Diari di Cineclub

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Rivista Cinematografica online e gratuita

giovedì 8 gennaio 2015

NPA: NO ALL'UNIONE NAZIONALE DI HOLLANDE


 


NPA: NO ALL'UNIONE NAZIONALE DI HOLLANDE

Comunicato del NPA francese – Nouveau Parti Anticapitaliste



Ancora una volta, pur nel dramma, François Hollande non ha avuto niente da dire.
Nel paese si esprime dappertutto l’indignazione, la rabbia, la rivolta di fronte all’esecuzione pura e semplice di giornalisti indipendenti, liberi e satirici, anticonformisti, a questa messa a morte di Charlie Hebdo, e Hollande ci decanta la Francia unita, chiama all’unità nazionale. Coglie al volo l’occasione per giustificare le guerre che lui e il suo governo conducono contro i popoli delle regioni del mondo dove il saccheggio e gli interventi militari delle grandi potenze hanno seminato la miseria e il caos.

E, proprio perché il Npa è pienamente solidale coi giornalisti, i dipendenti, le vittime della barbara aggressione contro Charlie Hebdo e i suoi giornalisti, noi non ci associamo a questa unione nazionale, a questa chiamata a raccolta di tutta Francia.

E’ un no al raggruppamento attorno a questo governo che conduce una guerra contro i popoli e i lavoratori, al raggruppamento attorno a Sarkozy che dice, di nuovo, le stessa cose di Hollande o attorno a Marine Le Pen che ne approfitta per condurre la sua campagna razzista e xenofoba con il pretesto di lottare contro il fondamentalismo islamico.

É stata proprio la loro politica, la regressione sociale e democratica, la decomposizione sociale di cui sono responsabili a diffondere questa barbarie oscurantista, questa violenza abietta che punta a seminare il terrore, contro la libertà di espressione, la libertà di stampa in nome di pregiudizi reazionari e oscurantisti.
La risposta non è tanto l’unione nazionale, quanto piuttosto la ripresa dell’offensiva del mondo del lavoro, della popolazione lavoratrice per far uscire la società dalla regressione, dal caos nella quale la politica delle classi capitaliste la trascina.

Esprimiamo la nostra solidarietà con le vittime del terrore in tutta indipendenza dalla loro unione nazionale.


Montreuil, 7 gennaio 2015


dal sito Sinistra Anticapitalista


DISEGNO DI SANGUE di Tommaso Di Francesco





DISEGNO DI SANGUE
di Tommaso Di Francesco

Non solo libertà di stampa . Un crimine che non si può non definire fascista. I disastri dell'Occidente, con la Francia in prima linea dalla Libia al Mali e alla Siria, e i jihadisti di ritorno. Troppe le zone d'ombra



Scri­ve­vamo di «cru­deltà cre­scenti» con­clu­dendo il 2014 e non vole­vamo certo essere con­fer­mati nel giu­di­zio, invece ecco che da Parigi si annun­cia un 2015 altret­tanto feroce e di sangue.

La strage ter­ro­ri­sta nella sede di Char­lie Hebdo, pro­prio durante la riu­nione di reda­zione, ci feri­sce. L’uccisione a san­gue freddo di un agente ferito, l’esecuzione di tanti gior­na­li­sti, del diret­tore Char­bon­nier (Charb) e di altri tre tra i più grandi vignet­ti­sti euro­pei, Cabu, Tignous e Wolin­ski ci lascia sgo­menti. Pen­sare che qual­cuno, nel nome di Mao­metto, abbia voluto ucci­dere lo “sgua­iato” George Wolin­ski, forse tra i più grandi sati­rici del mondo e che fa sicu­ra­mente parte della nostra for­ma­zione imma­gi­na­ria dal ‘68, ci fa sol­tanto pian­gere. E ci riduce quasi al silen­zio. Pur restando con­vinti che riu­sci­remo a testi­mo­niare que­sto avve­ni­mento che non ha eguali, non con il solo sen­ti­mento di sco­ra­mento che rischia di scon­fi­nare nella reto­rica, né con la tra­di­zio­nale fred­dezza che usiamo per spie­gare il feno­meno del ter­ro­ri­smo di matrice islamista-integralista.

No, sta­volta non esi­tiamo a defi­nire que­sto orrore come fasci­smo puro. Già lo Stato isla­mico al potere in Siria e in Iraq mani­fe­sta que­sta ten­denza cru­dele punendo fisi­ca­mente o ucci­dendo in modo bar­baro ogni diverso, ogni essere umano che per i pro­pri com­por­ta­menti per­so­nali con­trad­dice le regole di quelli che si sono auto­pro­cla­mati i nuovi testi­moni del pro­feta. È un insop­por­ta­bile attacco non solo alla libertà di stampa e ai diritti occi­den­tali — spesso vili­pesi anche dai nostri governi — ma tout court al diritto di vivere. Un cri­mine quello di Parigi che intanto sem­bra fatto appo­sta per ali­men­tare il pro­ta­go­ni­smo della destra nazio­na­li­sta del Front Natio­nal, il clima isla­mo­fo­bico già latente in tutta Europa e ormai più che evi­dente in Germania.

mercoledì 7 gennaio 2015

CHARLIE HEBDO: ATTENTATO IN REDAZIONE, DODICI MORTI di Checchino Antonini





CHARLIE HEBDO: 
ATTENTATO IN REDAZIONE, DODICI MORTI
di Checchino Antonini



Gridavano di voler vendicare il Profeta, in tre hanno fatto irruzione nella sede di Charlie Hebdo con un kalashnikov. Tra i morti Wolinski e il direttore Charb





Charb – il direttore di Charlie Hebdo – aveva voluto farci una vignetta: «Ancora nessun attentato in Francia», si legge nel disegno, mentre un talebano armato risponde: «Aspettate. Abbiamo tempo fino a fine gennaio per farci gli auguri». Charb è uno degli undici morti nell’attacco di questa mattina alla sede del giornale satirico francese da parte di terroristi islamici, probabilmente. Ci sono anche il celebre vignettista Georges Wolinski, molto famoso anche in Italia, e il suo collega Tignous tra le vittime dell’attacco a Charlie Hebdo.

Anche se in queste ore è più difficile che mai, dobbiamo trovare la forza di dire che una risata seppellirà il potere, anche quello dei barbuti fascisti infami. Per trovare un precedente di fumettista ucciso bisogna risalire fino alla campagna di terrore scatenata dai militari argentini per conto della Cia e della loro borghesia nazionale e anche allora in nome della cristianità minacciata dal marxismo. Era la seconda metà degli anni ’70 e uno dei desaparecidos si chiamava Héctor Germán Oesterheld. Fu l’autore de “L’eternauta”. Scomparve il 21 aprile del 1977 a La Plata, prelevato da una squadra armata. Desaparecide anche le sue tre figlie. Per questo non ha alcuna credibilità chi ora, dopo aver alimentato il clima dentro cui sono cresciuti i rancori e l’oscurantismo islamico, grida all’unità nazionale in Francia e a quella europea-occidentale qui da noi contro un terrorismo speculare alle brutalità della guerra globale del liberismo.

GUERRE SANTE: NON SULLA NOSTRA PELLE






GUERRE SANTE: 
NON SULLA NOSTRA PELLE



L'attacco a Charlie Hebdo, "journal irresponsable", è un dramma terribile, un attacco diretto alla libertà d'espressione e di stampa, oltre che una tragedia che è costata la vita già a 12 persone


Chi ha sparato le raffiche di kalashnikov dentro la redazione del giornale e poi in strada appartiene alle frange dell'islamismo radicale e armato? Jihadisti di ritorno? Terroristi fatti in casa o di importazione? Non lo sappiamo ancora ma abbiamo altre certezze.

Charlie Hebdo è un giornale di satira, espressione di una cultura libertaria che ha sempre rifiutato l'idea che possa esserci un qualsivoglia argomento tabù su cui esercitare la satira. Già immaginiamo le reazione a quanto accaduto, come la morte di giornalisti che si sono battuti, in maniera spesso controversa, per la libertà d'espressione, sarà strumentalizzata da chi dirà "siamo sotto attacco", "siamo in guerra", "tornano le crociate". E noi dovremmo usare tutto il fiato che abbiamo in corpo per dire: no, non siamo in guerra, o almeno non siamo in guerra noi "europei e bianchi" contro le comunità migranti che vivono con noi nelle metropoli europee. Dovremmo dire siamo in guerra contro ogni fascismo di ogni matrice, e per questo ad esempio siamo al fianco dei partigiani del Rojava che si battono contro l'Isis e siamo stati a fianco dei giovani delle piazze delle primavere arabe.

Urlare che l'unica guerra che si combatte nelle nostre città è quella di chi impone la povertà e la miseria a tutti, migranti e indigeni, nelle periferie delle metropoli e nelle province di tutta Europa. Vedremo sciacalli come Salvini e Le Pen lanciare i loro slogan truculenti, i loro sgherri agire nell'ombra o alla luce del sole per lanciare le loro crociate. Dovremo lottare per non fare arruolare i giovani proletari delle banlieues delle nostre città in qualsiasi guerra santa, sia quella di qualche califfo o imam o quella dei fascio-leghisti e degli islamofobi.


dal sito http://www.dinamopress.it/



GRECIA: CHIEDIAMO LA SOLIDARIETA' DEI NOSTRI COMPAGNI EUROPEI





GRECIA: 
CHIEDIAMO LA SOLIDARIETA' DEI NOSTRI COMPAGNI EUROPEI
Intervista a Antonis Ntavanellos




Come conseguenza del tentativo del governo di Antonis Samaras di far eleggere alla presidenza della Grecia Stavros Dimas, ex commissario europeo e logico candidato suo e dell’UE, fallito il 29 dicembre perché non ha raccolto i 180 deputati necessari, il 25 gennaio prossimo si terranno le elezioni legislative.

I sondaggi danno in testa col 27 o il 28% dei voti Syriza, la coalizione della sinistra radicale. Perché Syriza possa ottenere una maggioranza assoluta come formazione politica, da sola, è necessario un voto intorno al 35%. Questo potrebbe cambiare nel caso in cui un numero significativo di “piccole formazioni” non raggiungessero il 3% necessario per varcare la soglia che consente di avere eletti in parlamento.La campagna contro Syriza delle istituzioni europee (UE, BCE), e degli esponenti politici, dalla Francia alla Germania, passando per l’Olanda, è virulenta. Le dichiarazioni secondo cui un governo di Syriza dovrà assolutamente rispettare le regole del Meccanismo europeo di stabilità – con tutti i suoi effetti su ogni decisione riguardante i bilanci – sono già parte della campagna europea contro una vittoria di Syriza e per ottenere fin da ora delle concessioni da parte di un governo di cui Syriza costituirebbe la forza trainante.

È necessario comprendere sia il senso politico di questa campagna di ricatti e di minacce tanto della destra come della socialdemocrazia e del padronato dei paesi dell’UE, sia il ruolo che Syriza può svolgere come fattore di una possibile modifica dei rapporti di forza su scala europea. Questo ci spinge a sviluppare una campagna di solidarietà con la popolazione greca e le forze che in seno a Syriza, insieme ad altri, si battono contro una politica di austerità feroce che ha collocato al limite della sopravvivenza – nel senso letterale del termine – centinaia di migliaia di greci. Su questo pubblichiamo un’intervista a Antonis Ntavanellos, membro del Bureau politico di Syriza e animatore di DEA (Sinistra operaia internazionalista). [Nota della redazione di à l’Encontre].


Quali sono state le ultime decisioni di questo fine settimana?

La principale decisione del Comitato Centrale, poi della Conferenza di Syriza [sabato 3 gennaio 2015, ad Atene] è che la campagna elettorale si farà sulla base del programma di Salonicco,[1] su temi connessi alle conquiste democratiche e alle libertà, nonché sul finanziamento del programma.
La politica di Syriza è ufficialmente la seguente: promessa di soppressione dei Memorandum e delle misure reazionarie, rifiuto di chiedere ulteriori prestiti o di nuovi Memorandum, battaglia sul problema del debito a livello europeo, legandolo a quello dell’Italia, della Francia, del Portogallo…

La sola questione su cui può esserci trattativa con l’Unione Europea e i creditori è quello del debito, mentre la soppressione dei Memorandum e delle misure reazionarie spettano solo alla decisione del governo di sinistra.
Questa linea è chiaramente di scontro col sistema interno e internazionale, e penso che la direzione di Syriza subirà pressioni per arretrare e andare verso un compromesso con l’UE. Quel che importante però è vedere che non è accaduto: il fine settimana ha dimostrato ancora una volta che Syriza come partito è una realtà che nessuno può sottovalutare.

Scontri con l’ala sinistra [2] ci sono stati sul fatto che, per quest’ultima, non si possono accettare nelle liste ex socialdemocratici, [3] anche se hanno rotto con il PASOK (Movimento socialista panellenico). Il centro delle nostre alleanze deve essere con il KKE (PC greco) e Antarsya.[4]



Puoi richiamare i punti chiave del programma di Salonicco?

CRISI GLOBALE E LOTTA DI CLASSE IN EUROPA




CRISI GLOBALE E LOTTA DI CLASSE IN EUROPA
 Intervista alla redazione della rivista «Cuneo Rosso».



Nell’intervista che qui proponiamo, un redattore de «Il Cuneo Rosso» ci espone i contenuti del secondo numero della rivista dedicato a Crisi globale e lotta di classe in Europa e caratterizzato da un’ampiezza di sguardo e da uno sforzo analitico che hanno pochi termini di paragone in Italia. Ovviamente, come si evince anche dalle risposte ai nostri quesiti, le singole conclusioni cui sono giunti i compagni de “il cuneo rosso” possono suscitare discussioni anche accese. Si pensi, ad esempio, all’aspra critica che viene riservata alle campagne per il recupero della sovranità monetaria, che però viene sviluppata su un piano coerentemente classista, distante anni lue da certo europeismo “progressista”. Per non dire delle drastiche valutazioni sullo stato del proletariato a livello continentale, che si prestano ad approfondimenti e disamine, da svolgersi possibilmente in occasione di presentazioni della rivista.


Questo secondo numero de «Il Cuneo Rosso», dedicato allo scontro di classe in Europa e in Italia nella crisi globale, viene dopo un primo incentrato sull’Intifada araba. Qual è, secondo voi, il nesso tra i due temi?

Il nesso fortissimo è quello della grande crisi capitalistica esplosa nel 2007-2008, e tuttora irrisolta. Che è stata, è una crisi globale, storica del capitalismo, la prima grande crisi del capitalismo compiutamente globalizzato. Nel n. 1 della rivista abbiamo inquadrato e salutato la grande Intifada araba del 2011-2012 come il primo segno di una riscossa planetaria degli sfruttati “comandata” dallo scoppio della crisi, ed è ancora la crisi capitalistica la grande “regista” degli avvenimenti europei degli ultimi anni. Sulla sua portata, e le sue conseguenze in tutti i campi, non c’è ancora, crediamo, una adeguata attenzione da parte dei militanti anti-capitalisti, siano essi comunisti o anarchici.

martedì 6 gennaio 2015

HAPPY BIRTHDAY Mr. DOUGLAS di Stefano Santarelli







HAPPY BIRTHDAY Mr. DOUGLAS
di Stefano Santarelli



Il prossimo 9 dicembre il decano del cinema mondiale, Kirk Douglas, compirà 100 anni. Mi permetto di dedicare un brevissimo omaggio a questo grande attore, oltre che produttore, scrittore, cantante e regista, che ha offerto indiscutibilmente un grandissimo contributo alla settima arte.

Attore dotato di una profonda vitalità e di una duttilità difficilmente eguagliabile oltre ad essere dotato di un eccezionale magnetismo dispone di una straordinaria capacità nell'impersonare personaggi forti, spavaldi e spesso negativi che si caratterizzano nel corteggiare la morte e a cui si abbina una grande capacità fisica essendo stato un ottimo atleta tra l'altro campione di lotta libera. Mentre non ha mai fatto parte delle sue corde il recitare nelle commedie, una caratteristica in fondo simile ad un altro grande attore come Humphrey Bogart, l'indimenticabile interprete del Il grande sonno e Casablanca, che nel celebre film Sabrina non si trova a suo agio in una parte scritta per Cary Grant il quale aveva rifiutato all'ultimo momento di girare questa pellicola.

Figlio di un ebreo russo analfabeta fuggito dalla Russia perché era stato arruolato nel 1908 per la guerra russo-giapponese è nato in una classica citta WSAP (White Anglo-Saxon Protestant) come Amsterdam nello Stato di New York. Unico figlio maschio tra sei sorelle, Issur Danielovitch Demsky (questo è il suo vero nome) ha avuto una infanzia veramente infelice.
Nonostante un padre alcolizzato e violento che per vivere faceva lo stracciavendolo il giovane Douglas diventa uno studente modello mantenendosi agli studi lavorando come bidello e cameriere riuscendo infine a laurearsi in Lettere alla vigilia della Seconda guerra mondiale.
Dopo la laurea cambia definitivamente il suo nome con quello di Kirk Douglas molto più adatto per la carriera artistica che voleva intraprendere ed inizia a frequentare l'American Academy of Dramatic Arts di New York diplomandosi nel giugno del 1941 ed inizia a lavorare in varie commedie a Broadway. L'entrata in guerra degli Stati Uniti costringe il giovane Douglas ad abbandonare le scene teatrali per frequentare l'Accademia navale dove esce con il grado di Guardiamarina. La sua esperienza militare è molto limitata al contrario di altri suoi colleghi come James Stewart, generale di brigata decorato due volte con la Croce di guerra, ma non tale da non comprendere che “ La guerra è una cosa così insulsa; dei giovani abbandonati su una nave che vanno in cerca di altri giovani e tentano di farli saltare in aria”. E questa denuncia della follia e dei crimini che portano le guerre Douglas la espliciterà nettamente, come vedremo in seguito, in uno dei suoi capolavori: Orizzonti di gloria.

lunedì 5 gennaio 2015

L'ABOMINEVOLE PREMIER DELLE NEVI di Anna Lombroso






L'ABOMINEVOLE PREMIER DELLE NEVI
di Anna Lombroso 



C’è stato un periodo nel quale ci si accontentava di fare paragoni al posto di opposizione: dicevi qualcosa della Fornero e subito saltava su qualcuno che ti apostrofava: mica rimpiangerai la Gelmini. Ti lagnavi di Monti ed ecco che ti rintuzzavano: sarà pur sempre meglio del Cavaliere, no?

Adesso possiamo consolarci, al governo ci sono i peggioristi guidati dal leader che meglio può rappresentarli coronando l’opera del suo padrino, realizzando con i suoi sogni i nostri incubi.

Mentre veniva abilmente alimentato lo scandalo per l’assenteismo cialtrone, allegoria del desiderato funerale della pubblica amministrazione e della definitivamente criminalizzazione dei parassiti più esemplari e detestati in forma bipartisan, insieme agli odiati garantiti e gli immeritevoli pensionati, tutti variamente accusati di disfattismo, slealtà e diserzione, il capo del governo andava a godersi la settimana bianca con i suoi cari. È la loro meritocrazia in fondo. Ha lavorato per distruggere il lavoro, si è adoperato per salvare in extremis il condannato e gli aspiranti tali per evasione e frode, ha concluso un semestre di presidenza Ue all’insegna dell’assoggettamento da autentico kapò: se la merita una vacanza, scegliendo una località esclusiva, lo sport che nella sua forma intensiva più degli altri ha contribuito alla devastazione di montagne e paesaggio, secondo la miglior tradizione dei cinepanettoni, proprio come piace a Cipollino, a De Sica Jr e a tutti i provinciali colpiti da una fortuna ingiusta, come di solito è la fortuna, soprattutto se è condita da ambizione sfrenata, arrivismo disinvolto, egocentrismo patologico.

Non so a voi ma a me non ha turbato il volo di Stato, non mi ha sorpreso la discolpa spaccona. Mi indigna proprio la “vacanza”, sfrontatamente rivendicata come il diritto di un padre e un marito che si gode le feste con la sua famigliola, mentre le altre hanno speso la tredicesima, se ne erano stati beneficati, in imposte inique, seguendo l’originale moderna tradizione delle feste, in litigi perché la nuova povertà reca con sé ostilità, rancore, inimicizia rompendo vincoli ancestrali e antichi patti tra generazione e d’amore.

Si è proprio il peggio: il suo partner nell’unico patto che regge alla crisi, anzi se ne approvvigiona, bene o male doveva fare i conti con il consenso elettorale e se ne preoccupava illudendo il ceto medio di poter imitare le sue vacanze, di poter accedere ai suoi agi e perché no? Ai suoi lussi e ai suoi vizi, prendendolo a modello, mutuando la sua sregolatezza, persuadendo che se ce l’aveva fatta lui, se era arrivato lui, anche altri mediocri, altri senza particolari qualità potevano farcela, convincendo che era quella la necessaria mutazione del dinamismo meneghino, dell’imprenditorialità del lumbard, capace di aggirare leggi, ostacoli e comandamenti.

Lui no. La sua energia viene dissipata in slogan, annunci, bugie, spesi soprattutto per propagandare le sue riforme riguardanti qualcosa che non ha mai conosciuto: lavoro, istruzione, beni culturali, legalità, territorio, partecipazione democratica, e che non lo interessa se non per i benefici che può trarne la sua permanenza al potere.

E in più, lui che fa vergognare della povertà chi ne è affetto, come una malattia o una colpa che merita una punizione, non si vergogna del privilegio usurpato, come lo è sempre il privilegio. Lo rivendica e lo ostenta. E cambia il detto caro al suo patron: non lavoro, non guadagno, ma spendo i vostri soldi e pretendo.


4 gennaio 2015

dal sito IL SIMPLICISSIMUS



domenica 4 gennaio 2015

I NOVE PASSI PER RIPUDIARE IL DEBITO PUBBLICO di Guido Viale,





I NOVE PASSI PER RIPUDIARE IL DEBITO PUBBLICO
di Guido Viale,



Sinistra europea. La tenuta del progetto di «rinegoziazione radicale» lanciato da Syriza (e dell’Altra Europa) è l’unica chiave per superare la crisi devastante dell’eurozona. Uscire dalla moneta unica come vogliono Salvini e Le Pen, infatti, massacrerebbe soprattutto lavoratori e famiglie



La rine­go­zia­zione radi­cale dei debiti pub­blici dei paesi dell’eurozona in dif­fi­coltà, inclusa da tempo nel pro­gramma di Syriza e con­di­visa dall’Altra Europa, pre­senta risvolti com­plessi e deli­cati che vanno affron­tati anche in sede tec­nica: per pre­ve­derne le con­se­guenze macroe­co­no­mi­che più dirom­penti e cer­care di pre­ve­nirle; ma soprat­tutto per pro­teg­gere i pic­coli risparmiatori.

Nell’affrontare que­sti pro­blemi occorre met­tere però al primo posto la «poli­tica» e non l’«economia», le scelte che pos­sono orien­tare il con­flitto sociale e non l’idea che il sistema possa con­ti­nuare o addi­rit­tura ripren­dere a fun­zio­nare come sempre.

Siamo di fonte o alla vigi­lia di una grande rot­tura: «L’Europa è a un bivio», come recita l’incipit dell’appello da cui è nata la lista L’Altra Europa con Tsi­pras. Per que­sto, prima di entrare negli ine­lu­di­bili aspetti tec­nici è oppor­tuno fis­sare alcuni punti di carat­tere generale.

sabato 3 gennaio 2015

CON SYRIZA E PODEMOS PER UN’ EUROPA DIVERSA di Mario Ronchi




CON SYRIZA E PODEMOS PER UN’ EUROPA DIVERSA
di Mario Ronchi



Con l’affaire Mafia-Capitale, eclatante espressione giudiziaria del marciume che ormai ammorba anche l’area istituzionale, la crisi di regime nella quale siamo immersi da tempo si avvicina dunque, pericolosamente, a un punto di non ritorno. E l’ambiente politico “ufficiale” reagisce nel peggiore dei modi. Il governo guidato dal Partito Democratico, infatti, sta portando avanti, senza esitazioni o ripensamenti, il progetto (neo)liberista indicato e avviato da Berlusconi, poi ripreso in sostanza anche dal centrosinistra, secondo le direttive diramate dall’Unione Europea . Le conseguenze di questa scelta, disastrosa per i lavoratori, oggi sono sotto gli occhi di tutti. Tuttavìa, il premier – avvalendosi anche del sostegno che di fatto gli è dato dal Presidente della Repubblica – non si scompone: gracchia come un disco rotto, ripetendo in continuazione i soliti demagogici, ma ormai consunti slogans, tanto inconsistenti , quanto idioti.
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