mercoledì 29 aprile 2015

LA LEGGENDARIA "BRIGATA EBRAICA" di Antonio Moscato






LA LEGGENDARIA "BRIGATA EBRAICA"
di Antonio Moscato




Mi ero stupito molto quando la “Brigata ebraica”, di cui per 70 anni praticamente nessuno aveva parlato, né era ricomparsa in qualche modo, ha cominciato ad essere esaltata sulla stampa italiana, al punto di apparire quasi la protagonista assoluta della resistenza italiana su tutti i giornali abitualmente impegnati a diffondere le tesi per lo meno “equidistanti” di Giampaolo Pansa e analoghi personaggi, impegnati a denigrare i partigiani. Era apparsa già l’altr’anno, al corteo di Roma del 25 aprile, attaccando chi portava le bandiere palestinesi, e quest’anno è riuscita a concentrare l’attenzione su di sé ottenendo che a Roma non si facesse neppure il corteo, per timore delle contestazioni dei palestinesi. E a Milano quest’anno è riuscita a polarizzare l’attenzione su qualche fischio ricevuto, di cui si parla per giorni senza parlare delle manifestazioni in quanto tali. Esattamente con la tattica di Matteo Salvini quando visita i campi rom, o l’Hotel House di Porto Recanati (rifugio di tanti disperati africani) sperando di avere qualche pugno sulla macchina, per avere propaganda televisiva gratuita, apparendo per giunta la vittima.

Ma dov’era stata in questi anni? Perché non se ne parlava? Perché di fatto una vera “Brigata ebraica” non è mai esistita. Esisteva invece dal 1944 una “Brigata palestinese”, inquadrata nelle truppe britanniche, a composizione di fatto ebraica e sionista, dato che i palestinesi dopo la rivolta del 1936-1939, repressa con migliaia di impiccagioni dalle truppe britanniche rafforzate da formazioni sioniste, non potevano portare armi. Ma il suo passaggio nella penisola italiana non ebbe nulla a che vedere con la resistenza italiana, era una delle tante unità che le potenze coloniali avevano reclutato nelle loro colonie (o Mandati della Società delle Nazioni, come si diceva, ma era la stessa cosa) nei momenti più difficili. Anche i francesi lo fecero, utilizzando come carne da cannone soprattutto senegalesi e maghrebini, dando loro in certi momenti licenza di stupro e rapina. Ma questa è un’altra storia.

martedì 28 aprile 2015

LE CARTE DI TSIPRAS NELLA PARTITA DELL'EURO di Alfonso Gianni





LE CARTE DI TSIPRAS NELLA PARTITA DELL'EURO
di Alfonso Gianni



E' duro per l'Europa dei banchieri accettare la prospettiva di un'Europa dei popoli. Eppure è questa la minaccia rappresentata dalla Grecia di Tsipras. Se l'infezione si allargasse, allora lo 0,4 per cento della popolazione rischierebbe di diventare un po' più povero



Nuovo giro di vite della Troika sulla Gre­cia. Si torna a par­lare di Gre­xit. Non è la prima volta in que­ste set­ti­mane, ma ora il tempo stringe. La liqui­dità scar­seg­gia e il paese elle­nico deve resti­tuire tra mag­gio e giu­gno al Fmi 2,5 miliardi di euro. A giu­gno e luglio sca­dono altri due bond verso la Bce per un importo ancora supe­riore di 6 miliardi. Se non doves­sero venire rim­bor­sati ces­se­rebbe anche la linea di cre­dito di emer­genza (Ela) da 73 miliardi messa a dispo­si­zione a caro prezzo dalla Bce per soste­nere le ban­che gre­che. E’ da dubi­tare che l’Eurogruppo di Riga del 24 aprile si mostri più com­pren­sivo. Situa­zione dispe­rata dun­que? Non è detto. La par­tita è ancora complessa.

lunedì 27 aprile 2015

RENZI E' AI LIMITI DEL COLPO DI STATO. INTERVENGA MATTARELLA di Aldo Giannuli






RENZI E' AI LIMITI DEL COLPO DI STATO. INTERVENGA MATTARELLA
di Aldo Giannuli



La vicenda della legge elettorale sta andando oltre ogni limite costituzionale. Un Parlamento eletto grazie ad un sistema elettorale incostituzionale e nel quale quasi un quinto degli eletti ha cambiato bandiera, sta per varare una legge elettorale che ha gli stessi difetti di incostituzionalità.

Per di più questa è opera di un solo partito che, grazie al premio di maggioranza ed ai cambi di casacca, ha trasformato il suo 25% in una probabile maggioranza di seggi, che non si capisce chi rappresentino, anche perché una parte importante dei deputati di quello stesso partito è contraria e gli elettori avevano votato per quelli che oggi sono in minoranza.

Già questo è un quadro di totale anomalia, che segnala la degenerazione autoritaria delle nostre istituzioni.

domenica 26 aprile 2015

I FIGLI DELLA NOTTE di Robert E. Howard





URANIA HORROR N. 8: 
I FIGLI DELLA NOTTE (VOL. 1) di Robert E. Howard
di Flavio Alunni



Robert E. Howard è conosciuto in larghissima parte per i cicli di Conan il Barbaro e Solomon Kane, ma non tutti sono a conoscenza della sua produzione in termini di racconti puramente dell'orrore, in grado di rivaleggiare con i maggiori esponenti horror e weird della sua epoca.

Nato nel 1906 e suicidatosi nel 1936, Robert Ervin Howard era molto apprezzato da H. P. Lovecraft, del quale fa sempre bene riproporre le citazioni sia per la loro qualità che per la loro autorevolezza bibliografica. In "Ricordo di Robert E. Howard" (articolo comparso nel volume In difesa di Dagon e altri saggi sul fantastico, Sugarco Edizioni), Lovecraft scrive:
«È difficile descrivere con precisione ciò che rende tanto straordinarie le novelle del signor Howard; forse la verità è che lui stesso è presente in ciascuna di esse, si tratti o meno di storie commerciali. Era più grande di qualsiasi politica del profitto egli adottasse, perché anche quando faceva vistose concessioni a direttori guidati esclusivamente dal dio-denaro, da Mammona, e a critici della stessa risma, la sua innata forza e sincerità venivano sempre a galla, lasciando l'impronta della sua personalità su qualunque cosa scrivesse». E aggiunge: «la poesia del signor Howard non è meno rimarchevole della sua prosa. È permeata dell'autentico spirito della ballata e dell'epica, ed è contraddistinta da un ritmo pulsante e da immagini potenti di estrema qualità».

sabato 25 aprile 2015

PAPERINO E I GAMBERI IN SALMI'






PAPERINO E I GAMBERI IN SALMI'



Premessa: ad oggi ancora non sono sicuro di aver capito esattamente cosi sia il salmì, figuriamoci a 8-9 anni! A quell'età il panorama culinario si divide in due semplici gruppi: le cose buone (tipicamente cucinate dalla nonna), e le cose che devi mangiare per forza (quella cucinate dalla mamma).

Il mio incontro con "i gamberi in salmì" risale agli anni Settanta, anni strani: nonostante fossero ricchi di aspetti drammatici (il terrorismo, l'eroina, gli scontri di piazza...) noi che c'eravamo tendiamo comunque a giudicarli positivamente, con indulgenza, quasi sicuramente a causa dell'effetto nostalgia, ma anche per quello che c'era di positivo: la grande musica, i cortili dove si giocava (non solo a pallone), le sorprese dentro i pacchetti delle patatine... e i giornalai: diversi da quelli di oggi, saturi dell'odore di carta e inchiostro dei quotidiani, meno assortiti – solo quelli più grandi si permettevano il lusso di esporre il pallone "Super Tele" – ma con una scelta di fumetti (e figurine) che ancora oggi ricordo come sterminata: Cucciolo, Tiramolla, Tex, l'Intrepido, Geppo, i supereroi della Corno, Felix, Mandrake, Flash Gordon, quelli tenuti più in disparte – i giornaletti "zozzi" –, il Corriere dei Ragazzi, Braccio di Ferro... e poi, ovviamente, c'erano loro: i fumetti Disney, anzi, i giornaletti di Topolino, per indicarli con un nome cumulativo che oggi farebbe inorridire ogni appassionato purista.

venerdì 24 aprile 2015

L'ORA DEL REPULISTI NEL REGIME di Dante Barontini







L'ORA DEL REPULISTI NEL REGIME
di Dante Barontini



 Quando avvengono certi strappi è difficile non usare parole forti ed evocare confronti storici. Quindi è meglio mantenere un controllo analitico freddo, per vedere se certe parole sono giustificate o meno.

La vicenda della sostituzione di ben dieci esponenti della minoranza Pd dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera è in sé senza senza precedenti storici. Così come è l'uscita dai lavori della Commissione di tutte le opposizioni, per quanto finte alcune possano essere (Sel, Forza Italia e Lega). Di fatto, non c'è rimasto più nessuno a controllare che una legge decisiva per la formazione dei futuri parlamenti e governi - come quella elettorale - rispetti i confini, e soprattutto i princìpi, della Costituzione repubblicana.

La "qualità" delle cariche ricoperte in passato dai "rimossi" (un ex segretario come Bersani, l'ex avversario di Renzi alle primarie, Cuperlo, la responsabile dell'Antimafia Rosy Bindi, un ex ministro come Pollastrini, ecc) e la qualità ignota dei sostituti (l'unico noto alle cronache è non a caso quel Patrirca che si è fatto le ossa e forse non solo nel "terzo settore") è forse ancora più indicativa della necessità renziana di eliminare quasi fisicamente chi non è ai suoi ordini per qualche motivo non dichiarabile.

mercoledì 22 aprile 2015

FARRO PER FERMARE IL DECLINO di Raffaele Alberto Ventura





FARRO PER FERMARE IL DECLINO
di Raffaele Alberto Ventura




Ovvero, il vestito nuovo di CasaPound. Un'indagine iconografica sui simboli utilizzati da "Sovranità", una nuova formazione politica, chiamata a puntellare la Lega fuori dal territorio padano



Nelle piazze italiane mobilitate da Matteo Salvini ha fatto la sua comparsa la bandiera di una nuova formazione politica, chiamata a puntellare la Lega fuori dal territorio padano: si chiama Sovranità ed è il partito di Simone Di Stefano, numero due di CasaPound. Degli autoproclamati “fascisti del terzo millennio” Sovranità sembra voler incarnare una versione presentabile, per famiglie o magari per governi, “un passo in avanti… un soggetto politico in cui si può interagire senza avere retroterra ideologici” secondo Di Stefano. Ma per capire l’essenziale di questa nuova offerta politica non è necessario ascoltare lunghi discorsi pieni di circonlocuzioni ed eufemismi: il piano dei simboli è già abbastanza ricco di significati, e i “retroterra ideologici” ancora piuttosto presenti.

lunedì 20 aprile 2015

RENZI STA ROTTAMANDO IL PD di Aldo Giannuli




RENZI STA ROTTAMANDO IL PD
di Aldo Giannuli




Il Pd è in preda ad una “sindrome da sfasciamento” che non potrebbe essere più evidente. Civati dice che i suoi seguaci, ormai, sono più fuori che dentro il partito. E potrebbe dirlo anche Bersani dei suoi, se avesse una qualche capacità di guardare in faccia la realtà...




Il capogruppo alla Camera, Speranza, si è dimesso, la scissione incombe; Bologna i tesserati al Pd sono scesi di colpo del 25%; a Roma dilaga il fenomeno delle tessere false e, stando al rapporto di Fabrizio Barca, il partito è pieno di affaristi, trafficoni e delinquenti vari; a Napoli il trionfo regionale di De Luca sta aprendo falle molto consistenti con l’abbandono di chi non è disposto a votarlo; come peraltro in Liguria, dove le denunce di Cofferati (non raccolte da nessuno) stanno provocando uno smottamento; in Sicilia è la candidatura di un esponente di Fi, in una lista comune, a provocare dimissioni di consistenti gruppi di iscritti; in Puglia c’è protesta per la candidatura di Mele a sindaco di Carovigno. E poi gli scandali che ormai investono regolarmente uomini del Pd in compagnia di esponenti di Fi. Può bastare?

Il Pd è in preda ad una “sindrome da sfasciamento” che non potrebbe essere più evidente. Civati dice che i suoi seguaci, ormai, sono più fuori che dentro il partito. E potrebbe dirlo anche Bersani dei suoi, se avesse una qualche capacità di guardare in faccia la realtà.

Tuttavia, i sondaggi indicano ancora un partito oltre il 35% ed anche le quotazioni personali di Renzi, per quanto in declino, restano ancora alte. Come si spiega? In teoria, a dati organizzativi così desolanti dovrebbe corrispondere una severa flessione elettorale, mentre questo non si verifica, almeno per ora.

domenica 19 aprile 2015

LA VIA DELLE STELLE di James Tiptree Jr.






LA VIA DELLE STELLE di James Tiptree Jr.
di Arne Saknussemm




Alice James Raccoona Tiptree Sheldon ...

"Io sono entrata nel campo della fantascienza come un uomo, cioè per meglio dire con uno pseudonimo maschile (James Tiptree Jr., n.d.a), nel quale mi sono a tal punto identificata che persino il mio agente, Bob Mills, credeva che fossi un uomo. Ci fu una ragione iniziale per questa scelta, anzi due, per essere precisi. In primo luogo, non volevo far sapere ai miei colleghi di università che scrivevo (sono una psicologa sperimentale in pensione); ero già nota per aver appoggiato quelle che allora venivano considerate come bizzarre teorie etologiche, mentre i miei colleghi erano fedeli seguaci di Hull, e la notizia che scrivevo fantascienza avrebbe dato un colpo decisivo alla mia rispettabilità. In secondo luogo – e questa è la ragione principale – ero sicura che non sarei riuscita a pubblicare le mie prime storie. Ero preparata a passare i tradizionali cinque anni a tappezzare le pareti con le lettere di rifiuto. Così da un barattolo di marmellata presa al supermercato scelsi quello che sembrava un nome innocuo, e aggiunsi un “Junior” per confondere le acque. In realtà, l’intenzione era di firmare con un nome diverso ogni racconto che avrei inviato, per non dare troppo nell’occhio.
Le storie che scrivevo allora erano più o meno le stesse che scrivo oggi, con una sola eccezione: alcune delle idee più radicali a favore delle donne non sarebbero state credibili con un nome maschile, così inventai lo pseudonimo femminile di Raccoona Sheldon." (*)

sabato 18 aprile 2015

LA STRATEGIA DI UN MASSACRO di Claudio Vercelli




LA STRATEGIA DI UN MASSACRO
di Claudio Vercelli


Genocidio armeno. La ricorrenza della tragedia del 1915 va oltre la riflessione storica rivelando la natura politica di quell’insieme di eventi. E le dinamiche della vicenda rimandano non tanto a letture basate sull’arbitrio, bensì alla «modernità» dell’omicidio di Stato



La ricor­renza del geno­ci­dio del popolo armeno pone a tutt’oggi una serie di inter­ro­ga­tivi la cui natura sopra­vanza la rifles­sione sto­rica e l’esercizio sto­rio­gra­fico per rin­viare, sem­mai, alla natura poli­tica di quel tra­gico insieme di eventi. Quindi, per più aspetti, alla sua attua­lità e moder­nità. Que­stione tanto più aperta se si pensa che un paese come la Tur­chia con­tem­po­ra­nea, la cui fon­da­zione è anche legata a quel mas­sa­cro indi­scri­mi­nato, man­tiene, per sta­tuto poli­tico e insieme di dispo­si­zioni legi­sla­tive, il divieto di rico­no­scere la con­cre­tezza di tali fatti, pra­ti­cando un vero e pro­prio nega­zio­ni­smo di Stato. Per acce­zione comune con il «grande male», Metz Yeghérn, così come è stato defi­nito dalle stesse vit­time, si inten­dono due vicende cro­no­lo­gi­ca­mente distinte ma col­le­gate tra di loro da un’intrinseca con­ti­nuità e consequenzialità.

venerdì 17 aprile 2015

G8 GENOVA: FRA IGNORANZA E FALSIFICAZIONI di Salvatore Palidda





G8 GENOVA: 
FRA IGNORANZA E FALSIFICAZIONI
di Salvatore Palidda



Chiunque abbia una decente conoscenza, diretta o indiretta, di quanto successo nel 2001 al G8 di Genova non potrà che essere sconcertato dai diversi commenti dopo la condanna dell'Italia della Corte europea per le torture in occasione di quel nefasto summit. Ancor peggio è ciò che si dice sul prefetto De Gennaro, comunque difeso da Renzi, ma anche dall’on. Mucchetti e dal dott. Cantone (che farebbe bene a imparare a parlare di quello che sa, e non a difendere a spada tratta le "forze dell'ordine" dicendo anche una cosa molto grave: “sono popolari!”. Anche Mussolini e Hitler erano popolari, e poi dove ha misurato questa popolarità?). Mi limito qui a ricordare alcuni aspetti rinviando per il resto ad alcune ricerche già pubblicate (vedi la bibliografia qui in fondo).

Per il G8 di Genova fu prevista una sospensione dello stato di diritto democratico che non ha alcun fondamento giuridico. Non si può certo assimilare questo evento a una sorta di stato di guerra, cosa che, di fatto, le autorità americane hanno imposto a quelle italiane come sempre supine. L’allora segretaria di stato Condoleeza Rice, infatti, nella sua relazione al Congresso a proposito dell’attentato dell’11 settembre ebbe a dire che già al G8 di Genova temevano attacchi terroristici. Da qui tutta una campagna mediatica mostruosa che forgiò un clima di terrore. La popolazione genovese fu sollecitata, se non costretta, ad andare via, almeno i giorni previsti “caldi”. Le forze di polizia furono tartassate con le più angoscianti bufale (cfr. infra) e incitate a dare una lezione definitiva ai “pidocchi rossi”. La selezione di personale con inclinazioni e persino tenute e armi illecite non mancò (si ricordi quelli che torturando i ragazzi alla Diaz e a Bolzaneto o anche per strada gridavano slogan fascisti – si vedano i reportage anche di media stranieri fra i quali questo del Guardian). Il dispositivo delle forze di polizia, e ancora di più dei servizi segreti, non solo italiani, assunse le caratteristiche del teatro di guerra. Come racconta ancora oggi il dott. Sabella, allora capo dell'Ufficio Ispettorato del Dap e inviato a Genova:

giovedì 16 aprile 2015

LA SINISTRA "RADICALE" E LE SUE PROSPETTIVE di Aldo Giannuli







LA SINISTRA "RADICALE" E LE SUE PROSPETTIVE
di Aldo Giannuli




C’è chi pensa, anche qualche frequentatore di questo blog, che io scriva certe cose in odio alla sinistra “radicale” (dopo spiegherò le virgolette) di cui ho fatto parte. Niente di più sbagliato: non solo non ho alcun odio verso quell’area, ma me ne sento ancora parte e ne auspico la rigenerazione.

Oggi siamo di fronte ad un’area residuale di Rifondazione, del sindacalismo radicale, dei Centri sociali ecc. che, mi pare evidente, debba superare se stessa e rifondarsi per davvero. Allo stato attuale, e mettendo insieme Rifondazione, Sel, Sinistra anticapitalista, Pdci, Pcl, gruppo di Rizzo ed altri minori, Carc, centri sociali e sindacati di base, si parla di alcune decine di migliaia di militanti (non tutti attivi per la verità), e di un’area elettorale che i sondaggi stimano al 4,5-5%. Non mi pare che l’eventuale aggiunta della Fiom sposti molto, anche perché molti dei suoi iscritti già votavano Sel o Rifondazione. Dunque, al massimo l’apporto sarebbe di qualche migliaio di attivisti e 100.000 voti che prima andavano al Pd. Diverso è il discorso se dovesse esserci una scissione rilevante del Pd.

Insomma, siamo ad un’area di circa il 5% dell’elettorato. Nove anni fa, la sommatoria di Rifondazione, Pdci, Verdi e liste minori come il Pcl, assommavano a circa l’11% dei voti, la sola Rifondazione aveva il 6,5% e vantava oltre settantamila iscritti. Questi sono i dati. In questa situazione è troppo parlare di fallimento?

mercoledì 15 aprile 2015

DIAZ: L'ANESTETICO DELLA SENTENZA DI STRASBURGO di Gian Luigi Deiana






DIAZ: 
L'ANESTETICO DELLA SENTENZA DI STRASBURGO
di Gian Luigi Deiana



Infine la sentenza della corte europea di giustizia ha inchiodato l'Italia a una imputazione di tortura; non è una cosa lieve, così abbiamo potuto assaporare per un giorno l'effetto che fa: un pochino di cruccio innocuo e salutare per la coscienza nazionale, soprattutto se ci si arriva quattordici anni dopo e per opera di un tribunale che non menziona i responsabili e che non commina pene. In tutti questi anni infatti è restata ufficialmente in auge la tesi della responsabilità marziana, per la quale la causazione generale della cosiddetta distruzione di Genova andava ascritta ai cosiddetti black block; ora a questa autoassoluzione da destra si aggiunge da sinistra una dose scaduta di anestetico collettivo, nella forma di un unanimismo ritardato e melenso, concentrato mediaticamente sulla spettacolare brutalità della scuola Diaz e sulla accademia giuridica relativa al reato di tortura.

La corte europea non doveva emettere una sentenza sui fatti di quei giorni (19-22 luglio 2001), ma solo sui fatti specifici della scuola Diaz (la notte del 21 luglio); è un bene che almeno da questo tribunale e almeno a quattordici anni di distanza dai fatti quella parte di verità sia stata riconosciuta, ma l'effetto perverso di questo riconoscimento sta nel fatto che esso non contribuisce affatto a riaprire la verità sul G8, quanto piuttosto a chiuderne definitivamente il conto reiterando la negazione delle responsabilità fattuali e della verità storica; si rischia quindi di pagare l'unanimità giuridica sulla Diaz col silenziamento definitivo delle ragioni del movimento politico che si è levato allora contro il G8 e contro la mondializzazione criminale dell'economia liberista, imposta dall'organizzazione mondiale del commercio, dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario.
Proviamo ad immaginare che la mattanza alla Diaz non sia mai avvenuta: che quell'ordine di picchiare non fosse stato mai stato dato, e che anche a Bolzaneto non si fosse mai creato il teatro di una ulteriore pratica di violenza poliziesca a porte chiuse, con tanto di ministri della repubblica, urla di gente inerme e torture; proviamo ad immaginare che la repubblica italiana non abbia mai avuto ragione di addossarsi il peso di queste vergogne: bene, allora e solo per questo, quel governo, quella classe politica, questa società, questo stato dovrebbero oggi ritenersi puliti davanti alla mia generazione e davanti alla storia?

martedì 14 aprile 2015

SI MIGLIORA DAVVERO LA SCUOLA ELIMINANDO GRECO E LATINO? di Franco Cardini






SI MIGLIORA DAVVERO LA SCUOLA ELIMINANDO GRECO E LATINO?
di  Franco Cardini



Il tema è, o almeno sembra, di scottante attualità anche da noi. A Torino si sono recentemente misurati, in un “processo contro il liceo classico”, l’economista Andrea Ichino come accusatore e il semiologo Umberto Eco nei panni del difensore. Il liceo classico è risultato assolto, ma con formula dubitativa: dev’essere riformato. E il problema sta tutto lì: come lo riformiamo?

In Francia, il ministro Najat Vallaud Belkacem, con il collège (la scuola media inferiore) sembra andarci giù per le spicce. Nelle sue prospettive di riforma, peraltro subito impugnate e contestate, il latino e a fortiori il greco quasi spariscono sostituiti da “corsi alternativi” à la carte, che dovrebbero essere gli studenti (e/o le loro famiglie?) a scegliere. Il tutto è francamente un po’ fumoso: si parla di una scuola media inferiore “unica” (e unificata”), ma al tempo stesso si moltiplica un’offerta formativa che secondo alcuni dovrebb’essere meno “umanistica”, più “tecnica” e “scientifica”, ma che non appare in realtà sostenuta da alcun progetto didattico chiaro. Si parla come di un toccasana degli EPI (“Enseignements Pratiques Indisciplinaires”: oh, l’amore per le sigle!...) e di transversalité compétentielle, che più che un programma sembra un obiettivo: favorire nei ragazzi l’interesse per gruppi di problemi presentati come concreti anziché per singole discipline, dichiarate pregiudizialmente “astratte”. Quindi niente grammatica e sintassi greca o latina, roba ovviamente “inutile” (ma inutile rispetto a quale prospettiva), e sì invece, appunto, ad EPI che propongono scopi “caratterizzati da concrete competenze”, quali – udite, udite! – come si fa un giornale, come si organizza un dibattito eccetera. E ciò all’insegna del minore sforzo possibile nell’apprendimento e della massima adesione almeno intenzionale rispetto ai problemi e alle prospettive di natura “pratica”: di quelli che per esempio consentirebbero di trovar prima e meglio lavoro se non addirittura di far più soldi. Stessa fumosità per le lingue straniere: si parla dell’introduzione almeno di una seconda lingua dalla metà circa dell’intero corso di studi di sei anni, ma si resta sul generico per quanto attiene ai due problemi fondamentali, le risorse e la selezione nonché l’aggiornamento dei docenti. Anche per il tema, molto sentito sembra dalle famiglie, dell’horaire d’accompagnement, cioè dei corsi di sostegno per gli studenti la resa didattica dei quali è più debole (e questo è un problema davvero drammatico, e in costante crescita al pari del bullismo), si va sulle tre ore settimanali (poche): ma pare che i professori disponibili facciano difetto. E allora?

lunedì 13 aprile 2015

LO JIHADISTA DELLA PORTA ACCANTO di Aldo Giannuli





LO JIHADISTA DELLA PORTA ACCANTO 
di Aldo Giannuli


Parliamo degli “jihadisti di casa”. Il sociologo franco iraniano Farhad Khosrokhavar ha comparato le biografie dei alcuni jihadisti naturalizzati francesi, protagonisti di attentati dal 1995 in poi: Khaled Kelkal (1995), Mohamed Merah (2012), Mehdi Nemmouche (2014), fratelle Kouachi e ne ha ricavato questi tratti comuni:

a- tutti immigrati di seconda generazione, nati in Europa

b- tutti con precedenti di piccola criminalità

c- tutti con un periodo di detenzione per reati comuni

d- tutti non militanti islamici prima della detenzione e reclutati in carcere o subito dopo

e- tutti hanno fatto un viaggio “iniziatico” in un paese islamico dopo la detenzione.

E’ un identikit molto interessante. Si badi che, come rileva l’autore, i quattro non conoscevano l’arabo e non condividevano le abitudini dei paesi che hanno visitato ma hanno “solo bisogno di illudersi di stare dalla loro parte” e di stare contro il proprio paese.

domenica 12 aprile 2015

STEPHEN KING E I DEMONI DI UN "MAD DOCTOR" di Andrea Colombo




STEPHEN KING E I DEMONI DI UN "MAD DOCTOR"
di Andrea Colombo



Ste­phen King non è il più pro­li­fico scrit­tore ame­ri­cano, titolo che spetta pro­ba­bil­mente a Joyce Carol Oates, ma fa cer­ta­mente parte del gruppo di testa, con Jef­frey Dea­ver, Joe Lan­sdale e pochis­simi altri. Negli ultimi due anni il ses­san­tot­tenne ragazzo del Maine ha pub­bli­cato, senza con­tare i rac­conti, quat­tro libri e un quinto, Fin­der Kee­pers, secondo volume della tri­lo­gia inau­gu­rata con Mr. Mer­ce­des, ari­verà in giu­gno. Con autori tanto flu­viali, ogni uscita è in realtà un’incognita. Capita che libri molto attesi come Doc­tor Sleep, il seguito di Shi­ning, si rive­lino delu­denti men­tre romanzi in appa­renza secon­dari, come Joy­land, sor­pren­dano per la loro sma­gliante perfezione.

Revi­val (Sperling & Kupfer, pp. 469, euro 19.90) è stato giu­sta­mente accolto dalla cri­tica ame­ri­cana come uno dei migliori romanzi di King e il più cupo tra quelli recenti, ma anche come una spe­cie di «ritorno alle ori­gini», il che è invece vero solo in parte. È vero che qui lo scrit­tore del Maine rende espli­cito omag­gio ad alcuni dei suoi mae­stri, in par­ti­co­lare Mary Shel­ley, H. P. Love­craft e il meno cono­sciuto capo­scuola inglese Arthur Machen e che la loro influenza, spe­cial­mente quella di Love­craft, si avver­tiva nei suoi primi romanzi più che in quelli recenti. Ma le somi­glianze si fer­mano qui: Revi­val è in realtà infi­ni­ta­mente più com­plesso dei primi lavori, ecce­zio­nali per forza nar­ra­tiva ma a modo loro ingenui.

giovedì 9 aprile 2015

DA GENOVA A CHARLESTON: LE PROVE SI COSTRUISCONO di Antonio Moscato






DA GENOVA A CHARLESTON: 
LE PROVE SI COSTRUISCONO
di Antonio Moscato



La tardiva e blanda “condanna” dell’Italia da parte della corte europea di Strasburgo per la “macelleria messicana” della scuola Diaz ha suscitato le solite polemiche, e ha visto la destra (anche quella ben presente nel governo, dove non a caso ha proprio il ministero degli Interni) preoccuparsi di non irritare le varie polizie, che considerano essenziale veder garantita l’impunità di coloro che hanno commesso delitti nell’esercizio delle loro funzioni. E che tranne rare eccezioni si sentono rappresentati da Sallusti che sul Giornale ha scritto addirittura "Ora torturano i poliziotti".

D’altra parte non è mai cessata la campagna per la liberazione dei due marò assassini, condotta occultando al 95% dell’opinione pubblica le prove che hanno portato alla loro detenzione in India. La quasi totalità dei giornalisti ha ignorato prima gli articoli e poi il libro di Matteo Miavaldi, I due Marò. Tutto quello che non vi hanno detto, pubblicato tempestivamente dalle edizioni Alegre, e hanno continuato i piagnistei sulle “vittime innocenti di una giustizia barbara”. E una delegazione unitaria di parlamentari di ogni partito si è recata in India solo per dimostrare l’impegno a difendere qualsiasi militare dalla giustizia di un altro paese, impegno necessario visto che “i nostri ragazzi” vengono inviati sempre più spesso, a mano armata, a far guai in paesi di cui non sanno nulla.

mercoledì 8 aprile 2015

SUL SUICIDIO DEL COPILOTA DELLA GERMANWINGS






QUEL CHE NON DICE LA GRANDE STAMPA A PROPOSITO DEL SUICIDIO DEL COPILOTA DELLE GERMANWINGS
di Yet Aelys



Come per ogni suicidio sul posto di lavoro, i padroni e i loro pennivendoli spiegano questo gesto con la sola fragilità psicologica del pilota, senza ammettere che su questa fragilità incidono anche fattori connessi allo stesso lavoro. Con tutte le diffidenze e i sospetti che emergeranno al momento dei prossimi controlli: non un depresso, non un musulmano, non un ribelle, orientamenti sessuali ben conformi all’appartenenza di genere...

Bassi costi e pressioni

Germanwings è una compagnia aerea dai voli a bassi costi, filiale della Lufthansa. La guerra dei prezzi che determina il successo delle compagnie low cost nasconde la guerra dei ribassi salariali, dei contratti precari, del deterioramento delle condizioni di lavoro. Nel 2013, Lufthansa aveva trasferito la maggior parte dei voli interni a questa compagnia, gonfiando la sua flotta da 32 a 90 aerei, ma con salari ridotti del 20%: «O accetteranno il contratto Germanwings, o rimarranno negli scali di Francoforte e Monaco, oppure si dimetteranno dalla compagnia», diceva sinteticamente all’epoca il proprietario, Carsten Spohr… E, per accelerare il processo, Germanwings avrebbe dovuto lasciare il posto alla nuova “Eurowings”, con rinegoziazione al ribasso dei nuovi contratti, per ridurre del 40% i «costi di gestione». Insieme ai salari e la conferma dell’andata in pensione a 55 anni, è una delle ragioni che hanno motivato i ripetuti scioperi dei piloti della Lufthansa e della Germanwings. Dodici nel 2014 e, l’ultimo, il 18 e 19 marzo scorsi, molto partecipato, proclamato del sindacato dei piloti Vereinigung Cockpit.

martedì 7 aprile 2015

VICTOR SERGE: UNA VITA DA RIVOLUZIONARIO IN FUGA di  Giancarlo Mancini





VICTOR SERGE: 
UNA VITA DA RIVOLUZIONARIO IN FUGA
di  Giancarlo Mancini



Sono usciti in Italia i "Carnets 1936-1947", scritti ritrovati in una fondazione a pochi chilometri da Città del Messico, dove Serge sconfitto trascorse gli ultimi anni



Fine novem­bre 1936, Parigi, André Gide è da poco tor­nato dal suo viag­gio in Unione sovie­tica, da cui ha tratto il suo già famoso e discusso Ritorno dell’URSS. Anche Vic­tor Serge è da poco tor­nato dall’Unione sovie­tica, il suo però non è stato un viag­gio da “let­te­rato” ma la fuga di un per­se­gui­tato poli­tico, di un dis­si­dente. Dopo dicias­sette anni di vita in Rus­sia in cui ha par­te­ci­pato alla rivo­lu­zione e al suo dif­fi­cile e tor­tuoso cam­mino Serge è tor­nato ancora una volta ad essere un apo­lide, un figlio di nes­suno, un cit­ta­dino del mondo in un mondo che però tol­lera sem­pre meno simili abitanti.

I due, Gide e Serge, si par­lano, si con­fi­dano, l’incontro è stato orga­niz­zato in gran segreto, un po’ per­ché Parigi pul­lula di agenti sta­li­niani, un po’ per­ché Gide vuole evi­tare che si possa pen­sare che il pen­siero sull’URSS possa esser stato influen­zato da Serge. Lo scrit­tore con­fida il suo risen­ti­mento nei con­fronti della legi­sla­zione verso gli omo­ses­suali, poi di un incon­tro andato a vuoto con Bucha­rin e infine delle atten­zioni riser­va­te­gli da Ehren­burg, allora uno degli scrit­tori più impor­tanti dell’Unione sovie­tica, bol­lato da Serge come “uomo tut­to­fare, un agente segreto o di asso­luta fidu­cia per gli agenti segreti.”

Poi Serge annota: ” E’ inquieto. Come se avesse paura si se stesso. Deva­stato. Il disa­stro del comu­ni­smo. Par­lato del Pro­cesso di Mosca. Nes­suna illu­sione su que­sta scel­le­ra­tezza e cru­deltà. Ho l’impressione di un uomo estre­ma­mente scru­po­loso, tur­bato fin nel pro­fondo dell’animo, che voleva ser­vire una grande causa– e non sa più come.”

domenica 5 aprile 2015

RENZISMO, UNA DESTRA EN TRAVESTI di  Alberto Burgio






RENZISMO, UNA DESTRA EN TRAVESTI
di  Alberto Burgio



La discus­sione su quanto sta acca­dendo nel Pd ha rag­giunto da ultimo vette di ine­gua­glia­bile futi­lità. Ora si discute, in quel par­tito e intorno a quel par­tito, sulla misura del legit­timo dis­senso. Niente di meno. Tutto pur di evi­tare di guar­dare in fac­cia la realtà e le pro­prie smi­su­rate respon­sa­bi­lità. Cer­chiamo di fare almeno noi uno sforzo di serietà e di ragio­nare poli­ti­ca­mente su que­sta par­tita che tutto è meno che una discus­sione interna a un gruppo diri­gente. Per­ché c’è di mezzo, lo si voglia o meno, una buona fetta del destino di noi tutti e di que­sto paese.

Un buon modo per comin­ciare è chie­dersi che cosa sia il ren­zi­smo. Che si può ormai defi­nire, in modo sin­te­tico e pre­ciso, un feno­meno di destra masche­rato da vaghe sem­bianze di centro-sinistra. È inu­tile attar­darsi in esempi, anche se è bene non dimen­ti­care che una delle ragioni del disa­stro ita­liano (e non la minore delle respon­sa­bi­lità di chi ha diretto la muta­zione gene­tica del Pci prima, del Pds e dei Ds poi) risiede nel fatto che gran parte dell’elettorato pro­gres­si­sta non è in grado di com­pren­dere. Per cui rimane sotto ipnosi e vota per il Pd indi­pen­den­te­mente da ciò che esso è diven­tato e fa, nell’astratta con­vin­zione di com­piere una scelta «di sinistra».

Ma da quando il ren­zi­smo è un feno­meno di destra tra­ve­stito? Meglio: da quando lo è in modo evi­dente, almeno agli occhi di chi è in grado di deci­frare la poli­tica? Ammet­tiamo che la pre­i­sto­ria fio­ren­tina del pre­si­dente del Con­si­glio non fosse uni­voca sotto que­sto punto di vista.

venerdì 3 aprile 2015

LA SINISTRA E IL M5S di Aldo Giannuli





LA SINISTRA E IL M5S
di Aldo Giannuli




La sinistra italiana ha digerito molto male la nascita del M5S ed il suo rapido successo e non perde occasione per manifestare la sua antipatia, spesso con punte decisamente isteriche. Un atteggiamento comune alla grande maggioranza dei dirigenti, degli attivisti ed anche alla base delle formazioni di sinistra, senza distinzioni: dal Pd renziano a quello di sinistra, dai centri sociali a Sel, da Rifondazione al PdCI, con l’eccezione solitaria di Civati che ha provato timidamente a dialogare con il M5S.

I bersaniani non perdonano al M5S di esistere, perché senza di loro il Pd avrebbe stravinto le elezioni del 2013 e poi di aver rifiutato ogni dialogo per un governo Bersani sostenuto dall’esterno dal M5S.

Rifondazione e PdCI di aver assorbito lo spazio politico dell’opposizione impedendogli prima di raggiungere la soglia del 4% e dopo di sottrargli ogni visibilità.

I centri sociali vedono il M5S come pompieri ultra legalitari che gli sottraggono consensi che, altrimenti, andrebbero certamente a loro.

Sel lo vede come un invadente vicino che li mette in ombra e che ha spinto oggettivamente verso il governo Letta prima e Renzi dopo, spaccando la sua alleanza con il Pd.

I renziani considerano i M5S come un fastidiosissimo pungolo che non dovrebbe esistere e (purtroppo) esiste. E della stampa (Repubblica ed Espresso in testa) non parliamo.

giovedì 2 aprile 2015

L'ULTIMA SPIAGGIA DI NEVIL SHUTE di Massimo Luciani






L'ULTIMA SPIAGGIA DI NEVIL SHUTE 
di Massimo Luciani 



Il romanzo “L’ultima spiaggia” (“On the Beach”) di Nevil Shute è stato pubblicato per la prima volta nel 1957, prima in quattro parti sul settimanale “Sunday Graphic” e successivamente come libro in una versione ampliata. In Italia è stato pubblicato da Sugar e da Mondadori nel n. 49 di “Oscar” e nel n. 147 di “Urania Collezione” nella traduzione di Bruno Tasso.

 Dopo che una guerra atomica ha devastato il mondo, l’emisfero settentrionale è diventato inabitabile dopo che le aree non distrutte dalle bombe sono state colpite dal fallout radioattivo uccidendo chiunque fosse sopravvissuto agli attacchi. Alcune aree dell’emisfero meridionale sono ancora abitabili ma sembra solo questione di tempo prima che le correnti dei venti trasportino particelle radioattive dappertutto.
Uno degli ultimi sottomarini nucleari americani, lo USS Scorpion, è stato messo a disposizione della marina australiana dal suo comandate, Dwight Towers. Quando in Australia viene captato un segnale radio in code Morse proveniente dalla città americana di Seattle, Towers viene inviato a indagare. Il tenente comandante Peter Holmes della marina australiana viene assegnato allo USS Scorpion per la missione ma è preoccupato per la moglie e la piccola figlia perché le notizie sui venti indicano che l’Australia non sarà abitabile ancora per molto tempo.
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