Diari di Cineclub

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Rivista Cinematografica online e gratuita

sabato 18 maggio 2019

NON SI SOSPENDE LA LIBERTA' DI INSEGNAMENTO di Matteo Saudino






NON SI SOSPENDE LA LIBERTA' DI INSEGNAMENTO  
di Matteo Saudino



La vicenda di Rosa Maria Dell’Aria, docente di Lettere dell’istituto tecnico Vittorio Emanuele III di Palermo, sospesa dal Ministero dell’istruzione per quindici giorni con stipendio dimezzato, è di una gravità inaudita e senza precedenti nella storia dell’Italia repubblicana e democratica. 
La professoressa è stata, infatti, duramente sanzionata per non aver controllato e censurato il lavoro di ricerca svolto da alcuni suoi studenti, i quali, affrontando il tema delle leggi razziali fasciste del 1938, hanno costruito un parallelismo tra le politiche discriminatorie di Mussolini e le politiche su migranti e rifugiati attuate dal Ministero dell’Interno Salvini.

martedì 23 aprile 2019

UNA RIVOLUZIONE CI SALVERA’ di Guido Viale





UNA RIVOLUZIONE CI SALVERA’
di Guido Viale



Nella ricorrenza, troppo spesso puramente formale, della “giornata della Terra”, possiamo considerare un grosso passo avanti il fatto che il movimento ormai mondiale Friday for future, cresciuto intorno alle comparse mediatiche di Greta Thunberg, insieme al più recente Extinction Rebellion, hanno posto all'ordine del giorno del pubblico - in gran parte tenuto all'oscuro da media, politici e accademia della gravità e dell’urgenza del problema, soprattutto in Italia - il tema dei cambiamenti climatici, ormai prossimi a una deriva irreversibile e catastrofica per la vita umana sul nostro pianeta. Una specie di “lettera scarlatta” del nostro tempo che, come quella del racconto di Poe, non riusciamo a vedere proprio perché ce l’abbiamo davanti a noi.

INTERVISTA A FABIO LICARI a cura di Stefano Bellesi






INTERVISTA A FABIO LICARI
a cura di Stefano Bellesi



Fabio Licari, noto giornalista della Gazzetta dello Sport, è il supervisore della collana Super Eroi Classic, pubblicata da RCS in collaborazione con Panini Comics.
Ci ha gentilmente concesso un’intervista telefonica, durante la quale, con cortesia e simpatia, ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.
L’intervista spazia su temi che riguardano Super Eroi Classic e, più in generale, il mondo del fumetto di ieri e di oggi.

Il nostro consiglio – perentorio – intanto è molto semplice: leggete questa serie a fumetti! Si tratta di una collana imperdibile per ogni Marvel-fan, anzi per ogni appassionato di comics tout court.
Se già la state leggendo, siete sulla retta via. E se invece siete stati finora colpevolmente assenti, rimediate immantinente: chiedete al vostro edicolante di farvi arrivare i nuovi numeri, e nel frattempo procuratevi quelli già usciti.

Ed ecco il testo dell’intervista!

giovedì 18 aprile 2019

MASSIMO BORDIN: UNA TRACCIA INDELEBILE di Antonio Moscato





MASSIMO BORDIN: 
UNA TRACCIA INDELEBILE
di Antonio Moscato


Non ero un ascoltatore abituale di Radio Radicale, per molte ragioni tra cui la mia scarsa attenzione al dibattito politico italiano, ma anche un forte fastidio per lo stile di Marco Pannella, che avevo conosciuto nel lontano 1956 e di cui avevo sperimentato già negli anni Sessanta le molte ambiguità nei confronti della contiguità della “Nuova Repubblica” di Randolfo Pacciardi (che anticipava per molti aspetti il progetto di Licio Gelli) con vari settori del peggior neofascismo romano. Avevo saputo poi della forte tensione personale che aveva contrapposto Massimo Bordin a Pannella, senza che questa mi incoraggiasse ad approfondire le ragioni del contrasto, tanto più che il mio giudizio fortemente critico sul leader indiscusso si estendeva all’intero partito. Ma con mia sorpresa ogni volta che lo avevo incontrato in qualche assemblea Massimo Bordin era venuto a salutarmi cordialmente. Solo ora ho capito perché: a differenza di altri compagni che avevano scelto altre strade in vari periodi, non era “un pentito”, non disprezzava l’esperienza fatta in passato nella stessa organizzazione, e in qualche modo la rivendicava. Se ne era accorto Luigi Manconi che ne parla in un lungo articolo apparso oggi sul “manifesto”, che colloca “il suo incontro con il giornalismo radiofonico” a quando “Radio Città Futura si trasferì nei locali di via dei Marsi, dove si trovava la sede italiana della Quarta Internazionale.”

TURCHIA: LA NON FACILE SITUAZIONE DI ERDOĞAN di Pier Francesco Zarcone





TURCHIA: LA NON FACILE SITUAZIONE DI ERDOĞAN

di Pier Francesco Zarcone



Nella Storia ci sono eventi in apparenza uguali o simili, ma dalle conseguenze assai diverse, come il perdere le elezioni amministrative nelle grandi città (con quanto ciò significa) e vincerle nelle province. Nel 1931 in Spagna questo provocò una crisi istituzionale e la fuga del Re, mentre in Turchia per ora c’è solo l’accentuarsi della polarizzazione politica, fermo restando che un aggravamento è sempre possibile a seconda delle mosse che farà Erdoǧan, e altresì in base all'evolversi dell’attuale crisi economica e dell’interrelazione tra essa e la politica governativa.
Intanto va registrato che secondo il portavoce del Presidente turco non ci saranno altre elezioni fino al 2023; quattro anni di tempo perché Erdoǧan provi a recuperare pur tra i molti e intricati problemi di politica interna ed estera del momento.
Se all'interno c’è la ben nota crisi economica, all'esterno va riscontrata una serie di fallimenti e contraddizioni.
La possibilità di ingresso nell'Unione Europea (per quel che vale) appare definitivamente sfumata, tanto più se al prossimo Parlamento di Bruxelles ci sarà il previsto rafforzamento dei partiti definiti “sovranisti” (ma che sarebbe meglio chiamare di destra xenofoba tenuto conto della loro poca difesa sovrana di fronte alla politica di Washington). E oggi Ankara verso la Ue dispone solo dell’arma di ricatto – per avere quattrini - riguardante le migliaia di profughi dal Vicino Oriente oggi entro i confini turchi.

lunedì 15 aprile 2019

FRIDAYS FOR FUTURE ITALIA: CONCLUSA LA PRIMA ASSEMBLEA IN ITALIA di Guido Viale





FRIDAYS FOR FUTURE ITALIA:
CONCLUSA LA PRIMA ASSEMBLEA IN iTALIA 
di Guido Viale





Il 12 e il 13 aprile si è svolta a Milano la “due giorni” di Fridays for future Italia. La sera del 12 con una conferenza scientifica affidata a quattro esperti: sulle fonti rinnovabili, sulle ripercussioni in agricoltura, sullo stato della ricerca, sul negoziato internazionale e sulla dimensione sociale dei cambiamenti climatici. Il 13 si è svolta invece, per tutto il giorno, l’assemblea nazionale costituente del movimento italiano, la prima nel mondo: “d'altronde il corteo di Milano è stato il più grande di tutti”, ha detto con orgoglio uno degli intervenuti. 
Se la sera prima il pubblico era “misto”, metà di giovani e metà di persone mature, il giorno dopo l’aula magna della facoltà di fisica era stracolma solo di giovani e giovanissimi (con rarefatta presenza di anziani), tra cui circa 200 delegazioni da oltre 100 città italiane. 
L’età media molto bassa è una caratteristica e un vanto di Fridays for future. Per molti intervenuti, più che di studenti – “che mai ci facciamo a scuola se lì non ci insegnano altro che a riprodurre un modello di sviluppo che ha solo più pochi anni di vita?” – il loro è un movimento della “nuova generazione”: una generazione “preoccupata” se non “terrorizzata”; “la prima che sperimenta il cambiamento climatico, ma anche l’ultima che ha la possibilità di fermarlo”. Questa coscienza di una responsabilità generazionale – “Qui, come diceva Falcone, innocente non è nessuno” e “il sistema siamo noi; per questo possiamo cambiarlo”; o anche “non ci salverà nessun altro” - ha attraversato tutto il dibattito, con una frequente contrapposizione tra “noi”, la generazione del terzo millennio, e “loro”: quelli che non hanno fatto niente per sventare quel rischio mortale, andando avanti per la vecchia strada come se niente fosse. Per questo “occorre ammettere le colpe dei padri” evocando anche “un giusto risentimento verso le precedenti generazioni”. “C’è un elefante nella stanza, che sta per sedersi sopra di noi” perché “ci avete ignorato; ma è finito il tempo delle scuse. Adesso siamo arrivati noi”. Ma è stato anche aggiunto “Siamo giovani sì, ma non ostili a chi non lo è”. Tuttavia il mood generale era tale per cui l’unica persona di una certa età che è intervenuta, la mamma di un “attivista” di 13 anni, ha sentito il bisogno di esordire dicendo: “Chiedo scusa per l’età”. D'altronde anche un giovane può sentirsi un po’ vecchio: “Se un anno fa mi avessero detto che sarei andato dietro a una ragazzina svedese di sedici anni -ha raccontato uno degli intervenuti - avrei pensato che mi stavano scambiando per un pedofilo…”

sabato 13 aprile 2019

DA MARX ALL'ECOSOCIALISMO di Michael Löwy






DA MARX ALL'ECOSOCIALISMO
di Michael Löwy


C'è una crescente componente di letteratura ecomarxista ed ecosocialista nel mondo di lingua inglese, che segna l'inizio di una significativa svolta nel pensiero radicale. Alcune riviste marxiste, come Capitalism, Nature and Socialisn, Monthly Review e Socialism and Democracy  hanno svolto un ruolo importante in questo processo, che sta diventando sempre più influente. I due libri discussi qui, Karl Marx's Ecosocialism. Capitalism,Nature and the unifished critique of political economy di Kohei Saito (Monthly Review Press, New York, 2017) e Red-Green Revolution:the politics and the technology of ecosocialism di Victor Wallis (Toronto, Political Animal Press, 2018), molto diversi per contenuto e finalità stilistiche, fanno parte di questa "ondata rosso-verde".


venerdì 12 aprile 2019

DA DYLAN DOG A NATHAN NEVER Intervista di Raffaella Saso a Michele Medda






DA DYLAN DOG A NATHAN NEVER

Michele Medda:
"Il fumetto popolare è destinato a morire"

Intervista di Raffaella Saso



Da anni, ormai, si parla di imminente morte del fumetto, soppiantato nel cuore dei giovanissimi da tablet e videogiochi, snobbato dagli adulti, fiaccato dai continui rincari della carta. Eppure, nelle librerie lo spazio dedicato ai fumetti non è mai stato tanto ampio e alcuni autori nostrani hanno conquistato celebrità ed allori, soprattutto grazie alle graphic novel.
Qual è il presente ed il futuro dei fumetti in Italia? Con Michele Medda, ideatore di Nathan Never con Antonio Serra e Bepi Vigna, autore per le più importanti testate del fumetto italiano, da Tex Willer a Dylan Dog a Nick Raider, parliamo dell’evoluzione del fumetto in Italia e dei suoi lettori.

giovedì 11 aprile 2019

IL PERICOLO TRUMP E LA POLITICA ESTERA USA di Antonio Moscato







IL PERICOLO TRUMP E LA POLITICA ESTERA USA
di Antonio Moscato



Non mi convince la tendenza diffusa a prendere subito sul serio le dichiarazioni bellicose di Donald Trump per due semplici ragioni: la prima è che la politica estera degli Stati Uniti è il risultato di un delicato equilibrio di rapporti di forza tra Presidente, Pentagono, Dipartimento di Stato, Congresso (e a volte deve tener conto anche del parere dei principali paesi alleati); la seconda è che non condivido l’opinione troppo indulgente nei confronti dei presidenti democratici costruita dalla grande stampa italiana ed europea che ha invece concentrato il fuoco su questo presidente rozzo e ignorante che spesso parla o grida solo per accontentare il suo elettorato, altrettanto incolto, ma spesso non può poi realizzare completamente il suo programma.

Non dimentico poi che le misure più vessatorie nei confronti di Cuba erano state proposte da congressisti democratici, e che viceversa a trovare la via d’uscita da due guerre sciagurate e logoranti (Corea e Indocina) sono stati due presidenti repubblicani (naturalmente non per nobili sentimenti ma per una valutazione realistica del rapporto tra costi e ricavi). La politica estera, specie se comporta un rischio di guerra in paesi lontani, viene decisa quasi sempre in modo bipartizan.

lunedì 8 aprile 2019

SINISTRA: ANNO ZERO (UNA LUNGA STORIA DI TRADIMENTI E DIVISIONI)







SINISTRA: ANNO ZERO 
(UNA LUNGA STORIA DI TRADIMENTI E DIVISIONI) 

di Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena


Dall'abbraccio del blairismo all'abbandono delle politiche sociali, dal renzismo alle esperienze arcobaleno arrivando all'odierno, ovvero all'irriformabilità del Pd e all'irrilevanza di ciò che è più radicale. Un'analisi (spietata) per ricostruire tappe ed errori che ci hanno portato all'oggi, dove non si intravede ancora nel Paese un vero progetto progressista, ambizioso e credibile.



Vent'anni che hanno cambiato tutto, portando alla dissoluzione una lunga, e a suo modo gloriosa, storia di lotte, conquiste e presenza nei luoghi di lavoro, di socialità, culturali. Vent'anni nei quali la sinistra italiana si è autoesclusa dai giochi della politica, per miopia, scarso coraggio, mancata lettura del presente, politicismo spicciolo e a tratti patetico. Una storia triste, avvilente.

Eppure nei primi anni 2000 l'Italia era considerata un laboratorio politico per il progressismo radicale internazionale, veniva studiata ed ammirata: non è un mistero che leader europei di oggi come Alexis Tsipras, Pablo Iglesias o Ada Colau siano stati a più riprese in Italia per apprendere le sperimentazioni politiche dei No global e del movimento pacifista. 
Fu l’apice di una sinistra contaminata con le realtà territoriali, una sinistra forte socialmente. 
E oggi? La sinistra propriamente intesa non sembra più esistere, scomparsa dal dibattito pubblico. Rimangono gli elettori e militanti ipotetici, erranti tra un populismo a rimorchio della Lega e di proprietà di un oscuro manager che ha ereditato il partito azienda dal padre (i 5 Stelle e Davide Casaleggio) e una “sinistra” troppo vicina – se non parte - dell’establishment (Pd). 
Ci sono nuove liste in vista delle Europee: ma cerchiamo di capire, prima, com'è stata possibile la polverizzazione della sinistra italiana in un così relativamente breve lasso di tempo.
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