" DECRETO DIGNITA' ":
LA MONTAGNA E IL TOPOLINO
Il vicepremier, ministro del lavoro, dello sviluppo economico e delle politiche sociali nonché leader del primo partito italiano Luigi Di Maio ha promesso dignità. Parola grossa che vuole condensare in un decreto legge in corso di preparazione proprio mentre scriviamo.
Dignità per i lavoratori, i disoccupati, i precari, poveri che in questi dieci anni hanno pagato il prezzo maggiore della crisi del capitalismo. Vediamo ora quale topolino ha partorito questa montagna.
Lotta alla precarietà? Per i contratti a termine rimane il tetto dei 36 mesi (si parlava di ridurlo a 24); si riducono da 5 a 4 (che audacia!) i rinnovi possibil; si introducono causali iper generiche; si allungano i termini per l’impugnazione; si chiede qualche spicciolo in più di contributi alle imprese. Sparisce l’impegno di abolire lo staff leasing.
Jobs Act: Nulla di fatto, tutto rimane come prima su articolo 18 e licenziamenti, sfuma anche l’ipotesi di elevare gli indennizzi per chi viene licenziato senza giusta causa.
Lotta alla povertà? L’idea di un salario minimo legale orario rimane confinata nelle chiacchiere da talk show.
Delocalizzazioni: Si introduce una penale per le grandi imprese (sopra i mille dipendenti) che delocalizzano all’estero nel caso abbiano goduto di contributi pubblici nei 10 anni precedenti. Una multa che certo non impressionerà le multinazionali, sempre ammesso che non venga poi stoppata in sede Ue.








