domenica 2 luglio 2017

GUARDARE LA LUNA E NON IL DITO: CONSIDERAZIONI AL D.D.L. SULLO IUS SOLI di Salvatore Corizzo e Priscilla Lipari






GUARDARE LA LUNA E NON IL DITO:
CONSIDERAZIONI AL D.D.L. SULLO IUS SOLI
di Salvatore Corizzo e Priscilla Lipari



Dopo due anni di stallo, la discussione sulla riforma della cittadinanza approda in Senato ed è subito bagarre. I banchi del Senato, oltre che confermare il ruolo della Lega come soggetto che ambisce ad essere il Front National italiano, disvelano (per chi avesse ancora qualche dubbio) la natura xenofoba e razzista del M5s: in quei giorni Beppe Grillo tuonava così dal suo blog «regalare la cittadinanza e svendere la nostra identità, la nostra storia e la nostra cultura. Per noi la cittadinanza non può essere un automatismo, ma una scelta che deve essere richiesta e celebrata. Diventare cittadino italiano non può essere un fatto burocratico, ma un atto d’amore». Non è un caso che la Giunta Capitolina, roccaforte della politica penta stellata, non prenda alcuna posizione nei confronti degli sgomberi – ormai divenuti norma – dei vari accampamenti Baobab (stiamo al ventesimo in due anni, ultimo il giorno prima della giornata del rifugiato in piazzale Maslax) e delle realtà che, riempendo i vuoti colpevoli dell’amministrazione, provano a garantire gli aiuti minimi e indispensabili alla sopravvivenza dei migranti che transitano per Roma. Per la Raggi Roma non è più in grado di accogliere migranti, serve il “pugno di ferro” per arginare un fenomeno che ha bisogno della collaborazione della prefettura, cui la sindaca ha mandato una lettera con la richiesta d’aiuto per evitare che altri migranti entrino in città.
In questi giorni, le strade del centro di Roma sono diventate un'appetibile vetrina di qualche manipolo di fascisti, ben scortati dalle forze di polizia, che al grido di “Italiaagliitaliani” hanno ottenuto il loro “quarto d’ora di celebrità”. A conferma del clima surreale e di sciacallaggio politico e mediatico che si ha attorno a una tematica così importante come il diritto di cittadinanza, il 20 giugno durante la “giornata mondiale del rifugiato” che vedeva in piazza del Pantheon la partecipazione di varie associazioni, movimenti sociali e comuni cittadini, a fronte di un intervento, polemico contro la legge Minniti-Orlando da parte di un attivista, le forze di polizia hanno tentato di identificare e intimorire i partecipanti al presidio, minacciando denunce penali, per il solo motivo di partecipare a una manifestazione critica con l’operato del governo sul tema immigrazione a partire dalla legge Minniti-Orlando.

mercoledì 21 giugno 2017

TEX SULLE PISTE DI SE STESSO di Teresio Spalla




TEX SULLE PISTE DI SE STESSO 
di Teresio Spalla


Leggendo attentamente, e con un raro coinvolgimento, il "Texone" di Andreucci e Boselli ho concluso che....si tratta di un'ottima storia, ricca di avventura ma anche di approfondimenti psicologici di personaggi editi ed inediti.
Ci sono invenzioni originali e elaborazioni molto singolari di temi e situazioni naturalmente già viste in tante avventure western.
Ma, anche per questo, si legge tutto d'un fiato e si può ben dire che sia il disegnatore che l'autore abbiano dato fondo alle rispettive competenze per creare un clima di attesa, sul destino dei suoi compagni di questa vicenda e su Tex stesso, da spingere il lettore a voler sapere senza tregua dove e come si va a finire, creando sempre situazioni di tensione che rendono il percorso, dall'inizio alla fine, emozionante e coinvolgente, per concludersi con uno degli epiloghi più intelligenti e appassionati della pur lunghissima saga texiana.

L'unica nota di base che mi sento di accreditare agli autori è, coerentemente con la maggior pertinenza storica che ha caratterizato le edizioni di "Tex" negli ultimi venticinque anni, il non aver collocato questa ambientazione (che si svolge addirittura prima di quella che inizia con l'album n°1) nell'America, di per se pittoresca e inedita, degli anni Quaranta del XIX secolo, quando Tex è un fuorilegge che, considerato un pericoloso e abilissimo giovane bandito, presumibilmente non sa ancora quale sarà il suo futuro ed attende un segno del destino a conferma di quale sia il risultato della lotta tra tante diverse sensazioni che si agitano nel suo animo ancora acerbo.
Ma va precisato che la storia (dove comunque non compaiono, tranne le colt e i fucili automatici, altre armi fuori tempo come mitagliatrici, dinamite ecc. ) non si sarebbe prestata all'epoca delle armi ad avancarica poiché il suo lodevole dinamismo è creato proprio dai numerosi scontri armati - duelli, assedi, battaglie - dove la sveltezza di ciascuno e il baluginare delle esplosioni dei colpi sparati costituisce, una volta tanto, una componente essenziale della trama e non un semplice espediente per dare un pò di violenza in pasto al lettore più sanguinario.

domenica 18 giugno 2017

LA RIVOLUZIONE RUSSA E I SAMURAI di Claudio Taccioli




LA RIVOLUZIONE RUSSA E I SAMURAI
di Claudio Taccioli



Il più bel film sulla rivoluzione russa dell’ottobre ’17 è “I SETTE SAMURAI” (Shichinin no Samurai – 1954).
Akira Kurosawa colloca la storia fra il 1587 e l’anno successivo; l’Era Sengoku del suo Giappone.
Un posto, in quell’epoca, frequentato dai Samurai.
Una casta di intellettuali, esperta nelle arti Zen; come l’arte della scrittura (shodo) e quella del the (cha no yu). A differenza, però, delle altre, esperta nelle arti marziali.
Il samurai viene, infatti, chiamato Bushi: “l’uomo che ha la capacità di mantenere la pace, con la forza militare o letteraria”.

La storia raccontata dal film, è quella dei contadini e dei piccoli artigiani di uno sperduto villaggio giapponese.
A ogni nuova stagione, ricevono la visita di una banda armata (40 banditi) che li obbliga a consegnare il frutto del lavoro.
Sempre più disperati, gli abitanti del villaggio decidono di assoldare dei Samurai che li possano difendere.
Nessuno, però, li vuole aiutare perché non c’è né gloria né ricchezza per l’impresa da affrontare.
Sono disperati e quasi rassegnati al fallimento, quando vedono un Samurai che, pur di aiutare un bambino maltrattato, si rade a zero per fingersi un monaco. Fa, cioè, una cosa assolutamente straordinaria e fuori dal comune per un Samurai: rinuncia al vanto e all’orgoglio dei lunghi capelli. Curati fino all’eccesso da ogni Samurai, come simbolo di appartenenza e segno di bellezza personale.
Kambei Shimada, il Samurai che aiuta il bambino, accetta di aiutarli e ne raccoglie intorno a se altri (cinque) e un giovane contadino che si rappresenta come tale. Sette combattenti, in tutto!
I Samurai organizzano la resistenza e insegnano ai contadini, per quanto riescono, le regole del comattimento: “Chi difende tutti difende se stesso, chi pensa solo a se stesso si distrugge”.
La lotta contro i banditi è dura e senza tregua. I contadini partecipano direttamente, come e con quel che possono, agli scontri cruenti.
Dopo tre giorni di corpo a corpo sanguinosi, in cui cadono 4 Samurai e diversi contadini, i banditi vengono letteralmente annientati.
La sera si festeggia e i Samurai liberano, dopo, il villaggio della loro presenza. Lo restituiscono alla libertà, senza chiedere nulla oltre a quanto promesso.
“Noi Samurai siamo come il vento che passa veloce sulla terra, ma la terra rimane e appartiene ai contadini”.

giovedì 8 giugno 2017

I NODI DELLA CRISI ITALIANA E LA SINISTRA ALTERNATIVA [2/2] di Franco Turigliatto





I NODI DELLA CRISI ITALIANA E LA SINISTRA ALTERNATIVA  [2/2]
di Franco Turigliatto


I nodi politici e sociali della crisi italiana richiamati nella prima parte di questo articolo chiamano in causa gli orientamenti e l’operato delle forze della sinistra radicale, caratterizzata da una grande frammentazione e frustrata da una serie di difficoltà ed insuccessi elettorali.

Precisiamo subito che sono causa delle sue difficoltà sia elementi oggettivi, le pesanti sconfitte subite dalla classe lavoratrice, sia elementi soggettivi collegati alle scelte politiche di cui la vicenda più significativa è stata quella del PRC, che aveva rappresentano agli inizi del secolo un riferimento alternativo per larghi strati popolari.

martedì 6 giugno 2017

LA SORPRESA CORBYN IRROMPE NELLA CAMPAGNA ELETTORALE di Roberto Sarti




LA SORPRESA CORBYN IRROMPE NELLA CAMPAGNA ELETTORALE
di Roberto Sarti



Quando, il 18 aprile scorso, il primo ministro Theresa May ha annunciato che in Gran Bretagna si sarebbero tenute elezioni anticipate giovedì 8 giugno, credeva di aver compiuto la mossa dell’anno. I conservatori avevano bisogno di una maggioranza solida con la quale affrontare la trattativa sulla Brexit con la Unione europea, e tutti i sondaggi confermavano un distacco del Partito laburista dai Tories di oltre venti punti.

Nel giro di poche settimane, tutto è cambiato. Mentre scriviamo, a pochi giorni dalle elezioni, il Partito laburista potrebbe vincere.

sabato 3 giugno 2017

I NODI DELLA CRISI ITALIANA E LA SINISTRA ALTERNATIVA[1/2] di Franco Turigliatto




I NODI DELLA CRISI ITALIANA E LA SINISTRA ALTERNATIVA[1/2]
di Franco Turigliatto



Nell’ultima settimana di maggio molti nodi economici e politici della crisi italiana hanno conosciuto una forte accelerazione chiamando il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori e la sinistra di alternativa ad affrontarli in una ottica coerentemente anticapitalista.

L’Ilva e la crisi occupazionale

Il primo è costituito dalla vicenda della vendita dell’Ilva dove i progetti delle diverse cordate che si contendono l’acquisto della grande azienda siderurgica prevedono migliaia e migliaia di licenziamenti senza per altro che ci sia una seria proposta di risanamento ambientale di quel territorio. I lavoratori dell’Ilva sono tornati a scioperare rifiutando un futuro senza lavoro e le incerte e perdenti elemosine degli ammortizzatori sociali. L’Ilva fa seguito alla crisi Alitalia e alle innumerevoli ristrutturazioni di tante piccole e medie aziende che mostrano tutta la drammaticità della situazione occupazionale nel nostro paese, rappresentata anche dagli ultimi dati dell’Istat. Il tasso di disoccupazione è stabile intorno all’11,1% (ma crescono gli inattivi, che non cercano più un lavoro), quello dei giovani è 34%; l’unica occupazione che cresce un poco è quella precaria (il 67% dei nuovi occupati), coinvolgendo soprattutto, per effetto della riforma Fornero, gli over 50 anni e solo parzialmente i lavoratori tra i 15 e 34 anni, mentre la fascia che tendenzialmente dovrebbe essere la più produttiva (34-49 anni) subisce un vistoso crollo (-122.000 occupati). Renzi continua a vantare i successi del Jobs Act, ma l’unica certezza sono i 18 miliardi regalati alle aziende in tre anni con il contratto a tutele crescenti. Con la fine degli sgravi contributivi sono crollate drasticamente le nuove assunzioni.

domenica 28 maggio 2017

LA LA LAND: UN GRANDE MUSICAL di Stefano Santarelli




LA LA LAND: UN GRANDE MUSICAL
di Stefano Santarelli



“Brindiamo ai sognatori
per quanto folli possono sembrare.
Brindiamo ai cuori che soffrono.
Brindiamo ai disastri che combiniamo”




E' passato più di un mese dalla notte magica degli Oscar e forse è possibile oggi tracciare una riflessione più serena sul film che indiscutibilmente è stato il trionfatore di quella notte con le sue 14 nomination ed i suoi 6 Oscar e i 7 Golden Globe vinti (tra cui quello della Regia, della migliore attrice protagonista, della migliore colonna sonora e della migliore canzone), ci stiamo riferendo ovviamente a La la land.
Era dai tempi di Tutti insieme appassionatamente ((The Sound of Music , 1965) che un Musical non faceva una così grande incetta di Premi Oscar, ma il film interpretato da Emma Stone ha diviso notevolmente la critica cinematografica con stroncature velenose ed ingenerose che più che riguardare questa pellicola puntano a criminalizzare un intero genere, per l'appunto quello del Musical.

sabato 27 maggio 2017

PSOE: NUOVA SOCIALDEMOCRAZIA O SEMPLICE CAMBIO AL VERTICE? di Jaime Pastor







PSOE
NUOVA SOCIALDEMOCRAZIA O SEMPLICE CAMBIO AL VERTICE?
di Jaime Pastor



Le primarie del 21 maggio inaugurano senza dubbio l’inizio di una nuova tappa nella storia del Partido Socialista Obrero Español (PSOE). Sarà solo il tempo a dirci se tutto si ridurrà a un ricambio nell’élite dirigente del partito o se, invece, si tratterà dell’entrata in una fase nella quale il social-liberismo verrà relegato nel passato per poter essere all’altezza del compito di farla finita con il Grande Saccheggio. [1] È possibile che si verifichi la prima ipotesi, o che ci si attesti su una linea intermedia che produrrà nuovamente frustrazione: ma la partita è appena incominciata e non possiamo essere indifferenti al suo svolgimento.

Si può cominciare riconoscendo che, dopo la accanita campagna sviluppata dalla coalizione di interessi che il 1° ottobre scorso rovesciò Pedro Sánchez, [2] la vittoria conseguita dalla maggioranza dei militanti del PSOE nelle primarie di ieri è senza alcun dubbio una buona notizia per tutti coloro che intendono cacciare Rajoy e continuare a combattere un regime in crisi. Basta leggere editoriali come quello pubblicato oggi da «El País» (El “Brexit” del PSOE) per toccare con mano il grado di disperazione dell’establishment di fronte a un risultato che «ci pone di fronte a una situazione molto difficile per il nostro sistema politico».

In effetti, quantunque sia molta la distanza che separa Sánchez da Corbyn o da Benoît Hamon - come sottolineavamo in un altro articolo [3] -, questo risultato conferma la tendenza, comune ad altri Paesi, della ribellione della base socialista di fronte alla crescente crisi di identità e di progetto che questa corrente politica attraversa almeno sin dai tempi della “Terza via”, uno dei cui pionieri è stato, non dimentichiamolo, Felipe González.

mercoledì 24 maggio 2017

LA FINE DELLA SOCIALDEMOCRAZIA EUROPEA di Aldo Giannuli








 LA FINE DELLA SOCIALDEMOCRAZIA EUROPEA
di Aldo Giannuli




Una settimana fa la Spd di Schulz (sino a non molto tempo prima data in forte risalita) ha incassato la terza batosta di fila in una elezione locale (e nel land più popoloso, tradizionale roccaforte socialdemocratica); ormai nessuno più crede che Schulz possa sfidare credibilmente la Merkel ed alcuni iniziano a prospettare scenari con una Spd sotto il 20%. Più o meno contemporaneamente, i socialisti spagnoli (ridotti ai minimi termini elettoralmente) sono alle soglie di una scissione rovinosa. Il tutto dopo la dèbacle senza precedenti dei socialisti francesi. E’ la fine della socialdemocrazia europea?

Scorriamo le tendenze elettorali di lungo periodo in Europa:

venerdì 19 maggio 2017

"STALIN" DI TROTSKY, UN CAPOLAVORO DEL MARXISMO di Alan Woods



"STALIN" DI TROTSKY, 

CAPOLAVORO DEL MARXISMO 

di Alan Woods



Il 20 agosto del 1940, la vita di Trotsky fu brutalmente spezzata con una piccozza da un agente stalinista. Tra le opere lasciate incompiute vi era la seconda parte del libro Stalin. Questo lavoro è probabilmente unico nella letteratura marxista, in quanto tenta di affrontare alcuni degli eventi più importanti del ventesimo secolo non solo in termini di trasformazioni economiche e sociali epocali, ma nella psicologia individuale di coloro che recitano come protagonisti di un grande dramma storico.

Il rapporto tra psicologia individuale e processi storici fornisce un tema affascinante per gli storici e costituisce la base del lavoro qui presentato. Come si è arrivati al punto che Stalin, che ha iniziato la sua vita politica come rivoluzionario e bolscevico, l'ha conclusa come mostruoso tiranno? Si trattava di un esito preordinato, magari per fattori genetici o dovuto a esperienze dell’infanzia?

mercoledì 17 maggio 2017

IL PROGETTO INSIDIOSO DELLA MINISTRA PINOTTI di Antonio Moscato





 IL PROGETTO INSIDIOSO DELLA MINISTRA PINOTTI
di Antonio Moscato



Giulio Marcon sul Manifesto di oggi critica la ministra Pinotti, ma il titolo sostiene che lei abbia fatto un autogol parlando di servizio civile obbligatorio. Non ne sono sicuro. La proposta è probabilmente vaga e imprecisa proprio per offrire spazio ai commenti che la tirano nella direzione auspicata dalla Pinotti, a partire da quello del capo di Stato maggiore generale Claudio Graziano. Forse non è neppure condivisa da tutto il governo, dato che sembra sia stata apparentemente respinta dal sottosegretario Luigi Bobba, che ha la delega per il servizio civile, ed è di provenienza ACLI, che a un’estensione a tutti i giovani preferirebbe un semplice aumento dei fondi per il servizio volontario esistente.

sabato 13 maggio 2017

LA VELENOSA PALUDE ITALIANA di Franco Turigliatto





LA VELENOSA PALUDE ITALIANA
di Franco Turigliatto


Il governo che segue è sempre peggiore di quello che l’ha preceduto. Si può invertire questa legge non scritta del liberismo? Non possiamo finire nella ridotta della scelta tra Macron e Le Pen, ma neanche in quella tra Renzi e Grillo, con Salvini a raccoglierne i marci frutti


Le vicende dell’ultimo decennio hanno messo in luce in Italia, ma anche in Europa, una nuova implacabile legge politica: il governo che segue è ancora peggiore di quello che l’ha preceduto, sempre più antioperaio, liberista, guerrafondaio e liberticida. Sono gli imperativi della concorrenza capitalista e delle politiche liberiste che, da un governo all’altro, moltiplicano gli attacchi delle classi dominanti alle condizioni di vita e ai diritti delle classi popolari.

Vale per la Francia e per l’Inghilterra e vale per il nostro paese che ha subito dopo i disastri di Berlusconi, la mannaia di Monti e Fornero, le ingiustizie di Letta e poi le prepotenze di Renzi. Chi si illudeva che dopo la dura sconfitta del 4 dicembre con l’affermazione nelle urne della difesa dei diritti democratici scritti nella Costituzione, le cose potessero cambiare, si sbagliava di grosso. Il governo Gentiloni in pochi mesi ha messo in atto misure che approfondiscono ancora l’opera del suo predecessore spaziando sui terreni più diversi: i decreti legislativi della buona scuola hanno ulteriormente peggiorato la condizione degli insegnanti e la destrutturazione della scuola pubblica, i regali alle banche sono stati moltiplicati per dieci, le spese militari sono ulteriormente lievitate e così il ruolo militare dell’Italia nella congrega imperialista in giro per il mondo; il decreto Minniti costituisce un vergognoso attacco alla già terribile condizione dei migranti, trasforma i sindaci in podestà/sceriffi per cacciare dal “decoro” delle città i poveri più derelitti quasi che “l’indecorosità” non stia nelle politiche della borghesia che hanno allargato a dismisura l’area della povertà (nove milioni di persone nel nostro paese); lo stato si dota di ulteriori strumenti preventivi e repressivi per stroncare sul nascere le lotte e le mobilitazioni dei lavoratori. E non bisogna dimenticare il rifiuto di un serio intervento pubblico per affrontare la crisi dell’Alitalia in funzione degli interessi dei lavoratori e della collettività e non delle logiche del mercato.

Gentiloni ha potuto fare tutto questo in silenzio e in tranquillità. Se Renzi operava attraverso le slides ingannevoli e la propaganda gridata, la scelta del suo successore, ben correlata con le indicazioni della borghesia e l’opportuna e discreta copertura mediatica, è quella di apparire moderato, quasi non fosse operativo, quando invece inanella una dopo l’altra le peggiori ingiustizie.
L’ultima è naturalmente la legge sul porto d’armi e sulla cosiddetta legittima difesa, con cui si vuole importare in Italia la barbarie dei cittadini armati con le drammatiche conseguenze testimoniate dalle vicende degli Stati Uniti.

venerdì 12 maggio 2017

PIERRE BROUE': LA STORIA CONTRO "L'ASSASSINIO DELLA MEMORIA" di Francesco Giliani





PIERRE BROUE': LA STORIA CONTRO "L'ASSASSINIO DELLA MEMORIA"
 di Francesco Giliani



Rendiamo disponibile on line l'introduzione, scritta da Francesco Giliani per il capolavoro di Pierre Broué, "Comunisti contro Stalin", che abbiamo tradotto e pubblicato per la prima volta in lingua italiana. Per richiederlo scrivi a redazione@marxismo.net .



“Quando in Occidente apparve l’Arcipelago Gulag (1) di Aleksandr Solženicyn fu come un torrente che s’abbatté sulle menti, le conquistò o le intimidì, comunque le cambiò per sempre. Il 'saggio di inchiesta investigativa' era colmo di fatti, non confutabili; il tono era quello del profeta; lo sguardo sui campi di Lenin e Stalin aveva l’acutezza che possiedono gli occhi costantemente spalancati sul dolore. Occhi che scrutano dietro il sipario srotolato sulle cose; che le disvelano, come nell’Apocalisse quando ogni velo cade”. (2)

martedì 9 maggio 2017

Macron! Et après? di Stefano Santarelli




Macron! Et après?
di Stefano Santarelli



Come era facilmente prevedibile Emmanuel Macron è il nuovo presidente della Repubblica francese battendo nettamente la leader del Front national, Marine Le Pen con il 66.1% contro il 33.9%. Ma nonostante questa vittoria, anzi grazie anche a questa vittoria, la crisi della Quinta repubblica rimane tuttora irrisolta infatti è da registrare il record di astensionismo che non è mai stato così alto in una elezione presidenziale: il 25% a cui si devono aggiungere il 12% delle schede bianche testimoniando così l'esistenza di una Francia che non si riconosce nell'alternativa Macron- Le Pen.
Più che un voto a Macron, lo sconosciuto ministro dell'Economia del 2° Governo Valls, questo è stato un voto contro la Le Pen. Il Front national ha raddoppiato comunque i voti rispetto al precedente ballottaggio del 2002 quando si presentò con il padre di Marine contro Chirac. E bisogna riconoscere che questa formazione neo fascista si sta sdoganando nella politica francese: è stata ricevuta all'Eliseo dopo i gravi attentati terroristi dell'Isis a Parigi, è l'organizzazione politica che raggiunge il più alto consenso all'interno della classe operaia (sic), è nel discorso di vittoria quando la Le Pen ha raggiunto l'obiettivo del ballottaggio vi è stata un netta rivendicazione per prendere l'eredità di Charles De Gaulle una eredità che i neo gollisti de Les Républicaines hanno completamente anacquato negli ultimi anni. E se il Front national riprende le classiche tematiche dell’estrema destra: la priorità nazionale, il razzismo anti-immigrato soprattutto anti-mussulmano che restano al centro della sua politica non lo si può però definire un partito fascista classico e non a caso dopo queste elezioni il FN ha deciso di cambiare il suo nome.

lunedì 1 maggio 2017

PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA CONTRO I PADRONI di Chiara Carratù





PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA CONTRO I PADRONI
di Chiara Carratù


Oggi più che mai è necessaria una campagna per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario ed è necessario l’intervento dello stato per creare occupazione per tutti/e. Oggi più che mai è necessario un progetto politico che si ponga l’obiettivo di un forte cambiamento sociale e dell’abbattimento del capitalismo



Il primo maggio nella storia

Il primo maggio è nato alla fine dell’800 come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori e lavoratrici che, senza barriere sociali e geografiche, si sono uniti per rivendicare i loro diritti e per migliorare la loro condizione.
La data scaturì da una proposta concreta le cui parole d’ordine furono sintetizzate nello slogan, coniato in Australia nel 1855, “otto ore di lavoro, otto ore di svago, otto ore per dormire”.
La lotta per l’abbassamento dell’orario di lavoro è stata, nella storia del movimento operaio di fine Ottocento e Novecento, dura e non tutti i paesi arrivarono nello stesso momento a leggi che introducevano la giornata lavorativa di otto ore. Furono necessari anni di lotte e una mobilitazione duratura e prolungata nel tempo che costò la vita anche a molti lavoratori e lavoratrici.
Il primo stato ad approvare una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto fu lo stato dell’Illinois nel 1866. La classe operaia statunitense fu protagonista di scioperi e manifestazioni poderose che aprirono la strada alla classe operaia europea, francese in particolare, che proprio alla fine dell’800 fu protagonista della straordinaria esperienza della Comune.

sabato 29 aprile 2017

POPULISMO E CONTRO-POPULISMO NELLO SPECCHIO AMERICANO di Étienne Balibar





POPULISMO E CONTRO-POPULISMO NELLO SPECCHIO AMERICANO
di Étienne Balibar



Negli Stati Uniti, dopo l’elezione di Trump, i miei amici e i miei studenti avevano sempre la stessa domanda sulle labbra: chi è il prossimo? Crede che Le Pen vincerà le elezioni francesi? Sullo sfondo della rovina delle politiche redistributive cancellate dal neoliberalismo, gli scenari evocati richiamavano alternativamente una sorta di effetto domino – ogni “democrazia liberale” che cade trascina con sé la seguente – e il principio di contagio. La Brexit gli appariva come un segno premonitore di nuove “cattive sorprese” a venire. Lo scacco di Renzi al “suo” referendum costituzionale e la rinuncia di Hollande a candidarsi alla propria successione facevano eco alla disfatta di Hilary Clinton e segnalavano la decomposizione del “centro-sinistra”. Le elezioni presidenziali austriache non risultavano altro che una tregua momentanea, mentre le manifestazioni dei cittadini e delle cittadine di Polonia contro il sistema Kaczynski incarnavano una fragile speranza di resistenza. La questione di sapere se Merkel avrebbe “tenuto” di fronte alla sua estrema destra, ostile all’accoglienza dei rifugiati, fungeva da variabile strategica (si era prima degli attentati di Natale a Berlino).

Ora scopro che le stesse questioni agitano l’opinione e la stampa europea. E da una parte all’altra dell’Atlantico è la categoria di “populismo” che, malgrado la temibile confusione a cui dà luogo, continua a polarizzare analisi e speculazioni.

martedì 25 aprile 2017

#MACRON, #LE PEN,CHI PERDERA' DI PIU'? di Pino Cabras




#MACRON, #LE PEN,CHI PERDERA' DI PIU'?
di Pino Cabras



Il ballottaggio non è sul consenso per sé, ma sul dissenso verso l'altro candidato. Non vincerà il più amato e apprezzato, perderà il più odiato e temuto



Il risultato del primo turno delle presidenziali francesi regala al candidato di plastica Emmanuel Macron, l'uomo dei Rothschild, le apparenti maggiori possibilità di vittoria per il secondo appuntamento alle urne, quello del 7 maggio, quando dovrà vedersela con Marine Le Pen.

I quattro candidati più votati (Macron, Le Pen, Fillon, Mélenchon) si sono spartiti l'80 per cento dei voti, collocandosi ciascuno poco sopra o poco sotto il 20 per cento. Con un dato di partenza così basso, il meccanismo del ballottaggio non potrà mai a giocarsi sul consenso per sé, ma sul dissenso verso l'altro candidato. Non vincerà il più amato e apprezzato, perderà il più odiato e temuto. Entrambi i candidati sono in grado di attirare su di sé le principali forme di dissenso già sperimentate in questi anni nel discorso pubblico dei paesi occidentali. Ognuna di queste forme ha i suoi intellettuali organici, i suoi media di riferimento, i suoi argomenti dominanti.

lunedì 24 aprile 2017

VITE, LA 6e REPUBLIQUE! di Stefano Santarelli




VITE, LA 6e REPUBLIQUE!
di Stefano Santarelli



I risultati elettorali di ieri nel primo turno delle elezioni presidenziali francesi hanno evidenziato la crisi mortale della Quinta Repubblica. Lo dimostra proprio il fallimento elettorale dei due tradizionali partiti che negli ultimi quarant'anni hanno governato la Francia: i neogollisti de Les Républicaines e il Partito Socialista che non sono riusciti ad arrivare al ballottaggio. Ma se nel caso de Les Républicaines questa crisi è dovuta principalmente agli scandali legati alla corruzione e al nepotismo che hanno colpito il suo candidato François Fillon e che comunque ha fatto ottenere quasi il 20% dei voti al contrario i risultati del Partito Socialista sono stati un'autentica Waterloo con il 6,3% dei voti.
La sconfitta del suo candidato Benoît Hamon non è dovuta all'insipienza del personaggio ma si è voluto invece punire la politica imperialista e capitalista condotta dal Presidente Hollande il quale per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica non si è neanche candidato per la rielezione, oltretutto va segnalato anche il fatto che la sua presidenza è stata impotente di fronte agli attacchi terroristici condotti dall'Isis nel territorio francese.
Bisogna ricordare che nelle ultime elezioni presidenziali del 2012 il PS di Hollande aveva preso il 28,63% dei voti, voti che oggi in buone parte sono andati al neo liberale Macron e alla France Insoumise di Mélanchon. A questo punto si apre per il Partito Socialista una crisi che probabilmente metterà fine alla sua stessa esistenza.

mercoledì 19 aprile 2017

COMUNISTI CONTRO STALIN di Luca Cangianti

 
 
 
COMUNISTI CONTRO STALIN
di Luca Cangianti




Cercarono fino alla fine di rompere il silenzio, di denunciare l’atrocità che si stava per compiere. In viaggio verso i campi di concentramento praticarono lo sciopero della fame, srotolarono striscioni e cercarono di coinvolgere la popolazione delle città che attraversavano. Sui battelli che li deportavano verso regioni remote, si riunirono in assemblea e firmarono risoluzioni di protesta da inviare al comitato centrale del partito e alla Terza internazionale. In una bottiglia inserirono un messaggio e la lanciarono nelle acque dello stretto di La Pérouse. Sulla tundra ghiacciata, mentre marciavano a gruppi di cento, sapendo di andare incontro alla fucilazione, cantavano L’internazionale. I giudici, la polizia segreta e il partito li avevano schedati con la sigla Krtd, cioè “controrivoluzionari terroristi trotskisti”, ma loro si definivano “bolscevico-leninisti” per rivendicare il comunismo dei primi anni della rivoluzione, di contro alla degenerazione verificatasi con l’ascesa al potere di Iosif Stalin.
Finalmente è stato pubblicato in italiano Comunisti contro Stalin di Pierre Brouè, lo storico e attivista francese scomparso nel 2005, famoso per le sue ricerche sul movimento comunista internazionale. Il libro, uscito in edizione originale nel 2003, è basato sul materiale reso disponibile con l’apertura degli archivi sovietici. Scopo dichiarato dell’opera, costruita intorno alle biografie di circa 700 oppositori, è sottrarre all’oblio la vita e i nomi delle migliaia di comunisti sovietici massacrati negli anni trenta dello scorso secolo.
L’epiteto di “trotskista” finì per essere rivolto contro chiunque criticasse l’involuzione autoritaria che aveva distrutto la democrazia dei soviet, vietato qualsiasi forma di libertà politica e consegnato il potere a una casta di grigi impiegati di partito, interessata alla difesa del proprio status, dei propri magazzini speciali e di tutti gli altri privilegi ai quali non aveva accesso la maggior parte della popolazione lavoratrice, affamata e sfiancata dai ritmi della produzione taylorista. Tra i comunisti antistalinisti sovietici non troviamo quindi solo i veri e propri seguaci di Lev Trotsky, raggruppati nell’Opposizione di sinistra, ma anche appartenenti ad altre correnti quali ad esempio l’Opposizione operaia, i decisti e i neopopulisti.

lunedì 10 aprile 2017

CARLO PISACANE di Giancarlo Iacchini





CARLO PISACANE
di Giancarlo Iacchini



«Forti nella giustizia della causa, ci dichiariamo iniziatori della rivoluzione italiana. Se il paese non risponderà al nostro appello, non senza maledirlo, sapremo morire da forti, seguendo le nobili falangi dei martiri italiani». A seguire, la data del 25 giugno 1857 e le 20 firme dei patrioti imbarcatisi sul piroscafo “Cagliari” e diretti a Sapri, per cominciare appunto la “rivoluzione italiana” all’insegna dell’unità nazionale e della giustizia sociale, pronti a “immolarsi per la libertà dell’Italia” – come scrivono nel documento siglato a bordo, durante la spedizione partita dal porto di Genova – nel caso in cui la loro impresa dovesse fallire. Il primo dei venti nomi è quello di Carlo Pisacane (1818-1857): questo nostro breve e solidale ricordo si colloca tra il 200° anniversario della nascita e il 150° del suo eroico sacrificio.

Pisacane era un napoletano di origini aristocratiche, avviato alla carriera militare nell’esercito borbonico dopo la morte del padre. L’amore (ricambiato) per Enrichetta Di Lorenzo, una ragazza legata ad un matrimonio combinato dalla famiglia, gli fa scoprire la causa dell’emancipazione della donna, e la necessità di rifiutare le convenzioni sociali in base alla spontaneità dei sentimenti e ai diritti di libertà dell’individuo. Nel 1846, dopo avere esternato la propria ammirazione per le gesta di Garibaldi in America Latina, subisce un’aggressione che gli procura serie ferite. Abbandonata Napoli insieme alla sua compagna, è tra i protagonisti dei moti del ’48-49: partecipa infatti all’insurrezione di Milano (le Cinque Giornate) durante la quale conosce Cattaneo e Ferrari – condividendo il federalismo democratico del primo e il radicalsocialismo del secondo – e alla Repubblica Romana, alla cui difesa collabora attivamente anche sul piano militare, sotto le direttive di Mazzini, del quale approva l’ideale repubblicano ma non lo spiritualismo a sfondo religioso, e da cui si distingue per la forte attenzione alla questione sociale.

domenica 9 aprile 2017

IL "PICCOLO CESARE" AL CONGRESSO DEL PD di Diego Giachetti






IL "PICCOLO CESARE" AL CONGRESSO DEL PD
di Diego Giachetti




Renzi “narra” di meno, è più riservato, tiene a freno lingua, twitter e partecipazione ai talk show, in compenso ci pensano i mass media fare del congresso del Pd un evento che surclassa tutti gli altri, rappresentandolo come l’ombelico del mondo italiano. Ingrati tempi ci costringono a seguire la prima fase del congresso, quello riservata agli iscritti, a cui seguirà la seconda quella delle primarie aperte a tutti. I risultati del primo tempo sono noti, Matteo Renzi ha ottenuto 176.743 voti, pari al 66,73% dei 264.879 voti validi (su 266.370 votanti, cioè il 59,15% degli iscritti), Andrea Orlando si è fermato al 25,26%, con 66.917 voti, Michele Emiliano è arrivato terzo con 21.219 voti, pari all’8%.

Innanzi tutto non bisogna fare come fa Renzi il quale, non a caso, sbandiera la percentuale del suo successo, dimenticando i valori assoluti. I numeri parlano di un partito che si è fatto più piccolo, di una partecipazione politica attiva alla discussione in calo, così come sono diminuiti anche i votanti. Nel 2009 il Pd dichiarava 831.042 iscritti, nel 2013 erano calati a 539.354, dopo i tre anni di segreteria Renzi oggi risultano essere 449.852, meno 90 mila circa. Il partito guidato da Renzi ha subìto una cura dimagrante, senza attendere l’uscita dei “bersaniani”. Dei rimasti solo 266.726 hanno votato nei congressi di circolo del Pd, un’affluenza pari al 59%. Un piccolo universo, neanche rappresentativo più di tanto dei “fedeli” iscritti alla ditta: un 41% non ha neanche votato. Ecco che il 67% sbandierato come vittoria travolgente di Renzi si ridimensiona per acquisire il suo reale peso: poco più di 170 mila voti. Un successo in declino anche tra i fedelissimi del Pd. Sempre inchiodandosi sulle percentuali, il Pd sottolinea che l’affluenza a questo congresso è superiore a quella del 2013, quando arrivò al 55,34%. Tuttavia, sotto il profilo dei numeri assoluti, quattro anni fa gli iscritti erano 539.354 e i votanti 298 mila circa. Quindi anche in questo caso si registra al netto un calo di partecipazione di oltre 30 mila iscritti.

domenica 26 marzo 2017

BREVI CONSIDERAZIONI SULLA GIORNATA EUROSTOP DI IERI, SABATO 25 MARZO 2017 di Lorenzo Mortara






BREVI CONSIDERAZIONI SULLA GIORNATA EUROSTOP DI IERI, SABATO 25 MARZO 2017  
di Lorenzo Mortara



1 – In fondo chi dice che senza uscire dall’Unione Europea, non sia possibile cambiare in alcun modo le politiche così mal dette di austerità, cioè le consuete politiche di sfruttamento del Capitale, sta dicendo in termini marxisti che la sovrastruttura politica dell’Europa è molto più importante della sua struttura economica capitalistica. Il marxismo non è dogmatico come pensano i liberali, può anche ammettere un cambiamento delle sue leggi, ma essendo una scienza chiede almeno che si spieghi con precisione dove e quando sia avvenuto un simile ribaltamento di paradigma, cosa che i sovranisti nazionali di sinistra si guardano bene dallo spiegare. L’idea quindi che non sia possibile alcuna politica difensiva del proletariato all’interno dell’Unione Europea, è un semplice assioma, e come tale basta e avanza per catalogarlo tra gli errori d’impostazione che infiniti lutti hanno portato agli operai e che ancora ne porteranno se non verranno corretti. La struttura dell’Europa da 60 anni a questa parte, non è cambiata ed è il capitalismo. Se era possibile allora ottenere risultati parziali, è possibile anche adesso. Decide la lotta di classe, non quella istituzionale. In fondo i sovranisti non fanno che ribadire che bisogna partire dall’alto delle istituzioni borghesi anziché dal basso dello scontro proletario nelle fabbriche.

domenica 19 marzo 2017

PERCHE' DICO CHE STA CROLLANDO LA SECONDA REPUBBLICA? di Aldo Giannuli





PERCHE' DICO CHE STA CROLLANDO LA SECONDA REPUBBLICA?
di Aldo Giannuli



Una serie di sintomi grandi e piccoli indicano come, ormai, il processo di sfaldamento della Seconda Repubblica sia in atto: il disfacimento del Pd, l’atonia del governo Gentiloni, il ritorno degli scandali che “puntano in alto” e che ormai coinvolgono non solo la politica ma anche il giornalismo (e si pensi al penosissimo caso del “Sole 24 ore” le cui azioni ormai valgono carta straccia), ancora una volta i magistrati vengono a far da becchini al sistema e i sondaggi segnalato la caduta rovinosa della fiducia dei cittadini in tutte le istituzioni. La macchina dello stato è in panne con ogni evidenza, e la politica è un motore fuso.

Ma tutto questi, appunto, sono i sintomi, non sono le cause del crollo. Il malessere profondo, lo abbiamo detto, è iniziato anni addietro, dal 2013 che, per la Seconda Repubblica, è stato quello che il 1987 è stato per la Prima. La rovina di un sistema politico non si verifica in un solo momento, ha sempre un processo che inizia molto prima e diventa più veloce alla fine.

Il 2013 ha segnato la rottura dell’equilibrio bipolare con l’irruzione sulla scena del M5s, poi la prima sentenza della Corte Costituzionale che metteva limiti al sistema elettorale maggioritario, quindi l’ondata di processi che sconvolgeva la testa di classifica delle imprese italiane, il conseguente scioglimento del “salotto buono”, eccetera.

Dopo la breve e poco seria parentesi renziana (che ha rallentato, ma assolutamente non bloccato la decadenza del sistema e del paese), le tensioni hanno preso nuovamente ad addensarsi per esplodere il 4 dicembre 2016.

Nessun sistema politico è eterno ed ha una durata più o meno lunga: ma ce ne sono di durata maggiore come l’Italia liberale (che durò dal 1861 al 1922, 51 anni) o la Prima Repubblica (1946-1993, 47 anni) e di breve come il fascismo (1922 al 1943, 21 anni, 23 se includiamo anche l’occupazione nazista), o la Seconda Repubblica (1993 2016, 23 anni più o meno quella del fascismo). Ovviamente la durata dice anche della solidità di un sistema e, se la durata è troppo breve, significa che c’erano fragilità costitutive che non hanno retto alla prova del tempo.

giovedì 23 febbraio 2017

RIFECERO IL SACCO DI ROMA E LO CHIAMARONO STADIO di Fabio Cerulli







RIFECERO IL SACCO DI ROMA E LO CHIAMARONO STADIO
di Fabio Cerulli


 Un progetto abnorme. La spirale che ingoia il M5S. Il ruolo del PD e delle forze politiche. La campagna mediatica e la prefigurazione di un nuovo blocco sociale




La vicenda della grande speculazione edilizia che impropriamente viene chiamata dello “stadio della Roma” è emblematica di una molteplicità di aspetti che coinvolgono la pervasività del capitale finanziario e della rendita fondiaria, l’assetto delle relazioni di potere e di dominio nelle grandi città, la natura sociale del M5S e dei suoi gruppi dirigenti, le grandi questioni dell’urbanistica e della storia delle relazioni di subalternità al capitale immobiliare che tutte le amministrazioni hanno avuto in decenni. Se dovessimo partire dalla fine, dalle conclusioni, potremmo sintetizzare in questo modo:

sabato 18 febbraio 2017

LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE di Stefano Santarelli




LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE

di Stefano Santarelli



Forse quello che chiamiamo follia non è altro che logica portato all'estremo”
Boileau-Narcejac



Indiscutibilmente Vertigo, 1958, (La donna che visse due volte) è il capolavoro assoluto di Alfred Hitchcock. Tratto dal romanzo D'entre les morts di Pierre Boileau e Thomas Narcejac la più celebre coppia di scrittori di Noir francesi, autori tra l'altro dei migliori apocrifi sul celebre ladro-gentiluomo Arsène Lupin, questo film testimonia la completa maturità raggiunta dal grande regista inglese.
Hitchcock in verità si era già innamorato di un precedente romanzo di questa coppia di giallisti francesi “Celle qui n'était plus”, ma il regista Henri-Georges Clouzot lo precedette e ne trasse il più celebre Noir francese “I diabolici” interpretato dalla grande Simone Signoret. Leggendo D'entre les morts Hitchcock ne compra subito i diritti spostando la vicenda dalla Francia della Seconda guerra mondiale alla contemporanea San Francisco.
Il titolo originale del film non era altro che la traduzione inglese del romanzo di Boileau-Narcejac “From Among the Dead ” (Tra i morti), ma venne poi trasformato dallo stesso regista in “Vertigo”. A mio avviso il titolo italiano (La donna che visse due volte) è migliore, per una volta tanto, a quello originale.
Rispetto al romanzo, a cui Vertigo è in fondo molto fedele a parte l'ambientazione della storia, la vera differenza risiede nel finale dove il protagonista strangola in un impeto di rabbia la povera Madeleine.
Print Friendly and PDFPrintPrint Friendly and PDFPDF