lunedì 10 settembre 2018

FATELO ANCHE IN ITALIA di Sahra Wagenknecht






SAHRA "LA ROSSA" A FASSINA: 
" FATELO ANCHE IN ITALIA"
di Sahra Wagenknecht 



Il messaggio spedito da Sahra Wagenknecht ai fondatori di Patria e costituzione, l’associazione dell’area sovranista “di sinistra” presentata da Fassina e D’Attorre
«Patria e Costituzione è il nome dell’associazione che avviamo oggi, 8 Settembre, nel 75esimo anniversario della rinascita della Patria», ha detto il deputato di Leu, Stefano Fassina, aprendo l’assemblea fondativa a Roma. «Un’associazione – ha aggiunto – di cultura e iniziativa politica, dalla parte del lavoro, per affrontare la domanda di comunità, di protezione sociale e culturale, per rideclinare il nesso tra sovranità democratica nazionale e Ue, per definire strumenti adeguati per lo Stato per intervenire nell’economia». «Un movimento senza legami o collateralismi ai partiti in campo, ma attivo nella discussione di tutti i soggetti democratici e coerenti con i principi costituzionali. Un progetto per la rinascita della sinistra di popolo», ha concluso Fassina. 
Ecco il messaggio spedito ai convenuti da Sahra Wagenknecht, capogruppo della Linke in Parlamento e leader di Aufstehen, “In Piedi”, piattaforma politica che dovrebbe costruire una specie di ponte nel centro-sinistra in Germania, per rafforzarlo e portarlo al governo. Obiettivo dichiarato: la parola fine all’era delle grandi coalizioni cavalcate dalla Merkel. Un’operazione in sintonia con Mélenchon e Corbyn.




Cari compagne e cari compagni,

Auguro alla vostra iniziativa dell’8 settembre un grande successo.
Noi pochi giorni fa in Germania abbiamo fondato il movimento di rinnovamento sociale e democratico: ‘Aufstehen”, Alzati!”. Già oltre 130mila persone si sono iscritte. Questo dimostra che c’è un desiderio diffuso per uno cambiamento fondamentale. Un desiderio per un cambiamento sociale e politico pacifico in Europa.

Combattiamo per una Germania europea in un’Europa unita delle democrazie sovrane. L’Unione europea dovrebbe essere uno spazio protettivo, non ulteriore catalizzatore di un mercato di globalizzazione radicale e erosione della democrazia.

Saremmo felici, se anche in Italia emergesse un movimento di raccolta della sinistra diffusa, un movimento che mette al centro dell’agenda politica la giustizia sociale e la pace. Ci sono maggioranze nella popolazione per una nuova politica: per il disarmo e la pace, per i salari più alti, pensioni migliori, tasse più eque e più sicurezza, per maggiori investimenti pubblici nell’istruzione e nelle infrastrutture.

Nei parlamenti, tuttavia, sembra molto diverso. In questo momento, la situazione è di grande pericolo. Si susseguono gli attacchi ai diritti politici, allo Stato sociale, ai rifugiati.
Quindi, dobbiamo finalmente avviare una politica per la maggioranza dei cittadini in ogni Paese europeo.
Sarebbe meraviglioso se ce ne fosse uno anche in Italia. Un movimento per un cambiamento sociale.

È ora di Alzarsi! Buona fortuna!

Saluti solidali

Dr. Sahra Wagenknecht

mercoledì 5 settembre 2018

SGOMBERI E TORTURA: SALVINI SFORNA LA CIRCOLARE PER LA GUERRA AI POVERI di Antonello Zecca e Checchino Antonini





SGOMBERI E TORTURA: 
SALVINI SFORNA LA CIRCOLARE PER LA GUERRA AI POVERI
di Antonello Zecca e Checchino Antonini




«La proprietà privata è sacra e sono troppi gli Italiani vittime di occupazioni da parte non di bisognosi, ma di furbi e violenti». L’odio di Salvini per i senza casa non è nuovo, pure Minniti non scherzava e ci aveva già provato, con il “decreto casa”, Maurizio Lupi, ministro con Renzi, uomo di Cl, feroce apparato affaristico clerico-liberista, più volte nominato nelle carte di indagini su grandi e piccole opere, oggi deputato Udc in procinto di transitare in Forza Italia. La prima cosa che salta agli occhi è, anche stavolta, la continuità nelle politiche repressive e antipopolari tra governi Pd e Gabinetto Salvini-Di Maio. Quel decreto era un pacchetto di sgravi e deregulation per i palazzinari condito, all'articolo 5, da una norma che voleva colpire i movimenti per il diritto all'abitare: “chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all'immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge”
La circolare del Viminale con data primo settembre è più esplicita nell'ordine di eseguire sgomberi tempestivi, senza nemmeno la finzione della ricerca di soluzione alternativa come avviene attualmente. In genere la soluzione è punitiva, separa i nuclei familiari e li colpevolizza per la condizione di povertà affidandoli a servizi sociali stremati da decenni di tagli, gestiti da sindaci che cercano consenso sulla guerra ai poverissimi, quasi sempre migranti o rom.

lunedì 3 settembre 2018

CORBYN: NAZIONALIZZARE I SOCIAL MEDIA di Ingrid Lunden







CORBYN: NAZIONALIZZARE I SOCIAL MEDIA
di Ingrid Lunden




Al posto di Facebook un social media pubblico. Come la Bbc. 
La proposta di Corbyn contro i “tech giants”




Il modo migliore per contrastare l’effetto di Facebook nei discorsi politici e di altro tipo? Considera un piano per creare un’alternativa finanziata con denaro pubblico. Questo è stato il suggerimento proposto da Jeremy Corbyn, leader del partito laburista nel Regno Unito, che ha proposto la creazione di una “British Digital Corporation” (BDC) che sarebbe una organizzazione sorella della BBC (British Broadcasting Corporation, finanziato pubblicamente ), e lavorerebbe sia come think-tank per condurre la politica e la tecnologia digitale, sia come sede di servizi no-profit per competere con quelli a scopo di lucro, in alternativa a Facebook.

“Una BDC potrebbe utilizzare tutte le nostre migliori menti, l’ultima tecnologia e le risorse pubbliche esistenti per fornire informazioni e intrattenimento come i rivali Netflix e Amazon, ma anche per sfruttare i dati per il bene pubblico”, ha detto Corbyn in un discorso durante il festival televisivo di Edimburgo. “Una BDC potrebbe sviluppare nuove tecnologie per il processo decisionale online e commissionare i programmi da parte del pubblico e persino una piattaforma di social media pubblica con reale privacy e controllo pubblico sui dati che rendono Facebook e altri così ricchi”.

venerdì 31 agosto 2018

LA STRAGE DI GENOVA METTE A NUDO IL SISTEMA AFFARISTICO di Franco Ferrara






LA STRAGE DI GENOVA METTE A NUDO IL SISTEMA AFFARISTICO
di Franco Ferrara



"È crollato il Ponte… il Ponte di Brooklyn!"… ma non siamo a New York, siamo a Genova alle 11,37 di martedì 14 agosto 2018. È questa l’esclamazione sgomenta di alcuni abitanti della Val Polcevera che hanno sentito prima un enorme boato accompagnato da un bagliore azzurro e poi hanno visto il ponte sbriciolarsi nella sua campata centrale, quella che attraversa il greto del torrente. È una mattinata temporalesca, il bagliore azzurro è dovuto probabilmente allo scoppio di un fulmine che pare abbia anche colpito un pilastro del ponte. Tutta la zona è stata avvolta da una grande nube dovuta allo sbriciolarsi della grande infrastruttura.

Il bilancio è catastrofico: 43 morti, di cui 40 precipitati dal viadotto oltre a due operai di Amiu ed uno di Aster che stavano lavorando nell’isola ecologica di Amiu situata proprio sotto il ponte lato ovest. Danni materiali enormi per il valore dell’infrastruttura, per le aziende che hanno sede ed operano nella zona di Campi proprio sotto il viadotto, per le abitazioni che si trovano sotto il ponte lato est nelle vie W. Fillak e Via Porro, che hanno dovuto essere sgomberate tempestivamente. La sezione est del ponte, così come quella ovest, è pericolante e tutte e due dovranno essere demolite e con ogni probabilità anche gli edifici sottostanti. Genova subisce l’interruzione, e chissà per quanto tempo, della principale via di comunicazione tra il Levante, il Centro ed il Ponente cittadino. Siamo quasi alla paralisi di un’intera città.

Su quel ponte transitavano circa 75.000 autoveicoli al giorno, con un passaggio enorme di Tir legato anche, ma non solo, all'attività del porto di Genova, del quale era una via di comunicazione indispensabile.

martedì 28 agosto 2018

MELENCHON E IL GALLO FRANCESE di Jean-Jacques Marie




MELENCHON E IL GALLO FRANCESE
di Jean-Jacques Marie*



Pubblichiamo un breve articolo dello storico francese Jean-Jacque Marie, apparso originariamente sulla rivista svizzera A l’Encontre (http://alencontre.org/europe/france/france-debat-melenchon-et-le-coq-gaulois.html) su un aspetto che informa in modo determinante le concezioni ideologiche di Jean-Luc Mélenchon. Lo sciovinismo grande-francese che caratterizza, anche in modo simbolicamente visibile, le iniziative dell’ex-socialista francese, è, infatti, un aspetto delle sue posizioni che a sinistra, soprattutto all'estero, è troppo sottovalutato, ma centrale nella costruzione dell’orientamento politico complessivo di cui è espressione.
L’exploit elettorale che la France Insoumis, organizzazione politica di cui è leader indiscusso, ha ottenuto alle ultime elezioni presidenziali francesi, ha offuscato questo aspetto decisivo e ha contribuito alla popolarità di Mélenchon nella sinistra di diversi paesi; una popolarità che si è spesso nutrita di elementi carismatici, alimentati da una retorica spumeggiante e pomposa, costruita attorno a una critica nazionalista all’Unione Europea e a un anacronistico ritorno allo Stato sociale dei “Trenta Gloriosi”, nel quadro di un “capitalismo sociale”, di cui evidentemente la Repubblica francese sarebbe la più autentica interprete.

La riflessione, tagliente e senza sconti, di Jean-Jacques Marie, contribuisce all’opera di smitizzazione di una figura piuttosto controversa, e aiuta a diradare le nubi cariche di leaderismo che lo circondano e che offuscano i termini di un dibattito strategico sempre più necessario nella sinistra di classe.

domenica 26 agosto 2018

HOSTILES di Stefano Santarelli








HOSTILES
di Stefano Santarelli





“Non potete giudicare me, nessuno di voi (...).
Siamo tutti colpevoli di qualcosa.
Sto solo chiedendo un po' di pietà. Pietà!”





Sembra incredibile che un film come “Hostiles” non abbia avuto nessuna nomination all'Oscar eppure avrebbe meritato premi importanti sia per gli attori, sia per la regia e sia sopratutto come miglior film considerando poi che la celebre statuetta per quest'ultimo premio è andata al modesto “La forma dell'acqua”. In ogni caso siamo certi che Hostiles nel prossimo futuro sarà ricordato come uno dei migliori western usciti nell'ultimo decennio mentre film più celebrati e premiati saranno invece caduti nel dimenticatoio.
Infatti questo genere è quasi scomparso nel panorama cinematografico e molti recenti western non sono altro che remake di capolavori del passato da “Quel treno per Yuma” interpretato proprio da Christian Bale (2007) a “Il Grinta” dei fratelli Coen (2010) fino a “I magnifici sette” (2016). E ricordiamo che il bellissimo “Appaloosa” di Ed Harris (2008) si basa in fondo sul canovaccio della leggendaria sfida all'O.K. Corral.

Il film di Scott Cooper invece rivaluta questo genere cinematografico offrendoci un'amara riflessione sul genocidio compiuto verso i nativi americani e che ha costituito il fondamento per la nascita degli Stati Uniti d'America. La storia si svolge nel 1892 portandoci quindi la visione di una America che si sta modernizzando rapidamente e dove l'impari guerra contro le popolazioni indiane sono oramai alla fine e gli sconfitti sono invece destinati ad essere rinchiusi nelle riserve come veri e propri prigionieri.

giovedì 23 agosto 2018

SALVINI E IL CORTOCIRCUITO SOVRANISTA A SINISTRA di Gianni Fresu








SALVINI E IL CORTOCIRCUITO SOVRANISTA A SINISTRA
di Gianni Fresu



La nascita del Governo Lega-5 stelle ha definitivamente fatto venire a galla un fenomeno carsico fino a oggi sottovalutato: la migrazione di diversi militanti e ex dirigenti della sinistra di classe in direzione del “sovranismo”. 
Stando alle loro affermazioni, saremmo di fronte a una profonda cesura storica dalla quale non possiamo estraniarci, pena l’irrilevanza nel Paese. In tal senso, si ritiene non solo legittima, ma necessaria un’apertura di credito nei confronti della nuova “coalizione giallo-verde”, perché considerata più avanzata sul piano delle possibili alleanze e meglio collocata nelle scelte di politica internazionale. 

La fibrillazione europea attorno alla nascita del governo sarebbe la prova di tutto ciò, inutile far notare loro che pure l’eventuale ipotesi di un governo guidato da Alba Dorata in Grecia o dal Front National in Francia avrebbe creato lo stesso allarmismo. 
Sembra impossibile l’innamoramento di alcuni ex guardiani dell’ortodossia verso questa alleanza, soprattutto se stiamo ai fatti: in politica estera il governo ha ribadito la centralità della Nato e l’alleanza con gli USA (suggellata dall’apertura di un canale privilegiato con Trump); in politica economica va in direzione di un liberismo sfacciato degno del miglior Monti, solo meno socialmente consapevole, ma per ignoranza; sulla gestione delle emergenze interne, al di là di razzismo e sessismo nemmeno dissimulati, repressione e conservatorismo sono le stelle polari. 

Così, di fronte al dramma dell’emigrazione, si preferisce rispondere con annunci muscolari (degni delle euforiche adunate sotto il balcone di Palazzo Venezia tanto care a una parte del popolo italiano) magari inutili, però buoni a tirar fuori il peggio del peggio della nostra tradizione nazionale per poi lucrarci sopra elettoralmente. Altro che superamento della dialettica destra/sinistra, Salvini è riuscito a mettere a segno una delle più classiche operazioni di tutti i movimenti di origine conservatrice e autoritaria: individuare nel nemico esterno (“i burocrati dell’Unione Europea” e “l’invasione degli immigrati”) il vero problema, la contraddizione che divide e paralizza la propria comunità nazionale. Non, ovviamente, le relazioni sociali, i rapporti di sfruttamento, i privilegi di un quadro tutto a favore del capitale e contro il lavoro. “I nostri imprenditori non sono cattivi, né avidi speculatori propensi all'accumulazione più che all'investimento produttivo, no, loro semplicemente sono vittime dalla dittatura di Bruxelles”. Insomma, Salvini detta l’agenda e tutti gli vanno dietro, compresi tanti compagni oramai più attenti alle questioni geopolitiche e all'interesse nazionale minacciato che al problema sociale. Così ci si può pure permettere di architettare una riforma del sistema fiscale iperliberista, destinata a rendere ancora più macroscopiche e insuperabili le differenze tra ricchi e poveri, che in altri tempi avrebbe portato a uno sciopero generale solo a pensarla.

martedì 21 agosto 2018

LA SCALATA DEI BENETTON: UNA RAPINA SENZA CONTROLLI di Antonio Moscato







LA SCALATA DEI BENETTON: 
UNA RAPINA SENZA CONTROLLI
di Antonio Moscato



Una vera mobilitazione di “persuasori” (non tanto occulti) tenta di contrastare l’ondata di indignazione - non solo genovese - nei confronti degli imprenditori cinici che conoscevano il pericolo ma rinviavano lavori da tempo indispensabili.

Il “Corriere della sera” affida a Sergio Romano il compito di scongiurare il uno scontato “processo sommario al mostro di Genova”, ricordando che un paese rispettabile paga sempre i debiti, e tutti i “giornaloni” hanno la maggior parte degli articoli rivolti a scongiurare quella che ritengono un’inammissibile rottura di un contratto tra lo Stato e le imprese privatizzate, anche se risulta un contratto iniquo.

La CGIL tira in ballo il pericolo per l’occupazione, come se la riacquisizione da parte dello Stato di un bene pubblico come le Autostrade dovesse mettere sulla strada chi vi lavora e non solo chi ha diretto la società con scarsa competenza e molto cinismo da “padroni delle ferriere”.

Pochissimi (a parte i pennivendoli dei grandi mass media) hanno dubbi sulla scandalosa immoralità della penale di 20 miliardi pretesa da chi si è comprato un’impresa redditizia come Autostrade utilizzando pochissimi liquidi: appena 2,5 miliardi di euro, completati col ricavato dei pedaggi. Un articolo molto tecnico di Fabio Savelli sul Corriere di oggi ammette che in meno di tre anni la “Schemaventotto” (così si chiamava la finanziaria usata dai Benetton nel 1999 per la scalata iniziale) “recuperò quanto speso per la concessione fino al 2038”.

giovedì 16 agosto 2018

CROLLO DEL PONTE MORANDI: DISASTRO INEVITABILE O TRAGEDIA DEL CAPITALISMO? di Giorgio Simoni








CROLLO DEL PONTE MORANDI:
DISASTRO INEVITABILE O TRAGEDIA DEL CAPITALISMO?
di Giorgio Simoni




L’articolo che pubblichiamo sulla tragedia di Genova presenta una documentazione essenziale e il quadro complessivo di scelte strutturali economiche e politiche che sono alla base di una catastrofe annunciata.

Pone in modo sempre più urgente il tema ineludibile della battaglia contro le privatizzazioni, della necessità del ritorno nelle mani integralmente pubbliche (no SPA e simili), e sotto il controllo dei lavoratori e degli utenti, di settori economici e di strutture fondamentali che non possono in alcun modo essere lasciati alla logica del profitto e dell’interesse privato (Oggi persino La Repubblica è spinta a scrivere che “la tragedia di Genova è un frutto avvelenato delle privatizzazioni”). 
Pone il tema di un vasto piano pubblico dei trasporti che integri in modo coerente e funzionale ai bisogni del paese, cioè dell’intera popolazione, la parte su gomma e quella su ferrovia; conferma il nostro no alla logica di grandi opere che servono l’interesse di pochi e le speculazioni e la necessità di un vasto progetto e piano di manutenzione delle reti esistenti e di messa in sicurezza di un territorio la cui fragilità è stata messa più volte in evidenza dagli avvenimenti disastrosi che si sono prodotti. 
In altri termini pone il problema dell’alternativa tra la logica privata del capitalismo e la logica dell’interesse pubblico e del benessere e della sicurezza ambientale di tutte le cittadine e dei cittadini; richiede una svolta profonda che non verrà né dai governanti attuali, né da quelli che li hanno preceduti, entrambi profondamente legati al sistema esistente, ma solo da una nuova mobilitazione di massa sociale delle classi lavoratrici e popolari.




Il crollo del ponte Morandi a Genova, sull'autostrada A10, con il suo conto, al momento in cui scriviamo, di 39 vittime, 16 feriti, di cui 12 in codice rosso, e 632 sfollati, è una tragedia immane, che ci colpisce amaramente e che segnerà a lungo la storia del nostro Paese.

Al doveroso cordoglio per le vittime, per i loro famigliari, e alla vicinanza con tutti coloro che vedranno la propria vita drammaticamente cambiata da questa sciagura, deve accompagnarsi un inizio di riflessione su come ciò sia potuto accadere e quali ne siano le responsabilità.

Cominciare, seppure a breve distanza dai fatti, a ragionare su alcuni elementi per un futuro giudizio politico su quanto è successo, non è un atto di cinismo. Il cinismo, semmai, è quello dei mercati finanziari, che già all’indomani del disastro hanno segnato il crollo delle quotazioni del titolo Atlantia, controllante di Autostrade per l’Italia. Il riflesso pavloviano (come quello canino, da cui deriva “cinico”) del capitalista: «Qui c’è da pagare un sacco di risarcimenti, meglio spostare i capitali da un’altra parte».

sabato 11 agosto 2018

GERMANIA. IL PROGETTO DI WAGENKNECHT: UN NUOVO MOVIMENTO? di Manuel Kellner








GERMANIA. 
IL PROGETTO DI WAGENKNECHT: UN NUOVO MOVIMENTO?

di Manuel Kellner




Portavoce al Bundestag, assieme a Dietmar Bartsch, di Die Linke (La Sinistra), Sahra Wagenknecht proviene dalla sinistra anticapitalista del partito e ne è stata a lungo la sua rappresentante più popolare. Da un certo tempo lei e suo marito, Oskar Lafontaine – entrambi molto seguiti dai media – animano un raggruppamento informale, Team Sahra, al quale si può aderire via Internet, che lavora per la formazione d’un nuovo movimento politico sul modello di La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon. Hanno dichiarato che questo movimento sarà lanciato in settembre, non per fare concorrenza alla Linke, ma come strumento di pressione nei confronti degli altri partiti, in favore di una politica maggiormente sociale.



Alcune delle posizioni sostenute da Wagenknecht e Lafontaine si collocano a destra non solo dell’ala anticapitalistica della Linke, ma del suo stesso programma ufficiale. Il nemico individuato non è più il capitalismo in sé, ma il capitalismo neoliberale selvaggio. Le “frontiere aperte” sono ritenute un progetto della borghesia neoliberale per esacerbare la concorrenza in seno a coloro che stanno “in basso”, indebolendo così i salariati e provocando l’abbassamento dei salari reali. La difesa delle conquiste democratiche passerebbe attraverso la difesa della sovranità degli Stati-nazione, contro l’Unione europea e i progetti – come per esempio quello di Macron – di rafforzarne l’integrazione. Grosso modo, il progetto di Wagenknecht e Lafontaine mira a indebolire l’estrema destra, a contrastare l’avanzata elettorale della AfD e a conquistare settori dei salariati e degli strati popolari emarginati che, delusi dal Partito socialdemocratico (SPD) e attratti dalla demagogia di Alternativa per la Germania (AfD, d’estrema destra), non si riconoscono nelle posizioni di Die Linke. Secondo Wagenknecht e Lafontaine, sottovaluta troppo il timore di questi settori di trovarsi in una situazione di concorrenza sfavorevole con gli immigrati.
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