Diari di Cineclub

Diari di Cineclub
Rivista Cinematografica online e gratuita

mercoledì 26 novembre 2014

RISPONDENDO A RICCARDO ACHILLI di Stefano Santarelli





RISPONDENDO A RICCARDO ACHILLI
di Stefano Santarelli


Euro o non Euro? E' questo il dilemma shakespeariano come viene definito dall'enigmatico Olmo Dalcò che sta dilaniando la sinistra del nostro paese. E fatalmente tale dilemma non poteva non coinvolgere la nostra Redazione.
Tale dibattito è stato ed è molto duro all'interno di Bandiera Rossa in Movimento e sicuramente ancora non si è sviluppato fino in fondo.
Il mio articolo sul Convegno della Sinistra contro l'Euro che si è tenuto a Roma il 22 novembre è stato criticato dalla colonna della nostra Redazione, Riccardo Achilli, il quale è rimasto colpito negativamente dal finale del mio scritto dove contestavo un suo articolo sugli effetti che una eventuale uscita dall'Euro provocherebbe nei ceti più deboli della società.
Ora in verità lo stesso Giancarlo D'Andrea, che ha presieduto questa conferenza, membro anch'esso della nostra redazione, ha ritenuto il mio articolo obiettivo. Certamente le mie valutazioni politiche sono ovviamente opinabili, ma ciò fa parte della libertà di pensiero.

Allora veniamo ai punti in questione che hanno colpito negativamente Achilli e che riporto qui di nuovo integralmente:

lunedì 24 novembre 2014

VOTO REGIONALE NEL TEMPO DELLA CRISI di Fabrizio Burattini






VOTO REGIONALE NEL TEMPO DELLA CRISI

di Fabrizio Burattini


Su una cosa (e una sola) siamo d’accordo con Matteo Renzi, cioè sul fatto che lo sconvolgente tasso di astensione registrato nelle elezioni regionali di ieri in Emilia Romagna e in Calabria deve far riflettere tutte le forze politiche.

In Emilia Romagna, regione nota non solo per la sua tradizionale “colorazione” politica, ma anche per il diffuso “senso civico”, sui 3.460.402 elettori, se ne sono recati alle urne solo 1.254.916 (1.053.643 in meno rispetto alle europee di maggio, 1.416.666 in meno rispetto alle politiche di febbraio 2013, 1.045.469 rispetto alle regionali del 2010).

Tasso di astensione sconvolgente anche se largamente previsto e prevedibile. Proprio perché tutte le forze politiche, perlomeno quelle principali, con il loro comportamento l’hanno provocato e per certi versi ricercato.

La considerazione di Renzi sarebbe sincera se non si accompagnasse ad una ipocrita fanfara di vittoria e alla sua tradizionale sicumera dell’ “andiamo avanti”. Addirittura di ritenerlo un dato secondario rispetto al successo del PD.

A questo proposito occorrerebbe ricordare che la soglia di partecipazione di almeno il 50% dell’elettorato viene ritenuta come necessaria per dichiarare validi gli effetti di un voto referendario, mentre sembrerebbe legittimo governare per 5 anni una regione “forti” solo di meno della metà del 37,67 degli elettori chiamati ad esprimersi. E’ proprio il caso di dire: “due pesi e due misure”…

Infatti la vittoria del PD in Emilia Romagna, oramai può dirsi, si basa prevalentemente, se non unicamente, sul consolidato sistema di potere che dirige quella regione. I voti raccolti da Bonaccini (poco più che 600.000), infatti, oramai non canalizzano più neanche il voto di opinione raccolto da Renzi nelle europee di sei mesi fa., né, tanto meno; il voto organizzato di massa che raccoglieva la sinistra un tempo nella “regione più rossa d’Italia”.

In Calabria, Oliverio, con i suoi 484.261 voti, raccoglie poco di più di quanto raccolse lo screditato Loriero nel 2010, e può presentare il proprio risultato come plebiscitario (61,42%) solo per il parallelo crollo del centrodestra che raccoglie poco più di un quarto dei voti di 4 anni fa.

Dunque, se le dichiarazioni di Renzi e dei suoi fossero oneste, si dovrebbe riconoscere che il queste elezioni il PD (e il governo) non raccoglie affatto un’ondata di consenso, ma una delusione e un dissenso di massa, rappresentato da quei 680.537 voti persi in soli sei mesi (dalle europee ad oggi). Anche rispetto al risultato raccolto quattro anni fa da Vasco Errani (1.197,789 voti) Bonaccini dimezza i consensi.

Anche l’altro “trionfatore” di queste elezioni, il “Salvini emiliano”, il leghista Alan Fabbri, raccoglie 374.653 voti, meno della metà degli 844.915 ottenuti dal centrodestra nel 2010. E lo stesso risultato di lista della Lega Nord, con i suoi 232.318, cala di 56.283 rispetto ai 288.601 raccolti nel 2010, non mettendo neanche a frutto l’effetto di trascinamento dell’avere il “candidato presidente” della coalizione, anche se aumenta significativamente rispetto al risultato delle europee.

Questi risultati del PD e della Lega andrebbero ulteriormente ridimensionati ricordando il grande sostegno mediatico che in queste settimane il sistema informativo ha offerto da un lato a Renzi e al “suo” PD e, dall’altro, a Salvini, ormai indicato come unica opposizione.

Non varrebbe neanche la pena di parlare del risultato di Forza Italia (100.113 voti rispetto ai 518.108 del 2010), se non per sottolineare il punto della sua parabola.

Per quanto riguarda il M5S sembra consolidare il suo “zoccolo duro” di circa 160.000 voti emiliano romagnoli (per l’esattezza 161.056 nelle regionali 2010 e 167.022 ieri, anche se vista l’astensione valgono quasi il doppio percentualmente) con lo sgonfiamento rispetto all’eccezionale risultato delle politiche 2013 (658.475 voti), già ridimensionatosi significativamente in occasione delle europee (443.936).

Una riflessione sarà peraltro necessaria anche nell’ambito della sinistra che in Emilia Romagna positivamente tiene e riesce ad eleggere un consigliere regionale, ma non capitalizza nulla dell’ondata di rifiuto e di disaffezione dalla politica tradizionale, e neanche dello “sgonfiamento” dei voti “grillini”. In qualche modo, nonostante alcune scelte più positive degli ultimi tempi, resta che la sinistra non riesce tuttora a scrollarsi di dosso quella omologazione al mondo politico tradizionale accumulatasi in lunghi anni di politiche sbagliate.

La Lista Tsipras in quella regione ottenne alle europee 93.914 voti, che, si sono riversati quasi intatti per 50.208 nella lista “L’Altra Emilia Romagna” e per 38.743 sulla lista di SEL (in coalizione con il PD), mantenendo anche qui uno “zoccolo” di voti simile a quello raccolto dalle liste delle Federazione della Sinistra e di SEL, entrambe allora in coalizione con il PD di Vasco Errani nel 2010 (96.641). Tutto comunque senza nessun paragone possibile con i 235.223 suffragi raccolti alle politiche del 2006 dalle liste PRC e PdCI.

Ma la riflessione per la sinistra è ancor più necessaria se si guarda ai risultati calabresi, dove la lista “L’Altra Calabria” non solo non capitalizza il dissenso diffuso, raccogliendo solo 10.536 voti, ma vede sfuggirle verso SEL e le liste in coalizione con il PD gran parte dei 31.524 ottenuti sei mesi fa alle europee con la Lista Tsipras, restando ampiamente al di sotto dei 41.520 voti confluiti sul PRC calabrese nelle regionali 2010 e per fino molto meno dei 27.337 voti che in quella regione ottenne la “Lista Ingroia” a febbraio 2013.

La riflessione che la sinistra dovrà fare si intreccia anche con la positiva, seppur iniziale ripresa di conflittualità sociale che la durezza delle politiche dominanti sta imponendo anche in Italia. E’ là soprattutto, molto più che nella ossessione elettoralistica, che ben presto crea subalternità e dipendenza istituzionalistica, che va ricercata la strada per un vero rilancio.



dal sito Sinistra Anticapitalista


La vignetta è del Maestro Mauro Biani

domenica 23 novembre 2014

SULLA CONFERENZA DELLA SINISTRA CONTRO L'EURO di Stefano Santarelli







SULLA CONFERENZA DELLA SINISTRA CONTRO L'EURO
di Stefano Santarelli



La conferenza del Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro che si è tenuta ieri a Roma con la presenza di economisti del valore di Emiliano Brancaccio, Vladimiro Giacché, Enrico Grazzini e del segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero e presieduta da Giancarlo D'Andrea ha avuto un indiscutibile successo di partecipazione che non era affatto scontato anche se pone un problema politico alla sinistra che non si può non affrontare.
Dispiace l'assenza dell'esponente del PD Stefano Fassina dovuta ad un ritardo aereo.

sabato 22 novembre 2014

IMMIGRATI: COSTI E NUMERI (QUELLI VERI) di Girolamo De Michele






IMMIGRATI: COSTI E NUMERI (QUELLI VERI)
di Girolamo De Michele


Ignora pure i numeri, ma non sperare che loro si scordino di te
(Eric-Emmanuel Schmitt, il visitatore)





Gli immigrati sono un lusso?

Lo so, sembra squallido misurare col bilancino del pizzicagnolo cose come la vita, la dignità, la fratellanza: ma questo è il mondo in cui viviamo, tanto vale farsene una ragione. Partiamo dai costi, dunque.

Secondo il Dossier Statistico Immigrazione 2014, la più autorevole fonte di dati sul fenomeno delle migrazioni, il costo complessivo della presenza dei migranti in Italia è, al 2012, di 12,6mld € (+0.7 rispetto all’anno precedente), così ripartiti:

Sanità 3,7
Scuola 3,5
Servizi sociali 0,6
Casa 0,4
Giustizia 1,8
Ministero degli Interni 1
Trasferimenti economici 1,6
Totale uscite 2012 12,6
Totale uscite 2011 11,9

Si dà però il caso che gli immigrati, come tutti gli altri esseri umani, oltre a vivere e consumare lavorino, producano, paghino tasse, imposte. Insomma, oltre a respirare, sanguinare, ridere, vivono e producono reddito.

venerdì 21 novembre 2014

L'OCCASIONE PERDUTA DI "INTERSTELLAR" di Alessandro Vietti





L'OCCASIONE PERDUTA DI "INTERSTELLAR" 
di Alessandro Vietti



A dispetto delle fanfare e degli strilloni, la mia aspettativa su Interstellar era piuttosto bassa. La visione dei trailer e la lettura di qualche recensione in rete, pur senza spoiler, mi aveva messo nella disposizione d'animo di pensare di aver già visto in qualche modo il film. Me lo aspettavo visivamente sontuoso (con tutta la faccenda di Kip Thorne, del buco nero, del wormhole ecc.), ma di fatto poco originale. Così ieri sera vado al cinema con (davvero) scarse aspettative, addirittura animato dalla convinzione che ne sarei stato deluso. Insomma, partendo da questi presupposti non sarebbe stato difficile per Nolan darmi una qualche dignitosa soddisfazione. Invece no. Invece è stato peggio. Ma andiamo con ordine.
Non si può non partire dalla considerazione delle ambizioni di Interstellar, un film che viene presentato per forza evocativa (ideologica? filosofica?) al meraviglioso "2001: Odissea nella spazio", ponendosi fin dal principio come qualcosa che vuole andare ben oltre il blockbuster hollywoodiano tutto effetti e avventura. Non siamo nei territori dei Guardiani della Galassia, insomma. Del resto in passato Christopher Nolan ha abituato assai bene i suoi spettatori. Da lui, nella cui cinematografia risulta assai caro l'elemento fantastico (The Dark Knight, The Prestige, Inception), ci si aspetta il guizzo, qualcosa che fa emergere l'opera dalla media della moda cinematografica. Così quando si viene a sapere che si cimenterà in qualcosa di epico, qualcosa che ha a che fare col cosmo, con l'esplorazione dello spazio, con il ruolo dell'uomo nell'universo, prima viene da fregarsi le mani, poi da dire: "Speriamo bene...". Perché se ti presenti con ambizioni così grandi, se dici al giudice di mettere l'asticella così in alto, poi devi anche essere capace di saltarla. Ebbene, non solo in Interstellar funziona ben poco, ma addirittura ci sono anche dei momenti di vero e proprio imbarazzo che quasi non riesci a credere a quello che stai vedendo e ascoltando.

giovedì 20 novembre 2014

PALESTINA: UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA di Antonio Moscato






PALESTINA: UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA
di Antonio Moscato



Il moltiplicarsi di attacchi individuali di giovani palestinesi contro un bersaglio israeliano scelto a caso, impone una riflessione anche a chi ha sostenuto da sempre la causa palestinese contro l’oppressione coloniale sionista. Anche a chi, come me, ha sempre sostenuto che la scelta delle forme di lotta è compito di chi lotta contro l’oppressione.

Naturalmente, prima di tutto, non si può mai dimenticare che quando l’asimmetria di armamenti è enorme, le scelte sono spesso quasi obbligate per i più deboli. Durante la rivoluzione algerina, a un giornalista francese che chiedeva indignato: “perché mandate le vostre ragazze con la borsetta piena di esplosivo nei caffè europei di Algeri”, un esponente del FLN rispose: “Dateci i vostri carri armati, e noi vi daremo le nostre borsette esplosive”.

Tuttavia tra le armi vanno annoverate non solo i carri e le borsette, ma anche le ripercussioni di ogni azione nell’opinione pubblica internazionale, che non è impossibile raggiungere nonostante anche su questo terreno l’asimmetria tra i mezzi di cui dispongono le due parti sia enorme, forse perfino maggiore di quella puramente militare. E non c’è dubbio che alla causa palestinese verrà addebitata la responsabilità di queste azioni. Tuttavia pochi si domandano: a chi si può rimproverare l’auto lanciata su chi aspetta l’autobus, o l’assalto a una sinagoga di rabbini oscurantisti venuti da varie parti del mondo per rafforzare l’occupazione? Non sono atti programmati da una forza politica o militare, sono gesti di pura disperazione di chi è sicuro comunque di morire sotto i colpi dell’immenso apparato repressivo israeliano e, seguendo l’esempio biblico di Sansone, cerca di portare con sé il maggior numero di nemici possibile. Certo molto meno dei 3.000 di cui si vanta Sansone e di cui rende grazie al suo Dio, sempre per la già ricordata sproporzione di mezzi.

mercoledì 19 novembre 2014

TERZA REPUBBLICA? di Aldo Giannuli




TERZA REPUBBLICA?
di Aldo Giannuli



Nelle ultime settimane si sono accavallati una serie di avvenimenti, in parte contraddittori, che segnalano sordi brontolii nella pancia del sistema politico, tali da far presagire qualche botto in arrivo.

A destra si è consumato definitivamente il distacco fra Lega e FdI da una parte e FI dall’altra. Il solco fra Pd e Cgil è diventato un abisso e la rissa interna si va accendendo sempre più, nonostante la minoranza brilli per inconcludenza; il Ncd dà forti segni di nervosismo e fa brillare l’ipotesi di un ritiro dalla maggioranza. I sondaggi, per la prima volta, segnalano una flessione del Pd da maggio (36% circa contro il quasi 41 delle europee, ed anche il gradimento personale di Renzi cala vistosamente), mentre il M5s è dato stazionario intorno al 20%, Fi e centro hanno segni di ripresa e crescono solo Sel (di poco) e soprattutto la Lega che balza all’11%.

I sondaggi, si sa, vanno presi con le molle sia per come sono fatti, sia perché per definizione sono fluttuanti e ci vuol poco ad invertire le tendenze. Ora, poi, l’inflazione di essi (ce n’è uno a settimana), sta provocando una crisi di rigetto negli intervistati e nei lettori, per cui, più che mai, vanno presi con beneficio d’inventario.

Però ci sono molti segnali che dicono del forte nervosismo che serpeggia fra gli elettori ed anche l’egemonia del Pd accenna a sgonfiarsi, nonostante l’offerta circostante non sia brillantissima.

"STRAVOLGIMENTO" di Elisabetta Teghil






"STRAVOLGIMENTO"
di Elisabetta Teghil



Abbiamo parlato molte volte di come il neoliberismo abbia stravolto termini e significati. Una volta per sicurezza si intendeva una serena vecchiaia, la parola riforma era legata alla possibilità di un lento ma graduale miglioramento della società e della condizione di vita di tutte/i, sinistra significava attenzione agli strati sociali poveri e o comunque svantaggiati, la costituzione scritta e non sempre, anzi quasi mai quella materiale, era impregnata dei valori della Resistenza, la scuola pubblica, l’unica che la costituzione prevedeva che si finanziasse, era un ‘occasione per far accedere larghi strati della popolazione all’istruzione e, magari alla laurea, intesa come un’occasione di promozione sociale. Da qui il fenomeno dei laureati in prima generazione che non erano più bravi e più amanti dello studio dei genitori e dei nonni , ma che avevano avuto l’occasione, grazie alle lotte degli anni ’70, di accedere per la prima volta alla laurea.

La sicurezza, ora, è quella di un presunto cittadino/a intimorito/a chissà da chi e da che cosa, visto oltre tutto il crollo vertiginoso dei reati, le riforme sono un attacco a tutto campo ai diritti e alle conquiste del mondo del lavoro, la sinistra, chiariamo subito che parliamo di quella socialdemocratica, cioè il PD, oggi è quella che naturalizza in Italia gli interessi delle multinazionali in particolare quelle anglo-americane.

martedì 18 novembre 2014

CONCLUSO L'ACCORDO SUL CLIMA TRA CINA E STATI UNITI: TROPPO POCO, TROPPO TARDI, PERICOLOSO






CONCLUSO L'ACCORDO SUL CLIMA TRA CINA E STATI UNITI: 
TROPPO POCO, TROPPO TARDI, PERICOLOSO
di Daniel Tanuro




Ha avuto ampia risonanza nei mezzi di comunicazione di massa l’accordo con cui Stati Uniti e Cina si impegnano a ridurre le rispettive emissioni di gas a effetto serra, al fine di limitare i cambiamenti climatici.

Reso pubblico qualche settimana dopo che l’Unione Europea avesse fatto conoscere i propri obiettivi di riduzione delle emissioni, [1] questo accordo accresce notevolmente la probabilità che la Conferenza sul clima che si terrà a Parigi alla fine del 2015 (COP21) non sarà la ripetizione di quella di Copenaghen (2009) e che approderà a un’intesa internazionale in piena e debita regola.

Al tempo stesso, il tenore degli impegni assunti da entrambi i maggiori responsabili di emissioni di gas a effetto serra conferma l’ancor maggiore probabilità che l’accordo internazionale sarà insufficiente dal punto di vista ecologico e tecnologicamente pericoloso, quindi socialmente ingiusto.

lunedì 17 novembre 2014

LA FORZA CENTRIFUGA CHE LACERA RIFONDAZIONE COMUNISTA di Claudio Bellotti





LA FORZA CENTRIFUGA CHE LACERA IL PRC
di Claudio Bellotti 


Bilancio del Comitato politico nazionale 15-16 novembre 2014





Il comitato politico nazionale di Rifondazione si è concluso il 16 novembre senza l’approvazione di alcun documento politico finale. Il testo proposto dalla segreteria nazionale, infatti, è stato respinto con 50 voti a favore e 54 contrari.

Il voto finale non sorprenderà chi conosce i rapporti interni a Rifondazione e in particolare il fatto che il segretario Ferrero e la segreteria vennero eletti a gennaio solo grazie a un gioco di posizionamenti dei rappresentanti della terza mozione che permise la trasformazione di una minoranza in maggioranza (sulla vicenda vedi Rifondazione da Ferrero a Ferrero).

È bene chiarire che il voto del 16 novembre è semplicemente una fotografia dello stato del Prc e non rappresenta il coagularsi di una posizione politica alternativa a quella del segretario. A prescindere dalla composizione numerica dei gruppi dirigenti, sono le dinamiche politiche reali a chiarire la situazione.

Nel Prc si confrontano oggi in realtà ben 5 posizioni politiche. Ferrero propone che esso si dissolva sul piano elettorale nel famigerato “nuovo soggetto politico” che dovrebbe nascere da ciò che rimane della Lista Tsipras.

L’area Essere comunisti si è divisa tra una maggioranza guidata da Claudio Grassi che ha fondato l’associazione “Sinistra e Lavoro” che propone la formazione di un nuovo partito di sinistra con una piattaforma che, in sostanza, traduca sul piano politico le posizioni dei gruppi dirigenti della Fiom e della Cgil, coinvolga Sel e possibili fuoriusciti dal Pd. L’altro spezzone (portavoce nel Prc Bruno Steri) ha contribuito a lanciare l’ennesimo appello alla ricostruzione del partito comunista, in collaborazione con il Pdci.

La terza mozione considera possibile la “rifondazione della rifondazione”, ossia che si possa con l’attivismo arrestare il declino del partito.

Infine noi di Sinistra classe rivoluzione difendiamo la prospettiva della costruzione del partito di classe nel nostro paese e la battaglia, in questo processo, per un programma rivoluzionario e per l’organizzazione dei settori più avanzati del movimento operaio nel movimento che abbiamo lanciato lo scorso anno.
Print Friendly and PDFPrintPrint Friendly and PDFPDF