mercoledì 15 maggio 2013

SICURI CHE GRILLO STA A SINISTRA? PARLIAMONE... di Luigi Vinci





SICURI CHE GRILLO STA A SINISTRA? PARLIAMONE... 
di Luigi Vinci



Qualche osservazione concreta su Beppe Grillo.
La prima è che il personaggio non sembra aver ancora capito che la campagna elettorale è finita, le elezioni ci sono state, e il compito dei suoi gruppi parlamentari dovrebbe essere di affrontare il mare di cose serie e sempre più pesanti che travagliano l’economia e la condizione di vita della nostra popolazione. Grazie alla disattenzione di Grillo circa la fine della campagna elettorale abbiamo visto andare in fumo la possibilità di un tentativo di governo di svolta rispetto all’“agenda Monti”, cioè la possibilità di un governo effettivamente orientato alla ripresa economica, alla ripresa dell’occupazione, alla difesa dei diritti dei lavoratori, all’abbattimento del prelievo fiscale sulle classi popolari e sul sistema delle imprese produttive, ecc.: perché quel che accadrà nei prossimi tempi, benché si dica da parte del governo Pd-Pdl Letta che la sua preoccupazione primaria è il lavoro, in realtà non butterà affatto in questa direzione, bensì in incrementi di precarietà che sostituiranno con qualche centinaio di migliaia di lavoratori ultraprecari e ultrasottopagati altrettanti lavoratori semiprecari e sottopagati. E quanto alla ripresa dell’economia, sono cinque anni che viene promessa di qui a sei mesi, e continuerà per un po’, stando a queste premesse, ad andare così.


Torniamo a Grillo. Due altre cosette. La prima. E’ pura campagna elettorale, per di più demenziale, l’imposizione ai propri parlamentari di un’autoriduzione della retribuzione netta a 2.500 o 3.000 euro che sia. A meno che si tratti di miliardari (come Grillo) ai quali questa retribuzione non serve. Infatti le tasse sul reddito i parlamentari del M5S le dovranno pagare sul lordo, non già su quanto trattengono per sé, donando il resto a questa o quell’operazione benefica o d’altra natura: dunque dovranno pagare da due a tre volte di più rispetto a quanto dovrebbero trattenere per sé!
Auguri. Va da sé che, se Grillo insisterà, qualcosa dovrà succedere in reazione a questa buffonata. Non che le retribuzioni dei parlamentari italiani non siano eccessivamente alte: ma è altra questione, ovviamente da affrontare più seriamente.
Seconda cosetta, stavolta indecente e odiosa. Un elementare livello di civiltà impone all’Italia un trattamento non feroce nei confronti dei suoi immigrati. I quali, tra l’altro, non “delinquono” affatto in proporzione superiore ai cittadini italiani, anzi lo fanno di meno. Tra l’altro, il loro trattamento barbarico, imposto dal variegato fascistume nostrano, va tutto a vantaggio (non a caso) sia della riproduzione di una manovalanza diffusa sul terreno dello spaccio delle droghe che dell’allargamento dell’area del lavoro nero, ovvero a tutto vantaggio della pressione esercitata da decenni contro le condizioni di retribuzione e i diritti del complesso del nostro mondo del lavoro, le pensioni
degli ex lavoratori, il sistema dei servizi sociali, ecc. E Grillo si è di recente apertamente schierato dalla parte del fascistume...
E’ questo infatti il significato della buffonata che vorrebbe che fosse un referendum a decidere del diritto dei bimbi di immigrati nati in Italia a ottenere automaticamente la cittadinanza italiana. Buffonata: in Italia il referendum si applica solo in sede di abrogazione di leggi o di parti di leggi vigenti.
Porcata fascista: un bimbo o una bimba nati in Italia, mandati in Italia all’asilo e poi a scuola, che parlano l’italiano come loro lingua madre, che in più parlano un dialetto locale, in che cosa si distinguono, se non sulla base di vergognosi pregiudizi razzisti, dai bimbi e dalle bimbe nati da genitori con cittadinanza italiana?
Ma Grillo, d’altra parte, non è quel Grillo che anni fa a Genova, quando faceva solo il buffone, nei suoi spettacoli scherniva i calabresi?


da LAVORO& POLITICA


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