domenica 26 maggio 2013

IL RITORNO DEL GATTOPARDO di Nicoletta Vallorani




IL RITORNO DEL GATTOPARDO
di Nicoletta Vallorani

Tomasi di Lampedusa era un genio. Tuttavia non credo proprio che immaginasse quanto sarebbe stata longeva e lungimirante la frase che nel Gattopardo esce di bocca al giovane Tancredi Falconeri, pronto ad unirsi, con grande scandalo della sua famiglia, alle truppe garibaldine. “Affinché tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi”.
Appunto.
Certo, si era nel Risorgimento. Quelli erano tempi eroici. E il Gattopardo è senza dubbio un capolavoro della letteratura. Però in Italia, e nella vita pubblica soprattutto, il principio è rimasto quello, non si scappa. Imbarbarito e senza prestigio artistico, formulato male e messo in scena ancora peggio, e tuttavia invariabilmente sempre quello: è un paese in cui nulla cambia se non la superficie delle cose. E quella deve cambiare, così noi gente normale ci illudiamo che finalmente si respiri un'aria diversa.

sabato 25 maggio 2013

SENZA PUDORE ... E SENZA INTELLIGENZA di Antonio Moscato





SENZA PUDORE ... E SENZA INTELLIGENZA
di Antonio Moscato

Incredibile: ridotto alle corde dalla sconfitta elettorale e dalla subalternità al progetto antidemocratico di Napolitano, e quindi “costretto” all’abbraccio con l’odiato B., contestato da una parte di quel poco che rimane della sua base, il vertice del PD non sa trovare di meglio che un cavillo degno dell’Azzeccagarbugli, per tentare di impedire al M5S di partecipare alle elezioni e… di ottenere quei rimborsi per le spese elettorali, che pure continua a rifiutare.

Una proposta demenziale per molte ragioni, che era già stata presentata (e insabbiata come tanti altri progetti di legge) prima delle elezioni di febbraio: ma allora Bersani fingeva di non vedere i sintomi della crescita del “grillismo”, oggi rivela uno spudorato tentativo di vincere a tavolino mettendo fuori gioco la lista che ha ottenuto in Italia più voti dello stesso PD. Inoltre rivela un indecente uso della legalità formale: da un lato si evita ancora una volta di applicare a Berlusconi la legge sull’ineleggibilità che esiste da molto prima che il cavaliere scendesse in politica e non può quindi essere definita ad personam, dall’altra ci si aggrappa a un cavillo smentito dalla pratica: in parlamento ci sono stati non pochi “movimenti” che non si definivano partiti, a cominciare dal Movimento Sociale Italiano (che casomai poteva essere messo fuori legge per la XII norma transitoria della costituzione che vietava “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”). Premetto che non sono mai stato favorevole a risolvere a livello legale problemi politici, ma di questo se ne può parlare in altro momento, qui volevo solo segnalare l’incoerenza. Anche SEL d’altra parte non è un vero partito, e non lo era al momento della sua apparizione come coalizione elettorale Democrazia Proletaria. Ed è forse un “partito” la cordata di notabili e grandi funzionari dello Stato messa insieme da Monti?

sabato 18 maggio 2013

A SINISTRA, IL RITORNO DELL'UGUALE

Pubblichiamo questa interessante analisi apparsa sul sito di Sinistra Critica anche se per onestà intellettuale non condividiamo le critiche alla nascita di ROSS@ che al contrario crediamo possa costituire un elemento iniziale di aggregazione per la sinistra anticapitalista e libertaria del nostro paese.
Stefano Santarelli

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A SINISTRA, IL RITORNO DELL'UGUALE


Dalla direzione del Pd alla piazza di Sel, è stata la giornata dei riti stanchi di una sinistra sconfitta, messa all'angolo dai propri errori. Deludente, anche se non riguarda la sinistra governativa, l'assemblea di fondazione di Ross@


Sabato 11 maggio è stata la giornata dei riti stanchi. I riti di una sinistra dispersa, malridotta, messa all'angolo dai propri errori, dalle proprie sordità e destinata a proporre il ritorno dell'uguale.
La scena peggiore si è svolta a Roma, all'assemblea nazionale del Pd. Abbiamo assistito alla decisione di procedere con il rinnovamento eleggendo segretario un già segretario della Cgil, uomo di altra generazione e di antichi riti e intimo sodale di coloro che hanno portato il Pd sull'orlo del suicidio. Basterebbe questo per sottolineare l'inconsistenza dell'assise democratica. Ma in realtà non basta. Perché il Pd è ancora in grado di ballare sopra la propria disgregazione senza aprire una discussione politica quale essa sia. Ci hanno provato alcuni interventi a indicare un profilo futuro, il più legato possibile a un'identità socialista o socialdemocratica come argine alla crisi economica. Non si sono accorti, però, che anche la socialdemocrazia ha ormai i suoi guai. Come dimostra l'esperienza disastrosa di François Hollande in Francia o la proposta della Spd tedesca di sciogliere l'Internazionale socialista in una nebulosa, per ora, "Alleanza progressista".

venerdì 17 maggio 2013

UN PRIMO BILANCIO DEL MOVIMENTO DI GRILLO di Antonio Moscato




UN PRIMO BILANCIO DEL MOVIMENTO DI GRILLO
di Antonio Moscato




I due articoli che seguono erano stati scritti ai primi di marzo per “Inprecor”, la rivista in francese della Quarta Internazionale, e ovviamente non avevano potuto commentare la tattica, per certi aspetti più abile, tentata successivamente dal M5S nei confronti del PD con le candidature di Gino Strada, Milena Gabanelli e Stefano Rodotà, su cui peraltro Grillo si era fatto qualche illusione, sopravvalutandone il radicalismo e la lontananza rispetto al PD. E naturalmente non poteva esserci la critica alle nuove sortite di Grillo sul costo del pubblico impiego o dei pensionati (di cui ho parlato in Beppe Grillo e il Primo Maggio ) e tanto meno alla nuova inquietante sortita contro la proposta del riconoscimento della cittadinanza in base allo jus soli, sortita che è sbagliata sia se subordinata a una proposta di referendum (che in Italia non si può fare come referendum propositivo, per cui passerebbero anni per modificare prima la costituzione e quindi servirebbe solo a rinviare il tutto alle calende greche…), sia per il rinvio della decisione a una valutazione europea.

I miserabili pennivendoli di PD e PDL rimproverano a Grillo ipocritamente di voler uscire dall’Europa, io credo che al contrario sia scandaloso che egli si dimentichi che da anni, per debolezza e complicità delle sinistre, l’Europa è gestita esclusivamente dai rappresentanti del grande capitale, da burocrati superpagati e non eletti, e “informata” da organi di disinformazione al loro servizio. Come può aspettarsi qualcosa di utile e di positivo da questi organismi europei, che sono anche più corrotti e dannosi delle nostre stesse rappresentanze parlamentari? È più facile raggiungere un obiettivo concentrando gli sforzi in un paese, collegandosi intanto a forze analoghe per un’azione comune che utilizzi anche successi parziali come stimolo.

mercoledì 15 maggio 2013

SICURI CHE GRILLO STA A SINISTRA? PARLIAMONE... di Luigi Vinci





SICURI CHE GRILLO STA A SINISTRA? PARLIAMONE... 
di Luigi Vinci



Qualche osservazione concreta su Beppe Grillo.
La prima è che il personaggio non sembra aver ancora capito che la campagna elettorale è finita, le elezioni ci sono state, e il compito dei suoi gruppi parlamentari dovrebbe essere di affrontare il mare di cose serie e sempre più pesanti che travagliano l’economia e la condizione di vita della nostra popolazione. Grazie alla disattenzione di Grillo circa la fine della campagna elettorale abbiamo visto andare in fumo la possibilità di un tentativo di governo di svolta rispetto all’“agenda Monti”, cioè la possibilità di un governo effettivamente orientato alla ripresa economica, alla ripresa dell’occupazione, alla difesa dei diritti dei lavoratori, all’abbattimento del prelievo fiscale sulle classi popolari e sul sistema delle imprese produttive, ecc.: perché quel che accadrà nei prossimi tempi, benché si dica da parte del governo Pd-Pdl Letta che la sua preoccupazione primaria è il lavoro, in realtà non butterà affatto in questa direzione, bensì in incrementi di precarietà che sostituiranno con qualche centinaio di migliaia di lavoratori ultraprecari e ultrasottopagati altrettanti lavoratori semiprecari e sottopagati. E quanto alla ripresa dell’economia, sono cinque anni che viene promessa di qui a sei mesi, e continuerà per un po’, stando a queste premesse, ad andare così.

lunedì 13 maggio 2013

SE RINASCE NON POTRA' CHE ESSERE ROSS@ di Checchino Antonini




SE RINASCE NON POTRA' CHE ESSERE ROSS@
di Checchino Antonini




L'assemblea nazionale a Bologna per il nuovo soggetto anticapitalista e libertario. Appuntamento in autunno «per incendiare la prateria»




Si chiamerà Ross@ - Resistenza, Organizzazione, Solidarietà, Socialismo, A come anticapitalismo, antipatriarcato, antirazzismo, antifascismo, ambientalismo - dove l'ultima a è la chiocciolina, simbolo di connessione. Connessione di soggetti smarriti. Soggetti che resistono ma che faticano a parlarsi. E' quello che Francesco Piccioni, giornalista del Manifesto, disegna con efficacia: «Siamo le cinquanta sfumature di rosso». Ma il punto di rottura con la "tradizione" sta nel fatto che questa affollata assemblea dentro un cinema della Bolognina non è la fusione a freddo di gruppi dirigenti. E' il primo incontro nazionale della "dichiarazione comune per un nuovo soggetto anticapitalista e libertario" che si tiene a pochi metri dal luogo dove il Pci scelse di sciogliersi più di vent'anni fa. «Il Pd è nato lì, speriamo di non fare lo stesso percorso», scherza Giorgio Cremaschi. «Non siamo all'anno zero ci sono storie, rancori, ragioni. Siamo in grado di metterle in discussione?», si chiede citando il motto di San Paolo: «Non voglio sapere da dove vieni ma che strada farai e come la faremo insieme».

domenica 12 maggio 2013

GIORGIANA MASI, LE PISTOLE E GLI SPARI di Enrico Campofreda




GIORGIANA MASI, LE PISTOLE E GLI SPARI
di Enrico Campofreda



LE PIAZZE NELLA TARDA PRIMAVERA DEL 1977 VENIVANO VIETATE AL ‘MOVIMENTO' E CONSEGUENTEMENTE A TUTTI I "DISTURBATORI", COMPRESI I RADICALI DEI PRIMI REFERENDUM. LA STUDENTESSA DEL LICEO PASTEUR, COLPITA DA UN PROIETTILE DELLA POLIZIA SUL LUNGOFIUME ACCANTO A PONTE GARIBALDI, LASCIÒ SULL'ASFALTO LA SUA GIOVANE DETERMINAZIONE DI VINCERE LA PAURA CON CUI ANDREOTTI E COSSIGA GOVERNAVANO


Fumo e blindati, candelotti e scudi, poi la pistola e la bisaccia. Le tante pistole e gli spari. Questo vedeva chi dopo le prime cariche della polizia nelle romane piazza Navona e san Pantaleo si ritrovava schiacciato a Campo de' Fiori tempestato da lacrimogeni e colpi d'arma da fuoco. Non si doveva manifestare a Roma come a Bologna, le piazze nella tarda primavera del 1977 venivano vietate al ‘Movimento' e conseguentemente a tutti i "disturbatori", compresi i radicali dei primi referendum. Proprio il grande passo civile della vittoria del referendum sul divorzio, prima sconfitta elettorale della Dc, si voleva celebrare quel pomeriggio. Dal ricordo festoso si passò al dramma. Più d'un manifestante venne ferito da colpi sparati da falsi manifestanti che altro non erano che agenti di Ps usati provocatoriamente dal Ministero degli Interni per seminare paura e poi morte. E la morte prese alle spalle Giorgiana Masi, studentessa del liceo Pasteur, colpita da un proiettile sul lungofiume accanto a ponte Garibaldi, dopo che i giovani erano stati spinti da Parione a Trastevere. Un intero pomeriggio in cui migliaia di agenti predisposti dal responsabile degli Interni Cossiga cercarono ripetutamente di uccidere usando - lo testimoniarono un'infinità di passanti - pistole d'ordinanza e non.

venerdì 10 maggio 2013

A CHE SERVE L'ESERCITO? di Antonio Moscato




A CHE SERVE L'ESERCITO?
di Antonio Moscato

Con una riflessione del gen. Fabio Mini sul “colpo di Stato”



Non si parla da un po’ della vicenda dei nostri eroici marò. Forse perché è difficile continuare col vittimismo sulle loro sofferenze, dato che - come prima del tentativo di sottrarli alla giustizia indiana - continuano a “soffrire” nei confortevoli appartamenti dell’Ambasciata d’Italia. Forse perché l’operazione tentata da due ministri, il diplomatico fascistello con ambizioni politiche, e l’ammiraglio arrogante che non nascondeva il suo fastidio per i civili che ostacolavano i suoi progetti, è fallita così miseramente da metterli a tacere per un bel po’.

Ma non è male ritornarci su, anche alla luce della verifica che le grandi velleità di presenza sugli scenari internazionali hanno come contropartita l’incapacità di assicurare servizi essenziali e controlli indispensabili. Ne aveva parlato Gregorio Piccin a proposito degli incendi distruttivi per scarsità di Canadair in Testimonianza su una ordinaria follia. E appena ieri ne parlavo in Andreotti e la cecità della sinistra a proposito delle spese militari ricordando che “sarebbe meglio investire quei soldi per proteggere la nostra flotta mercantile dalla leggerezza di chi la guida (Isola del Giglio), o dalla insufficienza dei sistemi di sicurezza (Genova), ma a quanto pare le spese militari sono una priorità assoluta, con qualsiasi governo”.

giovedì 9 maggio 2013

OPPOSIZIONE AL GOVERNO LETTA-ALFANO di Corrado Morgia




OPPOSIZIONE AL GOVERNO LETTA-ALFANO E RICOSTRUIRE LA SINISTRA IN ITALIA
di Corrado Morgia



Con la fiducia al governo Letta–Alfano si chiude, almeno per ora,un lungo periodo apertosi nel novembre 2011 con la rovinosa caduta di Berlusconi che, non dimentichiamolo, nel 2008 aveva ottenuto, alla Camera come al Senato, una notevolissima maggioranza, progressivamente sfaldatasi per la sua evidente incapacità di far fronte ai problemi della crisi più grave degli ultimi decenni, all’inizio addirittura negata, e alle conseguenti esigenze di intervento a livello interno e internazionale.
A quel punto con tutta evidenza bisognava andare alle elezioni, sia pure anticipate. Il Pd probabilmente avrebbe vinto alla grande e il nostro Paese si sarebbe potuto finalmente liberare di Berlusconi, il cancro che lo rode da ormai troppi anni.
Berlusconi infatti, stando a tutti i sondaggi di quel periodo, avrebbe indubbiamente perso, ma Napolitano preferì scegliere Monti per guidare un governo cosiddetto di emergenza, sostenuto già allora da una innaturale maggioranza composta da Pd e Pdl, con l’aggiunta dei centristi di Casini.
Come è noto l’esperimento è stato negativo, infatti oltre a durare troppo, il governo Monti, che al massimo si poteva limitare a pochi provvedimenti per dare poi la parola agli elettori almeno entro la primavera del 2012, ha combinato ulteriori danni, aggravando una situazione già pesante.
Infatti l’ex rettore della Bocconi, apparentemente un tecnico, ma in realtà un politico mediocre al servizio della finanza internazionale, non solo si presentò con un codazzo di figuri, sedicenti tecnici, assolutamente mediocri e/o incompetenti, messi a fare i ministri quasi per caso, basta pensare alla Fornero, a Profumo o all’ineffabile Ornaghi, solo in ossequio alle esigenze di poteri forti ed occulti, ma con provvedimenti scriteriati ha finito con il far peggiorare un malato già debilitato da anni di cura, si fa per dire, del micidiale trio Berlusconi, Bossi, Tremonti.
Dal canto suo il Pd, incerto e pavido come non mai, incapace di opporsi a Napolitano per andare il più rapidamente possibile alle elezioni, si faceva trovare con il classico cerino in mano, accerchiato dalla spregiudicata ma abile manovra congiunta di Berlusconi, al quale veniva regalato addirittura un ruolo di opposizione, e di Grillo che, su opposte barricate, ne provocavano la pessima prestazione, facendolo passare come l’unico sostenitore del suddetto Monti e quindi come il vero responsabile delle sue politiche antipopolari.
Tutto ciò nonostante la buona volontà di Bersani, timidamente impegnato a spostare su un versante socialdemocratico di stampo europeo, un partito, il Pd, né carne né pesce, pura sommatoria di fazioni e correnti, incapace di proposte chiare e unitarie e quindi di rappresentare in modo coerente e responsabile le esigenze del mondo del lavoro, calpestate in tutti questi anni dalla protervia del satrapo di Arcore.

mercoledì 8 maggio 2013

SULL'APPELLO "PER UN MOVIMENTO ANTICAPITALISTA E LIBERTARIO"




SULL'APPELLO "PER UN MOVIMENTO ANTICAPITALISTA E LIBERTARIO"

di FalceMartello



Sull'appello "per un movimento anticapitalista e libertario" * abbiamo espresso la nostra opinione in una lettera a Giorgio Cremaschi. La rendiamo disponibile ai nostri lettori.
(8 Maggio 2013)



Caro Giorgio,

ti scriviamo in merito all’appello “Per un movimento politico anticapitalista e libertario” del quale sei uno dei promotori.
Vogliamo innanzitutto dire che intendiamo interloquire con quelli che ci paiono i punti qualificanti da voi segnalati, e in particolare:

sabato 4 maggio 2013

LA SAGRA DELL'IPOCRISIA di Antonio Moscato



LA SAGRA DELL'IPOCRISIA
di Antonio Moscato


Difficile stabilire una graduatoria. Forse il record spetta a Giorgio Napolitano, specialista nell’annunciare tagli al bilancio del Quirinale che si rivelano insignificanti o nell’annunciare che al giuramento andrà senza la consueta scorta di corazzieri a cavallo, ma solo con otto motociclisti e un’auto più modesta di quella consueta. Peccato che i corazzieri sono sempre in bilancio, e così i cavalli, e la spesa ovviamente non cambia se non lo accompagnano tutti in parlamento. È poi solo ridicolo ridurre la cilindrata dell’auto, se contemporaneamente in cielo si esibiscono le costosissime frecce tricolori…

Oggi di trovata demagogica e ipocrita Napolitano ne ha escogitata un’altra: ha annunciato che taglierà il rinfresco del 2 giugno, ma non la parata. Dà così l’occasione per una blanda protesta a Vendola, che cerca di togliersi la macchia di aver partecipato come un cagnolino alla campagna del PD, senza sospettare dove andasse a finire. Peccato che l’idea di contestare la parata non gli fosse venuta in mente quando il suo padre spirituale Bertinotti andò alla sfilata, ma con il distintivo pacifista…

venerdì 3 maggio 2013

SINDACATI GIALLI DALLA VERGOGNA di Alfredo Mazzucchelli





SINDACATI GIALLI DALLA VERGOGNA
di Alfredo Mazzucchelli



La cosidetta "responsabilità", spacciata tra sindacati ed industriali, ha un nome : consociativismo e richiama tristemente al corporativismo realtà cupamente nota e sostanza del fascismo mussoliniano,oggi facente bella mostra di se di se nella nostra ormai defunta Democrazia.
Adam Smith, che certamente non era un rivoluzionario, sosteneva che non vi può essere comunione di interessi tra l'operaio ed il padrone, altro che un rapporto conflittuale, data l'opposta finalità degli interessi.
Questi sindacati ufficiali ormai sono gialli come la febbre che ha finito per contaminare tutta quanta la società, generando una indifferenza negli sfruttati che nessuna RSU riesce a combattere, relegando nella disperazione tutta una classe di sudditi, proni al volere di un sistema destinato alla sua estinzione causata dalla visibile distruzione dell'ambiente nel quale viviamo.
La società basata sui consumi ha definitivamente inquinato i sogni degli uomini, facendo credere che la fellicità sia sinonimo di consumismo e di spreco continuo. Secondo stime di organizzazioni mondiali il 36% di ciò che si produce viene inesorabilmente gettato nei rifiuti e questo quando un miliardo di persone muore letteralmente di fame nel mondo.
La prospettiva non è affatto tranquillizzante: il giorno che veramente dovesse scoppiare la rabbia e la violenza motivate da profonda disperazione, il mondo si ritroverebbe nuovamente in balia sempre delle solite "mosche cocchiere" e di salvatori delle patrie solamente motivati dalla salvaguardia dei propri privilegi. Tutto ciò accadrebbe a causa dell'ignavia nostra e delle nostre incapacità a proporre alternative unitarie di libertà e giustizia .



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