martedì 16 settembre 2014

L’ASPRO CROCEVIA DELL’AUTUNNO di Franco Turigliatto





L’ASPRO CROCEVIA DELL’AUTUNNO
di Franco Turigliatto


Non ci devono essere illusioni. E’ un autunno durissimo quello che si sta aprendo per le classi popolari e il movimento dei lavoratori nel nostro paese; esso segnerà il futuro perché stiamo entrando in una fase di ulteriore approfondimento delle politiche di austerità. La legge di stabilità che il governo sta discutendo ci farà scendere un altro gradino della scala sociale e dei diritti, verso la condizione del Portogallo, della Spagna e soprattutto della Grecia.

Non è un fatto solo italiano o dell’Europa del Sud. In Francia, il nuovo governo Holland-Valls è direttamente il governo delle banche, un governo ultraliberista che prende, senza tanti infingimenti, 40 miliardi dalla Previdenza sociale per spostarli direttamente nelle tasche dei padroni.

Gli sporchi propositi del governo

Dopo la pioggia di provvedimenti degli scorsi anni (di Berlusconi, Monti e Letta) ormai completamente operativi, che hanno massacrato le condizioni di vita delle classi lavoratrici producendo una situazione sociale drammatica, confermata dai dati dell’Istat, in termini di disoccupazione, povertà, degrado dei servizi, sta per arrivare una nuova tempesta.

Il governo del PD, della Confindustria, della troika europea, che gode quindi nei fatti del sostegno anche della destra di Berlusconi, porta avanti il compito che si è assegnato:

una riduzione media del 20% delle retribuzioni salariali nei diversi comparti economici,
la completa e definitiva derogalamentazione del mercato del lavoro, non solo e non tanto di quel che resta dell’articolo 18, ma di tutto l’impianto dello statuto dei lavoratori,
nuovi ed ingenti regali, cioè nuovi sgravi fiscali, ai padroni e alle aziende (definiti ipocritamente incentivi all’occupazione) che si aggiungeranno a quelli elargiti nell’ultimo decennio dai diversi governi in carica e che naturalmente non hanno prodotto un posto di lavoro in più,
una nuova ondata di privatizzazioni di svendita dei beni pubblici.
Ed infine una gigantesco taglio alla spesa pubblica, i famosi 20 miliardi di Cottarelli che dopo aver fatto lo sporco lavoro per Renzi e la Confindustria, prenderà la liquidazione e tornerà da dove è venuto. In questi 20 miliardi non c’è alcun “grasso che cola” ma solo colpi micidiali alla sanità, forse alle pensioni, alla assistenza, alla scuola, in altri termini la barbarie sociale che avanza.

La partita è tanto più dura, perché a gestire queste porcherie c’è il funanbolo delle promesse fasulle, delle giravolte e delle falsità. Renzi ha ormai ha superato il maestro Berlusconi nella capacità di far credere che sia risotto, una materia, che ha ben altra natura; ogni misura viene presentata come fosse un miglioramento unendo ai più perniciosi veleni uno zuccherino di copertura per farli ingerire senza reazioni. Si pensi agli 80 euro che ancora oggi si cerca di usare come rendita di posizione e ai precari della scuola, promettendone l’assunzione di una parte mentre se ne cancella la maggioranza e si rende la scuola sempre più aziendale e privata. Per non parlare poi dei lamenti sulla mancanza dei diritti dei precari, quando si vuole precarizzare del tutto la forza lavoro e togliere i diritti restanti a quelli che li hanno.

Renzi persegue l’obiettivo della sua classe sociale di appartenenza, della borghesia, e delle classi dominanti europee: la sconfitta storica della classe lavoratrice, la distruzione completa del cosiddetto modello europeo, cioè delle conquiste e dei diritti dei lavoratori. Questa, non dobbiamo mai dimenticarlo, è la posta in gioco di questo drammatico crocevia storico che ci sta davanti.

Qualcosa può muoversi nella società

Per Renzi e per il suo governo si entra in una fase più difficile perché deve passare alla fase cruda e provvedimenti economici (la legge di stabilità e la sua corrispondenza ai vincoli del fiscal compact) che riduce gli spazi nonostante la popolarità di cui ancora gode grazie non solo al suo populismo, ma agli strumenti materiali e propagandistici della borghesia per orientare un paese disperato e confuso, una classe lavoratrice debole perché provata dalle sconfitte quindi più facilmente influenzabile ed assoggettabile, che, avendo difficoltà a una lotta collettiva, viene spinta a ricercare una speranza nell’uomo della provvidenza di turno.

Infatti, pur con molte difficoltà, qualcosa può muoversi e già si muove nel profondo della società.

Non solo ci sono state e ci sono lotte più o meno efficaci di resistenza e di ribellione, ma cresce in molte forze sociali, sindacali e politiche, di diversa forza, la volontà di produrre reazioni maggiori, una opposizione più determinata, di individuare scadenze di mobilitazione.

Per questo il calendario delle iniziative già decise da diversi soggetti o prospettate si moltiplica ogni giorno di impegni e progetti, anche se in modo confuso, qualche volta anche concorrenziale e privo ancora di quella indispensabile unità e coordinamento per poter essere adeguatamente efficace. In questo calendario ci sono le iniziative dei sindacati combattivi, ma anche quelle dei movimenti sociali.
Lo stesso pachiderma che è la CGIL, sui cui orientamenti e gravi responsabilità della difficile situazione della classe lavoratrice non vale la pena neanche di soffermarsi, ha capito l’aria che si respira e che non può rimanere del tutto passiva. Deve apparire più lontana dal governo di quella che è nei fatti ed almeno accennare a un movimento dimostrativo per venire incontro alle preoccupazioni della sua base e mantenere il controllo della situazione.

Per quanto riguarda la Fiom, il suo gruppo dirigente combina incredibili giri di valzer con Renzi, per “influenzarne” l’agenda e i programmi (credendo di fare grandi manovre, quando invece confonde solo i lavoratori) con l’indizione di alcune mobilitazioni, se pure spezzettate, per cercare di rendere “efficace” la sua azione.
E’ non solo possibile, ma anche probabile che le lavoratrici e i lavoratori che vogliono resistere alle politiche dell’austerità, utilizzeranno questi momenti, per cercare di far sentire la loro voce.

Un fronte unitario sociale e politico contro la legge di stabilità

Di fronte a questa situazione difficilissima, ma in movimento, il compito ineludibile di questo autunno è la costruzione di un movimento e di movimenti unitari e convergenti per un fronte sociale e politico contro le politiche dell’austerità, che abbia come momento centrale il rigetto della legge di stabilità (o per meglio dire dell’instabilità e del massacro sociale), crogiuolo di tutte le nefandezze della politica del governo e della Troika.

Noi proponiamo un percorso di costruzione di questa mobilitazione; un lavoro unitario in tutte le città che possa concludersi con un momento assembleare nazionale, degli stati generali delle forze che si battono contro le politiche liberiste per decidere insieme le forme di lotta e le mobilitazione sia nazionali che locali. Per individuare insieme tre o quattro obiettivi semplici e comuni per poter parlare ai più ampi settori di massa. In questo percorso ci sono le lotte in fabbrica e nei luoghi di lavoro, ma anche i movimenti sociali, le diverse forme del lavoro precario, la casa e le mobilitazioni territoriali sull’ambiente.

Una funzione fondamentale la possono e la debbono avere le correnti del sindacalismo di classe, sia quelli esterne alle Confederazioni, sia l’opposizione nella CGIL che contro venti e maree si è costruita nell’ultimo anno e che costituisce un punto di riferimento per migliaia di quadri combattivi di questo sindacato. Non siamo di fronte alla possibilità hic et nunc, della costruzione di un compiuto sindacato di classe, (di cui ci sarebbe certo la necessità) tanto meno sulla base di autoproclamazioni poco credibili, ma davanti a un complesso processo ricompositivo che deve saper anche produrre dialettiche e rotture nelle maggiori forze sindacali.

Per questo condividiamo il metodo di lavoro che la corrente di sinistra nella CGIL, nel suo coordinamento, ha avanzato: “Proponiamo a tutto il sindacalismo conflittuale, ai movimenti sociali, alle tante realtà che lavorano a forme di mobilitazione capaci di incrociare ed intrecciare le diverse soggettività della nuova composizione sociale di classe, di costruire insieme e di unificare le lotte in campo. Occorre superare la ritualità di scadenze calate dall’alto che non riescono a unificare, consolidare e dare continuità alla mobilitazione”.

Lo sciopero generale e la generalizzazione della lotta

Anche perché quel che servirà nei prossimi mesi non è solo e soltanto uno sciopero generale inteso come una giornata di astensione dal lavoro unita ad una forte manifestazione. A dire il vero già per riuscire a produrre un simile avvenimento ci vorrà molto lavoro ed anche un ulteriore mutamento degli umori delle masse e del clima politico.

Per questa ragione consideriamo positiva le convergenze che si stanno realizzando per la giornata del 10 ottobre attorno agli scioperi studenteschi, a cui stanno aderendo anche gli insegnanti di parecchi sindacati conflittuali. E così anche vediamo positivamente la giornata del 14 novembre dove attorno alla proposta dello sciopero metropolitano si prospetta la possibilità della partecipazione anche di settori dal mondo del lavoro attraverso l’indizione di sciopero da parte del sindacalismo di classe.

Le scelte padronali e governative hanno alle spalle una tale forza e determinazione che per bloccarle e metterle in crisi, come è necessario, richiederà un movimento di eccezionale ampiezza e una prova di forza che non potrà esprimersi in una sola giornata di sciopero, pure necessaria e punto di partenza.

Lo sciopero generale, quello vero, nelle sue esperienze storiche forti, presuppone, da una parte una massiccia astensione dal lavoro in tutti i settori produttivi e nei servizi, capace effettivamente di “fermare il paese”, congiunto alla più larga partecipazione della popolazione, a partire naturalmente dalle mille forme di lavoro che oggi rappresentano la frammentazione e la precarietà e dagli artigiani e dai piccoli commercianti, quello che una volta era uso comune chiamare “blocco sociale alternativo” anche se oggi, naturalmente, ha una sua specifica configurazione potenziale.

E lo sciopero generale, quello vero, quello, che può essere efficace, tanto più in una situazione bloccata come l’attuale, non può essere solo dimostrativo, mostrare che “il popolo è contrario all’azione dei governanti”; deve modificare i rapporti di forza, deve impedire che questi possano “fregarsene” di quello che è avvenuto nelle fabbriche e nelle piazze, deve cioè avere un continuità, deve durare, deve essere prova di forza generale che fa cedere l’avversario.

Queste possibilità per ora appaiono non solo difficili, ma anche lontane, ma un processo di mobilitazione, la più ampia possibile e convergente serve a prepararne via via le condizioni, anche perché la tensione sociale che viene prodotta dalle politiche padronali è tale che non sono escludibili, a un certo punto, momenti di ribellione, di uno più fatti anche imprevisti, che risultino esemplari per le masse popolari determinando una vera precipitazione e generalizzazione dello scontro.

In ogni caso le forze anticapitaliste devono lavorare a partire da ogni forma di resistenza e di lotta per aiutare queste dinamiche e per ricercare sul piano politico nuove forme di convergenza e riaggregazione.



Sinistra Anticapitalista

Sinistra Anticapitalista fa appello alle altre forze della sinistra e alle forze sociali perché tutti insieme si provi a costruire un percorso unitario ed efficace di lotta contro il governo Renzi e le sue politiche. E di mantenere una visione di solidarietà con quanto avviene negli altri paesi d’Europa, perché la nostra battaglia è la stessa di quella della classe lavoratrice, greca, o francese, ma anche di quella degli stessi lavoratori in Germania o in altri paesi del Nord.

Sinistra Anticapitalista questo autunno parte dunque da questo lavoro unitario che propone e vuole costruire; riparte dalla politica e dall’economia, dalla lotta contro il governo Renzi e la Troika, contro il fiscal compact e la legge di stabilità, per una programma unitario e immediato per combattere la disoccupazione e per stabilizzare i precari, il salario sociale, per la riduzione di orario a parità di salario, il divieto dei licenziamenti, forti interventi pubblici per creare lavoro e garantire i servizi, per abolire la controriforma Fornero, per difendere la scuola e la sanità pubblica, per la nazionalizzazione dei settori fondamentali dell’economia sotto controllo dei lavoratori, per una pianificazione ecologica, per rifiutare il debito illegittimo e rompere con i trattati ghigliottina europei.

Riparte anche dalla difesa della democrazia contro le involuzioni autoritarie; dalla difesa della democrazia nel movimento operaio, nei sindacati, nei luoghi di lavoro contro gli accordi del 10 gennaio, per la ricostruzione di un sindacalismo di classe che sappia parlare e riorganizzare tutti gli strati delle lavoratrici e dei lavoratori.


14 settembre 2014


dal sito Sinistra Anticapitalista


La vignetta è del Maestro Mauro Biani






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