Diari di Cineclub

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Rivista Cinematografica online e gratuita

martedì 16 luglio 2019

ANCORA COMPLEANNI SENZA IL FESTEGGIATO? di Zaria Galiano






ANCORA COMPLEANNI SENZA IL FESTEGGIATO?
di Zaria Galiano



Vedo che continuano ad andare molto di moda i compleanni dove il festeggiato non viene neanche invitato e non gli si fa nemmeno una telefonata per chiedergli se è d'accordo almeno sul menù della festa.

Si continua a parlare a nome degli immigrati e non si fa il neanche il minimo sforzo per chiedergli quali siano le loro vere necessità.

Si fanno presidi contro il Decreto Sicurezza e non si fa il minimo cenno alla legge Bossi-Fini, soprattutto sulla questione del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro, o alla necessità di un'urgente regolarizzazione dei "clandestini", o alla necessaria discussione in parlamento di una legge sullo ius soli, o al diritto al voto amministrativo per i lavoratori migranti, o al vergognoso iter burocratico per richiedere la cittadinanza italiana.

venerdì 5 luglio 2019

UN'ESTATE CON RISENTIMENTO di Teresio Spalla









UN'ESTATE CON RISENTIMENTO 
di Teresio Spalla




Almanacco di Teresio Spalla . maggio-giugno 2019
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Nonostante i già precedenti mesi di assenza, l’Almanacco e l’Almanacchino ritornano a fine luglio.
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Intanto, un breve ricordo e una sempre rinnovata esortazione alla “disobbedienza civile” per chi la vuole conoscere meglio; non la impongo a nessuno

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Il libro di cui vedete parte della copertina è un’edizione vecchia ma la traduzione (Pietro Sanavio) resta valida, e la prefazione (della grande americanista Marisa Bulgheroni che allora aveva poco più di quarant'anni) conserva la sua freschezza sebbene non su tutto dobbiamo essere necessariamente d’accordo.

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Stampato nel 1970, lo comprai nell'estate del ’74. Era esposto all'esterno di una storica libreria della mia città natale che adesso non c’è più.
Lo comprai probabilmente attirato dalla inventiva copertina di Ferenc Pinter e dal prezzo (600£) perché allora avevo soltanto una vaghissima idea fanciullesca di chi fosse Henry David Thoreau e che, ventinovenne, avesse scritto il saggio sulla “disobbedienza civile” - ben 125 anni prima - e quanto esso fosse stato di sprone a Tolstoj, Chaplin, Hemingway, Martin Luther King, Adlaj Stevenson, Guido Calogero, Norberto Bobbio, Riccardo Lombardi, Don Milani e Don Zeno, il mio caro Pio Baldelli e anche Pietro Ingrao, tanti altri, e ad un maestro dimenticato nell’Italia di allora : Aldo Capitini (1899-1968) del quale un ripasso delle opere, e soprattutto delle iniziative prese in vita, non farebbe male a chiunque si professi autenticamente democratico e antagonista oggi, proprio oggi.

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Io non ero allora, non sono mai stato, non diventerò mai un pacifista tout court come non tutti ma molti – qui non citati - che si sono professati seguaci di Thoreau e Capitini.
Mi dimostri qualcuno che fu inutile imbracciare le armi in tante occasioni, dalla Rivoluzione Francese fino alla Resistenza.
Nell'arco di 150 anni le pur numerose sconfitte del bene contro il male, gli errori e gli equivoci e l’euforia mal riposta e i pregiudizi inaspriti nel popolo in armi, non sminuiscono il valore della sua lotta contro la reazione, il nazifascismo, le dittature e soprattutto l’ingiustizia sociale e civile.

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Ma vi sono momenti, nel corso della Storia - e quello che stiamo vivendo è esattamente uno di questi - in cui le avanguardie del pensiero libero e libertario sono in netta minoranza e la reazione domina le menti del popolo, le addomestica, le guida verso il baratro.
I neonazifasciorazzisti della Lega di Salvini e i fascisti dichiarati della Meloni e le tante forze e gruppi e gruppetti che li fiancheggiano sono alla testa della maggioranza dei cittadini di questo Paese.

venerdì 28 giugno 2019

APPUNTI PER UN NUOVO DISCORSO SULL'IMMIGRAZIONE di Zaria Galiano






APPUNTI PER UN NUOVO DISCORSO SULL'IMMIGRAZIONE 
di Zaria Galiano


Tutto il mio rispetto per chi crede soprattutto nell'accoglienza e anche nell'integrazione ma tutto questo non basta più, non è mai bastato e non basterà mai, se non si cambia l'intero discorso sull'immigrazione.
I migranti in mare, dopo che saranno sbarcati, entreranno nell'inferno della "cattiva" gestione dell'immigrazione in Italia.
Una gestione disastrosa che va avanti da decenni e che molti governi, anche di "centro sinistra", NON HANNO VOLUTO CAMBIARE.

Gli immigrati che arrivano nei barconi, così come quelli invisibili che arrivano in aereo o in treno, finiscono quasi tutti nel mercato del lavoro.
Un mercato del lavoro, in un'economia in crisi, che necessita di manodopera a basso costo e soprattutto di lavoratori senza diritti.
Un mercato in cui, quando si incontrano domanda ed offerta, chi vende la propria forza lavoro è costretto ad accettare qualunque paga e condizione, vista la propria condizione di clandestinità o di precarietà del permesso di soggiorno.

martedì 28 maggio 2019

COME DA PREVISIONI,NELLE ELEZIONI EUROPEE... di Piero Bernocchi




COME DA PREVISIONI,NELLE ELEZIONI EUROPEE...

Trionfa la Lega, tracollano i Cinque Stelle, il PD respira

di Piero Bernocchi

Fenomenologia del “popolaccio” salviniano


Una premessa sull'Europa. Mi sa che aveva visto giusto Altan con la sua vignetta “L’Europa è come la mamma”: può essere cattiva, severa, ingrata, ingiusta, anaffettiva, ma si può sempre sperare che migliori, che ci tratti un po’ meglio ed in ogni caso è peggio non averla o essere orfani. E cioè, fuor di metafora: nonostante il malcontento e le critiche forti nei confronti della politica dell’Unione Europea, alla resa dei conti i partiti nazional-populisti e/o fascistoidi, che predicano la disgregazione della UE, non hanno sfondato né cambiato significativamente gli equilibri parlamentari europei perché la larga maggioranza dei cittadini/e, andati al voto molto più che in precedenza (tranne che in Italia, un paio di punti in meno), ha detto che vuole una Europa più democratica, giusta, solidale ed egualitaria ma non tornare alle sovranità nazionali, con il ripristino delle frontiere, delle cento monete, dei separatismi e dei conflitti - fino alle grandi tragedie belliche - tra Stati modellati come nell'Ottocento o nel Novecento. E in questo neanche la Francia e l’Italia costituiscono delle vere eccezioni: in Francia Le Pen ha dismesso il tema “uscire dall’Europa” da tempo e ha propagandato un nazionalismo à la carte che peraltro non è stato poi così premiato, perché il suo 23% è inferiore di due punti rispetto alle precedenti Europee ed è più giusto dire che ha perso Macron (al 22%) più che ha vinto lei. E neanche la Lega ha più battuto il tasto dell’uscita dalla UE e dall'euro che per la verità la maggioranza dei suoi elettori/trici (cosa che del resto vale per la maggioranza abbondante degli italiani/e) non desidera affatto.

sabato 18 maggio 2019

NON SI SOSPENDE LA LIBERTA' DI INSEGNAMENTO di Matteo Saudino






NON SI SOSPENDE LA LIBERTA' DI INSEGNAMENTO  
di Matteo Saudino



La vicenda di Rosa Maria Dell’Aria, docente di Lettere dell’istituto tecnico Vittorio Emanuele III di Palermo, sospesa dal Ministero dell’istruzione per quindici giorni con stipendio dimezzato, è di una gravità inaudita e senza precedenti nella storia dell’Italia repubblicana e democratica. 
La professoressa è stata, infatti, duramente sanzionata per non aver controllato e censurato il lavoro di ricerca svolto da alcuni suoi studenti, i quali, affrontando il tema delle leggi razziali fasciste del 1938, hanno costruito un parallelismo tra le politiche discriminatorie di Mussolini e le politiche su migranti e rifugiati attuate dal Ministero dell’Interno Salvini.

martedì 23 aprile 2019

UNA RIVOLUZIONE CI SALVERA’ di Guido Viale





UNA RIVOLUZIONE CI SALVERA’
di Guido Viale



Nella ricorrenza, troppo spesso puramente formale, della “giornata della Terra”, possiamo considerare un grosso passo avanti il fatto che il movimento ormai mondiale Friday for future, cresciuto intorno alle comparse mediatiche di Greta Thunberg, insieme al più recente Extinction Rebellion, hanno posto all'ordine del giorno del pubblico - in gran parte tenuto all'oscuro da media, politici e accademia della gravità e dell’urgenza del problema, soprattutto in Italia - il tema dei cambiamenti climatici, ormai prossimi a una deriva irreversibile e catastrofica per la vita umana sul nostro pianeta. Una specie di “lettera scarlatta” del nostro tempo che, come quella del racconto di Poe, non riusciamo a vedere proprio perché ce l’abbiamo davanti a noi.

INTERVISTA A FABIO LICARI a cura di Stefano Bellesi






INTERVISTA A FABIO LICARI
a cura di Stefano Bellesi



Fabio Licari, noto giornalista della Gazzetta dello Sport, è il supervisore della collana Super Eroi Classic, pubblicata da RCS in collaborazione con Panini Comics.
Ci ha gentilmente concesso un’intervista telefonica, durante la quale, con cortesia e simpatia, ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.
L’intervista spazia su temi che riguardano Super Eroi Classic e, più in generale, il mondo del fumetto di ieri e di oggi.

Il nostro consiglio – perentorio – intanto è molto semplice: leggete questa serie a fumetti! Si tratta di una collana imperdibile per ogni Marvel-fan, anzi per ogni appassionato di comics tout court.
Se già la state leggendo, siete sulla retta via. E se invece siete stati finora colpevolmente assenti, rimediate immantinente: chiedete al vostro edicolante di farvi arrivare i nuovi numeri, e nel frattempo procuratevi quelli già usciti.

Ed ecco il testo dell’intervista!

giovedì 18 aprile 2019

MASSIMO BORDIN: UNA TRACCIA INDELEBILE di Antonio Moscato





MASSIMO BORDIN: 
UNA TRACCIA INDELEBILE
di Antonio Moscato


Non ero un ascoltatore abituale di Radio Radicale, per molte ragioni tra cui la mia scarsa attenzione al dibattito politico italiano, ma anche un forte fastidio per lo stile di Marco Pannella, che avevo conosciuto nel lontano 1956 e di cui avevo sperimentato già negli anni Sessanta le molte ambiguità nei confronti della contiguità della “Nuova Repubblica” di Randolfo Pacciardi (che anticipava per molti aspetti il progetto di Licio Gelli) con vari settori del peggior neofascismo romano. Avevo saputo poi della forte tensione personale che aveva contrapposto Massimo Bordin a Pannella, senza che questa mi incoraggiasse ad approfondire le ragioni del contrasto, tanto più che il mio giudizio fortemente critico sul leader indiscusso si estendeva all’intero partito. Ma con mia sorpresa ogni volta che lo avevo incontrato in qualche assemblea Massimo Bordin era venuto a salutarmi cordialmente. Solo ora ho capito perché: a differenza di altri compagni che avevano scelto altre strade in vari periodi, non era “un pentito”, non disprezzava l’esperienza fatta in passato nella stessa organizzazione, e in qualche modo la rivendicava. Se ne era accorto Luigi Manconi che ne parla in un lungo articolo apparso oggi sul “manifesto”, che colloca “il suo incontro con il giornalismo radiofonico” a quando “Radio Città Futura si trasferì nei locali di via dei Marsi, dove si trovava la sede italiana della Quarta Internazionale.”

TURCHIA: LA NON FACILE SITUAZIONE DI ERDOĞAN di Pier Francesco Zarcone





TURCHIA: LA NON FACILE SITUAZIONE DI ERDOĞAN

di Pier Francesco Zarcone



Nella Storia ci sono eventi in apparenza uguali o simili, ma dalle conseguenze assai diverse, come il perdere le elezioni amministrative nelle grandi città (con quanto ciò significa) e vincerle nelle province. Nel 1931 in Spagna questo provocò una crisi istituzionale e la fuga del Re, mentre in Turchia per ora c’è solo l’accentuarsi della polarizzazione politica, fermo restando che un aggravamento è sempre possibile a seconda delle mosse che farà Erdoǧan, e altresì in base all'evolversi dell’attuale crisi economica e dell’interrelazione tra essa e la politica governativa.
Intanto va registrato che secondo il portavoce del Presidente turco non ci saranno altre elezioni fino al 2023; quattro anni di tempo perché Erdoǧan provi a recuperare pur tra i molti e intricati problemi di politica interna ed estera del momento.
Se all'interno c’è la ben nota crisi economica, all'esterno va riscontrata una serie di fallimenti e contraddizioni.
La possibilità di ingresso nell'Unione Europea (per quel che vale) appare definitivamente sfumata, tanto più se al prossimo Parlamento di Bruxelles ci sarà il previsto rafforzamento dei partiti definiti “sovranisti” (ma che sarebbe meglio chiamare di destra xenofoba tenuto conto della loro poca difesa sovrana di fronte alla politica di Washington). E oggi Ankara verso la Ue dispone solo dell’arma di ricatto – per avere quattrini - riguardante le migliaia di profughi dal Vicino Oriente oggi entro i confini turchi.

lunedì 15 aprile 2019

FRIDAYS FOR FUTURE ITALIA: CONCLUSA LA PRIMA ASSEMBLEA IN ITALIA di Guido Viale





FRIDAYS FOR FUTURE ITALIA:
CONCLUSA LA PRIMA ASSEMBLEA IN iTALIA 
di Guido Viale





Il 12 e il 13 aprile si è svolta a Milano la “due giorni” di Fridays for future Italia. La sera del 12 con una conferenza scientifica affidata a quattro esperti: sulle fonti rinnovabili, sulle ripercussioni in agricoltura, sullo stato della ricerca, sul negoziato internazionale e sulla dimensione sociale dei cambiamenti climatici. Il 13 si è svolta invece, per tutto il giorno, l’assemblea nazionale costituente del movimento italiano, la prima nel mondo: “d'altronde il corteo di Milano è stato il più grande di tutti”, ha detto con orgoglio uno degli intervenuti. 
Se la sera prima il pubblico era “misto”, metà di giovani e metà di persone mature, il giorno dopo l’aula magna della facoltà di fisica era stracolma solo di giovani e giovanissimi (con rarefatta presenza di anziani), tra cui circa 200 delegazioni da oltre 100 città italiane. 
L’età media molto bassa è una caratteristica e un vanto di Fridays for future. Per molti intervenuti, più che di studenti – “che mai ci facciamo a scuola se lì non ci insegnano altro che a riprodurre un modello di sviluppo che ha solo più pochi anni di vita?” – il loro è un movimento della “nuova generazione”: una generazione “preoccupata” se non “terrorizzata”; “la prima che sperimenta il cambiamento climatico, ma anche l’ultima che ha la possibilità di fermarlo”. Questa coscienza di una responsabilità generazionale – “Qui, come diceva Falcone, innocente non è nessuno” e “il sistema siamo noi; per questo possiamo cambiarlo”; o anche “non ci salverà nessun altro” - ha attraversato tutto il dibattito, con una frequente contrapposizione tra “noi”, la generazione del terzo millennio, e “loro”: quelli che non hanno fatto niente per sventare quel rischio mortale, andando avanti per la vecchia strada come se niente fosse. Per questo “occorre ammettere le colpe dei padri” evocando anche “un giusto risentimento verso le precedenti generazioni”. “C’è un elefante nella stanza, che sta per sedersi sopra di noi” perché “ci avete ignorato; ma è finito il tempo delle scuse. Adesso siamo arrivati noi”. Ma è stato anche aggiunto “Siamo giovani sì, ma non ostili a chi non lo è”. Tuttavia il mood generale era tale per cui l’unica persona di una certa età che è intervenuta, la mamma di un “attivista” di 13 anni, ha sentito il bisogno di esordire dicendo: “Chiedo scusa per l’età”. D'altronde anche un giovane può sentirsi un po’ vecchio: “Se un anno fa mi avessero detto che sarei andato dietro a una ragazzina svedese di sedici anni -ha raccontato uno degli intervenuti - avrei pensato che mi stavano scambiando per un pedofilo…”
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