sabato 15 marzo 2014

L'ANNUNCIAZIONE DI MATTEO di Franco Turigliatto





L'ANNUNCIAZIONE DI MATTEO
di Franco Turigliatto



Matteo Renzi aveva annunciato da tempo che il 12 marzo sarebbe stato il giorno della grande svolta, il giorno in cui per la prima volta in Italia un governo sarebbe passato subito dalle parole ai fatti.

In realtà il 12 è stato solo il giorno di una nuova grande “annunciazione” dello stesso Renzi operata con grande sfoggio oratorio da teleimbonitore patentato, in gara, come i giornali hanno sottolineato, con la performance del suo maestro Berlusconi realizzata nel 2001 quando firmò il “contratto con gli italiani” su RAI1.
Una prestazione che tutti i pubblicitari hanno applaudito per l’efficacia mediatica e che i commentatori minimamente seri hanno segnalato come operazione elettorale volta a garantire il successo del PD nelle prossime lezioni europee. E’ questo uno scoglio non secondario per il successo dell’operazione Renzi e per gli spazi politici di cui potrà godere nel futuro prossimo.
Renzi si è presentato solo con molte promesse e parole; non disponeva infatti di alcun provvedimento concreto, nessun decreto legge già firmato dal Presidente della Repubblica, nessun disegno di legge sulle questioni primarie da inviare al parlamento perché ne iniziasse la discussione, nessuna proposta di legge delega su materie particolarmente complesse da far pervenir nella giornata stessa a una delle due Camere (per ora esistono ancora entrambe).

giovedì 6 marzo 2014

IL CASO ROSTAGNO 25 ANNI DOPO di Nicola Tranfaglia



IL CASO ROSTAGNO 25 ANNI DOPO
di Nicola Tranfaglia


Ci son voluti ventitrè anni dall'assassinio di Mauro Rostagno per l'attuale processo dinanzi alla Corte di Assise di Trapani. Il giornalista e sociologo torinese era stato ucciso il 26 settembre 1988 nelle campagne trapanesi di contrada Lenzi per le cose che come giornalista diceva in una televisione privata dove da alcuni anni, dopo aver esercitato la professione di terapeuta, e fondato la comunità di recupero per tossicodipendenti Saman lavorava. La tv si chiamava RTC e Rostagno parlava a cinque passi dalla stanza dell'editore dell'emittente Puccio Bulgarella che era uno dei referenti trapanesi di Angelo Siino, ministro dei Lavori Pubblici del capo di Cosa Nostra Totò Riina.
Un destino simile quello di Rostagno a quello di Peppino Impastato ucciso negli stessi anni e sul quale, come per Rostagno, un efficace depistaggio ha impedito per molti anni di avvicinarsi alla verità. Rostagno arrivato in Sicilia, dopo essersi laureato a Trento, l'università in cui avevano studiato personaggi come Adriano Sofri, Guido Viale, Marco Boato, Renato Curcio, Mara Cagol, Giorgio Pietrostefani, Paolo Brogi ed Enrico Deaglio nel 1969 ed era diventato uno dei leader più noti della sinistra extra-parlamentare. Nella tv privata RTC era approdato senza sapere (e come avrebbe potuto farlo) che si era infilato in un ambiente vicino a quella Cosa Nostra contro la quale proprio quell'emittente gli consentiva di parlare ogni giorno. E, a prova ulteriore, che in Italia nelle istituzioni pubbliche contano molto più le donne e gli uomini concreti che ci lavorano molto che le norme astratte di legge che pure esistono, proprio la storia di Rostagno conferma ancora una volta che cosa succede di solito nella penisola.
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