTO: A CHE SERVE LO STATO? QUALCHE DOMANDA di Antonio Moscato





 TERREMOTO: A CHE SERVE LO STATO? QUALCHE DOMANDA
di Antonio Moscato



Una volta tanto, mi trovo volentieri d’accordo con lo sdegno del “Manifesto” di fronte all’oceano di parole vuote pronunciate su tutte le reti televisive e scritte a proposito del terremoto su quasi tutti i quotidiani. Anche se la contiguità di quello che si definisce ancora “quotidiano comunista” con la sinistra moderatissima interna o comunque adiacente al PD, fa dimenticare a Norma Rangeri quella che è la colpa maggiore di questo governo ipocrita e inetto: le spese militari, che hanno raggiunto il punto più scandaloso con la gita dei tre presidenti a Ventotene, che ha utilizzato la portaerei Garibaldi e un discreto numero di altre navi, giustificate da una misteriosa “operazione Sophia” di cui non si possono conoscere i cosiddetti “dettagli”, coperti come è ovvio dal “segreto militare”.

Ai giornalisti imbarcati (gradevolmente sorpresi dalla scoperta che a bordo della Garibaldi un caffè costa solo 10 centesimi!) il contrammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto spiega che non può raccontare praticamente niente, perché è al comando di un’intera flotta, che oltre a diverse navi italiane comprende una fregata spagnola, due navi ausiliarie tedesche, una nave oceanografica inglese e un sottomarino greco. Ma fa sapere che i tre elicotteri Agusta Westland che porteranno Renzi, Merkel e Hollande sulla Garibaldi sono stati modificati per renderli più comodi e confortevoli. Cito dalla corrispondenza del giornalista embedded Marco Galluzzo sul “Corriere della sera”.

Prima domanda: se era proprio necessaria questa escursione preelettorale, di superelicotteri non ne bastava uno? E a che serviva una simile flotta? È credibile che la “missione Sophia” sia davvero finalizzata “al contrasto e alla prevenzione del traffico di esseri umani”? E in che modo agirebbe? E cosa c’entra con questo la gita dei tre presidenti? E che dire dell’ipocrita omaggio alla tomba di Altiero Spinelli, del cui messaggio è evidente che i tre se ne infischiano completamente? Su questo rinvio all’articolo di Checchino Antonini su Popoff quotidiano, qui, che ha il pregio di riprodurre integralmente il cosiddetto “Manifesto di Ventotene”, consentendo di valutarne i limiti e la scarsa possibilità di concretizzazione, ma anche la grande lontananza di quegli antifascisti di ieri dalle idee e dai progetti dei tre compari.

domenica 21 agosto 2016

LIBERTA' NON E' IL BURKINI di Giuliana Sgrena





LIBERTA' NON E' IL BURKINI
di Giuliana Sgrena



Perché Sì. Garantire, anche per legge, la parità, vuol dire respingere tutte quelle discriminazioni subite soprattutto nel mondo musulmano



Il burkini è una scoperta recente, fino a 10 anni fa non esisteva e non si sentiva il bisogno di un burqa da bagno. La nuova moda di costumi da bagno per musulmane è nata in occidente: inaugurata in Australia per musulmane bagnino, si è poi diffusa nel paesi del Golfo per poi raggiungere gli Stati uniti e infine in Europa.

Il burkini si è ben inserito nel fiorente mercato della moda islamica, promossa anche da stilisti famosi come Dolce e Gabbana, Valentino, Prada e da grandi magazzini come Mark & Spencer – che ha lanciato un proprio marchio -, H&M, Zara e Mango.

Una modest fashion il cui giro di affari nel 2013 ha raggiunto i 235 miliardi di dollari ed è in ulteriore espansione. Frequentando le spiagge di diversi paesi arabi e musulmani mi è capitato di vedere donne che si facevano il bagno con maglietta e pantaloni (Egitto) o con normali costumi da bagno in Algeria o Tunisia. Certo mi è capitato anche di vedere una saudita con velo integrale, calze e guanti, andare con un pedalò sul mar Morto mentre ascoltava i discorsi registrati di un imam.

sabato 13 agosto 2016

LIBIA, DI NUOVO BOMBARDAMENTI? di Aldo Giannuli







LIBIA, DI NUOVO BOMBARDAMENTI?
di Aldo Giannuli




Non appartengo alla cultura pacifista che esclude pregiudizialmente, sempre e comunque, l’uso della forza, anche se considero questa eventualità come la misura estrema cui ricorrere, quando ci sia l’assoluta necessità di preservare beni e valori primari, non ci sia nessuna altra strada e ci sia la ragionevole possibilità di raggiungere lo scopo. Ma è questa la situazione in cui ci troviamo di fronte al caso libico?

Lasciamo da parte le questioni di principio e facciamo un ragionamento puramente politico. Da venticinque anni, l’Occidente ha perseguito, con costanza degna di miglior causa, una politica di brutale intervento militare in Medioriente che, fra l’altro, è costata cifre da capogiro e senza precedenti, causa non ultima del vertiginoso debito americano (Prima Guerra del Golfo 1991, Afghanistan 2001, Seconda guerra del Golfo 2003, Libia 2011, senza contare i casi “minori” di Somalia, Sudan, Mali o il ruolo coperto nella guerra civile Siriana) quale è stato il risultato?

In nessuno di questi casi è stato raggiunto l’obiettivo di normalizzare la situazione dando vita ad un regime amico dell’Occidente in un paese pacificato.

domenica 7 agosto 2016

ALLA FINE SIAMO IN GUERRA di Antonio Moscato









ALLA FINE SIAMO IN GUERRA
di Antonio Moscato



Ogni tanto qualcuno ha rimproverato l’allarmismo sulla guerra del mio sito e di quello di Sinistra Anticapitalista. Silenziosamente, invece, si marciava davvero verso la guerra. Un passo avanti e una smentita, un altro passo e un’altra smentita, e soprattutto tante bugie. Ma alla fine siamo entrati in gioco, per ora solo come supporto logistico agli Stati Uniti, ma presto in altre forme, come “risposta difensiva” appena ci saranno le prime vittime tra i nostri militari già sul campo con poco verosimili compiti di addestramento e di intelligence

Naturalmente l’operazione (che è solo l’inizio) è stata possibile per l’inconsistenza di chi dice di fare opposizione. I vari pezzi della destra sono tutti da sempre e comunque (e per principio) favorevoli alla guerra, e al massimo denunciano l’impreparazione della maggioranza; i cinque stelle hanno altri inceneritori a cui pensare, mentre SEL-Sinistra Italiana grottescamente lamenta che non si sia passati per un voto del parlamento, fingendo di dimenticare che questo parlamento corrotto di nominati (loro inclusi) non rappresenta nessuno e che quindi la richiesta serve solo a simulare intransigenza senza preoccupare minimamente il governo.

Il sedicente “quotidiano comunista” (il manifesto…) ha dapprima chiesto il parere sull’intervento in Libia ad Angelo Del Boca, ben sapendo che se è stato un prezioso storico del colonialismo italiano, ha anche avuto spesso cattive frequentazioni politiche, da Giulio Andreotti al PSI: nel suo peraltro interessante libro di Memorie, Il mio Novecento (Neri Pozza, Vicenza 2008), se ne trovano ampie tracce in elogi fuor di misura a diversi titolari della Farnesina. Così sull’unico “quotidiano comunista” in circolazione è stato elogiato l’intervento degli Stati Uniti che a colpi di bombe aprirebbe “nuovi scenari”. Dopo alcune note di colore su al-Sarraj, descritto realisticamente come “uno che stava nella sua base in mare per scappare se le cose si fossero messe male”, Del Boca ha concluso sostenendo che l’appoggio degli Stati Uniti al cosiddetto capo del governo di Tripoli lo consolida “e fa pensare che gli americani abbiano un loro disegno”. Alla domanda dell’intervistatore, un po’ sorpreso, su cosa sarebbe questo disegno, Del Boca risponde candidamente “che al momento non si può capire , dipende da come hanno preparato questo intervento”…

sabato 6 agosto 2016

SE REGIMI POCO PRESENTABILI COMPRANO LA RISPETTABILITA' COL CALCIO di Fulvio Scaglione




 SE REGIMI POCO PRESENTABILI COMPRANO LA RISPETTABILITA' COL CALCIO
di Fulvio Scaglione


 

La Cina in Africa compra terre fertili, da noi calciatori. Perché noi ci stiamo? Per i soldi, ovviamente. Poi, certo, nel tempo libero ci raccontiamo che per la democrazia siamo disposti a tutto, per i diritti umani violati qua e là perdiamo il sonno e per la pace daremmo anche un braccio. Ma questo è un altro discorso. E certo non riguarda chi può pagarci bene.



Puff! Via anche il Milan, passato da Silvio Berlusconi&friends alla Sino-European Investment Management Chanxing che, per averlo, ha sborsato 740 milioni. Poco prima anche l’Inter, passando per l’indonesiano Thorir, era finita a un gruppo cinese, il Suning, un colosso dell’elettronica e degli elettrodomestici di consumo, 1.600 negozi in 700 città e interessi forti nel calcio cinese dopo l’acquisto dello Jangsu Football Club. Suning ha speso per l’Inter le solite centinaia di milioni di euro, ma che volete che sia per un gruppo che nel solo 2015 h ricavato dalle vendite 17,6 miliardi e che ha speso 2,3 miliardi (cinque volte quanto speso per l’Inter) per ottenere l’1,1% delle azioni di Ali Baba, il colosso cinese dell’e-commerce?

In certo senso bisognerebbe far festa. Inter e Milan passano di mano proprio come hanno fatto altri simboli della milanesità. Il quartiere Porta Nuova, per esempio, quello del grattacielo Bosco Verticale e di piazza Gae Aulenti, venticinque palazzi firmati da architetti di grido, l’area che è vanto e orgoglio della “capitale morale”: nel 2015 è diventato un investimento al 100% del Qatar. Questo dimostra che Milano è diventata un posto che conta, un posto dove chi ha contante vuole insediarsi.
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