Diari di Cineclub

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venerdì 1 novembre 2019

IL VELO E' SESSISTA E OSCURANTISTA: L'APPELLO DI 100 MUSULMANI E MUSULMANE DI FRANCIA





IL VELO E' SESSISTA E OSCURANTISTA:
L'APPELLO DI 100 MUSULMANI E MUSULMANE DI FRANCIA


“Francesi di cultura o di religione musulmana, umanisti, progressisti e femministi” rispondono qui all'articolo pubblicato su Le Monde e intitolato “Fino a che punto lasceremo correre l'odio verso i musulmani? sottoscritto da 90 personalità. E affermano: il velo è lungi dall'essere un pilastro dell'islam.



Il nostro paese è lacerato da trent'anni dalla questione del velo indossato da alcune francesi di religione musulmana. Queste donne sono sempre più numerose, tanto l'influenza dei predicatori estremisti è forte. La questione è dunque seria. Molte cose sono state dette. Ma molte di queste cose sono false.

A noi francesi di cultura o di religione musulmana, umanisti, progressisti e femministi è sembrato urgente prendere parola pubblicamente a riguardo.

sabato 26 ottobre 2019

IL CUORE DIVELTO: PER UN'ARTE DIVERSA, PER UNA POESIA RIVOLUZIONARIA






IL CUORE DIVELTO:
PER UN'ARTE DIVERSA, PER UNA POESIA RIVOLUZIONARIA


Si può dare, oggi, una poesia rivoluzionaria? Una poesia, cioè, che si agganci a un serio sforzo di trasformazione della realtà senza perdere in forza espressiva né ridursi a mero veicolo per slogan? In questa intervista, Monica Rage à part (*) afferma con decisione tale possibilità. Lo fa anzitutto sulla base di un'esperienza concreta, che ci è parsa sorprendente: la pubblicazione di un breve volume di poesie, Il cuore divelto (Edizioni Monte Bove, 2019), in cui, a nostro avviso, si superano positivamente alcune delle tradizionali dicotomie che segnano l'operato dei poeti engagés. Che spesso alternano liriche nate dal totale ripiegamento sul proprio mondo interiore a componimenti nei quali, svolgendo una funzione "militante", ci si dimentica addirittura del proprio vissuto. 
In alcune delle più dirompenti poesie di Monica, invece, pare non esservi nessuna separazione tra esperienza personale e partecipazione a un percorso collettivo. Di più, come si evince da alcune passaggi della conversazione, siffatta peculiarità deriva anche da una precisa riflessione sul fare artistico e sulla possibilità di emanciparlo dalle catene della società capitalistica.


Prima di tutto vorremmo sapere se questo è il tuo primo libro di poesie...

martedì 22 ottobre 2019

COMO,7 DICEMBRE 2019: SECONDA ASSEMBLEA DI RIFUGIATI E MIGRANTI IN EUROPA







COMO,7 DICEMBRE 2019:
SECONDA ASSEMBLEA DI RIFUGIATI E MIGRANTI IN EUROPA




Organizzato dal Corpo di Coordinazione Internazionale dell'Alleanza Internazionale dei Migranti (International Migrants Alliance), il 7 dicembre prossimo, a Como, si svolgerà un evento di notevole rilievo. Parliamo della seconda "Assemblea a livello europeo di immigrati e rifugiati", ospitata presso la Chiesa di San Martino, in via Alfonso Lisi. In sostanza, si dà finalmente seguito alla significativa assemblea tenutasi a Roma il 22 aprile del 2012: un momento assai partecipato - con "più di un centinaio di rappresentanti di quasi tutte le nazionalità" - che aveva anzitutto cercato di sviscerare le cause all'origine dell'attuale processo migratorio su scala globale. Individuandole in quelle "politiche neoliberali imposte dagli imperialismi nei paesi di origine degli immigrati", che implicano un continuo saccheggio di risorse. Per non dire di un altro portato del sistema capitalistico: "la distruzione dell'intero ecosistema che mette in pericolo l'habitat naturale dell'uomo e delle diverse specie che lo abitano". Un fenomeno, quest'ultimo, ancor più visibile nei paesi dominati, dove le imprese transnazionali non indossano la "maschera ecologista" e danno vita a una incessante azione devastatrice, ostacolata solo dalle coraggiose lotte delle popolazioni locali. Le quali si muovono in un senso opposto a quello seguito dai governi, spesso asserviti a quelle potenze imperialiste che "nella loro voracità non fa non altro che continuare a finanziare guerre e conflitti per il controllo economico, politico e culturale dei territori". Costringendo "intere popolazioni ad abbandonare" il proprio paese d'origine. In un contesto siffatto, risulta quanto mai necessario unire i lavoratori immigrati a livello internazionale: l'effettivo coordinamento tra donne e uomini presenti in varie parti del pianeta, può infatti dar vita ad un autentico contrappeso alle politiche dominanti su scala planetaria. 

martedì 15 ottobre 2019

QUALCHE RIFLESSIONE SU 10 ANNI DI M5S di Aldo Giannuli






QUALCHE RIFLESSIONE SU 10 ANNI DI M5S
di Aldo Giannuli



Il decennale del M5s mi suggerisce qualche riflessione distaccata. A volte per capire un quadro è meglio allontanarsi per farsi un giudizio di insieme e dieci anni sono abbastanza per valutare una forza politica sul medio periodo.

In primo luogo una forza politica che dura 10 anni non è un puro incidente: se si considera che il Psiup ne durò 8, l’Uomo Qualunque 2, il Partito d’azione 4, la Rete 7, la Margherita 8 e che alcuni di questi partiti ebbero momenti significativi, lasciando tracce a volte consistenti nella storia del paese, si ricava che una durata decennale non è poco e riferisce di un certo peso.

lunedì 14 ottobre 2019

POST-FASCISMO E NEO FASCISMO: UN'UTILE DISCUSSIONE di Lidia Cirillo







POST-FASCISMO E NEO FASCISMO:
UN'UTILE DISCUSSIONE
di Lidia Cirillo




Per avvicinarsi alla comprensione del nuovo ciclo politico globale si potrebbe recuperare un concetto noto ma spesso dimenticato, la fine dell’illusione liberale. Non la fine del liberalismo, che in Europa è in difficoltà ma resta ancora egemone, ma la fine della possibilità di illudersi sulla convivenza virtuosa tra liberismo e liberalismo. Il liberismo è nello stesso tempo una teoria e una politica economica fondate sul presupposto che il mercato, se non alterato dalla politica e dall'errore umano, abbia in se stesso i meccanismi del proprio equilibrio. Il liberalismo è un sistema politico, una democrazia che Marx chiamò “formale” e che ha alla base l’astratto citoyen della rivoluzione borghese, teorizza la divisione dei poteri ed è aperta alle libertà individuali. Ma il liberalismo è anche un’ideologia che, come tutte le ideologie, ha il compito di universalizzare gli interessi di una parte e di idealizzarne il ruolo. I fatti hanno dimostrato l’impossibile convivenza e la sua semplicissima ragione. Non si può nello stesso tempo sfruttare senza limiti lavoro produttivo e riproduttivo e poi lasciare libertà di organizzazione e di protesta, diritti civili e politici capaci di saldare le fratture nell'umano prodotte dai rapporti di potere. Per gran parte del XX secolo il liberalismo è stato considerato un residuo del secolo precedente per la sua incapacità di garantire il consenso e il dominio. Il capitale li ha infatti esercitati in Europa o con regimi illiberali di estrema destra oppure accettando che al liberismo fossero imposti limiti e regole. Il capitalismo ha spesso gestito i propri affari con una combinazione dell’una e dell’altra cosa. Non per caso ai tempi della guerra in Indocina si parlò a proposito degli Stati Uniti di “fascismo esterno” per spiegare l’apparente paradosso di una democrazia che non esporta democrazia ma il dominio imposto con la violenza. In Francia i governi liberisti di destra e di sinistra giustificano oggi l'islamofobia con la presunta superiorità culturale della patria dei “droits de l’homme”, mentre (come osserva Palheta) proprio la presenza di immigrati musulmani testimonia una storia di torture e massacri. Ma anche all'interno la combinazione è evidente. Negli Stati Uniti una costituzione di diritti universali ha convissuto negli Stati del Sud con leggi che ostacolavano l’accesso al voto degli afroamericani. L’Europa ha lasciato vivere fino agli anni Settanta due regimi fascisti al potere e dei rapporti in Italia tra fascisti e apparati di Stato sono state piene per decenni le cronache.

Come mai l’illusione liberale si è riproposta in Europa, quando una vicenda politica così lunga sembrava averla privata di ogni efficacia? Si è riproposta perché la distruzione dei rapporti di forza che avevano indotto il capitalismo a superare il liberalismo, gli ha consentito di tornare alla forma politica che gli è più congeniale. La morte del vecchio nemico, cioè la scomparsa-decomposizione-metamorfosi del movimento operaio del Novecento, non ha potuto però scongiurare la crisi di consenso prodotta dal liberismo, cioè da un contesto di impoverimento, crescita delle disuguaglianze e dello sfruttamento, smantellamento progressivo del welfare e degrado del tessuto urbano. Le sinistre europee, in gran parte convertite al liberismo liberale, sono ovviamente coinvolte nella sua crisi e l’ascesa delle destre estreme ne rappresenta oggi la più inquietante delle conseguenze. Anche per il presente vale tuttavia ciò che valeva per il passato e cioè che l’impossibile convivenza non si manifesta solo attraverso la comparsa di movimenti di destra radicale ma è già evidente nei discorsi e nei comportamenti del liberismo liberale. Nel caso della Francia (per fare solo l’esempio più efficace) Sarkozy, Hollande e Macron non hanno solo regalato alle classi popolari l’austerità ma hanno anche continuamente contraddetto l’ideologia della sia pure astratta égalité. La ragione non è stata solo l’opportunistica accettazione dell’agenda politica del Fronte Nazionale nell'insensata speranza di indebolire la destra oppure di sottrargli parte dell’elettorato. C’è stata anche la logica inevitabile per cui chi consente al libero mercato di dominare incontrollato deve poi in qualche modo fare propri gli argomenti che lo giustifichino. Questi racconti possono essere assai diversi tra loro ma, nel caso del liberismo liberale, hanno sempre i medesimi obiettivi: dividere coloro che avrebbero tutte le ragioni per rivoltarsi; dotarsi preventivamente di leggi e di misure capaci di fronteggiare le prevedibili rivolte; creare diversivi rispetto alle responsabilità reali della miseria e del disagio.

sabato 10 agosto 2019

L’ALTRO UNIVERSO TOTALITARIO: ODISSEA ITALIANA NEL GULAG di Antonio Carioti





Il comunista Dante Corneli si rifugiò in Urss in epoca fascista ma venne internato. Ora escono tutti i suoi scritti, testimonianza della repressione staliniana (e della connivenza di Togliatti)


L’ALTRO UNIVERSO TOTALITARIO:
ODISSEA ITALIANA NEL GULAG 
di Antonio Carioti



Tutti sanno che l’Italia vanta uno dei più importanti testimoni di Auschwitz, quel Primo Levi di cui abbiamo appena celebrato il centenario della nascita. Assai meno noto è il nostro connazionale che raccontò la sua esperienza diretta nell'altro universo concentrazionario del Novecento, il Gulag.

mercoledì 7 agosto 2019

ISRAELE: UNO STATO A PARTITO UNICO di Gideon Levy





ISRAELE: 
UNO STATO A PARTITO UNICO
di Gideon Levy


Questo giovedì 1° agosto verranno registrate [in vista delle elezioni in Israele il prossimo 17 settembre] decine di liste elettorali, in una dimostrazione fasulla di pluralismo. La popolazione è polarizzata? Non politicamente. Gli elettori hanno spirito critico? Altra illusione. Le elezioni prospettano alternative? Altro inganno.

Israele sta trasformandosi in un Paese che ha una sola idea, e pertanto di fatto in uno Stato a partito unico. Certo, vi sono innumerevoli liste elettorali, e due blocchi, uno di sinistra e l’altro di destra. Molto rumore per nulla. Le differenze fra loro sono trascurabili, a eccezione di una questione che eclissa tutte le altre: sì o no a Benyamin Netanyahu.

lunedì 5 agosto 2019

HIROSHIMA E NAGASAKI: STORIA DI UNA MISTIFICAZIONE INTERESSATA di Aldo Bronzo






HIROSHIMA E NAGASAKI:
STORIA DI UNA MISTIFICAZIONE INTERESSATA
di Aldo Bronzo



In occasione del 74° anniversario del bombardamento atomico della città giapponese di Hiroshima il 6 agosto 1945 (seguito poi tre giorni dopo da quello di Nagasaki), pubblichiamo volentieri un breve testo del compagno Aldo Bronzo, che opera un’efficace demistificazione della narrazione ufficiale deresponsabilizzante di tutti i governi statunitensi succedutisi fino ai giorni nostri, dimostrando che il bombardamento atomico delle due città giapponesi fu un deliberato crimine contro l’umanità.





LA RIMOZIONE “STORICA” DI HIROSHIMA E NAGASAKI. 
UNA CELEBRAZIONE DI BASSO PROFILO TRA GIUSTIFICAZIONI POCO CONVINCENTI E RICOSTRUZIONI DI COMODO



La ragion di Stato, ancora una volta, ha svolto a suo modo il ruolo imposto dalle circostanze. L’esigenza largamente prioritaria avvertita dai circoli dirigenti statunitensi di stringere ulteriormente le relazioni diplomatico-militari con le autorità giapponesi in posizione antitetica all'accentuata presenza commerciale e politica della Cina nell'area ha assunto una funzione cruciale. Anche a costo di sdoganare militarmente il Giappone, avallando la decisione del governo di Tokyo perché all'occorrenza impegni i propri contingenti militari anche fuori dei confini nazionali, in aperta violazione a quanto sancito dalla stessa costituzione approvata al termine del 2° conflitto mondiale. Insomma, sotto l’incalzare degli eventi, si sono consolidate alleanze e si sono delineati ruoli da cui hanno preso corpo le relative iniziative di ordine attuativo; e se le intese nippo-americane andavano consolidandosi, era giocoforza chiudere in qualche modo “l’incidente” di 74 anni fa, magari ricorrendo ad un “rincrescimento” abbastanza sfumato e non molto convinto da parte delle massime autorità statunitensi per quanto accadde allora a Hiroshima e Nagasaki, quasi come se il lancio delle due bombe atomiche americane nell'agosto del 1945 fosse da ascrivere ad evenienze accidentali – o meglio ancora ad un’oscura incarnazione del maligno – e non a precise scelte politiche e strategiche di cui qualcuno si decise a porre in essere e ad assumersene conseguentemente le responsabilità.

lunedì 22 luglio 2019

IMMIGRAZIONE: UNA CONVERSAZIONE CON ZARIA GALIANO




  
IMMIGRAZIONE: 
UNA CONVERSAZIONE CON ZARIA GALIANO


E' indubbio: se le politiche sull'immigrazione del governo gialloverde non incontrassero nessuna opposizione di piazza, ci si troverebbe di fronte a un preoccupante segnale di passività sociale. Tuttavia, i contenuti espressi dalle mobilitazioni antirazziste degli ultimi mesi ci hanno spesso lasciato perplessi. Dominanti, infatti, sono risultati quei motivi umanitari che, alla lunga, rischiano di minare l'incisività del discorso, riducendo la cosiddetta “questione immigrazione” a un fenomeno a sé stante, da affrontare armati di buon senso e di buoni sentimenti. Spinti da questa constatazione, ci siamo rivolti a Zaria Galiano, combattiva esponente del Comitato Immigrati in Italia, a più riprese intervenuta sul nostro sito. Nella conversazione che abbiamo svolto con lei emergono, a nostro avviso, diverse elementi utili a riformulare il pensiero e l'azione sul tema, a partire dalla sua collocazione all'interno della contraddizione tra capitale e lavoro.



Vorremmo partire da una delle rivendicazioni chiave del Comitato Immigrati: l'introduzione, in Italia, dello Ius soli. Nella stessa sinistra di classe c'è chi la liquida come un'istanza di rilievo secondario, perché esclusivamente interna alla sfera dei diritti civili...

In realtà, lo Ius soli è fondamentale anche e soprattutto in un’ottica classista. Perché essere o non essere cittadini italiani, non è indifferente in relazione alla collocazione sul mercato del lavoro. Tra due ragazzi che hanno seguito gli stessi corsi di studio, quello senza cittadinanza sarà inevitabilmente più ricattabile dalla parte datoriale.. Per non dire di tutti quei lavori ai quali non puoi accedere se non sei cittadino/a di questo paese. Il fatto che in Italia ci siano così tanti giovani in condizioni di “minorità giuridica” contribuisce anche ad abbassare il costo del lavoro, nei fatti danneggiando tutti. 

martedì 16 luglio 2019

ANCORA COMPLEANNI SENZA IL FESTEGGIATO? di Zaria Galiano






ANCORA COMPLEANNI SENZA IL FESTEGGIATO?
di Zaria Galiano



Vedo che continuano ad andare molto di moda i compleanni dove il festeggiato non viene neanche invitato e non gli si fa nemmeno una telefonata per chiedergli se è d'accordo almeno sul menù della festa.

Si continua a parlare a nome degli immigrati e non si fa il neanche il minimo sforzo per chiedergli quali siano le loro vere necessità.

Si fanno presidi contro il Decreto Sicurezza e non si fa il minimo cenno alla legge Bossi-Fini, soprattutto sulla questione del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro, o alla necessità di un'urgente regolarizzazione dei "clandestini", o alla necessaria discussione in parlamento di una legge sullo ius soli, o al diritto al voto amministrativo per i lavoratori migranti, o al vergognoso iter burocratico per richiedere la cittadinanza italiana.
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