martedì 20 gennaio 2015

AFFONDO MONETARIO






AFFONDO MONETARIO
di   Pavlos Nerantzis

Grecia. A cinque giorni dal voto Ue e Fondo monetario alzano la voce. Secondo gli ultimi sondaggi il partito di Tsipras resta avanti. Ma gli mancherebbero cinque seggi per governare da solo



A cin­que giorni dal voto, segnali di rac­co­man­da­zione se non di inti­mi­da­zione giun­gono ad Atene. Nelle ultime set­ti­mane i cre­di­tori inter­na­zio­nali hanno, almeno appa­ren­te­mente, cam­biato rotta, lasciando da parte gli sce­nari del Gre­xit, ovvero le voci per un’eventuale uscita della Gre­cia dalla zona euro, ma fanno notare, chi con toni rigo­rosi, chi con cau­tela, che il nuovo governo greco deve comun­que man­te­nere i patti, ovvero con­ti­nuare con l’austerity, se vuole gli aiuti economici.

«Il governo che uscirà dalle urne dovrà rispet­tare gli impe­gni assunti coi part­ner e pro­se­guire nelle riforme e nella respon­sa­bi­lità finan­zia­ria», dice il pre­si­dente della Com­mis­sione euro­pea, Jean-Claude Junc­ker, pro­met­tendo che «l’Europa sosterrà la Gre­cia». Poco prima il capo del Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale, Chri­stine Lagarde, ha minac­ciato Atene di con­se­guenze nel caso il pros­simo governo pro­ceda a una ristrut­tu­ra­zione del debito dopo le ele­zioni. «Un debito è un debito ed è un con­tratto» afferma Lagarde in un’intervista pub­bli­cata ieri al quo­ti­diano irlan­dese Irish Times, rispon­dendo a una domanda sull’idea, pro­mossa da Syriza, di tenere una con­fe­renza inter­na­zio­nale, simile a quella tenuta a Lon­dra nel 1953, dove i paesi occi­den­tali hanno deciso di tagliare i debiti della Ger­ma­nia ovest del 50%. «Default, ristrut­tu­ra­zione, modi­fi­che nei ter­mini hanno con­se­guenze sulla firma e sulla fidu­cia nella firma» aggiunge il capo del Fmi.

Lagarde non ha voluto espri­mersi sulla soste­ni­bi­litá del debito greco, ma secondo ana­li­sti anche la troika (Fmi, Ue, Bce) si rende conto che un debito pari al 177% del Pil è inso­ste­ni­bile. Atene non sarà mai in grado di resti­tuirlo, come del resto anche altri paesi euro­pei. La richie­sta quindi fatta da Ale­xis Tsi­pras di una ristrut­tu­ra­zione è ragio­ne­vole, tenendo anche conto che la dimen­sione del debito greco è tutto som­mato limi­tata rispetto al Pil com­ples­sivo dei paesi mem­bri della zona euro. Il pro­blema sta altrove: acco­gliere la richie­sta di Atene apri­rebbe la strada a richie­ste simili da parte di Roma, Madrid, ecc.

Que­sto peri­colo di con­ta­gio, oltre al fatto che sarà messa in discus­sione la poli­tica eco­no­mica di Ber­lino, spa­venta i cre­di­tori internazionali.

Cauto, invece, viene inter­pre­tato l’intervento del pre­si­dente dell’eurogruppo, Jeroen Dijs­sel­bloem, mini­stro delle finanze olan­dese. Rife­ren­dosi all’intento di Syriza, una volta al governo, di chie­dere il taglio del debito pub­blico, Dijs­sel­bloem sot­to­li­nea che «in aggiunta alle misure già prese siamo pronti ad alle­ge­rirne il peso. Non dimen­ti­chiamo che i tassi di intre­resse che la Gre­cia sta pagando all’Europa sui suoi pre­stiti sono molto bassi. (…) Se i greci ten­gono fede all’accordo, siamo pronti a fare di più se neces­sa­rio». È chiaro che que­sto «di più» potrebbe essere una dila­zione, un’ulteriore ridu­zione dei tassi d’interesse oppure addi­rit­tura un gene­roso taglio, come vuole Syriza.

A livello isti­tu­zio­nale Ber­lino con­ti­nua a discu­tere con il governo uscente di Anto­nis Sama­ras, ma il social­de­mo­cra­tico Jorg Asmus­sen, già vice-ministro del lavoro e mem­bro del Comi­tato ese­cu­tivo della Banca cen­trale euro­pea si è incon­trato con alti diri­genti del Syriza per esplo­rare il ter­reno. «Mer­kel è con­sa­pe­vole di tutto ció che sta suc­ce­dendo in Gre­cia» ha affer­mato pochi giorni fa il por­ta­voce del mini­stero delle Finanze tede­sco. La can­cel­liera, insomma, sta pre­pa­rando il ter­reno per il suo incon­tro post-elettorale con Tsi­pras, men­tre la stra­te­gia della paura appli­cata da Anto­nis Sama­ras sem­bra aver sor­tito effetti oppo­sti all’obiettivo del pre­mier uscente, sem­pre più solo e iso­lato dai suoi alleati in Europa, esclu­sion fatta per Mariano Rajoy, il suo omo­logo spa­gnolo in visita ad Atene la set­ti­mana scorsa.

Secondo la media (poll of polls) dei dati rac­colti tra il 7 e il 15 gen­naio da tre­dici son­daggi di opi­nione pub­bli­cati sul quo­ti­diano greco Kathi­me­rini, Syriza rac­co­glie il 34,7% dei voti con­tro il 30,2% della Nea Dimo­kra­tia di Sama­ras; seguono To Potami (Il Fiume) con il 7%, i neo­na­zi­sti della Chrysi Avghi (Alba Dorata) con il 6,2%, il Kke con il 5,6%, i socia­li­sti del Pasok, part­ner del governo di coa­li­zione con il 4,7%, men­tre Anel, il par­tito anti-memorandum di destra e il Movi­mento dei Socia­li­sti demo­cra­tici riman­gono fuori dal par­la­mento, fermi sotto la soglia del 3%.
In base a que­sti dati Syriza otter­rebbe 145 seggi su 300, cin­que in meno di quelli che ser­vi­reb­bero per for­mare un governo auto­nomo. Tenendo conto che Tsi­pras ha tagliato dra­sti­ca­mente i ponti con il centro-sinistra, men­tre i comu­ni­sti hanno escluso ogni pos­si­bi­litá di col­la­bo­rare con Syriza, rimane per il momento incerto come e in base a quali accordi ci sarà un part­ner governativo.

Intanto domani la Bce esa­mi­nerà la domanda di quat­tro isti­tuti ban­cari elle­nici che hanno chie­sto l’aumento della loro liqui­dità tra­mite il mec­ca­ni­smo pre­po­sto dall’Ue, l’Emergency Liqui­dity Assi­stance (Ela).

Una parte dei greci temono che prima o poi, come avve­nuto nel marzo del 2013 a Cipro, non potranno fare pre­lievi dai ban­co­mat. Giá ieri la Piraeus bank non per­met­teva dalle sue casse pre­lievi supe­riori ai 5 mila euro.


19 gennaio 2015

dal sito Il Manifesto


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