martedì 12 giugno 2018

IL NUOVO DISORDINE MONDIALE DI USA, RUSSIA E CINA di Alberto Negri





IL NUOVO DISORDINE MONDIALE DI USA, RUSSIA E CINA 
di 
Alberto Negri


G7 in declino. Al tavolo che conta gli europei sono i camerieri. Intanto l'economia mondo, quella che fa veramente paura a Washington, si riunisce nella città costiera cinese di Qingdao




Il mondo si divide in due, magari pure in tre o quattro parti in competizione tra loro e la remota provincia italica, ambita solo da rifugiati e migranti, litiga per capire dove sta, spaventata di diventare la nuova Cuba del Mediterraneo. Ci manca solo la battuta di Tony Montana-Al Pacino in Scarface «Io un comunista lo ammazzo anche gratis» e poi le abbiamo sentite tutte in questi giorni di G-7 su Putin, la Nato e l’Italia.Sembrava, a leggere i nostri giornali dove milita una bella fetta di tremebondi ex comunisti, che fossimo in procinto di abbandonare l’Alleanza, chiudere la basi e sequestrare 120 testate nucleari agli americani: all'armi, il fantasma di Ghino di Tacco è tornato a Sigonella.

E invece a Trump il premier Conte, un devoto di padre Pio, piace così tanto da invitarlo subito alla Casa bianca: il nostro debuttante è stato l’unico ad abboccare al tweet di The Donald per far rientrare la Russia nel summit, espulsa dopo l’annessione della Crimea nel 2014. Invito che ha irritato gli altri partner europei ed è stato respinto al mittente da Mosca: «Siamo interessati ad altri formati».

sabato 9 giugno 2018

BLACK PANTHER di Stefano Santarelli




BLACK PANTHER
di Stefano Santarelli



Nella profonda crisi di idee che attanaglia il cinema hollywoodiano dove si assistono a rifacimenti francamente inutili e di cui non si sentiva la necessità di film più o meno celebri del passato, penso a pellicole come “Il grinta” o al recente “Papillon” dove due icone del cinema mondiale come Steve Mc Queen e Dustin Hoffman sono stati sostituiti da due attori non certamente alla loro altezza, spiccano le opere cinematografiche tratte dai fumetti specialmente da quelli della Marvel.
La Marvel rispetto alla rivale DC Comics ha il pregio di presentare personaggi molto più problematici e complessi dei vari Superman o Wonder Women e questo ha aiutato a creare film anche pregevoli basti pensare allo struggente e nostalgico “Capitan America: il soldato d'inverno” (2014) basato sulla sceneggiatura di Stephen McFeely e Christopher Markus che rispecchia fedelmente il lungo ciclo dei fumetti scritti da Ed Brubaker nel 2005/06 (Out of time – The lonesome death of Jack Monroe – The winter soldier).

Il recente “Black panther” è tra i film della Marvel sicuramente uno dei più originali.
T'Challa, il vero nome della Pantera Nera, esordisce nei fumetti nel lontano luglio del 1966 come comprimario nelle avventure dei “Fantastici quattro” e riflette la dura battaglia dei diritti civili per le persone di colore che dalla metà degli anni cinquanta in poi imperversarono negli Stati Uniti. Un movimento questo caratterizzato dalla non violenza e dalle marce pacifiche che culminarono nella celebre marcia di Washington del 28 agosto 1963 e nel memorabile discorso di Martin Luther King “I have a dream”.
Questo processo di emancipazione della comunità afroamericana aveva già prodotto capolavori artistici sia nel cinema che nella letteratura  basti ricordare soltanto l'opera di Harper Lee “Il buio oltre la siepe” (1960 - To kill a mockingbird) vincitrice del Premio Pulitzer e che due anni dopo venne portato sullo schermo con un film di enorme successo che ottenne ben tre Oscar su otto nomination.

lunedì 4 giugno 2018

IL GOVERNO DI DESTRA E' NATO: DURERA'? di Aldo Giannuli





IL GOVERNO DI DESTRA E' NATO: DURERA'?
di Aldo Giannuli



Dopo un travagliatissimo parto è nato il “governo del cambiamento” e ci chiediamo se e quanto durerà. Va da sé che c’è già una data entro la quale questa maggioranza “farà il tagliando”: maggio prossimo alle europee. E si richiedono due condizioni per passare l’esame: che la somma del due partiti registri una sostanziale tenuta e che nessuno dei due subisca una flessione superiore al 4-5%. Diversamente, si riaprirebbe la partita degli equilibri interni e questo potrebbe portare anche ad elezioni anticipate.

Ma, se c’è un termine massimo per la verifica, non è detto che questo sia anche il termine minimo: la maggioranza potrebbe anche durare molto meno e squagliarsi in pochissimo. Infatti, questo è un governo che nasce molto debole e non solo per la risicatissima maggioranza al Senato, ma anche per l’opposizione compatta delle èlites finanziarie, amministrative, istituzionali, mediatiche che non sarà affatto semplice vincere.

martedì 29 maggio 2018

IL RICATTO DI MATTARELLA NEL NOME DEI "MERCATI"





IL RICATTO DI MATTARELLA NEL NOME DEI "MERCATI"


CRISI SENZA FINE DI UN SISTEMA MARCIO!


Con la rinuncia del primo ministro Conte e con l’incarico a Cottarelli si è consumato un nuovo passaggio nella profonda crisi politica italiana e non solo.

I tatticismi parlamentari non possono spiegare interamente questa svolta a dir poco inattesa. Indubbiamente Salvini si sentiva sempre più stretto nell’alleanza con i 5 Stelle e pensa di poter passare all’incasso con nuove elezioni. Da parte sua Mattarella temeva come il fuoco un governo Lega-M5S che varasse la prossima legge finanziaria ed è riuscito, col suo veto su Paolo Savona come ministro, a resuscitare il “governo neutrale” che aveva già proposto senza esito alcune settimane fa.

Tuttavia questi calcoli appaiono deboli e fondati su dei veri e propri azzardi. Anche i cosiddetti “poteri forti” esprimono più preoccupazione che fiducia negli effetti della mossa di Mattarella. Confindustria si stava già apprestando a gestire un rapporto con l’annunciato governo giallo-verde, rapporto che certo non sarebbe stato idilliaco ma che pragmaticamente i padroni nostrani pensavano di poter ricondurre alla (loro) ragione. Persino il presidente francese Macron, totem dell’ortodossia liberista ed europeista, aveva già fatto una telefonata informale a Conte proponendogli di collaborare sul piano europeo.

lunedì 21 maggio 2018

NORVEGIA: A VOLTE BASTA UN SOLO DEPUTATO PURCHE' "ROSSO" di Cristiano Dan





NORVEGIA: 
A VOLTE BASTA UN SOLO DEPUTATO PURCHE' "ROSSO"
di 
Cristiano Dan


La notizia non è “fresca di stampa”, risale al marzo scorso, ma poiché la “stampa”, quanto meno quella italiana, non se n’è occupata, non è inutile darle un minimo di rilievo. Tanto più che di questi tempi i successi, anche piccoli, ottenuti dalla sinistra anticapitalista scarseggiano.

La notizia è questa: Sylvi Listhaug, la ministra della Giustizia, della sicurezza e dell’immigrazione del governo norvegese di destra, definita spesso come il «Trump» in quel Paese per via della sua xenofobia, si è dimessa. O meglio, ha dovuto dimettersi.

sabato 19 maggio 2018

ACCIAIO: SUL TITANIC DELL'ALLEANZA MOV5STELLE-LEGA E DELLE BUROCRAZIE SINDACALI SI BALLA MENTRE LA STRAGE CONTINUA





ACCIAIO: 
SUL TITANIC DELL'ALLEANZA MOV5STELLE-LEGA E DELLE BUROCRAZIE SINDACALI SI BALLA MENTRE LA STRAGE CONTINUA




L’ultimo incidente mortale di Taranto, che è costato la morte ad Angelo Fuggiano, e la drammatica domenica alle Acciaierie Venete di Padova (“Mio marito, pur sotto morfina, urla di dolore – ha raccontato Maria Lavinia, la moglie di David Di Natale giorni dopo l’accaduto) – il calore è stato così elevato che la pelle sta ancora bruciando”) sono le ultime testimonianze della strage e del dramma continuo nel mondo del lavoro (il numero di morti dall’inizio dell’anno non può essere definito in altro modo se non appunto strage), soprattutto nei settori più inquinanti e a rischio. Come l’acciaio. Mentre burocrazie sindacali e un governo ormai senza nessuna legittimità democratica continuano a sedere al tavolo dell’accordo ad ogni costo con l’Arcelor Mittal, e Movimento 5 Stelle e Lega continuano nel loro balletto e nei loro proclami di propaganda mentre cercano la strada per costruire un governo insieme, questa è la realtà del nostro Paese. L’acciaio uccide ripetutamente, inquinando e devastando i territori (Taranto su tutti) e per condizioni di lavoro dove sicurezza e salubrità non hanno mai avuto cittadinanza .

Gli innumerevoli infortuni mortali e quelli invalidanti dimostrano, ancora una volta, che bisogna generalizzare la lotta e fare sul serio una battaglia per fermare la mattanza di lavoratori e lavoratrici, rivendicando massicci investimenti per la sicurezza e l’ambiente facendo prevalere l’incolumità e la salubrità dei lavoratori e dei cittadini al profitto.

Ma tutto questo non sembra interessare minimamente i promotori del governo gialloverde come dimostra il “contratto di governo” che è stato reso pubblico. E i balbettii, gli scioperi quasi timidi della triplice, i proclami più di propaganda che reali, sono una risposta totalmente non all’altezza di quanto sta accadendo. Non bastano poche ore di una mobilitazione che non esiste, non bastano poche parole blaterate ai microfoni della stampa. Mentre si continua a sedere al tavolo del quasi ex governo Gentiloni, pronti a cercare un’intesa con gli acquirenti indiani di ILVA che mette al primo posto il profitto capitalista e la produttività. Sacrificando di fatto lavoratori e cittadini. E’ ora che i rappresentanti dei lavoratori, i comitati, le associazioni, tutte insieme pongano in essere azioni di controllo operaio e popolare sulla sicurezza nelle fabbriche. Basta silenzi e omertà sulla totale insicurezza in fabbrica, di produzioni devastanti e vite umane sacrificate.

Le lavoratrici e i lavoratori, i sindacati non complici di tavoli e trattative proni agli interessi padronali, pongano in essere un’azione conseguente alla strage dell’acciaio nel lavoro e nell’ambiente. Basta morti sul lavoro, basta morti avvelenati, basta stragi del capitale.



Sinistra Anticapitalista Taranto


dal sito Sinistra Anticapitalista


La vignetta è del Maestro Enzo Apicella




sabato 12 maggio 2018

IL NOSTRO VICINO NUCLEARE: LA GRANDEUR A TEMPO DI BREXIT di Gregorio Piccin






IL NOSTRO VICINO NUCLEARE: 
LA GRANDEUR A TEMPO DI BREXIT
di Gregorio Piccin




A partire dal 2019 il Regno Unito sarà a tutti gli effetti fuori dall’Unione europea. A dire il vero la sua adesione è sempre stata alquanto ambigua e molto parziale considerato il mantenimento della sovranità monetaria e il reale collocamento strategico/militare (più spostato verso Usa e Commonwealth che interno all’asse franco-tedesco europeo). Tuttavia, indipendentemente dal profilo sfuggente del Regno Unito, in Europa la politica estera comune non è mai esistita: ogni Paese si fa gli affari suoi e dove necessario, li difende anche militarmente in concorrenza con gli altri. Questa è ancora la realtà materiale delle relazioni internazionali. E poco conta se dagli anni novanta si sia astrattamente creduto ad una presunta “fine degli Stati” a fronte dei fenomeni di globalizzazione e finanziarizzazione. Nella grande maggioranza dei casi, gli Stati stanno semplicemente dismettendo la loro funzione regolatrice per concentrarsi sulla funzione repressiva interna e di proiezione militare verso l’esterno. Lo schema neocoloniale, in sintesi, rappresenta la versione aggiornata e perfezionata del colonialismo e dell’imperialismo novecenteschi: multinazionali di bandiera e grandi banche > ricerca scientifica e tecnologica > professionalizzazione delle Forze armate > controllo dei mercati, della forza lavoro e delle materie prime. Si è di fatto passati a piè pari dalla “civilizzazione” della Belle epoque alla “democratizzazione” post ’89 e la Francia, in questo senso, è grande maestra. Se consideriamo il paniere delle devastanti aggressioni militari occidentali dell’ultimo venticinquennio ogni Paese ha infatti partecipato o meno a seconda degli interessi materialmente in campo. Fa eccezione l’Italia che si è sempre indistintamente buttata nella mischia, a prescindere persino da qualsiasi valutazione di così detto interesse nazionale, per dimostrare “responsabilità e prestigio” ovvero un imbarazzante servilismo nei confronti di Washington. La Brexit ha quindi consegnato alla Francia l’indiscusso primato militare in Europa. Questo Paese è infatti una media potenza militare, con potere di veto all’Onu, con autonome capacità nucleari, con estesi interessi neocoloniali in Africa e in Medio oriente, con basi, avamposti e pezzi di “territorio nazionale” in diversi continenti ed oceani e con conseguenti spiccate capacità di proiezione della forza militare.

domenica 6 maggio 2018

KARL MARX: L'UOMO, IL FILOSOFO, IL RIVOLUZIONARIO di Alan Woods




KARL MARX: L'UOMO, IL FILOSOFO, IL RIVOLUZIONARIO
di Alan Woods



Marx nacque duecento anni fa in Germania, in quella che all’epoca era parte della Prussia. Le province renane a cui apparteneva Treviri tuttavia erano per molti aspetti diverse dai territori prussiani più orientali, arretrati, semi-feudali e reazionari.
Annessi alla Francia durante le guerre napoleoniche, gli abitanti erano stati esposti a idee nuove come la libertà di stampa, i diritti costituzionali e la tolleranza religiosa. Benché la Renania fosse stata ricongiunta all’impero prussiano dal Congresso di Vienna tre anni prima della nascita di Marx, l’influenza di quelle idee lasciò effetti duraturi sul pensiero progressista dei settori più illuminati della società.

Karl Heinrich era uno dei nove figli della famiglia di Heinrich ed Henrietta Marx. Il padre di Marx era un avvocato con idee relativamente progressiste, che leggeva Kant e Voltaire e auspicava una riforma dello stato prussiano. La famiglia era piuttosto benestante: Marx non sperimentò mai povertà o privazioni durante la sua infanzia e la prima giovinezza, anche se ne avrebbe sofferto parecchio successivamente.
Entrambi i suoi genitori erano ebrei, ma nel 1816, all’età di 35 anni, il padre di Karl si convertì al cristianesimo, probabilmente in conseguenza della legge del 1815 che bandiva gli ebrei dall’alta società. È significativo che, sebbene la maggior parte delle persone a Treviri fosse cattolica, egli scelse la confessione luterana, dal momento che “equiparava il protestantesimo con la libertà intellettuale.” In ogni caso Heinrich Marx era tutt’altro che un rivoluzionario e sarebbe senza dubbio inorridito se avesse conosciuto il percorso futuro del suo amato figlio Karl.
Lasciata la scuola, Marx proseguì la sua formazione all’università, dove studiò legge e successivamente storia e filosofia. Mentre studiava a Berlino rimase affascinato dal grande filosofo Hegel. Comprendeva che, sotto una patina superficiale di idealismo, la dialettica di Hegel aveva profonde implicazioni rivoluzionarie. La filosofia dialettica avrebbe formato la base di tutto il suo successivo sviluppo ideologico.

Marx si unì alla tendenza nota come “sinistra hegeliana”, che traeva conclusioni radicali e ateistiche dalla filosofia hegeliana. Tuttavia si stancò ben presto del continuo giocare con le parole e dell’equilibrismo dialettico di questi radicali da accademia, che rapidamente degenerarono in nient’altro che un’associazione di dibattiti.
Marx era molto colpito dalle idee di Ludwig Feuerbach, il quale, partendo da una critica della religione, si era mosso nella direzione del materialismo. Ma criticava Feurbach per il suo totale rifiuto della dialettica hegeliana. Marx riuscì brillantemente a combinare il materialismo filosofico con la dialettica per creare una filosofia completamente diversa e rivoluzionaria.

lunedì 19 marzo 2018

QUALE FUTURO PER POTERE AL POPOLO? di Stefano Santarelli






QUALE FUTURO PER POTERE AL POPOLO ?

di Stefano Santarelli



In una Roma sommersa da una pioggia battente ed asfissiante si è tenuta ieri  l’Assemblea Nazionale di Potere al Popolo. Una Assemblea importante e decisiva per il futuro di questa lista nata per rappresentare una sinistra in crisi ma che cerca disperatamente di uscirne.
Si è svolta al Teatro Italia che ha una capienza di 800 posti ed era completamente pieno con circa 1.000 partecipanti (per la cronaca il Brancaccio ha una capienza di 1.300 posti).
Una grande partecipazione quindi per analizzare il risultato elettorale del 4 marzo e decidere le prossime iniziative.

martedì 13 marzo 2018

LA BORGHESIA CAMBIA CAVALLO di Alessandro Giardiello




LA BORGHESIA CAMBIA CAVALLO
di Alessandro Giardiello


Le elezioni del 4 marzo consegnano alla classe dominante un quadro politico devastato e per certi aspetti inedito. Dovranno fare di necessità virtù e governare con forze politiche che per anni hanno definito antisistema e che proprio per questo sono uscite trionfatrici dalle urne.
Si è parlato assai di un futuro governo M5S-Lega, lo hanno fatto soprattutto esponenti di centrosinistra, ma è l’ipotesi meno realistica di quelle in campo. Tra di Maio e Salvini c’è una competizione oggettiva per la premiership che non può essere aggirata.
Non a caso le dichiarazioni di entrambi nei primi giorni dopo le elezioni vanno nella direzione di “aprire a sinistra”.
Per quanto il centrodestra sia la coalizione con più parlamentari è anche quella che ha meno chances di trovare una maggioranza in parlamento. Ha un bel dire Brunetta che “ci sarà la coda per entrare nel governo”, non si capisce francamente da dove possano uscire 60 deputati e 25 senatori a inizio legislatura senza un accordo politico con una delle altre forze politiche presenti in Parlamento. Può ll Pd demolito dalle elezioni sostenere (seppure con un appoggio esterno) un governo a guida Salvini? Impensabile.
Sono dunque altre le ipotesi che la classe dominante sta prendendo in considerazione.
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