martedì 9 luglio 2013

FRATELLI MUSULMANI E POTERE: UNA DIFFICILE CONVIVENZA di Francesca La Bella





FRATELLI MUSULMANI E POTERE: UNA DIFFICILE CONVIVENZA
di Francesca La Bella




A fronte del mantenimento del modello assistenzialista, nel sistema islamista non è prevista una messa in discussione del potere economico e della divisione di classe.

 Ormai da molti anni i Fratelli Musulmani sono al centro delle analisi di coloro che si occupano di interpretare i cambiamenti in atto in Medio Oriente. Se per alcuni la Fratellanza è da considerare una realtà monolitica che si è innestata in tutti i Paesi del mondo arabo, per altri l'unica autentica espressione di questo movimento è il Partito di Libertà e Giustizia egiziano e le esperienze negli altri Paesi sono considerate poco più che estroflessioni di esso. Per quanto in entrambe le affermazioni ci sia un seme di verità, la realtà è ben più complessa.

La Fratellanza Musulmana nasce in Egitto nel 1928 per poi espandersi in tutti i maggiori Paesi dell'area, prendendo caratteri diversificati a seconda del contesto in cui si inserisce. Ad oggi esistono partiti legati ai Fratelli Musulmani in Libano e Siria, Giordania e Palestina, Marocco e Tunisia, Libia ed Algeria, Iraq e, naturalmente, Egitto. In alcuni di questi Paesi i Fratelli Musulmani sono al Governo da soli o in coalizione, in altri sono opposizione parlamentare, in altri ancora il movimento è illegale e i suoi membri sono perseguitati.

Sunniti di tradizione e appartenenti alla linea di pensiero secondo la quale la lotta deve essere portata avanti a livello nazionale mantenendo i legami come i partiti fratelli negli altri Paesi, i Fratelli Musulmani hanno avuto il merito di saper calibrare la propria politica sul contesto in cui andavano ad inserirsi. Laddove è stato possibile entrare nel sistema democratico, essi hanno lavorato per costruire una solida base popolare per il loro movimento ed hanno partecipato alle elezioni, dimostrando di avere legittimità e sostegno presso la popolazione. Dove, invece, questo non è stato possibile in quanto l'illegalizzazione ha impedito loro di presentarsi come controparte parlamentare (Libano e Siria in primis), non si sono sottratti alla scelta armata pur di mantenere il proprio peso politico.

Un movimento che, grazie alla sua capacità di mantenere valori comuni pur adeguandosi a realtà tra loro molto diverse, è riuscito a radicarsi nei territori in cui opera e a capitalizzare lo scontento delle popolazioni locali. In questo senso è nel momento in cui sono opposizione (legale od illegale) che i Fratelli musulmani riescono ad avere maggior seguito. La conoscenza del proprio territorio e dei bisogni della popolazione, la capacità di garantire un sistema di welfare para-statale efficiente e gratuito e la possibilità di mantenere un contatto continuo con la popolazione attraverso le moschee, unici luoghi di incontro laddove vengono chiusi gli spazi di agibilità politica, sono i principali valori aggiunti dell'azione della Fratellanza.

Esistono, però, due situazioni in cui l'opera dei Fratelli Musulmani incontra delle significative difficoltà. Nel caso in cui esista sullo stesso territorio un'altra realtà che, grazie al proprio radicamento sul territorio, si muova parallelamente e in contrapposizione ad essi, il seguito popolare diminuirà drasticamente. E' questo il caso di Jamaa Islamiya in Libano. La forza e la diffusione di Hezbollah impedisce al piccolo partito sunnita di espandere la propria base e solo ora, con il tracimare in terra libanese del conflitto siriano, i Fratelli Musulmani locali hanno acquistato un certo seguito.

L'altro caso è quando la Fratellanza ottiene il potere. Laddove riescono a controllare il Governo si evidenziano varie problematiche. In primo luogo nascono o si rafforzano movimenti di matrice islamista radicale che giudicano insufficiente l'opera del Governo e capitalizzano il malcontento popolare. Dall'altra le vecchie élite, private del potere e della propria posizione privilegiata, cercano di riorganizzarsi per tornare al Governo, con ogni mezzo necessario. Tutto questo non sarebbe, però, possibile se la Fratellanza mantenesse il sostegno popolare che la caratterizza nei periodi in cui è opposizione, ma così non è (con la parziale eccezione di Hamas a Gaza).

Supportati perché percepiti come unica reale alternativa, giungono al potere con un portato di aspettative enorme e, quando queste vengono disattese, la base si sgretola e le opposizioni possono farsi spazio. Risultano troppo poco religiosi per gli islamisti e troppo poco laici per i liberali, troppo autoritari per permettere qualsivoglia espressione di dissenso, ma troppo poco avvezzi alla gestione del potere per riuscire a mantenere il controllo di pezzi importanti del sistema di controllo come l'esercito. Dal punto di vista economico-sociale, infine, i Fratelli Musulmani, non segnano una cesura con il passato.
Si assiste, di fatto, ad una sostituzione al vertice della piramide che non muta, quando non peggiora, la vita della popolazione. A fronte del mantenimento del modello assistenzialista di stato sociale, non è prevista una messa in discussione del sistema di potere e della divisione di classe. Il capitalismo islamico dei Fratelli Musulmani accontenta, anche se solo in parte, i mercati internazionali e i potentati interni, lasciando immutate molte delle condizioni che hanno portato alle rivolte. Chi voleva una rivoluzione, si trova, così, ad aver cambiato l'oggetto delle proprie proteste, ma non le motivazioni. La voglia di cambiamento rimane e le proteste continuano.


8 luglio 2013

dal sito  http://nena-news.globalist.it/



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