sabato 18 febbraio 2017

LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE di Stefano Santarelli




LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE

di Stefano Santarelli



Forse quello che chiamiamo follia non è altro che logica portato all'estremo”
Boileau-Narcejac



Indiscutibilmente Vertigo, 1958, (La donna che visse due volte) è il capolavoro assoluto di Alfred Hitchcock. Tratto dal romanzo D'entre les morts di Pierre Boileau e Thomas Narcejac la più celebre coppia di scrittori di Noir francesi, autori tra l'altro dei migliori apocrifi sul celebre ladro-gentiluomo Arsène Lupin, questo film testimonia la completa maturità raggiunta dal grande regista inglese.
Hitchcock in verità si era già innamorato di un precedente romanzo di questa coppia di giallisti francesi “Celle qui n'était plus”, ma il regista Henri-Georges Clouzot lo precedette e ne trasse il più celebre Noir francese “I diabolici” interpretato dalla grande Simone Signoret. Leggendo D'entre les morts Hitchcock ne compra subito i diritti spostando la vicenda dalla Francia della Seconda guerra mondiale alla contemporanea San Francisco.
Il titolo originale del film non era altro che la traduzione inglese del romanzo di Boileau-Narcejac “From Among the Dead ” (Tra i morti), ma venne poi trasformato dallo stesso regista in “Vertigo”. A mio avviso il titolo italiano (La donna che visse due volte) è migliore, per una volta tanto, a quello originale.
Rispetto al romanzo, a cui Vertigo è in fondo molto fedele a parte l'ambientazione della storia, la vera differenza risiede nel finale dove il protagonista strangola in un impeto di rabbia la povera Madeleine.

Hitchcock aveva in mente di scegliere come attrice protagonista la giovane Vera Miles, ma il suo stato di gravidanza impedì di utilizzarla, verrà poi però richiamata per una parte minore del suo celebre Psyco. Quindi affida a Kim Novak, una giovane star allora emergente, la parte e questa bellissima ma sicuramente non eccezionale attrice ci offre senza nessun dubbio la migliore interpretazione della sua carriera.
Quando uscì questo film non ottenne il successo sperato né da parte del pubblico né da parte della critica sia per il tema scabroso, sia per la rivelazione a metà del film del fatto che Madeleine e Judy sono la stessa persona e della mancanza inoltre del classico lieto fine caratteristico delle opere cinematografiche dell'epoca. Oltretutto James Stewart, uno degli attori preferiti da Hitchcock, interpretava non il consueto personaggio di buon americano con il quale lo spettatore si identificava facilmente e a cui era abituato, ma quello di uomo profondamente innamorato e contemporaneamente ossessionato da un profondo senso di colpa nei confronti di una donna di cui si credeva responsabile della sua morte.

Vertigo si svolge a San Francisco dove un ex detective, Scottie Ferguson (James Stewart), che ha dovuto abbandonare la polizia a causa delle sue vertigini che gli impediscono di svolgere un ruolo attivo viene contattato da un suo ex compagno di scuola, Gavin Elster, che gli da l'incarico di sorvegliare la ricca moglie Madeleine (Kim Novak) la quale crede di essere la reincarnazione della sua bisnonna Carlotta Valdés morta suicida a 26 anni, la stessa età di Madeleine.
Scottie pedina assiduamente Madeleine che si rivela una donna estremamente affascinante, enigmatica e misteriosa la quale si siede per delle ore in un museo di fronte al ritratto della sua bisnonna oltre a rendere omaggio alla sua tomba e quando la vede gettarsi nelle profonde acque del Golden Gate (il celebre ponte di San Francisco) la salva.
Scottie si innamora immediatamente e profondamente di Madeleine la quale gli confida di avere sognato una missione francescana che Scottie individua facilmente nella Missione di San Juan Baptista e ve la conduce. Ma qui Madeleine improvvisamente terrorizzata corre verso il campanile della chiesa mentre Scottie fatica a seguirla colto da una violenta crisi di vertigini e non può quindi impedire alla donna di lanciarsi nel vuoto.
La successiva inchiesta assolve Scottie da qualsiasi responsabilità legale, ma il giudice lo rimprovera aspramente per la sua vigliaccheria ed incapacità professionale.
Scottie cade quindi vittima di un violento complesso di colpa che gli provoca una grave crisi depressiva tanto da dovere essere ricoverato in una clinica psichiatrica. Un anno dopo, incontra casualmente una donna che assomiglia straorinariamente a Madeleine anche se non ha le sue caratteristiche aristocratiche, si chiama Judy ed è una semplice commessa.
Hitchcock rivela subito allo spettatore che Judy è in realtà la vecchia amante di Gavin il quale volendosi liberare dalla vera moglie aveva architettato insieme a lei un finto suicidio gettando nel vuoto la vera Madeleine.
Scottie si accorge casualmente che una collana di Judy apparteneva in realtà alla bisnonna di Madeleine, Carlotta Valdés, e che quindi è caduto vittima di un vergognoso inganno.
Con uno stratagemma conduce Judy alla Missione di San Juan Baptista e salgono insieme sul campanile facendo rivivere la scena della morte di Madeleine. Scottie riesce a vincere quindi il suo terrore del vuoto e costringe Judy a confessare la sua colpa e a proclamare il suo reale amore per lui. E proprio nel momento in cui il film sembra concludersi con il classico happy end hollywoodiano un misteriosa ombra spaventa Judy la quale perde l'equilibrio e precipita dal campanile. Era solo una suora della missione ed anche in questo caso Scottie si è rivelato incapace di intervenire e salvare la donna amata.




Già dai titoli di testa lo spettatore si accorge di trovarsi di fronte ad un capolavoro. Emerge subito in un turbinio di colori l'inquadratura della bocca di Kim Novak che si sposta lentamente verso il suo occhio e nel centro della pupilla nasce il tema della spirale che contraddistingue il film: dallo chignon di Madeleine fino alla scala a chiocciola del campanile della Missione di San Juan Baptista. I titoli di testa sono ideati dal designer Saul Bass il quale collaborò con il celebre regista nei successivi due suoi film Intrigo internazionale e Psyco e che rimandano ad un altro celebre film di Hitchcock Io ti salverò dove le scene oniriche vennerò illustrate dal grande pittore Salvator Dalì. Hitchcock trascina quindi subito lo spettatore in un atmosfera da incubo che sintetizza la trama del film: dal tema del doppio fino alla vertigine che colpisce il suo protagonista. Un impatto emotivo che viene ampliato dalla straordinaria musica del suo compositore preferito: Bernard Herrmann.

E' interessante riportare alcuni riflessioni di Hitchcock proprio su questo suo capolavoro:
“La prima inquadratura di un film è importante. Nella maggior parte dei casi, serve a introdurre lo spettatore nell'ambiente. Non so tuttavia se convenga mettere un'inquadratura importante all'inizio, perché spesso al cinema la gente chiacchera ancora alla fine del primo rullo, siede, finisce di sgranocchiare le noccioline. Conviene se possibile, sorprendere lo spettatore. Bisogna lottare a modo nostro contro le chiacchere e contro quelli che impiegano cinque minuti per sedersi. Ecco perché, dopo i titoli di testa, metto a volte inquadrature molto drammatiche. Come in La donna che visse due volte. Però molti buoni film hanni titoli di testa banalissimi. Spesso, finito il film, il pubblico ha dimenticato completamente l'inizio.
In La donna che visse due volte, James Stewart bacia Kim Novak appena prima che muoia, nella scuderia. Di regola si sarebbero dovuti usare primissimi piani. E' il modo oggettivo di girare la scena: si vede che lui bacia. Non va. E' fuori moda. Bisogna “sentire” il momento, non vedere la scena. Così ho usato un movimento ruotante. Il sentimento che la cinepresa sembra provare corrisponde al bacio. In tal modo consento allo spettatore di introdursi nella scena, per fare un ménage a tre. Non cambio mai inquadratura in una scena d'amore. Non bisogna che ci siano interruzioni, perché nella realtà non c'è interruzione. Tutto ciò che può fare l'uomo è guardare gli occhi della ragazza. Nel frattempo la sua mano sinistra è occupata altrove. Il piano unico permette di salvare il buon gusto.
Mi servo talvolta del grandangolare, che mi dà una prospettiva molto ampia. La finezza tecnica di La donna che visse due volte che piacque di più fu quella che rendeva così bene la sensazione della vertigine. Sono vent'anni che cerco di rendere quella sensazione sullo schermo. Nessuno ci è mai riuscito. Avevo tentato nel '39 con Rebecca. Joan Fontaine comincia a svenire, e tutto si sfoca. Non andava bene, non era questo che volevo. Avrei voluto rendere l'impressione che lei provava, come se la stanza in cui si trovava si allontanasse molto lontano, sempre più lontano, come quando si è ubriachi. Quello che sopratutto mi interessa è il cambiamento di prospettiva all'interno del piano. Cominciare dalla visione normale, finire sulla visione anormale. Si è tentato, ma non si è ancora riusciti, perché l'immagine dà l'impressione di muoversi. Non era possibile. Quando si guarda un muro, il muro resta com'é. Non può diventare più grande, o più piccolo. Ecco perché non riuscii.” ( Hitchcock – Il castoro 1995).




Il maggiore omaggio a questo capolavoro di Hitchcock viene offerto dal regista italo-americano Brian De Palma con il suo Obsession (Complesso di colpa) – 1976.
De Palma insieme allo sceneggiatore Paul Schrader scrive una bellisima storia totalmente diversa da quella tratta dal romanzo di Boileau-Narcejac anche se nel riprendere il tema del doppio (non a caso doveva intitolarsi Déjà vu) e dell'ossessione e dell'amore tragico del protagonista nei confronti di una donna di cui sente il rimorso per la sua morte si può considerare virtualmente un remake perfettamente riuscito di Vertigo nonostante fosse un film indipendente e a basso costo.

La storia di Obsession inizia con il rapimento della moglie e della piccolissima figlia di Michael Courtland (Cliff Robertson), un ricco uomo d'affari di New Orleans. Seguendo il consiglio della polizia Courtland non paga il riscatto consegnando una valigietta piena di pezzi di carta con un rilevatore al suo interno. I rapinatori individuati dalla polizia riescono però a fuggire con gli ostaggi, ma durante l'inseguimento la macchina esplode distruggendo totalmente i corpi della moglie e della bambina.
Courtland non potendo sotterrare i suoi cari fa costruire un monumento che richiama la facciata della chiesa di San Miniato al Monte dove aveva incontrato per la prima volta sua moglie.
Quindici anni dopo quindi ritroviamo Courtland a Firenze che dietro consiglio del suo amico e socio Robert La Salle (John Lithgow) va ad assistere al restauro della chiesa di San Miniato al Monte e qui incontra una giovanissima restauratrice, Sara Portinari (Geneviève Bujold) che è la copia identica della moglie. Courtland si innamora subito della giovanissima Sara e come lo Scottie interpretato da James Stewart anche lui vuole trasformare Sara nella moglie perduta.
Dopo aver portato Sara negli Stati Uniti la sposa subito, ma durante la prima notte di nozze Sara viene rapita con un messaggio dei rapitori identico a quello di quindici anni prima e Courtland decide questa volta di obbedire alle loro richieste. Prende il denaro contante grazie a La Salle che però si intesta tutta la società e come allora Courtland lancia, su ordine dei rapitori, da una barca una valigietta che Sara raccoglie per scoprire che come quindici anni prima questa contiene soltanto carta.
A questo punto del film si apprende che dietro il nome di Sara Portinari si nasconde in realtà la figlia di Courtland che sopravissuta al rapimento organizzato proprio dal suo socio e amico La Salle vuole vendicarsi del padre che allora non l'aveva salvata.
Courtland riesce a smascherare il complotto ed uccide La Salle, ma vuole anche punire Sara la quale si sta dirigendo all'aereoporto per ritornare in Italia.
Ma quando Sara si accorge, dopo aver tentato il suicidio, della venuta di Courtland si alza dalla sedia a rotelle spinta da un inserviente e si getta tra le braccie del padre che solo a questo punto si rende conto della realtà.


Geneviève Bujold e Cliff Robertson


Come si vede la trama del film di De Palma apparentemente non ha nulla a che spartire con quella di Vertigo, ma in realtà ne costituisce un vero remake grazie anche all'ipnotica musica di Bernard Herrmann, con la quale ottenne la nomination all'Oscar, e che in alcuni punti riprende proprio il tema di Vertigo.
Il film di De Palma sembra proprio girato da Hitchcock: dall'uso dello zoom alle inquadrature, ma cosa più importante e che Obsession come Vertigo è un apologo sul tema della realtà/apparenza,
infatti nulla è come sembra in questi due film. Sandra non ama Courtland ma al contrario vuole vendicarsi del padre; il migliore amico di Courtland, La Salle, in realtà è il suo peggior nemico.
Abbiamo poi il culto necrofilo che caratterizza i personaggi interpretati da Robertson e da Stewart che innescano il tema della reincarnazione.
Uno degli aspetti più importanti del film di De Palma e un susseguirsi di citazioni che rendono omaggio al cinema di Hitchcock. Dall'effetto del déjà vu quando Sara osserva il ritratto della madre che rimanda non solo alla scena del museo dove Madeleine è in contemplazione del quadro della sua bisnonna, ma anche ad un altro celebre film di Hitchcock dove Joan Fontaine osserva il dipinto di Rebecca e la porta sbarrata che Sara incontra nella casa di Courtland con la scena della chiave rimanda non solo a Rebecca ma all'altrettanto celebre Notorius. Mentre il flashback di Sandra bambina ci riporta invece alla Marnie interpretata da Tippi Hedren, e quando Courtland uccide con un paio di forbici il suo socio responsabile della morte della moglie e del rapimento della figlia questo è un chiaro omaggio ad un'altro capolavoro di Hitchcock: Delitto perfetto.
Obsession non è soltanto un omaggio perfettamente riuscito a Hitchcock, ma costituisce uno dei migliori film del regista italo-americano e questo anche grazie alla scelta degli attori.
Cliff Robertson infatti era un attore tipicamente americano con uno stile tradizionale paragonabile a Cary Grant o a James Stewart. Ma la scelta sicuramente vincente fu quella di scritturare la giovanissima attrice franco-canadese Genèvieve Bujold che riuscì perfettamente a recitare sia nei ruoli della madre che della figlia. E nel finale del film De Palma con una scelta coraggiosa fa interpretare alla Bujold la parte della bambina quando rivive con un flashback il primo rapimento proprio sfruttando l'aria infantile dell'attrice e con una ripresa geniale sposta verso l'alto la cinepresa zoomando poi su di lei alterandone così la prospettiva e dando l'impressione che il suo corpo da adulta si trasformi in un corpo da bambina.




Il film di De Palma tocca in modo molto lieve il delicato tema dell'incesto durante la prima notte di nozze facendolo sembrare solo un sogno di Cortland, ma nonostante questo il film ebbe tutta una serie di problemi durante le proiezioni.
Ma come ci ricorda Hitchcock in fondo il tema centrale di Vertigo, come poi anche di Obsession, è la storia di una ossessione amorosa che vuole sconfiggere la morte: “per dirlo in modo semplice, quest'uomo vuole andare a letto con una morta, è pura necrofilia”.


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