LA FORESTA PIETRIFICATA
di Stefano Santarelli
Inutile negarlo, esistono opere teatrali, letterarie o cinematografiche che non hanno retto il passare del tempo e “La foresta pietrificata” (1936) diretta da Archie Mayo, un buon professionista statunitense, ne costituisce una prova lampante.
Tuttavia se il film non ha retto l'usura del tempo esso costituisce indiscutibilmente un ottimo banco di prova recitativo. Ed effettivamente Leslie Howard, Bette Davis e Humphrey Bogart offrono in questo opera cinematografica un saggio del loro indiscutibile valore. La versione cinematografica mantiene intatta la costruzione teatrale che l'anno prima a Broadway aveva decretato il successo di questa piece teatrale scritta da Robert E. Sherwood.
Sia Howard che Bogart, legati tra l'altro da una fraterna amicizia, facevano parte dell'originale cast teatrale ma quando fu decisa la trasposizione cinematografica i produttori non volevano riconfermare quest'ultimo nella parte del feroce gangster Duke Mantee preferendogli invece Edward G. Robinson che era allora uno degli attori di punta della Warner Bros.
Oltretutto bisogna anche considerare che Humphrey Bogart non corrispondeva ai modelli hollywoodiani del tempo: di altezza media, con un volto molto marcato e con un fisico quindi certamente non paragonabile ai vari Clark Gable o Errol Flynn non era ritenuto un attore che potesse aspirare a fare il protagonista di questo ed altri film, ma doveva essere relegato a fare solo il caratterista.
Fu Leslie Howard, futuro Ashley Wilkes il malinconico protagonista di “Via col vento”, ad imporre alla produzione Bogart come coprotagonista minacciando la recessione del contratto. La sua intuizione del valore artistico del collega ed amico si rivelò esatta e lo stesso Bogart ne fu riconoscente per tutta la sua vita tanto da chiamare la figlia avuta nel 1952 Leslie Howard Bogart in ricordo di colui che l'aiutò agli inizi della sua carriera e che era stato ucciso dai nazisti nel lontano 1943.









