venerdì 16 dicembre 2011

UN CONGRESSO INUTILE

 


UN CONGRESSO INUTILE
di Stefano Santarelli

Uno dei termometri di quanto valga una forza politica è data dal peso che questa riceve dai mezzi di informazione. Ebbene a parte gli “addetti ai lavori” questo ultimo congresso di Rifondazione comunista tenutosi a Napoli in questi giorni è passato completamente inosservato ai più.
Ed in fondo è anche giusto che sia così vista la ormai ridotta capacità di influenza di questa storica formazione che ha influenzato nel bene come nel male tutta la sinistra radicale italiana di questi ultimi vent’anni.
Un congresso del resto inutile proprio perché i nodi che si erano aperti dopo la sconfitta elettorale del 2008 non sono stati sciolti ne tanto meno affrontati. Ricordiamo che la Lista Arcobaleno composta da Rifondazione, PdCI e Verdi subì nel giugno del 2008 la più grave sconfitta della storia della sinistra italiana prendendo alla Camera solo il 3,1% dei voti non superando quindi la soglia dello sbarramento elettorale del 4%. Queste tre forze da sole, senza Sinistra Democratica, avevano preso due anni prima quasi quattro milioni di voti pari al 6.9%, con una perdita quindi di più di 2.770.000 voti rispetto alle elezioni precedenti.
Una débacle elettorale che ha provocato la scomparsa delle sinistra nell’attuale legislatura. Una sconfitta dovuta ad una politica filo imperialista che appoggiò non solo l’intervento militare in Afghanistan, ma che tradì totalmente gli interessi dei lavoratori e degli strati più sfruttati della nostra società che a parole diceva di rappresentare.
Il Congresso di Rifondazione poteva rappresentare una occasione di un rilancio programmatico della sinistra radicale a fronte della più grave crisi del capitalismo dal dopoguerra ad oggi. Una occasione persa e che fa il paio con quella del Congresso di Chianciano tenuto pochi mesi dopo la batosta elettorale e che fu incapace allora come oggi di cambiare la strategia politica del PRC, ma vide al contario un violento scontro interno totalmente inedito nella sua storia . Uno scontro non politico, ma solo di apparati: da una parte Vendola-Bertinotti e dall’altra parte Ferrero-Grassi.
Questa lotta di apparati formalmente venne vinta da Ferrero con la sua elezione a segretario di una Rifondazione però già monca di tutta la sua sinistra che aveva già abbandonato il partito costituendo i vari PCL, PdAC e Sinistra Critica e che perse proprio dopo il Congresso di Chianciano anche l’ala bertinottiana diretta ormai da Nichi Vendola e che ha costituito poi Sinistra, Ecologia e Libertà.
Una formazione quest’ultima vera erede di quei Forchettoni rossi ben descritti dal libro omonimo di Massari e che oggi gode di sondaggi elettorali sufficienti a farla ritornare in Parlamento.

Il Congresso tenutosi a Napoli era l’ultima occasione per sciogliere i nodi nati dopo la grave sconfitta elettorale del 2008, ma non ha adempiuto a questo compito. Le tesi congressuali della maggioranza erano nei fatti già superate dopo le dimissioni del governo Berlusconi e non avevano compreso quindi che un intero ciclo politico della vita italiana si è già concluso.E bisogna sottolineare che Berlusconi è uscito dalla scena politica solo per volontà delle oligarchie europee non certamente per le lotte e le mobilitazioni della sinistra italiana.
Il continuare l’esperienza della Federazione della Sinistra insieme a quel residuato stalinista-togliattiano che è il PdCI non ci fa essere ottimista per il suo futuro. A maggior ragione visto poi che la sua linea politica non è per la costruzione di una vera alternativa al Partito democratico, ma al contrario punta ad una alleanza politica ed elettorale con questa forza con l’obiettivo di ottenere qualche seggio parlamentare per potere sopravvivere come apparato politico tramite il finanziamento pubblico ai partiti.
Perciò non condividiamo l’entusiasmo dell’ultima ala classista rimasta in questo partito e che è costituita dai compagni di FalceMartello i quali si cullano sul fatto che nel dibattito congressuale hanno riportato il 14% dei voti. Non per sminuire la loro battaglia congressuale, ma vi è veramente poco da essere allegri. Infatti è il 14 % dei voti congressuali di una forza politica che viene accreditata nei sondaggi elettorali solo di un misero 1% dei voti, tra l'altro insieme al Pdci. Nulla di paragonabile a quel 16 % preso dalla corrente di "Progetto comunista" diretta allora da Ferrando (e Ricci) nel 1999 in un partito che aveva quasi il 9% dei voti nelle elezioni politiche del '96 e disponeva ovviamente di una nutrita pattuglia parlamentare. E francamente non si riescono a vedere le prospettive di questa corrente all’interno di Rifondazione se non solo come una mera battaglia di testimonianza.

E’ invece apparso interessante, almeno per chi scrive, l’accorato impegno espresso anche in questo Congresso dal portavoce del PCL Marco Ferrando riguardante la proposta del segretario di Rifondazione di un “patto di consultazione permanente” fra tutte le forze che intendono opporsi al Governo Monti. Questo fronte unico per Ferrando però non deve essere un semplice cartello delle sinistre politiche, ma deve coinvolgere la sinistra sindacale e i movimenti con l’obiettivo di produrre una svolta radicale sul terreno della mobilitazione e della lotta. Ed solo su una prospettiva nettamente anticapitalista che la sinistra radicale può essere all’altezza degli avvenimenti e difendere quindi gli interessi degli strati più sfruttati della società italiana.
 
6 dicembre 2011
 
dal sito http://bentornatabandierarossa.blogspot.com/

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