lunedì 12 novembre 2018

PAP FICTION! QUALCHE LEZIONE DALLA SCISSIONE DI POTERE AL POPOLO di Claudio Bellotti





PAP FICTION!
QUALCHE LEZIONE DALLA SCISSIONE DI POTERE AL POPOLO
di Claudio Bellotti



“La sinistra dovrebbe unirsi, i vari gruppi e partitini dovrebbero mettere da parte le proprie divergenze, smetterla di farsi la guerra e mettersi tutti insieme”. Da un decennio questo ritornello viene ripetuto incessantemente. Questa retorica “unitaria” ha dato luogo negli ultimi dieci anni a diverse aggregazioni. Ricordiamo tra le altre la Sinistra arcobaleno (2008), la Federazione della Sinistra (2009-11), la Lista Ingroia (2013), l'Altra Europa con Tsipras (2014) e, infine Potere al popolo che si è presentata alle ultime elezioni politiche.
Dopo l'1,1 per cento raccolto nelle elezioni del 4 marzo è stato lanciato in pompa magna un “processo costituente” volto a trasformare la lista in un nuovo partito politico, con lo slogan “indietro non si torna”!

Scissione dopo un anno

Tuttavia ad un anno dalla sua nascita e a sette mesi dalle elezioni, Potere al popolo (Pap) si spacca verticalmente tra due fronti contrapposti. Tra recriminazioni, accuse reciproche e irripetibili bassezze via social media, ecco il bilancio.
Il cosiddetto Partito comunista (Pci) se n'era già andato dopo le elezioni; Sinistra anticapitalista ha seguito poco dopo, avendo constatato che il livello di democrazia interna era tale per cui si era rifiutata persino la pubblicazione di un loro contributo sul sito di Pap in quanto “disfattista”.
A seguire la segreteria del Partito della rifondazione comunista, dopo aver fatto di tutto per insabbiare il processo costituente, decide di ritirarsi all'ultimo giorno delle votazioni online che dovrebbero stabilire lo statuto e il percorso fondativo del nuovo partito. Di fatto è scissione, e si profilano carte bollate.
Restano in Pap circa 4mila aderenti che hanno votato online, organizzati prevalentemente attorno alle sigle del centro sociale ex opg di Napoli e al sindacato Usb.
Piuttosto che addentrarci nella lunga lista di colpi bassi e manovre che hanno contraddistinto questo scontro, ci sentiamo di trarne alcune indicazioni politiche.

venerdì 9 novembre 2018

LA CRISI VISTA DAL SUD INDIETRO NON SI TORNA… ​PURTROPPO di Alfonso Geraci e Marco Palazzotto




LA CRISI VISTA DAL SUD INDIETRO NON SI TORNA…
​PURTROPPO
di Alfonso Geraci e Marco Palazzotto




Dopo Nuovo PCI e Sinistra Anticapitalista, anche il PRC ha abbandonato il progetto PAP. Il documento votato dal CPN di Rifondazione non suscita entusiasmi, ma anche noi – che abbiamo condiviso per un anno il cammino di Potere al Popolo – abbiamo lasciato PAP dopo la votazione sui due statuti contrapposti, ritenendo (con motivazioni e preoccupazioni in buona misura diverse da quelle espresse dalla mozione di cui sopra) che si sia giunti a un capolinea, e che PAP abbia costruito e “blindato” un meccanismo di funzionamento sbagliatissimo e che rende molto difficile se non impossibile al singolo militante partecipare coscientemente ed efficacemente alla vita dell’organizzazione. Queste nostre riflessioni intendono avviare un dibattito, per cui auspichiamo che sia i compagni che proseguiranno il percorso di PAP che quelli che l’hanno abbandonato vogliano intervenire. [AG, MP]


Potere al Popolo prevede il potere al popolo?
La festa appena cominciata è già finita…
(Sergio Endrigo)


Lo scorso 9 ottobre si sono concluse le consultazioni svolte nella piattaforma informatica di Potere al Popolo che hanno sancito, secondo il comunicato dello stesso movimento (qui maggiori dettagli), la vittoria dello statuto 1 – sostenuto dalle componenti dell’Ex OPG occupato “Je so’ pazzo” e Eurostop – sullo statuto 2 – sostenuto invece dal PRC, ritirato all’ultimo momento dagli estensori e rimasto comunque online per il voto dopo la decisione della maggioranza del coordinamento nazionale provvisorio.

Hanno votato a favore dello statuto 1 circa 3300 persone su più di 9000 iscritti e quindi il 37% circa degli aventi diritto, e pari al 55% degli utenti attivi.

Non è il caso di soffermarsi molto sul dato numerico. A nostro parere risulta lapalissiana la sconfitta di chi ha sostenuto la bontà della piattaforma informatica quale strumento democratico. Ancorché il risultato venga sbandierato come positivo, resta il fatto che meno della metà degli iscritti a PAP ha scelto lo statuto 1 in un momento, quello costitutivo, che dovrebbe coinvolgere almeno la maggioranza qualificata degli aventi diritto, come avviene nelle costituzioni di nuovi soggetti politici, ma anche sociali e perfino aziendali. Immaginatevi cosa sarebbe successo in Italia se i nostri padri costituenti avessero votato la Costituzione repubblicana con queste percentuali.

sabato 3 novembre 2018

MOHAMMAD BIN SALMAN GETTA LA MASCHERA di Andrea Muratore







MOHAMMAD BIN SALMAN GETTA LA MASCHERA
di Andrea Muratore



La morte brutale di Jamal Kashoggi, il giornalista dissidente saudita ucciso nel consolato di Riad a Istanbul il 2 ottobre scorso, ha svelato al mondo il reale volto della presunta “rivoluzione” politica della monarchia wahabbita incarnata dal giovane erede al trono Mohammad bin Salman.

Osannato a lungo da media e politici occidentali per riforme cosmetiche come l’apertura dei cinema e il permesso di guidare accordato alle cittadine donne, MBS è stato più volte corteggiato, coccolato e osannato da numerosi leader occidentali (da Donald Trump a Emmanuel Macron, passando per Theresa May) interessati a rafforzare la partnership con Riad nel momento in cui l’Arabia Saudita, varando il piano di riforme economiche Vision 2030, appariva una risorsa fondamentale per futuri investimenti e accordi commerciali.

Protetto dalla doppia morale del “patto col diavolo”, per usare l’espressione resa celebre da Fulvio Scaglione, il regno wahabbita ha potuto continuare, nel frattempo, le sue linee politiche più detestabili: dalla repressione del dissenso (certificato da un aumento drastico delle condanne a morte) al perpetramento del violento conflitto yemenita, causa di una catastrofe umanitaria senza precedenti.

venerdì 2 novembre 2018

MALA TEMPORA di Guido Viale






MALA TEMPORA
di Guido Viale



Care e cari,

lasciate che mi presenti: sono il maltempo (mala tempora, in latino). Comincio parlando di me. Ma non vedete quello che sta succedendo? Quando mai si sono viste lastre di ghiaccio galleggiare per le strade di Roma come fossero fiordi dell’Artico? Su quella città abbiamo testimonianze scritte che coprono 2500 anni. Non è mai successo. Quando mai avete assistito all'alternarsi, nel giro di poche ore, di caldi tropicali e tempeste di pioggia e vento che mettono a soqquadro intere regioni? Quando mai avete visto tante frane, tanti straripamenti, tanti alberi abbattuti in così pochi giorni? Se poi alzate lo sguardo più in là, le cose stanno anche peggio: l’Africa si sta desertificando; Stati Uniti, America centrale e sud est asiatico sono sempre più spesso sconvolti da uragani. Persino il Mediterraneo, che non li aveva mai conosciuti, ha avuto il suo primo tifone quest’estate. E poi, i ghiacciai si ritirano, le calotte polari si sciolgono, il permafrost libera milioni di tonnellate di metano (un gas di serra venti volte più potente della CO2). Cambieranno le correnti marine, a partire de quella del Golfo che tiene al caldo l’Europa centro-settentrionale; è già cambiato il regime dei monsoni, avanza il deserto mentre si moltiplicano le alluvioni. L’acqua, quella buona, quella da bere, è sempre più scarsa.

Avete massacrato la Terra contando sulla protezione del cielo. Ma adesso il cielo, massacrato anch'esso dagli umani, moltiplica l'impatto dei disastri. Quello che vedete ora è solo un anticipo delle condizioni in cui sarete costretti a vivere di qui a pochi anni, e di quelle, sempre peggiori, in cui state condannando a vivere i vostri figli e i figli dei vostri figli.

Che cosa voglio dire? Che di qui a pochi anni, forse anche solo due o tre, le cose che tengono impegnata l’arena politica e le rispettive tifoserie, i decimali di punto di deficit, di Pil, di vera o finta occupazione, gli indici di borsa, la “crescita” (ma de che?), le Grandi e “indispensabili” infrastrutture, eccetera, eccetera, usciranno di scena per far posto a raffiche di divieti: quelli di usare questo e quello, o di produrre questo o quello, pur di ridurre le emissioni senza fare arrabbiare troppo questi o quelli; e a misure improrogabili per fare fronte alla moltiplicazione delle alluvioni, al crollo di strade e ponti, alle frane che trascinano con sé interi paesi, all'approvvigionamento dell’acqua potabile, alla rovina dei raccolti che rischierà di mettere alla fame non solo le popolazioni di mondi lontani di cui non vi è mai fregato niente, ma anche voi.

martedì 30 ottobre 2018

LELIO BASSO, LA SOLITUDINE DI UN SOCIALISTA LUXEMBURGHIANO di Diego Giachetti





LELIO BASSO,
LA SOLITUDINE DI UN SOCIALISTA LUXEMBURGHIANO
di Diego Giachetti



Diego Giachetti recensisce il nuovo libro di Sergio Dalmasso, La ragione militante: vita e opere di un socialista eretico



Il libro appena pubblicato di Sergio Dalmasso, Lelio Basso. La ragione militante: vita e opere di un socialista eretico (Roma, Red Star Press, 2018), aggiunge un nuovo importante tassello utile per comprendere le vicende legate alla sinistra politica e sociale italiana. Con la solita pazienza per i fatti e la documentazione che lo contraddistinguono, l’autore propone una snella e approfondita biografia politica di un protagonista del socialismo italiano, morto quarant'anni fa. Ritrovare e ripercorrere la vita di Lelio Basso significa entrare direttamente nella storia del socialismo italiano, nel periodo che va dal fascismo alla Resistenza, al lungo dopoguerra, con i dovuti e annessi riferimenti al contesto generale della seconda metà del'900.

Basso ha vissuto pienamente tutti quei decenni, li ha attraversati da protagonista nel senso di un militante che ha partecipato con le proprie idee e analisi alla lotta politica fuori e dentro il partito. Lo ha fatto senza mai rinunciare alla propria indipendenza di giudizio e di critica. Che Lelio Basso fosse un uomo che amava nuotare controcorrente lo dimostra la sua scelta di iscriversi nel 1921 al Partito socialista, proprio nel momento in cui tale partito non godeva di ottima salute. Aveva appena subito la divisione dei comunisti che portò alla costituzione del Partito comunista, al quale la maggioranza dei giovani socialisti aderì. La sua giovanile adesione al socialismo comportò conseguenze repressive ad opera del regime fascista: fu arrestato, processato e confinato.

domenica 14 ottobre 2018

POTERE AL POPOLO: LA MISERIA DELLA SINISTRA di Stefano Santarelli




POTERE AL POPOLO:
LA MISERIA DELLA SINISTRA
di Stefano Santarelli



Chi scrive questa nota è sempre stato molto scettico sulla nascita di Potere al popolo, una lista elettorale creata per le ultime elezioni politiche la quale all'inizio non aveva nessuna intenzione di costituirsi come partito e che si è presentata all'esterno come prodotto di una moderna “immacolata concezione”, di una lista nata dal basso ed espressione di movimenti purtroppo totalmente immaginari. In realtà questa lista non è nata dal basso, ma è stata costituita da un minestrone di varie forze politiche che vanno dai Centri sociali fino ai transfughi del PSI con un programma in cui vi era tutto ed il contrario di tutto.
La pesante sconfitta elettorale di tutta la sinistra ha investito fatalmente anche questa nuova formazione, sconfitta volutamente negata da tutte le componenti di PaP dove questa lista ottenne un misero 1,1%, un mediocre risultato che non era assolutamente giustificabile con l’oscurantismo mediatico, con le limitate risorse ed il poco tempo a disposizione.

Potere al popolo il 4 marzo non è riuscito a scalfire l’elettorato e a rappresentare quindi la volontà di cambiamento e di protesta contro una casta politica che sta portando il paese ad un impoverimento crescente colpendo i livelli di vita dei ceti medio-bassi. Infatti nonostante la grande partecipazione elettorale questa volontà di cambiamento si è indirizzata verso il M5S e la Lega le quali hanno ottenuto non solo il loro miglior risultato elettorale ma un vero trionfo politico e se oggi fossimo costretti a ritornare alle urne i sondaggi indicano che l'attuale governo giallo-verde otterrebbe come minimo il 60% dei suffragi.

sabato 29 settembre 2018

L'AREA DELLA RIVOLUZIONE NELL'ITALIA DEGLI ANNI SETTANTA di Diego Giachetti








L'AREA DELLA RIVOLUZIONE NELL'ITALIA DEGLI ANNI SETTANTA
di Diego Giachetti



Introduzione

Il biennio ‘68-69 liberò una nuova e potenziale domanda di partecipazione politica connotata però da una critica radicale degli istituti della politica tradizionale, in primo luogo partiti e sindacati. Si creò una situazione caratterizzata da diversi elementi contraddittori e conflittuali. Da un lato mai come allora si manifestò una discrepanza fra l’offerta politica e la domanda di centinaia, forse migliaia di quadri prodotti dal movimento, domanda alla quale corrispondeva: «una dissennata politica di chiusura “a riccio” da parte delle organizzazioni politiche istituzionali della sinistra […] Così mille e mille “piccoli Lenin” si trovarono chiuso ogni sbocco, sia politico che professionale. La FGCI, tradizionale serbatoio e luogo di promozione dei nuovi quadri del PCI, si trovò ridotta (letteralmente) ai figli dei dirigenti del PCI proprio negli anni della massima produzione di quadri giovanili da parte del movimento» (1). Non solo la sinistra istituzionale si chiuse a riccio nei confronti del movimento e delle sue istanze politiche, ma procedette all'emarginazione di quei quadri giovani simpatizzanti del movimento, all'espulsione di una serie di quadri giovanili comunisti in odore di trotskismo alla vigilia del ’68 e, infine, alla radiazione del gruppo che faceva capo alla rivista Il Manifesto. D’altro canto però quella domanda politica, proprio alla luce della critica profonda alla quale il movimento aveva sottoposto la politica stessa, difficilmente avrebbe potuto incanalarsi negli istituti partitici e sindacali tradizionali. Quella domanda politica provò quindi a soddisfarsi da sola costituendosi in nuove formazioni e gruppi politici. Un processo simile accadde nelle grandi fabbriche del nord rispetto ai sindacati tradizionali. Anche qui la pressione e le richieste rivendicative dei giovani operai comuni e meridionali, non trovando un’adeguata ricezione e risposta nei sindacati esistenti si risolsero nella costruzione di comitati autonomi, di assemblee operai-studenti costituendo il retroterra sociale dei gruppi extraparlamentari. La tendenza alla costruzione del partito, o meglio di una miriade di piccoli partiti, era quindi l’espressione di un fenomeno «di massa, sociale e, per di più spontanea […] gli ex studenti che negli anni ’70 costruirono i loro partitini lo fecero spinti da un profondo e spontaneo bisogno sociale» (2).

lunedì 10 settembre 2018

FATELO ANCHE IN ITALIA di Sahra Wagenknecht






SAHRA "LA ROSSA" A FASSINA: 
" FATELO ANCHE IN ITALIA"
di Sahra Wagenknecht 



Il messaggio spedito da Sahra Wagenknecht ai fondatori di Patria e costituzione, l’associazione dell’area sovranista “di sinistra” presentata da Fassina e D’Attorre
«Patria e Costituzione è il nome dell’associazione che avviamo oggi, 8 Settembre, nel 75esimo anniversario della rinascita della Patria», ha detto il deputato di Leu, Stefano Fassina, aprendo l’assemblea fondativa a Roma. «Un’associazione – ha aggiunto – di cultura e iniziativa politica, dalla parte del lavoro, per affrontare la domanda di comunità, di protezione sociale e culturale, per rideclinare il nesso tra sovranità democratica nazionale e Ue, per definire strumenti adeguati per lo Stato per intervenire nell’economia». «Un movimento senza legami o collateralismi ai partiti in campo, ma attivo nella discussione di tutti i soggetti democratici e coerenti con i principi costituzionali. Un progetto per la rinascita della sinistra di popolo», ha concluso Fassina. 
Ecco il messaggio spedito ai convenuti da Sahra Wagenknecht, capogruppo della Linke in Parlamento e leader di Aufstehen, “In Piedi”, piattaforma politica che dovrebbe costruire una specie di ponte nel centro-sinistra in Germania, per rafforzarlo e portarlo al governo. Obiettivo dichiarato: la parola fine all’era delle grandi coalizioni cavalcate dalla Merkel. Un’operazione in sintonia con Mélenchon e Corbyn.




Cari compagne e cari compagni,

Auguro alla vostra iniziativa dell’8 settembre un grande successo.
Noi pochi giorni fa in Germania abbiamo fondato il movimento di rinnovamento sociale e democratico: ‘Aufstehen”, Alzati!”. Già oltre 130mila persone si sono iscritte. Questo dimostra che c’è un desiderio diffuso per uno cambiamento fondamentale. Un desiderio per un cambiamento sociale e politico pacifico in Europa.

Combattiamo per una Germania europea in un’Europa unita delle democrazie sovrane. L’Unione europea dovrebbe essere uno spazio protettivo, non ulteriore catalizzatore di un mercato di globalizzazione radicale e erosione della democrazia.

Saremmo felici, se anche in Italia emergesse un movimento di raccolta della sinistra diffusa, un movimento che mette al centro dell’agenda politica la giustizia sociale e la pace. Ci sono maggioranze nella popolazione per una nuova politica: per il disarmo e la pace, per i salari più alti, pensioni migliori, tasse più eque e più sicurezza, per maggiori investimenti pubblici nell’istruzione e nelle infrastrutture.

Nei parlamenti, tuttavia, sembra molto diverso. In questo momento, la situazione è di grande pericolo. Si susseguono gli attacchi ai diritti politici, allo Stato sociale, ai rifugiati.
Quindi, dobbiamo finalmente avviare una politica per la maggioranza dei cittadini in ogni Paese europeo.
Sarebbe meraviglioso se ce ne fosse uno anche in Italia. Un movimento per un cambiamento sociale.

È ora di Alzarsi! Buona fortuna!

Saluti solidali

Dr. Sahra Wagenknecht

mercoledì 5 settembre 2018

SGOMBERI E TORTURA: SALVINI SFORNA LA CIRCOLARE PER LA GUERRA AI POVERI di Antonello Zecca e Checchino Antonini





SGOMBERI E TORTURA: 
SALVINI SFORNA LA CIRCOLARE PER LA GUERRA AI POVERI
di Antonello Zecca e Checchino Antonini




«La proprietà privata è sacra e sono troppi gli Italiani vittime di occupazioni da parte non di bisognosi, ma di furbi e violenti». L’odio di Salvini per i senza casa non è nuovo, pure Minniti non scherzava e ci aveva già provato, con il “decreto casa”, Maurizio Lupi, ministro con Renzi, uomo di Cl, feroce apparato affaristico clerico-liberista, più volte nominato nelle carte di indagini su grandi e piccole opere, oggi deputato Udc in procinto di transitare in Forza Italia. La prima cosa che salta agli occhi è, anche stavolta, la continuità nelle politiche repressive e antipopolari tra governi Pd e Gabinetto Salvini-Di Maio. Quel decreto era un pacchetto di sgravi e deregulation per i palazzinari condito, all'articolo 5, da una norma che voleva colpire i movimenti per il diritto all'abitare: “chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all'immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge”
La circolare del Viminale con data primo settembre è più esplicita nell'ordine di eseguire sgomberi tempestivi, senza nemmeno la finzione della ricerca di soluzione alternativa come avviene attualmente. In genere la soluzione è punitiva, separa i nuclei familiari e li colpevolizza per la condizione di povertà affidandoli a servizi sociali stremati da decenni di tagli, gestiti da sindaci che cercano consenso sulla guerra ai poverissimi, quasi sempre migranti o rom.

lunedì 3 settembre 2018

CORBYN: NAZIONALIZZARE I SOCIAL MEDIA di Ingrid Lunden







CORBYN: NAZIONALIZZARE I SOCIAL MEDIA
di Ingrid Lunden




Al posto di Facebook un social media pubblico. Come la Bbc. 
La proposta di Corbyn contro i “tech giants”




Il modo migliore per contrastare l’effetto di Facebook nei discorsi politici e di altro tipo? Considera un piano per creare un’alternativa finanziata con denaro pubblico. Questo è stato il suggerimento proposto da Jeremy Corbyn, leader del partito laburista nel Regno Unito, che ha proposto la creazione di una “British Digital Corporation” (BDC) che sarebbe una organizzazione sorella della BBC (British Broadcasting Corporation, finanziato pubblicamente ), e lavorerebbe sia come think-tank per condurre la politica e la tecnologia digitale, sia come sede di servizi no-profit per competere con quelli a scopo di lucro, in alternativa a Facebook.

“Una BDC potrebbe utilizzare tutte le nostre migliori menti, l’ultima tecnologia e le risorse pubbliche esistenti per fornire informazioni e intrattenimento come i rivali Netflix e Amazon, ma anche per sfruttare i dati per il bene pubblico”, ha detto Corbyn in un discorso durante il festival televisivo di Edimburgo. “Una BDC potrebbe sviluppare nuove tecnologie per il processo decisionale online e commissionare i programmi da parte del pubblico e persino una piattaforma di social media pubblica con reale privacy e controllo pubblico sui dati che rendono Facebook e altri così ricchi”.
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