martedì 6 gennaio 2015

HAPPY BIRTHDAY Mr. DOUGLAS di Stefano Santarelli







HAPPY BIRTHDAY Mr. DOUGLAS
di Stefano Santarelli



Il prossimo 9 dicembre il decano del cinema mondiale, Kirk Douglas, compirà 100 anni. Mi permetto di dedicare un brevissimo omaggio a questo grande attore, oltre che produttore, scrittore, cantante e regista, che ha offerto indiscutibilmente un grandissimo contributo alla settima arte.

Attore dotato di una profonda vitalità e di una duttilità difficilmente eguagliabile oltre ad essere dotato di un eccezionale magnetismo dispone di una straordinaria capacità nell'impersonare personaggi forti, spavaldi e spesso negativi che si caratterizzano nel corteggiare la morte e a cui si abbina una grande capacità fisica essendo stato un ottimo atleta tra l'altro campione di lotta libera. Mentre non ha mai fatto parte delle sue corde il recitare nelle commedie, una caratteristica in fondo simile ad un altro grande attore come Humphrey Bogart, l'indimenticabile interprete del Il grande sonno e Casablanca, che nel celebre film Sabrina non si trova a suo agio in una parte scritta per Cary Grant il quale aveva rifiutato all'ultimo momento di girare questa pellicola.

Figlio di un ebreo russo analfabeta fuggito dalla Russia perché era stato arruolato nel 1908 per la guerra russo-giapponese è nato in una classica citta WSAP (White Anglo-Saxon Protestant) come Amsterdam nello Stato di New York. Unico figlio maschio tra sei sorelle, Issur Danielovitch Demsky (questo è il suo vero nome) ha avuto una infanzia veramente infelice.
Nonostante un padre alcolizzato e violento che per vivere faceva lo stracciavendolo il giovane Douglas diventa uno studente modello mantenendosi agli studi lavorando come bidello e cameriere riuscendo infine a laurearsi in Lettere alla vigilia della Seconda guerra mondiale.
Dopo la laurea cambia definitivamente il suo nome con quello di Kirk Douglas molto più adatto per la carriera artistica che voleva intraprendere ed inizia a frequentare l'American Academy of Dramatic Arts di New York diplomandosi nel giugno del 1941 ed inizia a lavorare in varie commedie a Broadway. L'entrata in guerra degli Stati Uniti costringe il giovane Douglas ad abbandonare le scene teatrali per frequentare l'Accademia navale dove esce con il grado di Guardiamarina. La sua esperienza militare è molto limitata al contrario di altri suoi colleghi come James Stewart, generale di brigata decorato due volte con la Croce di guerra, ma non tale da non comprendere che “ La guerra è una cosa così insulsa; dei giovani abbandonati su una nave che vanno in cerca di altri giovani e tentano di farli saltare in aria”. E questa denuncia della follia e dei crimini che portano le guerre Douglas la espliciterà nettamente, come vedremo in seguito, in uno dei suoi capolavori: Orizzonti di gloria.


Lo strano amore di Marta Ivers

Interpreta il suo primo film nel 1946 (Lo strano amore di Marta Ivers) dove buca letteralmente lo schermo impersonando un personaggio vigliacco e debole ma nello stesso tempo tragico.
Due anni dopo recita ne Le vie della città con un altro giovane attore, Burt Lancaster, con il quale instaura una duratura amicizia e collaborazione professionale girando insieme ben sette film.
La vera svolta nella carriera di Douglas avviene con Il grande campione (1949) un piccolo film indipendente realizzato da giovani sconosciuti: il regista Mark Robson ed il produttore Stanley Kramer. Douglas per fare questo film rifiuta di partecipare ad una grande produzione della Metro Goldwyn Mayer Il grande peccatore dove recitavano attori del calibro di Walter Huston, Ava Gardner e Gregory Peck, una scelta duramente contestata dal suo agente. Ma tale scelta si rivela vincente: questo film tra i più importanti mai girati sul mondo del pugilato permette a Douglas di offrire una delle sue interpretazioni migliori: quella di un pugile che per giungere al successo tradisce cinicamente tutti i suoi amici e la sua stessa moglie, un vero anti-eroe. Questa interpretazione gli permette di ottenere la sua prima nomination al Premio Oscar quale migliore attore protagonista, un premio che non gli sarà mai concesso nonostante le sue molte eccezionali interpretazioni e nel 1996 gli verrà offerto solo quello dedicato alla carriera.

 Pietà per i giusti

La consacrazione definitiva di Kirk Douglas avviene con due film girati nel 1951: L'asso nella manica di Billy Wilder e Pietà per i giusti di William Wyler.
L'asso nella manica è sicuramente uno dei migliori film di Wilder ed anticipa tragedie come quella di Vermicino dove un giornalista senza scrupoli strumentalizza per uno scoop la vicenda di un uomo rimasto intrappolato in una caverna trasformandolo in un caso di dimensioni nazionali ritardando cinicamente le operazioni di soccorso provocando così la morte dell'uomo. Rimane emblematica una frase di questo cinico giornalista: “Una tragedia non sono un migliaio di cinesi morti per un'inondazione, ma una sola persona intrappolata in un buco sottoterra.”
Il proverbiale fiuto di Douglas fece questa volta “cilecca” nel rifiutare la proposta di Billy Wilder di interpretare il suo successivo film Staleg 17, nel ruolo che permise a William Holden di vincere l'Oscar.
Pietà per i giusti, pessimo titolo rispetto all'originale Detective's Story, venne girato in sole cinque settimane e consentì a Douglas di dare prova di tutte le sue eccezionali qualità di attore nella parte di un detective che non riesce a perdonare la moglie di avere abortito in un lontano passato e che poi, cercando disperatamente la morte, la troverà per mano di un delinquente.
Questa storia che si svolge nell'arco di 24 ore in un distretto di polizia diede poi ad Ed Mc Bain (Evan Hunter) l'idea della sua celebre serie di romanzi polizieschi dell'87° Distretto.


I perseguitati


Kirk Douglas è ormai una delle maggiori star di Hollywood e di questo periodo vanno citati film western come Il grande cielo (1952) di Howard Hawks e i drammatici Il bruto e la bella (con cui ottenne la sua seconda nomination all'Oscar) di Vincente Minelli e I Perseguitati (1953).
Qquest'ultimo film merita un cenno particolare. Diretto da Edward Dmytrik, un regista che era stato uno dei "dieci di Hollywood" e che andò in prigione per la sua adesione al Partito comunista dopo la sua scarcerazione venne aiutato materialmente da Douglas che gli offrì uno stipendio settimanale. Dmytrik rientrò a lavorarare grazie alla sua opera di delazione nei confronti dei suoi colleghi, fu l'unico dei "dieci di Hollywood" a ritrattare la sua fede e il suo passato politico.
Quando Stanley Kramer gli propose questo film Douglas accettò con entusiasmo. Infatti questo grande attore ha sempre rivendicato con orgoglio le sue radici ebraiche ed è questo anche il motivo della scelta di interpretare la figura del generale americano David Marcus fondatore dell'esercito israeliano ne I combattenti della Notte (1966).
I Perseguitati, come anche I combattenti della notte, offrono una immagine di Israele, specialmente con gli occhi di oggi, molto apologetica ma permette a Douglas di offrirci una grande interpretazione nella parte di un clown che dopo l'inferno del campo di concentramento fatica a rientrare nella vita civile.
Questa interpretazione ci permette tra l'altro la possibilità di vedere le inaspettate qualità di giocoliere di Douglas.

Prendendo ad esempio l'amico e collega Burt Lancaster che nel nel 1948 aveva fondato la sua compagnia di produzione (la Norma prodiction più tardi Hecht Hill Lancaster prodiction) Douglas decide di produrre anche lui i suoi film con lo scopo di partecipare più attivamente alla creazione di un film e fonda una propria compagnia con il nome della propria madre: la Bryna Company.
Il primo film prodotto dalla nuova compagnia è Il cacciatore di indiani dove recita accanto a Walter Matthau che aveva appena esordito sullo schermo nel film interpretato e diretto da Burt Lancaster Il Kentuckiano e dove esordisce la giovanissima Elsa Martinelli. Un western tradizionale che non fa presagire i capolavori che verranno prodotti dalla compagnia di Douglas.

Brama di vivere

Il successivo film rivela totalmente il suo genio cinematografico. Partendo dalla sua straordinaria somiglianza con il pittore Vincent Van Gogh notata dal regista rumeno Jean Negulescu, Douglas si decide a trarre un film dalla biografia romanzata di Irving Stone Brama di vivere. La Metro Gold Mayer aveva già i diritti cinematografici di questo romanzo e aveva pensato a suo tempo di trarne un film con Spencer Tracy. Douglas ne fa riscrivere la sceneggiatura e lo fa dirigere da Vincent Minelli che già lo aveva diretto ne Il bruto e la bella. Questo film viene girato nei luoghi stessi in cui aveva vissuto il grande pittore olandese e Douglas offre una delle sue più profonde e sofferte interpretazioni rendendo tangibile l'intima angoscia e debolezza che porterà al suicidio il grande pittore.
Come confessa lui stesso si immedesima totalmente nella figura di Van Gogh leggendo tutte le lettere che aveva scritto al fratello Theo dove sono messi in luce tutti i suoi sentimenti compresa la gelosia e l'odio provato di fronte al matrimonio del fratello.
Una grande prova di recitazione ammirata anche da un altro grande pittore, Marc Chagall, che gli consentirà di ottenere la sua terza ed ultima nomination all'Oscar. Purtroppo non otterrà questo premio più che meritato che andrà invece a Yul Brynner per il film Il re ed io, una mediocre commedia musicale che non ha lasciato traccia nella storia del cinema. Brama di vivere permette comunque al bravo Anthony Quinn di ottenere, nella parte di Gauguin, il Premio Oscar come migliore attore non protagonista.
Kirk Douglas era diventato ormai l'uomo “più odiato di Hollywood”, ma si sa Hollywood non ha mai amato gli uomini che pensano con la propria testa.
Da notare che per girare Brama di vivere la MGM obbliga Douglas a firmare un documento in cui dichiarava di non essere comunista, siamo nel 1956 in piena guerra fredda e come osserva il grande attore "D'accordo, io non sono mai stato comunista, però mi diede molto fastidio firmare quel documento. Ma nonostante tutto lo firmai."

  Ritorna al western con uno dei capolavori di questo genere: Sfida all'O.K. Corral che lo vede ritornare a lavorare in coppia con Burt Lancaster.
Un film diretto da John Sturges, in cui la chiave del successo è legata alla grande amicizia virile di due pistoleri. Nella parte dell'alcolizzato e tubercolotico Doc Holliday, Douglas ci offre un'altra delle sue più grandi interpretazioni degna anch'essa dell'Oscar.

Orizzonti di gloria

Stanley Kubrik, allora un giovane regista, propone a Douglas una sceneggiatura intitolata Orizzonti di gloria, tratta da un romanzo di Humphrey Cobb, il quale se ne innamora subito.
E' la storia di tre soldati francesi durante la Prima guerra mondiale che vengono scelti a caso per essere fucilati per un discutibile atto di vigliaccheria della loro compagnia che doveva attaccare una postazione tedesca, il “formicaio”, difficilmente espugnabile.
Nella stesura del copione però Kubrik ne cambia il finale non facendo più fucilare questi soldati a causa di un “ravvedimento” del Comandante in capo. Questo lieto fine scritto da Kubrik per rendere più commerciale il film fa letteralmente infuriare Douglas che impone al giovane regista di girarlo basandosi sul copione originale.
Ed effettivamente Orizzonti di gloria mostra tutta la follia e la brutalità della guerra e resta ancora oggi uno dei più grandi capolavori antimilitaristici che sia mai stato girato nella la storia del cinema. Accusato di essere un film anti-francese venne escluso dal Festival di Berlino del 1958 e nella “democratica” Francia e nella Svizzera questo film è stato censurato fino al 1975.
Dopo questo film che non fece guadagnare un soldo a Douglas anche perché come dice lui stesso: “Un film non può fare soldi se la gente non paga per vederlo, e la gente non può vederlo se nel suo paese è censurato” quindi il grande attore decide di realizzare I vichinghi. Un vero e proprio western medievale girato in Norvegia, in fondo un film modesto, anche se con un cast eccezionale che vedeva Ernest Borgnine nella parte del padre di Douglas, il quale aveva due anni meno di lui, con la presenza di Tony Curtis e la moglie Janet Leigh. Questo film fece degli ottimi incassi che pareggiarono in parte il flop di Orizzonti di gloria.

Spartacus

Dopo I vichinghi Douglas non voleva più recitare in un film epico. Ma in quegli anni questi Kolossal facevano guadagnare un mucchio di soldi e quando iniziò il progetto per realizzare Ben-Hur, un remarke di due film muti del 1907 e 1925 tratto dal celebre romanzo del generale Lew Wallace, il regista William Wyler con cui aveva lavorato in Pietà per i giusti pensò a lui per la parte di Messala, il nemico del protagonista. Douglas che era stanco di recitare sempre nella parte del cattivo voleva invece la parte di Ben-Hur che venne però offerta a Charlton Heston.
Leggendo Spartacus un romanzo scritto da Howard Fast, uno scrittore che aveva passato alcuni mesi in carcere per avere aderito al Partito comunista, decise di fare un film su questa schiavo che sognava la fine della schiavitù e che per poco non era riuscito a sconfiggere Roma.
Forte del successo de I vichinghi Douglas gode di un certo prestigio verso l'United Artistes e sfrutta questo prestigio per chiedere il finanziamento per fare questo film. Gli occorre però una sceneggiatura e pensa di affidarla a Dalton Trumbo, uno scrittore che ottenne due premi Oscar per la migliore sceneggiatura, tra cui quella del celebre film Vacanze romane, oltre che essere l'autore del celebre romanzo E Johnny prese il fucile che costituisce insieme al testo di Erich Marie Remarque Niente di nuovo sul fronte occidentale uno dei più formidabili apologhi contro la guerra.

Tale decisione nasce dal fatto che la sceneggiatura scritta da Howard Fast è francamente mediocre.
Dalton Trumbo ha però un grosso handicap: é stato anche lui un iscritto al Partito comunista e di fronte alla crociata del senatore McCarthy egli fece appello al Primo emendamento della Costituzione statunitense: vale a dire il diritto di ogni cittadino alla libertà di parola. Per questo subì una condanna nel 1950 ad un anno di carcere insieme ad altri sceneggiatori e registi che passarono alla storia come i “Dieci di Hollywood”.
Dopo dieci anni il suo nome era ancora inserito in una lista nera ed era costretto a scrivere sotto falso nome quando scriveva delle sceneggiature (due delle quali come abbiamo ricordato vinsero l'Oscar) o utilizzare il nome di sua moglie quando scriveva racconti per riviste femminili. Douglas nonostante ciò gli affida la sceneggiatura di Spartacus. Nel momento di dovere mettere una firma per quanto riguardava l'autore della sceneggiatura Douglas si oppone violentemente alla proposta di mettere il nome di Stanley Kubrick il quale aveva sostituito nel frattempo Anthony Mann licenziato dallo stesso Douglas come regista.
La proposta di Kubrick viene respinta e Douglas decide di mettere il nome di Trumbo come sceneggiatore. Per la prima volta dopo dieci anni il grande scrittore rimette piede dentro uno studio cinematografico.
La lista di proscrizione era stata finalmente annullata da questa coraggiosa decisione di Douglas.
Nel cast degli attori riesce ad ottenere la partecipazione di attori del calibro di Laurence Olivier, Charles Laughton, Peter Ustinov (che otterrà con questo film l'Oscar quale migliore attore non protagonista) e Jean Simmons. Tony Curtis che aveva recitato con Douglas ne I vichinghi si “autorecluta” e gli viene costruito per lui il personaggio di Antonino che quando verrà catturato con Spartaco dai romani sarà costretto a battersi in un duello a morte con lui soccombendo. Come scherzosamente dice Douglas: “ Ci sembrava che questa fosse semplice giustizia, visto che lui mi aveva ucciso in I vichinghi”.
Bisogna ricordare che in questo film un dialogo della durata di un minuto esplicitamente omosessuale tra Olivier (Crasso) e Curtis (Antonino) venne tagliato dalla censura. Questa scena oggi è stata ripristinata nell'edizione in DVD.
Spartacus rispetto agli altri film epici del periodo sia per l'argomento trattato (la rivolta degli schiavi) e sia per l'indiscutibile sforzo produttivo pari a Ben-Hur o Cleopatra si pone ad un livello notevolmente superiore e per questo all'inizio venne bollato come “socialmente pericoloso”, ma il giudizio positivo del Presidente Kennedy aiutò la fortuna di questo film come confermò lo stesso fratello Robert a Douglas ed ebbe ottimi incassi.
Spartacus come confessò Douglas lo impegnò per “tre anni della mia vita: più di quanti ne avesse passato l'autentico Spartaco a far la guerra contro l'Impero Romano”.





 L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo


 Recentemente grazie all'uscita del film "L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo" tratta dal libro di Bruce Cook il grande attore è ritornato sulla vicenda di questo sceneggiatore:
"Come attore è facile fare l'eroe; lottiamo contro i cattivi e ci battiamo per la giustizia. Nella vita reale le scelte non sono sempre così semplici. Le liste nere di Hollywood, che sono state ricreate in maniera potente nel film "L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo", fanno parte di un'epoca che ricordo molto bene. Le scelte erano difficili, le conseguenze dolorose e molto reali. Nel periodo delle liste nere ho avuto amici che sono stati costretti all'esilio, perchè nessuno li faceva lavorare; attori che si sono suicidati per la disperazione. Lee Grant, mia giovane co-protagonista nel film "Detective Story" (1951), non ha potuto lavorare per quasi dodici anni, dopo essersi rifiutata di testimoniare contro il marito di fronte al Comitato per le Attività Antiamericane.
Fui minacciato di essere addittato come comunista e rovinare così la mia carriera, se avessi fatto lavorare in "Spartacus", il mio amico Dalton Trumbo, sceneggiatore proscritto nelle liste nere.
Ci sono momenti in cui bisogna lottare per i propri principi: Sono davvero orgoglioso dei miei colleghi attori che usano la loro influenza pubblica per lottare contro le ingiustizie. A 98 anni ho imparato una lezione dalla storia: spesso si ripete. Spero che "L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo", importante pellicola, ricordi a tutti noi che le liste nere sono state un periodo terribile per la nostra nazione, ma che possiamo trarne insegnamento in modo che fatti del genere non si ripetano mai più".


L'occhio caldo del cielo



 La collaborazione e la profonda stima che si instaura tra Douglas e Trumbo continua con due film western di grandissimo livello che nei fatti costituiscono un vero e proprio dittico: L’occhio caldo del cielo ( The last sunset -1961) e Solo sotto le stelle (Lonely are the brave -1962).
Sono due film costruiti per un attore del calibro di Kirk Douglas con personaggi solitari e disadattati nella società in cui sono costretti a vivere e come ricorda la protagonista di L'occhio caldo del cielo:
“Tu non vuoi navigare tranquillo, porti dietro la tempesta ovunque vai.”

Nell'Occhio caldo del cielo un western diretto dal celebre regista Robert Aldrich, un democratico molto vicino agli ideali socialisti, vi sono toni da vera tragedia greca e che tocca il delicato tema dell'incesto.
Douglas interpreta la parte di un pistolero, O'Malley, che si rifugia in Messico inseguito dallo sceriffo Stribling (Rock Hudson) a cui ha ucciso il cognato e che ha quindi una responsabilità morale nel successivo suicidio della sorella. O'Malley si rifugia in una fattoria dove vi è una sua ex amante Belle, interpretata da una eccezionale Dorothy Malone, che vive con la figlia sedicenne Missy. Quando ritorna il marito (Joseph Cotten) li assolda entrambi per trasportare una mandria nel Texas. Giunti nel Texas O'Malley apprende da Belle che Missy, di cui è profondamente innamorato, in realtà è sua figlia. Per O'Malley non resta che pagare la sua colpa e decide di affrontare l'ultimo suo duello con lo sceriffo Stribling, il quale nel frattempo si è innamorato di Belle, con la pistola scarica, un finale tra l'altro che verrà ripreso in Un giorno di ordinaria follia interpretato dal figlio Michael. Un suicidio quello di O'Malley veramente diabolico che trasforma il suo rivale in un assassino.
In questo film, sicuramente in più di ogni altro, Douglas fa sfoggio di tutte le sue eccezionali capacità di attore. Si mostra accattivante, apertamente simpatico fino a trasformarsi in un uomo tormentato che può diventare un violento assassino. Senza nessun dubbio una grande prova di recitazione.


Solo sotto le stelle


Con Solo sotto le stelle si chiude la feconda collaborazione tra Douglas e Trumbo, e si arriva a toccare indiscutibilmente la vetta del capolavoro cinematografico. L’unica pecca di questo film è nel titolo: infatti contrariamente alla proposta di Douglas di intitolarlo “L’ultimo cowboy”, la Universal propose questo titolo che francamente non significa nulla.
Nonostante ciò lo stesso Kirk Douglas ammette che questo film è il suo preferito. E’ la storia di un cowboy dei nostri giorni, ancora legato alle regole del vecchio West, che tenta di fare evadere dal carcere un suo amico e che poi scappa da solo a cavallo inseguito dalla polizia e dagli elicotteri dell’esercito.
Costituisce il primo western moderno che racconta la fine del mondo dei cowboys e dei grandi spazi aperti della prateria americana destinati a chiudersi con la definitiva affermazione della civiltà moderna. Non a caso questo film si apre con Kirk Douglas che sdraiato sulla nuda terra osserva tre jet supersonici che volano alti nel cielo e quando monta a cavallo di fronte ad una barriera di filo spinato che reca la scritta “Divieto di accesso” rompe immediatamente questo filo spinato.
Il personaggio interpretato da Douglas è un anarcoide libertario che rifiuta le regole di un mondo che nega lo spazio all’individualità e che si batterà con tutte le sue forze contro la moderna società tecnologica che sfrutta contro di lui tutti i mezzi allora disponibili: dagli elicotteri fino alle ricetrasmittenti. Ma come sostiene giustamente Douglas se uno cerca di essere un individualista la società prima o poi lo distruggerà.
Questo cowboy perseguitato ingiustamente dagli uomini nutre ricambiato un vero amore per la sua bellissima puledra di nome Whisky che in questa fuga costituisce un intralcio, poiché potrebbe facilmente scappare scalando da solo la montagna.
Infatti il rapporto con la natura di questo cowboy è semplicemente affascinante: non si può dimenticare la divertente scena in cui Douglas, nonostante che sia braccato dalla polizia, offre da mangiare ad uno scoiattolo.
La sceneggiatura di Dalton Trumbo, tratta da un discreto romanzo di Edward Abbey, è semplicemente perfetta. Il film girato in un bellissimo cinemascope in bianco e nero ha un cast anch’esso perfetto. Walter Matthau interpreta lo sceriffo che deve dare la caccia a questo cowboy anarcoide e che col passare del tempo ne prova una profonda ammirazione e rispetto.
Contemporaneamente alla caccia implacabile che la polizia e l’esercito danno nei confronti di questo cowboy, il quale certamente non costituisce un pericolo per la società, assistiamo al viaggio di un camion di dimensioni veramente mastodontiche che trasporta, ironicamente, un carico di cessi.
Il viaggio di questo camion si intreccia con le vicende legate alla caccia di questo cowboy e in un certo senso anticipa nella sua inumanità il "Duel" di Steven Spielberg, tratto da un racconto di Richard Matheson il quale ne curò anche la sceneggiatura. E sarà proprio questo camion durante una tempesta notturna ad investire mortalmente la puledra ed il suo cavaliere.
Il rispetto dello sceriffo nei confronti di questo anarcoide cowboy si evidenza definitivamente nel finale del film quando di fronte ad un Douglas ferito gravemente lo soccorre dando anche l’ordine di sparare al suo cavallo anch’esso gravemente ferito.
Il film termina con lo sguardo stranulato ed impaurito di Douglas e mentre l’ambulanza lo trasporta in ospedale, il cappello di questo cowboy naviga mestamente nell’asfalto pieno di pioggia.

Questi due film che sono indiscutibilmente dei capolavori, specialmente il secondo, ebbero scarso successo commerciale grazie a tutta una serie di errori della Universal che lanciò malissimo questi film. La critica giudicò Solo sotto le stelle come probabile vincitore dell'Oscar insieme a Il buio oltre la siepe interpretato da Gregory Peck, ma se a Londra sbancava tutti i record di incassi e riceveva ottime recensioni sul “Times” negli Stati Uniti fu tolto dalla circolazione perché andava malissimo.


 Sette giorni a maggio

Dopo questi fallimenti Douglas recita in altri film tra cui vanno ricordati Due settimane in un'altra città diretto da Vincente Minelli, quasi interamente girato a Roma, e il divertente poliziesco di John Huston I cinque volti dell'assassino (1963).
Nel frattempo compra i diritti su due romanzi che lo avevano colpito: Sette giorni a maggio e Qualcuno volò sul nido del cuculo.
Sette giorni a maggio tratta di un argomento molto rischioso specialmente in quegli anni: il tentativo di un colpo di stato militare contro il governo degli Stati Uniti. L'idea trattata, come narra lo stesso Douglas, piacque al Presidente Kennedy. Nel cast ritroviamo Burt Lancaster nel ruolo del generale golpista, Ava Gardner, Edmund O'Brien e nel ruolo del Presidente il grande Frederic March. La sceneggiatura fu affidata al bravissimo Rod Serling, il creatore della serie televisiva “Ai confini della realtà”, mentre la regia venne affidata a John Frankenheimer.
E' interessante citare una riflessione di Douglas sul film d'autore anche perché molti ritengono ancora oggi che Orizzonti di gloria e Spartacus siano film di Stanley Kubrick:
“Il suo agente (di Frankenheimer) insisteva perché fosse definito 'Un film di John Frankenheimer'. Questo mi faceva divertire. Sono sempre stato incuriosito dalla teoria del 'film d'autore' che ha attraversato l'oceano dall'Europa e ha inquinato il nostro sistema. Secondo questa teoria il regista è il creatore del film. Un film è il risultato degli sforzi di più persone; capita molto raramente che sia l'opera di una sola persona. Probabilmente gente tipo Charlie Chaplin, Orson Welles, Woody Allen, Barbra Streisand, che scrive, dirige e recita un proprio film, si meritano questo titolo. Eppure anche loro hanno bisogno di aiuto: produttori, direttori del casting, addetti al montaggio, tecnici, organizzatori degli esterni, altri attori. Ma quando viene messo nelle mani di un regista un film come Sette giorni a maggio con la sceneggiatura già scritta, i finanziamenti e la successiva distribuzione pronti e con che cast! -insomma con tutto già organizzato, mi sembra ingiusto reclamizzarlo come suo film. Nonostante ciò mi arresi e sui manifesti pubblicitari c'era scritto: 'Un film di John Frankenheimer' “.
Una nota curiosa e divertente su questo film fu il divieto del Pentagono di fare girare qualsiasi tipo di ripresa. Per questo nascondendo una telecamera in un furgone parcheggiato di fronte all'entrata del Pentagono sull'altro lato della strada Kirk Douglas in divisa da colonnello entra nell'edificio, viene salutato militarmente dalla guardia che egli ricambia prontamente e dopo pochi secondi esce sotto il suo sguardo perplesso . Questa scena è inserita nel film.

Douglas dopo aver rifiutato di recitare ne La caduta dell'Impero Romano (1964) nonostante gli avessero offerto l'incredibile cifra di un milione e mezzo di dollari si dedica ad una incessante attività di attore (ricordiamo che girava una media di tre film all'anno), di questi film ricordiamo tra gli altri: Prima vittoria regia di Otto Preminger (1965), Gli eroi di Telemark (1965) regia di Antony Mann, Combattenti della notte (1966) regia di Melville Shavelson (1966), Uomini e cobra (1970) regia di Joseph Mankiewicz.


I giustizieri del West 


Nel 1973 per la prima volta il grande Kirk si mette dietro la macchina da presa per girare Un magnifico ceffo da galera, una rivisitazione della celebre L'isola del tesoro. Un vero e proprio flop, nonostante la sua recitazione, un flop meritato tra l'altro, ma in fondo non tutte le ciambelle riescono con il buco.
La sua seconda (e ultima) prova da regista/attore è sicuramente più che buona. Infatti I giustizieri del West (1974) è un western ben fatto e ben recitato oltre che essere molto originale.

Finalmente però grazie al figlio Michael a cui il padre aveva ceduto i diritti si riesce a girare Qualcuno volò sul nido del cuculo con la regia di Milos Forman, ma il figlio ritiene il genitore troppo anziano per recitare quella parte che diede invece a Jack Nicholson vincitore di un meritato Oscar. Una grossa delusione professionale per Douglas e come ama ripetere anche se con quel film fece più soldi che con qualunque altro avesse mai recitato avrebbe restituito tutto fino all'ultimo centesimo pur di recitare la parte di McMurphy.





Nella fine della sua carriera artistica bisogna ancora citare altri due film: il divertente Due tipi incorreggibili (1986) che lo vede recitare per l'ultima volta con il suo amico di sempre Burt Lancaster e Vizio di famiglia (2003) dove recita insieme al figlio Michael, al nipote Cameron e alla sua ex moglie (madre di Michael) Diana Dill. Un film questo dove si raccontano i rapporti tesi fra un avvocato (Michael) e il suo vecchio padre colpito da un infarto (lo stesso Douglas ha avuto un infarto nell'agosto del 1986) e le incomprensioni con un figlio ventenne (Cameron) che invece di studiare vende marijuana, tra l'altro per quanto riguarda Cameron una pellicola purtroppo profetica vista la sua condanna per traffico di stupefacenti.

Douglas si è anche cimentato come scrittore con libri di discreto successo. Estremamente interessanti sono le sue due biografie: Il figlio del venditore di stracci (1988) e Io sono Spartaco (2012) quest'ultimo scritto alla veneranda età di 96 anni e due discreti romanzi: Danza con il diavolo (1990) e Un destino nella polvere (1992).

Kirk Douglas è entrato con pieno diritto tra i grandi della storia del cinema mondiale. Una eccezionale e straordinaria carriera per il figlio di uno stracciavendolo ubriaco e violento da cui non ha mai ricevuto una pacca sulle spalle.








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