sabato 28 dicembre 2013

DALLA VIGLIACCHERIA DEI DRONI AL CIBO, IN CHE MONDO VIVIAMO di Leonardo Boff




DALLA VIGLIACCHERIA DEI DRONI AL CIBO, IN CHE MONDO VIVIAMO 
di Leonardo Boff



Viviamo in un mondo in cui i diritti umani sono violati a tutti i livelli, familiare, locale,nazionale e planetario. Il Rapporto annuale di Amnesty International 2013, che copre 159 paesi con riferimento al 2012, fa esattamente questa constatazione dolorosa.
Invece di avanzare nel rispetto della dignità umana e dei diritti degli individui, dei popoli e degli ecosistemi stiamo regredendo ai livelli di barbarie. Le violazioni non conoscono confini e le forme di questa aggressione diventano sempre più sofisticate.
La forma più vigliacca è l’azione di droni, aerei senza pilota che da una base in Texas, guidati da un giovane soldato su un piccolo schermo come se stesse giocando, è in grado di identificare un gruppo di afgani che stanno celebrando un matrimonio, e all’interno del quale presumibilmente dovrebbe esserci qualche guerrigliero di al Qaeda. Basta questa ipotesi per lanciare con un piccolo click una bomba che distrugge l’intero gruppo, con molte madri e bambini innocenti.
Si tratta di una forma perversa di guerra preventiva, iniziata da Bush e criminalmente portata avanti dal presidente Obama. Il quale è venuto meno alle promesse elettorali con riferimento ai diritti umani, sia sulla chiusura di Guantanamo, sia sull’abolizione del Patriot Act, per cui chiunque negli Stati Uniti può essere arrestato con l’accusa di terrorismo senza il bisogno di avvisare la famiglia.
È un rapimento illegale che in America Latina conosciamo fin troppo bene. In termini economici così come sui diritti umani, si sta verificando una vera latino americanizzazione degli Stati uniti,nello stile dei nostri momenti peggiori. Oggi, secondo il rapporto di Amnesty, il paese che viola di più i diritti delle persone e dei popoli sono gli Stati Uniti. Con la massima indifferenza, da imperatore romano assoluto, Obama rifiuta di dare una giustificazione sufficiente allo spionaggio mondiale che il suo governo sta facendo con il pretesto della sicurezza nazionale, su settori che vanno dallo scambio di e-mail tra due amanti fino agli affari segreti emiliardaridiPetrobras, violando il diritto alla privacy delle persone e la sovranità di un intero paese.
La sicurezza annulla la validità dei diritti inalienabili.

lunedì 9 dicembre 2013

NELSON MANDELA GARIBALDI di Antonio Moscato




NELSON MANDELA GARIBALDI
di Antonio Moscato


Difficile sopportare la valanga di gossip con cui viene celebrato Nelson Mandela, presentato come una specie di Gandhi africano, e magari accostato a madre Teresa di Calcutta. Pochissimi hanno accennato allo stato del Sudafrica venti anni dopo la fine dell’Apartheid, alla gravi tensioni sociali, alle nuove barriere create dalle enormi sperequazioni. Uno solo, un britannico di cui non sono riuscito a capire il nome, intervistato da RAI News ha fatto un paragone illuminante: «Mandela è ammirato in tutto il mondo, come lo è stato il vostro eroe, Giuseppe Garibaldi».

Ed è vero. Ma non solo per l’ampio spettro degli elogi funebri: se ne fanno sempre fin troppi, per consuetudine e consolidata ipocrisia, valga come esempio la salva di elogi a Stalin nel 1953 da parte di statisti conservatori o reazionari o semplicemente socialdemocratici, ricordati oggi con devozione dai “nostalgici” come Losurdo. C’è un’analogia reale. Garibaldi, repubblicano, democratico socialisteggiante e anzi simpatizzante della Prima Internazionale, dopo un’impresa militarmente notevole come quella dei “Mille”, rinunciò a farla pesare politicamente sull’assetto dell’Italia unita, e offrì in dono – senza condizioni - a un reuccio mediocre e non alieno dal far sparare sui manifestanti l’intero Regno delle Due Sicilie conquistato con il sangue dei suoi volontari.

venerdì 6 dicembre 2013

RIFONDAZIONE ALLA PROVA DEL CONGRESSO di Franco Turigliatto





RIFONDAZIONE ALLA PROVA DEL CONGRESSO
di Franco Turigliatto


Rifondazione comunista svolge in questi giorni a Perugia il suo IX congresso. Nonostante una crisi endemica che si prolunga ormai da parecchi anni, l’ulteriore riduzione degli iscritti, scesi da oltre 40.000 del 2010 a poco più dei 30.000 di quest’anno e un corrispondente calo di partecipazione al congresso da 17.000 a circa 12.000, il PRC resta la formazione della sinistra più consistente, con una vasta presenza territoriale nel paese e nuclei militanti ed attivi che non si sono rassegnati nonostante i ripetuti insuccessi elettorali degli ultimi anni. E sappiamo quanto sia ritenuta importante e quasi strategica nei fatti, la presenza nelle istituzioni non solo da parte del gruppo dirigente di questa organizzazione, ma anche dai suoi militanti.
Per queste ragioni le sorti e le scelte di questo collettivo (donne e uomini) interessa tutti coloro che hanno a cuore la necessità di costruire una chiara opposizione ai due schieramenti politici della borghesia, centro sinistra e centro destra, aiutare il movimento dei lavoratori a far crescere ed unire le resistenze alle politiche dell’austerità, ricostruire una sinistra anticapitalista all’altezza della sfida epocale che pone la crisi del sistema e il tentativo delle borghesie europee di infliggere una sconfitta storica alle classi lavoratrici.
Per costruire questo nuovo soggetto anticapitalista c’è bisogno dunque anche delle/dei tante/i compagni del PRC che non vogliono rinunciare a un progetto di alternativa a questo sistema sociale.

giovedì 5 dicembre 2013

INTERNAZIONALISMO di Riccardo Venturi



INTERNAZIONALISMO
di Riccardo Venturi



Era piuttosto semplice essere internazionalisti.

A casa propria, naturalmente. A parte un pugno di quelli veri, che prendevano armi e bagagli e andavano a combattere realmente dove si combatteva, e ci morivano. Talmente pochi, che oggi ci scrivono dei libri sopra; quei pochi che andavano incontro alle cose.

Mi dicono, e mi ripetono, che allora tutti si sentivano coinvolti da tutto ciò che accadeva nel mondo, perché quel che accadeva nel mondo riguardava tutti. Se una data situazione era relativamente vicina, arrivavano magari gli studenti come quelli greci negli anni della dittatura dei Colonnelli; ma si mostrava solidarietà attiva anche nei confronti di avvenimenti lontanissimi, come quelli del Cile o dell'Angola. Ogni tanto si vedeva qualche esiliato.

E così, in questi giorni, mi sento fare spesso un discorso. Mi dicono che, di fronte a quel che è successo a Prato pochi giorni fa, la mobilitazione sarebbe stata immediata. Senza dubbio; il problema è che, allora, i sette lavoratori cinesi bruciati nel capannone non c'erano. Non c'erano né le Chinatown a due passi da casa, né le immigrazioni di massa. Lampedusa era una meravigliosa isoletta più vicina all'Africa che all'Italia, dove faceva sempre caldo. E c'era tanta solidarietà quotidiana, tanto coinvolgimento senza avere quei cazzo di coinvolti tra i coglioni nelle città, nelle fabbriche, nei campi di pomodori, nei mercatini, nelle case occupate.

lunedì 2 dicembre 2013

STORIA DI UNA OCCUPAZIONE




STORIA DI UNA OCCUPAZIONE
gruppo "sherkhan cerca casa"


Scegliere d'occupare è una scelta facile;difficile è scegliere di dormire per strada.

Occupare è anche,però,una decisione POLITICA;cioè quella di riprendersi una fetta di capitale che,in una delle sue tante forme,oggi,si palesa come rendita immobiliare.
Nasce su questi presupposti l'occupazione abitativa " Sher Khan",dedicata al compagno pakistano soprannominato,appunto, dai compagni di lotta Sher Khan che ha dedicato la sua vita alla causa degli sfruttati senza mai guardarne il colore della pelle o la bandiera nazionale.

 La palazzina che ci siamo presi,abbandonata da vent'anni, è sita in via Giusti n 13 e si affaccia sulla proletaria,multietnica piazza Vittorio dando invece le spalle alla nuova borghesia di via Merulana,che insediandosi lentamente nel quartiere ha speculato sulle case popolari di chi lì, già ci abitava.
Undici nuclei familiari, una trentacinquina di persone di diverse nazionalità, hanno cominciato con noi questo percorso politico.
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