lunedì 18 settembre 2017

CAMINO REAL di Teresio Spalla





CAMINO REAL
di Teresio Spalla


La storia di padre Iunipero Sierra, massacratore di indiani, beatificato da un papa e canonizzato da un altro


C’era una volta un cinema western che, insieme ai fumetti e a una letteratura sia tradotta che italiana, propagava anche qui da noi l’idea di un Ovest americano in cui la pace tra bianchi e indiani fosse, se non conclusa positivamente con il “lieto fino programmatico”, almeno rimandata alla prossima storia.
Ciò avvenne in un’epoca lontana – collocabile tra gli anni della guerra e la fine degli anni Sessanta – in cui si stabilizzò l’idea che mostrare i pellerossa come implacabili nemici e selvaggi sanguinari aveva perso di senso logico, artistico e commerciale.

Non è vero, come si è scritto per anni, che tutto nacque con il grande successo di “L’amante indiana” (1950) dove i bianchi erano cattivi e nemici della pace o buoni e favorevoli alla pace con gli apache buoni e pacifici o atti alla guerra senza tregua. Film che narrano con amara pietà il destino del “vanishing american” ne furono realizzati anche ai tempi del muto.
A mio parere l’idea di uno sguardo mite e rispettoso, quando non esaltante e nettamente pacifista, nacque nello spirito degli anni di Roosevelt in cui i pellerossa (che avevano acquistato il diritto di cittadinanza e di voto nel 1924 e avevano valorosamente combattuto nella guerra mondiale) furono ben accolti anche nella narrativa popolare e specialmente in quella che raffigurava l’America coloniale ai suoi primordi, quando la possibilità di una convivenza pacifica era ancora veramente possibile.

domenica 17 settembre 2017

IN SICILIA, C’E’ SINISTRA E SINISTRA… di Fabio Cannizzaro




IN SICILIA, C’E’ SINISTRA E SINISTRA…
di Fabio Cannizzaro






La deriva che la situazione politica a sinistra va assumendo merita, scevra da furberie, tatticismi e ricollocamenti tattici, una riflessione politica cui come socialisti di sinistra non ci sottraiamo.
Tutti conoscono, avendola espressa pubblicamente e tempestivamente, la nostra posizione in merito alla proposta di coalizione elettorale con il “ticket” Claudio Fava e Ottavio Navarra.
Eravamo e restiamo schiettamente contrari non agli uomini ma alla logica politica che la candidatura Fava ( la figura, infatti, del vicepresidente in pectore è solo una “forzatura” mediatica) esprime e sintetizza.
Del resto avendo partecipato al processo dall’inizio, fino a giungere alla riunione di Enna, ben conoscevamo e conosciamo quali furono i termini della riflessione almeno fino a quando scesero in campo MDP e SI.

Non aggiungerò né ripeterò, pertanto, qui i motivi, tutti politici, del nostro NO all’alleanza “favista”.

lunedì 11 settembre 2017

L' "ARMA" DELLO STUPRO di Marina Zenobio






L' "ARMA" DELLO STUPRO
di Marina Zenobio



Non è la prima volta che l’Arma dei Carabinieri è coinvolta in casi di stupro. Prima di Firenze ci fu l’abuso nella caserma del Quadraro,a Roma



L’ordinaria narrazione tossica, come in altre occasioni, questa volta si abbatte sulle due donne americane che hanno denunciato di essere state stuprate da due carabinieri, ora indagati, a Firenze. In fondo in fondo anche loro, come le tutte le altre, in qualche modo “se la sono cercata”. “Avevano bevuto”, “avevano fumato”, “non hanno urlato” addirittura il “Secolo XIX” ha riportato la bufala che “hanno inscenato il tutto per riscuotere i soldi dell’assicurazione”. Abbiamo così scoperto che comunque molte donne negli Stati Uniti si assicurano contro lo stupro, tant’è frequente.
E’ vero, lo hanno ammesso, erano state in discoteca, avevano bevuto, fumato per questo il loro racconto potrà essere un po’ confuso. “Il giornale”, in uno strenuo tentativo di difendere l’Arma, ha addirittura insinuato che “Innanzitutto bisognerebbe capire se i carabinieri siano davvero tali; quanto le due avessero bevuto; se qualche millantatore non si sia presentato ai loro occhi ingannandole”.

GLI ARTIGLI DELL’AQUILA di Teresio Spalla






GLI ARTIGLI DELL’AQUILA
di Teresio Spalla


Questo numero dell’Almanacco contiene due articoli sulla condizione contemporanea degli indiani d’America.
Il primo, risalente al 1986, fu pubblicato su “Filmcronache”. Il secondo, scritto nel 2011, in occasione dell’avvenimento di cui si parla, rimase inedito.
Li pubblico insieme solo ora, continuativi l’uno all’altro per evidenti motivi, riveduti e aggiornati ma nemmeno tanto, poiché, in questo 2016, è accaduto qualcosa di cui si parla nell’epilogo, altrettanto inedito.
Tutti e tre i testi, riuniti insieme, saranno editi dalla rivista “Scenario”.

Il motivo di questo assemblaggio, che sarà comprensibilissimo a chi lo leggerà, è che, da quando mi dedicai, per la prima volta, non alla vicenda storica ricostruita al cinema e nella letteratura dei pellerossa, ma all’esplorazione antropologica della loro autentica esistenza contemporanea, sono, apparentemente, cambiate molte cose.
Ma, dal punto di vista della rinascita culturale e sociale, nel momento in cui scrivo, marzo 2016, non è sostanzialmente cambiato niente per gli ex indomiti cavalieri della prateria del nord ovest come a tutte le nazioni indiane dalla frontiera canadese al confine messicano degli Stati Uniti.

domenica 10 settembre 2017

SINISTRA CLASSE RIVOLUZIONE DI FRONTE ALLE ELEZIONI di Alessandro Giardiello





SINISTRA CLASSE RIVOLUZIONE 
DI FRONTE ALLE ELEZIONI
di Alessandro Giardiello


I parlamentari di Mdp che insieme a Pisapia ambiscono a guidare la sinistra nel nostro paese, nei pochi mesi dalla nascita del loro movimento sono riusciti a votare insieme al Pd provvedimenti come:

– il decreto Minniti, che abolisce due gradi di giudizio per una categoria di donne e di uomini evidentemente considerata inferiore come i migranti.

– la reintroduzione dei voucher, uscendo dall’aula del Senato e favorendone l’approvazione.

– 17 miliardi di euro regalati alle banche venete.

Tuttavia secondo il Manifesto l’unità a sinistra è un bene prezioso da tutelare. E noi che pensavamo che il bene da tutelare fossero le condizioni di vita e i diritti delle classi subalterne, demoliti da decenni di politiche di austerità, con la partecipazione attiva dell’intero campo della sinistra riformista (Rifondazione Comunista in primis).

venerdì 8 settembre 2017

LEONARDO DA VINCI ARTISTA, INTELLETTUALE E RIVOLUZIONARIO di Alan Woods





LEONARDO DA VINCI ARTISTA, INTELLETTUALE E RIVOLUZIONARIO
di Alan Woods




“Gli ostacoli non mi fermano.
Ogni ostacolo si sottomette alla rigida determinazione.
Chi guarda fisso verso le stelle non cambia idea.”
(Leonardo da Vinci, 1452-1519)





Il Rinascimento

Ci sono periodi della storia umana che rappresentano punti di svolta fondamentali. Tali periodi sono caratterizzati da grandi trasformazioni sociali, politiche e culturali. Idee, abitudini e tradizioni che sono state accettate in modo indiscusso per secoli o addirittura millenni vengono improvvisamente messe in discussione. La società stessa si trova in uno stato di fermento che colpisce anche le menti degli uomini e delle donne. Un tale periodo di sconvolgimenti sociali si riflette necessariamente in profondi cambiamenti nella religione, nella filosofia e nell’arte.

Il XVI secolo vide il culmine dell’espansione del potere della borghesia in uno dei periodi più straordinari della storia umana. Conosciuto in Germania come Riforma, in Italia e Francia come Rinascimento, diede luogo a una straordinaria fioritura di cultura, arte e scienza. Ancora oggi le produzioni artistiche di questo periodo, unico nella storia, rimangono senza eguali. Ha fissato uno standard con cui si misurano le realizzazioni artistiche di tutta la storia successiva.

giovedì 7 settembre 2017

USA - COREA DEL NORD, CHI MINACCIA CHI? di Steve Leigh e Alan Maass







USA - COREA DEL NORD, CHI MINACCIA CHI?
di Steve Leigh e Alan Maass


Il primo passo per opporsi alla minaccia di guerra crescente in Corea è denunciare l’ipocrisia dei signori della guerra di Washington.



L’impensabile possibilità di una guerra nucleare è di nuovo alla ribalta dopo che funzionari del governo hanno reagito con stridule minacce alle affermazioni del governo nordcoreano di aver testato la sua più potente bomba nucleare.

Questa non è che la più recente escalation nel gioco del coniglio nucleare, con provocazioni calcolate da ogni parte – anche se, a giudicare dai media mainstream, la Corea del Nord di Kim Jung-Un sarebbe l’unica a rischiare di condurre il mondo sull’orlo di un incubo. Falso. Il test nordcoreano di quella che viene definita una bomba all’idrogeno più distruttiva, insieme al lancio di missili apparentemente capaci di portare una testata nucleare, è giunto nel giro di alcuni giorni dalle esercitazioni militati su vasta scala condotte da Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud.

mercoledì 6 settembre 2017

LA LEGGE DEL PERDONO E LA LEGGE DELLA PIETA' di Teresio Spalla

 


LA LEGGE DEL PERDONO E LA LEGGE DELLA PIETA'
di Teresio Spalla


"Riina non deve morire in carcere ?" E altre osservazioni su come sia difficile per alcuni e facile per altri perdonare in Italia


 
Il testo di questo numero del mio Almanacco è un’elaborazione - completata il 2 agosto - di quanto già scritto tra il 5 e il 6 giugno quando giunse la notizia che il capomafia Salvatore Riina - forse il più pericoloso boss della mafia e colpevole di numerosi e gravissimi crimini, sulla persona e contro lo Stato, sui quali non tutto è stato ancora abbondantemente chiarito - per cause di salute era stato trasferito all’ospedale di Parma dove, pur sottoposto a rigorosa sorveglianza, può ricevere, oltre alle cure per le sue malattie, parenti e pacchi dono, vettovaglie e visite.

All’elaborazione si aggiunge però, oggi, una riflessione sulla “legge del perdono” che nell’Italia repubblicana ha una lunga tradizione che risale all’amnistia concessa ai fascisti fin dal ’46, alla tolleranza prima dell’esistenza “legittima” di un partito dichiaratamente neofascista e quindi della Lega, una formazione nata esplicitamente razzista ed oggi divenuta il nazifasciorazzismo del ventunesimo secolo.

domenica 20 agosto 2017

"SI SONO CHAVISTA", IL VENEZUELA E NOI di Giorgio Cremaschi






"SI SONO CHAVISTA", IL VENEZUELA E NOI
di Giorgio Cremaschi




"Il ritorno dei colonnelli, ma ora sono di sinistra". Così qualche giorno fa titolava sulla edizione on line Il Fatto, riferendosi al Venezuela, ma anche alla Bolivia, al Nicaragua, all'Ecuador, insomma a tutti paesi latino americani i cui governi non si sono piegati ai diktat degli Stati Uniti e della UE. Credo che questo titolo ben sintetizzi la deriva di una buona parte di ciò che in Italia, ed in Europa, viene considerato o si consideri di sinistra. Di quella sinistra che è stata complice della più vasta e sconvolgente campagna di disinformazione di massa dalla fine della seconda guerra mondiale.

La "feroce dittatura" di Maduro è stato il motivo guida di ogni servizio televisivo, di ogni commento giornalistico, nulla e nessuno sui quotidiani e sulle tv italiane sì è distinto dalle veline del dipartimento di stato degli USA, che amplificavano quelle della opposizione venezuelana. Persino sulla Corea del Nord i mass media occidentali hanno mostrato qualche cautela in più, neppure contro Saddam e Gheddafi c'è stata la stessa unanime violenza informativa che si è scatenata contro il governo venezuelano. La dittatura peggiore del mondo e della storia, dovrebbe pensare un comune cittadino che costruisca i suoi punti di vista solo sulla informazione ufficiale. La falsificazione dei fatti e delle opinioni è stata così completa e radicale che, dopo che Maradona si era schierato con Maduro, la stampa ha persino sentito la necessità esaltare l'attacco che il campione ha ricevuto da Kempes, tralasciando di ricordare che quest'altro calciatore argentino non aveva avuto problemi a ricevere la coppa del Mondo dalle mani insanguinate del dittatore Videla. Essere contro il Venezuela di Chavez è diventata una patente di democrazia distribuita a cani e porci.

domenica 6 agosto 2017

IL VENEZUELA DOPO LE ELEZIONI PER L'ASSEMBLEA COSTITUTENTE: CONCILIAZIONE E RIVOLUZIONE? di Jorge Martin





IL VENEZUELA DOPO LE ELEZIONI PER L'ASSEMBLEA COSTITUTENTE: 
CONCILIAZIONE E RIVOLUZIONE?
di Jorge Martin


Ancora prima che il Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) annunciasse i risultati delle elezioni per l’Assemblea Costituente che si sono tenute domenica 30 luglio in Venezuela, l’opposizione e l’imperialismo occidentale avevano già dichiarato che si erano verificate frodi di grande portata e che non avrebbero riconosciuto la legittimità dell’Assemblea. Da quel momento, si sono accumulate pressioni su tutti i fronti. Cosa si deve fare?

Queste non erano elezioni normali, bensì una importante battaglia nell’offensiva che l’oligarchia e l’imperialismo occidentale hanno scatenato negli ultimi quattro mesi contro la rivoluzione bolivariana. L’opposizione non solo ha dichiarato che avrebbe boicottato le elezioni, ma ha anche tentato di impedire fisicamente che si votasse. Il 30 luglio [giorno delle elezioni], le barricate impedivano l’afflusso degli elettori ai seggi, ci sono stati episodi di distruzione di materiale elettorale e macchinari, attacchi armati contro i seggi elettorali, compreso l’assassinio di un membro della Guardia Nazionale che proteggeva i seggi a La Grita (Mérida), assalti con esplosivi contro la Guardia Nazionale, ecc. Alla fine della giornata ci sono stati tra i 10 e i 15 morti, compreso un candidato dell’Assemblea Costituente a Bolivar.

LA GUERRA DI MADURO di Antonio Moscato





LA GUERRA DI MADURO
di Antonio Moscato




È molto probabile che Maduro non abbia molto tempo davanti a sé per uscire dalla situazione in cui si è cacciato. Evidentemente incapace di affrontare i problemi concreti del paese come un’inflazione che non ha paragone con quella di altri paesi con governi “progressisti” (che pure si confrontano alle stesse difficoltà oggettive come il calo del prezzo del petrolio e di altre materie prime, e che ugualmente non godono di particolare simpatia al vertice degli Stati Uniti), e come la forte contrazione del PIL, e la terribile scarsità di beni e servizi offerti ai cittadini, Maduro pensa di cavarsela con trovate estemporanee che, quando non sono di dubbia e controversa architettura costituzionale, rivelano una profonda ignoranza dei meccanismi dell’economia. L’ultima, passata in sordina nei commenti stampa di ogni orientamento, ma segnalata solo dall’attento organo vaticano L’Osservatore romano, è davvero bizzarra:

sabato 5 agosto 2017

AMBROSE Recensione di Giovanna Repetto





 AMBROSE  
Recensione di Giovanna Repetto



Non è facile calarsi nei panni del Controllore Ausiliario 209, strizzato in un angusto abitacolo all’interno di una mirabolante macchina da guerra, piccolo nucleo di carne dentro un congegno infernale pesante diverse tonnellate. Eppure il lettore è condotto a sviluppare subito una cocente empatia. Sarà per il contrasto fra quel corpo malato e martoriato e l’involucro micidiale che lo contiene: parabola, a ben guardare, della condizione umana che costringe a confrontarsi con la potenza distruttiva di strumenti tanto più potenti di chi li ha creati. Sarà perché CA è in fondo un ingenuo, un rassegnato, un perdente professionale. Sarà perché egli non ha perduto, nonostante tutto, la capacità di meravigliarsi e di sognare.
La condizione del protagonista è così misera da non garantirgli nemmeno un nome proprio. Leggendo, e trovandolo definito sempre da una sigla, o da beffardi soprannomi affibbiatigli da altri, tornavo ogni tanto sui miei passi credendo che mi fosse sfuggito il nome. Ma no, il nome si saprà molto più tardi, dopo una trafila dolorosa che è insieme discesa agli inferi e percorso iniziatico. Non è semplice né piacevole la situazione del Controllore Ausiliario: durante le operazioni belliche il suo corpo è prestato alla macchina, che a sua volta viene diretta dagli alti quadri militari coadiuvati da intelligenze artificiali, così che in definitiva egli è relegato alla funzione di un infimo pilota di scorta utile solo nei momenti di stasi, o in casi disperati.

venerdì 4 agosto 2017

AUTONOMIA DI CLASSE IN VENEZUELA di Valerio Evangelisti




AUTONOMIA DI CLASSE IN VENEZUELA
di Valerio Evangelisti


Per mettere subito le cose in chiaro, non prendo nemmeno in considerazione le tesi di chi dice che in Venezuela, con la formazione di un’Assemblea costituente, sia in gioco la sopravvivenza della democrazia (e lo dice chi, da quasi vent’anni, ha sostenuto che nel paese vigesse una dittatura). In gioco la democrazia lo è, ma non per mano dei costituenti.

Si tratta di intendersi, in via preliminare, sul significato del termine “democrazia”. Per i greci, che hanno inventato la parola, era il potere del “demos”: non il popolo generico, bensì il “popolo minuto”, gli strati più deboli economicamente della società. In questo senso, gli Stati Uniti, che permettono la competizione elettorale solo a candidati abbastanza ricchi per presentarsi alle urne, non sono mai stati e non sono una democrazia. Quanto al resto dell’Occidente, il meccanismo elettorale seleziona oligarchie dotate di vita propria, senza possibilità di verifica, fino al voto successivo, dell’effettiva obbedienza degli eletti alla volontà dei votanti. Non mi ci soffermo, sono critiche già note dai tempi di Rousseau. Divenuta consapevole dello stato effettivo delle cose, la popolazione dell’Occidente vota sempre meno. E l’Unione Europea, fondata su centri di potere privi di controllo e su un parlamento inutile, consolida la sfiducia. E’ lo sfascio del modello governativo liberale.

giovedì 3 agosto 2017

VENEZUELA: "E' ORA DI FORGIARE UN NUOVO MOVIMENTO EMANCIPATORE




 VENEZUELA: "E' ORA DI FORGIARE UN NUOVO MOVIMENTO EMANCIPATORE

 Lettera aperta di “Marea Socialista” al chavismo critico e alla sinistra autonoma



Scriviamo questa lettera in un momento in cui si sta consumando una frode colossale contro il popolo Venezuelano.
L’elezione della Costituente Madurista rappresenta il collasso del paese per come lo abbiamo conosciuto nell’ultimo secolo; la bancarotta di uno Stato corrotto e debole e lo smantellamento della sua Repubblica. Allo stesso tempo mette in serio pericolo l’integrità della Nazione, minacciandola con la sua dissoluzione.
In questo modo si apre la porta ad un periodo di crudele saccheggio imperiale e di predominanza del capitale finanziario e mafioso, sotto qualsivoglia delle attuali “bandiere nazionali”. Sarà questo un periodo dove violenza e crescente repressione saranno legge, e dove le pene e le sofferenze dei più umili, oppressi ed esclusi, raggiungeranno picchi mai conosciuti nella storia moderna del Venezuela.

Due cupole politiche irresponsabili e criminali che hanno raggiunto le trincee dalle quali si apprestano a lanciare la sfida per il saccheggio, per il controllo e per i negoziati con il grande capitale, attentando alle nostre risorse naturali e alle condizioni di vita del nostro popolo.
Perseguiranno i loro intenti, anche se ciò dovesse significare una sanguinosa macelleria.

mercoledì 2 agosto 2017

VENEZUELA, INGERENZE IMPERIALISTE E BOLIVARISMO IN CRISI di Gippò Mukendi Ngandu





VENEZUELA, INGERENZE IMPERIALISTE E BOLIVARISMO IN CRISI
di Gippò Mukendi Ngandu


Venezuela, condannare l’ingerenza imperialista e il ruolo dell’opposizione di estrema destra non può impedire uno sguardo critico sull’esperienza del governo Maduro



Il Venezuela si trova da mesi di fronte ad una grave crisi economica e politica gravissima. Dal mese di aprile il paese latino americano è attraversato da proteste, scontri violenti, rappresaglie delle forze di estrema destra contro semplici cittadini in odore di “chavismo”, misure repressive da parte del governo, crescente insicurezza sociale, mancanza di cibo e di medicinali, inflazione alle stelle.

La forte crisi economica è dovuta in gran parte alla dipendenza del paese dalla rendita petrolifera. Attraverso di essa il chavismo impiegò tutte le sue energie per mettere all’opera una spesa sociale incentrata sull’obiettivo di ridurre le disuguaglianze, diventando una componente fondamentale della spesa pubblica. Con le Missiones, infatti, ci furono importanti e significativi miglioramenti dal punto di vista sociale così come culturale per le classi popolari.

sabato 29 luglio 2017

LE VOCI IGNORATE DELL'OPPOSIZIONE DI SINISTRA A MADURO di Antonio Moscato





LE VOCI IGNORATE DELL'OPPOSIZIONE DI SINISTRA A MADURO
di Antonio Moscato



L’informazione sul Venezuela continua ad essere inadeguata: ai giornali borghesi fa comodo amplificare le denunce vittimiste della MUD per screditare un movimento bolivariano che nella fase ascendente aveva suscitato grandi speranze non solo in America Latina, mentre diverse frange di sinistra “campiste” ma soprattutto il Manifesto continuano a credere che lo scontro sia tra un governo socialista e uno schieramento imperialista aggressivo e golpista. Lo stesso criterio impedisce di capire le responsabilità di quello che già è accaduto in altri paesi come il Brasile o l’Argentina, evitando ogni riflessione autocritica sullo scollamento tra i governi “progressisti” e le masse. Il risultato è che questi difensori acritici dell’esistente non hanno dubbi nel sostenere incondizionatamente Maduro, anche mentre svende alle multinazionali ampi territori del paese, e punta tutto sullo sviluppo della distruttiva industria mineraria.

venerdì 28 luglio 2017

LA SINISTRA E IL VENEZUELA - Geraldina Colotti intervista Giorgio Cremaschi





LA SINISTRA E IL VENEZUELA  
Geraldina Colotti intervista Giorgio Cremaschi






Puoi riassumere il tuo percorso politico e la tua posizione attuale?


Il mio percorso è comprensibilmente già lunghetto.. Sono nato nel 1948 e ho cominciato ad impegnarmi in politica a sostegno del Vietnam, come tanti. Nel 1967 mi sono iscritto alla FGCI, poi sono sempre stato nel PCI, su posizioni di sinistra, fino al suo scioglimento. Non ho mai fatto però attività di partito, ma sono stato prima nel movimento studentesco, son stato lavoratore studente e poi sono entrato nella FIOM dove ho passato una vita. Mi sono opposto alla svolta della Bolognina e dopo una breve inerzia nel PDS sono rimasto per un decennio senza tessera. All' epoca del G8 di Genova mi sono iscritto a Rifondazione, che ho lasciato appena insediato il secondo governo Prodi. Credo che la duratura catastrofe della sinistra radicale nasca tutta da lì..Mi sono sempre battuto in Cgil contro la concertazione e tutto il resto, fino al congresso del 2014 dove ho tentato una battaglia disperata per una opposizione di sinistra. Ma l'autonormalizzazione della Fiom di Landini ha tolto ogni spazio reale a questa posizione e ho lasciato la Cgil. Oggi sostengo il sindacalismo conflittuale ed in particolare la USB, ma cerco di stare con chi lotta e resiste, comunque. Lavoro alla organizzazione di Eurostop perché sono convinto che senza fare i conti con Euro, UE, Nato, non si tocchi neanche il margine del reale potere capitalista e imperialista. Sono e resto comunista.


La sinistra, anche "radicale", ha subito un arretramento di consapevolezza a tutti i livelli, prima di tutto in termini di internazionalismo. Qual è la tua percezione?

Parto da una mia riflessione. Sono sempre stato un poco eretico e sempre critico verso il socialismo reale. Ma oggi non posso che constatare che catastrofe per tutti i popoli e per tutto il mondo del lavoro, su scala globale, sia stato il crollo della Unione Sovietica. Non è una nostalgia, che non mi appartiene, e d'altra parte sono state le sue stesse burocrazie ad affondare il socialismo reale. Ma resta il fatto che il crollo di quel sistema e la sua sussunzione nel capitalismo ha segnato un punto di svolta negativo nella storia sociale umana. Le stesse socialdemocrazie più anticomuniste ne hanno subito i colpi. La globalizzazione ha subito assunto il segno del capitalismo liberista più violento e selvaggio e davvero si è affermato un mondo ad una dimensione. Le sinistre radicali all'inizio hanno pensato di reggere con la contestazione alla globalizzazione, come si è detto spesso, "dal basso", senza più porsi il problema del potere e della proprietà. "Cambiare il mondo senza prendere il potere" è un testo celebre. Allora essere di sinistra radicale ed essere NoGlobal era la stessa cosa, lo ricordo perché oggi pare che contro la globalizzazione ci siano solo i neofascisti. Ma questo essere noglobal aveva appunto il limite di non pensare alla struttura reale del potere, economico e politico. E soprattutto di ignorare la questione della proprietà, considerata un non problema visto che il controllo dal basso avrebbe risolto tutto, sia che il padrone fosse privato, sia che fosse ancora pubblico. Con la nuova fase di guerra globale iniziata dopo l'attentato del 2001 alle Torri Gemelle e poi con la grande crisi capitalistica iniziata nel 2007 e ancora in corso, tutto è cambiato e il movimento noglobal di sinistra ( pure grande, ricordiamo il New York Times che lo definì la seconda superpotenza mondiale ) è stato spazzato via. La sua ingenuità sul potere è stata usata dal potere stesso per distruggerlo. Altro che Impero come luogo della rivoluzione delle moltitudini, mai uno scenario fu più lontano dalla realtà. Non c'era l'Impero, ma gli imperialismi che facevano piazza pulita di diritti sociali e conquiste del lavoro in casa loro per essere più competitivi possibile. Gli stati non sparivano affatto, ma venivano riconvertiti in strumenti fondamentali della governance capitalista. E il superstato Unione Europea si rivelava lo strumento fondamentale di questa privatizzazione degli stati. La sinistra radicale, incapace perfino di pronunciare la parola nazionalizzazione senza storcere la bocca, non era in grado di proporre nulla di alternativo, se non buoni propositi. La tragica parabola di Tsipras e Siryza sono la fotografia più cruda di tutto questo. Un governo che aveva racçolto il 60% di NO alla Troika dal suo popolo, è diventato il più diligente esecutore degli ordini della Troika.
La sinistra radicale europea è morta lì, da allora la protesta sociale non si rivolge ad essa ma alle varie forme di populismo. Destra Lepen, centro Cinquestelle, sinistra Podemos ed in parte Melenchon.

mercoledì 26 luglio 2017

GENOVA PER NOI... di Stefano Santarelli



GENOVA PER NOI...
di Stefano Santarelli


Nonostante che siano passati sedici anni, i fatti di Genova del 2001 sono ancora una ferita aperta per la nostra democrazia. Quel giorno lo stato di diritto venne sospeso dal governo che non tollerò assolutamente un dissenso peraltro pacifico contro il G8.
La stessa Corte europea dei diritti dell’uomo ha recentemente condannato il nostro paese per i gravissimi pestaggi ed atti di tortura avvenuti durante l’irruzione della Polizia alla scuola Diaz. E’ stata una delle pagine più brutte del nostro paese che videro tra l’altro l’uccisione di un giovanissimo manifestante (Carlo Giuliani) per opera di un carabiniere ausiliario coetaneo della vittima e chiaramente impreparato ad affrontare situazioni del genere.
Non è stata soltanto una delle pagine più brutte, ma anche una delle più oscure. A Genova emergono per la prima volta i “Black Bloc “ degli infiltrati nel movimento contro il G8 e non a caso nessuno di loro fu fermato dalla polizia che arrestò (e torturò) invece centinaia di innocenti manifestanti.
In quel giorno si è visto veramente il vero volto del capitalismo, un volto orrendo ed inumano.
Ma nel ricordare i fatti di Genova dobbiamo anche ricordare quelli di Roma del 15 ottobre 2011.


Quella manifestazione che prendeva il nome degli “Indignati”, diretta espressione di un movimento internazionale che contestava le scelte di austerità e di tagli alle spese sociali che il grande capitale finanziario vuole imporre alle popolazioni del pianeta, produsse un corteo numeroso e partecipato (probabilmente dalle 250/300 mila persone) come non si vedeva da anni.
Ebbene questo corteo pacifico e tranquillo venne sconfitto da poche centinaia di infiltrati che espropriarono questo movimento del diritto di potere scendere in piazza e di potere gridare le proprie ragioni, trasformando così questa manifestazione in un assurdo gioco di guerra. Mentre la polizia si preoccupò solo di difendere i palazzi del potere permettendo così la violenza incontrollata dei Black bloc in tutto il tragitto del corteo e a San Giovanni, dove si doveva concludere la manifestazione, essa caricò con i blindati i manifestanti che si erano nel frattempo lì radunati con lo scopo di dare la mazzata definitiva a questa manifestazione.
Anche quel movimento venne sconfitto grazie anche ai misteriosi Black Bloc (che tanto misteriosi poi non sono).
Quel giorno però emerse anche un malessere giovanile che aveva portato questi ragazzi a scendere in piazza perché non volevano accollarsi il debito delle generazioni precedenti, denunciando quindi il fatto che i debiti e le ricchezze in Italia non sono distribuiti equamente.

Questi giovani, a cui è chiuso il mercato del lavoro e che non hanno nessun futuro di fronte a loro, vedono la concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi, i quali oltretutto, si guardano bene dal pagare le tasse, caratteristica questa fondamentalmente italiana, al contrario dei loro genitori che sono lavoratori dipendenti o pensionati e che si trovano obbligati a mantenerli.
Un settore giovanile che ancora oggi non è rappresentato in alcuna maniera dalle forze politiche e sindacali della cosiddetta sinistra. Credo pertanto che il compito di Risorgimento Socialista, pur con tutti i nostri limiti, sia proprio quello di difendere i loro interessi ed è anche per questo che non possiamo dimenticare quelle giornate a Genova nel 2001.


domenica 2 luglio 2017

GUARDARE LA LUNA E NON IL DITO: CONSIDERAZIONI AL D.D.L. SULLO IUS SOLI di Salvatore Corizzo e Priscilla Lipari






GUARDARE LA LUNA E NON IL DITO:
CONSIDERAZIONI AL D.D.L. SULLO IUS SOLI
di Salvatore Corizzo e Priscilla Lipari



Dopo due anni di stallo, la discussione sulla riforma della cittadinanza approda in Senato ed è subito bagarre. I banchi del Senato, oltre che confermare il ruolo della Lega come soggetto che ambisce ad essere il Front National italiano, disvelano (per chi avesse ancora qualche dubbio) la natura xenofoba e razzista del M5s: in quei giorni Beppe Grillo tuonava così dal suo blog «regalare la cittadinanza e svendere la nostra identità, la nostra storia e la nostra cultura. Per noi la cittadinanza non può essere un automatismo, ma una scelta che deve essere richiesta e celebrata. Diventare cittadino italiano non può essere un fatto burocratico, ma un atto d’amore». Non è un caso che la Giunta Capitolina, roccaforte della politica penta stellata, non prenda alcuna posizione nei confronti degli sgomberi – ormai divenuti norma – dei vari accampamenti Baobab (stiamo al ventesimo in due anni, ultimo il giorno prima della giornata del rifugiato in piazzale Maslax) e delle realtà che, riempendo i vuoti colpevoli dell’amministrazione, provano a garantire gli aiuti minimi e indispensabili alla sopravvivenza dei migranti che transitano per Roma. Per la Raggi Roma non è più in grado di accogliere migranti, serve il “pugno di ferro” per arginare un fenomeno che ha bisogno della collaborazione della prefettura, cui la sindaca ha mandato una lettera con la richiesta d’aiuto per evitare che altri migranti entrino in città.
In questi giorni, le strade del centro di Roma sono diventate un'appetibile vetrina di qualche manipolo di fascisti, ben scortati dalle forze di polizia, che al grido di “Italiaagliitaliani” hanno ottenuto il loro “quarto d’ora di celebrità”. A conferma del clima surreale e di sciacallaggio politico e mediatico che si ha attorno a una tematica così importante come il diritto di cittadinanza, il 20 giugno durante la “giornata mondiale del rifugiato” che vedeva in piazza del Pantheon la partecipazione di varie associazioni, movimenti sociali e comuni cittadini, a fronte di un intervento, polemico contro la legge Minniti-Orlando da parte di un attivista, le forze di polizia hanno tentato di identificare e intimorire i partecipanti al presidio, minacciando denunce penali, per il solo motivo di partecipare a una manifestazione critica con l’operato del governo sul tema immigrazione a partire dalla legge Minniti-Orlando.

mercoledì 21 giugno 2017

TEX SULLE PISTE DI SE STESSO di Teresio Spalla




TEX SULLE PISTE DI SE STESSO 
di Teresio Spalla


Leggendo attentamente, e con un raro coinvolgimento, il "Texone" di Andreucci e Boselli ho concluso che....si tratta di un'ottima storia, ricca di avventura ma anche di approfondimenti psicologici di personaggi editi ed inediti.
Ci sono invenzioni originali e elaborazioni molto singolari di temi e situazioni naturalmente già viste in tante avventure western.
Ma, anche per questo, si legge tutto d'un fiato e si può ben dire che sia il disegnatore che l'autore abbiano dato fondo alle rispettive competenze per creare un clima di attesa, sul destino dei suoi compagni di questa vicenda e su Tex stesso, da spingere il lettore a voler sapere senza tregua dove e come si va a finire, creando sempre situazioni di tensione che rendono il percorso, dall'inizio alla fine, emozionante e coinvolgente, per concludersi con uno degli epiloghi più intelligenti e appassionati della pur lunghissima saga texiana.

L'unica nota di base che mi sento di accreditare agli autori è, coerentemente con la maggior pertinenza storica che ha caratterizato le edizioni di "Tex" negli ultimi venticinque anni, il non aver collocato questa ambientazione (che si svolge addirittura prima di quella che inizia con l'album n°1) nell'America, di per se pittoresca e inedita, degli anni Quaranta del XIX secolo, quando Tex è un fuorilegge che, considerato un pericoloso e abilissimo giovane bandito, presumibilmente non sa ancora quale sarà il suo futuro ed attende un segno del destino a conferma di quale sia il risultato della lotta tra tante diverse sensazioni che si agitano nel suo animo ancora acerbo.
Ma va precisato che la storia (dove comunque non compaiono, tranne le colt e i fucili automatici, altre armi fuori tempo come mitagliatrici, dinamite ecc. ) non si sarebbe prestata all'epoca delle armi ad avancarica poiché il suo lodevole dinamismo è creato proprio dai numerosi scontri armati - duelli, assedi, battaglie - dove la sveltezza di ciascuno e il baluginare delle esplosioni dei colpi sparati costituisce, una volta tanto, una componente essenziale della trama e non un semplice espediente per dare un pò di violenza in pasto al lettore più sanguinario.

domenica 18 giugno 2017

LA RIVOLUZIONE RUSSA E I SAMURAI di Claudio Taccioli




LA RIVOLUZIONE RUSSA E I SAMURAI
di Claudio Taccioli



Il più bel film sulla rivoluzione russa dell’ottobre ’17 è “I SETTE SAMURAI” (Shichinin no Samurai – 1954).
Akira Kurosawa colloca la storia fra il 1587 e l’anno successivo; l’Era Sengoku del suo Giappone.
Un posto, in quell’epoca, frequentato dai Samurai.
Una casta di intellettuali, esperta nelle arti Zen; come l’arte della scrittura (shodo) e quella del the (cha no yu). A differenza, però, delle altre, esperta nelle arti marziali.
Il samurai viene, infatti, chiamato Bushi: “l’uomo che ha la capacità di mantenere la pace, con la forza militare o letteraria”.

La storia raccontata dal film, è quella dei contadini e dei piccoli artigiani di uno sperduto villaggio giapponese.
A ogni nuova stagione, ricevono la visita di una banda armata (40 banditi) che li obbliga a consegnare il frutto del lavoro.
Sempre più disperati, gli abitanti del villaggio decidono di assoldare dei Samurai che li possano difendere.
Nessuno, però, li vuole aiutare perché non c’è né gloria né ricchezza per l’impresa da affrontare.
Sono disperati e quasi rassegnati al fallimento, quando vedono un Samurai che, pur di aiutare un bambino maltrattato, si rade a zero per fingersi un monaco. Fa, cioè, una cosa assolutamente straordinaria e fuori dal comune per un Samurai: rinuncia al vanto e all’orgoglio dei lunghi capelli. Curati fino all’eccesso da ogni Samurai, come simbolo di appartenenza e segno di bellezza personale.
Kambei Shimada, il Samurai che aiuta il bambino, accetta di aiutarli e ne raccoglie intorno a se altri (cinque) e un giovane contadino che si rappresenta come tale. Sette combattenti, in tutto!
I Samurai organizzano la resistenza e insegnano ai contadini, per quanto riescono, le regole del comattimento: “Chi difende tutti difende se stesso, chi pensa solo a se stesso si distrugge”.
La lotta contro i banditi è dura e senza tregua. I contadini partecipano direttamente, come e con quel che possono, agli scontri cruenti.
Dopo tre giorni di corpo a corpo sanguinosi, in cui cadono 4 Samurai e diversi contadini, i banditi vengono letteralmente annientati.
La sera si festeggia e i Samurai liberano, dopo, il villaggio della loro presenza. Lo restituiscono alla libertà, senza chiedere nulla oltre a quanto promesso.
“Noi Samurai siamo come il vento che passa veloce sulla terra, ma la terra rimane e appartiene ai contadini”.

giovedì 8 giugno 2017

I NODI DELLA CRISI ITALIANA E LA SINISTRA ALTERNATIVA [2/2] di Franco Turigliatto





I NODI DELLA CRISI ITALIANA E LA SINISTRA ALTERNATIVA  [2/2]
di Franco Turigliatto


I nodi politici e sociali della crisi italiana richiamati nella prima parte di questo articolo chiamano in causa gli orientamenti e l’operato delle forze della sinistra radicale, caratterizzata da una grande frammentazione e frustrata da una serie di difficoltà ed insuccessi elettorali.

Precisiamo subito che sono causa delle sue difficoltà sia elementi oggettivi, le pesanti sconfitte subite dalla classe lavoratrice, sia elementi soggettivi collegati alle scelte politiche di cui la vicenda più significativa è stata quella del PRC, che aveva rappresentano agli inizi del secolo un riferimento alternativo per larghi strati popolari.

martedì 6 giugno 2017

LA SORPRESA CORBYN IRROMPE NELLA CAMPAGNA ELETTORALE di Roberto Sarti




LA SORPRESA CORBYN IRROMPE NELLA CAMPAGNA ELETTORALE
di Roberto Sarti



Quando, il 18 aprile scorso, il primo ministro Theresa May ha annunciato che in Gran Bretagna si sarebbero tenute elezioni anticipate giovedì 8 giugno, credeva di aver compiuto la mossa dell’anno. I conservatori avevano bisogno di una maggioranza solida con la quale affrontare la trattativa sulla Brexit con la Unione europea, e tutti i sondaggi confermavano un distacco del Partito laburista dai Tories di oltre venti punti.

Nel giro di poche settimane, tutto è cambiato. Mentre scriviamo, a pochi giorni dalle elezioni, il Partito laburista potrebbe vincere.

sabato 3 giugno 2017

I NODI DELLA CRISI ITALIANA E LA SINISTRA ALTERNATIVA[1/2] di Franco Turigliatto




I NODI DELLA CRISI ITALIANA E LA SINISTRA ALTERNATIVA[1/2]
di Franco Turigliatto



Nell’ultima settimana di maggio molti nodi economici e politici della crisi italiana hanno conosciuto una forte accelerazione chiamando il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori e la sinistra di alternativa ad affrontarli in una ottica coerentemente anticapitalista.

L’Ilva e la crisi occupazionale

Il primo è costituito dalla vicenda della vendita dell’Ilva dove i progetti delle diverse cordate che si contendono l’acquisto della grande azienda siderurgica prevedono migliaia e migliaia di licenziamenti senza per altro che ci sia una seria proposta di risanamento ambientale di quel territorio. I lavoratori dell’Ilva sono tornati a scioperare rifiutando un futuro senza lavoro e le incerte e perdenti elemosine degli ammortizzatori sociali. L’Ilva fa seguito alla crisi Alitalia e alle innumerevoli ristrutturazioni di tante piccole e medie aziende che mostrano tutta la drammaticità della situazione occupazionale nel nostro paese, rappresentata anche dagli ultimi dati dell’Istat. Il tasso di disoccupazione è stabile intorno all’11,1% (ma crescono gli inattivi, che non cercano più un lavoro), quello dei giovani è 34%; l’unica occupazione che cresce un poco è quella precaria (il 67% dei nuovi occupati), coinvolgendo soprattutto, per effetto della riforma Fornero, gli over 50 anni e solo parzialmente i lavoratori tra i 15 e 34 anni, mentre la fascia che tendenzialmente dovrebbe essere la più produttiva (34-49 anni) subisce un vistoso crollo (-122.000 occupati). Renzi continua a vantare i successi del Jobs Act, ma l’unica certezza sono i 18 miliardi regalati alle aziende in tre anni con il contratto a tutele crescenti. Con la fine degli sgravi contributivi sono crollate drasticamente le nuove assunzioni.

domenica 28 maggio 2017

LA LA LAND: UN GRANDE MUSICAL di Stefano Santarelli




LA LA LAND: UN GRANDE MUSICAL
di Stefano Santarelli



“Brindiamo ai sognatori
per quanto folli possono sembrare.
Brindiamo ai cuori che soffrono.
Brindiamo ai disastri che combiniamo”




E' passato più di un mese dalla notte magica degli Oscar e forse è possibile oggi tracciare una riflessione più serena sul film che indiscutibilmente è stato il trionfatore di quella notte con le sue 14 nomination ed i suoi 6 Oscar e i 7 Golden Globe vinti (tra cui quello della Regia, della migliore attrice protagonista, della migliore colonna sonora e della migliore canzone), ci stiamo riferendo ovviamente a La la land.
Era dai tempi di Tutti insieme appassionatamente ((The Sound of Music , 1965) che un Musical non faceva una così grande incetta di Premi Oscar, ma il film interpretato da Emma Stone ha diviso notevolmente la critica cinematografica con stroncature velenose ed ingenerose che più che riguardare questa pellicola puntano a criminalizzare un intero genere, per l'appunto quello del Musical.

sabato 27 maggio 2017

PSOE: NUOVA SOCIALDEMOCRAZIA O SEMPLICE CAMBIO AL VERTICE? di Jaime Pastor







PSOE
NUOVA SOCIALDEMOCRAZIA O SEMPLICE CAMBIO AL VERTICE?
di Jaime Pastor



Le primarie del 21 maggio inaugurano senza dubbio l’inizio di una nuova tappa nella storia del Partido Socialista Obrero Español (PSOE). Sarà solo il tempo a dirci se tutto si ridurrà a un ricambio nell’élite dirigente del partito o se, invece, si tratterà dell’entrata in una fase nella quale il social-liberismo verrà relegato nel passato per poter essere all’altezza del compito di farla finita con il Grande Saccheggio. [1] È possibile che si verifichi la prima ipotesi, o che ci si attesti su una linea intermedia che produrrà nuovamente frustrazione: ma la partita è appena incominciata e non possiamo essere indifferenti al suo svolgimento.

Si può cominciare riconoscendo che, dopo la accanita campagna sviluppata dalla coalizione di interessi che il 1° ottobre scorso rovesciò Pedro Sánchez, [2] la vittoria conseguita dalla maggioranza dei militanti del PSOE nelle primarie di ieri è senza alcun dubbio una buona notizia per tutti coloro che intendono cacciare Rajoy e continuare a combattere un regime in crisi. Basta leggere editoriali come quello pubblicato oggi da «El País» (El “Brexit” del PSOE) per toccare con mano il grado di disperazione dell’establishment di fronte a un risultato che «ci pone di fronte a una situazione molto difficile per il nostro sistema politico».

In effetti, quantunque sia molta la distanza che separa Sánchez da Corbyn o da Benoît Hamon - come sottolineavamo in un altro articolo [3] -, questo risultato conferma la tendenza, comune ad altri Paesi, della ribellione della base socialista di fronte alla crescente crisi di identità e di progetto che questa corrente politica attraversa almeno sin dai tempi della “Terza via”, uno dei cui pionieri è stato, non dimentichiamolo, Felipe González.

mercoledì 24 maggio 2017

LA FINE DELLA SOCIALDEMOCRAZIA EUROPEA di Aldo Giannuli








 LA FINE DELLA SOCIALDEMOCRAZIA EUROPEA
di Aldo Giannuli




Una settimana fa la Spd di Schulz (sino a non molto tempo prima data in forte risalita) ha incassato la terza batosta di fila in una elezione locale (e nel land più popoloso, tradizionale roccaforte socialdemocratica); ormai nessuno più crede che Schulz possa sfidare credibilmente la Merkel ed alcuni iniziano a prospettare scenari con una Spd sotto il 20%. Più o meno contemporaneamente, i socialisti spagnoli (ridotti ai minimi termini elettoralmente) sono alle soglie di una scissione rovinosa. Il tutto dopo la dèbacle senza precedenti dei socialisti francesi. E’ la fine della socialdemocrazia europea?

Scorriamo le tendenze elettorali di lungo periodo in Europa:

venerdì 19 maggio 2017

"STALIN" DI TROTSKY, UN CAPOLAVORO DEL MARXISMO di Alan Woods



"STALIN" DI TROTSKY, 

CAPOLAVORO DEL MARXISMO 

di Alan Woods



Il 20 agosto del 1940, la vita di Trotsky fu brutalmente spezzata con una piccozza da un agente stalinista. Tra le opere lasciate incompiute vi era la seconda parte del libro Stalin. Questo lavoro è probabilmente unico nella letteratura marxista, in quanto tenta di affrontare alcuni degli eventi più importanti del ventesimo secolo non solo in termini di trasformazioni economiche e sociali epocali, ma nella psicologia individuale di coloro che recitano come protagonisti di un grande dramma storico.

Il rapporto tra psicologia individuale e processi storici fornisce un tema affascinante per gli storici e costituisce la base del lavoro qui presentato. Come si è arrivati al punto che Stalin, che ha iniziato la sua vita politica come rivoluzionario e bolscevico, l'ha conclusa come mostruoso tiranno? Si trattava di un esito preordinato, magari per fattori genetici o dovuto a esperienze dell’infanzia?

mercoledì 17 maggio 2017

IL PROGETTO INSIDIOSO DELLA MINISTRA PINOTTI di Antonio Moscato





 IL PROGETTO INSIDIOSO DELLA MINISTRA PINOTTI
di Antonio Moscato



Giulio Marcon sul Manifesto di oggi critica la ministra Pinotti, ma il titolo sostiene che lei abbia fatto un autogol parlando di servizio civile obbligatorio. Non ne sono sicuro. La proposta è probabilmente vaga e imprecisa proprio per offrire spazio ai commenti che la tirano nella direzione auspicata dalla Pinotti, a partire da quello del capo di Stato maggiore generale Claudio Graziano. Forse non è neppure condivisa da tutto il governo, dato che sembra sia stata apparentemente respinta dal sottosegretario Luigi Bobba, che ha la delega per il servizio civile, ed è di provenienza ACLI, che a un’estensione a tutti i giovani preferirebbe un semplice aumento dei fondi per il servizio volontario esistente.

sabato 13 maggio 2017

LA VELENOSA PALUDE ITALIANA di Franco Turigliatto





LA VELENOSA PALUDE ITALIANA
di Franco Turigliatto


Il governo che segue è sempre peggiore di quello che l’ha preceduto. Si può invertire questa legge non scritta del liberismo? Non possiamo finire nella ridotta della scelta tra Macron e Le Pen, ma neanche in quella tra Renzi e Grillo, con Salvini a raccoglierne i marci frutti


Le vicende dell’ultimo decennio hanno messo in luce in Italia, ma anche in Europa, una nuova implacabile legge politica: il governo che segue è ancora peggiore di quello che l’ha preceduto, sempre più antioperaio, liberista, guerrafondaio e liberticida. Sono gli imperativi della concorrenza capitalista e delle politiche liberiste che, da un governo all’altro, moltiplicano gli attacchi delle classi dominanti alle condizioni di vita e ai diritti delle classi popolari.

Vale per la Francia e per l’Inghilterra e vale per il nostro paese che ha subito dopo i disastri di Berlusconi, la mannaia di Monti e Fornero, le ingiustizie di Letta e poi le prepotenze di Renzi. Chi si illudeva che dopo la dura sconfitta del 4 dicembre con l’affermazione nelle urne della difesa dei diritti democratici scritti nella Costituzione, le cose potessero cambiare, si sbagliava di grosso. Il governo Gentiloni in pochi mesi ha messo in atto misure che approfondiscono ancora l’opera del suo predecessore spaziando sui terreni più diversi: i decreti legislativi della buona scuola hanno ulteriormente peggiorato la condizione degli insegnanti e la destrutturazione della scuola pubblica, i regali alle banche sono stati moltiplicati per dieci, le spese militari sono ulteriormente lievitate e così il ruolo militare dell’Italia nella congrega imperialista in giro per il mondo; il decreto Minniti costituisce un vergognoso attacco alla già terribile condizione dei migranti, trasforma i sindaci in podestà/sceriffi per cacciare dal “decoro” delle città i poveri più derelitti quasi che “l’indecorosità” non stia nelle politiche della borghesia che hanno allargato a dismisura l’area della povertà (nove milioni di persone nel nostro paese); lo stato si dota di ulteriori strumenti preventivi e repressivi per stroncare sul nascere le lotte e le mobilitazioni dei lavoratori. E non bisogna dimenticare il rifiuto di un serio intervento pubblico per affrontare la crisi dell’Alitalia in funzione degli interessi dei lavoratori e della collettività e non delle logiche del mercato.

Gentiloni ha potuto fare tutto questo in silenzio e in tranquillità. Se Renzi operava attraverso le slides ingannevoli e la propaganda gridata, la scelta del suo successore, ben correlata con le indicazioni della borghesia e l’opportuna e discreta copertura mediatica, è quella di apparire moderato, quasi non fosse operativo, quando invece inanella una dopo l’altra le peggiori ingiustizie.
L’ultima è naturalmente la legge sul porto d’armi e sulla cosiddetta legittima difesa, con cui si vuole importare in Italia la barbarie dei cittadini armati con le drammatiche conseguenze testimoniate dalle vicende degli Stati Uniti.

venerdì 12 maggio 2017

PIERRE BROUE': LA STORIA CONTRO "L'ASSASSINIO DELLA MEMORIA" di Francesco Giliani





PIERRE BROUE': LA STORIA CONTRO "L'ASSASSINIO DELLA MEMORIA"
 di Francesco Giliani



Rendiamo disponibile on line l'introduzione, scritta da Francesco Giliani per il capolavoro di Pierre Broué, "Comunisti contro Stalin", che abbiamo tradotto e pubblicato per la prima volta in lingua italiana. Per richiederlo scrivi a redazione@marxismo.net .



“Quando in Occidente apparve l’Arcipelago Gulag (1) di Aleksandr Solženicyn fu come un torrente che s’abbatté sulle menti, le conquistò o le intimidì, comunque le cambiò per sempre. Il 'saggio di inchiesta investigativa' era colmo di fatti, non confutabili; il tono era quello del profeta; lo sguardo sui campi di Lenin e Stalin aveva l’acutezza che possiedono gli occhi costantemente spalancati sul dolore. Occhi che scrutano dietro il sipario srotolato sulle cose; che le disvelano, come nell’Apocalisse quando ogni velo cade”. (2)

martedì 9 maggio 2017

Macron! Et après? di Stefano Santarelli




Macron! Et après?
di Stefano Santarelli



Come era facilmente prevedibile Emmanuel Macron è il nuovo presidente della Repubblica francese battendo nettamente la leader del Front national, Marine Le Pen con il 66.1% contro il 33.9%. Ma nonostante questa vittoria, anzi grazie anche a questa vittoria, la crisi della Quinta repubblica rimane tuttora irrisolta infatti è da registrare il record di astensionismo che non è mai stato così alto in una elezione presidenziale: il 25% a cui si devono aggiungere il 12% delle schede bianche testimoniando così l'esistenza di una Francia che non si riconosce nell'alternativa Macron- Le Pen.
Più che un voto a Macron, lo sconosciuto ministro dell'Economia del 2° Governo Valls, questo è stato un voto contro la Le Pen. Il Front national ha raddoppiato comunque i voti rispetto al precedente ballottaggio del 2002 quando si presentò con il padre di Marine contro Chirac. E bisogna riconoscere che questa formazione neo fascista si sta sdoganando nella politica francese: è stata ricevuta all'Eliseo dopo i gravi attentati terroristi dell'Isis a Parigi, è l'organizzazione politica che raggiunge il più alto consenso all'interno della classe operaia (sic), è nel discorso di vittoria quando la Le Pen ha raggiunto l'obiettivo del ballottaggio vi è stata un netta rivendicazione per prendere l'eredità di Charles De Gaulle una eredità che i neo gollisti de Les Républicaines hanno completamente anacquato negli ultimi anni. E se il Front national riprende le classiche tematiche dell’estrema destra: la priorità nazionale, il razzismo anti-immigrato soprattutto anti-mussulmano che restano al centro della sua politica non lo si può però definire un partito fascista classico e non a caso dopo queste elezioni il FN ha deciso di cambiare il suo nome.

lunedì 1 maggio 2017

PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA CONTRO I PADRONI di Chiara Carratù





PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA CONTRO I PADRONI
di Chiara Carratù


Oggi più che mai è necessaria una campagna per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario ed è necessario l’intervento dello stato per creare occupazione per tutti/e. Oggi più che mai è necessario un progetto politico che si ponga l’obiettivo di un forte cambiamento sociale e dell’abbattimento del capitalismo



Il primo maggio nella storia

Il primo maggio è nato alla fine dell’800 come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori e lavoratrici che, senza barriere sociali e geografiche, si sono uniti per rivendicare i loro diritti e per migliorare la loro condizione.
La data scaturì da una proposta concreta le cui parole d’ordine furono sintetizzate nello slogan, coniato in Australia nel 1855, “otto ore di lavoro, otto ore di svago, otto ore per dormire”.
La lotta per l’abbassamento dell’orario di lavoro è stata, nella storia del movimento operaio di fine Ottocento e Novecento, dura e non tutti i paesi arrivarono nello stesso momento a leggi che introducevano la giornata lavorativa di otto ore. Furono necessari anni di lotte e una mobilitazione duratura e prolungata nel tempo che costò la vita anche a molti lavoratori e lavoratrici.
Il primo stato ad approvare una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto fu lo stato dell’Illinois nel 1866. La classe operaia statunitense fu protagonista di scioperi e manifestazioni poderose che aprirono la strada alla classe operaia europea, francese in particolare, che proprio alla fine dell’800 fu protagonista della straordinaria esperienza della Comune.

sabato 29 aprile 2017

POPULISMO E CONTRO-POPULISMO NELLO SPECCHIO AMERICANO di Étienne Balibar





POPULISMO E CONTRO-POPULISMO NELLO SPECCHIO AMERICANO
di Étienne Balibar



Negli Stati Uniti, dopo l’elezione di Trump, i miei amici e i miei studenti avevano sempre la stessa domanda sulle labbra: chi è il prossimo? Crede che Le Pen vincerà le elezioni francesi? Sullo sfondo della rovina delle politiche redistributive cancellate dal neoliberalismo, gli scenari evocati richiamavano alternativamente una sorta di effetto domino – ogni “democrazia liberale” che cade trascina con sé la seguente – e il principio di contagio. La Brexit gli appariva come un segno premonitore di nuove “cattive sorprese” a venire. Lo scacco di Renzi al “suo” referendum costituzionale e la rinuncia di Hollande a candidarsi alla propria successione facevano eco alla disfatta di Hilary Clinton e segnalavano la decomposizione del “centro-sinistra”. Le elezioni presidenziali austriache non risultavano altro che una tregua momentanea, mentre le manifestazioni dei cittadini e delle cittadine di Polonia contro il sistema Kaczynski incarnavano una fragile speranza di resistenza. La questione di sapere se Merkel avrebbe “tenuto” di fronte alla sua estrema destra, ostile all’accoglienza dei rifugiati, fungeva da variabile strategica (si era prima degli attentati di Natale a Berlino).

Ora scopro che le stesse questioni agitano l’opinione e la stampa europea. E da una parte all’altra dell’Atlantico è la categoria di “populismo” che, malgrado la temibile confusione a cui dà luogo, continua a polarizzare analisi e speculazioni.

martedì 25 aprile 2017

#MACRON, #LE PEN,CHI PERDERA' DI PIU'? di Pino Cabras




#MACRON, #LE PEN,CHI PERDERA' DI PIU'?
di Pino Cabras



Il ballottaggio non è sul consenso per sé, ma sul dissenso verso l'altro candidato. Non vincerà il più amato e apprezzato, perderà il più odiato e temuto



Il risultato del primo turno delle presidenziali francesi regala al candidato di plastica Emmanuel Macron, l'uomo dei Rothschild, le apparenti maggiori possibilità di vittoria per il secondo appuntamento alle urne, quello del 7 maggio, quando dovrà vedersela con Marine Le Pen.

I quattro candidati più votati (Macron, Le Pen, Fillon, Mélenchon) si sono spartiti l'80 per cento dei voti, collocandosi ciascuno poco sopra o poco sotto il 20 per cento. Con un dato di partenza così basso, il meccanismo del ballottaggio non potrà mai a giocarsi sul consenso per sé, ma sul dissenso verso l'altro candidato. Non vincerà il più amato e apprezzato, perderà il più odiato e temuto. Entrambi i candidati sono in grado di attirare su di sé le principali forme di dissenso già sperimentate in questi anni nel discorso pubblico dei paesi occidentali. Ognuna di queste forme ha i suoi intellettuali organici, i suoi media di riferimento, i suoi argomenti dominanti.

lunedì 24 aprile 2017

VITE, LA 6e REPUBLIQUE! di Stefano Santarelli




VITE, LA 6e REPUBLIQUE!
di Stefano Santarelli



I risultati elettorali di ieri nel primo turno delle elezioni presidenziali francesi hanno evidenziato la crisi mortale della Quinta Repubblica. Lo dimostra proprio il fallimento elettorale dei due tradizionali partiti che negli ultimi quarant'anni hanno governato la Francia: i neogollisti de Les Républicaines e il Partito Socialista che non sono riusciti ad arrivare al ballottaggio. Ma se nel caso de Les Républicaines questa crisi è dovuta principalmente agli scandali legati alla corruzione e al nepotismo che hanno colpito il suo candidato François Fillon e che comunque ha fatto ottenere quasi il 20% dei voti al contrario i risultati del Partito Socialista sono stati un'autentica Waterloo con il 6,3% dei voti.
La sconfitta del suo candidato Benoît Hamon non è dovuta all'insipienza del personaggio ma si è voluto invece punire la politica imperialista e capitalista condotta dal Presidente Hollande il quale per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica non si è neanche candidato per la rielezione, oltretutto va segnalato anche il fatto che la sua presidenza è stata impotente di fronte agli attacchi terroristici condotti dall'Isis nel territorio francese.
Bisogna ricordare che nelle ultime elezioni presidenziali del 2012 il PS di Hollande aveva preso il 28,63% dei voti, voti che oggi in buone parte sono andati al neo liberale Macron e alla France Insoumise di Mélanchon. A questo punto si apre per il Partito Socialista una crisi che probabilmente metterà fine alla sua stessa esistenza.

mercoledì 19 aprile 2017

COMUNISTI CONTRO STALIN di Luca Cangianti

 
 
 
COMUNISTI CONTRO STALIN
di Luca Cangianti




Cercarono fino alla fine di rompere il silenzio, di denunciare l’atrocità che si stava per compiere. In viaggio verso i campi di concentramento praticarono lo sciopero della fame, srotolarono striscioni e cercarono di coinvolgere la popolazione delle città che attraversavano. Sui battelli che li deportavano verso regioni remote, si riunirono in assemblea e firmarono risoluzioni di protesta da inviare al comitato centrale del partito e alla Terza internazionale. In una bottiglia inserirono un messaggio e la lanciarono nelle acque dello stretto di La Pérouse. Sulla tundra ghiacciata, mentre marciavano a gruppi di cento, sapendo di andare incontro alla fucilazione, cantavano L’internazionale. I giudici, la polizia segreta e il partito li avevano schedati con la sigla Krtd, cioè “controrivoluzionari terroristi trotskisti”, ma loro si definivano “bolscevico-leninisti” per rivendicare il comunismo dei primi anni della rivoluzione, di contro alla degenerazione verificatasi con l’ascesa al potere di Iosif Stalin.
Finalmente è stato pubblicato in italiano Comunisti contro Stalin di Pierre Brouè, lo storico e attivista francese scomparso nel 2005, famoso per le sue ricerche sul movimento comunista internazionale. Il libro, uscito in edizione originale nel 2003, è basato sul materiale reso disponibile con l’apertura degli archivi sovietici. Scopo dichiarato dell’opera, costruita intorno alle biografie di circa 700 oppositori, è sottrarre all’oblio la vita e i nomi delle migliaia di comunisti sovietici massacrati negli anni trenta dello scorso secolo.
L’epiteto di “trotskista” finì per essere rivolto contro chiunque criticasse l’involuzione autoritaria che aveva distrutto la democrazia dei soviet, vietato qualsiasi forma di libertà politica e consegnato il potere a una casta di grigi impiegati di partito, interessata alla difesa del proprio status, dei propri magazzini speciali e di tutti gli altri privilegi ai quali non aveva accesso la maggior parte della popolazione lavoratrice, affamata e sfiancata dai ritmi della produzione taylorista. Tra i comunisti antistalinisti sovietici non troviamo quindi solo i veri e propri seguaci di Lev Trotsky, raggruppati nell’Opposizione di sinistra, ma anche appartenenti ad altre correnti quali ad esempio l’Opposizione operaia, i decisti e i neopopulisti.

lunedì 10 aprile 2017

CARLO PISACANE di Giancarlo Iacchini





CARLO PISACANE
di Giancarlo Iacchini



«Forti nella giustizia della causa, ci dichiariamo iniziatori della rivoluzione italiana. Se il paese non risponderà al nostro appello, non senza maledirlo, sapremo morire da forti, seguendo le nobili falangi dei martiri italiani». A seguire, la data del 25 giugno 1857 e le 20 firme dei patrioti imbarcatisi sul piroscafo “Cagliari” e diretti a Sapri, per cominciare appunto la “rivoluzione italiana” all’insegna dell’unità nazionale e della giustizia sociale, pronti a “immolarsi per la libertà dell’Italia” – come scrivono nel documento siglato a bordo, durante la spedizione partita dal porto di Genova – nel caso in cui la loro impresa dovesse fallire. Il primo dei venti nomi è quello di Carlo Pisacane (1818-1857): questo nostro breve e solidale ricordo si colloca tra il 200° anniversario della nascita e il 150° del suo eroico sacrificio.

Pisacane era un napoletano di origini aristocratiche, avviato alla carriera militare nell’esercito borbonico dopo la morte del padre. L’amore (ricambiato) per Enrichetta Di Lorenzo, una ragazza legata ad un matrimonio combinato dalla famiglia, gli fa scoprire la causa dell’emancipazione della donna, e la necessità di rifiutare le convenzioni sociali in base alla spontaneità dei sentimenti e ai diritti di libertà dell’individuo. Nel 1846, dopo avere esternato la propria ammirazione per le gesta di Garibaldi in America Latina, subisce un’aggressione che gli procura serie ferite. Abbandonata Napoli insieme alla sua compagna, è tra i protagonisti dei moti del ’48-49: partecipa infatti all’insurrezione di Milano (le Cinque Giornate) durante la quale conosce Cattaneo e Ferrari – condividendo il federalismo democratico del primo e il radicalsocialismo del secondo – e alla Repubblica Romana, alla cui difesa collabora attivamente anche sul piano militare, sotto le direttive di Mazzini, del quale approva l’ideale repubblicano ma non lo spiritualismo a sfondo religioso, e da cui si distingue per la forte attenzione alla questione sociale.

domenica 9 aprile 2017

IL "PICCOLO CESARE" AL CONGRESSO DEL PD di Diego Giachetti






IL "PICCOLO CESARE" AL CONGRESSO DEL PD
di Diego Giachetti




Renzi “narra” di meno, è più riservato, tiene a freno lingua, twitter e partecipazione ai talk show, in compenso ci pensano i mass media fare del congresso del Pd un evento che surclassa tutti gli altri, rappresentandolo come l’ombelico del mondo italiano. Ingrati tempi ci costringono a seguire la prima fase del congresso, quello riservata agli iscritti, a cui seguirà la seconda quella delle primarie aperte a tutti. I risultati del primo tempo sono noti, Matteo Renzi ha ottenuto 176.743 voti, pari al 66,73% dei 264.879 voti validi (su 266.370 votanti, cioè il 59,15% degli iscritti), Andrea Orlando si è fermato al 25,26%, con 66.917 voti, Michele Emiliano è arrivato terzo con 21.219 voti, pari all’8%.

Innanzi tutto non bisogna fare come fa Renzi il quale, non a caso, sbandiera la percentuale del suo successo, dimenticando i valori assoluti. I numeri parlano di un partito che si è fatto più piccolo, di una partecipazione politica attiva alla discussione in calo, così come sono diminuiti anche i votanti. Nel 2009 il Pd dichiarava 831.042 iscritti, nel 2013 erano calati a 539.354, dopo i tre anni di segreteria Renzi oggi risultano essere 449.852, meno 90 mila circa. Il partito guidato da Renzi ha subìto una cura dimagrante, senza attendere l’uscita dei “bersaniani”. Dei rimasti solo 266.726 hanno votato nei congressi di circolo del Pd, un’affluenza pari al 59%. Un piccolo universo, neanche rappresentativo più di tanto dei “fedeli” iscritti alla ditta: un 41% non ha neanche votato. Ecco che il 67% sbandierato come vittoria travolgente di Renzi si ridimensiona per acquisire il suo reale peso: poco più di 170 mila voti. Un successo in declino anche tra i fedelissimi del Pd. Sempre inchiodandosi sulle percentuali, il Pd sottolinea che l’affluenza a questo congresso è superiore a quella del 2013, quando arrivò al 55,34%. Tuttavia, sotto il profilo dei numeri assoluti, quattro anni fa gli iscritti erano 539.354 e i votanti 298 mila circa. Quindi anche in questo caso si registra al netto un calo di partecipazione di oltre 30 mila iscritti.
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