martedì 17 luglio 2018

HAI VOLUTO BERE? LO STUPRO E' SENZA AGGRAVANTE di Maria Teresa Accardo






HAI VOLUTO BERE? 
LO STUPRO E' SENZA AGGRAVANTE
di Maria Teresa Accardo



Se hai bevuto di tua volontà prima di essere violentata, magari stavi tranquillamente socializzando con quello che poi all'improvviso, quando ti vede alticcia, si trasforma in un violentatore, non c’è aggravante. Anche se è chiaro che lui ha approfittato del tuo stato.

L’affermazione suona cervellotica e contro la logica. A farla sono i giudici della Cassazione (sentenza 32462 della terza sezione penale), che poi hanno rinviato a un nuovo processo un caso di stupro commesso da due 50enni. Ora i due potranno chiedere il ridimensionamento della pena.

La vicenda. I tre erano andati a cena e lei aveva bevuto. Parecchio. Tanto da «non riuscire ad autodeterminarsi», secondo il linguaggio della sentenza. Poi, dopo la violenza, lei però era andata in ospedale ed aveva raccontato. Di qui era iniziata l’odissea giudiziaria. In primo grado a Brescia i due erano stati assolti perché la donna non era stata considerata attendibile.

Dopo sei anni la Corte d’Appello di Torino aveva valutato diversamente il referto medico: c’erano segni di resistenza. I due erano stati condannati a 3 anni. Ma grazie alla prima sentenza la difesa aveva sostenuto che non vi fosse stata condotta violenta, né riduzione ad uno stato di inferiorità perché – e siamo al punto – la ragazza aveva bevuto volontariamente. Per la Cassazione la «violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica» c’è, anche se la vittima ha assunto alcol sua sponte, visto che era «in uno stato in infermità psichica» e non in condizioni di dare un «valido consenso».

Però, aveva bevuto lei, non costretta: quindi non c’è l’aggravante – ovvero l’aumento di pena – poiché «deve essere il soggetto attivo del reato» ad usare l’alcol per la violenza «somministrandola alla vittima».



17 Luglio 2018   


da Il Manifesto    


La vignetta è del Maestro Mauro Biani





giovedì 12 luglio 2018

STRANO INCONTRO di Stefano Santarelli





STRANO INCONTRO
di Stefano Santarelli


Molti film non hanno avuto la fortuna che meritavano e questo per tutta una serie di fattori molte volte, come in questo caso, non spiegabili logicamente.
Strano incontro (Love with the proper stranger -1963) nonostante la presenza di due attori carismatici come Steve McQueen e Natalie Wood, le sue 5 nomination all'Oscar tra cui uno per la sceneggiatura, la bella colonna sonora di Elmer Bernstein e la canzone cantata da Jack Jones, l'esordio cinematografico di Tom Bosley (il "pater familias" di Happy Days), e la perfetta regia con un bel bianco e nero di Robert Mulligan che l'anno prima aveva diretto quel capolavoro che è “Il buio oltre la siepe” non ha lasciato molte traccie nella storia del cinema. Eppure è un film che merita una attenzione particolare.

Prima di tutto per il soggetto scabroso specialmente per un film statunitense dei primi anni sessanta: è la storia di Angela, una ragazza italo-americana (Natalie Wood) che per un rapporto sessuale avuto durante un festa con Rocky, un suo connazionale (Steve McQueen), si ritrova incinta e d'accordo con lui decide di abortire.
Con grande difficoltà raccolgono i soldi per effettuare l'aborto in una struttura clandestina ma quando si trovano di fronte allo squallore del posto e della “mammana” Rocky la porta via.
Da perfetto italo-americano propone un matrimonio “riparatore” che la famiglia di Angela accetta con gratitudine ma che invece la diretta interessata coraggiosamente rifiuta.
Lo sposerà soltanto alla fine quando Angela si accorge che in realtà Rocky l'ama veramente.

Steve McQueen in questo film cerca di scrollarsi personaggi audaci e spericolati come l'abile pistolero dei “Magnifici sette” e ci riesce perfettamente confermandosi un attore molto più eclettico di quello che abitualmente si crede. Natalie Wood, un attrice che aveva esordito sul grande schermo da bambina prodigio, offre in questo film una magnifica interpretazione che le valse una meritata nomination all'Oscar.
Concludendo un ottimo film che per lo spettatore che non l'ha mai visto potrà rivelarsi una bella sorpresa.








martedì 10 luglio 2018

VITALIZI E PENSIONI D'ORO: TRAPPOLE IN CUI NON DOBBIAMO CADERE di Aldo Giannuli






VITALIZI E PENSIONI D'ORO: 
TRAPPOLE IN CUI NON DOBBIAMO CADERE
di Aldo Giannuli




E’ del tutto comprensibile la tentazione di molti di approvare la norma contro i vitalizi dei parlamentari. Sappiamo tutti che, sul piano economico, la manovra (con i pretesi 40 milioni di risparmio) è semplicemente ininfluente, ma il vero effetto è quello di punire la classe politica strappandole un privilegio deciso in altri tempi.

Quei vitalizi stabilivano un trattamento ingiustamente preferenziale verso i politici (le cui indennità non erano tassabili ma erano pensionabili!), poi le cose sono cambiate un po’ alla volta, ma molti degli attuali vitalizi nacquero sotto la stella del privilegio di casta. Questo è vero, come è vero che la classe politica merita d’essere bastonata per il mono indecente con cui ha gestito la cosa pubblica.

Sin qui ci siamo e questo spiega la simpatia che la misura riscuote presso il grande pubblico, così come la riscuote anche l’altra manovre in preparazione: quella sulle pensioni d’oro cioè da 5.000 euro in su. Ma si tratta di due polpette avvelenate che dobbiamo rimandare indietro.

Partiamo dall’inizio. Sono ormai diversi anni che alcuni economisti, ovviamente di fede neo liberista, sostengono che, per riequilibrare i bilanci dello Stato occorra fare tagli in particolare alla spesa pensionistica e che, per fare ciò, non basti ridurre la retribuzione di chi andrà in pensione, ma occorra ridurre l’importo di chi è già in pensione. In particolare, c’è chi sostiene che si debba ricalcolare sulla base del metodo contributivo le pensioni di quelli che hanno una pensione calcolata sulla base del vecchio sistema retributivo. In soldoni: ridurre le pensioni di un buon 15% (altro che superare la Fornero!).

Ma, sulla strada di questo simpatico progettino c’è un fastidioso principio giuridico che si chiama “diritti acquisiti” (lo stesso contro cui andò a schiantarsi Renzi con la sentenza della Corte Costituzionale del gennaio 2015, relatrice Silvana Sciarra).

D’altro canto, in un paese giuridicamente civile, questo è un principio inderogabile: ve lo immaginate uno Stato che prima concede una amnistia penale o un condono fiscale tombale e poi ci ripensa? Inoltre, le pensioni “d’oro” sono tali perché vengono da retribuzioni molto alte su cui sono state operate trattenute proporzionali che oggi producono quel reddito di quiescenza. Forse quelle retribuzioni erano ingiustamente alte, ma ora non ci si può fare nulla: la pensione è salario differito che prosegue sulla base del trattamento concordato quando l’interessato era in servizio e non è oggi rinegoziabile.

sabato 7 luglio 2018

"BUONA" SCUOLA: L'ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO AL POSTO DELLA TESINA DI MATURITA'







"BUONA" SCUOLA: 
L'ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO AL POSTO DELLA TESINA DI MATURITA'

di Matteo Saudino



Quello che si sta svolgendo in queste settimane, sarà l’ultimo esame di stato con tanto di approfondimento personale scelto dagli studenti come inizio del colloquio. Dal prossimo anno, infatti, la cosiddetta tesina andrà in soffitta per lasciare spazio ad una relazione sul percorso di alternanza scuola lavoro (ASL), svolto durante il triennio.

Gli insegnanti detrattori della ormai vetusta e inutile tesina possono finalmente tirare un sospiro di sollievo: dal 2019 basta approfondimenti scopiazzati da internet o fatti in modo superficiale gli ultimi giorni prima dell’esame e soprattutto basta sentire i soliti argomenti triti e ritriti (il sogno, l’illusione, il doppio, la luna, la belle époque, la memoria). Probabilmente si tratta di buone argomentazioni per festeggiare il pensionamento forzato della tesina, ma ci sono, a mio avviso, alcuni aspetti, non secondari, che meritano di essere affrontati e discussi pubblicamente.

Innanzitutto, con che cosa viene sostituito l’approfondimento personale dello studente? Lo stato, per valorizzare l’alternanza scuola lavoro e anestetizzare ogni forma di disobbedienza o non collaborazione di docenti e studenti, decide di inserire l’esperienza lavorativa non solo all'interno dei crediti scolastici, ma direttamente all'interno dello svolgimento dell’esame di stato e dunque nel sistema di valutazione, condizionando, in modo significativo, una parte del voto finale. Si toglie una ricerca multidisciplinare e si inserisce una relazione di fine alternanza: si tratta di uno stratagemma per presentare una coercizione come una libertà.

LA FORESTA PIETRIFICATA di Stefano Santarelli




LA FORESTA PIETRIFICATA
di Stefano Santarelli


Inutile negarlo, esistono opere teatrali, letterarie o cinematografiche che non hanno retto il passare del tempo e “La foresta pietrificata” (1936) diretta da Archie Mayo, un buon professionista statunitense, ne costituisce una prova lampante.
Tuttavia se il film non ha retto l'usura del tempo esso costituisce indiscutibilmente un ottimo banco di prova recitativo. Ed effettivamente Leslie Howard, Bette Davis e Humphrey Bogart offrono in questo opera cinematografica un saggio del loro indiscutibile valore. La versione cinematografica mantiene intatta la costruzione teatrale che l'anno prima a Broadway aveva decretato il successo di questa piece teatrale scritta da Robert E. Sherwood.
Sia Howard che Bogart, legati tra l'altro da una fraterna amicizia, facevano parte dell'originale cast teatrale ma quando fu decisa la trasposizione cinematografica i produttori non volevano riconfermare quest'ultimo nella parte del feroce gangster Duke Mantee preferendogli invece Edward G. Robinson che era allora uno degli attori di punta della Warner Bros.
Oltretutto bisogna anche considerare che Humphrey Bogart non corrispondeva ai modelli hollywoodiani del tempo: di altezza media, con un volto molto marcato e con un fisico quindi certamente non paragonabile ai vari Clark Gable o Errol Flynn non era ritenuto un attore che potesse aspirare a fare il protagonista di questo ed altri film, ma doveva essere relegato a fare solo il caratterista.
Fu Leslie Howard, futuro Ashley Wilkes il malinconico protagonista di “Via col vento”, ad imporre alla produzione Bogart come coprotagonista minacciando la recessione del contratto. La sua intuizione del valore artistico del collega ed amico si rivelò esatta e lo stesso Bogart ne fu riconoscente per tutta la sua vita tanto da chiamare la figlia avuta nel 1952 Leslie Howard Bogart in ricordo di colui che l'aiutò agli inizi della sua carriera e che era stato ucciso dai nazisti nel lontano 1943.

venerdì 6 luglio 2018

LA PROVA DEL BUDINO - IL GOVERNO GIALLO-VERDE E LA CLASSE LAVORATRICE di Claudio Bellotti






LA PROVA DEL BUDINO - 
IL GOVERNO GIALLO-VERDE E LA CLASSE LAVORATRICE
di Claudio Bellotti




Un vecchio e noto proverbio inglese dice che la prova del budino è mangiarlo. Calza perfettamente anche per l’esperienza che milioni di persone si apprestano a fare del governo giallo-verde.
Per capirne le prospettive non possiamo accontentarci di giudicare gli avvenimenti a partire dalle parole che rivestono i fatti e le azioni dei diversi partiti. Chi, come gran parte dell’intellettualità progressista di area Pd, pensa di poter “smascherare” o addirittura mettere in crisi questo governo denunciando le incoerenze verbali di Salvini o Di Maio perde il suo tempo.

Il voto del 4 marzo

È necessario innanzitutto ribadire che il voto del 4 marzo è stato un voto segnato profondamente dalla condizione sociale. In un certo senso è stato un voto di classe, espresso però in modo passivo, ossia scegliendo (passivamente, appunto) tra gli “strumenti”, i partiti presenti sulla scheda, quelli che meglio si prestavano allo scopo.

Milioni di lavoratori, giovani, precari, poveri, disoccupati hanno detto in modo chiaro e inequivocabile che i partiti che avevano governato fino ad allora non hanno più il diritto di comandare e devono sparire. Pd, Forza Italia e rispettivi alleati sono stati frantumati dal voto quasi unanime di coloro che hanno pagato più pesantemente gli effetti della crisi economica.

È stata la condizione sociale a generare questo risultato: chi ha votato M5S e, in parte, persino la Lega, ha espresso un segnale chiaro: meno precarietà, salari e pensioni decenti, meno diseguaglianze sociali, sostegno a chi non ha lavoro. È stata una protesta rabbiosa e sacrosanta contro le politiche condotte per decenni. Tuttavia questo contenuto sociale del voto si è potuto esprimere solo in una forma politicamente e ideologicamente confusa, mescolando aspetti progressisti con altri pesantemente reazionari. E come poteva essere altrimenti?

Veniamo da anni, decenni lungo i quali i dirigenti della sinistra si sono impegnati allo stremo per screditare come peggio non si poteva qualsiasi prospettiva di cambiamento della società o anche di difesa degli interessi dei lavoratori e dei ceti popolari. Ogni parola è stata trasformata nel suo contrario. La solidarietà non è più l’arma di chi lotta ma la carità predicata da chi ha la pancia piena a chi fatica ad arrivare a fine mese. Chiamano internazionalismo il servilismo verso le istituzioni internazionali del capitale, a partire dall’Ue. Sindacato è diventato, salvo rare eccezioni, sinonimo di svendita dei diritti del lavoro. Nel crollo dei punti di riferimento precedenti, la grande massa ha scelto come ha potuto votando “il cambiamento”.

In queste settimane tuttavia il razzismo pare farla da padrone e l’ascesa di Salvini sembra inarrestabile. Cosa alimenta questa ondata, che non è certo la prima nel nostro paese? La guerra fra poveri non è certo stata inventata da Matteo Salvini, che peraltro non crede a una sola delle parole che dice. La Lega proclama la guerra ai barconi degli immigrati e firma la pace coi motoscafi di lusso degli evasori fiscali e dei ricchi ai quali promette meno tasse.

Questa politica disgustosa, arrogante coi poveri e servile verso i ricchi, non mancherà di suscitare una protesta innanzitutto fra i lavoratori immigrati, ma anche fra i giovani che rifiutano le discriminazioni, le ingiustizie, la repressione.

SALVINI REGALA LE TASER ALLE POLIZIE, ARMI A MISURA DI ABUSO IN POLIZIA di Ercole Olmi






SALVINI REGALA LE TASER ALLE POLIZIE, 
ARMI A MISURA DI ABUSO IN POLIZIA
di Ercole Olmi


Salvini firma il decreto per la sperimentazione delle pistole taser, quelle con cui si divertono e uccidono gli agenti Usa. Ma lo sceriffo leghista le chiama armi non letali



«È un’arma – la pistola taser – di dissuasione non letale – ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini – ed il suo utilizzo è un importante deterrente soprattutto per gli operatori della sicurezza che pattugliano le strade e possono trovarsi in situazioni border line. È una misura di deterrenza può risultare più efficace e soprattutto può ridurre i rischi per l’incolumità personale degli agenti. Credo che la pistola elettrica sia un valido supporto, come dimostra l’esperienza di molti paesi avanzati, tra cui gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e la Svizzera».

Se cala il rischio per gli agenti, però, aumenta quello per le persone che incappano nelle attenzioni dei robocop i divisa. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha più volte ripetuto che «apparentemente, queste pistole sembrano avere tutti i vantaggi: facili da usare, efficaci e risolutive in situazioni complicate, tanto nei confronti di persone recalcitranti all’arresto quanto di prigionieri in rivolta o di folle aggressive. In più, portano con sé quella definizione rassicurante di ‘armi meno che letali’ o ‘non letali’. Nel Nordamerica (Usa e Canada), dal 2001, il numero dei morti ‘taserizzati’ è di almeno 864. Nel 90% dei casi, le vittime erano disarmate. Gli studi medici a disposizione sono concordi nel ritenere che l’uso delle Taser abbia avuto conseguenze mortali su soggetti con disturbi cardiaci o le cui funzioni, nel momento in cui erano stati colpiti dalla Taser, erano compromesse da alcool o droga o, ancora, che erano sotto sforzo, ad esempio al termine di una colluttazione o di una corsa. Altro fattore di preoccupazione è la facilità con cui la Taser può rilasciare scariche multiple, che possono danneggiare anche irreversibilmente il cuore o il sistema respiratorio. Prima di mettere a disposizione delle forze di polizia questo tipo di arma andrebbe effettuato uno studio sui rischi di violazioni dei diritti umani a seguito del suo impiego e andrebbe garantita una formazione specifica e approfondita per gli operatori che ne venissero dotati. Ma anche se venissero soddisfatte queste due richieste, il rischio di violazioni dei diritti umani non verrebbe affatto azzerato».

LA DIGNITA' E' UNA VERA LOTTA CONTRO LA PRECARIETA' E IL GOVERNO REAZIONARIO DELLE DESTRE, PER RICONQUISTARE I DIRITTI DEL LAVORO di Franco Turigliatto





LA DIGNITA' E' UNA VERA LOTTA CONTRO LA PRECARIETA' E IL GOVERNO REAZIONARIO DELLE DESTRE, PER RICONQUISTARE I DIRITTI DEL LAVORO
di Franco Turigliatto



Bisogna avere ben chiaro che cosa sia il presunto decreto “sulla dignità dei lavoratori e delle imprese”: una pura rappresentazione scenica di propaganda del governo – da non sottovalutare – per apparire con un volto sociale amichevole verso i lavoratori, una foglia di fico, soprattutto per Di Maio, per coprire la natura profondamente reazionaria di un esecutivo in cui lo sceriffo xenofobo Salvini la fa da padrone, marginalizzando il M5S che, per la sua intrinseca natura interclassista, non può che subordinarsi alla egemonia dell’alleato di estrema destra che sta avvelenando il comune senso politico, umano e civile di larghi settori di massa.

Realtà e finzione

Già, perché il decreto presentato pomposamente e falsamente come lo strumento che dovrebbe affossare la precarietà e il famigerato Jobs Act di Renzi presenta solo piccole modifiche del tutto interne alla logica della legge del passato governo, quindi del tutto inefficaci ed ininfluenti sulla condizione di subalternità e di oppressione dei lavoratori. E’ il classico caso in cui si usano dei pannicelli caldi per combattere la polmonite, anche perché in realtà, come ha subito precisato il primo ministro Conte, il governo non è in nessun modo contro le imprese. Di Maio ha specificato che nella legge finanziaria di autunno saranno adottate nuove misure a vantaggio delle imprese, attraverso, ancora una volta, la riduzione del costo del lavoro per i padroni: “…però io so benissimo che il nostro intervento non potrà prescindere dall’abbassamento del costo del lavoro“. Il governo inoltre si appresta a rilanciare in agricoltura una delle peggiori forme di lavoro precario, i famigerati voucher.

giovedì 5 luglio 2018

MIGRANTI, L'INARRESTABILE DECLINO DELL'EUROPA di Alessandro Dal Lago





MIGRANTI, L'INARRESTABILE DECLINO DELL'EUROPA
di Alessandro Dal Lago



Porti in faccia. Macron fa le parti del leader “umano” perché accoglie pochi scampati ai naufragi, mentre la sua polizia sigilla le frontiere. Angela Merkel è esclusivamente interessata ad assicurare gli alleati bavaresi che la “barca è piena”, e che quindi saranno prese le necessarie misure per non far salire più nessuno a bordo. E tutti gli altri, i fascisti o para-fascisti austriaci, polacchi, slovacchi, ungheresi, che le burocrazie europee si guardano bene dal sanzionare, si chiudono in un isolamento identitario sempre più feroce




L’Europa comprende 48 stati, esclusa la Russia, e ha 730 milioni di abitanti, poco più di un decimo della popolazione mondiale. Solo negli ultimi cent’anni gran parte dei paesi europei è stata coinvolta in una successione di guerre che hanno provocato un centinaio di milioni di morti. E stiamo parlando della cosiddetta culla della “civiltà” mondiale, che ha diffuso (insieme alla propaggine americana) il suo patrimonio di tecnologie e stili di vita dapprima con la violenza coloniale e imperialista, e poi con la forza dell’economia.

Ebbene, l’Europa – che, dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale, aveva cercato di imboccare la via della pacificazione e della cooperazione – sta cavalcando di nuovo, e con un’accelerazione impressionante, le tendenze nazionalistiche che ne avevano quasi causato la distruzione, 73 anni fa. E qual è il fattore determinante dell’implosione dell’utopia europea? Le migrazioni verso il vecchio continente di alcune centinaia di migliaia di immigrati e rifugiati dall'Africa e dai paesi asiatici in guerra. Il confuso Consiglio europeo del 28 giugno con i suoi equivoci e le sue finzioni non è che una tappa di questa prevedibile entropia. Giuseppe Conte, che solo la beffa di un dio ha proiettato nel ruolo di presidente del consiglio italiano, annuncia il suo successo al vertice perché tutti gli altri leader hanno promesso di accettare i migranti su base “volontaria”, cioè ipotetica, cioè inesistente.

mercoledì 4 luglio 2018

" DECRETO DIGNITA' ": LA MONTAGNA E IL TOPOLINO




" DECRETO DIGNITA' ":
LA MONTAGNA E IL TOPOLINO


Il vicepremier, ministro del lavoro, dello sviluppo economico e delle politiche sociali nonché leader del primo partito italiano Luigi Di Maio ha promesso dignità. Parola grossa che vuole condensare in un decreto legge in corso di preparazione proprio mentre scriviamo.

Dignità per i lavoratori, i disoccupati, i precari, poveri che in questi dieci anni hanno pagato il prezzo maggiore della crisi del capitalismo. Vediamo ora quale topolino ha partorito questa montagna.

Lotta alla precarietà? Per i contratti a termine rimane il tetto dei 36 mesi (si parlava di ridurlo a 24); si riducono da 5 a 4 (che audacia!) i rinnovi possibil; si introducono causali iper generiche; si allungano i termini per l’impugnazione; si chiede qualche spicciolo in più di contributi alle imprese. Sparisce l’impegno di abolire lo staff leasing.

Jobs Act: Nulla di fatto, tutto rimane come prima su articolo 18 e licenziamenti, sfuma anche l’ipotesi di elevare gli indennizzi per chi viene licenziato senza giusta causa.

Lotta alla povertà? L’idea di un salario minimo legale orario rimane confinata nelle chiacchiere da talk show.
Delocalizzazioni: Si introduce una penale per le grandi imprese (sopra i mille dipendenti) che delocalizzano all’estero nel caso abbiano goduto di contributi pubblici nei 10 anni precedenti. Una multa che certo non impressionerà le multinazionali, sempre ammesso che non venga poi stoppata in sede Ue.
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