lunedì 5 marzo 2018

UN PRIMO BILANCIO ELETTORALE di Stefano Santarelli






UN PRIMO BILANCIO ELETTORALE
di Stefano Santarelli




In questa breve riflessione scritta a caldo non si può non riconoscere che ci siamo trovati di fronte ad una brutta campagna elettorale funestata dall'attentato razzista di Macerata e dalle preoccupanti provocazioni fasciste. Si è votato con una pessima legge elettorale e per l'ennesima volta ci troviamo di fronte ad un parlamento di nominati, costituito da dei perfetti sconosciuti, che fa rimpiangere addirittura la Camera dei Lord inglesi la quale nella sua composizione è più democratica.
Ed in questo contesto bisogna sottolineare che francamente nessun osservatore politico si aspettava una grande partecipazione elettorale come quella che si è vista ieri. Infatti ha votato il 73% dei cittadini, pochi punti percentuali in meno rispetto al 76,4% registrato alle politiche del 2013, anche se è bene ricordare che in quell'occasione le urne furono aperte per due giorni, mentre nelle Europee del 2014 i votanti sono stati soltanto il 58,7% e nel Referendum costituzionale del dicembre del 2015 il 65%.
Insomma si è ribaltato il trend di aumento dell'astensionismo culminato con le elezioni siciliane dello scorso novembre (46,76%) e di quelle di Ostia, un municipio romano che ha quasi gli stessi abitanti di una città come Venezia, (36,1% e nel successivo ballottaggio 33,60%).
Mi scuso per avere citato queste aride cifre, ma sono fondamentali per comprendere che questa volta gli elettori hanno sentito la necessità di votare e di dare un segnale di cambiamento alla politica italiana.
Ma questa volontà di cambiamento non è coincisa con un significativo risultato elettorale di quello che resta della sinistra italiana, tutt'altro. Questa volontà di cambiamento si è espressa invece attraverso il trionfo elettorale del M5S con quasi il 33% e della Lega che con il suo 17,4 % guida oggi il Centro Destra. Infatti oggi l'ottantunenne Berlusconi è costretto a passare il testimone al giovane Salvini che ha trasformato la vecchia Lega Nord in un partito presente oramai su tutto il territorio nazionale. Gli elettori però si sono scordati che la Lega non solo ha già guidato il nostro paese, ma ha avuto un ruolo di primo piano nel fare passare la controriforma pensionistica, la precarizzazione selvaggia e la distruzione della scuola pubblica.


Il M5S nato come forza di protesta nei confronti di una casta politica che definire nauseante e dire poco si sta trasformando, sotto la guida di Di Maio, in un alleato della grande borghesia e nel caso dovesse guidare il governo difenderà fatalmente i loro interessi. Su questo non possiamo farci illusioni.

Il Partito Democratico è stato pesantemente punito per le sue politiche di austerità e l'arroganza del suo leader subendo una pesante sconfitta (18,7%) la quale sicuramente provocherà le dimissioni di Renzi, dimissioni che peraltro erano già dovute dopo la sconfitta del Referendum costituzionale di quindici mesi fa.

Ma sia ben chiaro una cosa: il M5S, il Centro Destra ed il Centro Sinistra rappresentano la stessa faccia di una stessa medaglia per quanto riguarda la politica nei confronti dei ceti medio-bassi della nostra società.
Queste forze politiche, siamo facili profeti, non toccheranno la riforma pensionistica della Fornero e si continuerà nella politica di tagli selvaggi alla sanità, all'istruzione, ai trasporti.
Questa volontà di cambiamento si è purtroppo riversata su forze reazionarie che aumenteranno la disuguaglianza sociale e le politiche di austerità.

Tutto questo è dovuto anche (e soprattutto) alla politica imbelle ed incapace della sinistra italiana che a malapena oggi vale un milione di voti.
La sinistra boldriniana rappresentata da Liberi e Uguali (in fondo la vecchia SeL) nonostante e probabilmente grazie alla presenza dei presidenti uscenti della Camera e del Senato è entrata di nuovo in Parlamento per il rotto della cuffia con un risicato 3,3%. D'altronde nessuno può pensare che il cambiamento della sinistra possa essere rappresentato dai vari Bersani e D'Alema tra l'altro pesantemente penalizzati dal proprio elettorato.

Un capitolo a parte merita la pesante sconfitta di Potere al popolo ed il cui obiettivo era di superare la soglia del 3% obiettivo fallito totalmente con un misero 1,1% che fa rimpiangere il risultato elettorale della lista di Rivoluzione Civile guidata dall'ex magistrato Antonio Ingroia e a cui avevano aderito il PdCI di Diliberto e Rifondazione comunista che prese un modesto 2,25% alle passate elezioni politiche del 2013.
Questa lista si è presentata all'esterno come prodotto di una moderna “immacolata concezione”, di una lista nata dal basso ed espressione di movimenti purtroppo totalmente immaginari. In realtà questa lista è stata costituita da un minestrone di varie forze politiche che vanno dai Centri sociali fino ai transfughi del PSI con un programma in cui c'è tutto ed il contrario di tutto.
Bisogna notare che Rifondazione comunista, che oltre a governare con il PD in varie realtà locali da più di dieci anni non si presenta con il proprio simbolo utilizzando varie sigle e loghi (Arcobaleno, Federazione della Sinistra, Cambiare si può, Rivoluzione Civile, L'altra Europa con Tsipras e oggi Potere al popolo).
E francamente non si riesce a comprendere cosa avevano da festeggiare. questa notte nello storico quartiere romano di san Lorenzo alcuni compagni insieme allo loro portavoce Viola Carofalo.
E' estremamente grave e preoccupante non riconoscere una pesante sconfitta politica come quella di Potere al popolo. Non ammettere che ci troviamo di fronte alla più grave sconfitta della sinistra dal dopoguerra ad oggi non solo è idiota e non corrispondente alla realtà ma potrebbe costituire per il prossimo futuro una tragedia.





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