Diari di Cineclub

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mercoledì 28 novembre 2012

LETTERA APERTA ALLA LEGA DEI SOCIALISTI





LETTERA APERTA ALLA LEGA DEI SOCIALISTI



Care compagne e cari compagni,

il precipitare degli eventi economici e politici nel nostro Paese rende le prossime elezioni politiche un vero e proprio spartiacque storico, per il Paese ed ovviamente per la sinistra. Si schiera un centrosinistra, con probabilità di governare ma, a prescindere dalla legge elettorale che sarà utilizzata, certamente con la necessità di un appoggio perlomeno esterno dei centristi, peraltro esplicitamente invitati a partecipare dalla Carta di Intenti del principale azionista di tale coalizione, ovvero il Pd. Tale schieramento accetta esplicitamente, come da Carta di Intenti Comune firmata da tutti i partecipanti alle primarie, Vendola compreso, l'attuale impostazione neo-liberista e monetarista dettata dalla Trojka (Commissione europea, FMI, BCE) in nome e per conto del capitale finanziario globale e dei suoi interessi. Impostazione che di fatto azzera qualsiasi margine di discrezionalità di politica economica, poiché impone il pareggio di bilancio, ed il ritmo di riduzione di un ventesimo di debito pubblico ogni anno per i prossimi vent'anni. Cioè, approssimativamente ed in termini grezzi, manovre finanziarie restrittive dell'ordine di 40-50 miliardi ogni anno per il prossimo ventennio.

Tale impostazione, fatta propria dal centrosinistra, si coniuga perfettamente con una pesante ristrutturazione sociale, volta a smantellare tutti i sistemi di protezione sociale e di tutela della nobiltà del lavoro, conquistati con il sangue di oltre un secolo di lotte sociali dei nostri padri, dei nostri nonni. Ci consegnerà, alla fine, non una fantomatica ripresa “dentro di noi”, ma uno scenario sudamericano di povertà diffusa, ceti medi immiseriti, enormi ingiustizie distributive e di eguaglianza sostanziale, centri urbani fatiscenti circondati da bidonvilles, autoritarismi oligarchici di aristocrazie tecnocratiche chiuse, che salderanno interessi economici, finanziari, ecclesiastici e malavitosi ai danni del popolo, crescente repressione politica.

Tale impostazione è imposta a tutti i soci del centrosinistra, quale che sia la loro visione ideologica originaria, da un partito democratico che nasce come piattaforma interclassista con l'ambizione di esaurire la dinamica sociale in un compromesso che lo collochi al centro di un ipotetico, ed inesistente, equilibrio di forze di una società sempre più diseguale, polarizzata e tesa, come risultato delle politiche montiane dallo stesso Partito Democratico sostenute, dall'inizio alla fine della apocalittica esperienza del Governo tecnico.

Contrariamente a quanto teorizzano alcuni compagni, una polarizzazione di sinistra interna al centrosinistra, costituita cioè da SEL, dal PDCI, dal PSI, da Salvi-Patta e dai Verdi, non ha alcuna possibilità di influenzare e muovere l'asse politico del centrosinistra. Sia per motivi numerici, perché il bacino elettorale dei soggetti del Triciclo a sinistra del PD non è minimamente comparabile con quello del PD, sia perché l'aver stipulato la Carta Comune di Intenti collocherà tali soggetti nello stesso dilemma che ha distrutto Rifondazione comunista e la Sinistra Arcobaleno, ovvero l'incudine di essere accusati di non rispettare i patti ed essere inaffidabili, finendo per riconsegnare la prossima legislatura ad un governo tecnico di larga coalizione, e il martello di seguire gli indirizzi della Trojka marchiati a fuoco nel programma del centrosinistra. Esattamente come il proverbiale asino di Buridano, tale dilemma distruggerà i partiti del triciclo a sinistra del PD, intrappolati fra l'impossibilità di uscire dalla coalizione, e consegnare di conseguenza il governo ad una nuova tornata di Tecnici, e l'impossibilità di sostenere un programma di continuità con il montismo, tranne alcuni piccoli cuscinetti solidaristici, purché non onerosi per la finanza pubblica, quindi sostanzialmente inefficaci. Il futuro dei partiti più a sinistra dello schieramento di centrosinistra è del tutto analogo a quanto avvenuto a RC nel 1997 o alla Sinistra Arcobaleno, a meno che non accettino di diventare meri satelliti del PD.

E chi crede che tali partiti possano rappresentare un incubatore di unità a sinistra ignora, da un lato, l'influenza che le ambizioni carrieristiche ed il personalismo dei singoli leader ed esponenti (i cosiddetti Forchettoni Rossi di Massari) possono avere sulla capacità di manovra di tali partiti, e dall'altro la perdita di bacino elettorale che sarà conseguente alla loro partecipazione ad un governo non dissimile sostanzialmente da quello di Monti. E che già si appalesa nella fine del processo espansivo della SEL, il cui consenso elettorale mostra segni di stabilizzazione, se non di regresso.

Infatti i risultati elettorali delle primarie del PD che si sono svolte questa domenica (25 novembre) hanno segnato una pesante sconfitta di Vendola. Infatti SeL non è riuscita ad intercettare i voti di protesta esterni (quelli del Movimento 5 Stelle, della sinistra del Pd e tantomeno del Pdci, Verdi o Rifondazione o chi ormai ha scleto la strada dell’astensionismo) e soltanto un terzo del suo elettorato si è presentato al voto. Questo dimostra che il progetto politico di SeL di riuscire ad influenzare il centrosinistra dall’interno è fallito prima ancora di iniziare.

D'altro canto, lo scontento sociale viene raccolto quasi esclusivamente da un movimento, come quello di Grillo, incapace di fare il salto da una sorta di supermarket della frustrazione e della rabbia, in direzione di una forza politica in grado di realizzare una sintesi politico-programmatica capace di influenzare l'asse politico in una direzione compatibile con gli interessi di classe. La crescita di Grillo non è frutto di un destino cinico e baro, o di oscure manovre di palazzo, ma è principalmente favorita dall'assenza di una sinistra in grado di rimanere in contatto con il suo popolo, piuttosto che con il Palazzo e le conseguenti manovre elettorali e di coalizione.

La sinistra, se vuole sopravvivere anche in chiave riformista, deve stare con il popolo, con i lavoratori, i precari ed i disoccupati, non coltivare alchimie di coalizione e di tipo parlamentarista. Dobbiamo dare risposte alla richiesta di crescita, lavoro, sviluppo! E non le daremo stando dentro il centrosinistra genuflesso al fiscal compact!

A maggior ragione quando una nuova generazione di giovani a cui non viene più garantito un futuro scende in piazza accolta dallo Stato con pesantissime cariche di polizia e lacrimogeni ad altezza d’uomo, infatti a Roma nelle recenti manifestazioni studentesche è stato dispiegato un apparato repressivo impressionante. E dobbiamo altresì considerare che tutta una serie di lavoratori specialmente immigrati e precari non dispongono di nessun diritto sindacale e vengono completamente sfruttati da questo Stato.

Per quanto sopra, e considerata la gravità del momento attuale, che non consente più né ambiguità politiche né confusioni organizzative a chi vuole opporsi alla tragica deriva del nostro Paese, come Bandiera Rossa, componente a pieno titolo della Lega dei Socialisti, che ha partecipato attivamente all'elaborazione programmatica ed alla strutturazione organizzativa del movimento, chiediamo:

ñ che si chiarisca in modo definitivo che la Lega dei Socialisti, in questa fase di medio periodo contraddistinta dalle elezioni politiche 2013, non parteciperà in alcun modo alla coalizione di centro-sinistra costruita attorno al baricentro del PD;

ñ che il processo riaggregativo della sinistra socialista, di cui giustamente la Lega dei Socialisti si fa portabandiera, sia il primo passo per un più ampio processo di aggregazione unitaria della sinistra contraria all'impostazione neoliberista e monetarista delle politiche economiche e sociali condotte in Italia ed in tutta Europa;

ñ che si persegua in modo trasparente l'obiettivo di continuare a essere parte integrante di quella sinistra che è scesa in piazza il 27 ottobre nel “No Monti day”, senza indugi, senza pregiudizi negativi sui principali esponenti di tale raggruppamento, lavorando attivamente, da dentro tale schieramento, per evitare derive verso il centrosinistra;
     
  ñ l'esperienza storica della sinistra degli ultimi 15 anni dimostra che il tatticismo elettoralistico e di geometrie di coalizione è la malattia infantile, ed anche mortale, del socialismo. La recentissima rude sconfitta di Vendola è soltanto l'ultimo episodio di una sinistra che, privilegiando il dibattito sulle alleanze, le coalizioni e le percentuali, e trascurando il confronto con la società sulle questioni reali, che interessano il cittadino, si è autodistrutta. Chiediamo quindi di posticipare il dibattito sul posizionamento della LDS rispetto alle alleanze ed alle coalizioni a quando il quadro politico sarà più stabilizzato, per concentrare tutte le nostre energie sulla costruzione di un programma politico tramite il più ampio e sistematico confronto con la società civile;

ñ che si stabiliscano statutariamente le regole di funzionamento degli organismi politici ed organizzativi interni alla Lega, garantendo la democrazia interna ed una direzione quanto più possibile collegiale;

ñ che si conoscano i dati reali del tesseramento, a livello nazionale e per regione;

ñ che eventi importanti per la Lega dei Socialisti, quali quello del Primo dicembre, dove incomprensibilmente è mancato un punto sulla politica estera, così come anche proposte programmatiche provenienti da militanti o dirigenti del movimento, vengano preliminarmente discussi maggiormente, su base democratica e trasparente.


Tutti questi motivi ci costringono a costituirci come Bandiera Rossa - Frazione pubblica della Lega dei Socialisti


giovedì 29 Novembre

                                                         Riccardo Achilli
                                                         Giuseppe Angiuli
                                                         Antonio Di Pasquale
                                                         Norberto Fragiacomo
                                                         Stefano Santarelli

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