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venerdì 14 ottobre 2016

L'ULTIMA CARTA CONTRO LA BARBARIE Introduzione di Stefano Santarelli






L'ULTIMA CARTA CONTRO LA BARBARIE
Introduzione di Stefano Santarelli





Il saggio di Norberto Fragiacomo “L'ultima carta contro la barbarie” che il lettore ha fra le mani rappresenta una straordinaria anomalia nel quadro di una sinistra italiana che purtroppo si sta caratterizzando per una mediocrità politica e teorica senza precedenti, tradendo cosi la generosità e l'abnegazione dei suoi militanti e degli ideali politici di cui dovrebbe essere espressione.
In questo saggio Fragiacomo ci offre una interessante chiave di lettura sulla attuale crisi del capitalismo sorta a partire dalla cosiddetta finanza creativa di Wall Street nel 2007 con i “mutui spazzatura”. Una crisi totalmente sovrastrutturale che ha portato intere nazioni come la Grecia alle soglie del fallimento colpendo mortalmente tutto il sistema del Welfare europeo - questa crisi fatalmente sta investendo anche il nostro paese colpendo diritti elementari come quello della pensione o di una decente assistenza sanitaria.

E come se non bastasse questa crisi economica paragonabile (se non superiore) a quella del 1929, stiamo assistendo ad un preoccupante progetto in corso di negoziato tra l'Unione Europea e gli USA denominato TTIP (Transatlantic trade and investiment partenership) (1) che ha lo scopo ufficiale di ridurre i dazi doganali omologando gli standard applicati ai prodotti e le regole sanitarie.
E mentre “gli standard UE si fondano sul principio di precauzione, che impone cautela in caso di decisioni politiche ed economiche su questioni scientificamente controverse; in base a tale principio, di fronte a minacce di danno serio o irreversibile, si adottano misure di prevenzione anche in assenza di certezze scientifiche. Se questo principio venisse superato sfumerebbe gran parte del sistema normativo europeo sulla sostenibilita ambientale.(...) Il sistema UE di sicurezza alimentare si basa sull’etichettatura dei cibi, comprendente tutto il flusso di informazioni raccolte lungo la filiera; secondo il principio “dall’azienda agricola alla forchetta” (farm to fork) ogni passaggio della produzione e monitorato e tracciabile.
Gli USA, invece, garantiscono la sicurezza alimentare a valle, testando il prodotto finale, che può essere vietato solo quando matura un consenso scientifico unanime sulla sua pericolosità e tossicità.
In assenza della prova della sua tossicità (naturalmente a carico della vittima) l’alimento resta in commercio. E’ chiaro però che si può dimostrare che un prodotto è nocivo solo dopo un numero elevato di intossicazioni anche mortali, confermate dall’esito di procedimenti giudiziari nei quali le multinazionali sono certamente avvantaggiate, o da ricerche troppo spesso finanziate da chi ha interesse a condizionarle. Ecco che, per fare un esempio, un pollo allevato senza controlli viene reso commestibile lavandolo con dei composti clorinati; questa pratica, al momento vietata in Europa perché tossica, e molto utilizzata negli USA in ragione dei suoi costi molto ridotti. (…)
Il TTIP inoltre, in linea con la deriva neoliberista che ci sta distruggendo, spoglia rovinosamente gli stati della loro sovranità. Prevede infatti la creazione di un istituto arbitrale, cioè un tribunale “privato” gestito da avvocati commerciali internazionali, al quale le multinazionali potranno ricorrere ogni volta che leggi o provvedimenti democraticamente assunti dagli stati danneggino i loro interessi, in modo tale da cancellarli. Gli stati non potranno più neanche legiferare a favore della sicurezza dei cittadini, perche rischierebbero di essere pesantemente sanzionati.” (2)

Mi sono dilungato molto sulla questione del TTIP, riprendendo parte di un interessante articolo di Giuliana Nerla, poiché questo progetto di trattato purtroppo è poco conosciuto non solo dal cosiddetto popolo della sinistra ma anche dal resto dei cittadini italiani il quale viene “distratto” a mio avviso da battaglie non centrali come quello delle Unioni Civili o della liberalizzazione della Cannabis.

Nel saggio di Fragiacomo vi è tra l'altro anche una interessante riflessione sull'automatizzazione del lavoro che potrebbe offrire indiscutibilmente una migliore qualità della vita, ma l'autore esprime un pessimismo di fondo, estremamente condivisibile, sulla volontà del capitalismo nell'incamminarsi su questa strada: “La tecnologia è attualmente in grado di moltiplicare a dismisura la ricchezza disponibile, ma le scelte sul come distribuirla toccano agli esseri umani – e finché permarrà questo stato di cose essa non potrà che essere penalizzante per la stragrande maggioranza di noi.”
Ed è per questo che tutte le riforme pensionistiche che si stanno attuando in tutti i paesi europei sono peggiorative rispetto al passato proprio perché vi è un aumento dell'età media della popolazione dovuta ai progressi della medicina e ai cambiamenti degli stili di vita.
Uno dei nodi centrali di questo lavoro riguarda il futuro dell'Unione Europea scosso adesso anche dall'uscita del Regno Unito. Insieme all'autore anch'io condivido non solo l'analisi sul declino dell'UE, ma anche la sua totale irriformabilità e tutto questo non potrà essere risolto neanche con l'uscita dall'Euro come propugnano demagogicamente forze che vanno dai Sovranisti fino al M5S e il Front National francese. In fondo la moneta (qualsiasi essa sia) è soltanto la forma fenomenica del Capitale e la nostra battaglia invece è contro il Capitalismo tout court.
Tutto questo però non toglie il fatto che esiste oramai una coscienza dell'essere europei e la necessita quindi di dotarsi di una istituzione politica. Ma ciò non può essere rappresentato da questa UE nata soltanto per difendere le istituzioni capitaliste e che non rappresenta quindi gli interessi dei cittadini europei.

Questi sono soltanto alcuni dei punti sollevati dal saggio di Fragiacomo il quale però in modo molto concreto si pone il problema del “che fare?”, ma non vogliamo togliere al lettore di scoprire il resto della sua analisi. Un dato appare comunque chiaro: la necessità della vittoria del NO al Referendum contro le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana proposte dal Governo Renzi..
E non dobbiamo quindi mai dimenticare che la nostra battaglia, come sottolineava con forza il grande rivoluzionario italiano Errico Malatesta, ha lo scopo non di abbattere un governo borghese per sostituirlo con un altro governo borghese ma al contrario: “Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo; noi vogliamo che gli uomini, affratellati da una solidarietà cosciente e voluta, cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il medesimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza.“


30 Agosto 2016



Note

  1. Anche se attualmente la Germania attraverso il suo ministro per l'Economia, Sigmar Gabriel, ha recentemente dichiarato che “"i colloqui con gli Stati Uniti sono di fatto falliti perche noi europei, naturalmente, non dobbiamo soccombere alle richieste americane: nulla si sta muovendo in avanti”
     
  2. TTIP, pericoloso mostro del pensiero unico liberista di Giuliana Nerla (Bandiera Rossa in Movimento) 11 dic. 2014









 

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