martedì 20 agosto 2013

SOLO SOTTO LE STELLE di Stefano Santarelli




SOLO SOTTO LE STELLE
di Stefano Santarelli



Abbiamo già scritto in queste pagine del grande scrittore e sceneggiatore Dalton Trumbo ( Dalton Trumbo:un comunista ad Hollywood) e della sua drammatica storia che durante il maccartismo lo condusse in carcere e a cui dopo, per potere continuare a lavorare, fu obbligato a nascondere la sua vera identità al mondo dorato di Hollywood pur vincendo due meritatissimi Oscar.
Fu Kirk Douglas, produttore e vero regista di Spartacus, a rivelare finalmente che Dalton Trumbo era il vero sceneggiatore di questo kolossal facendo poi reinserire ufficialmente la sua firma in questo film e contribuendo così in maniera decisiva a farlo riammettere ad Hollywood.
Come quindi si può facilmente comprendere Kirk Douglas è molto più di un semplice attore ed il cinema deve molto a questo grande uomo.
Come attore le sue interpretazioni sono semplicemente eccezionali oltre che di una straordinaria complessità basti pensare al pittore Vincent Van Gogh di “Brama di vivere” o al tormentato Doc Holliday di “Sfida all’O.K. Corral”.
Un attore dotato di una personalità magnetica e di una duttilità difficilmente eguagliabile, in grado di interpretare convincentemente personaggi apertamente simpatici come il Ned Land di “20.000 leghe sotto i mari” o personaggi ambigui o decisamente odiosi come il protagonista del bellissimo film di Billy Wilder “L’asso nella manica” o di “Prima vittoria” di Otto Preminger.
Ma non è solo un grande attore, che tra l’altro è stato solo premiato con un Oscar alla carriera. Ma come produttore è stato il vero ideatore dei due film di Stanley Kubrik : il capolavoro antimilitarista “Orizzonti di gloria”, per anni censurato nella “democratica” Francia ed il kolossal “Spartacus” di netta impronta socialista che come ricorda lo stesso attore, lo impegnò per ben tre anni della sua vita: “più di quanti ne avesse passati l’autentico Spartaco a far la guerra contro l’Impero Romano”.

Ed è a partire da quest’ultimo film che nasce una profonda stima e collaborazione tra Douglas e Trumbo che continuò con due film western di grandissimo livello che nei fatti costituiscono un vero e proprio dittico: ”L’occhio caldo del cielo” ( The last sun -1961) e “Solo sotto le stelle “ (Lonely are the brave -1962). E se mentre nell’Occhio caldo del cielo vi sono toni da vera tragedia greca che toccano il delicato tema dell’incesto con questo terzo film, che chiude la feconda collaborazione tra Douglas e Trumbo, si arriva a toccare indiscutibilmente la vetta del capolavoro cinematografico. L’unica pecca di questo film è nel titolo: infatti contrariamente alla proposta di Douglas di intitolarlo “L’ultimo cowboy”, la Universal propose questo titolo che francamente non significa nulla.

Nonostante ciò lo stesso Kirk Douglas ammette che questo film è il suo preferito. E’ la storia di un cowboy dei nostri giorni, ancora legato alle regole del vecchio West, che tenta di fare evadere dal carcere un suo amico e che poi scappa da solo a cavallo inseguito dalla polizia e dagli elicotteri dell’esercito.
Costituisce il primo western moderno che racconta la fine del mondo dei cowboys e dei grandi spazi aperti della prateria americana destinati a chiudersi con la definitiva affermazione della civiltà moderna. Non a caso questo film si apre con Kirk Douglas che sdraiato sulla nuda terra osserva tre jet supersonici che volano alti nel cielo e quando monta a cavallo di fronte ad una barriera di filo spinato che reca la scritta “Divieto di accesso” rompe immediatamente questo filo spinato.
Il personaggio interpretato da Douglas è un anarcoide libertario che rifiuta le regole di un mondo che nega lo spazio all’individualità e che si batterà con tutte le sue forze contro la moderna società tecnologica che sfrutta contro di lui tutti i mezzi allora disponibili: dagli elicotteri fino alle ricetrasmittenti. Ma come sostiene giustamente Douglas se uno cerca di essere un individualista la società prima o poi lo distruggerà.
Questo cowboy perseguitato ingiustamente dagli uomini nutre ricambiato un vero amore per la sua bellissima puledra di nome Whisky che in questa fuga costituisce un intralcio, poiché potrebbe facilmente scappare scalando da solo la montagna.
Infatti il rapporto con la natura di questo cowboy è semplicemente affascinante: non si può dimenticare la divertente scena in cui Douglas, nonostante che sia braccato dalla polizia, offre da mangiare ad uno scoiattolo.
La sceneggiatura di Dalton Trumbo, tratta da un discreto romanzo di Edward Abbey, è semplicemente perfetta. Il film girato in un bellissimo cinemascope in bianco e nero ha un cast anch’esso perfetto. Walter Matthau interpreta lo sceriffo che deve dare la caccia a questo cowboy anarcoide e che col passare del tempo ne prova una profonda ammirazione e rispetto.

Contemporaneamente alla caccia implacabile che la polizia e l’esercito danno nei confronti di questo cowboy, il quale certamente non costituisce un pericolo per la società, assistiamo al viaggio di un camion di dimensioni veramente mastodontiche che trasporta, ironicamente, un carico di cessi.
Il viaggio di questo camion si intreccia con le vicende legate alla caccia di questo cowboy e in un certo senso anticipa nella sua inumanità il "Duel " di Steven Spielberg, tratto da un racconto di Richard Matheson il quale ne curò anche la sceneggiatura. E sarà proprio questo camion durante una tempesta notturna ad investire mortalmente la puledra ed il suo cavaliere.
Il rispetto dello sceriffo nei confronti di questo anarcoide cowboy si evidenza definitivamente nel finale del film quando di fronte ad un Douglas ferito gravemente lo soccorre dando anche l’ordine di sparare al suo cavallo anch’esso gravemente ferito.
Il film termina con lo sguardo stranulato ed impaurito di Douglas e mentre l’ambulanza lo trasporta in ospedale, il cappello di questo cowboy naviga mestamente nell’asfalto pieno di pioggia.



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