sabato 4 maggio 2013

LA SAGRA DELL'IPOCRISIA di Antonio Moscato



LA SAGRA DELL'IPOCRISIA
di Antonio Moscato


Difficile stabilire una graduatoria. Forse il record spetta a Giorgio Napolitano, specialista nell’annunciare tagli al bilancio del Quirinale che si rivelano insignificanti o nell’annunciare che al giuramento andrà senza la consueta scorta di corazzieri a cavallo, ma solo con otto motociclisti e un’auto più modesta di quella consueta. Peccato che i corazzieri sono sempre in bilancio, e così i cavalli, e la spesa ovviamente non cambia se non lo accompagnano tutti in parlamento. È poi solo ridicolo ridurre la cilindrata dell’auto, se contemporaneamente in cielo si esibiscono le costosissime frecce tricolori…

Oggi di trovata demagogica e ipocrita Napolitano ne ha escogitata un’altra: ha annunciato che taglierà il rinfresco del 2 giugno, ma non la parata. Dà così l’occasione per una blanda protesta a Vendola, che cerca di togliersi la macchia di aver partecipato come un cagnolino alla campagna del PD, senza sospettare dove andasse a finire. Peccato che l’idea di contestare la parata non gli fosse venuta in mente quando il suo padre spirituale Bertinotti andò alla sfilata, ma con il distintivo pacifista…


Nell’articolo Le piazze del 1 maggio e il governo dell'austerità  Franco Turigliatto ha sottolineato l’ipocrisia di Letta, e le sue reticenze, anzi le sue amnesie. Ne aggiungerei un’altra: non ha mai neppure nominato le spese militari, che rimangono l’unica voce di bilancio che non si taglia. A nessun costo. Ma nessuno in quel parlamento glielo rinfaccia, ovviamente.

Dovremmo invece rinfacciarle ogni giorno, in ogni occasione, a questo e a tutti i governi di vario colore che si sono avvicendati a palazzo Chigi. È mostruoso, nessuno ci minaccia eppure l’Italia non riduce di un centesimo le spese per armamenti e imprese militari, comprese quelle per i generosi marò che per soli 500 euro al giorno vanno a tutelare gli interessi di armatori, e di trafficanti italiani, svagandosi poi un po’ col tiro a segno.

Oggi PD e PDL stanno facendo una ridicola schermaglia sull’IMU, che è stata scelta come simbolo e terreno di scontro. In realtà, lasciata o tolta, non migliorerà di un centesimo la crisi italiana. Il PDL ne fa un supplemento di campagna elettorale, e il PD non manca occasione per scegliere questo terreno scivoloso per perdere ancora voti, presentandosi come il partito delle tasse.

Se volesse spazzare via la demagogia di Berlusconi e Brunetta che per finanziare la soppressione dell'IMU fantasticano sulla collaborazione della Svizzera, eterno paradiso fiscale, nello smascheramento degli evasori, il PD non avrebbe che da annunciare due misure semplicissime: 1) un taglio radicale alle spese militari e la fine immediata delle missioni all’estero (inutili per tutti, tranne che per i nostri capi militari e i fornitori); 2) messa al bando immediata e radicale delle slot machines che servono a riciclare i miliardi dell’evasione fiscale e del crimine organizzato, e mandano in rovina tanti poveracci sull’orlo della disperazione.

Questa seconda misura potrebbe essere la premessa di una (più difficile e non immediata) abolizione di tutto il gioco d’azzardo di vario genere, vero e proprio “oppio del popolo”. Più difficile perché, a differenza che sulle slot machines, quasi tutte semiclandestine, lo Stato ci guadagna sicuramente molto, ma sono miliardi guadagnati sulla disperazione e la miseria, e che aggravano la condizione di milioni di persone che finiscono in una vera dipendenza. Molti poveracci protesterebbero, probabilmente, perché privati della loro droga quotidiana. Ma chi – a parte Larussa - avrebbe il coraggio di protestare pubblicamente contro il taglio delle spese militari?

2 maggio 2013

dal sito  Movimento Operaio


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